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17 luglio 2026 5 17 /07 /luglio /2026 06:01

Ha avuto luogo ieri, una manifestazione civile e pacifica di protesta contro l'abbattimento indiscriminato degli alberi di Palermo, con la complicità dell'Amministrazione comunale. In questa occasione è stato presentato e letto un manifesto per il lancio del "Movimento Cittadini in difesa degli alberi".
La manifestazione ha avuto luogo in Via Spinuzza, dove alcuni giorni fa si è verificato un autentico massacro di alberi in perfetta buona salute.
Ho lasciato i caratteri così come apparivano nel testo originale.

Facebook (Pietro Milazzo)

La manifestazione del 16 luglio 2026 in difesa degli alberi

MANIFESTAZIONE CITTADINA CONTRO L'ABBATTIMENTO INDISCRIMINATO degli ALBERI.
Presentato un MANIFESTO di LANCIO del  "Movimento  CITTADINI in DIFESA degli ALBERI.".

Partiremo da una affermazione morale.
Sul nostro pianeta ogni forma di vita ha pari dignità e va rispettata.
Va superato il concetto delle superiorità del genere umano sulle altre forme di vita animale e vegetale.
Il.suprematismo biologico e lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali sono figlie di una cultura che ha provocato le peggiori nefandezze della storia.
Siamo ad un passo dal collasso del pianeta e di questo il genere umano, unica specie che accumula, invece di riciclare e riutilizzare,  ha grande responsabilità.
NOI TUTTI NE PAGHIAMO LE CONSEGUENZE.
Ma una nuova consapevolezza si fa strada.
E' di ieri la notizia che  UN PICCOLO COMUNE CANADESE HA DECISO CHE GLI ALBERI HANNO DEI DIRITTI. 
Il consiglio comunale ha detto basta a trattare gli alberi come semplice "arredo urbano".
Con una risoluzione approvata ALL'UNANIMITÀ, gli alberi sono stati riconosciuti come ESSERI VIVENTI con il diritto di vivere, crescere e rigenerarsi.
Il Comune rivedrà ora i regolamenti per proteggerli davvero, e chi vorrà potrà ricevere alberi gratis da piantare.
Questo piccolo comune canadese è la prima municipalità al mondo ad aver formalizzato l'adesione alla Dichiarazione universale dei diritti dell'albero.
Il futuro della lotta al cambiamento climatico passa anche da qui.
Il problema NON è SEMPLICEMENTE la giusta difesa, prima di tutto morale, della vita biologica non umana degli alberi, ma, partendo da questo, la RIMESSA in DISCUSSIONE del modello di citta' attuale: tossico e mortifico.
Cio' e' ancor più INDISPENSABILE per le evidenti modifiche del clima in atto.
Le sempre più frequenti e prolungate ONDATE di CALORE che si verificano, soprattutto in EUROPA, il continente nel quale il cambio climatico si manifesta in tempi più rapidi, che ci IMPONGONO, per la nostra SOPRAVVIVENZA, un cambio di paradigma, a partire dalle forme dei luoghi nei quali viviamo.
DOBBIAMO IMPORRE anche da noi IL MODELLO MEDELLIN [ metropoli colombiana], dove con la piantumazione di 880mila alberi, la temperatura urbana si è ridotta di 2°.
Dobbiamo chiedere che si RIORGANIZZI  la nostra città secondo  metodiche  che dimostrano l'efficacia della riforestazione urbana e della depavimentazione nel ridurre le isole di calore. 
Si è provato che il  verde urbano,  può abbassare le temperature cittadine fino a 4° C.
Questa nostra MANIFESTAZIONE di oggi vuole inserirsi, dunque, in questo filone di nuova consapevolezza biologica.
NON E' NE' MARGINALE, NE SETTORIALE. 
LA difesa della vita degli alberi e' una scelta di civiltà e di responsabilità individuale e collettiva.
Significa essere PIENAMENTE responsabili della cura di se', delle persone che amiamo, degli altri.
E' anche un modo di RIAPPROPRIARCI del nostro destino, di NON DELEGARE a NESSUNO l'interesse collettivo.
Ci riempiono la testa della parola DEMOCRAZIA, ma spesso ne svuotano il significato originale.
Andiamo all'etimologia greca..DEMOS [popolo], e CRATOS [ POTERE[,.
POTERE del  POPOLO.
Noi lo traduciamo in:
CONTROLLO POPOLARE sul funzionamento dei luoghi nei quali viviamo.
Oggi siamo in questo luogo che abbiamo assunto a simbolo.
Il taglio degli alberi di Via SPINUZZA e' solo l'ultimo  di un processo di distruzione.
Da Gennaio di quest'anno sarebbero stati segati 156 alberi che potrebbero diventare il doppio, secondo una stima in difetto entro la fine dell'anno.
E a proposito di verde e di alberi tagliati.....
L'altro ieri, al FESTINO di SANTA ROSALIA
Finalmente il verde è  tornato di gran moda a  Palermo... sul carro sacro della Santa.
L'Amministrazione comunale preferisce il verde come scenografia: molto più comodo, non fa ombra, non sporca e soprattutto non va difeso.
Ci è sembrato uno squallido spettacolo di propaganda che denuncia una coda di paglia.
Sino a pochi mesi fa, secondo il quotidiano La Repubblica, edizione Palermo, il Comune non sapeva nemmeno quanti alberi ci fossero in città.

 

Gli alberi massacrati di via Spinuzza

Pensava fossero 31 mila, ma erano il doppio.
Questo da la misura dell'approssimazione e della scarsa considerazione in cui si teneva il verde urbano.
Eppure Palermo, dopo Milano, e' la città più inquinata d'Italia ed il combinato disposto di ciò con il surriscaldamento globale che, sempre più, tendono a trasformare le città in fornaci di cemento ed asfalto, ci da la misura della drammatica condizione nella quale viviamo che, letteralmente, mette a rischio le nostre vite.
SI DEVE DARE UN'IMPORTANZA CENTRALE alla DIFESA del VERDE PUBBLICO ESISTENTE e BATTERSI PER LA SUA IMPLEMENTAZIONE, opponendosi al suo depauperamento.
Abbiamo assistito, specie in questi ultimi mesi, all'esatto contrario.
Tagli massicci e capitozzature indiscriminate, giustificate, in gran parte, dallo "stato di salute precario degli alberi" .
Ma ammesso.e non concesso che fosse così..le cause, secondo l'ammissione di LA MONICA, Direttore del Settore Verde del Comune, sono da attribuire ad "errori di pianificazione del passato, errate scelte di specie, urbanizzazione selvaggia, scavi per sottoreti che hanno indebolito le radici, potature non svolte correttamente.
A breve si prospetta, il progetto inaccettabile di tagliare il lungo filare di FICUS di via Basile , per far posto alla corsia della linea C del Tram, che potrebbe essere posizionata al posto del marciapiede.
Tutto questo progetto passa, ovviamente, sopra le teste della comunità che vive in quel territorio.
NON POSSIAMO CONSENTIRE CHE CONTINUI COSI
BASTA CON QUESTO BIOCIDIO.
Con [la manifestazione di] oggi LANCIAMO UN MESSAGGIO CHIARO A CHI AMMINISTRA:
NON CONSENTIREMO QUESTO SCEMPIO.
CI OPPORREMO IN TUTTE LE FORME POSSIBILI e ricorrendo a tutti gli strumenti democratici:

  1. accesso agli atti per verificare la correttezza tecnico scientifica che giustifichi i singoli tagli;
  2. denunce alla Procura della Repubblica per danni arrecati alla salute pubblica;
  3. azione di monitoraggio e resistenza non violenta ai tagli ingiustificati.

Per far ciò Vi proponiamo di COSTITUIRCI a partire da questo incontro in un MOVIMENTO che vorremmo chiamare:
CITTADINI in DIFESA degli ALBERI
GLI ALBERI CI DANNO UNA PROTEZIONE CONTINUA, in termini di purificazione dell'aria, di riduzione dell'inquinamento  e del calore eccessivo.
ORA TOCCA A NOI DIFENDERE LE LORO VITE".

