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26 gennaio 2026 1 26 /01 /gennaio /2026 06:52

Ci fu cosa
Cascai addormentato
Dormii
Sognai
Non sognai
SOGNAI
Ma non ricordo nulla
Zero tagliato
Solo che mi mettevo 
alacremente all’opera
Ma solo questa impressione
Non cosa facessi o dicessi
Poi mi sono alzato
Mi sono guardato allo specchio
e ho visto uno, 
un vecchio a me estraneo
che mi guardava
Chi era?
Cosa voleva da me?
Me ne andai
Nulla volevo avere a che fare
con questa presenza disturbante 
Ma il Vecchio era sempre lì
che mi fissava,
pieno di sarcasmo 
ed anche di pena
Voleva forse dirmi qualcosa
di grave e di urgente 
Non so
Forse era questo il sogno
e voleva parlarmi 
d’un dialogo impossibile
con l’ombra 
con un mio alter ego decrepito 
prossimo venturo

Maurizio Crispi (25 gennaio 2026)

The old man (selfie di Maurizio Crispi)

Ho pensato al fatto che il giorno prima, durante la mia passeggiata mattutina con il cagnone io avessi incrociato un mio collega coetaneo, compagno di corso universitario, mentre si recava al mercatino a fare spesa. Camminava ricurvo, con andatura incerta e traballante, tutto imbiancato. Nel suo aspetto generale, mi è parso più morto che vivo. Mi sono sentito stringere il cuore per la pena, un sentimento che era indirizzato a lui, ma che - in definitiva - provavo anche per me.

Poi, di nuovo, ho sognato e ho ricordato qualche frammento sparso
Ero in una comunità per psico-pazienti
Qui, ero alle prese con la compilazione di carte, relazioni e moduli, per la dimissione di una paziente dopo un lunghissimo periodo di degenza
Era tutto posto, con un’unica anomalia: la paziente non c’era
Dove’era la paziente?
Nessuno lo sapeva!
Tutti la cercavano di qua e di là, di sopra e di sotto, persino sui tetti e nel più profondo scantinato
Mamma, ci siamo persi un paziente!
Ero in grandi difficoltà, perché pensavo che non si può dimettere il fantasma di un paziente e non sapevo come fare
Intanto, però, instancabile, continuavo a compilare i moduli
Poi, alla fine, la paziente ricompariva, senza tante spiegazioni
Era, la sua, una situazione psicopatologica, molto particolare, un po’ c’era e un po’ scompariva, disincarnandosi ed andando in un Altrove che nessuno di noi curanti conosceva o anche poteva lontanamente immaginare
Apparteneva, in fondo, alla categoria dei parapsicopazienti
Dopo tante ricerche, la paziente si era degnata di ricomparire ed era ora seduta su di una seggiola a ruote ospedaliera, perché è così che va fatta la dimissione di un paziente fragile
Io, a questo punto, finii di compilare i miei moduli e li consegnai alla madre della paziente, con la raccomandazione che, in caso di recrudescenza delle sue disincarnazioni, si presentasse con urgenza in Pronto Soccorso per attivare le. necessarie procedure di stabilizzazione molecolare profonda

 

*****
 

A proposito del primo stralcio sognante ho appena trovato queste considerazioni che mi sembrano calzanti e spunto di riflessione feconda, anche se il limite di essa è che è centrata esclusivamente sul proprio sè più profondo ed è meno orientata sulla dimensione relazionale che, invece, anche nelle fasi più tarde della vita può essere fonte di arricchimento.

"Non è facile invecchiare. Devi abituarti a camminare più lentamente, a dire addio a chi eri e a salutare chi sei diventato. È difficile questo compiere anni, bisogna saper accettare il tuo nuovo volto e portare con orgoglio il tuo nuovo corpo, e liberarsi delle vergogne, dei pregiudizi e della paura che portano gli anni. Bisogna lasciare che accada ciò che deve accadere, che se ne vada chi deve andare e che resti chi vuole restare. No, non è facile diventare vecchi, bisogna imparare a non aspettarsi nulla da nessuno, a camminare soli, a svegliarsi soli e a non essere sopraffatti ogni mattina dalla persona che vedi nello specchio, ad accettare che tutto finisce, anche la vita, a sapere dire addio a chi se ne va e a ricordare chi è già andato, a piangere fino a svuotarsi, fino a seccarsi dentro, per far crescere nuovi sorrisi, altre illusioni e nuovi desideri. " (Alejandro Jodorowsky)

Ma, al riguardo, è altrettanto significativa . forse più equilibrata - la riflessione pronunciata nel 2019 dall'allora novantaciqunne Clint Eastwood al cantante country Toby Keith, quando quest'ultimo gli chiese quale fosse il suo segreto per rimanere attivo e brillante alla sua età.

