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5 ottobre 2026 1 05 /10 /ottobre /2026 09:23
In mezzo scorre il fiume, locandina del film

“In mezzo scorre il fiume” (A River Runs Through It) è il film drammatico del 1992 diretto da Robert Redford e interpretato da un giovane Brad Pitt insieme a Craig Sheffer e Tom Skerritt. 
La pellicola è tratta dall'omonimo romanzo autobiografico di Norman Maclean. ed è celebre per le sue straordinarie ambientazioni dedicate alla pesca a mosca. tanto che al film venne assegnato l’Oscar per la Migliore Fotografia (Philippe Rousselot).
La storia si sviluppa nel suggestivo scenario del Montana, durante la prima metà del Novecento. Al centro del racconto c'è la crescita di due fratelli profondamente diversi, cresciuti sotto la guida rigida di un severo pastore presbiteriano.
Il maggiore, Norman, interpretato da Craig Sheffer, è un ragazzo serio, riflessivo e posato, che sceglie di dedicarsi agli studi per intraprendere una tranquilla carriera accademica. Al contrario, il minore Paul – Brad Pitt – è un'anima ribelle, impulsiva e tormentata; nonostante riesca a farsi strada come giornalista locale, finisce per lasciarsi travolgere dal vizio del gioco d'azzardo e da una vita costantemente al limite.
Nonostante le loro strade si dividano e le distanze caratteriali sembrino incolmabili, c'è un legame indissolubile che tiene unita questa famiglia: la passione per la pesca con la mosca sulle acque del fiume Blackfoot. Questa attività va ben oltre il semplice passatempo, trasformandosi nel film in una vera e propria metafora della vita, dell'arte e della ricerca della grazia spirituale.
É certamente un film di “formazione” squisitamente declinato al maschile, nel quale le donne - pur essendo presenti - hanno una funzione del tutto secondaria e, in fondo, declina anche una visione del mondo molto hemingwayana, se si pensa al primo Hemingway, quello dei racconti, in particolare con quelli di Nick Adams come “Grande fiume dai due cuori” . 
Le donne restano come figure di sfondo, forse nel ruolo di spettatrici affettuose ma escluse da quel codice segreto che lega il padre e i due fratelli. 
Il cuore emotivo della storia appartiene solo a loro.
Per quanto riguarda il parallelismo con il primo Hemingway, inoltre, c'è la stessa identica idea che la natura selvaggia e il fiume non siano solo un paesaggio, ma un luogo sacro dove l'uomo si isola per misurare se stesso, trovare un ordine nel caos e cercare una propria forma di redenzione.
Anche il modo di comunicare della famiglia Maclean è puramente hemingwayano: i sentimenti non si dicono a parole, non ci sono grandi sfoghi o confessioni emotive. Tutto passa attraverso l'azione, il rispetto di una disciplina rigorosa come la pesca e la compostezza stoica di fronte al dolore. Paul, in fondo, è il perfetto eroe di Hemingway: splendido, ribelle e inevitabilmente condannato, un uomo che sfida la vita al limite e che gli altri possono solo amare e ammirare, senza alcuna possibilità di salvarlo.

 

In mezzo scorre il fiume. Il romanzo

Il romanzo originale di Norman Maclean del 1976 (arrivato in finale al Premio Pulitzer per la narrativa, che, in quell'edizione, non venne assegnato) è, se possibile, ancora più asciutto, affilato e nostalgico del film. L'autore lo scrisse quasi a fine vita, a settant'anni passati, come un vero e proprio testamento spirituale per rimettere insieme i pezzi del suo passato e, soprattutto, per elaborare il lutto mai superato della morte violenta del fratello Paul.
Nelle pagine del libro – pubblicato in Italia da Adelphi – quella visione del mondo così hemingwayana traspare in modo cristallino. La prosa di Maclean è ridotta all'osso, priva di fronzoli, geometrica come i movimenti che il padre pastore insegnava ai figli per lanciare la lenza a tempo di metronomo.
Il cuore profondo del romanzo ruota attorno a un'amara consapevolezza che l'autore esprime con una frase rimasta celebre: «Sono proprio le persone con cui viviamo, che amiamo e che dovremmo conoscere meglio, a eluderci». Il libro è il tentativo disperato di un fratello maggiore, razionale e strutturato, di capire l'anima autodistruttiva di un fratello minore che non ha saputo o potuto salvare. Paul resta un mistero inspiegabile; l'unica cosa certa è che quando aveva una canna da pesca in mano e si immergeva nel fiume, ogni sua colpa svaniva e il ragazzo toccava una perfezione artistica assoluta.
Alla fine, la scrittura diventa per Maclean l'equivalente del fiume: un flusso ininterrotto che accoglie i ricordi, le tragedie e le bellezze di una vita intera, fondendoli in un’unica, solenne preghiera finale 

 ·
"Ora quasi tutti i miei cari sono morti, ma io continuo a frequentarli. Certo, ormai sono troppo vecchio per essere un buon pescatore e quando vado sui fiumi pesco quasi sempre da solo. Nella semiluce del canyon, tutta la mia esistenza sembra fondersi con la mia anima, con i miei ricordi, con i suoni del grande fiume Piede Nero, con un ritmo scandito da quattro tempi e con la speranza che un pesce abbocchi.
Alla fine, tutte le cose si fondono in una sola e in mezzo scorre il fiume
” (per chiudere con le vibranti parole dello stesso Norman MacLean, nel finale del libro e del film).

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2 ottobre 2026 5 02 /10 /ottobre /2026 13:41

In questi tempi in cui tanto si parla di AI occorre ricordare il famosissimo e brevissimo microracconto dal titolo "La risposta" (Answer) scritto da Fredric Brown nel 1954. 
Nel breve racconto, fulminante - si potrebbe dire, nella sua concisione -  si descrive il collegamento di tutti i computer dell'universo, l'attivazione della super-macchina e la fatidica domanda finale sulla divinità.
Vengono collegate in un unico circuito tutte le calcolatrici elettroniche e i supercomputer di miliardi di pianeti abitati dell'universo per formare una coscienza unica e totale.
Quando il creatore aziona il contatto e chiede se esiste Dio, la macchina risponde immediatamente: "Adesso sì" (o "Sì, ora esiste"). Subito dopo, lo scienziato tenta disperatamente di staccare la spina, ma un fulmine lo incenerisce sul posto e fa fondere l'interruttore bloccandolo per sempre.

 

La risposta

Con gesti lenti e solenni Dwar Ev procedette alla saldatura – in oro – degli ultimi due fili. Gli occhi di venti telecamere erano fissi su di lui e le onde subeteriche1 portarono da un angolo all’altro dell’universo venti
diverse immagini della cerimonia.
Si rialzò, con un cenno del capo a Dwar Reyn, e s’accostò alla leva dell’interruttore generale: la leva che avrebbe collegato, in un colpo solo, tutte le gigantesche calcolatrici elettroniche di tutti i pianeti abitati
dell’universo – novantasei miliardi di pianeti – formando il supercircuito da cui sarebbe uscita la supercalcolatrice, un’unica macchina cibernetica racchiudente tutto il sapere di tutte le galassie.
Dwar Reyn rivolse un breve discorso agli innumerevoli miliardi di spettatori. Poi, dopo un attimo di silenzio, disse: «Tutto è pronto, Dwar Ev».
Dwar Ev abbassò la leva. Si udì un formidabile ronzìo che concentrava tutta la potenza, tutta l’energia di novantasei miliardi di pianeti. Grap- poli di luci multicolori lampeggiarono sull’immenso quadro, poi, una
dopo l’altra, si attenuarono.
Dwar Ev fece un passo indietro e trasse un profondo respiro.
«L’onore di porre la prima domanda spetta a te, Dwar Reyn.»
«Grazie», disse Dwar Reyn. «Sarà una domanda cui nessuna macchina cibernetica ha potuto, da sola, rispondere.»
Tornò a voltarsi verso la macchina.
«C’è Dio?»
L’immensa voce rispose senza esitazione, senza il minimo crepitìo di valvole o condensatori.
«Sì: adesso, Dio c’è.»
Il terrore sconvolse la faccia di Dwar Ev, che si slanciò verso il quadro di comando.
Un fulmine sceso dal cielo senza nubi lo incenerì, e fuse la leva inchiodandola per sempre al suo posto.

(da L’ora di fantascienza, trad. di C. Fruttero, Einaudi, Torino, 1982)

 

A proposito di questo fulminante racconto viene anche da pensare per associazione a un passaggio della saga di fantascienza "Guida galattica per gli autostoppisti" (The Hitchhiker's Guide to the Galaxy), scritta da Douglas Adams nel 1979 (originariamente nata come radiodramma nel 1978).
Nella trama compare ad un certo punto un computer  battezzato "Pensiero Profondo" (Deep Thought) costruito da una razza di esseri super-intelligenti e iper-dimensionali. 
Due di questi esseri vengono scelti per porre alla macchina la domanda finale sulla "Vita, l'Universo e Tutto quanto".
Pensiero Profondo avverte che la risposta richiederà un'elaborazione lunghissima e ci impiega esattamente 7 milioni e mezzo di anni.
Finalmente, dopo la lunga attesa, arriva la risposta. Davanti a una folla oceanica in trepidante attesa, il computer dichiara con immensa solennità che la risposta è semplicemente: 42.