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6 luglio 2026 1 06 /07 /luglio /2026 06:09
La manifestazione del 3 luglio 2023 a Palermo (Foto di Maurizio Crispi)

Il 3 luglio 2026 ha avuto luogo a Palermo una pacifica manifestazione di protesta (promossa dall’attivista Enrico Montalbano che, nei social, si firma “Corto Maltese”) in cui molti difensori degli alberi, armati di pennarelli, bandelle colorate, nastri adesivi e fogli di cartoncino, hanno affisso sui grandi tronchi degli alberi che l'Amministrazione comunale vuole abbattere per far posto alla rete tramviaria C, cartelli colorati con messaggi – a volte brevi ed icastici, altre volte più articolati - di riflessione contro la paventata e annunciata strage degli alberi: qualora venisse attuato, si tratterebbe di un autentico “ecocidio”, considerando che gli alberi da abbattere sono dislocati su di una linea di circa 2 km e sono circa 500 - una vera e propria foresta in fila indiana!
La perdita sarebbe cospicua, dal momento che l’abbattimento degli alberi si dovrebbe estendere anche lungo tutto l’asse viario di Corso Tuckory (sino a Piazza Giulio Cesare), arredato per tutta la sua lunghezza da un doppio filare di pregiate Jacarande e nella parte alta di raccordo con via Basile, di platani.
Sino ad ora l’Amministrazione comunale di Palermo è stata sorda a qualsiasi invito – anche da parte di molte associazioni ambientaliste – a modificare il progetto in modo da assicurare la tutela degli alberi: un’irremovibilità incomprensibile, visto che sono stati presentati anche dei progetti alternati, maggiormente rispettosi per l’ambiente.
Si tratta di piante di alto fusto, ramificate e possenti che danno ombra su tutta la via che altrimenti sarebbe assolata e desertica, e che rinfrescano il suolo, oltre a dare ospitalità benevola a diverse specie di uccelli e a svolgere il loro compito primario che è quello di assorbire CO2.
L'invito bonario è quello di trovare soluzioni alternative che non comportino la strage degli alberi.
Di seguito alcuni dei messaggi che sono stati affissi e che sono serviti a dare voce agli alberi che, pur essendo dei viventi interconnessi (si pensi alle scoperte di Suzanne Simard) non possiedono la parola e non posso esprimersi in linguaggio umano.
Eppure i manifestanti in modi fantasiosi sono riusciti a dar loro voce.


Non uccidete gli alberi
Fate passare il tram di fronte!
Grazie!


La linea C del Tram abbatte la CO2…
…ma anche gli alberi di via Basile!
Progetto illuminato!


Condizionatore naturale, gratuito ed ecologico!

Incavolato/a per lo stress?
Bevy un Cynar mentre guardi le mie foglie


Anche tu mi vuoi buttare giù?
Ma io ti tiro su!


Calati Jùncu
ca passa lu trammi!


Io sono un essere vivente che elargisce ossigeno a tutti gli esseri viventi,
non faccio distinzioni, anche a te che vuoi togliermi la vita.
Pensaci!

Mi nutro di anidride carbonica, tu mangi e respiri grazie a me!
Nutro te e i tuoi figli.
Io voglio il tuo bene e proteggo te  dalla eccessiva calura, proteggo gli uccelli che trovano ristoro e alloggio sui miei rami.
Faccio solo del bene e non danneggio nessuno!
Perché vuoi uccidermi?
Antonio ed Elisabetta hanno espresso il mio pensiero, perché io non posso farlo e non sono in grado di difendermi.


Abbattimenti
Calcoli per la compensazione farlocchi
E se ne parla tra venti anni!


Io vivo e ho emozioni
Io respiro con te


Parla un uccelletto appollaiato su di un ramo: 
- Non c’è mobilità sostenibile, se mi abbatti per realizzarla 
- Giù le mani dal mio albero! 
- Ci sarà pure un’altra soluzione per il tram
Stop abbattimento alberi!


L’albero è bellissimo

Linea tram o tramvata?

Affaristi!
Grandi o piccoli, sono loro a toglierci le nostre fonti di vita!


Uccidere 500 alberi è un ecocicdio!
Senza di noi vi aspettano vent’anni di sauna e di smog!


Non esiste una maledizione in elfico, entese o nelle lingue degli uomini per una tale perfidia! 
Non ci resta che vedercela con Isengard (Comune di Palermo), stanotte con cartelloni e pennarelli


Ci sono altre soluzioni!

Basta! 
Questo sistema mi ha sterminato la famiglia!
Non permetterò che uccidano anche i nostri fratelli dalle radici profonde e dalle folte chiome!


Abbattere è rigenerazione? Forse [è] de-generazione!

L’albero è vivo!
Ospita nidi di uccelli!
E’ un generatore naturale di CO2


Montalbano sono!
Che minchioneria state facendo?


La foresta in fila per 2 km
Siamo qui da 50 anni, ben prima del tram!


Una città che uccide gli alberi, uccide se stessa
 

 

Manifestazione del 3 luglio 2026 contro il taglio degli alberi (foto di Maurizio Crispi)

Montalbano, organizzatore della manifestazione, così si esprime:
“C'è da chiedersi quali interessi allora stanno dietro a queste scellerate scelte. Se questo accadesse l'intera zona diventerebbe una landa desolata e assolata. In più, per ricostituire una struttura verde in grado di svolgere il compito di depuratore naturale di CO2 ci vorrebbero decenni. 
“Le promesse di ripiantumazione di alcuni di questi alberi (qualora sopravvivessero all’espianto) sono vaghe e inconsistenti. Una via già inquinata dal traffico veicolare H24 diventerebbe tossica con grave danno per la salute pubblica.
“Non ci fermeremo, chiederemo tutte le documentazioni, useremo tutte le vie legali per opporci a questa arrogante imposizione da parte di questa amministrazione che agisce come un regime che non tiene conto del punto di vista, della sensibilità e delle esigenze dei cittadini. 
“Infine: gli alberi sono entità biologiche, ospitano centinaia di nidi di uccelli stanziali e migratori. 
“Abbattendo un albero non si uccide soltanto una vita, ma tante.
“Altre azioni di questo tipo si ripeteranno in via Basile e in altre zone della città. 
“Uscite dai social, abbandonate le tastiere, e metteteci la faccia e i corpi: in una sola parola”

Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Fermiamo il taglio degli alberi di via Ernesto Basile e di corso Tüköry!
Scempio di alberi a Piazza Spinuzza, a Palermo, il 08.07.2026 (dal web FB)

(08.07.2026) Gli orrori che si continuano a perpretare a Palermo
Insensibilità e affarismo strettamente legati assiieme
L'ecocidio va avanti.
Mentre il caldo imperversa la città si fa sempre più povera di ombra e di zone di frescura.
Gli uccelli rimangono senza nidi e senza luoghi riparati dove poggiarsi.
Le promesse di ripiantumazione sono vuote (e, direi, anche false)
In ogni caso, se davvero dovessero essere piantumati altri alberetti al posto di quelli abbattuti tra quanti decenni essi potranno dare un'ombra valida?
Ogni tanto si vedono alcuni alberetti opera di recenti piantumazioni: essi sono stati negletti, non sono stati abbeverati e si sono seccati.
Ino goni caso se ci sono degli alberi solidi, validi, non ammalati, con tutte le carte in regale per quale motivo dovrebbero essere abbattuti se non per spendere i soldi del PNRR per la gestione e riqualificazione del verde pubblico
Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) finanzia progetti di forestazione urbana, ma talvolta prevede l'abbattimento di alberi esistenti per far spazio a nuove infrastrutture o per riqualificare aree verdi. In diverse città italiane, queste operazioni hanno suscitato forti polemiche per via della distruzione di alberature mature in nome di una transizione ecologica
Ed è tutta un'operazione fasulla in cui l'intento occulto è quello di spendere i soldi assegnati, distribuendole alle ditte che hanno in appalto questi lavori e che, a loro volta, si arricchiscono rivendendo il legname ricavato da queste barbare operazioni per farne legna da ardere o pallet o pellet o altri derivati del legno.
Viviamo in un clima di delirio totale.
Basta al taglio dissennato degli alberi 

Enrico Montalbano, alias Corto Maltese (foto di Maurizio Crispi)

(Enrico Montalbano - Corto Maltese, il 4 luglio 2026) In questa foto di Maurizio Crispi, scattata ieri mentre era in corso l'azione simbolica "Scrivi una frase su un cartello e legalo al tronco", in difesa dei 500 alberi a rischio abbattimento per mano del Comune di Palermo, per la prossima costruzione della linea C del tram, un vero e proprio ECOCIDIO, oltre che grave danno per la salute pubblica.

MENTRE FILMO, non può non saltare all'occhio la condizione in cui versano le lunghe aiuole che ospitano le alberature: spazzatura di ogni tipo e sorta per tutto il lungo tratto (nel video che ho pubblicato tutto ciò si vede molto bene). Nessuna pulizia da parte del Comune che al contrario, attraverso spot propaganda, sbandiera, con tanto di sindaco e assessori e tecnici, l'amore per il patrimonio verde di Palermo, per poi essere smentito quotidianamente nei fatti.

I continui abbattimenti, potature e capitozzature sono l'esempio più eclatante. 
Chiederemo la documentazione, attraverso l'accesso agli atti, per capire quanto sta avvenendo su i diversi progetti, siano il tram o il cosiddetto piano di Rigenerazione del Verde Urbano della città di Palermo, il cui costo folle è di 12.000.000 di euro. 
C'è da dire che questo sta accadendo in tantissimi comuni italiani, a partire da Roma, dove sono stati abbattuti migliaia di alberi. Tanti sono gli interessi, questo è chiaro, e bisogna comprendere. Le città del futuro rischiano di diventare LUOGHI ARTIFICIALI con una qualità dell'aria, dell'ambiente sempre più scadente, a favore di un uso sproporzionato e spropositato della tecnologia che non conosce limiti per il rispetto della vita stessa del pianeta e di chi la abita.
SCHIAVI O RIBELLI.