"Quando mi sveglio ogni giorno, non lascio entrare il vecchio. Il mio segreto è lo stesso dal 1959: tenermi occupato. Non lascio mai che il vecchio entri in casa. Ho dovuto trascinarlo fuori perché il tipo si era già comodamente sistemato, infastidendomi a tutte le ore, senza lasciarmi spazio per altro che non fosse la nostalgia. Bisogna rimanere attivi, vivi, felici, forti, capaci. E questo è dentro di noi, nella nostra intelligenza, attitudine e mentalità. Siamo giovani indipendentemente dall'età. Bisogna imparare a lottare per non lasciare 'entrare il vecchio'. Quel vecchio che ci aspetta stanco sul ciglio della strada per scoraggiarci.
Non lascio entrare lo spirito vecchio, il critico, ostile, invidioso, quell' essere che scava nel nostro passato per legarci a lamentele e angosce remote, traumi rivissuti o ondate di dolore. Bisogna voltare le spalle al vecchio mormoratore, pieno di rabbia e lamentele, privo di coraggio, che si rifiuta di credere che la vecchiaia possa essere creativa, decisa, piena di luce e protezione. Invecchiare può essere piacevole, e persino divertente, se sai come utilizzare il tempo, se sei soddisfatto di ciò che hai realizzato e se continui a mantenere l'illusione.Questo si chiama "non lasciare entrare il vecchio in casa
".

Queste parole colpèirono così profondamente il cantante da ispirarlo a comporre la canzone "Don't Let the Old Man In" (Non lasciare entrare il vecchio), dedicata al leggendario attore.

Muro a secco (immagine generata da meta AI)

(27.01.20226) Rimane solo un misero frammento di una struttura onirica ben più complessa
Ero in campagna e lì osservavo un muro a secco che, nel corso del tempo, avevo realizzato con le mie mani
Ne osservavo le pietre che lo costituivano, tutte ben incastrate tra loro  e le riconoscevo tutte come vecchie amiche, ricordando dove le avessi prese e la fatica e il sudore che mi erano costati, trasportarli sin lì

Quel che rimane del giorno

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19 dicembre 2025 5 19 /12 /dicembre /2025 09:48

Questo scrissi un anno fa circa

Maurizio Crispi (8 dicembre 2024)

Tramonto sul mare del porto (foto di Maurizio Crispi)

Soffia il vento 
a raffiche

Porta via i pensieri
come sabbia fine
o volute di fumo impalpabile

Anch'io vengo trascinato via
da un mulinello improvviso
e mi ritrovo a vagare
nel mondo dei ricordi 
più lontani,
cercando un senso,
il bandolo d’una matassa 
ingarbugliata e indistinta

Da dove sono partito?
Quali vie ho percorso
per arrivare dove sono arrivato?
Perché ho fatto alcune scelte 
e non altre?

Mi rendo conto 
che, a volte, seguiamo alcune strade
e non altre
per conformismo,
per comodità,
per mancanza di un sogno
o di una visione

Spesso decidiamo di andare
lungo la strada che molti altri imboccano,
(ci uniamo al gregge, insomma)
illudendoci d’esser liberi e autonomi
Rinunciamo a costruirci la nostra strada,
una via che sia unica e irripetibile
perché fatta a nostra misura

Andiamo avanti,
seguendo altri,
facendo quello che riteniamo 
essere il nostro dovere
Si aprono opportunità,
facciamo delle scelte,
scendiamo da un tram,
saliamo su di un carro diverso,
poi cambiamo di nuovo

È più che altro il Caso 
a governare le nostre scelte
Poi, a posteriori,
ci costruiamo su
un racconto mitologico,
l’epica delle origini,
per dare ordine al Caos
e per dare un senso generale
al percorso che abbiamo seguito,
introducendo magari 
la retorica del “Volli, volli sempre,
fortissimamente volli


In realtà, abbiamo governato
ben poco la nostra rotta

Solo il Caso è stato padrone assoluto
delle nostre pseudo-scelte
che poi la nostra narrativa
ha trasformato in Necessità,
in ineluttabile, ineludibile, Destino

 

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14 dicembre 2025 7 14 /12 /dicembre /2025 03:07

Scrivevo questo un anno fa

Maurizio Crispi (14 dicembre 2024)

Parco nazionale Gran Sasso (dal web)

Ho visto un’auto incendiata, ieri

Un’altra con i vetri spaccati

Mesi fa ne avevo visto sette o otto
parcheggiate nella stessa via
e tutte con i finestrini rotti

Alcuni mesi fa, ho adocchiato
un’altra auto incendiata,
non lontano da dove abito

C’è un folle folletto
che gira per le strade 
appiccando fuochi 
e spaccando tutto

Forse l’hanno beccato in flagranza,
così mi è giunta notizia,
anche se non di ieri

