L'altro giorno ho osservato il telefono smart di una mia collega che era dotato di un piccolo ed elegante guinzaglio per poterlo tenere - in caso di necessità - al polso, senza pericolo di poterlo smarrire. Mi è venuta in mente una situazione in cui - in un ipotetico futuro - tutti potrebbero andare in giro in una grottesca rappresentazione della realtà che ci circonda - in giro, a passeggio, a fare sport, portando graziosamente al guinzaglio il proprio telefono che segue, o precede, strisciando o zampettando, a seconda dei casi. E se, all'improvviso questi telefoni al guinzaglio si ribellassero?
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Tonino girò la chiave nella serratura, aprì il portone di casa e, mettendo fuori il naso, fece il suo solito respiro profondo del mattino. Ma la fresca aria primaverile gli andè di traverso in un solo istante.
Davanti a lui, sul marciapiede, un signore in giacca e cravatta camminava a passo svelto tenendo in mano un cordino azzurro intrecciato. All'altro capo del guinzaglio un elegante smartphone ricurvo procedeva a passetti svelti e alteri come un levriero, battendo quattro agili zampette meccaniche sulle mattonelle con un tipico clic-clac metallico. La sua fotocamera posteriore ruotava a destra e a sinistra per consentirgli di guardarsi attorno.
Tonino si strofinò gli occhi, convinto che il caffè non avesse ancora fatto effetto, ma la scena attorno a lui era persino più assurda.
Una ragazza sulla trentina era ferma vicino al palo della luce: il suo telefono, legato a una pettorina di gomma rossonera, faceva vibrare l'asfalto piantando le quattro zampe mentre illuminava uno spigolo. "Su, Pro Max, fai il bravo, andiamo a fare la ricarica al parco", cinguettava lei con voce stucchevole, tirando leggermente la cinghia per staccarlo da una chiazza d'ombra. Poco più in là, un vecchio telefono rugged dal guscio incrinato avanzava con l'andatura dondolante di un bulldog, mentre un datato modello a conchiglia si era incastrato sotto la ruota di una bicicletta, tirando al cavo fino a farlo tendere come una corda da violino.
Nessuno sembrava trovarci nulla di strano per questo portento dei telefoni che fossero smart o no, al guinzaglio.
Degli uomini in doppiopetto chiacchieravano tra loro strattonando con disinvoltura i propri dispositivi, mentre le signore all'uscita dal bar dove avevano mangiato con gusto dei pasticcini, sorseggiando caffè o the, confrontavano i guinzagli più alla moda di cui si fregiavano: in pelle, fluorescenti, persino estensibili per lasciare ai display più vivaci la libertà di trottare sui tetti delle auto in sosta.
Due telefoni si incrociarono al limite dei rispettivi guinzagli, avvicinarono i display, fecero un giro su se stessi scodinzolando con l'antenna e si scambiarono i dati tramite Bluetooth.
Poco più avanti, un cellulare da gaming piantava le zampette nel fango dell'aiuola tirando come un husky assatanato, attirato dal router di un bar, mentre un cucciolo di Smartwatch cercava di stare al passo con la mamma-smartphone.
Tonino notò anche un altro ragazzo il cui telefono, agitato da un flusso continuo di notifiche push, continuava a fare piccoli balzi rabbiosi sull'erba.
"Ma... scusi," azzardò Tonino, avvicinandosi a una donna con un elegante guinzaglio di seta rosa legato a un dispositivo pieghevole. "Perché li tenete al guinzaglio?"
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La donna lo guardò con profonda riprovazione, portandosi una mano al petto. "E come vorrebbe farli uscire, scusi? Senza custodia? Se scappano in rete chi li riprende più? Il mio S24 l'altro ieri ha visto un segnale Wi-Fi aperto ed è quasi finito sotto un autobus per andarsi a connettere!"
Tonino si mise le mani in tasca, stringendo le dita attorno al suo vecchio e polveroso cellulare spento. Il suo modello a tastiera non aveva zampe, non ringhiava per le notifiche e non richiedeva passeggiate igieniche alle sette del mattino. Fece lentamente due passi indietro verso il portone di casa e decise che per quel giorno il mondo esterno poteva decisamente vedersela da solo.
Mentre Tonino indietreggiava sbalordito, le zampette di metallo dei telefoni cominciarono ad allungarsi a dismisura. In pochi istanti, i guinzagli si trasformarono in lunghissime liane luminose e l'asfalto della strada iniziò a oscillare e a piegarsi verso l'alto come un enorme foglio di carta, facendo scivolare via palazzi, automobili e passanti in un vortice di icone colorate.
"Tonino! Svegliati, per carità, che fai tardi a scuola!"
Con un sobbalzo e un brusco schianto, Tonino si ritrovò a terra, aggrovigliato tra le coperte del suo letto. Il comodino era sossopra e il vecchio telefono a tastiera della madre – che lui aveva usato la sera prima per giocare a Snake di nascosto sotto il cuscino – gli era finito dritto sulla fronte, lasciandogli un piccolo stampo rettangolare sulla pelle.
Dalla cucina arrivava il profumo del caffè e il rumore della radio di casa. Tonino si strofinò la testa dolente, si mise a sedere sul pavimento e tirò un lungo sospiro di sollievo: era stato solo un gran brutto sogno.
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