Si narra che tre ragazze arabe provenienti dalle montagne avessero un solo grande sogno: quello di bere il tè nel Sahara; per questo misero assieme tutto il denaro che avevano e dai carovanieri si fecero portare nel deserto. Si incamminarono e di duna in duna andarono in cerca dii quella più alta dove fermarsi a preparare il tè e a berlo contemplando il paesaggio quietamente illuminato dalla luna.
Ma non erano mai soddisfatte, si spostavano di continuo sperando che la duna successiva sarebbe stata la più dalla quale contemplare un paesaggio più ampio.
Vennero ritrovate ormai morte molti giorni dopo da una carovana di passaggio nella stessa posa in cui, evidentemente, si erano addormentate, con le tazze che avevano con sé piene di sabbia.
Il tè nel deserto ( The Sheltering Sky) è un film del 1990 diretto da Bernardo Bertolucci. Il soggetto è tratto dall' omonimo romanzo di Paul Bowles. Il film è la seconda delle tre collaborazio...
"Il tè nel deserto" è un romanzo del 1949 dello scrittore e compositore statunitense Paul Bowles.
La rivista Time lo ha inserito tra i cento migliori romanzi in inglese del periodo tra il 1923 e il 2005.
La frase che dà il titolo originale al libro: The Sheltering Sky ("Il cielo protettivo") è questa:
(in lingua originale) «A black star appears, a point of darkness in the night sky's clarity. Point of darkness and gateway to repose. Reach out, pierce the fine fabric of the sheltering sky, take repose.»
(in italiano) «Una stella nera appare, un punto oscuro nel chiarore del cielo notturno. Luogo oscuro e punto di passaggio verso il riposo. Tendi la mano, trapassa il fine tessuto di questo cielo protettivo, riposa.»
(Bowles, p. 93)
Il tè nel deserto è un romanzo del 1949 dello scrittore e compositore statunitense Paul Bowles. La rivista lo ha inserito tra i cento migliori romanzi in inglese del periodo tra il 1923 e il 2005...
Paul Frederic Bowles ( New York, 30 dicembre 1910 - Tangeri, 18 novembre 1999) è stato uno scrittore, compositore, poeta, etnomusicologo e traduttore statunitense. Bowles nasce a New York City nel...
Immergersi nei romanzi di Peter Cameron è, ogni volta, come affrontare una piccola avventura.
Si tratta sempre di storie che espongono un evento o una somma di eventi che hanno delle ripercussioni sui personaggi principali, l'evoluzione nel cui percorso di vita sarà successivamente modificata in modi che non possiamo sapere con certezza, ma soltanto intuire.
Così è in uno dei suoi più recenti romanzi, Cose che succedono di notte (What Happens at Night, nellatraduzione di Giuseppina Oneto), pubblicato da Adelphi (Collana fabula nel 2020): un uomo e una donna dei quali non sarà mai detto il nome (così da renderli quasi dei personaggi archetipici) arrivano - dopo un lungo viaggio (pare che siano partiti da New York) - in una sperduta località del Nord Europa (almeno così si presume) per portare a termine l'adozione di un bimbo.
La donna sta per morire per le complicazioni di un tumore e desidera che, prima di giungere all'esito fatale, il marito possa avere un figlio di cui occuparsi e non dover rimanere da solo.
Arrivano in questo luogo sperduto e gelido a fatica e si insediano in un hotel grande e fastoso (ma un po' demodé), ma le cose si complicano: entrano in scena altri personaggi che gravitano attorno all'hotel in cui alloggiano e che assumono il ruolo di interlocutori dialettici che aprono visuali e fanno intravedere spiragli di vita differente. Nei pressi dell'albergo sta anche un guaritore rinomato che la Donna cerca di incontrare, Un'anziana signora che occasionalmente suona il piano per intrattenere i clienti dell'albergo si intromette nella vita dei due, così come anche un altro oscuro personaggio.
L'Uomo e la Donna vengono distolti dal progetto originario e, apparentemente prendono altre strade.
Alla fine l'adozione verrà portata a termine, ma i destini di vita dell'Uomo e della Donna divergeranno.
E qui il romanzo si ferma.
Al lettore, l'onere di immaginare ciò che non è stato scritto.
Mi è piaciuto.
(Risvolto di copertina) Questo libro è fatto di buio e di neve. Di un treno nella notte, e di una coppia senza nome che scende in una stazione deserta del Grande Nord. Di un immenso, lussuoso albergo nel cuore di una foresta. Delle sue stanze chiuse, dei suoi infiniti corridoi, dell'isola di luce del suo bar. Dei suoi due unici frequentatori – una vecchia cantante che tutto ha visto, e un losco uomo d'affari con un suo crudele disegno. E ancora, di un sinistro orfanotrofi o, e di un enigmatico guaritore. Non tutti gli scrittori avrebbero saputo trasformare questa materia in un grande, misterioso romanzo. Ma Peter Cameron, questo nel tempo lo abbiamo imparato, non è uno scrittore come tutti.
Un romanzo che fin dalla prima riga prende alla gola – e non fa che stringerla sempre di più.
«È ambientato al Borgarfjaroasysla Grand Imperial Hotel molto somigliante al Grand Budapest Hotel visto nel film di Wes Anderson» - Mariarosa Mancuso
L'autore. Peter Cameron è uno scrittore statunitense. Si è laureato all'Hamilton College di New York nel 1982 in letteratura inglese.
Ha venduto il suo primo racconto al The New Yorker nel 1983 dove ha successivamente pubblicate numerose altre storie. Il suo primo romanzo è stato una raccolta di racconti, da titolo In un modo o nell'altro, pubblicato da Harper & Row nel 1986 (in Italia da Rizzoli). Il suo secondo romanzo The Weekend, è stato pubblicato nel 1994 da Farrar, Straus & Giroux, che ha anche pubblicato Andorra, nel 1997 e Quella sera dorata nel 2002.
Ha pubblicato anche Un giorno questo dolore ti sarà utile (2007), Paura della matematica (2008), Coral Glynn (Adelphi 2012), Gli inconvenienti della vita (Adelphi 2018), Cose che succedono la notte (Adelphi 2020) e Anno bisestile (Adelphi 2021).
I libri letti chiamano dei film, come - viceversa - i film visti ti portano a leggere il libro da cui sono stati tratti. Se solo si viene a sapere che un certo film è tratto da un romanzo, si cerca
( Maurizio Crispi) I romanzi di Peter Cameron sono in un certo modo "minimalisti". Mettono insieme dei personaggi, in situazioni diverse ed anche in epoche diverse (come è il caso di "Coral Glynn")
Con Citofonare Interno Modus la Libreria Modusvivendi intende portare gli autori, selezionati secondo un criterio di qualità, direttamente nelle case dei lettori con una formula che coniuga ...
Con la massima discrezione (Guanda, 2024) è uno degli ultimi romanzi pubblicati da Arnaldur Indriðason e appartiene alla serie "Kónrað" che vede come protagonista l'ex-poliziotto, ora in pensione, Kónrað che si ritrova a indagare su vecchi casi, spinto dall'ossessione di chiarire le circostanze drammatiche della morte del padre.
