Mi alzo nella notte
per ritrovarmi nell’oscurità più totale
Un black-out!
Mi muovo a tentoni
nella casa buia
attento a non far rumori,
a non inciampare
Apro la porta esterna
con l’urgenza di svuotare la vescica
Non c’è tempo
per arrivare a tastoni sino al bagno
Anche fuori, il buio è quasi assoluto
La corrente è andata via
tutt’attorno
I riferimenti abituali
sono stati inghiottiti dalle tenebre,
luci che punteggiano il mio terreno,
luci dei vicini,
luci del paesello poco distante,
di cui di solito s’intravede il bagliore,
tutto mancante
Rivolgo lo sguardo al mare
e lì sono colpito da una visione rara
Decine di luci palpitano come stelle:
e sono le lampare dei pescatori
Poco sopra la loro linea scintillante
è da poco sorta dall’orizzonte una falce di luna
(gobba a levante)
la cui luce fioca
traccia un riflesso sul mare immoto
É un momento di pace e quiete assoluta
Tutto sembra essere
in perfetto equilibrio
Poi la corrente elettrica ritorna,
e quella magia sospesa
si dissolve
Mi sembrava di non dormire
Stavo a rigirarmi nel letto,
inquieto
Cuscino sopra la testa
Cuscino sotto
Cuscino lanciato in aria
Giravolte col cuscino
Giravolte col corpo,
lato destro e lato sinistro
Poi, come spesso capita,
senza accorgermene,
mi sono addormentato
e ho anche sognato
Ero in una città straniera,
assieme ad altri
Ero in una casa
(Qui mi mancano molti dettagli)
Forse cercavo di allestire uno studio professionale
Ma c’erano altri che facevano la stessa cosa
Cercavo di accaparrarmi una stanza che fosse tutta per me, e non era cosa facile proteggersi dalle continue incursioni degli altri
Però, alla fine, ci riuscivo
Arrivavano altri che, invece, erano li per un raduno sportivo
Dovevano sottoporsi ad alcuni test per verificare in quale disciplina fossero maggiormente portati e decidere eventualmente di rimanere per uno stage di perfezionamento e approfondimento delle tecniche correlate a ciascuna disciplina
Mi ritrovavo poi a visitare una parte della città, dove fervevano dei lavori di ristrutturazione di vecchi edifici
Superavo delle transenne ed entravo in un cantiere, passando attraverso un grande portale provvisorio
Avevo il batticuore, perché ero consapevole di varcare la soglia di una proprietà privata momentaneamente incustodita
I lavori erano ancora in corso, il pavimento grezzo cosparso di frammenti di cemento ed altri detriti
Mi aggiravo per quelle stanze spoglie pervase di sottili polveri fluttuanti nell’aria e mi meravigliavo dell'ampiezza degli ambienti
Poi varcavo una soglia e mi ritrovavo in un enorme spazio, quasi fosse la gigantesca navata di una chiesa, solo che il pavimento dal punto dove mi trovavo io sino all’abside in fondo e lontana era inclinato di 45°: io mi trovavo nel punto più in basso e dunque l'abside sembrava lontana e irraggiungibile, quasi fosse all'apice di una ripide piramide azteca
Mi chiedevo: cosa ci vorranno mai fare qua?