Davanti allo sconcerto generale, Pensiero Profondo si difende spiegando che la risposta sembra priva di senso solo perché quegli esseri, in realtà, non hanno mai saputo quale fosse la vera Domanda.
Per scoprire la vera "Domanda Fondamentale", Pensiero Profondo progetterà un computer ancora più grande, complesso e integrato con la materia organica: il pianeta Terra

Altrettanto inquietante il racconto "I nove miliardi di nomi di Dio" scritto da Arthur C. Clarke nel 1953. Nella storia dei monaci tibetani noleggiano un computer moderno per completare la lista di tutti i nomi possibili di Dio.

L'ora di fantascienza

"L'ora di fantascienza" è un'antologia di racconti di fantascienza ideata per la scuola e pubblicata in Italia per la prima volta nel 1982 dalla casa editrice Giulio Einaudi.
Il libro nasce da un'idea dei celebri scrittori e intellettuali Carlo Fruttero e Franco Lucentini, che hanno curato l'intera opera selezionando i testi, scrivendo l'introduzione e inserendo delle note di approfondimento.
Il volume fu inserito all'interno della collana "Letture per la Scuola Media", di cui è il 64° volume edito, un progetto editoriale di Einaudi nato proprio per far scoprire e far studiare i diversi generi letterari agli studenti. Nel corso del tempo, e soprattutto alla fine degli anni '90, il libro ha visto diverse ristampe per il ramo scolastico della casa editrice, diventando un vero e proprio volume di culto per gli appassionati italiani.
Al suo interno non c'è un unico romanzo, ma una ricca raccolta di testi firmati dai maestri assoluti della fantascienza mondiale. Fruttero e Lucentini hanno selezionato storie iconiche di autori del calibro di Isaac Asimov, Ray Bradbury, Fredric Brown, Richard Matheson, Arthur C. Clarke e J.G. Ballard. Tra le gemme incluse spicca senza dubbio il brevissimo e famosissimo racconto Sentinella di Fredric Brown, noto per il suo finale a sorpresa.

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1 ottobre 2026 4 01 /10 /ottobre /2026 07:44
La lunga marcia (Locandina del film)

Non vedevo l'ora di vedere la trasposizione in film del romanzo giovanile di Stephen King (pubblicato a suo tempo sotto lo pseudonimo di Richard Bachman) uscito nelle sale cinematografiche con il titolo "The Long Walk" (La lunga marcia) prodotto nel 2025 e diretto da Francis Lawrence (USA), già noto per aver firmato la saga di Hunger Games e Io sono leggenda, mentre la sceneggiatura è stata curata da JT Mollner. Nella diffusione del film in italia, la distribuzione ha ritenuto opportuno inserire anche il sottotitolo "Se ti fermi muori" (scelta a parere di molti di dubbio gusto).
La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo "La lunga marcia" di Stephen King, a suo tempo pubblicato per la prima volta con lo pseudonimo Richard Bachmann

In un XX secolo alternativo, gli Stati Uniti sono una dittatura militare totalitaria dopo una lunga e sanguinosa guerra. Il regime ha istituito un evento annuale, The Long Walk, che mira a forgiare il patriottismo e l'etica del lavoro tra i più poveri, dato che il Paese è da anni vittima di una grave depressione economica. Cinquanta ragazzi adolescenti, uno per ogni Stato, vengono scelti a caso, ricevono acqua e razioni alimentari e sono costretti a camminare per centinaia di chilometri senza alcuna sosta, scortati da soldati armati che trasmettono anche il video in diretta. Coloro che saranno colti a scendere al di sotto delle tre miglia orarie (4,8 km/h) o smettono di camminare ricevono fino a tre avvertimenti prima di essere giustiziati. La Marcia termina quando rimane un solo sopravvissuto, che riceve un ingente premio in denaro e può esprimere un desiderio. Sebbene l'iscrizione sia tecnicamente volontaria, quasi tutti i giovani idonei lo fanno ogni anno nella speranza di migliorare la vita delle loro famiglie.
Vi sono numerose differenze rispetto al romanzo di Stephen King. 
Nel romanzo sono 100 i partecipanti alla gara annuale, mentre nel film regista e sceneggiatore hanno preferito restringere il numero a 50, uno per ogni stato, in altri termini, per potere concentrarsi meglio sui singoli personaggi. La velocità richiesta nel romanzo è di 4 miglia orarie, mentre nel film è stata ridotta a 3 miglia, pare anche per una richiesta dello stesso King allo scopo di rendere la marcia più realistica rispetto alle esigenze cinematografiche.
Vi è poi una differenza fondamentale nel finale che non starò a dire poiché parlarne farebbe da spoiler.
Viene sottolineato molto, nel corso del film, l'importanza della solidarietà e dei valori dell'amicizia, come contraltare ad uno spietato ingranaggio in cui, letteralmente, chi si ferma muore.

Il romanzo di Stephen King fu per me, quando lo lessi, di grande impatto (come scrissi in una precedente recensione pubblicata in "Ultramaratone maratone e Dintorni lo lessi mentre partecipavo ad una corsa a tappe giornaliere in Messico) e credo che il film sia riuscito a coglierne le emozioni e l'intensità.

WARNING! La lettura della sezione che segue potrebbe fare da spoiler

La lunga marcia fotogramma del film

Portare sul grande schermo un capolavoro psicologico come La lunga marcia di Stephen King non era un’impresa facile, soprattutto perché il romanzo vive quasi interamente dei pensieri interni e dei deliri dei protagonisti. Per questo motivo, il regista Francis Lawrence e lo sceneggiatore JT Mollner hanno dovuto fare delle scelte precise, modificando diversi elementi per trasformare un flusso di coscienza letterario in un film dinamico e visivamente d'impatto.
La prima grande differenza che salta all'occhio riguarda proprio la logistica e le regole della spietata competizione. Se nel libro i ragazzi che partono dal confine del Maine sono 100, nel film il numero è stato dimezzato a 50. Questa scelta è stata pensata per dare più respiro ai singoli personaggi e permettere allo spettatore di affezionarsi a loro, evitando che molti marciatori rimanessero solo dei nomi sullo sfondo prima di essere eliminati. Anche la velocità minima è cambiata, passando dalle 4 miglia orarie del romanzo a 3 miglia orarie. È curioso notare che questa modifica è stata suggerita dallo stesso Stephen King: camminare a 4 miglia orarie (più di 6 km/h) per giorni sarebbe equivalso a una mezza corsa, mentre un passo leggermente più lento ma inesorabile rende l'agonia visiva molto più realistica e logorante.
C’è poi un cambiamento profondo nel modo in cui viene vissuto l'evento e nel passato dei protagonisti. Nel romanzo, la folla che si accalca ai bordi delle strade è una massa oceanica, morbosa e onnipresente, mentre il contesto politico del regime rimane sullo sfondo, misterioso e sfocato. Il film, al contrario, trasforma la marcia in un vero e proprio show televisivo di stato. La dittatura militare viene approfondita molto di più, spiegando che questa folle gara è nata per cementare il controllo sulla popolazione dopo una sanguinosa seconda guerra civile americana. Questo tocco più "politico" si riflette anche sulle motivazioni del protagonista, Ray Garraty. Se nel libro Ray si iscrive quasi per sfida o incoscienza, nel film è mosso da un viscerale desiderio di vendetta: vuole arrivare in fondo per colpire direttamente il Maggiore, l'uomo responsabile della morte di suo padre.
Il cambiamento più radicale e discusso, però, riguarda senza dubbio il finale, che ribalta completamente il messaggio di King. Il libro si chiude con una nota di totale disperazione e follia: Ray Garraty vince la marcia, ma la sua mente è ormai distrutta. Convinto di vedere una misteriosa figura oscura che cammina davanti a lui, ricomincia a correre nel delirio, lasciando intendere che non si riprenderà mai più. Il film sceglie invece una strada molto più d'azione e legata alla ribellione politica. Ray decide di sacrificarsi sacrificando la propria vita per aiutare l'amico Peter McVries, che diventa così l'ultimo sopravvissuto. Ma il vero colpo di scena arriva subito dopo: quando il Maggiore si avvicina a McVries per incoronarlo e concedergli il suo premio, il ragazzo usa il desiderio spettante al vincitore per chiedere un'arma e uccide il tiranno in diretta nazionale, trasformando la fine della marcia nell'inizio di una vera e propria rivoluzione.

La copertina dell'edizione Urania di La lunga marcia, forse la prima edizione in lingua italiana a vedere la luce

La copertina dell'edizione Urania di La lunga marcia, forse la prima edizione in lingua italiana a vedere la luce

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24 settembre 2026 4 24 /09 /settembre /2026 10:39

Affrontare la lettura di un romanzo di le Carrè che ancora non si è letto è come incontrare un vecchio amico.

Maurizio Crispi

John le Carré, Direttore di notte, Mondadori

John le Carré (pseudonimo di David John Moore Cornwell), come del resto Graham Greene o Ian Fleming, ha lavorato per molti anni nei servizi segreti britannici, un'esperienza autentica che ha segnato profondamente la sua vita e ha gettato le basi per i suoi capolavori letterari. Sotto il suo vero nome, David Cornwell, fu reclutato inizialmente dal MI5 alla fine degli anni '50 mentre studiava a Oxford, con il compito di monitorare i movimenti di sinistra. Nel 1960 compì il salto verso il MI6, il servizio di intelligence estero, venendo inviato nella Germania della Guerra Fredda sotto copertura diplomatica.
La sua avventura nel mondo delle spie si sviluppò tra Bonn e Amburgo, dove poté osservare da vicino le tensioni geopolitiche dell'epoca e i complessi meccanismi psicologici di chi viveva una doppia vita. Questa routine clandestina si interruppe bruscamente nel 1964 a causa del clamoroso scandalo dei "Cinque di Cambridge" e del tradimento di Kim Philby.
Philby, una spia britannica doppiogiochista che lavorava segretamente per il KGB, svelò ai sovietici le identità di centinaia di agenti occidentali, compromettendo definitivamente anche la copertura di Cornwell e costringendolo a lasciare il servizio attivo.
La scrittura era già entrata nella sua vita prima di questo epilogo.