Scritto con la consueta maestria, il romanzo porta il lettore a scandagliare vecchie storie che riguardano la Rejkyavick degli anni Cinquanta, quando chi era incline a scelte sessuali non ortodosse era costretto a nasconderlo perchè non vi era tolleranza alcuna del "diverso".
Mentre Kónrað indaga sul mistero della vecchia Luger ricomparsa che, forse, era passata per le mani del padre, ucciso da mano rimasta ignota, con caparbietà si immerge in un mondo di vecchie relazioni, riuscendo a trovare a poco a poco un bandolo della matassa investigativa.
Questa è la prima storia di Kónrað che mi capita di leggere e ora dovrò recuperare il tempo perduto, leggendo le precedent: mi sono spoilerato da solo, tuttavia, leggendo per primo l'ultimo volume della serie.
(Risvolto) Da giorni imperversa su Reykjavík una fitta nevicata che ha imbiancato tutto e non accenna a diminuire. In condizioni del genere è sconsigliato uscire, ma l’anziana donna che quella mattina si presenta alla centrale di polizia pensa di avere a che fare con una faccenda davvero importante. Fra gli oggetti del marito mancato da poco ha appena trovato una Luger degli anni Quaranta, nascosta dietro una cassetta degli attrezzi in garage. Non l’aveva mai vista prima, il marito non andava a caccia e non aveva motivo di possedere una pistola. La Scientifica non tarda ad appurare che si tratta dell’arma di un delitto commesso nel 1955 nel quartiere popolare dei Múlar, la cui vittima era un ventenne di nome Garðar. Tuttavia, non c’è nulla che colleghi il defunto a quell’omicidio. A chi apparteneva allora la Luger? Konráð si ricorda benissimo di avere visto un’arma identica fra le mani di suo padre... Tutti gli indizi portano a vecchie conoscenze del detective, criminali che hanno gestito e coperto per anni sordidi giri di pedofilia. Il cerchio si stringe attorno al colpevole e Konráð sente di essere a un passo dalla verità. Ma sarà una verità difficile da accettare.
Serie Kónrað
2017 - (Myrkrið veit) - Quel che sa la notte, Guanda 2019
2017 - (Stúlkhan hjá brúnni) - La ragazza del ponte, Guanda 2020
2019 - (Tregasteinn) - La pietra del rimpianto, Guanda 2023
2020 - (Þagnarmúr) - Muro di silenzio, Guanda 2024
2022 - (Kyrrþey) - Con la massima discrezione, Guanda 2025
Hanno detto
«Il maestro islandese del poliziesco.» - Le Monde des livres
«Un giallo superbo, scritto da un acclamato virtuoso del genere.» - Kirkus Reviews
«Indriðason descrive la quotidianità di chi vive ai margini. Spesso Konráð merita di essere trattato male, eppure non si può fare a meno di stare dalla sua parte. L'autore ha costruito la serie intorno a un antieroe che non nasconde il suo lato oscuro. Cosa si può chiedere di più?» - Morgunblaðið
«Un fenomeno letterario internazionale, ed è facile capirne il motivo. I suoi romanzi sono avvincenti, autentici, inquietanti e appassionati.» - Harlan Coben
L'autore.Arnaldur Indriðason, nato nel 1961, a Reykjavík, è uno scrittore islandese di romanzi polizieschi che hanno come protagonista il personaggio di Erlendur Sveinsson. Ha lavorato come giornalista indipendente e come critico cinematografico. Laureato in storia, ha scritto il suo primo romanzo nel 1997. Ha vinto numerosi premi fra i quali il Glasnyckeln e Gold Dagger. Tra i suoi romanzi pubblicati da Guanda: Sotto la città (2005), La signora in verde (2006), La voce (2008), Un corpo nel lago (2009), Un grande gelo (2010), Un caso archiviato (2010), Un doppio sospetto (2011), Cielo Nero (2012), Le abitudini delle volpi (2013), Sfida cruciale (2013), Le Notti di Reykjavík (2014), Una traccia nel buio (2015), Un delitto da dimenticare (2016), Il commesso viaggiatore (2017), La ragazza della nave (2018), Quel che sa la notte (2019), I figli della polvere (2021), In silenzio si uccide (2022), La pietra del rimpianto (2023), Muro di silenzio (2024).
Arnaldur Indriðason ( Reykjavík, 28 gennaio 1961) è uno scrittore e giornalista islandese, noto particolarmente per i suoi romanzi polizieschi che hanno come protagonista il personaggio di Erlendur
Mimetizzato per quasi un secolo come un piccolo vortice scuro fra le correnti della prosa espressionista, questo romanzo di Peter Flamm torna ad agire su di noi come un sortilegio, la stenografia di un sisma psichico ancora lontano dall’essere decifrato.
Casa Editrice Adelphi
Il mio nome, che non è il mio nome eppure lo è, il mio destino, che non appartiene a me, ma a un altro, e ora mi è piombato addosso, soffocante come fosse il mio
Peter Flamm
Il capolavoro che Peter Flamm, psicoanalista e letterato berlinese, pubblicò alla metà degli anni Venti – Io? (nell'ammirevole traduzione di Margherita Belardetti e seguito da una ricca nota di Manfred Posani Löwenstein), pubblicato da Adelphi (2024), inizia allucinato e sorprendente con una negazione: «Non io, signori giudici, un morto parla per bocca mia».
Chi racconta è un sopravvissuto agli orrori della guerra di tirncea, Wilhelm Bertuch, che, accusato di un duplice omicidio, ricostruisce in tribunale con un lungo monologo la sua storia friabile e oscura: «Non sono io qui, non è mio questo braccio che si alza, non sono miei questi capelli ora bianchi, non è mio il crimine, non è mio il crimine».
Tutto aveva avuto inizio nel 1918. Da poche ore era finita la Prima guerra mondiale e, mentre cercava di lasciarsi alle spalle i cumuli di morti e i cunicoli delle trincee, Bertuch era inciampato nel corpo esanime di un commilitone. Senza pensarci, con un rapido gesto della mano aveva afferrato dalla tasca il passaporto, impossessandosi, insieme al documento, anche della sua identità. E così quel povero fornaio di Francoforte si era trasformato nel dottor Hans Stern, colto e affermato medico berlinese.
Invece di tornare dalla madre e dalla sorella, sale come un sonnambulo – almeno così dice – sul treno che lo porta a Berlino, la città in cui Hans aveva vissuto con la moglie Grete, il figlio e un cane.
Riconosciuto, accolto, vezzeggiato da tutti per una illusione collettiva che le cronache a volte riportano – tranne che dal cane che, dopo averlo morso, stabilirà con lui una tregua precaria – si acquartiera nella casa, nel letto del morto, in una professione che non conosce e che pure vorrà praticare, tra amici che non ha mai incontrato. Lo guida una creaturalità alla Kaspar Hauser che tutto deve ancora imparare e quel bisogno sempre deluso di felicità che attrae in modo irresistibile la letteratura di Weimar, nell’ultima stagione dell’espressionismo.