Incontravo uno, il quale mi diceva che i nuovi proprietari contavano di organizzare qui, in questo immenso spazio declive, dei concerti per i propri ospiti, con l'orchestra e i musicanti (ed eventualmente anche i cantanti) situati nel punto più elevato
Io replicavo che mi pareva poco pratico mettere l’orchestra o i musicanti in corrispondenza dell’abside, poiché gli spettatori convenuti non avrebbero mai potuto usufruire adeguatamente della musica in quanto si sarebbero trovati più in basso dell’orchestra e, com’è noto, i suoni tendono a propagarsi verso l’alto e salire verso il cielo
Il mio interlocutore misterioso non ribatteva davanti a queste mie argomentazioni
Poi mi ritrovavo di nuovo fuori, all’aperto, ritrovandomi a sospirare di sollievo perché nessuno mi aveva arrestato per via della mia sfrontata intrusione
Camminavo di nuovo per visitare ancora la città, ma cominciava a piovere intensamente e mi mettevo a correre, per evitare di bagnarmi troppo: mi imbattevo in alcuni conoscenti con i quali - a passo gagliardo - andavamo alla ricerca di un riparo
Intanto parlavamo dei futuri raduni atletici e sportivi che si sarebbero tenuti in queste città, incuranti della pioggia battente che ci inzuppava
Incontravo un conoscente, seduto al tavolo di una trattoria da quattro soldi che buttava giù due bocconi
Si lamentava con me perché ero stato io a consigliargli questo posto (ma non ne avevo memoria) e perché vi si mangiava da schifo
C’erano dei pezzi di pizza, più che altro degli scarti senza guarnizione, che erano stati lasciati da canto in un piatto e li adocchiavo, perché sentivo una certa fame e avrei voluto divorarli
Mi pareva male prenderli, tuttavia e così rimanevo con il languorino
Quella che segue è la trascrizione di un sogno che risale ai primi di settembre del 2010. Ne avevo perso memoria. Casualmente l'ho ritrovato tra le note del mio profilo Facebook, riproposto come "memoria". Sfortunatament, gli sviluppatori di Facebook, hanno soppresso la funzione "Note" e fare una ricerca tra quelle precedentemente scritte (che, in ogni caso, sono state salvate) è diventato difficoltoso. Prima, utilizzavo le note per scrivere rapidamente qualcosa e conservarlo lì, con una prima visibilità, per un utilizzo successivo più rifinito.
Nuoto in acque profonde
azzurrissime
La sensazione è quella di esser fermo
ed anche d'essere spostato di continuo
dalla rotta originaria O è da molto tempo che non nuoto
e ne ho perso la consuetudine,
oppure è l'acqua ad essere
densa e sciropposa
malgrado la trasparenza invitante.
Il mio procedere, dunque,
è lento e faticoso,
invischiato,
ostacolato da uno zainetto giallo-nero
con tutti i miei averi
che spingo davanti a me,
fatica che si aggiunge a fatica
Passando accanto a branchi di meduse scintillanti
ad altre isolate
pigramente flottanti,
sono angustiato e timoroso,
eppure, nessuna mi sfiora
con il suo tocco gelido
La riva di roccia bianca,
accecante,
si fa sempre più vicina,
dopo un tempo di nuoto infinitamente lungo
nel corso del quale più volte potrei colare a picco
Eppure non c'è in me paura alcuna,
forse piuttosto meraviglia
Mentre m'appropinquo,
scorgo accostati alla riva
autobus acquatici
grandi come balene,
alcuni con motori diesel accesi
che spandono gas di scarico attorno
A fatica li scanso,
nel timore di essere affondato
o lacerato dalle loro eliche,
e m'inoltro in una stretta baia
dove l'acqua si fa meno profonda
Finalmente, spossato,
con lo stesso stato d'animo del naufrago
dopo una lunga e perigliosa traversata,
o forse di Odisseo,
scampato all'affondamento dell'ultima sua nave
grazie al benvolere di alcuni dei,
i miei piedi toccano
un fine fondale sabbioso
e prendono a correre a perdifiato
sino alla riva
ed io con loro
Qui, anzichè fermarmi a riposare,
ancora ansimante
m'infilo in un edificio lugubre
per ascendere
su per interminabili giri di scale,
gradino dopo gradino
piano dopo piano,
ancora gocciolante e solo con un piccolo costume addosso
Al termine della salita,
entro in un grande salone
Attorno ad un vasto tavolo ovale
in massello di quercia
dodici giudici vestiti di nero saio
m'attendono silenti
Al mio ingresso volti inespressivi
si girano verso di me
all'unisono
e non proferiscono parola
Io, quasi fosse l'unica cosa da fare,
consegno il mio zainetto
a quello di loro assiso a capotavola
che, impassibile, prende ad esaminarne, il contenuto
e, per far ciò, lo svuota delle sue povere cose,
insignificanti a tutti
fuorché a me
Allora corro via,
inerpicandomi su per altri voli di scale,
correndo per stretti corridoi,
fino a che non mi smarrisco
in un cupo dedalo labirintico
In fuga,
confuso e ansioso,
ho la certezza d'aver dimenticato il mio zaino.
Come farò a rivestirmi adesso,
a coprire le mie nudità?