Bisogna scegliere... ma in fretta [prima che sia troppo tardi, aggiungo io]

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3 luglio 2026 5 03 /07 /luglio /2026 07:21
John Chapman. L'uomo che piantava gli alberi

John Chapman, vissuto a cavallo tra due secoli (precisamente nacque nel 1774 e morì nel 1845), é diventato famoso con il soprannome di "Johnny Appleseed" (Giovannino Seme di Mela) perché viaggiava a piedi piantando alberi di melo ovunque andasse tra l'Ohio e i territori confinanti che percorreva in lungo e in largo creando dei vivai di meli in modo che i coloni avessero di che nutrirsi e trovassero delle piantine già cresciute da piantumare nei propri orti
Non solo viene considerato uno dei primi ecologisti ed ambientalisti della storia, ma fu anche un mistico e accanito lettore degli scritti di Emanuel Swedenborg la cui conoscenza cercava di diffondere tra i coloni, leggendo loro ad alta voce alcuni suoi passaggi salienti o distribuendo loro singolo pagine dai libri stampati in suo possesso, attuando un modello di vita semplice ed essenziale, quasi francescano per alcuni versi, con una frugalità spinta che lo portava a scelte vestimentali eccentriche e bizzarre.
Rifuggiva dall'uso di calzature o a volte ne usava di spaiate che riceveva dai coloni quando le dismettevano per il proprio uso personale.
Era un esperto erborista, coltivatore e missionario cristiano.
A differenza del mito che lo dipinge come un vagabondo distratto che lanciava semi a caso, Chapman era un abile uomo d'affari. Precedeva i coloni occidentali per creare vivai recintati di meli in Stati come la Pennsylvania, l'Ohio e l'Indiana. 
Quando i coloni arrivavano, rivendeva loro i terreni e le piante.
Le mele nate dai suoi semi non erano dolci come quelle che mangiamo oggi, ma erano aspre e venivano usate principalmente per produrre sidro alcolico, la bevanda più comune della frontiera.
Era un pacifista convinto, vegetariano e profondamente legato alla natura e ai nativi americani. La leggenda dice che camminasse sempre scalzo e che usasse una pentola come cappello.
La sua storia venne narrata da W. D. Haley, ed ora disponibile in traduzione italiana con il titolo “Storia di John Chapman. L'uomo che piantava gli alberi” (nella traduzione di Davide Platzer Ferrero), Lindau, 2020. 

Johnny Appleseed

(Sinossi) Apparsa nel 1871 sulla rivista «Harper’s New Monthly Magazine», questa biografia di John Chapman, meglio conosciuto come Johnny Appleseed (Johnny «Seme di Mela»), ci restituisce il ritratto di un personaggio che è diventato leggendario (ed è considerato parte integrante dei miti di fondazione della nazione americana).. Vissuto ai tempi dei pionieri a cavallo tra ’700 e ’800 e considerato una sorta di ambientalista ed ecologista ante litteram, Chapman era un uomo semplice, che decise di vivere in povertà e a contatto con la natura, viaggiando a piedi attraverso terre ancora selvagge e piantando alberi di melo sul proprio cammino. Questo breve testo ricco di aneddoti curiosi racconta le gesta di uno spirito generoso, pieno di amore e di compassione per ogni essere vivente. Protettore degli animali, amico dei popoli nativi ― che lo chiamavano «grande uomo di medicina» ― ed esempio di vita radicale e alternativa, à la Thoreau, Johnny Appleseed è una figura di assoluta modernità, la cui spiritualità ecologica e inclusiva è una fonte di ispirazione per le nuove generazioni.
Spesso questo personaggio viene confuso con il protagonista di un altro famosissimo racconto intitolato L'uomo che piantava gli alberi di Jean Giono. che però è una sttoria inventata che parla di un pastore francese, Elzéard Bouffier, mentre il libello di Haley parla della persona reale che ha ispirato il mito americano.

L'autore. William D'Arcy Haley (1828 – 1890) è stato un predicatore unitariano, giornalista e scrittore britannico naturalizzato statunitense. È ricordato soprattutto per aver scritto e pubblicato la prima biografia ufficiale di Johnny Appleseed.
Svolse l'attività di pastore della chiesa unitariana e lavorò a lungo come giornalista. 
Di solito firmava i suoi articoli e le sue opere usando solo le iniziali, W. D. Haley.
Fu un importante collaboratore della celebre rivista letteraria e di attualità Harper's New Monthly Magazine.
Nel novembre del 1871, Haley pubblicò su Harper's Magazine un lungo e dettagliato articolo intitolato "Johnny Appleseed, a Pioneer Hero".
Questo testo fu fondamentale perché raccontò per la prima volta al grande pubblico la vera storia di John Chapman. Chapman era un uomo semplice che viaggiava a piedi nudi nell'America dei pionieri piantando alberi di melo ovunque andasse.
Haley trasformò la figura storica di Chapman in un vero e proprio eroe del folklore americano e in un simbolo dell'ecologismo primitivo.
Raccoglieva aneddoti preziosi dell'epoca che altrimenti sarebbero andati perduti, rendendo la storia accessibile anche ai lettori moderni 

Leggi un mio articolo recente in Dialoghi Mediterranei

Riflessioni sul taglio indiscriminato e folle degli alberi

(di Maurizio Crispi)


 

fratelli alberi (foto di Maurizio Crispi)

E’ osservazione sempre più comune, camminando per le vie della città, il vedere squadre di operai armati di motoseghe e dotati di carrelli elevatori, intenti a smantellare alberi di alto fusto, che – un tempo – nella mia gioventù – io guardavo con riverenza e che consideravo delle creature – esseri viventi ed anche senzienti alla luce delle più recenti ricerche di Suzanne Simard1  sulle micorrize e sulle interconnessione tra piante - che sarebbero state ben più longeve di me, 
Sembra che si tratti di operazioni – allo sguardo e nel pensiero del comune cittadino che si ponga degli interrogativi – azioni del tutto dissennate, condotte arbitrariamente.
Alberi che vengono capitozzati2  selvaggiamente sino a levare loro - in un’azione certosina – tutta la chioma verde che rappresenta l’apparato di respirazione e di organicazione dell’azoto della pianta stessa, oppure alberi integri (a giudicare dallo stato del durame di ciò che rimane del tronco) in condizioni di perfetta salute e che vengono prima privati di tutta la chioma e poi segati radicalmente alla base.
A mio modo di vedere queste azioni vengono condotte come dei veri propri blitz, quasi si trattasse di guerre contro il Verde, in totale controtendenza rispetto a quanto sostiene Stefano Mancuso in un saggio del 2023, Fitopolis. La città vivente3  che si presenta come un vero e proprio manifesto esprimente a piena voce (e in modo molto documentato) ciò che si dovrebbe fare per salvare i grandi agglomerati metropolitani - e il mondo intero - da una catastrofe ecologica.
Una delle chiavi di volta di questo cambio di prospettiva e, nello stesso tempo, uno degli argini più potenti all’incremento delle temperature medie del pianeta è dato proprio dagli alberi che servono a stemperare il surriscaldamento soprattutto delle metropoli. Occorre, dunque, fare una vera e propria rivoluzione verde che non è quella della transizione energetica “green” di cui dibattono i politici (e che sarà piegata solo all’interesse delle aziende) o quella degli ecologisti che si limitano a protestare con cartelli e striscioni, ma in realtà facendo poco di concreto.
Bisogna piantare molti alberi, trasformando le arterie cittadine in vie di alberi e riducendo del pari il traffico automobilistico a favore di trasporti pubblici ecofriendly (ma sempre rispettando gli alberi ).
Gli alberi da piantare dovrebbe essere centinaia di migliaia in ogni territorio, ricavando sempre nuove superfici in cui piantumare.
In questa nostra epoca di passioni tristi, occorre fare riferimento a personaggi quasi “mitologici” e di statura morale come lo statunitense John Appleseed, ambientalista d’antan5, oppure a personaggi letterari come quello costruito da Jean Giono, nel suo breve e corroborante racconto, L’uomo che piantava gli alberi6
Purtroppo molte amministrazioni comunali, oggi, sono nemiche degli alberi4, ma anche molti cittadini sono altrettanto nemici degli alberi sulla base di asserzioni di questo tipo: gli alberi sporcano, gli alberi danno alloggio agli uccelli che poi sporcano di guano le auto parcheggiate sotto, gli alberi producono rami che mettono in ombra balconi e finestre e danno facile transito a topi e ad altri insetti sin dentro le case, gli alberi uccidono gli umani quando all’improvviso crollano per una raffica di vento più violenta.
Palermo, per quel che ho avuto modo di vedere, quotidianamente, va in una dissennata controtendenza: gli alberi di alto fusto vengono abbattuti quotidianamente per futili motivi e, per di più, mai più rimpiazzati: soltanto le spoglie tristi degli alberi mutilati o i loro mozziconi rimangono poi come triste monito.
Tutti gli amministratori dovrebbero leggere il libro di Mancuso che potrebbe essere loro d’ispirazione per trarne preziose indicazioni.
Purtroppo chi amministra, chi fa politica, raramente legge e si documenta, poiché le scelte vengono fatte seguendo ben altri criteri.