In calce - come già detto - si può leggere una nota esplicativa ed ermeneutica scritta da Manfred Posani Löwenstein
E' stata per me una lettura molto interessante che mi ha portato, inevitabilmente, a pensare al celebre caso dello "smemorato di Collegno" che è emblematico di tanti casi analoghi (e, più in generale, attinenti con lo scambio di persona) che si verificarono tra i reduci della prima guerra mondiale e che è anche alla base del famoso romanzo di Nathaniel Hawthorne, LaLettera Scarlatta, in cui il marito della protagonista femminile, Hester, ritenuto morto per mano dei Pellerossa e disperso, riappare con un'altra identità, assumendo il nome di Roger Chillingworth, medico,
Qui, nel romanzo di Flamm, si dipana una vicenda indecidibile tra due diverse possibili spiegazioni, in una tessitura narrativa che si muove tra flusso di coscienza e rimemorazione.
Sino all’ultimo, anche a lettura ultimata, si rimane sospesi in un limbo di possibilità diverse riguardanti il tema dello scambio di persona con molti interrogativi che si aprono ai quali non vengono date risposte davvero decisive.
É interessante ricordare qui che Peter Flamm visse l’esperienza della I Guerra Mondiale e che, successivamente, fu medico e psichiatra; e, dunque, si può ipotizzare che in questa narrazione riversi esperienze personali e professionali.
Molto bella la nota finale, al tempo stesso esplicativa, ermeneutica e chiarificatrice, contenente anche esaurienti notizie su questo poco conosciuto scrittore germanico.
«Il mio nome, che non è il mio nome eppure lo è, il mio destino, che non appartiene a me, ma a un altro, e ora mi è piombato addosso, soffocante come fosse il mio» (Peter Flamm).
(Soglie del testo) Mimetizzato per quasi un secolo come un piccolo vortice scuro fra le correnti della prosa espressionista, questo romanzo di Peter Flamm torna ad agire su di noi come un sortilegio, la stenografia di un sisma psichico ancora lontano dall’essere decifrato.
(Risvolto) Berlino, 1918. La guerra è appena finita, un uomo torna a casa e non è più lui. È convinto di aver rubato l’identità a un morto. Crede di vivere nel corpo di un altro; tutti lo riconoscono e pensano di sapere con chi parlano. Solo il vecchio cane gli abbaia contro e lo morde. Il cane sa che quello non è il suo padrone. Poi comincia a ricordare: Grete, la giovane donna dalla chioma tizianesca che ora vede alla finestra, è sua moglie; nella culla c’è il loro bambino; si rivolge a un’anziana signora chiamandola «mamma». Ma quei ricordi non hanno radici, sono cose che sa: «come un attore me ne sto su un palcoscenico, imparerò la mia parte, è già scritta fino in fondo, di certo già da prima, e io mi limito a recitarla». Solo l’amore incondizionato e la gelosia per Grete – quando riceve la visita di un uomo, Borges, un «amico» che l’ha corteggiata mentre lui era al fronte – risveglia un sentimento che potrebbe essere suo. Questo è quanto ci è dato sapere del protagonista prima che la storia inizi. Lo ritroveremo nell’aula di un tribunale, accusato di omicidio, mentre cerca di scagionarsi. Ma chi parla in queste pagine? Chi ha commesso il crimine? Il rispettabile chirurgo berlinese Hans Stern, o piuttosto Wilhelm Bettuch, l’umile fornaio che sembra averne assunto le sembianze? La risposta rimane racchiusa nel punto interrogativo del titolo e le ultime parole che l’imputato rivolge ai giudici non fanno che rendere ancora più impenetrabile l’enigma: «Ora chinatevi, spazzate via quel po’ di terra. Ed ecco, troverete – me. Sì, ossa e teschio e polvere e il mio nome, che non è il mio nome eppure lo è, il mio destino, che non appartiene a me, ma a un altro, e ora mi è piombato addosso, soffocante come fosse il mio».
L'autore. Peter Flamm,, nato a Berlino nel 1891, è stato un autore tedesco. Iniziò a pubblicare articoli e racconti sui giornali quando era ancora uno studente di medicina. Nel 1926, il suo romanzo psicologico d'esordio Ich? fece scalpore quando fu pubblicato da S. Fischer. Negli anni successivi continuò l'attività letteraria, scrivendo altri tre romanzi parallelamente alla sua attività di medico finché, in quanto ebreo, dovette emigrare dalla Germania a Parigi con la moglie Marianne nel 1933 e poi a New York nel 1934. Tra i suoi pazienti ricordiamo il premio Nobel William Faulkner, mentre celebrità come Albert Einstein e Charlie Chaplin andavano e venivano dalla sua casa. Morì a New York nel 1963.
Nel 2024 Adelphi pubblica in Italia Io?.
Germania (Alias Domenica) Il capolavoro che Peter Flamm, psicoanalista e letterato berlinese, pubblicò alla metà degli anni Venti - Io? (ammirevole traduzione di Margherita Belardetti, con una ricca
Smemorato di Collegno Lo smemorato di Collegno Nome completo Ricoverato del Manicomio di Collegno n. 44170 (Canella) Data 20 settembre 1927 Sentenza 1º maggio 1931 Lo smemorato di Collegno fu l'uomo
«Quello che succede oggi in Medio Oriente è per Israele un vero e proprio suicidio. Un suicidio guidato dal suo governo, contro cui – è vero – molti israeliani lottano con tutte le loro forze, senza tuttavia finora riuscire a fermarlo. E senza nessun aiuto, o quasi, da parte degli ebrei della diaspora.»
Anna Foa (da "Il suicidio di Israele")
Nell'attuale, acceso, dibattito, sulla questione palestinese merita certamente una lettura attenta e meditata, il piccolo saggio di Anna Foa, Il suicidio di Israele (pubblicato da Laterza nel 2024).
Anna Foa, storica italiana, docente universitaria e saggista, fa in questo piccolo libro un'analisi lucida e disincantata della situazione medio-orientale, circa un anno dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
L'autrice offre al lettore una narrazione complessa ed imparziale che tiene conto di tutte le sfaccettature di un problema complesso e dei suoi numerosi nodi.
Per comprendere, bisogna conoscere: ed è per questo motivo che l'autrice, sia pure in forma sintetica, ci offre una disamina dei decenni che hanno preceduto la nascita dello stato d'Israele, proclamato nel 1948. Seguono i fatti noti, illustrati ampiamente anche da altre fonti, tra le cui non mancano i saggi importanti di Ilan Pappè e di altri autori. Infine, l'autrice, dopo aver esaminato accuratamente i diversi aspetti terminologici, illustrando al lettore come e perché si sia giunti a identificare l'antisemitismo con l'antisionismo e a considerare i due termini equivalenti, si sofferma a parlare dell'assetto presente, denunciando il fatto che persistendo in questa strada Israele - in quanto stato - rischia di mettersi in una posizione che, alla fine, ne determinerà un vero e proprio suicidio; e ammonendo che occorre un vero e proprio cambio di rotta, coraggioso e che riprenda la via della convivenza di due differenti popoli con pari diritti di cittadinanza.
La tesi del suicidio dello stato di Israele, qualora perseverasse in questa sua vocazione fortemente colonialista, segregazionista e genocida, è stata anche esaminata dal giornalista Chris Hedges nel suo recente volume.
Molto interessante, e sicuramente meritevole di lettura, nel momento che stiamo attraversando.