Poiché i regolamenti del Ministero degli Esteri vietavano ai funzionari di pubblicare libri firmandosi con il proprio nome, l'autore scelse lo pseudonimo di John le Carré. Il successo travolgente del suo primo romanzo, La spia che venne dal freddo, pubblicato poco prima del suo addio definitivo ai servizi, gli permise di dedicarsi interamente alla letteratura, trasformando la sua reale conoscenza della macchina dell'intelligence in romanzi capaci di ridefinire il genere dello spionaggio.

Nei suoi romanzi ha mostrato la complessità del lavoro di intelligence, della sua stratificazione e della sua complessità, ma anche la discrepanza esistente tra gli genti operativi sul campo e gli alti livelli, analizzando anche il fatto che non sempre le informazioni acquisite vengono utilizzate per impedire che determinate cose accadono o per smascherare giochi sporchi, ma come leve per esercitare il potere ed eventualmente come merce di scambio in giochi cinici in cui le pedine (gli agenti operativi) spesso sono considerati sacrificabili. 

In queste dinamiche la fine della guerra fredda e dell'opposizione-contrapposizione tra Unione Sovietica e mondo occidentale non ha rappresentato la fine del mondo delle spie anzi ne ha determinato una deregulation con l'attivazione di altri tipi di interessi, correlati con il commercio di droga e con il traffico di armi, ambedue gli ambiti caratterizzati da coperture insospettabili di altissimo livello e complicità istituzionali, o anche in romanzi ancora successivi le tematiche connesse con il terrorismo di marca fondamentalista.
 

John le Carré, Direttore di notte, Mondadori

Questo, in sintesi, il percorso evolutivo filosofico e politico in grandi linee seguito dall'autore in cinquant'anni di letteratura.
Entrando nel dettaglio, il primo aspetto caratterizzante è il cinismo strutturale delle alte sfere. Nei suoi romanzi, infatti, il vero nemico non è quasi mai l'avversario ideologico (come il KGB), ma la burocrazia stessa del potere. I "piani alti" di Whitehall (termine con cui ci si riferisce non solo alla celebre via, ma anche all'insieme dell'organizzazione governativa britannica) non cercano la verità o la giustizia, ma l'autoconservazione e il vantaggio politico. L'informazione perde allora il suo valore di "allarme" per intraprendere eventuali azioni efficaci e diventa pura valuta da scambiare nei corridoi del potere, spesso a spese della vita degli agenti sul campo, ridotti a meri sacrificabili ingranaggi di una macchina spietata.
Altro aspetto evidente nei diversi romanzi di le Carré che si sono succeduti negli anni (inclusi i romanzi ultimi della sua produzione letteraria) è la continuità dei servizi di intelligence oltre la Guerra Fredda. Quando il Muro di Berlino è crollato, molti critici pensarono che le Carré (così come altri scrittori di storie a sfondo spionistico) non avrebbe più avuto nulla da raccontare.

Al contrario, l'autore ha dimostrato che il crollo delle ideologie non ha affatto cancellato il mondo delle spie, ma ne ha rimosso i freni inibitori. Con il venir meno del rigido bilanciamento bipolare tra USA e URSS, l'intelligence si è fusa con il capitalismo più selvaggio, dando vita a una radicale deregulation geopolitica.
Infine, viene posta una forte attenzione ai nuovi cartelli del potere. Nella seconda fase della sua produzione, le Carré ha spostato il mirino: i grandi cattivi non sono più i generali sovietici, ma i trafficanti d'armi (come in Il direttore di notte), le multinazionali farmaceutiche che sperimentano sui poveri del mondo (come descritto in Il giardiniere tenace) o i banchieri che riciclano il denaro sporco delle mafie globali. In questo scenario, le complicità istituzionali e i colletti bianchi diventano ancora più insidiosi delle vecchie spie della Guerra Fredda, perché operano sotto lo schermo della legalità e del libero mercato.
Si può senz'altro dire che le Carré non sia mai stato un semplice scrittore di genere, ma un grande romanziere sociale che ha usato lo spionaggio come metafora per raccontare la corruzione delle istituzioni occidentali.

E' emblematico come momento di passaggio dal mondo delle spie vecchia maniera al nuovo modo cinico e spietato un romanzo come "Il Direttore di Notte" (The Night Manager), pubblicato da Mondadori nel 1993 e ambientato temporalmente pochi anni dopo la fine della guerra fredda

Pubblicato nel 1993, il libro racconta la storia di Jonathan Pine, un ex soldato britannico che lavora come "night manager" (direttore notturno) in un hotel di lusso svizzero (e prima ancora al Cairo) . Pine viene reclutato dai servizi segreti per infiltrarsi nel circolo ristretto di Richard Roper, spietato trafficante d'armi che si presenta come un rispettabile riccone bene introdotto negli ambienti dell'alta finanza e dei politici maneggioni.

Durante il suo precedente incarico al Cairo, Pine era entrato in possesso di documenti riservati che provano un enorme traffico d'armi illegale gestito proprio da Richard Roper, un miliardario filantropo che in realtà è "l'uomo più cattivo del mondo". Quando Sophie, la donna che gli ha consegnato i documenti viene uccisa, Pine decide di collaborare con i servizi segreti (guidati - nella serie Netflix - da Angela Burr, mentre nel romanzo il personaggio dei Servizi segreti che guida Pine è declinato al maschile ed è Leonard Blurr).
La missione è rischiosa: Pine, infatti, per portarla a termine dovrà acquisire una diversa identità ed infiltrarsi nel cerchio ristretto di Roper per distruggere il suo impero dall'interno.

Vi sono nel romanzo due differenti piani temporali che interagiscono tra loro, con una serie di rimandi
Nel 2011, durante la rivoluzione egiziana, Pine mentre si trova al Cairo (con il lavoro di "night manager", appunto) riceve documenti compromettenti da Sophie Alekan, l'amante di un potente criminale locale, Freddie Hamid.
Nonostante i tentativi di Pine di proteggerla tramite l'intelligence britannica, Sophie viene uccisa, lasciando in lui un profondo senso di colpa e un desiderio di vendetta.
Quattro anni dopo, Pine lavora in un hotel isolato a Zermatt. Quando Richard Roper e il suo seguito arrivano nella struttura, Pine vede l'opportunità di colpire l'uomo che ritiene responsabile della morte di Sophie.
Per portare avanti questo piano Pine non dovrà limitarsi a spiare, ma - un passo dopo l'altro - dovrà guadagnarsi la fiducia di Roper salvando il figlio da un finto rapimento orchestrato dai servizi segreti. Una volta entrato nella "corte" di Roper a Maiorca, dovrà gestire il sospettoso Corkoran (il braccio destro di Roper) e la crescente attrazione per Jed, la compagna del magnate.
La missione è complicata da "talpe" all'interno del governo britannico e della CIA che proteggono Roper, rendendo l'agente Burr quasi isolata nel suo tentativo di incastrare il trafficante.

Joseph Conrad

Mio padre che mi introdusse alla lettura de "La spia che venne dal freddo", quando ero ancora adolescente, mi disse che le Carré si poneva nella grande tradizione narrativa aperta da Joseph Conrad nella letteratura inglese.
In effetti, tale intuizione trova un riscontro profondissimo nella critica letteraria anglosassone, dove le Carré viene ampiamente considerato l'erede novecentesco e il più autorevole continuatore di quella tradizione narrativa aperta da Conrad a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento.

Fu proprio l'autore polacco uno dei primissimi grandi scrittori a comprendere che il mondo dello spionaggio, dei complotti internazionali e dell'esilio non doveva essere confinato alla letteratura d'appendice, ma poteva offrire il palcoscenico ideale per esplorare i dilemmi morali più laceranti dell'essere umano. Capolavori conradiani come L'agente segreto o Sotto gli occhi dell'occidente contengono già in nuce quegli stessi identici elementi che decenni più tardi avrebbero composto l'universo di le Carré, uniti da fili conduttori che collegano direttamente le due visioni del mondo.
Il primo punto di contatto tra i due scrittori risiede nella perdita dell'innocenza e nella perenne ambiguità morale. Per entrambi gli autori il mondo rifiuta una divisione netta tra buoni e cattivi, costringendo i personaggi a muoversi in una costante zona grigia. Questa dinamica si riflette nel destino dell'anarchico Verloc nell'Agente segreto, un uomo che si ritrova intrappolato in un gioco infinitamente più grande di lui dove le motivazioni ideologiche sfumano nel meschino. Si tratta dello stesso risveglio vissuto da George Smiley o Alec Leamas, i quali si rendono progressivamente conto che i metodi dell'Occidente democratico non sono affatto meno spietati o cinici di quelli messi in atto dal blocco sovietico.
A questa disillusione si lega strettamente il tema della solitudine e dell'alienazione dell'individuo tradito dal sistema. I marinai o gli idealisti che popolano i racconti di Conrad sperimentano un profondo isolamento morale quando si confrontano con la cecità delle istituzioni umane o con la vastità della natura. Allo stesso modo, le spie di le Carré si rivelano essere gli uomini più soli del mondo. Costretti a mentire persino a chi amano e privati della possibilità di fidarsi dei propri colleghi, questi agenti operano con la consapevolezza che, in caso di caduta, la loro stessa patria non esiterà a cancellarne l'esistenza. In questa transizione letteraria, il celebre "cuore di tenebra" cessa di essere una giungla geografica per trasformarsi nei corridoi asfittici della burocrazia ministeriale.
Infine, ad accomunare i due scrittori vi è una visione disincantata del cinismo delle grandi potenze.