E a proteggermi i piedi
dalle asperità della strada che mi attende?
Penso di aver lasciato lo zaino in acqua,
distratto dalla fatica dell'andare
e dalla necessità di scansare
le meduse mordaci.
Come farò a ritornare indietro?
E come farò a ritrovare il punto esatto in cui l'ho smarrito?
Potrebbe essere colato a picco,
oppure trascinato via dalle correnti…
Non la smetto più di rimproverarmi della distrazione
Poi, no, si fa strada la confusa certezza
d'averlo abbandonato nella sala del palazzo
con il severo consesso
di giudici imperscrutabili
Con questo barlume
penso anche che dovrei tornare proprio lì,
a riprendere ciò che è mio,
ad impormi,
a chieder loro di parlarmi almeno,
per pronunciare le mie colpe
e la condanna.
A fronte del silenzio,
è sempre meglio la parola,
per quanto possa ferire o uccidere
E' rassicurante il pensiero
che quello zaino sia dentro il palazzo,
ma intanto ho smarrito la via
e, per certo, non è di conforto il pensiero
di dover di nuovo presentarmi davanti a quegli uomini neri
La location é un grande resort marittimo che incombe su di una grande baia a mezzaluna, con tutto ciò che ci può aspettare in un luogo del genere, per il divertimento, lo svago e il relax
C’è una grande folla che da un belvedere a più piani guarda verso il mare
Forse per osservare l’esibizione acrobatica di alcuni aquamen
Poi, all’improvviso comincia a diluviare e tutti si riparano sotto i porticati del belvedere multipiano
Attraverso ampie aperture quadrate e protette da griglie di tondini a maglie larghe vedi quelli al piano di sotto accalcati e stipati come sardine con la testa protesa vero l’alto come pulli in attesa di nutrimento (le loro bocche sono spalancate in segno di meraviglia, oppure sono veramente famelici)
Li fotografo ripetutamente attraverso la griglia e vengono fuori degli scatti interesssanti
Vicino alla griglia, ma al mio stesso piano, c’è una tizia seduta, sigaretta in mano, in conversazione con qualcun altro.
Mi pare di riconoscerla. É mia cugina Maria Patrizia che non vedo da tre anni circa, da quando è morta.
Sono esitante
Sarà lei?
Oppure mi sbaglio?
La chiamo per nome
Si gira verso di me
Non contento di ciò, le chiedo “Sei Maria Patrizia?”
E aggiungo: “Sono contento di vederti!”
Poi sono intento a fare una foto in campo lungo con uno scorcio di architetture e brulicante di gente, quando al momento dello scatto arriva davanti all’obiettivo una colomba con le ali spalancate in una postura plastica
E scatto proprio quando la colomba occupa tutto il campo di ripresa imprimendo alla mia immagine una forte plasticità e un intenso dinamismo
Sul momento sono irritato, ma poi mi rendo conto che ciò abbia determinato una nota di dinamismo e di vitalità all’interno di un’inquadratura che altrimenti sarebbe risultata poco interessante
Possiedo un grande yacht (o mi è stato assegnato dalla sorte)
Non grande come il Bayesan, ma è bellissimo
É dotato di un grande albero per la vela e poi ha tutte le altre vele in dotazione
É magnifico
Lo tengo attraccato ad un molo
E ciò da molto tempo
Non so per quale motivo l’ho tirato su e, al di sotto della linea di immersione, la chiglia - l'opera viva - è già tutto invasa dalla solita vegetazione saprofita e richiederebbe una bella ripulita
C’è anche una bella lampreda che aderisce con la sua ventosa al timone
All’improvviso sono colto da un’illuminazione: devo partire subito per un viaggio! Rimettiamo lo scafo in acqua, alziamo le vele e andiamo all’avventura, dico alla mia compagna. Aiutami, orsù!
In due, non senza difficoltà, riusciamo a farlo scivolare in acqua e lo attracchiamo al molo
Comincio a caricare a bordo tutto ciò che mi serve: libri, ninnoli vari e cose a cui tengo (anche del cibo, anche se si tratta di un item non in cima alla lista)
Sono pieno d’entusiasmo che non viene spento nemmeno dall’improvvisa consapevolezza che non so condurre un’imbarcazione a vela, neanche la più semplice delle barche
Dico alla mia compagna: Sarai tu ad aiutarmi, tu che ne capisci!