Il volume è stato Libro vincitore del Premio Strega Saggistica 2025 ed anche Libro vincitore del Premio De Sanctis - Saggistica 2025
«Quello che succede oggi in Medio Oriente è per Israele un vero e proprio suicidio. Un suicidio guidato dal suo governo, contro cui – è vero – molti israeliani lottano con tutte le loro forze, senza tuttavia finora riuscire a fermarlo. E senza nessun aiuto, o quasi, da parte degli ebrei della diaspora.» (dal volume)
(Risvolto di copertina) Israele stava già attraversando un periodo di crisi drammatica prima del criminale attacco del 7 ottobre 2023. Grandi manifestazioni chiedevano a gran voce le dimissioni di Netanyahu e del suo governo e il paese era praticamente bloccato.
La risposta al gesto terroristico di Hamas con la guerra di Gaza rischia però di essere un vero e proprio suicidio per Israele. Da un lato, infatti, abbiamo l’involuzione del sionismo, o meglio dei sionismi: da quello originario della fine del XIX secolo, passando per quello liberale e favorevole alla pace con gli arabi, fino alla crescita del movimento oltranzista dei coloni e all’assassinio di Rabin. Dall’altro, il resto del mondo ebraico – la diaspora americana e quella europea – si confronta oggi con un crescente antisemitismo che, contrariamente alla propaganda di Netanyahu, non è la stessa cosa dell’antisionismo, ma che certo dalle vicende della guerra di Gaza trae spunto e alimento. Per salvare Israele è necessario contrapporre al suprematismo ebraico, proprio dell’attuale governo Netanyahu, l’idea che lo Stato di Israele deve esercitare l’uguaglianza dei diritti verso tutti i suoi cittadini e deve porre fine all’occupazione favorendo la creazione di uno Stato palestinese. Qualunque sostegno ai diritti di Israele – esistenza, sicurezza – non può prescindere da quello dei diritti dei palestinesi. Senza una diversa politica verso i palestinesi Hamas non potrà essere sconfitta ma continuerà a risorgere dalle sue ceneri. Non saranno le armi a sconfiggere Hamas, ma la politica.
L'autrice. Anna Foa è una storica italiana, specializzata in storia culturale dell'età moderna e nella storia degli ebrei in Europa e in Italia. Ha dedicato la sua carriera alla memoria storica, con particolare attenzione alla Shoah, e ha insegnato Storia moderna nell'Università Sapienza di Roma.
Con il Mulino ha pubblicato Giordano Bruno (1998), Eretici (2004), Andare per ghetti e giudecche (2014), Andar per luoghi di confino (2018) e Le vie degli ebrei (2024).
Con Laterza ha pubblicato Ebrei in Europa. Dalla Peste nera all'emancipazione (1992), Diaspora. Storia degli ebrei nel Novecento (2009), Portico d’Ottavia 13. Una casa del ghetto nel lungo inverno del 1943 (2013), La famiglia F. (2018) e Gli Ebrei in Italia: i primi 2000 anni (2022).
Ha inoltre scritto Anime nere. Due donne e due destini nella Roma nazista (Marsilio, 2021) e Donne e shoah (Mimesis, 2021).
Nel 2024 pubblica per Laterza Il suicidio di Israele con il quale vince nel 2025 il Premio De Sanctis e la prima edizione del Premio Strega Saggistica.
Anna Foa ( Torino, 23 dicembre 1944) è una storica italiana, autrice di numerosi studi di storia culturale della prima età moderna e di opere sulla storia degli ebrei in Italia e più in generale in
Chris Hedges narra con compassione e maestria gli effetti concreti e devastanti di una guerra che dura ormai da quasi ottant’anni
L'unico indiano buono è un indiano morto
"Un genocidio annunciat...
Loop out. D’amore e di rabbia. Diario di un’adolescente in fuga, scritto da un'a giovane che si presenta sotto il falso nome di C. Betty e pubblicato da Mediter Italia, nel 2025) si propone come un interessante diario di vita vissuta, scritto nel web (utilizzando una specifica app, scaricabile nello smartphone) da un'adolescente che percorre diverse - precoci - esperienze nel campo delle nuove dipendenze e dei nuovi modi di assumere sia gli oppiacei, sia la cocaina, ambedue in forme che ne consentono il consumo attraverso il fumo che si libera dalla combustione delle "pietre".
Alle spalle di Betty C. vi sono esperienze di appartenenza ad un nucleo familiare poco consistente, scarsamente efficace sotto il profilo educativo e poco o niente contenitive.
L'ambientazione è il quartiere Ballarò del centro storico di Palermo, dove ha preso piede in anteprima rispetto ad altre realtà italiane la diffusione del crack.
E' - secondo me - un importante testo contemporaeo, un documento del nostro tempo, lucido e disincantato.
(soglie del testo) “Vi è mai capitato di buttare via qualcosa e poi di rendervi conto che vi serviva? A me è successo con la mia vita”. È l’incipit dell’autrice che ripercorre oltre dieci anni di dipendenza dalle droghe trascorsi tra comunità e ospedali, che descrive le conseguenze fisiche e psichiche di una adolescenza spesa tra la strada, con eroina e crack, e i rave, con anfetamina e MdM. È stato incredibilmente scritto al telefonino e, alcune parti, giravano su Wattpad, nella forma clandestina di brevi resoconti di giornate destinati soprattutto a se stessa. Un diario che, dopo anni, oggi viene pubblicato per essere un documento straordinario, necessario per una riflessione sulle conseguenze delle perdite affettive e sulla prevenzione dei rischi dalle dipendenze. Una memoria che è anche la prova di come i rapporti sociali dipendano sempre dall’uso del potere che genera conflitti e che produce un soggetto alienato per l’azione oppressiva dell’Altro, così come Lacan aveva spiegato. Perciò la vita è qui descritta come un’amara e instancabile routine, come se la protagonista fosse stata a lungo bloccata in un loop.
Il passaggio di Hong Kong dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord alla Repubblica Popolare Cinese avvenne alla mezzanotte del 1° luglio 1997. Questo evento, denominato "Hong Kong Handovere", pose fine a 156 anni di dominio britannico, risalenti alla cessione dell'isola di Hong Kong nel 1841 durante la Prima Guerra dell'Oppio.
Come parte dell'accordo, Hong Kong sarebbe stata istituita come regione amministrativa speciale della Cina (RAS) per almeno 50 anni a partire dal 1997, mantenendo i propri sistemi economici e di governo, diversi da quelli della Cina continentale, durante questo periodo, sebbene l'influenza del Partito Comunista Cinese (PCC) e del governo centrale di Pechino fosse aumentata dopo l'approvazione della legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong nel 2020.
Hong Kong era una colonia dell'Impero britannico dal 1841, fatta eccezione per i quattro anni di occupazione giapponese, dal 1941 al 1945. Dopo la Prima Guerra dell'Oppio, il suo territorio fu ampliato nel 1860 con l'aggiunta della Penisola di Kowloon e dell'Isola di Stonecutters, e nel 1898, quando la Gran Bretagna ottenne un contratto di locazione di 99 anni per i Nuovi Territori.
La data del passaggio di consegne nel 1997 segnò la fine di questo contratto.