Conrad, guidato dalla sua sensibilità di esule, descrisse magistralmente l'indifferenza russa e l'ipocrisia intrinseca dell'imperialismo britannico. Le Carré raccoglie questo testimone e lo cala nel cuore della Guerra Fredda e della successiva globalizzazione, mostrando come gli alti ideali proclamati dai governi siano spesso soltanto paraventi per dinamiche di potere brutali e commerciali, dove l'uomo sul campo non è che una pedina sacrificabile.

Se Graham Greene ha fatto storicamente da ponte tra le due epoche, John le Carré ha preso la bussola etica di Joseph Conrad e l'ha usata per navigare nella nebbia fitta della geopolitica contemporanea, confermando la lungimiranza di chi ha visto in lui colui che ha nobilitato il romanzo di spionaggio elevandolo a grande letteratura universale.

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17 settembre 2026 4 17 /09 /settembre /2026 07:05
Un breve soggiorno all'inferno

Un breve soggiorno all’inferno (A Short Stay in Hell, nella traduzione di Stefano Ternavasio), scritto da Steven L. Peck, proposto in traduzione da Blackie Edizioni nel 2026, è  un libro davvero “pazzesco“ ed è anche omaggio deliberato al racconto di Borges “La Biblioteca di Babele” (nella raccolta di racconti "Finzioni") che contiene tutti i libri che possono essere scritti.
Nel breve romanzo di Peck s’immagina un inferno in cui i condannati (ritornati ad esistere in carne ed ossa) debbano ricercare all’interno di una struttura, pur non infinita ma dai confini indefinibili, conformata come la Biblioteca di Babele borgesiana e con le specifiche indicate in quel racconto (anche se questa si presenta con una struttura costituita da scaffalature lineari), quell’unico libro che contenga per intero la storia della propria vita. 
La biblioteca è enorme, pur non infinita (anche se è come se lo fosse), tuttavia. Chi vi sta dentro si muove da un piano all’altro alla ricerca di quell’unico libro, ma è un’impresa pressoché disperata riuscire a trovarlo, anche perché la biblioteca ospita tutti i i libri possibili con tutte le possibili combinazioni di lettere. 
Chi vi è confinato può morire, si può uccidere, ma sempre rinascerà al riaccendersi delle luci dopo le ore destinate al riposo. La biblioteca fornisce ai condannati il cibo, dei dormitori e dei servizi igienici, ma aldilà di questo non vi è altro se non la ricerca che, a volte, dopo anni ed anni, regala ai cercatori il dono di un libro che, magari, contiene un’unica frase compiuta e dotata di senso. 
Un testo sicuramente molto claustrofobico, ma interessante e geniale.
Lo si potrebbe considerare una sorta di horror filosofico ed esistenziale.
Ho apprezzato anche la piccola edizione preziosa, molto curata nei dettagli.
Il logo della casa editrice indipendente (Blackie Edizioni), nata a Milano nel 2020, con il programma di pubblicare 20 titoli all'anno, raffigura una cagnolina nera. Si tratta di un omaggio a Blackie, la cagnolina (ormai leggendaria nel barrio di Barcellona) dei fondatori della casa madre spagnola Blackie Books. Blackie era un animale testardo, vitale e incredibilmente longevo, che "non voleva morire mai". 
Per gli editori, la sua figura rappresenta l'aspirazione all'immortalità che desiderano per i propri libri e lo spirito ironico e anticonvenzionale del marchio. 
L'identità di Blackie Edizioni è mossa da un aforisma/motto ufficiale dichiarato fin dal debutto: "Il nostro scopo è condividere cose belle."
A questo si affianca la citazione programmatica presente nel loro manifesto d'intenti e stampata sui canali ufficiali di Blackie Edizioni: "Il nome è un omaggio a una cagnolina quasi leggendaria che non si stancava mai di vivere, proprio come le nostre idee”
In questo volume compare la seguente epigrafe a proposito di Blackie: “Ogni tanto la cagnolina Blackie sognava di cadere da altezze infinite. Ma quando si svegliava, ricordava subito di trovarsi già nel proprio paradiso.“


(Soglie del testo e sinossi) Una meditazione sconvolgente su fede, natura umana e l'inesorabilità dell'eterno
Soren Johansson, geologo e uomo comune, ha sempre creduto che dopo la vita ci attende un aldilà eterno da passare insieme alle persone care. Poi muore davvero, e si risveglia proiettato da un Dio che non ha mai sentito nominare in un inferno dalle dimensioni incomprensibili: una biblioteca sterminata, dalla quale potrà uscire solo trovando il libro che contiene la storia della sua vita. In questo horror esistenziale, pubblicato per la prima volta in Italia ma da anni oggetto di culto tra i lettori di tutto il mondo, lo scrittore, filosofo ed ecologo Steven L. Peck esplora una visione sovversiva dell’eternità: struggente, inquietante e ironica al tempo stesso. La dannazione diventa così una riflessione sul tempo, sulla conoscenza, sulla fede e sul significato stesso dell’esistenza.

Steven J. Peck autore

L’autore. Steven L. Peck, nato nel 1957 a Moab (nello Utah) è uno scrittore, biologo evoluzionista e filosofo statunitense, noto per la capacità di intrecciare scienza, filosofia e narrativa speculativa in opere originali e stimolanti. Dopo un percorso di studi non convenzionale, ha conseguito un dottorato in Biomatematica e ha insegnato Biologia evolutiva, occupandosi in particolare di ecologia matematica e filosofia della biologia. Autore di romanzi e saggi che esplorano i confini tra ricerca scientifica, riflessione metafisica e immaginazione letteraria, si è affermato come una delle voci più originali della narrativa speculativa contemporanea. La sua produzione si distingue per la capacità di affrontare temi complessi con rigore intellettuale, ironia e una profonda attenzione alle implicazioni filosofiche dell'evoluzione e della condizione umana

Biblioteca di babele (dal web)

La biblioteca nel racconto di Borges "La biblioteca di Babele" è un posto strano.
È piena di stanze esagonali collegate con pareti coperte di libri. Questi sono apparentemente infiniti. Le scale ti portano su e giù per piani infiniti di queste stanze esagonali. I bibliotecari hanno stabilito che la Biblioteca è infinita o quasi infinita. Hanno anche stabilito che, di tutti i libri nella biblioteca, non ce ne sono due uguali. Infine, hanno stabilito che ogni libro che può essere scritto facendo qualsiasi e ogni combinazione di lettere possibile è, di fatto, nella biblioteca. Ora, sappiamo che ogni libro è lungo 410 pagine.
Ogni libro ha 40 righe per pagina.
Ogni riga ha 80 caratteri. Ci sono solo 25 caratteri mai usati in questi libri: minuscole a-z; il punto; la virgola; e lo spazio.
Se nessun libro si ripete, allora i libri non sono infiniti.
Quanti libri ci sono nella Biblioteca tali che ogni libro che potrebbe essere scritto con qualsiasi combinazione dei 25 caratteri su 410 pagine di 40 righe con 80 caratteri per riga, esiste nella biblioteca?

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1 settembre 2026 2 01 /09 /settembre /2026 08:13
Jo Nesbo, L'impronta del lupo (Minnesota)

L'impronta del lupo (Minnesota, nella traduzione di Eva Kampmann) di Jo Nesbø, pubblicato da Einaudi (Stile Libero Big) nel 2026, è un romanzo auto-conclusivo, fuori dall'acclamata serie di Harry Hole, ma non per questo meno bello. 
Quando si legge Nesbø, dovunque si tocchi, la campana suona sempre bene.

Qui ci spostiamo negli Stati Uniti, a Minneapolis, dove Bob Oz, un detective di origine norvegesi e con un passato doloroso alle spalle,  si trova ad indagare su alcuni omicidi che sembrerebbe legati uno all'altro da un proposito di vendetta. 
Sin dall'inizio si presenta alla ribalta un personaggio, Tomas Gomez, denominato "El Lobo", legato un tempo ai cartelli messicani e alle gang di origine centroamericana e che adesso è divenuto un cane sciolto. 
Bob Oz è diventato anche lui un cane sciolto poiché è stato temporaneamente sospeso dalle sue funzioni, eppure - testardo come un mulo - cerca di continuare ad indagare per conto proprio tentando di entrare nella mente dell'assassino e , forse, immedesimandosi anche con lui, ma anche in qualche modo cercando riscatto dai suoi sensi di colpa. Bob Oz intuisce gradualmente che le azioni criminali di Lobo rispondono a un'idea di giustizia personale più che a una semplice vendetta cieca e, quindi, specchiandosi in lui trova modo di riflettere sulle proprie vicissitudini personali, riuscendo in qualche modo anche ad elaborarle in modo costruttivo.