Tutto ciò è sintomo d’una deriva
preoccupante, per certo

Un tempo, conobbi uno
Lo incontrai per caso
durante un campeggio
nel Parco del Gran Sasso,
luogo bellissimo ed intatto

Era attendato vicino a me
Quando venne notte
ed io stavo per addormentarmi
fui all’improvviso destato
da un grido prolungato,
ferino e lacerante,
devastante,
nel silenzio profondo 
della notte stellata

Mentre cercavo di riprender sonno,
arrivó un secondo urlo
ancor più violento
e poi un altro 
e un altro
con una cadenza irregolare

Rinunciando al sonno,
misi la testa fuori dalla tenda
e gridai a quel tipo
di smetterla
Lui mi disse che non poteva
Gli chiesi perché 
Mi rispose che veniva
in questo posto 
apposta per gridare
Gridare lo faceva stare bene
Gli procurava un senso di liberazione
Un senso di potenza 
Gli consentiva di lasciar andare 
un eccesso di energia
che sentiva prorompente dentro di sè
e che minacciava di farlo esplodere

Gli dissi che però non poteva farlo
vicino alla mia tenda
e che, se proprio sentiva
quella necessità irrefrenabile, 
che almeno si allontanasse da me

Forse mi diede ascolto, non so
Però quella notte, alla fine riuscii 
a prendere sonno

Tornando all’appiccatore di fuochi
e al frangitore di vetri
c’è da dire che ravviso 
un’analogia con quel frangitor di timpani
ma mi sento anche di commentare
che i tempi cambiano 
in modo drammatico
e che le azioni di teppismo violento
si moltiplicano senza ritegno
senza alcun rispetto 
della civile convivenza
e, ormai all’ordine del giorno,
si esprimono con derive 
sempre più pericolose
e lesive della libertà altrui

Almeno, quel tizio,
per lanciare le sue urla belluine,
se ne andava in un luogo di natura
isolato e poco frequentato
In modo confuso
aveva ancora la percezione
che, per poter perseguire
ciò che sentiva come un suo bene
o beneficio assolutamente necessario
doveva il più possibile allontanarsi
dall’umano consesso

Oggi no, 
accade drammaticamente
che la percezione dell’Altro da sé
venga ad essere del tutto cancellata

(www.rosalio.it) Finestrini rotti nelle auto in zona Lazio-Statua, preso un diciassettenne
Nei giorni scorsi circa duecento automobili nelle vie limitrofe a viale Lazio e piazza Vittorio Veneto sono state danneggiate. Non era chiaro il movente perché in molte non si sono verificati furti, quindi si era pensato in un primo momento ad atti di vandalismo o a furti di spiccioli per disperazione o per l’acquisto di droga. Stanotte è stato fermato un diciassettenne in flagranza di reato.

Una residente stanotte ha visto il ragazzo in azione e ha chiamato il 112. Gli agenti lo hanno catturato ma un complice è riuscito a fuggire. Ha dichiarato: «Lo faccio per passatempo» prima di essere riconsegnato ai genitori nel quartiere Acquasanta. È scattata la denuncia a piede libero per danneggiamenti.

 

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9 dicembre 2025 2 09 /12 /dicembre /2025 06:13
Immagine generata da AI

É arrivato il giorno di festa 
ed è passato
Il giorno dell’Immacolata
che apre la strada alla sfilza
delle festività natalizie,
con la loro duplice faccia, 
religiosa e materiale,
e l’impeto a cascata
delle abbuffate a ripetizione
e dell’orgia di regali,
degli scoppi e dei botti,
e delle intemperanze

Sogno poco di questi tempi
e ricordo meno
Sognavo che mi accingevo a cambiare casa
Fervevano i lavori di risistemazione
per preparare la mia nuova dimora 
ad accogliermi
C’era il mastro di mia fiducia
che metteva a punto le ultime cose 
ed io ero lì che mi aggiravo
in quella casa nuova e ancora senz’anima
chiedendomi “Perché? 
Cosa mi ha condotto qui?
Cosa me lo fa fare?
Non ero contento
Anzi, ero un’anima in pena
Mi sentivo sottoposto ad una grande tensione
La casa (nuova) era spoglia
ma già dotata di un frigo,
funzionante e ben fornito
Aprivo il suo portello per curiosare,
confortato dal suo sommesso ronzio,
constatando che era strapieno
di ogni tipo di leccornia,
di quelle che si mangiano a profusione
nei giorni festivi,
come quelli che verranno a breve
Vedevo guantiere piene di 
panelle,
crocché,
arancine,
teglie di pasta al forno e lasagne,
preparati di finocchi gratinati,
carciofi e broccoli in pastella,
e tanto altro
E poi dolci a profusione,
e un’intera colata di cioccolato fondente,
appena uscito dalla fabbrica di Willy Wonka
Di quest’ultimo spezzavo un pezzo,
con concupiscenza 
e cominciavo a sgranocchiarlo
in estasi
Era buonissimo,
perfetto,
sublime
Tutto dimenticavo dei miei crucci
ed incertezze
Tanta roba!