Lei annuisce e continuiamo nei nostri preparativi
Ma poi devo arrendermi
Questo è un viaggio impossibile
Anche se per le manovre delle vele potremo arrangiarci grazie all’aiuto della mia compagna che ne capisce qualcosa, ad ambedue manca il patentino per la navigazione oltre le dieci miglia
Questo viaggio non s’ha da fare!
Il matrimonio del cielo e del mare non potrà avvenire!
Non potrò navigare verso l’infinito ed oltre!
Per un attimo avevo sognato in grande
Soprattutto quando avevo pensato che le cose si possono fare solo se si segue con entusiasmo e dedizione un’idea
Ora, o mai più!
Icomia (The International Council of Marine Industry Associations) è l'associazione mondiale che da sempre cerca di sensibilizzare opinione pubblica e politica sull'importanza di combattere il ...
Mi danno lo strumento da usare, la paleta, che è molto più complicato di quello tradizionale: questo è spiraliforme, fatto di paglia intrecciata con una struttura portante di legno leggero ma solido
Mi dicono che per imparare il gioco, prima ancora di lanciare e prendere la pelota devo apprendere a maneggiare la paleta e che, quindi, devo esercitarmi facendo una serie di movimenti, sino a memorizzarli e ad eseguirli quasi in automatico, e saggiandone tutte le potenzialità
Questa particolare paleta é davvero strana, si apre e si chiude come un ombrello telescopico e sono meravigliato dalle raffinatezze tecnologiche che possiede e che è in grado di esprimere
Poi, finalmente, arriva il momento di provare il gioco vero (mi sento fortemente spinto in questa direzione, quasi obbligato, ma io non mi sento per niente pronto) e ci spostiamo sul campo dove ci confronteremo, io e un manipolo di competitori, un campo che mi appare davvero smisurato e nelle sue dimensioni e che mi richiama alla mente il campo enorme dove i mesoamericani antichi praticavano il gioco della palla e che mi capitò di vedere e percorrere a piedi a Chichén Itzà in Messico
Siamo preceduti da due musicanti in abito tradizionale (che mi appare vagamente rinascimentale, mentre indossano invece delle berrette chitrali), i quali intonano una musica introduttiva rituale con il flauto dolce di cui sono ambedue dotati
Noi giocatori li seguiamo in processione preceduti da una donna attraente, anche lei con un abito rinascimentale lungo sino ai piedi e di velluto verde
La vedo solo di spalle, ma dalle sue forme e dal modo in cui incede intuisco che possa essere molto bella
Ho il cuore in gola
Non so se sarò capace di giocare, nè tantomeno di vincere
Il pubblico affolla le tribuna: una folla multicolore, vociante e brulicante
Non vedo l’ora di iniziare la disfida per capire quanto io veramente valga
Al vincitore è riservato un premio unico e raro
Stacco
Più tardi mi vedo in in alcune sequenze mentre sono in intimità con quella donna in abito verde
E ci sono incontri ravvicinati del terzo e del quarto tipo
Forse anche del quinto...
E il gioco della pelota?
Che fine ha fatto?
Chi è stato il vincitore?
Quale è stato il premio assegnato?
Forse quel premio era proprio la pulzella procace in abito di velluto verde?
La palla basca ( pilota in basco e catalano, pelota in castigliano e pelote in francese) è uno sport sferistico originario del Paese Basco e derivato dalla pallacorda. Le diverse specialità di ...
