Una mia lettura di questi giorni,
perfettamente calzante,
dati i tempi che corrono
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Mi sono ritrovato a leggere nei giorni scorsi, proprio in concomitanza dell'attacco all'Iran da parte di USA e Israele per stoppare il temuto accesso alla bomba atomica da parte del regime degli Ayatollah, una riedizione nei tascabili Adelphi (Gli Adelphi, 2025) di una brillante inchiesta giornalistica di William Langewiesche, Il bazar atomico (The Atomic Bazaar. The Rise of the Nuclear Poor, nella traduzione di Matteo Codignola), già pubblicato da Adelphi nel 2007 (ed ora anche nella collana Gli Adelphi, 2025).
L'autore prende in considerazioni quali sono le possibili vie dell'uranio dai paesi che ne posseggano delle riserve cospicue che non vengono sorvegliate con tutte le cautele e nello stesso tempo esamina quali possano essere i percorsi per avviare degli impianti per l'arricchimento dell'uranio allo scopo di ottenere quei quantitativi di uranio necessari per costruire un arsenale atomico che dovrebbe spaziare tra armi tattiche ed armi strategiche.
Da questo punto vista trampolino di lancio dovrebbe essere la costruzioni di centrali termonucleari per la produzione di energia elettrica, dal momento che le tecnologie per la produzione di uranio arricchito sono sostanzialmente identiche, solo che ai fini della costruzione di armi atomiche l'arricchimento dell'uranio dovrebbe essere in percentuale di gran lunga maggiore.
Assieme all'autore percorriamo questi diversi scenari, per poi soffermarci molto sul Pakistan e sulle vicende che hanno portato questo stato a dotarsi della bomba atomica, con il ruolo cardine svolto da un personaggio di rilievo che Abdul Qadeer Khan (1936-2021), fisico e ingegnere metallurgico pakistano, considerato il "padre" della bomba atomica di questo paese, che ha sviluppato il programma nucleare del Paese negli anni '70 e '80, creando la rete di arricchimento dell'uranio, ed è stato una figura controversa, venerata in patria come eroe nazionale e accusata in Occidente di proliferazione nucleare e di irradiazione della tentazione del nucleare ad altri paesi al di fuori del Trattato di Non Proliferazione.
Ed ecco come conclude l’autore: “Forse, con un’azione di prevenzione capillare da parte dei governi, un attentato atomico si potrà scongiurare, ma nessuna tattica impedirà a chi lo voglia di costruirsi un arsenale nucleare. La Corea del Nord, l’Iran, forse la Turchia, l’Arabia Saudita, il Brasile-di tanto in tanto questo o quel paese potrà essere persuaso ad accantonare i propri programmi, ma a lungo andare nessuno si fermerà. Per quanto riguarda l’America, e al netto del risentimento post coloniale, la lezione che arriva dal Pakistan non è un invito ad abbandonare la diplomazia della non proliferazione, ma un’esortazione ad accettare la realtà parallela di un mondo in cui molte nazioni posseggono l’atomica, e alcune sono pronte a usarla" (ib. p. 182)
Una lettura che oggi è diventata tragicamente indispensabile
«Il mondo qui descritto è sconcertante. È il mondo del commercio clandestino di uranio, della connessione del traffico di droga con l’atomo e il terrorismo, delle possibili fabbricazioni artigianali e per così dire domestiche di ordigni nucleari rudimentali e sporchi, ma efficaci e devastanti» (Giuseppe Galasso)
«Un resoconto spassionato e devastante della recente storia nucleare del pianeta. In tempi dominati da un quarto potere mendace e irrazionale, la lucidità e l’obiettività di Langewiesche fanno di questo libro una lettura fondamentale». (Zadie Smith)
(Risvolto I edizione Adelphi) Dal mattino del 6 agosto 1945 il mondo sa che una guerra nucleare è possibile. Chiunque è in grado di immaginare come verrebbe combattuta, e anche con quale verosimile esito. Ma dopo gli eventi del 1989, e più ancora del 2001, al terrore di bombardieri strategici e missili intercontinentali se ne è sostituito un altro, più paralizzante ancora: l'idea che qualcuno, in un posto e in un momento qualsiasi, possa fare qualcosa. A capire chi sia davvero in condizione di fare che cosa è dedicata questa indagine di Langewiesche, che parte dal cuore incandescente dell'esplosione su Hiroshima, attraversa le città segrete dell'ex Unione Sovietica, dove sono tuttora custodite (non sempre il verbo è appropriato) migliaia di testate e tonnellate di uranio, esplora le strade del contrabbando anche nucleare che segnano le montagne del Caucaso, per approdare a due luoghi diversi, ma ugualmente inquietanti: il lago proibito che fornisce di acqua potabile Rawalpindi, dove negli anni Settanta A.Q. Khan - lo scienziato che trafugò i segreti nucleari dell'Occidente, consentendo al Pakistan, alla Corea del Nord e all'Iran di armarsi - era libero di andare in barca a vela, e lo studio di Francoforte dove un oscuro ricercatore americano, Mark Hibbs, elabora tutte le informazioni sul nucleare disponibili, per poi riversarle in articoli riservati a pochissimi specialisti e ai servizi di informazione di ogni paese.