É Natale (quasi)!
Auguri a tutti,
bagnati e asciutti!

E' arrivato il giorno della festa
E' arrivato il giorno della festa
E' arrivato il giorno della festa
E' arrivato il giorno della festa

Luci di Natale
Merry Christmas, dicono, ammiccanti
Ma nell’osservarle vedo soltanto gelo interiore e mancanza di emozioni
Ma sarà poi questo il Natale?
Che senso c’é,
Quando tanta gente muore di fame, di freddo e di guerra?

Maurizio Crispi (18 dicembre 2025)

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28 ottobre 2025 2 28 /10 /ottobre /2025 08:46
Hamba kanhe Tata

L'altro giorno, mio figlio Gabriel, che ha già da alcuni mesi superato il giro di boa dei 12 anni, mi ha chiesto con fare meditabondo: Papà, ma quando muori chi si occuperà del terreno in campagna"?
Io gli ho risposto: "A farlo sarete tu e tuo fratello Francesco, se vorrete occuparvene".
Gabriel è stato un attimo a riflettere, ponderando la mia risposta; poi ha replicato in modo deciso: Allora sicuramente se ne dovrà occupare Francesco!"
"Perché mai?", ho chiesto io
"Ma semplice! - ha detto Gabriel - perché, quando morirai, io sarò ancora impegnato ad andare a scuola!"
Io allora - tra le tante possibili risposte, ho chiosato:: "Be', veramente, spero di vivere ancora molti anni" (a dio piacendo)

(...) "...quindi, possibilmente [e auspicabilmente], - ho aggiunto - quando tu finirai di andare a scuola io potrei essere ancora tra i viventi".

"Hamba kahle tata" è un'espressione in lingua isiZulu che significa "va' bene, papà" o "riposa in pace, papà". Si usa per esprimere un addio rispettoso a un uomo anziano o a una figura paterna, specialmente in contesti di lutto. Viene spesso utilizzata come commiato per personaggi importanti e amati, come nel caso di Nelson Mandela ("Tata Madiba"), come riportato dal African Oral History Archive e da msfsouthasia

African Oral History Archive

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22 ottobre 2025 3 22 /10 /ottobre /2025 11:14


Piove
Piove
Senza sosta,
fitto e continuo
Le strade sono vuote e silenziose,
a parte il continuo picchiettio delle gocce
Ogni tanto lame di luce
fendono il buio,
abbacinanti
nei riflessi
che si accendono sull’asfalto bagnato
e nelle pozzanghere
vaste come piccoli laghi
Sono questi guidatori
in paziente attesa
Eppure si comprende bene
che sono inquieti e frettolosi
e che non si soffermano a cogitare,
e nemmeno a sentire
la pulsazione del mondo
sotto i propri piedi

Maurizio Crispi

Improvvise raffiche di vento,
come il forte respiro fremente
di un gigante adirato
Scruscio e porte che sbattono
Pioggia intensa
di grossi goccioloni
Forte transito
Vibrazioni nell’aria
Poi il gigante s’e placato
contento d’aver riscosso
il suo tributo
Ed è rimasto solo
un lento cader di gocce piovane,
tranquille e pacate

Con la pioggia son cadute le foglie,
quelle ormai mature, a fine vita

Uno sguardo notturno
fuori dalla finestra

Maurizio Crispi (16 ottobre 2025)

Strada all'alba (foto di Maurizio Crispi)

Le mie strade all’alba
tra ombre e oggetti reali
Talora l’ombra, tuttavia,
é indistinguibile dall’oggetto 
che la genera
e finisce con l’assumere vita propria


Lame di luce
Lampioni che all’improvviso
si spengono (inquietante!)
per poi riaccendersi
a macchia di leopardo
(inquietante!)
Zone di buio profondo,
zone morte e fredde


Ciangottio di uccelletti
che, innanzi al primo barlume del giorno,
son già desti nei loro nidi
a cantare il giorno che verrà 


Sì va avanti così 
un giorno dopo l’altro,
dal buio alla luce,
dalla luce alle tenebre più profonde,
e poi di nuovo alla luce 


Un passo dopo l’altro
Step by step
La ruota gira


Così sia
 

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18 ottobre 2025 6 18 /10 /ottobre /2025 10:50

Una zazzera di capelli
incolti e ingrigiti anzitempo
che incoronano un’ampia chierica

Giacca informe e cascante
e pantaloni altrettanto sformati,
indumenti che sembrano stantii e polverosi

Ti immagini che abbia la fiatella
e che odori di pelle vecchia

Spalle incurvate e cascanti
Andatura strascicata,
da vecchio,
un po’ traballante ed incerta

Ci manca solo la pipa da mostrare
E potrà dire:
"Non mi riconosci?
Sono uno psichiatra vecchia guardia"

Maurizio Crispi (18 ottobre 2025)

foto di ROBERT HUFFSTUTTER

Sono indubbiamente tanti i clichè che circondano la figura dello psichiatra o dello "strizzacervelli" o anche dello psicoanalista, nella nostra cultura.