E' stato un sogno molto lungo che continuava (almeno mi pareva così) dopo i diversi risvegli di un sonno inquieto e spezzato
Succedevano molte cose
Ero in viaggio, a più riprese e con molte vicissitudini
Ma ricordo, in particolar modo, questo dettaglio
C’era mio padre e c’era anche mio fratello
Dovevamo raggiungere un certo posto dove avrebbe avuto luogo un evento (forse di quelli che seguiva con passione mio fratello)
E partivamo
Anche questa parte di viaggio onirico era avventurosa
Facevamo numerose soste per la manutenzione dell’auto che, ad un certo punto, dava dei problemi e rischiava la panne, benché fosse un macchinone
In una delle tante soste, aprendo il portabagagli, mi rendevo conto che non avevamo con noi la carrozzina pieghevole di mio fratello che, passati gli anni dell’infanzia, era divenuta un corredo essenziale per qualsiasi spostamento con lui, mentre prima - vorrei dire sino ai suoi dieci anni circa - per gli spostamenti dall’auto al posto dove eravamo diretti e viceversa, erano sempre mio padre o mia madre a provvedere al trasporto di mio fratello)
Mancava dunque la carrozzina
Ed io non potevo darmi pace, perché comprendevo che, qualora fossimo arrivati a destinazione, mio fratello sarebbe rimasto confinato dentro l’auto
E comunque, ad ogni sosta, non smettevo di rimuginare e di cercarla questa carrozzina, augurandomi che - quasi per miracolo - saltasse fuori
Non potevo darmi pace della trascuratezza
Ad un certo punto mio fratello mi diceva bonario: “Maurizio, non ti ricordi che quando sono morto la mia carrozzina, quella più nuova, l’hai data a Vincenzo?” "È vero!", replicavo
In effetti, ho dato via quella (per una giusta causa), ma anche le altre (più vecchiotte), pensando di fare un’opera buona a favore di altri che ne avessero bisogno
Ma è proprio certo che a casa non ne sia rimasta nemmeno una?
Dicevo poi a lui (o forse a me stesso): “Potremmo richiedere a Vincenzo di darcela, la tua, sia pure temporaneamente. Così al nostro arrivo nel posto dove siamo diretti, non ci saranno problemi e tu potrai presenziare ai lavori del convegno!”
Mio fratello non si scomponeva e si manteneva bonario e accomodante
Forse è quella che occupava mio fratello da vivo
Ma lui non c’è più; se n'é volato in cielo
C’è una grande confusione di gente
Tutti giunti che per dargli l’estremo saluto
La casa pur molto grande è letteralmente invasa
Gente da tutte le parti
Le persone
gli ospiti
i visitatori
Grandi e piccini
Giovani e vecchi
spuntano tutte le parti: e cercano di trovare posto in tutti gli spazi disponibili
Persino quando voglio andare in bagno, ci ritrovo moltitudini e centurie che riposano o si intrattengono in conversazioni
In uno, addirittura, si sono organizzati per condividere un aperitivo, in un altro stanno facendo un picnic, un altro ancora è diventato la sala giochi dei più piccini
Io sono in serie difficoltà, perché non ho un gabinetto dove andare e ho una certa urgenza da soddisfare
Sempre inseguendo questo mio sogno/bi-sogno mi trasferisco nell’appartamento adiacente, ma anche qui mi imbatto in analoghe difficoltà
Anche questo appartamento è stipato di persone
Qui, poi, c’è una grande stanza organizzata come super-efficiente palestra ed anche qui ci sono delle persone che curiosano e che provano i diversi attrezzi
Nello stesso tempo, mentre è in corso questa vivace riunione, sono arrivati dei tecnici inviati per fare delle verifiche sul contratto della luce, in quanto pare che vi siano state inserite delle particolari clausole discendenti, appunto, dalla condizione di disabilità di mio fratello e che devono adesso essere cancellate con una conseguente modifica delle condizioni di erogazione dell’energia elettrica
Pertanto, nel mio ruolo di padrone di casa, conduco i tecnici in giro per il primo appartamento e poi anche per il secondo; faccio vedere loro il contratto della luce vigente intestato a mio fratello: dopodiché, al termine della loro ispezione, quelli si mettono a confabulare
Mancano quasi del tutto le sedie poiché sono state già tutte prese dalle diverse persone convenute; quindi, questi tecnici devono accontentarsi di sedersi per terra su di un tappeto di nobile fattura ma io faccio notare loro che sono seduti su una pozza d’acqua che viene da chissà dove e che ha intriso del tutto il tappeto
Mi scuso e dico che dovrò controllare da dove viene questa perdita idraulica, ma intanto uno dei tecnici è piuttosto arrabbiato poiché è quello che, in particolare, si era trovato seduto (senza peraltro accorgersene) proprio al centro d’una pozza che, a causa della scoloritura del tappeto, si era tinta di rosso ed ora anche i suoi abiti erano tutti macchiati di un bel colore rouge vivo e rutilante, come fossero tutti intrisi di sangue, ma io insisto che se i suoi abiti si sono macchiati non è mia responsabilità poiché avrebbe dovuto pur rendersi conto che era seduto sul bagnato
Di certo, a me, non potrà essere addebitata alcuna colpa
Comunque, dopo un poco, i tecnici vanno via, facendomi capire che il loro intervento sarà decisivo per risolvere l’inghippo burocratico
Il sogno era davvero molto dettagliato, pieno, stracolmo di tante persone molte delle quali io conoscevo poco o punto.