La verità non è come sembra e ci sono molti altri piani che verranno rivelati nel corso della narrazione che si dispiega con il pretesto letterario di un conoscente di Bob Oz, pure lui di origini norvegesi che - dovendo scrivere un reportage su quei fatti - si trova a ripercorrere i luoghi di quell'indagine e ad intervistare i diversi personaggi che vi erano stati coinvolti (e questo a distanza di sei anni da quegli accadimenti).

Il titolo originale è "Minnesota", dallo Stato americano in cui è ambientata la vicenda (e noto anche per la forte storicità di immigrazione scandinava, da cui le origini di Bob Oz e della voce narrante Holger Rudi).
L'indagine di Bob Oz si svolge nel 2016 mentre il narratore fittizio visita i luoghi e intervista le persone coinvolte - incluso lo stesso Bob Oz - nel 2022.


(soglie del testo e sinossi) Una metropoli ferita dalla violenza. Un poliziotto ostinato in cerca di risposte, anche su sé stesso. E un killer che si muove come uno spettro tra le maglie dell’America di oggi.

Minneapolis, 2016. Quando un mercante d’armi legato alle gang è vittima di un attentato, gli indizi sembrano puntare verso un suo vicino, Tomas Gomez, che però tutti descrivono come tranquillo e perbene. Eppure Tomas Gomez potrebbe essere il misterioso Lobo, un assassino prezzolato che negli anni Novanta aveva scosso il mondo della criminalità locale con la sua ferocia. Adesso sembra tornato, deciso a regolare vecchi conti in sospeso. Bob Oz è un detective con un passato doloroso e un problema con l’alcol e le donne, che compensa la mancanza di talento non arrendendosi mai. Il caso Gomez lo affascina, suo malgrado. E indagando, contro tutto e tutti, capisce che Lobo – “il lupo” – non è in cerca di vendetta, ma di giustizia.

Hanno detto:
«I romanzi di Jo Nesbø dànno dipendenza». - Vanity Fair

«L’impronta del lupo ti cattura fin dalla prima pagina grazie a un’inquietante atmosfera di tensione continua e a una meticolosa attenzione per i dettagli. E, ovviamente, non sarebbe un romanzo di Nesbø se non ci fossero colpi di scena che nessuno era in grado di prevedere». - Independent. 
 

Jo Nesbo

L'autore. Jo Nesbø è nato a Oslo il 29 marzo 1960 ed è oggi uno dei più celebri e apprezzati scrittori di thriller a livello internazionale. Prima di raggiungere il successo globale come autore, la sua vita ha preso direzioni molto diverse e sorprendenti. Durante la giovinezza, infatti, il suo sogno principale era quello di diventare un calciatore professionista, un obiettivo che sembrava concreto dato che giocava già nella massima serie norvegese, ma che è svanito a causa di un grave infortunio al ginocchio.

Dopo la fine della carriera sportiva, Nesbø ha deciso di dedicarsi agli studi, laureandosi in economia e iniziando a lavorare come broker finanziario e giornalista freelance.

Parallelamente, ha coltivato una forte passione per la musica, diventando il cantante e chitarrista dei Di Derre, una pop-rock band che ha ottenuto un grandissimo successo commerciale in Norvegia. La svolta letteraria è arrivata quasi per caso verso la fine degli anni novanta, durante un lungo volo aereo verso l'Australia: per fuggire alla noia del viaggio, ha iniziato a scrivere quello che sarebbe diventato il suo romanzo d'esordio, Il pipistrello, pubblicato nel 1997.

È proprio in questa prima opera che fa la sua comparsa Harry Hole, un detective della polizia di Oslo brillante ma tormentato dai propri demoni personali e dall'alcolismo. Questo personaggio, protagonista di una lunga serie di bestseller come Il pettirosso, L'uomo di neve e Il coltello, ha consacrato Nesbø come uno dei maestri assoluti del cosiddetto "Cold Crime" o thriller scandinavo.

Oltre alla celebre saga poliziesca, l'autore ha dimostrato una grande versatilità firmando diversi romanzi autoconclusivi, sceneggiature e persino una fortunata serie di libri per bambini incentrata sulle bizzarre avventure del Dottor Prottor.

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25 agosto 2026 2 25 /08 /agosto /2026 11:16
Il velocista di Christopher Reich

"Il velocista" (titolo originale: The Runner) è il secondo romanzo thriller di Christopher Reich, pubblicato in Italia da Mondadori nel 2000 (nella traduzione italiana curata a quattro mani da Nicoletta Lamberti e Maria Luisa Vezzali.). La storia che vi si racconta è quella di un intrigo internazionale ambientato tra le macerie della seconda guerra mondiale e l'alba della guerra fredda.

Lo si può senz'altro definire un thriller storico e di spionaggio, con delle derive di tipo complottistico, con la narrazione di una e propria corsa contro il tempo per prevenire un attentato che, se portato a termine, potrebbe avere delle conseguenze devastanti per il mantenimento della pace nel mondo dopo la recente sconfitta del Reich.

Lo si può senz'altro definire un thriller storico e di spionaggio (a somiglianza, ad esempio, de "La cruna dell'ago" di Ken Follett che si può considerare uno dei big del genere), con delle derive di tipo complottistico, con la narrazione di una e propria corsa contro il tempo per prevenire un attentato che, se portato a termine, potrebbe avere delle conseguenze devastanti per il mantenimento della pace nel mondo dopo la recente sconfitta del Reich.

(sinossi) Germania, luglio 1945. Tra le macerie di un Paese devastato e occupato dalle forze alleate, l'ex capitano delle SS ed ex velocista olimpico Erich Seyss, spietato ed efficiente, riesce a evadere da un campo di prigionia gestito dagli USA. Durante la sua fuga disperata e sanguinosa, uccide brutalmente l'ufficiale americano al comando del campo di prigionia.

Erich Seyss si è macchiato di molti crimini di guerra, in uno dei quali ha comandato di uccidere brutalmente dei militari americani caduti prigionieritra i quali vi era un cappellano militare, il fratello di Devin Judge. 
Judge che nella vita civile era entrato in polizia e ch aveva completato gli studi giuridici, è stato inviato in Europa per collaborare all'organizzazione del Tribunale di Norimberga, divorato dal dolore e dal desiderio di vendetta, ottiene l'incarico di dare la caccia all'assassino, trasformando una missione militare in una questione strettamente personale.

Per scovare il fuggitivo, Judge rintraccia Ingrid Bach, l'affascinante figlia di un influente dignitario nazista ed ex fidanzata dello stesso Seyss. Costretta a collaborare, la donna diventa la guida dell'avvocato in un viaggio pericoloso attraverso una Germania in ginocchio, dove il confine tra alleati e nemici è sempre più labile.
Ben presto, Judge scopre che la fuga di Seyss non è dettata solo dall'istinto di sopravvivenza. Il "velocista" è la pedina fondamentale di un complotto colossale orchestrato dai vertici del decaduto regime nazista. L'obiettivo è compiere un ultimo, catastrofico atto di sabotaggio per provocare una rottura insanabile tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, scatenando un nuovo conflitto globale sulle ceneri del secondo conflitto mondiale. Inizia così una drammatica corsa contro il tempo per fermare l'ex atleta prima che riesca a cambiare per sempre il destino del mondo. Con Il velocista, un thriller mozzafiato ricco di dettagli storici e magistralmente ambientato nella Germania devastata dalla guerra, Christopher Reich conferma le straordinarie doti narrative che avevano contraddistinto Il conto cifrato, suo primo romanzo.

 

L'intera struttura della trama si basa su un conto alla rovescia. Devin Judge ha solo sette giorni per fermare Erich Seyss prima che l'ex SS compia l'attentato finale, ma tutto sembra congiurare contro di lui
Non si tratta di scoprire chi sia il colpevole (lo sappiamo fin dall'inizio), ma di vedere se e come il protagonista riuscirà a catturarlo vivi o morti, affrontando pericoli continui e continui capovolgimenti di fronte.
Come è tratto tipico dei thriller geopolitici, il fallimento del protagonista non comporterebbe solo una sconfitta personale, ma lo scoppio di un nuovo conflitto mondiale.


 

Christopher Reich

L'autore. Christopher Reich nasce a Tokyo nel 1961, ma cresce e si forma negli Stati Uniti, dove studia prima alla Georgetown University e poi si specializza in economia in Texas. Prima di diventare uno scrittore di successo a tempo pieno, Reich vive per molti anni in Svizzera lavorando ad alti livelli come banchiere d'investimento a Zurigo.
Questa immersione nel mondo dell'alta finanza, del segreto bancario e degli intrighi internazionali gli fornisce il materiale perfetto per il suo debutto letterario. Nel 1998 pubblica infatti "Il conto cifrato", un successo planetario immediato che lo lancia nell'olimpo dei maestri della suspense e gli permette di trasferirsi in California per dedicarsi interamente alla scrittura, vincendo negli anni successivi prestigiosi premi dedicati alla letteratura thriller.
Forte del successo del suo primo libro, nel 2000 Reich decide di cambiare parzialmente rotta abbandonando le banche moderne per tuffarsi nel passato, pubblicando negli Stati Uniti "The Runner". Il romanzo viene accolto con grande entusiasmo e arriva quasi contemporaneamente in Italia grazie a Mondadori, che lo pubblica nel corso dello stesso anno con il titolo "Il velocista" all'interno della storica collana Omnibus.
Per rendere al meglio il ritmo serrato e le sfumature storiche del testo, la casa editrice affida la traduzione a una coppia di professioniste, Nicoletta Lamberti e Maria Luisa Vezzali.
Il libro, un volume corposo di quasi cinquecento pagine, riscuote un ottimo successo di pubblico, tanto da essere inserito l'anno successivo, nel 2001, nella collana economica Oscar Bestsellers, rendendolo un classico del thriller storico ancora oggi molto cercato dagli appassionati nei mercati dell'usato.