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L'autore. William Langewiesche, nato nel 1955, a Sharon (Connecticut), è stato un giornalista, saggista e antropologo statunitense. Dopo essersi laureato in antropologia nel 1977 all'Università di Stanford e aver intrapreso una breve carriera di pilota di aeromobili, si dedica alla scrittura. I suoi reportage sono riconducibili al genere del giornalismo d'inchiesta. Tra le opere pubblicate in Italia per Adelphi, American Ground (2003), La virata (2006), Il bazar atomico (2007), Esecuzioni a distanza (2011).
Trattato di non proliferazione nucleare - Wikipedia
Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari Adesione al Trattato di Non Proliferazione Nucleare Potenza nucleare riconosciuta, ratificato Altro, ratificato Ritirato ( Corea del Nord) Stato
https://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_non_proliferazione_nucleare
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Giusto per ricordare qualcosa di essenziale, occorre leggere assieme al volume recensito sopra, anche questo di AA. VV. (a cura di Luisa Bienati), Hiroshima. Il giorno zero dell'essere umano, Marsilio, 2025, che contiene una rassegna di testimonianze di sopravvissuti alla bomba di Hiroshima, assieme al discorso del Presidente della Commissione per l'assegnazione dei premi Nobel per la Pace nel 2025.
Le testimonianze sono toccanti, il discorso tocca alcuni importanti punti, ed apre anche alla speranza, dal momento che dal 1945 nessuna altra bomba atomica è stata fatta esplodere in un contesto bellico (anche se vi sono stati innumerevoli test nucleari). In qualche modo la deterrenza nucleare funzione, anche se nel contesto più revente di corsa agli armanti nucleari da parte delle nazioni che sono ancora sprovvisti della bomba atomica, si aprono scenari per una possibile utilizzazione della bomba atomica per fini tattici ed in contesti di guerra circoscritti.
Ci si augura che ciò non accada e l'Associazione dei Sopravvissuti alle bombe di Hiroshima e Nagasaki, consapevole - sulla base di esperienze vissute tragicamente - dell'orrore dell'esplosione atomica - lavora attivamente in questo senso, perchè quell'orrore non debba più ripetersi.
Viviamo ancora nelle conseguenze di Hiroshima e Nagasaki, e di questo ci parla Luisa Bienati in questo libro, nell’ottantesimo anniversario del disastro atomico. Pagine quanto mai attuali oggi.
«Era estate. La natura era al culmine della sua fioritura ma, dopo le irradiazioni dell'atomica, nulla era rimasto uguale.»
«I racconti di autori che vissero la tragedia e la descrissero dopo la fine della censura americana.» - Marco Del Corona, La Lettura
«Hiroshima era appena stata bombardata. Mi trovavo a casa di un amico, nella periferia di Fukuyama, e vidi un iris fiorito fuori stagione» scrive Ibuse Masuji. È difficile, ed è inevitabile, vivere nelle conseguenze delle nostre azioni, ma bisogna comunque raccontarle. Raccontare è il modo di vivere nelle conseguenze delle nostre azioni. E così, accanto a tre racconti di famosi autori giapponesi che hanno scritto della bomba atomica – Ibuse Masuji, Hara Tamiki e Ōta Yōkō –, il volume contiene i discorsi pronunciati da Nihon Hidankyō, il movimento dei sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki che lavora per un mondo senza armi nucleari, e dall’accademia di Svezia, che a Nihon Hidankyō ha deciso di assegnare il Nobel per la pace 2024. Il titolo, «il giorno zero dell’essere umano», è un omaggio a Günther Anders, il filosofo che aveva subito capito – e lo aveva scritto – quanto il lancio dell’atomica non fosse il modo per far finire la guerra ma per continuarla con altri mezzi.
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