Ero veramente sorpreso che in tanti fossero venuti per onorare mio fratello con un ultimo caloroso saluto
E pensavo che tutta questa confusione era un segno importante che mio fratello, pur nella sua assenza fisica, continuava a vivere
Da più di sessant’anni
salgo e scendo le stesse scale
I giorni
le settimane
i mesi
gli anni
passano inesorabili
salendo e scendendo i gradini
che immagino incavati ed erosi
dal mio passaggio costante
Sommando tutti i gradini in salita
in tutti questi anni
quante cime montane
avrò conquistato?
Prima le scale di casa mia
le salivo e le scendevo
di corsa, a balzi,
passando i gradini a tre a tre in salita,
a volte saltando l’intera rampa in discesa
con destrezza acrobatica,
sempre animato da giovanile entusiasmo
Il mio corpo era elastico e forte,
i muscoli scattanti
Negli anni ho lasciato alle spalle
le prodezze, i salti e i balzi
Salgo sempre a piedi, però,
disdegno l’ascensore
e penso che l’usarlo possa essere
il suggello d’un definitivo declino
Oggi salgo i gradini, uno alla volta,
a volte portando a mano
i sacchetti della spesa,
non sempre ben bilanciati,
mentre in discesa mi muovo
quasi sempre al piccolo trotto
Cerco di tenere botta
Non mi piego
Non mi arrendo
Dico sempre a mio figlio:
se mai mi vedrai usare l’ascensore,
preoccupati per me!
Quello sarà il segnale,
l’evento-sentinella
di qualcosa che è cambiato,
per sempre
Una notte faticosa e di lotta
senza riuscire a dormire nelle prime ore
- benché mi sentissi
mortalmente stanco -
in un conflitto serrato, instancabile,
con lenzuola e coperte
Sopra, sotto
Leva un cuscino
Metti un cuscino
Aggiustati di qua
Aggiustati di là
E, poi, prurito a tutto spiano,
nelle mani e nei piedi,
gratta e rigratta, senza tregua
All’inizio di questa lotta serrata,
non avevo nemmeno voglia
di prendere un libro e di leggere
e, quindi, i libri se ne stavano di canto
E andai avanti così per un bel po’
Innervosito,
preso dal nervoso,
dal fastidio,
dalla sofferenza
Sbadigli a tutto spiano
Poi alla fine, ho ceduto
e mi sono messo a leggere,
per un bel po’
La lettura mi ha finalmente introdotto
nei reami del sonno e poi del sogno,
facendomi dimenticare la lotta di prima
Ho dormito e ho sognato
Non mi ricordo granché
C’era un posto di cui non so dire molto,
nel senso di poterne dare una descrizione accurata
C’erano altri,
forse amici o forse colleghi di lavoro,
non saprei
C’era uno che mi fissava di continuo
Forse era gay e mi puntava
Ero un suo oggetto di interesse
Per parte mia ero poco o nulla interessato
Ma ero anche infastidito
da quello sguardo penetrante e continuo,
appuntato su di me
Arrivava una mia amica
e le facevo cenno
di aver bisogno di parlarle,
ma lontano da quello sguardo invadente
Mi alzavo dunque dalla mia seggiola
e con la mia amica al seguito
ci spostavamo in un’altra stanza
per salire poi su per un impalcatura
per aver tregua, io,
da quello sguardo assillante
Arrivavamo alla cima della struttura
(che forse era una gradinata)
Stavo per rilassarmi
Mi giravo, però,
e, attraverso gli interstizi dei tavoloni,
brillava l’occhio insistente
di quel tizio che non mi mollava
Il desiderio di appartarmi con la mia amica
per poter confidarle
quanto stava accadendo
era così risultato fallimentare
La cosa più insopportabile di tutto
era quell’occhio grifagno,
mobile e liquido,
puntato su di me
Dissolvenza
Ho sognato
Ero a casa, forse di Luciana, mia cugina,
C’era anche Ale
Eravamo visitors
Ci aggiravamo per una casa che non corrispondeva affatto alla vera abitazione di mia cugina