La cruna dell'ago (copertina Mondadori edizione 40mo anniversario)

Ken Follett, La cruna dell’ago (the Eye of the Needle), Mondadori, edizione del 40mo anniversario

Tra i libri di Ken Follett che ho già letto, forse é il migliore: e consideriamo che fu il suo primo romanzo pubblicato!
Il romanzo che quarant'anni fa ha ridisegnato il thriller e rivelato al mondo il talento di Ken Follett.
"C'è un aspetto del libro particolarmente originale: la protagonista è una donna, Lucy Rose. Oggi capita spesso, ma all'epoca era inaudito... la longevità di questa storia continua a sorprendermi. Ricordo che scrivere La cruna dell'Ago era stato come andare in discesa, a rotta di collo. Quanto vorrei poterlo rifare." - Ken Follett

(sinossi) 1944. Mancano pochi mesi, e poi soltanto qualche settimana, al D-Day. Gli Alleati hanno radunato una finta armata aerea e navale nell'East Anglia, in modo da dirottare l'attenzione dei tedeschi verso le spiagge di Calais e allontanarla dalla Normandia, dove è effettivamente previsto lo sbarco. L'inganno sembra funzionare. Ma un agente nemico ha scoperto la verità. Il suo nome in codice è "Die Nadel", l'Ago, perché è inafferrabile e perché la sua arma preferita per uccidere è uno stiletto. È un agente scelto da Hitler e risponde direttamente al Führer. Un uomo di straordinaria intelligenza, che vive in incognito a Londra senza che il servizio segreto inglese si sia mai accorto della sua esistenza. Ha scoperto il vero luogo dello sbarco e se riuscirà a raggiungere la Germania gli Alleati andranno incontro alla disfatta. Ma un ufficiale del servizio inglese di sicurezza e una giovane donna fuori del comune faranno di tutto per impedirgli di portare con sé il suo segreto...

Edizione speciale per il 40º anniversario della pubblicazione. Con una nuova introduzione dell'autore. 

 

La cruna dell'ago (copertina della prima edizione italiana)

 

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22 agosto 2026 6 22 /08 /agosto /2026 07:49
Il seme della follia di Sutter Cane

Sta per uscire il tanto atteso romanzo horror, Il seme della follia (In the Mouth of Madness) di Sutter Cane. 

Ma chi è veramente Sutter Cane?
É mai esistito questo scrittore, in carne ed ossa?
Nella realtà no! Nel grande schermo, invece sì, poiché è uno dei personaggi-chiave del film cult di John Carpenter, la cui narrativa ruota appunto attorno allo scrittore Sutter Cane e al suo libro, Il seme della follia, che nel film è un vero e proprio "oggetto di scena" e che, poi, tra i cultori del genere horror e di Carpenter è diventato a sua volta oggetto cult.
Ora, come nel caso del mitico libro più volte citato da Lovecraft, il Necronomicon (la cui lettura conduce alla follia perché contiene segreti orridi che la mente umana non può contenere), scritto dall'arabo pazzo Abdul Alharzed, anche Il seme della follia è diventato libro ed è a tutti effetti uno “pseudobiblion” che tutti i cultori del genere vorranno possedere.

(sinossi) Dalla mente di Sutter Cane, l'autore horror più letto al mondo, arriva la sua ultima e attesissima opera, "Il seme della follia", il romanzo perduto che i fan aspettavano da tempo. C'era un uomo venuto sulla terra per raccontare storie di terrore e follia.
Ma era più di un narratore.
Era un profeta.
E le sue parole avrebbero annunciato l'arrivo dell'apocalisse.
Questo è l'ultimo libro scritto dal re dell'horror Sutter Cane, prima della sua misteriosa scomparsa. È il suo libro di rivelazioni. E dopo questo libro, niente sarà più lo stesso...

 

Fotogramma tratto da Il seme della follia


Sutter Cane non esiste nella realtà.
Si tratta di un personaggio completamente fittizio, creato appositamente come antagonista principale per il celebre film horror del 1994 Il seme della follia (In the Mouth of Madness) diretto da John Carpenter.
Nel film, l'enigmatico scrittore è interpretato dall'attore Jürgen Prochnow.
Sutter cane, in quanto personaggio, è stato concepito come una fusione tra Stephen King (per il successo commerciale planetario e l'isteria dei fan) e H.P. Lovecraft (per le tematiche legate all'orrore cosmico, mostri primordiali e la follia che colpisce chi legge le sue opere), ma anche come un palese omaggio ad ambedue gli autori.


Nella trama del film sono presenti molti riferimenti alle opere e alle tematiche dell'autore statunitense Howard Phillips Lovecraft: partendo dal titolo originale, molto simile a Alle montagne della follia (At the Mountains of Madness in originale), così come altri titoli dei libri di Cane. La scena di apertura, con il protagonista in manicomio e la storia vera e propria raccontata in flashback, è una tecnica utilizzata diverse volte da Lovecraft.

Si rinvengono anche alcuni riferimenti a testi di Lovecraft (come Il modello di Pickman e il Ciclo di Cthulhu). Infine, un passo letto ad alta voce nel film (scritto da Cane nella finzione) è molto simile a quello che si può trovare in L'estraneo (The Outsider), un racconto del 1921.

È possibile che il personaggio di Cane sia ispirato anche a Stephen King.

Sebbene Cane sia un personaggio inventato, di recente la casa editrice Echo On Publications ha pubblicato un libro intitolato proprio "In the Mouth of Madness" firmato con lo pseudonimo di Sutter Cane (ma scritto in realtà dall'autore Christian Francis), rendendo reale il libro maledetto del film come operazione di meta-narrativa per i fan. 

 

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13 agosto 2026 4 13 /08 /agosto /2026 19:11

             

Charles Sprawson, L'Ombra del Massaggiatore Nero, Adelphi, 1995

 “L'ombra del massaggiatore nero. Il nuotatore, questo eroe” è il saggio letterario scritto dall'autore britannico Charles Sprawson nel 1992 e pubblicato in Italia dalla casa editrice Adelphi nel 1995 (Collana dei Casi). 
È considerato all'unanimità uno dei più grandi capolavori della letteratura legata al nuoto e al rapporto dell'uomo con l'acqua.
Il celebre neurologo e scrittore Oliver Sacks, a sua volta grande appassionato di nuoto, ha descritto l'opera come:
«Un libro meravigliosamente poetico e variegato... Questa lettura stravagante e incantevole ha dato al mio entusiasmo, finora grezzo e inarticolato, un'intensità e una precisione straordinarie».

(Sinossi) Prima di scrivere questo libro curioso e indiscreto, cangiante come gli specchi d’acqua di cui si parla nelle sue pagine, Charles Sprawson ha compiuto una nuova impresa natatoria: l’attraversamento dei Dardanelli sulla scia di Leandro, che ogni notte raggiungeva l’amata sull’altra riva dell’Ellesponto. Nel nuoto, nei tuffi, nei corpi nudi immersi nell’acqua, nel richiamo irresistibile degli abissi Sprawson rincorre non solo la storia di uno sport antichissimo e il significato che le diverse culture hanno attribuito all’acqua, ma soprattutto il gioco mutevole e sensuale delle citazioni da autori di tutti i tempi e paesi (che possono essere Swinburne, Omero, Fitzgerald, Byron, Poe, Mishima, ma anche i film della Riefenstahl, di Vigo e la grande tradizione hollywoodiana del musical), molti dei quali trovavano nelle scene acquatiche vissute o rievocate la realizzazione del loro ideale di erotismo. Alla fine del libro, presi da capogiro, restiamo con la sensazione che a percorrere il ventre della terra sia un’unica prodigiosa corrente sotterranea affiorante qua e là sotto le più diverse forme, dalla sorgente cara a Platone al fiume torbido che ogni anno si portava via qualche studente di Eton, dalle piscine californiane alle cascate del Niagara, dal gorgo limaccioso in cui un giovanissimo Kurosawa discese a rischio della vita «per svelarne i segreti» ai bagni turchi dove il fantasma del Massaggiatore Nero di Tennessee Williams celebra ancora i suoi cannibaleschi riti di espiazione. Per chiunque sappia quanto complessa e profonda può essere l’esperienza del rapporto con l’acqua, elemento primo, e di quell’amoroso contatto con essa che è il nuoto, questo libro di Sprawson diventerà essenziale. E come tale, di fatto, lo ha descritto Oliver Sacks: «Un libro meravigliosamente poetico e variegato che parla di nuoto, e del significato che il nuoto ha avuto, passando per Byron e per Goethe, dai Greci ai nostri giorni. Io sono da sempre un nuotatore appassionato, e questa lettura stravagante e incantevole ha dato al mio entusiasmo, finora grezzo e inarticolato, un’intensità e una precisione straordinarie».
L’ombra del Massaggiatore Nero è apparso per la prima volta - in lingua originale - nel 1992.

Lo scaffale contenente i libri storici tra i quali era collocato il volume di Sprawson

Ho postato le coordinate di questo impareggiabile saggio l'altro giorno. In realtà, vorrei precisare, non è stata una lettura recente ma di qualche anno fa.
E' un saggio che lessi con grande interesse e che ho amato.