Per esempio nel film di Woody Allen, "Stardust Memories" (Ricordi) del 1980, si ritrova una sequenza onirica, surreale e divertente, in cui il personaggio interpretato da Woody Allen (Sandy Bates) sta inseguendo una creatura pelosa che gli ha rapito la madre. Per fermarla, tira fuori un oggetto e grida:
"Fermo! Sono uno psicoanalista! Questa è la mia pipa!" 
È una battuta classica del suo umorismo, che prende in giro lo stereotipo dello psicoanalista che usa la pipa come simbolo indiscusso di autorità, competenza e, in questo caso, come una sorta di "distintivo" o credenziale per farsi riconoscere e rispettare.


Oppure possiamo citare una celebre gag del comico italiano Gigi Proietti.
La battuta fa parte di un famoso sketch teatrale in cui Proietti interpreta un improbabile "psichiatra-stregone", che accoglie il paziente dicendo, con tono enfatico e quasi a voler rassicurare sull'ufficialità della sua professione:
"Allora, lo vuole un caffè? Prego si segga… Ah, e poi, sa, io sono uno psichiatra! Ho la pipa!"
La comicità nasce proprio dall'associazione stereotipata tra la professione dello psichiatra e l'uso della pipa come simbolo di autorevolezza e serietà professionale.

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18 ottobre 2025 6 18 /10 /ottobre /2025 07:13

É strano quando succede 
di accorgersi 
di aver sognato
Ti svegli
e, all’improvviso, 
ci sono delle immagini estranee
che cominciano a colare 
fuori dalla tua mente
All’inizio, 
non te ne rendi conto
Poi, sì!
Pensavi di non aver sognato
ed invece c’è un sogno 
che preme per uscire
alla luce e alla consapevolezza
Sono immagini vaghe e fluttuanti
quelle che filtrano
si tratta di acchiapparle con un retino
come quando si va a caccia di farfalle
e di metterle in ordine 
organizzandole in un racconto
Questo processo è perturbante
perché ti mette in contatto
con una parte del tuo sé
poco conosciuta
come fosse la faccia nascosta della luna

Maurizio Crispi (19 ottobre 2025)

In acqua (selfie, con effetto speciale) - Maurizio Crispi

Ero a casa, a letto
Qui giacevo tra le coltri, inquieto,
a metà ancora tra il sonno e la veglia
Indulgevo in una stimolazione auto-erotica
Sentivo una forte tensione 
e cercavo di placarla
Forse ansimavo o gemevo
Ma poi mi riscuotevo
e, senza essere giunto all’apice,
mi alzavo
Mentre mi muovevo per rivestirmi,
mi accorgevo che, nella stanza vicina,
c’era un ospite di cui ignoravo l’esistenza
Sorprendente! 
Come avrà fatto ad entrare?
Con quali chiavi?
Mi sentivo imbarazzato al pensiero 
che potesse avermi sentito
mentre mi agitavo e gemevo
nel viluppo onirico dell’autoerotismo
Poi, ci ritroviamo attorno ad un tavolo
e qui ci sono la mamma e mio fratello
C’è anche l’ospite segreto di prima
Siamo seduti per il desinare
e all’ospite dico di mio fratello
e dei suoi limiti 
che sono possibilità 
Sento anche la presenza di mio padre
che aleggia attorno a noi,
una presenza impalpabile
come un fremito nell’aria,
un soffio di vento 
o un’increspatura nell’aria
C’è, tuttavia, mio padre,
pur invisibile, s’impone a noi
con forza
Poi mi ritrovo a camminare 
con il cane al guinzaglio
lungo un sentiero scosceso e scivoloso
Ci sono alberi stenti che crescono 
da un terreno fangoso e brullo
Mi aggrappo al loro tronco
per non scivolare giù.
nei passaggi più impervi 
Più volte rischio di cadere rovinosamente,
ma ciò non accade 
poiché con un guizzo riesco sempre
ad aggrapparmi a qualcosa
che mi trattiene 

Una voce imperiosa 
con un registro cupo
grida di transitare forte

L’ospite segreto e ignoto
cammina dietro di me
con costanza, senza inciampi
ed è la mia ombra, 
una malombra che non proferisce verbo

Vado a rilento, superando
uno alla volta
tutti gli ostacoli 
che si frappongono nel mio cammino
attraverso questa selva oscura