 

Fratelli alberi (foto di Maurizio Crispi)

Sembra che a Palermo – come in molte altre città italiane - sia attualmente in corso un “importante”7  piano di gestione del verde pubblico (da noi presentato a gennaio 2026), che prevede sia interventi di manutenzione che, in casi specifici, l'abbattimento di grandi alberi. 
Sembra che il Comune abbia avviato un programma straordinario da 12 milioni di euro. L'obiettivo principale è effettuare circa 10.000 potature entro il 2026 per “mettere in sicurezza”8  le strade e “migliorare”9 la salute degli alberi.
Il piano include l'abbattimento di alberi, ma questi interventi sono dichiarati come “necessari per motivi di sicurezza”10  o perché le piante sono irrimediabilmente malate o pericolanti. L'Amministrazione ha rassicurato che "ogni albero abbattuto viene sostituito"11 con nuove piantumazioni.
Per la prima volta, la città utilizza un "censimento digitale 3D" (il cosiddetto gemello digitale) che monitora lo stato di salute di oltre 20.000 piante, permettendo diagnosi precise prima di decidere eventuali interventi drastici [e ciò nelle migliori intenzioni dichiarate e sbandierate, ma decisamente non applicate].
Negli ultimi mesi sono state sollevate forti proteste da associazioni e forze politiche. Ad esempio, è stata presentata una diffida contro l'abbattimento delle centinaia di esemplari di Ficus Magnoloides lungo via Ernesto Basile, a Palermo
13.
Alcuni gruppi di cittadini hanno presentato esposti chiedendo maggiore trasparenza sulle perizie tecniche che giustificano i tagli.
Si sono verificati anche episodi eclatanti, come nel caso del tentativo intrapreso ai primi di giugno di abbattere alcuni degli esemplari di Ficus Magnoloides lungo Viale Regina Elena, l’arteria che connette Palermo con Mondello, proteste esitate nell’arresto di un cittadino che protestava contro tali tagli indiscriminati14.
La LIPU ha criticato il calendario degli interventi, segnalando che abbattimenti e potature pesanti in questo periodo interferiscono con la nidificazione degli uccelli.
Sebbene il Regolamento Comunale preveda tutele specifiche per gli esemplari di particolare pregio, la gestione attuale è spesso al centro di un dibattito tra la necessità di sicurezza urbana (come ad esempio, nel caso di radici che distruggono i marciapiedi) e la conservazione del patrimonio storico-ambientale.
Per ignoranza, arroganza o semplicemente per bieco interesse si va in controtendenza rispetto a quanto affermano eminenti studiosi
Ci vorrebbero un Tribunale ad hoc e una figura (avvocato o altro), nominata dalla cittadinanza, che facciano da difensore civico dei nostri alberi per fermare la distruzione. 
Siamo ben lontani dal tempo in cui un Sindaco di Palermo degli anni passati inviò una lettera di apprezzamento ad un cittadino volenteroso che, di sua iniziativa, piantumò degli esemplari di Ficus in alcune aiuole del marciapiede di Via Principe di Paternò (a Palermo) che erano rimaste sguarnite dei loro alberetti15.

Ma quelli erano altri tempi.
 

____________________________________________________
 

[1] Il riferimento è a Suzanne Simard, L'albero madre. Alla scoperta del respiro e dell'intelligenza della foresta, Mondadori (Strade Blu), 2022

[2] La capitozzatura è un tipo di potatura drastica che consiste nel taglio indiscriminato del fusto principale o delle branche più grosse di un albero. Questo procedimento elimina dal 50% al 100% della chioma, lasciando l'albero privo di rami e ridotto a semplici monconi. E, più frequentemente, qui a Palermo si opta per il 100%.

[3] Cfr. Stefano Mancuso, Fitopolis, la città vivente, Laterza (I Robinson), 2023, ma anche il saggio precedente “La nazione delle piante” (Laterza, I Robinson, 2019) in cui l’autore spiega perché non possiamo fare a meno della vegetazione: “Dobbiamo mettere piante ovunque: nei muri, sui tetti, nelle facciate. La deforestazione dovrebbe essere [considerata] un crimine contro l’umanità”.  Si veda anche l’articolo di Andrea Fioravanti, “La deforestazione è un crimine contro l’umanità, dice Stefano Mancuso” (https://www.linkiesta.it/2019/03/stefano-mancuso-intervista-alberi/)

[4] Si veda il caso paventato della decisione (ancora non messa in atto e che sta suscitando non poche proteste da parte dei cittadini più sensibili) di abbattere alcune centinaia di grandi esemplari di Ficus Magnoloides per far posto alla linea tramviaria che dovrà correre lungo Via Ernesto Basile a Basile a Palermo.

[5] Johnny Appleseed o John Appleseed, italianizzato in Giovannino Semedimela, pseudonimo di John Chapman (Leominster, 26 settembre 1774 – Fort Wayne, 18 marzo 1845), è stato un precursore del movimento ambientalista statunitense. Deve il suo nome alla sua abitudine di piantare meli. Fu un pioniere e un devoto missionario della chiesa neo-cristiana fondata dal teologo svedese Emanuel Swedenborg, che indicava come scopo supremo per l'uomo l'unione mistica con Dio, da raggiungersi attraverso l'amore e la saggezza. Vedi anche Storia di W. D. Haley, John Chapman. L'uomo che piantava gli alberi, pubblicato in traduzione italiana da Lindau, nel 2020.

[6] Cfr, Jean Giono, L’uomo che piantava gli alberi, Salani, 1996

[7] Virgolettato mio

[8] Idem

[9] Idem

[10] Idem

[11] Idem

[12] Idem

[13] Si rimanda alla nota 4

[14] Il dibattito su viale Regina Elena si inserisce in un clima di forte scontro cittadino sulla gestione degli alberi storici. Le preoccupazioni per i ficus di Mondello si sommano, infatti, alle proteste per i progetti infrastrutturali legati alle nuove linee del tram, che prevedono – come già detto - la rimozione di centinaia di alberi in altre importanti arterie di Palermo.

[15] Si veda nel mio blog l’articolo, “Il signor Giacomo Minutella, l’uomo che piantò gli alberi”
(https://www.frammentipensierisparsi.net/2022/06/il-signor-giacomo-minutella-l-uomo-che-pianto-gli-alberi.html)

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17 giugno 2026 3 17 /06 /giugno /2026 06:29

In un periodo di così drastici cambiamenti, in cui la resistenza e la capacità di adattamento diventano valori fondamentali, immaginare le nostre città come organismi diffusi e in comunità con il resto del vivente, in breve immaginare le nostre fitopolis costruite come fossero delle piante, potrebbe regalare enormi vantaggi alla nostra specie e al pianeta

Stefano Mancuso, Fitopolis, quarta di copertina

Stefano Mancuso; Fitopolis, Laterza, 2023

I libri di Stefano Mancuso sorprendono sempre e arricchiscono il nostro sguardo sul mondo che vive la crisi ecologica e climatica che ben conosciamo e di cui vediamo le conseguenze in modo sempre più palese.
Il recente saggio Fitopolis, la città vivente, pubblicato da Laterza (Collana I Robinson Letture) nel 2023,  è un autentico "manifesto" che esprime a piena voce (e in modo molto documentato) ciò che si dovrebbe fare per salvare i grandi agglomerati metropolitani e il mondo intero da una catastrofe.
Una delle chiavi di tutto, uno degli argini più potenti sono gli alberi che servono a stemperare il sovrariscaldamento soprattutto delle metropoli.
Occorre fare una vera e propria rivoluzione verde che non è quella della trasformazione "green" professata dai politici, né quella degli ecologisti che protestano per strada con tanto di striscioni, ma che ben poco fanno poco di concreto.
Il verbo è quello che bisogna piantare molti alberi, trasformando le arterie cittadine in arterie verdi e riducendo del pari il traffico automobilistico a favore di trasporti pubblici ecofriendly.
Il Verbo è che bisogna piantare milioni di alberi in ogni territori, ricavando nuove superfici in cui piantumare.
Purtroppo molti amministrazioni comunali sono nemiche degli alberi 
Molti cittadini, verità, sono nemici degli alberi 
Gli alberi sporcano con le loro foglie
Danno ospitalità agli uccelli nelle loro canopie che poi sporcano di escrementi le auto parcheggiate sotto.
Gli alberi con i loro rami che si protendono verso i balconi e le finestre danno facili vie di accesso agli appartamenti ai ratti e ad altri insetti immondi.
Gli alberi possono crollare all'improvviso ed uccidere i cittadini indifesi (ma quante persone effettivamente muoiono sotto un albero stroncato da un temporale?).
Questi alcuni dei molti luoghi comuni a proposito degli alberi rinfocolati spesso dallo stesso modo di dar notizie da parte dei media.
Invece, guardando, agli aspetti positivi, si può dire che
Gli alberi danno ombra e proteggono le vie e le piazze dal sovrariscaldamento
Accrescono l'umidità dell'aria:
Assorbono CO2 che viene utilizzata attivamente per i processi di organicazione dell'azoto e nella produzione attiva di ossigeno.
Gli alberi riducono di molto l'effetto albedo dal quale dipende in gran parte il sovrariscaldamento delle città.
Gli alberi danno riparo agli uccelli e dunque danno un potente contributo al mantenimento della biodiversità.