Mi sembrava di essere piuttosto in una casa di villeggiatura con un giardino interno e varie stanze, tutte sullo stesso piano, che si affacciavano su d’una corte sontuosamente fiorita e decorata di piante ornamentali
Il pavimento era di cotto, molto bello
C’era anche Black in nostra compagnia, anche lui in veste di visitor
E Blake la combinava grossa: alzava la coscia e urinava abbondantemente sul bel pavimento di cotto
[nella realtà, quando passiamo
da casa di mi cugina
a lasciare o a prendere qualcosa
il signor Black si comporta sempre
come un signorino]
Ero preso alla sprovvista
da questo atto sconsiderato
Si poneva urgentemente
la necessità di pulire
prima che mia cugina se ne accorgesse
Mi occorreva un mocio, ma certamente non potevo usare il suo
che si sarebbe inzuppato di piscio
per poi rimanere del tutto inservibile
o che, se usato dopo una simile bisogna, avrebbe contaminato altre superfici
Decidevo allora di uscire di volata
per andare a prendere il mocio di casa mia,
quello appositamente riservato
a lavare i pavimenti della stanza
dove alloggia Black
E me ne partivo di corsa, lasciando tutti in tredici, sperando di risolvere il problema prima che mia cugina si accorgesse del malfatto
Ma la cosa si faceva molto più lunga del previsto: infatti, quando arrivavo, quella che supponevo fosse casa mia non lo era affatto; non ne riconoscevo l’esterno, né tantomeno gli interni, mi aggiravo come un perfetto estraneo senza ravvisare nulla di familiare e senza nemmeno trovare ciò che cercavo
Stavo a girare a lungo all’interno di questa casa, come se fossi uno straniero
o, peggio, come un ladro
che vi si fosse intrufolato abusivamente
Non avevo idea di dove il mocio per operazioni di pulizia speciali
potesse trovarsi
Rinunciavo alla fine (o forse no, tutto sommato ne avevo uno che mi penzolava dalla mano, di moocio mocci
Solo che non ricordo dove l’avessi preso) e mi accingevo ad uscire con il mio trofeo
Mi ritrovavo davanti all’imboccatura di un tunnel che non ricordavo di avere percorso all’andata, ma che era l’unica via per poter ritornare indietro: non esistevano alternative possibili
Il tunnel non era sicuro poiché era privo di illuminazione e percorso in ambedue i sensi da automobili in corsa
Con molta attenzione mi accingevo all’attraversamento: capivo che, per migliorare la mia sicurezza e poter riuscire nell’impresa, dovevo cercare di correre a perdifiato
E così facevo, intraprendendo una gara con me stesso e sfidando le automobili che mi venivano da dietro
Cercavo di stare il più possibile aderente alla parete e facevo girare le gambe a più non posso, reggendo con una mano il mocio che avevo recuperato e che era la prova della missione compiuta
Mentre correvo, all’improvviso, un cane venuto fuori dal nulla (apparteneva alla schiatta dei cani del nulla: nero come una creatura delle tenebre, occhi rossi di bragia, zanne sguainate e saliva gocciolante), cominciava ad inseguirmi e, allo stesso tempo, cercava di mordermi i polpacci; io acceleravo l’andatura ancor di più, cercando di evitare il pericolo improvviso e le ganasce canine schioccanti
Ma la bestia mi stava sempre alle calcagna, inesorabile
E io cercavo di correre ancora più veloce
Ogni tanto, sentivo lo scatto della mandibola a vuoto quando chiudeva i denti per azzannarmi il polpaccio, ma io, con un estremo sforzo riuscivo a sottrarmi alla morsa
La galleria era ancora lunga e non so se, alla fine, sarei riuscito a mettermi in salvo
La luce in fondo al tunnel sembrava farsi sempre più distante
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.