La Dichiarazione Congiunta Sino-Britannica del 1984 aveva stabilito le condizioni per il trasferimento di Hong Kong, con la Cina che si impegnava a mantenere le strutture di governo ed economia esistenti secondo il principio "un Paese, due sistemi" per un periodo di 50 anni.
Hong Kong divenne la prima regione amministrativa speciale della Cina; fu seguita da Macao dopo il suo trasferimento dal Portogallo nel 1999, secondo accordi simili.
Java Road(nella traduzione di Mariagrazia Gini), Adelphi (Fabula), 2023, è scritto magnificamente, come altri, da Lawrence Osborne che qui ci conduce ad Hong Kong nei turbolenti anni successivi proprio al processo dell “Handover” del 1997, quando cessò il dominio britannico e la sua condizione di extra-territorialità rispetto al territorio cinese venne meno (e seguirono i disordini del 2014, culminanti nei 79 giorni di lotta pacifica e di disordini di piazza, definiti come la “rivoluzione o protesta degli ombrelli”).
Questa è la cornice storica e geografica di un mondo in decadenza vista attraverso gli occhi del protagonista Adrian Gyle che, in pratica, è invecchiato ad Hong Kong ma è pur sempre considerato uno straniero e un estraneo, senza il diritto ad avere un suo posto.
L’amicizia con Jimmy Tang rampollo di un’altolocata famiglia cinese (frequentazione che ha radici nei tempi della comune frequentazione di Cambridge) rappresenta il suo ancoraggio qui ed un suo passaporto al bel mondo della élite economica, ma sarà - nello stesso tempo - fonte di guai e di ambiguità.
Ritroviamo nelle pagine di Osborne l’acuta e vivida descrizione di un mondo in declino e, assieme, di quello, malinconico, di Adrian.
La figura dell’antico poeta cinese Li Bai - più volte citato - ha un ruolo simbolico di primo piano in questo tormentato processo di trasformazione, di transito e passaggio.
(Soglie) Sebbene le sue storie ci facciano girare il mondo, Osborne finisce per guidarci sempre nel posto che gli è più congeniale: la zona grigia al confine tra realtà e illusione, quella dove «cammini per strada nel sole di mezzogiorno e a un tratto ti accorgi che sul marciapiede la tua ombra non c’è».
(Risvolto) Messico, Cambogia, Marocco, Bangkok: i veri protagonisti di Osborne sono i luoghi dei suoi romanzi. I personaggi sanno sempre dove sono; meno chiaro, ai loro stessi occhi, è chi sono: questa la scintilla che innesca il racconto. Java Road ci porta a Hong Kong, nel torbido clima di una società in crisi, di un regime in bilico: le proteste studentesche infiammano le strade, i ricchi si accingono a riparare all’estero e gli stranieri non sono più visti di buon occhio. Adrian Gyle è un oscuro giornalista inglese di mezza età che vive lì da oltre vent’anni, ma che per la gente del posto continua a essere un “gwai lo”, un «fantasma bianco».
Tra le sue scarse frequentazioni, si annovera quella con l’ex compagno di università Jimmy Tang, un cinico miliardario che sguazza nell’alta società di Hong Kong come un pesce nell’acqua e che un giorno gli presenta la sua ultima fiamma, una studentessa di buona famiglia coinvolta nei tumulti.
Se ingolosisce i paparazzi, la loro relazione preoccupa il clan Tang, tanto per i suoi risvolti politici quanto per il rischio di scandali: e quando la ragazza scomparirà nel nulla, sarà Adrian a condurre un’indagine in proprio – un’indagine che, forse, non è mossa solo dal desiderio di scoprire la verità.
L’autore. Lawrence Osborne è nato in Inghilterra e ha studiato lingue moderne a Cambridge e Harvard. Ha vissuto a Parigi per dieci anni dove ha scritto il suo primo romanzo Ania Malina e successivamente il diario di viaggi Paris Dreambook.
Si è poi spostato a New York dove vive dal 1992 alternando l'attività nella Grande Mela con lunghi soggiorni nel lontano Oriente.
Ha scritto per il New York Times, Salon, New Yorker, Financial Times, New York Observer, New York Magazine, Forbes, Conde Nast Traveler, Gourmet e Men's Vogue.
Oltre ad Ania Malina e Paris Dreambook, ha scritto la collezione di saggi The Poisoned Embrace (1993) e un controverso libro sull'autismo intitolato American Normal (2002).
In Italia ha pubblicato per Adelphi Il turista nudo (2006), Shangri-la (2008), Bangkok (2009) e Nella polvere (2021) e altri.
Il Terzo gemello (The Third Twin) di Ken Follett (pubblicato nel 1996 da Mondadori) è stato espressione di un cambio di genere nelle tematiche dello scrittore nei tardi anni novanta, con un paio di libri ambientati nel presente usando le tecnologie avanzate come filo conduttore, di cui Il terzo gemello (1996) si focalizzava sugli aspetti oscuri delle biotecnologie, mentre Il martello dell'Eden (1998) poneva come asse narrativo portante il terremoto utilizzato come arma di terrore.
Il romanzo di Ken Follett presenta una duplice riflessione, la prima sulla applicazione aberrante della tecniche di clonazione sull'uomo (ricordiamo qui che la Pecora Dollyè stata il primo mammifero ad essere clonato con successo, proprio nel 1996, aprendo così un'inquietante serie di possibilità e di applicazioni per la Scienza), mentre la seconda è una riflessione sull'epigenetica intesa come quella branca della biologia che studia i cambiamenti nell'espressione genica che non alterano la sequenza del DNA, occupandosi dei modi in cui fattori ambientali, stili di vita, età e altri stimoli influenzano l'attivazione o la disattivazione dei geni attraverso modifiche chimiche reversibili, come la metilazione del DNA e le modifiche degli istoni, che possono determinare l'insorgenza di malattie e influenzare l'invecchiamento.
Dalle combinazione di tecniche di clonazione ed attenzione all'epigenetica non è detto che corredi cromosomi identici possano avere la stessa espressività e ne scaturisce pertanto la riflessione che, nell'ipotesi della clonazione applicata all'uomo, non tutti i cloni sarebbero identici gli uni agli altri soprattutto per quanto riguarda stile di vita, espressività emozionale, conformazione della personalità e attitudini etico-morali, se la crescita di ciascun clone avvenga in un ambiente diverso sotto la pressione plastica di stimoli ambientali ed educativi diversi.
The Third Twin sviluppa appunto con molta maestria queste tematiche ed è indubbiamente molto avvincete.
Sono arrivato alla lettura di quest'opera di Folllett attraverso un romanzo di Robin Cook, Shock (scritto nel 2002) che affronta tematiche simile, ma con una maestria letteraria di gran lunga inferiore.
(Sinossi) Ambientato negli Stati Uniti di oggi, tra Washington e Baltimora, è la storia di una giovane scienziata che mette a repentaglio la sua carriera e la sua vita per scoprire un intricato complotto che coinvolge grandi interessi finanziari, ragioni politiche e motivazioni ideologiche, intorno a un segretissimo esperimento di ingegneria genetica.