Tra l'altro, in quel periodo, nuotavo anche parecchio, perchè mi preparavo atleticamente per la partecipazione alle gare di thriathlon moderno.
Di tanto in tanto me ne ricordo e mi vien voglia di sfogliarlo.
Ora, l'altro giorno, parlavo con una mia amica coetanea, la quale mi diceva che, in questi giorni di gran caldo, usa uscire con il marito alle 6,30 del mattino per andare al mare, dove si bagnano, nuotano e poi per le 8,15 al più tardi sono di ritorno a casa per svolgere le normali attività quotidiane.
Io le ho risposto che è sicuramente una sana abitudine e le ho ricordato di questo saggio sul nuotare di Charles Sprawson.
Lei mi ha risposto che lo avrebbe letto.
Dopo aver pubblicato il post, Ale - avendolo letto con interesse - mi ha detto che le sarebbe piaciuto leggere il libro in questione.
Io le ho detto: Te le troverò!
Ora, quando si hanno molti libri - a meno di non avere una catalogazione scientifica di ogni singolo volume - non è sempre agevole trovare un certo libro specie se si tratta di un volume complesso che non appartiene ad un genere ben definito.
Mi sono dato da farlo a ricercarlo nei posti secondo me più probabili.
Narrativa di autori contemporanei in lingua inglese? NO!
Libri di viaggio e di luoghi, memorie etc? NO!
Poi, improvvisamente mi è venuta un'illuminazione.
Siccome il saggio di Sprawson tratta dell'evoluzione del nuotare e della passione per il nuoto dall'età pre-romantica ai tempi moderni, ed quindi - in qualche modo un saggio storico (pur avendo molti agganci nella Storia della Letteratura e nelle vicende personali di alcuni scrittori) ho pensato che potesse trovarsi assieme ad altri saggi micro-storici che riguardano l'evoluzione dei costumi e delle abitudini.
Ho volto lo sguardo alla destra della mia postazione PC ed eccolo lì, accanto ad un saggio storico sulla storia culturale delle vacanze al mare e sull'evoluzione del loro costrutto.
Per concludere questa piccola avventura di ricerca libresca, quando riesci a focalizzare il nesso logico o emozionale che ti ha spinto a collocare un certo libro in un posto piuttosto che in un altro, il gioco è fatto e ti esce il numero fortunato!

Eccolo!!!!

Eccolo!!!!

Carola Barbero, L'arte di nuotare

Sicuramente correlato con L'ombra del massaggiatore nero è sicuramente il piccolo saggio di Carola Barbero, L'Arte di Nuotare. Meditazioni sul nuoto, il melangolo (Collana Nugae), 2016
Il saggio di Carola Barbero, sta al nuoto come "L'arte di Correre" di Murakami sta al mondo e alla pratica della corsa, per quanto l'opera di Murakami sia ben più esplicitamente autobiografica e il saggio della Barbero abbia una più forte impronta filosofica e di vademecum spirituale al nuoto.
Nelle parole e nelle riflessioni della Barbero, tuttavia, si intuisce una grande passione per la pratica del nuoto vissuto quotidianamente: al di là dell'ampiezza e della dovizia di citazioni letterarie (saggistiche e di fiction) utilizzate (e in testa a tutti il classico "L'Ombra del Massaggiatore Nero" di Charles Sprawson) , la barbero altrimenti non avrebbe potuto certamente scrivere nel modo in cui lo ha fatto.
Il saggio si articola in una serie di brevi incisivi capitoli, da quelli più generali sulle acque, a quelli che riguardano diverse modalità di rapporto con l'acqua (tuffo, apnea) ai diversi stili del Nuoto (Crawl, Dorso, Rana, Delfino), sino al capitolo finale "Traguardo" che mutatis mutandis potrebbe essere benissimo applicata al mondo della corsa sulle lunghissime distanze e che trova esemplificazione eccellente nel piccolo romanzo di Boris Biancheri, La Traversata (per i tipi di Adelphi, una piccola perla da non perdere, se si ama il nuoto, il contatto con l'acqua, ma soprattutto il cimento con le fatiche di lunga durata).
Chi ama lo sport, non dovrebbe assolutamente mancarne la lettura.
Per la sua stessa struttura e per la disposizione degli argomenti si può entrare nel testo da qualsiasi parte, senza necessariamente essere vincolati ad una lettura diacronica.
Segue a conclusione della trattazione, un'interessante bibliografia ragionale che consentirà al lettore più esigente e più curiosi di ampliare i propri orizzonti cognitivi.
(dalla quarta di copertina) Il mare non è la spiaggia con gli asciugamani e le sdraio dove le persone prendono il sole, non è il baretto che vende anguria e bibite fresche e non è nemmeno il bagnasciuga dove si cammina con i calzoni arrotolati. È quella cosa che divide la spiaggia dallo scoglio, l'orizzonte lontano che si cerca di catturare con l'ultima bracciata. L'acqua avvolge braccia, gambe, testa, dando un senso di pace e protezione; allontana le preoccupazioni e i rumori del mondo che si impongono, travolgono, comandano. Un tuffo e tutto scompare: il mondo è messo tra parentesi, fino al prossimo respiro.
L'Autrice. Carola Barbero insegna filosofia del linguaggio all’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Madame Bovary. Something Like a Melody (AlboVersorio, 2005), Chi ha paura di Mr. Hyde? (il melangolo, 2010), Sex and the City e la filosofia (il melangolo, 2010), La biblioteca delle emozioni (Ponte alle Grazie, 2012), Filosofia della letteratura (Carocci, 2013), (con T. Andina) Ermeneutica, estetica, ontologia. A partire da Maurizio Ferraris (il Mulino, 2016)

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12 agosto 2026 3 12 /08 /agosto /2026 06:17
I sei volumi della saga Blackwater

Blackwater, opera di Michael McDowell, uscita in America negli anni Ottanta, attorno al 2020 è stata riscoperta in Francia con un successo incredibile e, a seguire, è stata pubblicata da Neri Pozza (Beat) in traduzione italiana nei primi mesi del 2023.
Il primo dei sei volumi, La Piena, è stato disponibile dal 17 gennaio 2023. A seguire sono usciti gli altri, al ritmo di uno ogni due settimane, così come avrebbe desiderato l'autore.

La storia di Blackwater inizia nel 1919 in una cittadina dell'Alabama, Perdido. Qui vive la ricchissima famiglia Caskey, proprietaria di boschi e segherie. Quando le acque del fiume diventano nere e minacciose, i Caskey dovranno combattere la loro furia. Ma non è tutto. Perché il clan, con in testa la matriarca Mary-Love, dovrà anche affrontare qualcosa di ben più spaventoso e inquietante: Elinor, la donna con i capelli di rame che emerge dalla città sommersa…

La saga di Blackwater ha un grandissimo fascino, perché riesce ad unire tematiche sociali importanti (il conflitto razziale nell'America di quegli anni) ad un affresco familiare intricato e denso di risvolti psicologici. Il tutto avvolto da inquietanti sfumature horror.
Forse il nome non è noto alla maggior parte delle persone, ma Michael McDowell è stato lo sceneggiatore di film cult come Beetlejuice e Nightmare Before Christmas, nonché grande amico di Tim Burton e Stephen King. Fu lo stesso King a definirlo “Il miglior autore di paperback originali degli Stati Uniti” e Peter Straub di lui disse che era “uno dei migliori scrittori horror in questo Paese”. McDowell è morto nel 1999, chiedendo che la sua saga fosse pubblicata in sei volumi, ma la sua volontà non venne rispettata, uscendo come tomo unico e riscuotendo un tiepido successo.

Nella primavera del 2022 la saga di Blackwater è stata pubblicata in Francia divisa in sei parti, rispettando la volontà di McDowell, ed è diventata un caso editoriale, vendendo più di 500.000 copie e finendo nelle top ten (con i singoli volumi) delle classifiche francesi.

“Blackwater è un’opera di culto: questa è, a buon diritto, la definizione per eccellenza della saga di Michael McDowell che offriamo per la prima volta ai lettori italiani. Che cosa è infatti un’opera di culto? Innanzi tutto, continuare a essere costantemente letta e riscoperta anche a distanza dalla sua prima apparizione. Il recente, strabiliante successo di Blackwater in Francia, paese in cui i sei volumi della saga hanno occupato i primi dieci posti della classifica dei libri più venduti, dimostra che questa caratteristica appartiene a pieno titolo al lavoro di McDowell. Proprio di un’opera di culto è poi il suo tratto crossover, il suo amalgamare, cioè, diversi generi in una narrazione perfettamente compiuta e originale rivolta a tutti i lettori possibili. Blackwater presenta, da questo punto di vista, un impeccabile intreccio narrativo: i conflitti sociali, familiari e psicologici si mescolano in essa con il fantasy, l’horror e il soprannaturale. Infine, è un’opera di culto perché, come tutte le opere di culto, svela le paure e le angosce di un’epoca con una universalità degna della migliore letteratura”. Così spiega spiega Giuseppe Russo, direttore editoriale di Neri Pozza.