Rispetto a tutti questi assiomi quasi dovunque, in Italia, si va in controtendenza dissennata. Gli esempi sono molteplici, alcuni dei quali assolutamente eclatanti e stolti.

Piovono le segnalazioni di alberi di alto fusto che vengono rasi al suolo oppure selvaggiamente capitozzati in periodo dell'anno non idonei.

Ci vorrebbe forse un avvocato civico che faccia da dinfesore degli alberi a nome di tutta la comunità.

Gli alberi di alto fusto abbattuti non vengono rimpiazzati e, in ogni caso, quante plantule occorrerebbero per sostituire un singolo esemplare di alto fusto già pienamente sviluppato? 
Tutti gli amministratori pubblici dovrebbero leggere il libro di Mancuso e trarne preziose indicazioni.
C'è da augurarsi che questo libro possa essere d'ispirazione.
Purtroppo tuttavia - c'è da aggiungere - chi amministra, chi fa politica, raramente legge.

«In un periodo di così drastici cambiamenti, in cui la resistenza e la capacità di adattamento diventano valori fondamentali, immaginare le nostre città come organismi diffusi e in comunità con il resto del vivente, in breve immaginare le nostre fitopolis costruite come fossero delle piante, potrebbe regalare enormi vantaggi alla nostra specie e al pianeta

(Risvolto) Da troppo tempo ci siamo posti al di fuori della natura, dimenticandoci che rispondiamo agli stessi fondamentali fattori che controllano l’espansione delle altre specie. Abbiamo concepito il luogo dove viviamo come qualcosa di separato dal resto della natura, contro la natura. Ecco perché da come immagineremo le nostre città nei prossimi anni dipenderà una parte consistente delle nostre possibilità di sopravvivenza. Nel volgere di pochi decenni, l’umanità è andata incontro a una rivoluzione nelle sue abitudini ancestrali. Senza che ce ne accorgessimo, la nostra specie, che fino a poco tempo fa viveva immersa nella natura abitando ogni angolo della Terra, ha finito per abitare una parte davvero irrisoria delle terre emerse del pianeta. Cosa è accaduto? Da specie generalista in grado di vivere dovunque, ci siamo trasformati, in poche generazioni, in una specie in grado di vivere in una sola e specifica nicchia ecologica: la città. Una rivoluzione paragonabile soltanto alla transizione da cacciatori-raccoglitori ad agricoltori avvenuta 12.000 anni fa.
È certo che in termini di accesso alle risorse, efficienza, difesa e diffusione della specie questa trasformazione è vantaggiosa. Ma è altrettanto certo che ci espone a un rischio terribile: la specializzazione di una specie è efficace soltanto in un ambiente stabile. In condizioni ambientali mutevoli diventa pericolosa. Il nostro successo urbano richiede, infatti, un flusso continuo ed esponenzialmente crescente di risorse e di energia, che però non sono illimitate. Inoltre, fatto decisivo, il riscaldamento globale può cambiare in maniera definitiva l’ambiente delle nostre città e costituire proprio quella fatale mutazione delle condizioni da cui dipende la nostra sopravvivenza.
Ecco perché è diventato vitale riportare la natura all’interno del nostro habitat. Le città del futuro, siano esse costruite ex novo o rinnovate, devono trasformarsi in fitopolis, luoghi in cui il rapporto fra piante e animali si riavvicini al rapporto armonico che troviamo in natura.
Non c’è nulla che abbia una maggiore importanza di questo per il futuro dell’umanità.

 

Hanno detto:
«Mancuso ridisegna la città del futuro prossimo, in cui la natura dovrà essere riportata all’interno del nostro habitat, in una armoniosa convivenza, che non ha nulla dell’utopia ma che si fa necessità operativa.» - Lella Baratelli

 

Stefano Mancuso



L'autore. Stefano Mancuso (nato nel 1965) insegna Arboricoltura generale e coltivazioni arboree all’Università di Firenze ed è direttore dell'International Laboratory of Plant Neurobiology (LINV). È uno dei membri fondatori dell’International Society for Plant Signaling & Behavior, e accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili. Tra le sue pubblicazioni Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale (Giunti Editore, 2013, con Alessandra Viola), Uomini che amano le piante (Giunti Editore, 2014), Botanica. Viaggio nell'universo vegetale (Aboca Edizioni, 2017), Plant revolution (Giunti Editore, 2017), L'incredibile viaggio delle piante (Laterza 2018), La nazione delle piante (Laterza 2019), La tribù degli alberi (Einaudi, 2022), Fitopolis, la città vivente (Laterza, 2023), La versione degli alberi (Einaudi, 2024).

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29 maggio 2026 5 29 /05 /maggio /2026 07:11

Partendo da una premessa a tratti comica e assurda, Jonathan Miles costruisce un romanzo assolutamente unico. Una riflessione profonda sulla solitudine, sull'idealismo che si scontra con la brutalità del mondo reale, sulla crudeltà della natura e sulla propensione alla violenza spesso insita nell'animo umano.

Soglie del testo

Jonathan Miles, Eradicazione, Mondadori (Strade Blu), 2026

Ho letto con molto piacere Eradicazione. Una favola contemporanea, scritto da Jonathan Miles e pubblicato da Mondadori (Collana Strade Blu) nel 2026.
Adi, con alle spalle una carriera di docente (ed anche musicista talentuoso, come si scoprirà), ma provato dal dramma di un evento luttuoso ancora non elaborato, accetta un incarico speciale che consiste nel trascorrere quattro settimane in un isola semideserta, sita da qualche parte nel mondo (si immagina facilmente un clima tropicale). Un'isola che viene descritta specialissima per la sua flora e fauna assolutamente particolari e che sta per essere devastata dalla sovrappopolazione di capre che, originariamente portate in un tempo remoto nell'isola dai balenieri di passaggio per avere un serbatoio di carne fresca a cui rifornirsi, una volta cessata la pesca alla balena, sono state dimenticate e hanno cominciato a proliferare indisturbate, mettendo a repentaglio l'ecosistema originario dell'isola. 
Quest'isola, cui viene attribuito il nome di Santa Flora non esiste veramente e sembra essere piuttosto un luogo universale ed allegorico (ed infatti l'autore non si preoccupa nemeno dove sia ubicata).
Adi sbarca nell'isola con la convinzione che dovrà svolgere un "giusto" lavoro, un lavoro che avrà sicuramente una giustificazione morale ed una ragion d'essere, ma dovrà mettersi al confronto con un compito non facile: uccidere delle capre inermi non è una cosa semplice e, sin dall'inizio, egli si trova a dover lottare contro le sue resistenze interiori, anche trovandosi stretto in un confronto con alcuni bracconieri (cacciatori di squali per il semplice taglio delle pine e dorsali e laterali) che agiscono cinicamente, tenendo nel massimo spregio qualsiasi valore riconducibile all'amore e al rispetto per la natura. In più, l'isola è infestata da montagne di rifiuti di plastica gettati sulle scogliere dai marosi e provenienti dall'inquinamento marino provocato dalla pesca e dalla pratica di disseminare il mare di scarti di vario genere. Ed ancora: se egli compisse l'opera di eradicazione che gli è stata richiesta chi dovrebbe provvedere allo smaltimento delle decine di corpi morti di capre, in assenza di predatori naturali che di quei cadaveri possano nutrirsi?
Adi si pone dunque molti problemi etici (ed anche procedurali), mentre quegli altri due uomini (insediati all'altra estremità dell'isola) sono cinici, brutali e sprezzanti.
Le capre per contro sono "umane" nel loro modo peculiare di relazionarsi (o di non relazionarsi) con lui e, in un passaggio assolutamente lirico e poetico, si ritrovano a cantare assieme ad Adi quando egli inizia a suonare un rozzo e rudimentale flauto ricavato dal corno di un caprone (da lui ucciso poco prima), ritrovando così - attraverso questo canale espressivo - una connessione con il dolore primordiale per la morte improvvisa del figlioletto,  sino a quel momento totalmente negato e trasformando nello stesso tempo un oggetto morto in un strumento di vita e rivitalizzazione.
Adi, come si vedrà ad un certo punto, sarà spinto da un'improvvisa ed ineludibile epifania ad agire in tutt'altra direzione. Le capre - si rende conto - sono esseri innocenti ed inermi: che colpa hanno se sono state lasciate libere di proliferare, indotte a seguire null'altro se non la propria natura?
Il vero pericolo per l'ecosistema è rappresentato dagli uomini: sono loro che inquinano, sporcano, si mostrano insensibili verso ogni forma di vita animale e vegetale, perchè tutto deve essere piegato al raggiungimento dei propri fini e alla logica del profitto e, quindi, la conseguenza è che sono loro a doversi considerare il più che legittimo oggetto di un'azione di eradicazione.
Jonathan Miles ha concepito l'opera come una "favola" filosofica e un'allegoria: è per questo motivo che il sottotitolo del romanzo è "Una favola contemporanea".  
Il romanzo è una parabola intensa su cosa sia "giusto" fare per salvare gli ecosistemi e non sempre le soluzioni immaginate sono le migliori o le più sostenibili