Una giovane scienziata, Jeannie Ferrami, sta svolgendo una ricerca sulla formazione della personalità e sulle differenze di comportamento tra gemelli monozigoti separati alla nascita, quando scopre due gemelli assolutamente identici, ma nati da madri diverse. Come è possibile? La risposta è una sola: clonazione. Ma quel genere di procedure è proibito. Chi può esserci dietro tutto ciò? E con quale scopo? Man mano che procede nelle sue ricerche, Jeannie si accorge che le sue indagini mettono in allarme una società di punta nel campo della biogenetica; e che, fatto più preoccupante, qualcuno sta cercando di fermarla in tutti i modi. È possibile che esperimenti segreti di clonazione siano stati condotti su cavie umane inconsapevoli? E in che modo è coinvolto nella vicenda anche un candidato alla presidenza degli Stati Uniti?
(Risvolto di copertina della I edizione italiana) Suspense, intrigo, amore: can Follett torna alle atmosfere classiche del thriller in una vicenda ambientata negli Stati Uniti di oggi, tra Washington e Baltimora, intorno ad un segretissimo progetto di ingegneria genetica in cui sono coinvolti i grandi interessi finanziari, ragioni politiche e motivazioni ideologiche. Affascinante protagonista é Jeannie Ferrami, giovane e ambiziosa scienziata impegnata in un complesso studio di genetica applicata alla criminalità. Ha identificato quelli che, secondo lei, sono i tratti ereditari di una mente criminale e vuole dimostrare che è una corretta educazione può efficacemente contrastarli. Per farlo, esamina gemelli cresciuti in ambienti diversi, che rintraccia grazie a un sofisticato programma di software, da lei stessa messo a punto, con cui accedere più grandi banche dati del Paese. Tutto si complica quando Jeannie si imbatte in un fenomeno inspiegabile: due gemelli perfettamente identici malati da madri diverse, i luoghi lontani e a settimane di distanza l’uno dall’altro. Non sa di aver trovato la chiave di accesso ad un pericoloso complotto in cui sono implicati, oltre al professore che guida la sua ricerca in università, anche un’importante società all’avanguardia negli studi di biogenetica è un candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Niente sembra poter fermare i nemici di Jeannie, disposti a tutto pur di interrompere le sue ricerche e occultarne i frutti. Smascherarli diventa per lei una questione di vita o di morte, e per salvarsi Jeannie può contare solo su se stessa, sul suo istinto e la sua esperienza. È sul gemello che tutti hanno già condannato come criminale, forse l’ultimo di cui lei possa fidarsi.
L'autore. Ken Follett, all'anagrafe Kenneth Martin Follett (Cardiff, 5 giugno 1949), è uno scrittore britannico.
Considerato uno dei più grandi narratori al mondo, ha raggiunto la prima posizione del New York Times best seller list con molti dei suoi romanzi, tra cui Il codice Rebecca, Un letto di leoni, Mondo senza fine, La caduta dei giganti, L'inverno del mondo, I giorni dell'eternità, La colonna di fuoco e Fu sera e fu mattina.
Due dei suoi libri, I pilastri della terra e La cruna dell'ago, sono stati inseriti nella lista dei 101 best seller più venduti di tutti i tempi, rispettivamente al 68º e al 92º posto.
Ha venduto più di 160 milioni di copie dei suoi romanzi nel mondo, ed è uno dei più ricchi e famosi giallisti britannici della storia.
Nel 2018 è stato insignito dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico (CBE) per i suoi servizi alla letteratura.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Il terzo gemello ( The Third Twin) è un film per la televisione del 1997 diretto da Tom McLoughlin, tratto dall' omonimo romanzo di Ken Follett. Invece in Italia
Il 5 luglio 1996 nasceva Dolly, il primo mammifero clonato da una cellula somatica. Il risultato portato a termine nel 1996 dal Roslin Institute in Scozia fu una pietra miliare nella storia della ...
Robin Cook, Shock (nella traduzione di L. De Angelis), Sperling&Kupfer, 2002
Di quando in quando, come ho già detto, mi ritrovo a leggere un libro di Robin Cook
Si tratta solo e rigorosamente di volumi che acquisto a metà prezzo nelle offerte online, o un tempo nei remainder o sulle bancarelle dei libri usati
A parte il fatto che, il più delle volte, questi romanzi non sono eccelsi dal punto di vista della scrittura (ma forse ciò dipende anche dal fatto che sono tradotti malamente), le trame che Robin Cook ci offre sono interessanti, in quanto esplorano i progressi della biologia e della scienza medica e i loro usi distorti il più delle volte per motivi commerciali o di una forma di perversione del demiurgo che si sente spinto a sfidare i limiti etici oltre i quali non si dovrebbe andare, ma che vengono valicati per brama di potere e di guadagno.
I titoli dei romanzi di Robin Cook sono tutti iconici ed evocativi, come ad esempio “Febbre”, “Contagio”, “Morbo”, “Sindrome fatale”, “Epidemia” e così via in una galleria di oltre trenta opere, alcune delle quali hanno ispirato film di grande successo nell’ambito del “medical thriller”.
In Shock due intraprendenti, quanto avventate, amiche, rispondono ad un annuncio che promette una cospicua ricompensa in denaro a donatrici di ovuli.
Successivamente, a cose fatte, decidono di indagare sotto falso nome, spinte dalla curiosità di sapere che fine abbiano fatto i loro ovuli, e vanno letteralmente a mettersi nella bocca del leone
Le due “eroine” sono alquanto sprovvedute ed irritanti, testarde come i muli, e vogliono andare avanti per saperne di più anche quando lampeggiano davanti ai loro occhi inquietanti segnali rossi di pericolo.
Shock si legge in modo andante
Il tema centrale che è quello della clonazione e della manipolazione genetica è indubbiamente interessante e attuale
(Risvolto) Dal Maestro del medico thriller, un nuovo entusiasmante romanzo in cui il progresso scientifico si scontra con la legge dell’etica.
Deborah Cochrane e Joanna Meissner, laureande all'Università di Harvard, tanto disinibite quanto sprovvedute, decidono di rispondere a un'inserzione della clinica Wingate, specializzata nel trattamento della sterilità, in cui si cercano donatrici di ovuli e i ricercatori offrono alle volontarie 45.000 dollari. Le due ragazze accettano senza indugio, improvvisandosi “donatrici di ovuli“, sia per bisogno di denaro sia per solidarietà verso chi cerca disperatamente un figlio con l’aiuto della scienza.
Incontrano così il dottor Saunders e lo spregiudicata équipe del dottor Wingate, fondatore della clinica. Le due amiche si sottopongono all’intervento e dopo un anno e mezzo, spinte dalla curiosità su quale sia stato l’esito della loro “donazione“, ricontattano la clinica, senza ottenere alcuna risposte soddisfacente. Infatti, si scontrano contro un muro di omertà e silenzio totale e allora le due decidono di farsi assumere dal clinica sotto mentite spoglie e con identità contraffatte per poter accedere dall’interno al data base della clinica che è protetto da password e divieti d’accesso Ma la loro curiosità di sapere se la donazione è andata a buon fine non avrà risposta.
Parte così per le due temerarie una caccia medico-informatica che le porterà a scoprire i segreti più inconfessabili della clinica.
Ciò che scoprono sarà uno “shock“ all’ennesima potenza. Il romanzo di Robin Cook spinge a riflettere su temi di grande attualità, quali la procreazione gestita in laboratorio, la manipolazione genetica e la clonazione.