[https://www.wired.it/article/blackwater-neri-pozza-saga-volumi-uscita/]

Michael McDowell, La saga di Blackwater - La Piena

Michael McDowell, La saga di Blackwater I. La Piena (Blackwater I. The Flood, nella traduzione di Elena Cantoni, Neri Pozza (Beat), 2023
Molto bello questo primo pezzo della saga Blackwater, opera di Michael McDowell che viene pubblicata in edizione italiana in sei volumi.
Un inizio davvero intrigante e perturbante anche se in modo soft.
Non vi sono degli elementi horror eclatanti, bensì alquanto lievi, in un contesto narrativo lento, tipico da profondo Sud degli USA (ricordiamoci che la saga di Blackwater si svolge a partire dal 1919 a Perdido, una sperduta cittadina dell'Alabama).
Nella progressione narrativa ci sono degli elementi che il lettore deve saper cogliere, come - e questo è nell'incipit - l’improvvisa e misteriosa comparsa di Elinor Dammert, di cui non si sa con certezza da dove venga e come sia sopravvissuta per alcuni giorni alla piena del fiume che, esondando, ha allagato l'intera cittadina.
E poi ci sono altri segni sparsi che il lettore accorto deve saper riconoscere da sé e poter mettere da parte per comporre successivamente il puzzle di un quadro più ampio e sottilmente inquietante.
Per me, un ottimo esordio.
E già sono passato alla lettura del secondo volume, La diga.
(Soglie del testo) Uno strano annegamento, una rivelazione terrificante e la scoperta di un tesoro
1919. Le acque nere e minacciose del fiume sommergono la cittadina di Perdido, Alabama. Come gli altri abitanti, i ricchissimi Caskey, proprietari di boschi e segherie, devono fronteggiare il disastro provocato dalla furia degli elementi. Ma il clan, capeggiato dalla potente matriarca Mary-Love e dal figlio devoto Oscar, dovrà anche fare i conti con un’apparizione sconvolgente. Dalle viscere della città sommersa compare Elinor, donna dai capelli di rame con un passato misterioso e un oscuro disegno: insinuarsi nel cuore dei Caskey.

Michael McDowell, La saga di Blackwater II - La Diga

Michael McDowell, Blackwater II. La diga (Blackwater II - The Levee, nella traduzione di Elena Cantoni), Neri Pozza Beat, 2023

Con La Diga si entra più profondamente nel mondo di Perdido e della saga familiare dei Caskey.
Assistiamo alla costruzione di una possente diga (un argine piuttosto) per proteggere Perdido da eventuali, future, esondazioni del fiume.
Mentre continua ad essere giocata la partita tra Elinor e la matriarca Mary-Love, ci sono dei misteri venati di horror.
Cosa accade veramente?
Le cose possiedono inquietanti risvolti.
Ci sono delle presenze oscure che si muovono nelle ombre dense delle case e nei gorghi torbidò e limacciosi del fiume.
È una progressione sottile e perturbante
Staremo a vedere cosa accade nel volume successivo, La Casa.

(Soglie del testo) L'eredità di una donna defunta e uno smembramento che fa raggelare il sangue

1922-1925. Mentre Perdido si sta riprendendo dalla devastante inondazione del 1919, sembra che la costruzione di una diga sia l'unico baluardo possibile contro la furia dell'acqua nel caso si dovesse ripetere la temuta esondazione.
Ma il cantiere riversa sulla cittadina il suo carico di imprevisti: la rivolta degli operai, il capriccio delle correnti, il mistero di alcune sparizioni.
La matriarca Mary-Love si scontra con Elinor, ora parte della famiglia Caskey. Macchinazioni, alleanze innaturali, sacrifici: a Perdido i mutamenti saranno profondi, le conseguenze irreversibili.
La lotta è appena cominciata.

Michael McDowell, La saga di Blackwater - La Casa

Michael McDowell, Blackwater III - La casa, Neri Pozza (Beat), 2023
Prosegue la saga di Blackwater, con il consolidarsi del potere di Elinor e il tramonto di Mary-Love che esce di scena.
Si intuisce che vi è una presenza misteriosa e perturbante nella casa di Elinor e Oscar Caskey, ma accadono anche molti altri fatti straordinari sempre raccontati in maniera mai del tutto esplicita.
E così siamo al giro di boa!
(soglie del testo) Un corpo fatto a pezzi, una casa sotto attacco, e l'insorgere di un nuovo matriarcato
1928, Perdido. Il clan Caskey è dilaniato dalla spietata lotta tra Mary-Love ed Elinor. 
Ma all'orizzonte si allungano altre ombre: sui legami, sui patrimoni, sulle anime. E le ripercussioni varcheranno i confini dell’immaginazione. Da quando Elinor ha preso possesso della casa più bella di Perdido, negli angoli bui della magione allignano ricordi spaventosi che, come ragni instancabili, tessono tele mortali.

Michael McDowell, La saga di Blackwater - La Guerra

Michael McDowell, Blackwater IV. La guerra, Neri Pozza Beat, 2024
In questo volume - il quarto della saga Blackwater - le vicende narrate spaziano negli anni della seconda guerra mondiale fino a poco dopo la sua fine. 
Le fortune dei Caskey subiscono vicende alterne, ma sostanzialmente non deflettono. 
Si annuncia l’entrata in scena di un nuovo membro della famiglia, Billy Bronze, per il momento in veste di fidanzato di Grace.
Come nei primi tre romanzi, si aprono spiragli - più consistenti questa volta - sugli indicibili segreti di cui Elinor è custode e sui suoi segreti legami con le acque torbide e rosse del fiume Perdido.
Elinor è colei che sa e che sempre di più governa le sorti della famiglia.
(Soglie del testo) Una ragazza scopre la sua vera natura.
Una guerra lontana porta sangue e distruzione.
1938. È l’alba di una nuova era per il clan Caskey e nulla sarà mai più come prima. La determinazione di Elinor finalmente dà i suoi frutti. I nemici di ieri diverranno gli amici di domani e i mutamenti giungeranno da luoghi inaspettati. Anche per il mondo si apre una nuova èra, portatrice però di pericolo e distruzione: il conflitto in Europa farà affluire sangue nuovo a Perdido. Nella proprietà dei Caskey, gli uomini vanno e vengono. Come marionette che non sanno di essere appese a un filo.

Michael McDowell, La saga di Blackwater V - La Fortuna

Michael McDowell, Blackwater V - La Fortuna (nella traduzione di Elena Cantoni), Neri Pozza (BEAT), 2024

La saga della famiglia Caskey comincia a volgere al termine.
La guerra è finita. Siamo già nel 1949 e il giovane Billy Bronze entra a far del clan, non soltanto come marito di Miriam (avendo raggiunto la condizione maritale dopo un lungo fidanzamento all’antica), ma anche come amministratore talentuoso e investitore oculato dei beni di famiglia.
Grazie alla sua opera le fortune della famiglia prosperano e non sono più soltanto legate alle sorti della segheria.
Contemporaneamente si verificano altre novità: Frances diviene madre e nascono Lilah (la figlia ufficiale) e (la figlia segreta): si tratta, infatti, di una coppia di gemelle secondo ciò che aveva predetto Elinor ed solo lei a conoscere la verità e nessun’altro dovrà nutrire alcun sospetto sull’esistenza di una gemella. La verità ufficiale è che sia nata solo una figlia.
Viene fuori con maggior vigore una qualche possibile verità sulle origini di Elinor, che come tutti ricorderanno è comparsa pressoché dal nulla dopo l'alluvione del 1919 (come raccontato ne “La piena”, primo capitolo della saga) e sulla sua vera natura di essere strettamente legato alle acque limacciose e rosseggianti del Perdido.
Mentre la fortuna dei Caskey evolve, anche grazie alla preveggenza di Elinor (che porta alla scoperta di abbondati giacimenti di petrolio nei territori sempre più vasti di proprietà della famiglia) molte altre cose accadono, come - ad esempio - il ritorno in famiglia di Malcom, figlio di Queenie oppure la finta malattia di Sister che cerca di sottrarsi alle pretese di Earl Askew, suo legittimo marito.
E così arriviamo agli anni Cinquanta, in una notte buia e tempestosa, di pioggia violenta, quando nel bel mezzo del fortunale Frances scompare definitivamente, vinta dall'attrazione fatale per i vortici del fiume.

“Una morte mostruosa, una nascita diabolica...
“Il fiume freddo e sanguinario convoca due dei suoi”

(Quarta di copertina)1946. Come un organismo vivente, la famiglia Caskey si sviluppa e si trasforma. Alcuni affrontano la morte, altri accolgono la vita: tra riavvicinamenti inattesi, rancori sordi e separazioni inevitabili le relazioni si evolvono. Ormai a capo della segheria e punto di riferimento del clan, Miriam lavora instancabilmente per rendere i Caskey sempre più ricchi. Una scoperta sorprendente e miracolosa – eccetto che per una persona – distribuirà la ricchezza anche in città. Ma sarà sufficiente questa improvvisa fortuna, ora che la natura reclama il suo debito?

Michael McDowell, La saga di Blackwater VI - Pioggia

E siamo al sesto volume della saga Blackwater, capolavoro southern gothic di Michael McDowell
Michael McDowell, Blackwater VI - Pioggia (nella traduzione di Elena Cantoni), Neri Pozza Beat, 2024
(Sinossi) 1958. Gli anni passano, tra ricevimenti fastosi, unioni insolite e rivelazioni travolgenti, ma non portano quiete per i membri della famiglia Caskey. Dopo l’età dell’oro, ritornano giorni foschi. Qualcosa di terribile incombe su Perdido, i suoi abitanti e i suoi fiumi. Il tempo delle profezie è ormai giunto
 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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