Mi ritrovo infine all’interno 
di un centro commerciale
vasto e cavernoso
Qui ha avuto luogo una festa di bambini
e tutte le merci esposte 
sono state messe in disordine
Anche qui continuo a fare 
un percorso ad ostacoli,
una specie di parkour urbano,
e, nello stesso tempo, 
cerco di mettere a posto
gli oggetti sparsi in giro
Qui non ci sono più pericoli da affrontare
ma c’è solo da compiere una traversata
caratterizzata da piccoli ostacoli
e solo da qualche passaggio angusto
da superare, 
ma niente di che

Ci sono degli incontri con persone
che rimangono senza volto

Dissolvenza

In fuga dall'ombra-onda malombra perturbante

Ero sulla riva del mare
ed era una spiaggia grigia ed incolore 
che si stendeva a perdita d’occhio
Subito a ridosso della battigia
cresceva un’enorme duna scoscesa
Ed era tanto alta che non c'era modo di capire
se al di là vi fossero altre dune,
oppure monti o laghi o pianure o una città

Io mi ci inerpicavo sopra,
arrancando su per il pendio
e cercando di arrivare sulla cresta
per poi scendere sull’altro versante
L’ascesa era faticosa ed aspra,
il terreno cedevole sotto i miei piedi
Avevo fretta, 
ero in ansia,
ogni tanto incespicavo
I miei piedi facevano franare la sabbia
verso il basso in piccoli rivoli,
talvolta vi sprofondavano dentro
come fosse neve soffice
Quando mi giravo a guardare il mare
alle mie spalle
vedevo una grande onda,
un gigantesco tsunami
avvicinarsi alla riva,
romband e gonfiandosi a dismisura
L’onda che cresceva vieppiù in altezza
e la cresta che, sempre più alta,
formava un ricciolo 
ormai maturo per rinchiudersi 
su se stesso
e la duna gigantesca 
che si elevava verso il cielo
formavano due muri colossali
contrapposti tra loro
Quale dei due avrebbe vinto
nel prossimo, inevitabile, scontro?
Quale dei due avrebbe schiacciato,
annientato l’altro?
Io ero lì in mezzo,
una formicola minuscola
sotto il maglio liquido di un gigante

Ero in affanno
Lottavo per arrivare alla cresta
e oltre 
prima che l’onda mostruosa
si abbattesse su di me

Impresa dall’esito incerto 

Dissolvenza

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11 ottobre 2025 6 11 /10 /ottobre /2025 09:32
Rientro dei profughi dopo la recente tregua

Sono contento che si sia giunti ad una tregua a Gaza

Certo una tregua non è la pace e non è nemmeno un piano di pace

Non sappiamo nemmeno se la tregua verrà rispettata, se cesseranno i bombardamenti indiscriminati, le vessazione; non sappiamo se veramente potranno arrivare gli aiuti umanitari
Non sappiamo nulla di nulla: le precedenti esperienze ci dicono che tutto potrebbe essere instabile e aleatorio
Tuttavia si apre la porta alla speranza.
Confidiamo che tutto vada per il verso giusto.

La cosa che mi più mi sconcerta e disgusta è il fatto che su questo esile passo verso la pace tutti i politici (politicanti) sono piombati addosso come i falchi, attribuendosene con vanagloria o in modo strumentale il merito, esaltando la propria compartecipazione , portando  Mr The President in palmo di mano.

Ciò che più mi sconcerta come estrema manifestazione di servilismo è che la nostra "premier", con una lingua da inveterato lecchino lunga due metri, abbia proclamato che l'Italia proporrà la candidatura di Mr Trumpet al Nobel della Pace.

Cose dell'altro mondo!

Io in queste scelte e in queste prese di posizione non mi identifico proprio, nemmeno alla lontana

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9 ottobre 2025 4 09 /10 /ottobre /2025 12:44
Foto tratta dal volume Morire di classe con le foto di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin

Nel mio lavoro di psichiatra in CTA (Comunità Terapeutica Assistita) ho momenti di grande sconforto
Dovremmo lavorare per la "riabilitazione", ma di progressi nella via della riabilitazione e dei reinserimento familiare e sociale ne vedo ben pochi.
Sembra di poter fare poco o punto per alcuni pazienti
Ciò è evidente in alcuni casi che cito di seguito con poche immagini-flash.
C'è quello assolutamente deteriorato dopo anni e anni di trattamenti farmacologici pesanti  - un tempo si sarebbe detto "istituzionalizzato", ma il termine rimane valido anche adesso - assillato dai bisogni più primitivi: "Ho fame! Ho fame!", ad esempio, quando non è certamente tenuto a stecchetto e riceve pasti regolari e abbondanti
C'è quello che non vuole più stare qua e che, ogni giorno, si profonde in litanie e preghiere: "Voglio andare a casa! A casa! A casa!"
C'è quello che si rifiuta fermamente di lavarsi e di provvedere alla benché minima igiene personale e si piscia di sopra sovente
C'è quello che se ne sta chiuso nella sua stanza e che non vuole avere a che fare con niente e con nessuno, salvo ad uscirne, solo nel momento dei pasti:
C'è quella che scappa in continuazione e che, dalle poche cose che ci comunica, ci fa capire di non avere un centro e che nessun posto possa andare bene per lei. Ma se scappa noi dobbiamo sempre cercare di riprenderla.
C'è quella che rifiuta di levarsi le lenti a contatto per andare a  dormire e non se toglie da mesi e ha gli occhi gonfi.