(sinossi dal risvolto di copertina) Profondamente segnato da una recente tragedia familiare, Adi, ex musicista jazz diventato insegnante, decide di rispondere all'insolito annuncio di lavoro pubblicato da una fondazione impegnata in progetti umanitari, sociali e di tutela ambientale. Il ruolo, descritto con disarmante semplicità, sembra eroico: contribuire a salvare il mondo. Ma in che modo, esattamente? Per cinque settimane, Adi dovrà vivere in completa solitudine sulla minuscola e remota isola di Santa Flora, un tempo paradiso rigoglioso nel mezzo del Pacifico, oggi ridotto a paesaggio arido e vulnerabile per colpa di una terribile piaga: le migliaia di capre che hanno infestato l'isola e ne stanno definitivamente compromettendo l'ecosistema. Il vero incarico di Adi, che prima d'ora non ha mai fatto del male nemmeno a una mosca, consiste in un intervento di eradicazione. Dovrà ucciderle tutte. È l'unica via per preservare la biodiversità dell'isola e ristabilirne l'equilibrio, fondamentale anche per il resto del pianeta. Eppure, inizia a sorgere in lui il dubbio che la missione che gli è stata affidata sia meno limpida del previsto. Sarà per l'enorme cumulo di bottiglie, sacchetti di plastica, copertoni, lattine e reti da pesca in cui si è imbattuto poco dopo il suo arrivo? Di fronte al terribile dilemma morale che questa situazione gli presenta, Adi dovrà decidere in fretta da che parte stare. 
Partendo da una premessa a tratti comica e assurda, Jonathan Miles costruisce un romanzo assolutamente unico. Una riflessione profonda sulla solitudine, sull'idealismo che si scontra con la brutalità del mondo reale, sulla crudeltà della natura e sulla propensione alla violenza spesso insita nell'animo umano.

Hanno detto: 
«È già un classico. È Amleto, ma con capre ovunque.» - The Washington Post

Jonathan Miles

L'autore. Jonathan Miles, nato nel 1971, è un autore inglese. Ha vissuto un'infanzia nomade in Inghilterra, America e Canada. Dopo essersi laureato all'University College di Londra, ha conseguito il dottorato al Jesus College di Oxford. Tra i suoi libri ricordiamo The Medusa, The Shipwreck, The Scandal e The Masterpiece, che è stato pubblicato con successo internazionale e i cui diritti sonon stati acquistati per un film. Più recentemente, St. Petersburg: Three Centuries of Murderous Desire – uno dei libri di storia dell'anno per il Times. Once Upon A Time
World nasce dalla passione di Jonathan per la riviera francese, che dura da oltre tre decenni. In una prima recensione, il libro è stato nominato dal Sunday Times "libro della settimana" - "affascinante sia per la sua accuratezza storica che per la sua dedizione al pettegolezzo e al comportamento scorretto. Il libro diventa una delirante cronaca di eccessi. Il romanzo è un fenomenale lavoro di ricerca su centinaia di fatti storici, biografie, memorie e lettere. Si muove con magistrale controllo attraversando molteplici contesti, passando dall'arte più elevata allo scandalo più basso. È assolutamente coinvolgente, indelicato in modo sconvolgente e ne ho divorato ogni pagina".
Jonathan e sua moglie vivono tra Parigi e Roma.

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18 aprile 2026 6 18 /04 /aprile /2026 08:27

Braccia scheletriche
protese verso il cielo

Non c’è salvezza

Braccia scheletrite protese verso il cielo

Con le capitozzature violente
trasformano le città
in spettrali scenari post apocalittici
con i resti penosi di alberi spogli
e scheletriti
protesi verso il cielo in un grido muto

Maurizio Crispi (13 aprile 2026)

Braccia scheletrite protese verso il cielo
Yucche potate alla selvaggia a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

I potatori armati di motosega fanno scempio.
E' molto - troppo - facile lavorare di motosega
Si leva semplicemente tutto, anzichè limitarsi a lavorare di cesesso, con il serracolo e con le cesoie
Con un unico taglio si leva tutto
Qui, secondo me c'è l'effetto di molta ignoranza e l'incapacità di essere un "vero" giardiniere
Un "giardiniere" è colui che cura le piante di un giardino e che, di continuo, ne cura il benessere, limitandosi a levare - delle piante più grandi - i rami morti e lascinando vivere il resto della pianta che, in linea generale, sa badare a se stessa.
Per fare ciò con maestria occorre lungo apprendistato ed esperienza, occorrono conoscenze: oggi, secondo me, molti si improvvisano lavoratori di un dato settore, pensando con ubris (arroganza) che l'essere in possesso di uno strumento (come è ad esempio la motosega) li autorizza ad operare in un determinato settore.
In realtà costoro sono degli arroganti-ignoranti che, per di più sono maldiretti da altri in capo a loro, altrettanto ignoranti-arroganti.
Per dire che se dai la bomba atomica in mano ad un ignorante, costui la userà provocando un gran danno.
Gli effetti di una simile ignoranza e di altrettanta arroganza, oggi, li vediamo un po' dovunque.
Alcuni dicono, ingenuamente, "Ma sì! Si riprenderanno dal taglio! Cresceranno più forti di prima!"
Pie illusioni, anche queste dettate dall'ignoranza.
Se ad una pianta togli tutto l'apparato foliare che rappresenta il modo della pianta di far funzionare il proprio metabolismo energitico e assicurare la circolazione dei nutrienti, crei una situazione di disequilibrio formidabile che ostacola i fondamenti della vita vegetale: sarebbe come estirpare i polmoni ad un mammifero e immaginare che senza l'apparato respiratorio questi possa continuare a vivere
Non date le motoseghe agli ignoranti!
Create le premesse per una corretta conoscenza della vita vegetale prima di dargliele
Assicuratevi che coloro che sono preposti con funzioni di guida e comando abbiano anch'essi le corrette conoscenze
E poi, ovviamente, c'è un problema di carenza di sensibilità di cui dover tenere conto.
E potrei continuare ancora molto a lungo, ma mi fermo qui

Braccia scheletrite protese verso il cielo
Braccia scheletrite protese verso il cielo
Braccia scheletrite protese verso il cielo
Braccia scheletrite protese verso il cielo
Braccia scheletrite protese verso il cielo

Ho sognato a dismisura, ma non ricordo quasi niente
Tutto svanito
Se non il fatto che ero in un posto in cui avevo il controllo dell’acqua e di continuo profondevo le mie energie per gestire quest’acqua
Acqua a profusione per me e i miei amici
Niente acqua per tutti gli altri
Un tema onirico violento e di sopraffazione
Non mi è piaciuto tanto
Anche perché io mi ritrovavo nel ruolo del cattivo che lesina le risorse agli altri
E questo é quanto
Un sogno appropriato per questi tempi di violenza e sopraffazione

Maurizio Crispi (14 aprile 2026)

Il sogno dell'acqua (immagine generata da Meta AI

Il sogno dell'acqua (immagine generata da Meta AI

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6 aprile 2026 1 06 /04 /aprile /2026 06:48

Piccolo scritto ritrovato e qui ancora inedito

Maurizio Crispi (5 aprile 2024)

Altavilla (foto di Maurizio Crispi)

Ecco, quest’oggi, all’arrivo in campagna (il mio retreat ad Altavilla) sono rimasto colpito dall’aria che si respirava di cui sentivo la pulizia e la dolcezza rispetto a quella inquinata di Palermo 
Quest’aria é non solo pulita, ma anche trasparente: le cose che si vedono attraverso di essa acquistano un insolito nitore nella luce calda del tramonto, quando il raggi del sole si fanno obliqui e accendono piante e fiori di colori dalle tonalità rossastre
E ci sono anche i susini in fiore con una fioritura che s'affaccia timidamente, a differenza di quella prorompente dei mandorli che già si sono rivestiti di foglie d’un verde tenero e cominciano a mostrare i primi frutti
Il mare davanti a me si stende a formare una tavola piatta d’un blu che tende ad un omerico color del vino e sull’orizzonte si staglia il profilo di isole lontane 
È tutto molto bello 
Una parte di me esulta nel vedere e nel sentire tutto questo, anche olfattivamente
Nello stesso tempo un’altra parte di me stesso dice: Mannaggia, siamo soltanto all’inizio di aprile! Gli invasi sono per metà vuoti. Ancora non piove come si deve!
Per questo motivo dovrei rattristarmi, ma quell’altra parte di me non può fare a meno di gioire infinitamente