L’autore. Robin Cook (New York, 4 maggio 1940) è un medico e scrittore statunitense, affermato autore di gialli, è considerato il padre dei thriller medici, e cioè dei gialli di argomento scientifico-biologico.
È autore di oltre 30 romanzi, molti dei quali sono stati trasposti in film di grande successo.
Mi chiamo Hirasaka. Il mio compito è accompagnare nel miglior modo possibile tutti coloro che vengono in questo studio fotografico
Il magico studio fotografico di Hirasaka, di Sanaka Hiiragi (pubblicato da Feltrinelli nel 2023) è un piccolo romanzo toccante e poetico.
Che dire? E' una storia sul passaggio e sul transito tra la vita e la morte
Il tema delle ultime cose è trattato con delicatezza e con molta poesia Immaginate che vi ritroviate in uno studio fotografico nel quale siete accolti da un gentile e anziano signore che è il fotografo, ma anche un guardiano di porta, il quale vi dice che siete morti e che prima di entrare nella luce vi attende un compito. Immaginate di dover scegliere 12 foto per ogni anno della vostra vita, una per mese, tra miriadi di foto e di poter tornare indietro nel tempo per poter rifare una foto, una soltanto, che non è venuta bene o che vorreste vedere diversa. Immaginate poi che tutte le foto selezionate, compresa quella speciale, servano per costruire una lanterna magica che poi vi proietterà quelle foto in una sequenza meravigliosa e caleidoscopica. Immaginate che soltanto dopo possiate entrare in un ulteriore step del vostro viaggio: tutto questo con l’assistenza gentile del sig. Hirasaka.
È un romanzo insolito sul transito e sul passaggio, in cui questo tema è raccontato con poesia e con molta delicatezza.
(Soglie del testo) Un libro sulla vita e la morte, l’amore e la perdita, l’importanza della gentilezza e di saper apprezzare ogni momento. Un romanzo ad alto tasso emotivo, che custodisce in sé tutto il fascino della migliore tradizione nipponica.
Lo studio fotografico del signor Hirasaka non è un luogo qualsiasi. Ogni visitatore viene accolto senza fretta, secondo un rituale preciso. In giardino, tante piccole lanterne brillano tra i ciliegi. A turno entrano nella stanza un’ex insegnante novantenne, un membro della yakuza e una ragazzina. Hirasaka li fa sedere su un comodo divano di pelle, prepara il tè e illustra i servizi speciali che offre lo studio. A tutti consegna degli scatoloni pieni di foto-ricordo della loro vita: potranno sceglierne una per ogni anno che hanno vissuto.
Ma non solo: hanno l’opportunità straordinaria di rivivere il loro ricordo più prezioso e di scattare di nuovo la loro foto preferita. C’è una regola, però: non possono interagire con nessuno. Perché lo studio di Hirasaka si trova al confine tra questo mondo e quell’altro.
In Giappone, infatti, fin dall’antichità si crede che ci siano dei luoghi di passaggio e che, prima di andare nell’aldilà, le persone abbiano dei flashback in cui ricordano la loro esistenza. La chiamano “somato”, lanterna girevole dei ricordi, ed è ciò che Hirasaka costruisce con le fotografie dei suoi ospiti. Cosa sceglieranno? Che vite hanno vissuto? E perché tutti vanno e vengono da quello studio, ma Hirasaka resta sempre lì? Una storia magica e consolatoria sulla vita e la morte, l’amore e la perdita, l’importanza di saper cogliere la bellezza in ogni attimo.
«Un libro magico che ci fa sentire più vivi che mai, che ci sa consolare della perdita dei nostri cari e ci fa capire quanto è importante vivere bene per sé stessi, per le persone che ci vogliono bene e per il mondo intero.» - Sabrina Bordignon per Maremosso
L’autrice. Sanaka Hiiragi, nata nel 1974 nella Prefettura di Kagawa, è un'autrice giapponese. Cresciuta nella prefettura di Hyogo, vive a Tokyo. Si è laureata in Letteratura presso l’università femminile di Kobe e ha completato gli studi all’università Himeji Dokkyo. Dopo sette anni all’estero come insegnante di giapponese, nel 2013 ha esordito nella narrativa vincendo un premio letterario. È appassionata di fotografia, vecchie macchine fotografiche e kimono.
Il magico studio fotografico di Hirasaka è stato pubblicato in Italia nel 2023 da Feltrinelli
Un romanzo dolce e delicato che affronta il tema della morte con magia e mistero: in uno studio fotografico, le anime sono invitate a rivivere i loro momenti più belli e appassionati attraverso le...
Al romanzo-verità Non si uccidono così anche i cavalli? di Horace McCoy (titolo originale: They shoot Horses, don't they?, nella traduzione di Luca Conti), pubblicato nel 2007 da Edizioni Terre di Mezzo, 2007, si è ispirato un film di Sidney Pollack del 1969 (USA), vincitore di un premio Oscar al miglior attore non protagonista (Gig Young nella parte del buttafuori Rocky).
Il romanzo di Horace McCoy, che aveva già subìto un primo trattamento cinematografico da parte dello stesso autore (Life is a Marathon, del 1937, ma rifiutato dagli Studios), nel processo di realizzazione della versione cinematografica di Pollack è stato sensibilmente modificato dagli sceneggiatori James Poe e Robert Thompson.
Nel romanzo la maratona di ballo è narrata attraverso vari flashback durante il processo al protagonista: il regista Pollack ribalta l'ordine incentrando la vicenda sullo spettacolo e mostrando solo sporadicamente alcuni passi dell'istruttoria tramite i flash-forward.
Successivamente, nel 2018, dal romanzo è stata tratto un allestimento teatrale in cui la recitazione si accompagna a coreografie, danza e musica e che ha avuto due successive tournée in alcune location italiane, di cui una nel 2019.
Il film di Pollack mio padre ebbe modo di vederlo al Festival del Cinema di Taormina e me ne parlò in termini entusiastici (e, tra le altre cose, mi portò delle belle foto in bianco nero che corredavano i comunicati stampa, diffusi agli addetti ai lavori presenti). Poi, a distanza di qualche anno, il film lo vidi anche io in qualche cineclub. They shoot horses, don't they? è indubbiamente uno dei grandi film di Sidney Pollack, centrato sul fenomeno diffuso (e drammatico) negli Stati Uniti, negli anni successivi alla Grande Depressione, delle cosiddette "Maratone di Ballo", in cui si lanciavano spiantati e aspiranti attori desiderosi di essere attenzionati da impresari e manager, ma anche attratti dal sostanzioso premio in denaro riservato all'unica coppia vincente e dalla possibilità di avere dei pasti gratuiti per tutta la durata della competizione.
Le maratone di ballo furono una delle forme di intrattenimento più controverse nella storia degli Stati Uniti. Hanno visto i partecipanti ballare ininterrottamente per giorni, settimane e talvolta mesi per avere la possibilità di vincere cibo e denaro. Negli anni Venti, la rinascita dei Giochi Olimpici suscitò un enorme interesse per le impressionanti imprese di forza e resistenza, che portò all’aumento di popolarità delle gare di ballo che duravano per lunghi periodi di tempo. Nel 1923 la mania della maratona di ballo vide i record mondiali di danza senza sosta essere battuti praticamente ogni giorno, ma le cose sfuggirono davvero di mano quando i prosperi anni Venti sfumarono nella Grande Depressione degli anni Trenta.