Ma la cosa che è più sconfortante è che per tutti - quasi - manca un progetto per un dopo
Dove dovranno andare.
Cosa potranno fare.
Cosa dovremmo fare noi, se abbiamo degli interlocutori istituzionali che sono il più delle volte latitanti e poco disponibili (a loro volta assillati dal numero davvero grande di prese in carico e dalla scarsità delle risorse umane)?

Spesso non c'è un progetto di uscita e/o di svincolo.
Mancano le alternative.
E' come se, al di là della cortina di belle parole e dell'enunciazione di programmi che rimangono prive di sostanza, questi pazienti fossero come depositati in un posto dove debbano semplicemente "stare" in una sorta di purgatorio.
Intanto chi, delle diverse istituzioni che li ha mandati a noi si dimentica di loro.
Qualche volta ho l'impressione che queste Comunità terapeutiche per pazienti psichiatrici siano una sorta di deposito o contenitore - dove i pazienti vengono posati per periodi più o meno lunghi e poi dimenticati.

Lo dirò con termini più idonei: a volte ho l'impressione le CTA sempre più si configurino come parte di una rete di servizi che qualcuno ha definito come elementi esprimenti una "mini-manicomialità diffusa", in barba alle più belle intenzioni della legge 180 del 1978.

Copertina del podcast omonimo

Sono certo che oggi, se Franco Basaglia sentisse di queste declinazioni delle prassi terapeutiche e assistenziali offerte dai servizi di tutela della salute mentale, si rivolterebbe nella tomba.
In verità, il manicomio non è morto, in quanto costrutto mentale generatore di esclusioni. 
E' ancora presente nella mente di molti. 
Poi, nella concretezza, ci si deve confrontare con i "manicomi chimici" e con tutte le derive fortemente coercitive per l'individuo indotte dai trattamenti psicofarmacologici a lunghissimo termine senza alcun progetto di svincolo dallo stesso Farmaco (o quanto meno senza mai provarci e dando per scontato che tutte le malattie mentali siano delle malattie "metaboliche" del cervello - come discendente dalla famosa ed esecrabile "teoria del cervello rotto") che si tratti d’un unico farmaco o, più sovente, di un cocktail di farmaci diversi e disparati che si aggiungono come stratificazioni ed incrostazioni man mano che progredisce e si cristallizza la "carriera" del malato di mente; e con la mini-manicomialità diffusa, di cui sopra, vi è il moltiplicarsi sempre più spinto delle strutture residenziali convenzionate per assicurare delle degenze medio-lunghe o lunghissime.

Sto leggendo proprio in questi giorni un manuale scritto dallo psichiatra americano Breggin1, il quale - con il supporto dei risultati di studi approfonditi - argomenta che gli psicofarmaci "fanno male" e che dovrebbero essere utilizzati in modo mirato e per il più breve periodo possibile, allo scopo di evitare complicanze e sindromi di vario genere. 
Muovendosi in un terreno di "psichiatria etica" non è pensabile continuare ad alimentare la pseudo-cultura (quella sostenuta a spada tratta - tra l'altro - dalle case farmaceutiche) della somministrazione ad oltranza degli psicofarmaci di qualunque tipo essi siano, sulla base dello pseudo-principio (enunciato spesso come un dogma) che queste tipologie di trattamenti sono come l'insulina per il diabete e che cioè vanno proseguiti a vita.
Niente di più falso!
Non c'è di fatto alcuna apertura verso l'ipotesi etica di una sospensione - sia pure con gradualità - delle terapie con i farmaci e il loro rimpiazzo con altre tipologie di interventi. 
Invece si è costretti a fronteggiare situazioni cliniche ingravescenti che vengono lette forzatamente come espressione di malattie mentali inemendabili, espressione di un ipotetico "guasto" al cervello (é la sopracitata teoria del "cervello rotto”, portata all'attenzione del grande pubblico in un volume specifico dalla psichiatra e neuroscienziata americana Nancy C. Andreasen2): e intanto i pazienti sottoposti a trattamenti farmacologici a vita vanno incontro a manistazioni che compromettono la loro salute, con 
quadri come il CBI (Chronic Brains Impairment), la DT (Discinesia Tardiva) e le sindromi extra-piramidali, la sindrome dismetabolica, le complicazioni cardiovascolari, e il corollario di una forte riduzione dell'aspettativa di vita..