L’aria bella della campagna
L’aria bella della campagna
L’aria bella della campagna
L’aria bella della campagna
L’aria bella della campagna
L’aria bella della campagna
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4 luglio 2025 5 04 /07 /luglio /2025 11:01
Piante di Ficus Microcarpa capitozzate in tempo non adeguato (foto di Maurizio Crispi)

Ho appreso da una lettera inviata dall’amministratore del condominio dove abito che, alla fine del mese di giugno, sarebbero venuti dei giardinieri per mettere a posto il giardinetto d’ingresso
Per far ciò, avrebbero dovuto potare - così diceva lettera- le piante di ficus che contornano il giardino
Si tratta di piante vigorose che, sopravvissute a potature selvagge negli anni precedenti, erano ricresciute a dare ombra, frescura e protezione ai nidi di uccelli.
Io e altri del condominio, abbiamo ribadito che non è questo il momento di fare la potatura dei ficus , adducendo le motivazioni più sensate che, cioè, non si procede a potatura quando la pianta è in piena fase di vegetazione, che - sfrondando le chiome e riducendole all’osso, si leva l’ombra preziosa particolarmente d’estate e che si disturbano gli uccelli quando sono in fase di nidificazione.
L’amministratore ha ribattuto: “No, non dovete preoccuparvi! I giardinieri mi hanno assicurato che sarà una potatura leggera”. 
Insomma, non c’è stato verso di convincerlo a dilazionare quest’operazione ad un momento più opportuno
Puntualmente, il 30 giugno, come annunciato, è arrivata la squadra dei giardinieri che, in realtà, si sono rivelati essere dei portatori selvaggi armati di motoseghe 
Il risultato della loro giornata di lavoro è stato devastante e credo che le fotografie che ho scattato possano illustrare molto bene la loro devastante azione 
Questi ignoranti hanno persino eliminato le radici pensili che a fatica stavano raggiungendo il terreno e che sarebbero diventate un’importante elemento di stabilizzazione degli alberi 
Dicendo le cose con il loro nome - e senza infingimenti - non si è trattato di una potatura “leggera”(una parola a dir poco mistificatoria e menzognera), bensì di una capitozzatura selvaggia, tanto per cambiare
Ovviamente il giardinetto non è stato sistemato, ma in più il terreno è ora disseminato dei detriti dell’encomiabile opera di questi giardinieri ignoranti 
Ringrazio vivamente il nostro amministratore condominiale per avere proceduto comunque, malgrado i nostri tentativi di dissuasione

 

Buongiorno!
Esiste un regolamento del verde che prevede da legge il rispetto della nidificazione.
Se si dovesse riverificare un episodio del genere bisogna scrivere una PEC al Comune ed una all'amministratore del condominio, ricordando gli obblighi che abbiamo verso la fauna.
Pubblichiamo questa lettera con foto annesse.
Inoltre l'amministratore in quanto tale é un rappresentante delle volontà dei proprietari, non uno che decide di testa sua.
Non abbassiamo la guardia su questi episodi sicuramente deleteri per le piante.
E non solo.
Le piante con le loro fronde abbassano la temperatura al suolo.
Quindi l'amministratore non ha sicuramente ben interpretato il proprio ruolo.

SOS Emergenza Alberi Palermo

(Redazione ANCI, 22 aprile 2025)

Ambiente e territorio:
nidificazione avifauna e gestione verde urbano,
indicazioni per i Comuni

L’Associazione Lipu è disponibile a fornire maggiori informazioni e materiali

Il periodo della nidificazione, per gran parte delle specie, dura da marzo fino a luglio-agosto (i mesi di maggiore attività riproduttiva degli uccelli sono aprile-maggio-giugno). In questo periodo dell’anno si segnalano alcune indicazioni per una corretta programmazione delle potature, nell’ambito della complessa gestione del verde urbano, finalizzate a perseguire l’esigenza di tutelare la fauna e in particolar modo l’avifauna,  necessaria per  il mantenimento della biodiversità  e per contribuire anche al benessere psico-fisico delle persone.  A  questo riguardo,   preme evidenziare in via generale che una potatura corretta, che non altera significativamente la chioma delle alberature, può essere già considerata rispettosa della avifauna.  La legge N.  157/92, con particolare attenzione alla delicata fase biologica della riproduzione, in recepimento di direttive e convenzioni internazionali, tra cui la Direttiva Uccelli (2009/147/CE) ricorda l’importanza di tutelare l’avifauna, pur consentendo motivate deroghe (art. 9 della citata Direttiva).
Gli abbattimenti e le potature di alberi e siepi potrebbero comportare la distruzione dei nidi degli uccelli e dei relativi habitat, si rammenta il parere Ispra (Prot. 53526 del 11 ottobre 2021).
Da notare che gran parte dei nidi sono difficilmente rilevabili anche da ornitologi esperti, poiché molti di essi sono piccoli e nascosti nella vegetazione, oppure sono allestiti all’interno di piccole cavità nel tronco e nelle branche

Questo scrissi nel 2022, al termine di un'operazione di pulizia selvaggia del giardinetto condominiale.
Ero molto sconfortato nell'osservare gli effetti di tale azione indiscriminata

Maurizio Crispi

Facciamo il deserto!
La filosofia del new gardening degli ignoranti
alberi condominiali capitozzati (foto di Maurizio Crispi)

(01.06.2022) In primavera capita spesso di camminare
tra nuvole colorate e profumate
Talora i profumi sono così intensi che si pensa di poter svenire
da un momento all'altro
E' davvero una meraviglia!
Non sono soltanto i cromatismi delle fioriture
e i loro profumi sontuosi,
ma anche la profusione di tutte le sfumature di verde

Eppure, ci sono quelli che
di questa bellezza opulenta
non ne capiscono proprio niente,
come gli addetti alla pulizia
del mio giardinetto condominiale
che, per incarico dell'amministratore,
hanno proceduto ad un diserbaggio selvaggio e radicale delle aiuole
levando, assieme alle erbe infestanti,
tutte le piante
- alcune di crescita spontanea -
che avessero una valenza ornamentale

Tutto cancellato in un sol colpo
i nastrini
le lantane cresciute a partire da semi portati dagli uccelli
un Ibisco selvatico venuto su spontaneo
Un alberetto simile a quelli che fiancheggiano la via
(forse uni albero delle lanterne cinesi),
pure lui nato da un seme erratico

Tutto andato, in un sol colpo,
e il bellissimo giardinetto verdeggiante
s'è trasformato in un deserto desolato,
brullo
Davvero sconfortante!

Cosa non può l'ignoranza delle persone!
L’azione d'estirpare erbe spontanee e selvatiche
dovrebbe essere sostenuta, in verità,
da alcune linee guida

Non sono tutte da eliminare, le piante spontanee
Ce ne sono alcune che dovrebbero essere lasciate,
rispettate, se è possibile,
non solo per la loro bellezza
e la particolarità delle fioriture
ma anche per la loro utilità
o per il semplice fatto che possono
essere di compagnia alle piante "utili"

Insomma, questa pulizia selvaggia
è un classico esempio di come
per levare l'acqua sporca del bagno
si manda via nello scarico
anche il bambinello

E' così che vanno le cose,
ahimé

Assistiamo sempre più spesso all'abbattimento di esemplari arborei importanti, apparentemente senza alcun motivo: la cosa lascia vieppiù sorpresi quando simili scempi vengono perpetrati dalle Amministrazioni comunale che dovrebbe agire piuttosto in senso contrario e ciò nella direzione della tutela del verde pubblico, che è uno dei più preziosi patrimoni di cui disponiamo, soprattutto in questi tempi grami di crisi climatiche. Ciò in parte discende da scelte governative...