L’innocua gara di ballo si trasformò in uno spettacolo contorto in cui le persone morivano letteralmente di fatica sulla pista per la possibilità di vincere i tanto desiderati premi in denaro. Nel febbraio del 1923, l’istruttrice di danza Alma Cummings stabilì il record mondiale del tempo più lungo trascorso ballando ininterrottamente, 27 ore. Ma per gli standard delle maratone di ballo degli anni Trenta, la sua performance era uno scherzo, dato che i concorrenti ballavano per giorni, a volte settimane, per avere la possibilità di vincere l’equivalente in denaro di uno stipendio annuale, in un periodo in cui la maggior parte delle persone faticava a mettere il cibo in tavola. La gente era disperata e gli organizzatori delle maratone di ballo ne approfittavano per mettere in scena spettacoli estenuanti per le masse disposte a pagare.
Il fenomeno delle Maratone di Danza si sviluppò particolarmente nel periodo successivo alla Grande Depressione del 1929, soprattutto perché gli impresari cavalcavano la voglia di tanti spiantati di poter vincere dei premi in denaro e potere così sbarcare il lunario, in quei tempi grami e di disoccupazione feroce.
Le esigenze di questo tipo indotte dalla Depressione economica vennero a sommarsi alla nascente spettacolarizzazione dello sport.
Nello stesso periodo, ad esempio, ebbe inizio la C. C. Pyle's International Transcontinental Foot Race, detta più comunemente "The Bunion Derby" da Los Angeles a New York City, per la massima parte sviluppato sulla famosa Route 66. La gara si sviluppava sulla distanza di 3,423 miglia, con un premio di $25,000 per il primo classificato.
Ai tempi della Grande Depressione la Maratona di Danza risultava essere a tutti gli effetti una feroce gara ad eliminazione in cui i partecipanti erano costretti secondo il regolamento a stare continuamente in movimento, a ritmo di musica (piano, orchestra o anche radio durante le ore notturne), con periodi di 1 ora e cinquanta minuti consecutivi e 10 minuti di riposo (intervalli di tempo che dovevano utilizzare per tutte le loro necessità di base, come farsi la doccia, riposare, farsi medicare le vesciche ai piedi, ricevere dei massaggi).
Per vivacizzare l'atmosfera da un certo punto in poi, come racconta il romanzo viene inserito un "Derby giornaliero" in cui le coppie devono fare una vera e propria gara seguendo un circuito ovale disegnato sulla pista da ballo (gli uomini camminando tacco-punta, quindi a tutti gli effetti marciando e le donne seguendoli attaccati alla loro cintura al piccolo trotto). Il derby giornaliero faceva la vera selezione, poiché le ultime coppie (quelle arrivate per ultime, oppure quelle stroncate dal ritmo forsennato) venivano eliminate. In questo piccolo universo, man mano che si va avanti emergono crudeltà reciproche mentre si affievoliscono i gesti di solidarietà.
Tutto questo è raccontato magistralmente nel romanzo di McCoy e nel film di Pollack.
Il volume pubblicato da Terre di Mezzo non è più disponibile sul mercato, ma nel 2018 ne è stata fatta una nuova edizione (Editore Sur, Collana BigSur).
Su youtube si può vedere integralmente il film realizzato da Pollack, come anche i trailer dello spettacolo teatrale del 2018.
Vale la pena vederlo, così come merita una lettura il romanzo di McCoy.
(Risguardo) Anni Trenta. In piena Grande Depressione Robert e Gloria, entrambi a Hollywood in cerca di un ingaggio, per sbarcare il lunario si iscrivono a una maratona di ballo nei pressi della spiaggia di Malibù: in cambio di vitto e alloggio i partecipanti devono danzare per giorni e giorni senza mai fermarsi, fino allo sfinimento. In palio ci sono mille dollari e, soprattutto, la possibilità di farsi notare dai produttori e dai registi che bazzicano questi eventi.
La maratona attira sbandati senza quattrini e giovani in cerca di successo, e ben presto si trasforma in una vera e propria lotta per la sopravvivenza, dove non c’è spazio per i sentimenti né per la pietà umana e dove tutto, anche la sofferenza, è ridotto a spettacolo per gli occhi insaziabili del pubblico. Fino all'epilogo macchiato di sangue.
Una storia nera e inquietante che ricorda fin troppo da vicino la nostra epoca malata di reality show. Da questo libro l'omonimo film di Sydney Pollack (USA, 1969) vincitore di un Oscar
Hanno detto:
"Tra i modelli cui mi sono ispirato per il mio Cavie c'è anche un grande libro americano dimenticato: Non si uccidono anche i cavalli? di Horace McCoy" (Chuck Palaniuk su Repubblica)
"McCoy usa le parole come se fossero proiettili" (Time)
L'Autore. Horace McCoy (1897-1955) è uno dei nomi di riferimento tra gli scrittori della hard-boiled school, insieme con Dashiel Hammett, James M. Cain e Raymond Chandler.
Nella sua vita McCoy ha fatto mille mestieri: il commesso viaggiatore, il tassista, il giornalista e, negli anni Trenta, anche il buttafuori in una maratona di ballo.
Tra i romanzi pubblicati in Italia: Un sudario non ha tasche (Terre di mezzo) e Un bacio e addio (Einaudi)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Una maratona di danza è un evento in cui i partecipanti ballano o camminano a tempo di musica per un lungo periodo di tempo. Le maratone di danza risultano nate
Horace McCoy, Non si uccidono così anche i cavalli? (Nuova edizione 2019 per Sur, Collana BigSur).
Hollywood, anni Trenta. Robert e Gloria sono due tra i tanti giovani che durante la Grande Depressione si riversano da ogni parte d'America nella città del cinema, in cerca di un'occasione.
La loro amicizia nasce dopo un primo incontro fortuito, quando insieme decidono di iscriversi a una maratona di ballo, attratti dal premio di mille dollari e dalla possibilità di essere notati da qualche produttore a caccia di volti nuovi. Durante la massacrante esibizione, via via che le altre coppie in gara si ritirano o vengono eliminate, Robert avrà modo di conoscere a fondo Gloria, la sua lingua svelta e i modi divertenti, ma anche le sue fragilità e il malessere interiore. Alla vicenda dei protagonisti, e all'epilogo di sangue annunciato fin dalla prima pagina, fa da vivace controcanto una serie di personaggi indimenticabili: c'è Socks, l'impresario senza scrupoli, e Rocky, l'esuberante presentatore; c'è Mario, il gigantesco ballerino italiano che nasconde un passato oscuro; e poi divi e dive del cinema che fanno la loro comparsata sugli spalti, poliziotti e gangster, anziane benefattrici e donne virtuose disperatamente intenzionate a boicottare la manifestazione. Prefazione di Violetta Bellocchio.
«Pubblicato per la prima volta nel 1935 e diventato poi un film di Sydney Pollack con Jane Fonda, torna in libreria il libro di McCoy, uno dei capostipiti del genere hard boiled» - Robinson
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.