Foto tratta dal volume Morire di classe con le foto di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin

Questo - quello determinato dall'uso cospicuo, generoso e continuo degli psicofarmaci - è  ancora, né più né meno manicomio, un manicomio senza mura, un manicomio invisibile, ma pur sempre manicomio.

Il Manicomio, uscito dalla porta con la la legge di riforma del 1978, è oggi rientrato dalla finestra sotto mentite spoglie ed è dentro i pazienti che sono paralizzati, bloccati, patologizzati, indeboliti dai farmaci che somministriamo loro, ma è anche dentro di noi che prescriviamo e che, spesso, manteniamo le terapie decise da altri.

Poi, si continua a dire di fronte a pazienti che, nel corso di anni di trattamenti sono stati trasformati in relitti per i quali si dice che non sono più "riabilitabili" e che tutto ciò è effetto della malattia mentale stessa, con la rinuncia ad assumere una posizione mentale critica che consenta di fare una revisione autentica delle prassi correnti.

Si segue costantemente la via della minore resistenza è una logica fortemente difensiva: continuando imperterriti a somministrare farmaci, senza mai ipotizzare un possibile scalaggio dolce, incrementando le dosi o la tipologia dei farmaci non appena si manifestano effetti avversi o effetti paradossi e, interpretando i segni astinenziali derivanti dalla sospensione di questo o quell'altro medicamento, come espressione di una mera ricaduta nella patologia e quindi come elemento motivante ad incrementare ulteriormente le dosi o ad aggiungere altri farmaci allo schema posologico.

E' chiaro che le CTA e le cliniche a lunga degenza, in questo contesto, tendono a diventare sempre più delle strutture a funzione puramente contenitivo, luoghi in cui degli esseri umani reificati vengono depositati e dimenticati. 
Questa è appunto la condizione di mini-manicomialità diffusa descritta in questi termini solo da pochi pensatori coraggiosi, tra i quali si annovera Piero Cipriano con i suoi numerosi scritti di critica e di denuncia, e che potenzia a dismisura l'altro manicomio persistente e tenace che è quello "chimico", in altri termini quello determinato dall'imperio dei farmaci.

Sì, sono davvero pochi quelli che sono disposti a dire le cose come stanno, a fare una critica serrata, a prendere posizione, anche perché modalità operative consolidate su posizioni preventivamente difensive non lo consentono

Eppure, è così che vanno le cose e scrivo tutto questo oggi alla vigilia pochi del ricorrere della Giornata Mondiale della Salute.

In questa psichiatria che, a parole, promuove la riabilitazione, ma che nei fatti la nega, non mi riconosco.

 

_________________________________

1. P.R. BregginLa sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per i medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie, Giovanni Fioriti editore, 2018
La regolare assunzione di psicofarmaci è e stremamente pericolosa e sono ancora più pericolose le variazioni di dosaggio, comprese la riduzione e la sospensione di tali farmaci.
Questo libro ha lo scopo di fornire informazioni cliniche e di ricerca aggiornate su quando e come ridurre o sospendere gli psicofarmaci. Descrive un approccio multidisciplinare centrato sulla persona concepito come una guida. Il team comprende prescrittori (psichiatri e altri specialisti, medici) e terapeuti (psichiatri, assistenti sociali, psicologi, counselor, terapeuti di coppia e familiari, professionisti della terapia occupazionale e ricreativa, infermieri e altri). Il team è concepito per includere anche il paziente, la sua famiglia e altri soggetti che svolgono un ruolo significativo per il paziente stesso. Questa guida inizia passando in rassegna gli effetti avversi che possono richiedere la riduzione o la sospensione dello psicofarmaco.
Passa poi a discutere gli effetti dovuti alla mancata assunzione di questi farmaci per far familiarizzare i medici, i pazienti e le famiglie con questi problemi

Nancy Andreasen, Il cervello rotto. La rivoluzione biologica in psichiatria, Longanesi

2. Il libro, pubblicato originariamente nel 1984 con il titolo The Broken Brain: The Biological Revolution in Psychiatry, e tradotto in italiano come Il cervello rotto. La rivoluzione biologica in psichiatria, descrive in dettaglio l'approccio biologico ai disturbi mentali. 
Nel suo volume, Andreasen non "avanza" una teoria critica (come talvolta l'espressione viene usata oggi), ma piuttosto sostiene con forza la prospettiva organicista della malattia mentale, vedendo i disturbi psichiatrici come patologie del cervello con cause fisiologiche identificabili, e promuovendo l'uso di farmaci come trattamento primario. Il libro è stato un punto di riferimento per la cosiddetta "rivoluzione biologica" in psichiatria. 

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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