Maurizio Crispi (8 aprile 2026)

Il Governo Italiano continua a favorire il taglio degli alberi indebolendo le norme di salvaguardia per foreste e alberi monumentali
Un emendamento al decreto-legge n. 104/2023 coordinato con la legge di conversione n. 136/2023 "Decreto Asset" modifica il Codice del paesaggio e amplia le aree di "notevole interesse pubblico" dove gli alberi potranno essere tagliati senza l'autorizzazione paesaggistica della Sovrintendenza. Secondo Fratelli d'Italia si tratterebbe solo di una "semplificazione normativa".
Anche se nell' aprile 2023 Giorgia Meloni all'inaugurazione del Salone del Mobile, a Rho Fiera diceva, parlando di una cornice legislativa "che rendesse il settore arredo indipendente, coniugando sostenibilità ambientale ed economica: "Puntiamo a una filiera legno-arredo 100% made in Italy"

Contributo di Silvia Fiore (su facebook)

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15 marzo 2025 6 15 /03 /marzo /2025 09:12

Ho scritto questa nota dopo che due enormi eucalipti che crescevano rigogliosi nel giardino privato del condominio di fronte erano stati tagliati a pezzi ed eradicati
Questi due alberi facevano ombra e ospitavano una miriade di uccelletti.
Qualcuno ha decretato che dovessero essere abbattuti.
Il mio cuore ha sanguinato
Ho perso degli amici, un riferimento abituale nel mio panorama quotidiano
Nel corso della notte successiva - una notte di sonno inquieto - ho trascritto questa nota

Maurizio Crispi (15 marzo 2024)

I due eucalipti smembrati in via Lombardia (15 marzo 2025) - foto di Maurizio Crispi

Respiro stertoroso
Fischi e ronchi 
Una vera sinfonietta
Catarro di gola
Colpi di tosse
Non so se io stia sognando
tutto ciò 
o se mi capita davvero
Mi sveglio
Mi alzo
Bevo dal rubinetto
Meglio?
Forse si!
O forse no
Mi si chiude la gola
Mi sembra di soffocare se
Penso all’albero segato del giorno prima,
il grande eucalipto che si ergeva 
davanti alla finestra della camera da letto 
Impietosamente tagliato a pezzi ed eradicato
da becchini forniti di motosega
Penso a tutti gli alberi del mondo
minacciati dalle motoseghe
e da altri strumenti letali 
Penso al loro sussurro che si affievolisce
sino a spegnersi del tutto
mentre vengono uccisi e depezzati

Penso al sussurro del mondo
compromesso
Penso che il mio respirare
sia intimamente collegato 
a quello degli alberi
Cosa accadrebbe se
nel momento in cui si sega un albero
la stessa ferita letale comparisse 
nel corpo dell’aguzzino?

Colpo su colpo
Ecco, dovrebbe arrivare il momento 
in cui la natura si vendica
Tutto è uno
Tutto è connesso
Per ogni albero che si uccide
saranno in molti a dover morire
avvelenati, smembrati, senza più respiro

Forse ho sognato
oppure, forse,
tutto questo non è sogno

Accadrà davvero
o sta già accadendo

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19 settembre 2024 4 19 /09 /settembre /2024 06:46

Si tratta di una mia nota del 2009, scritta a commento di una foto da me scattata (testo in buona parte di tipo compilativo)

Maurizio Crispi (18 settembre 2009)

Lombrico stanato dalla pioggia

Dopo la pioggia vengono fuori i vermicelli, lunghi e grassi
In realtà, si tratta di quelli che più appropriatamente si chiamano lombrichi e, quando si parla di lombrichi, il pensiero non può che correre a Darwin.
Su queste umili creature Charles Darwin, che oggi compirebbe 200 anni, scrive l’ultimo libro della sua vita, nel 1881, un anno prima di morire. Il libro si intitola "The formation of Vegetable Mould, Through the action of Worms, with Observation on Their Habits"  (tradotto in italiano con il titolo "L'azione dei vermi") e molti studiosi lo considerano una curiosità o addirittura una stranezza, non all’altezza di un naturalista del suo calibro.

Fa eccezione Stephen Jay Gould, che sostiene che quest’ultima opera è «una celata sintesi dei principi di argomentazione, elaborati lungo un’intera vita, identificati e utilizzati nella più grande trasformazione della natura mai prodotta da un solo uomo». «I vermi – continua Gould – sono a un tempo umili e interessanti, e il lavoro di un verme, se sommato per tutti i vermi, per lunghi periodi di tempo, può plasmare il paesaggio e modellare il suolo». Il terreno è qualcosa che l’intuito ci porta a considerare come molto stabile, se non addirittura immutabile. Forse è perché ci appoggiamo sopra le nostre case, i beni immobili cui affidiamo il nostro benessere e la nostra protezione. Darwin dimostra però che il suolo tanto stabile non è perché è in realtà sottoposto a un continuo fermento provocato dai lombrichi.

Darwin svela l’entità del lavorio di queste piccole bestie sulle turbolenze del suolo in maniera meticolosa. Innanzitutto dà i numeri, calcolando «quale vasto numero di vermi vive non visto da noi, sotto i nostri piedi»: oltre 21 000 per ettaro di suolo britannico (pari a 142 chilogrammi di vermi). Poi con i dati che raccoglie da persone sparse in ogni angolo del pianeta, arriva a concludere che i vermi sono distribuiti in maniera molto più ampia e in una varietà di ambienti ben superiore rispetto a ciò che noi possiamo immaginare. Quindi scava buchi profondi nel terreno per vedere quanto i vermi si estendono in profondità nel suolo. Infine cerca evidenze dirette del continuo ricircolo del terriccio sulla superficie terrestre, che sarebbe provocato dall’ingestione e dall’escrezione della terra da parte di queste bestie tubuliformi.

Darwin compì numerose, pazienti misure degli escrementi dei lombrichi, che stima variare fra 3 e 7 tonnellate per ettaro. Secondo i suoi calcoli ogni dieci anni si formano fra 2 e 6 centimetri di nuovo terriccio. Sono numeri non trascurabili, se li moltiplichiamo per migliaia di anni. Viene da pensare che i vermi abbiano contribuito ad affossare le rovine greche e romane su cui si sono costruite le nostre città medievali e moderne. L’ultimo libro di Darwin è dunque, citando di nuovo Gould, «un trattato esplicito sui vermi e il suolo, e una discussione velata di come è possibile imparare sul passato studiando il presente».

Buon compleanno Mr. Darwin!

Il saggio ultimo di Darwin fa riflettere sulla finitezza della vita e sul modo in cui attraverso la morte e il disfacimento si generi di continuo nuova vita

Charles Darwin, L'azione dei vermi

Charles Darwin, L'azione dei vermi (a cura di Giocchino Scarpelli, nella traduzione di Milli Graffi), Mimesis, 2012

Ultima opera di Charles Darwin, questo studio sulle piccole creature della terra convalida la teoria dell’evoluzione. Come una metafora dell’intero sistema, il lombrico agisce allo stesso modo della selezione naturale: lavora in modo nascosto e instancabile, e con la complicità del tempo è in grado di trasformare la faccia del pianeta. Dedicato appunto allo studio delle creature più ordinarie e umili, il testo del grande naturalista rivela come i lombrichi, nel loro inesausto impegno nel rivoltare e vagliare la terra, producano alla lunga vasti e inaspettati effetti, dalla formazione dell’humus al dissodamento del suolo, alla trasformazione del paesaggio stesso. Tutt’altro che esseri spregevoli, nonostante l’aspetto, i lombrichi delle pagine di Darwin, dalle quali trapela una poeticità profonda, dimostrano anche barlumi di quella che chiamiamo intelligenza. Qual è allora il lascito di Darwin, in quest’opera che precede di poco la sua scomparsa? Che la Selezione Naturale è come un verme, cieca e instancabile. Che l’uomo non è l’unico detentore dell’intelletto. Che esiste nel regno animale una scala nella distribuzione di facoltà e disposizioni, ma nessun salto, poiché la nostra origine è comune. Anche se tocca alla specie umana il dovere di salvaguardare e preservare il mondo vivente.

Charles Darwin (1809-1882) con la teoria dell’evoluzione biologica per selezione naturale ha rivoluzionato la scienza, la filosofia e il pensiero occidentale. L’azione dei vermi nella formazione del terriccio vegetale fu pubblicata nel 1881, benchè quello di Darwin fosse un interesse che risaliva al 1837. Le sue opere più celebri sono Viaggio di un naturalista intorno al mondo (1839), L’origine delle specie (1859), L’origine dell’uomo (1871) e L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali (1872).

Giacomo Scarpelli insegna Storia della Filosofia all’Università di Modena e Reggio Emilia. È autore dei volumi Il cranio di cristallo. Evoluzione della specie e spiritualismo (1993), Il dio solo. Alle origini del monoteismo (1997), La scimmia, l’uomo e il Superuomo. Nietzsche: evoluzioni e involuzioni (2008), Ingegno e congegno. Sentieri incrociati di filosofia e scienza (2011). Ha curato l’edizione di opere di Kant e di Bergson e Storia della biologia in Italia (1987). 

Milli Graffi, poetessa e anglista, ha insegnato all’Università di Verona. Dirige la rivista “Il Verri”. Ha pubblicato i volumi di versi Mille graffi e venti poesie (1979); Fragili Film (1987); L’amore meccanico(1994); Centimetri due (2003), Embargo voice (2006) e, inoltre, studi su Marinetti, Palazzeschi e Breton. Tra le sue traduzioni Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio (1989), e La caccia allo Snualo (1985) di Lewis Carroll.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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