Con le capitozzature violente
trasformano le città
in spettrali scenari post apocalittici
con i resti penosi di alberi spogli
e scheletriti
protesi verso il cielo in un grido muto
Maurizio Crispi (13 aprile 2026)
I potatori armati di motosega fanno scempio.
E' molto - troppo - facile lavorare di motosega
Si leva semplicemente tutto, anzichè limitarsi a lavorare di cesesso, con il serracolo e con le cesoie
Con un unico taglio si leva tutto
Qui, secondo me c'è l'effetto di molta ignoranza e l'incapacità di essere un "vero" giardiniere
Un "giardiniere" è colui che cura le piante di un giardino e che, di continuo, ne cura il benessere, limitandosi a levare - delle piante più grandi - i rami morti e lascinando vivere il resto della pianta che, in linea generale, sa badare a se stessa.
Per fare ciò con maestria occorre lungo apprendistato ed esperienza, occorrono conoscenze: oggi, secondo me, molti si improvvisano lavoratori di un dato settore, pensando con ubris (arroganza) che l'essere in possesso di uno strumento (come è ad esempio la motosega) li autorizza ad operare in un determinato settore.
In realtà costoro sono degli arroganti-ignoranti che, per di più sono maldiretti da altri in capo a loro, altrettanto ignoranti-arroganti.
Per dire che se dai la bomba atomica in mano ad un ignorante, costui la userà provocando un gran danno.
Gli effetti di una simile ignoranza e di altrettanta arroganza, oggi, li vediamo un po' dovunque.
Alcuni dicono, ingenuamente, "Ma sì! Si riprenderanno dal taglio! Cresceranno più forti di prima!"
Pie illusioni, anche queste dettate dall'ignoranza.
Se ad una pianta togli tutto l'apparato foliare che rappresenta il modo della pianta di far funzionare il proprio metabolismo energitico e assicurare la circolazione dei nutrienti, crei una situazione di disequilibrio formidabile che ostacola i fondamenti della vita vegetale: sarebbe come estirpare i polmoni ad un mammifero e immaginare che senza l'apparato respiratorio questi possa continuare a vivere
Non date le motoseghe agli ignoranti!
Create le premesse per una corretta conoscenza della vita vegetale prima di dargliele
Assicuratevi che coloro che sono preposti con funzioni di guida e comando abbiano anch'essi le corrette conoscenze
E poi, ovviamente, c'è un problema di carenza di sensibilità di cui dover tenere conto.
E potrei continuare ancora molto a lungo, ma mi fermo qui
Ho sognato a dismisura, ma non ricordo quasi niente
Tutto svanito
Se non il fatto che ero in un posto in cui avevo il controllo dell’acqua e di continuo profondevo le mie energie per gestire quest’acqua
Acqua a profusione per me e i miei amici
Niente acqua per tutti gli altri
Un tema onirico violento e di sopraffazione
Non mi è piaciuto tanto
Anche perché io mi ritrovavo nel ruolo del cattivo che lesina le risorse agli altri
E questo é quanto
Un sogno appropriato per questi tempi di violenza e sopraffazione
Passeggiata mattutina
sotto la pioggia
Cielo plumbeo
Freddino
Pozzanghere vaste come piccoli laghi
Gli augeletti tacciono,
forse intimoriti
Solo io cammino,
esposto agli elementi
Per il resto nessun altro,
nemmeno per sbaglio
Eppure ad Est la coltre grigia
si apre e si tinge di rosa
Maurizio Crispi (15 aprile 20026
Pioggia e sereno (foto di Maurizio Crispi)
Piove a dirotto
Lampi che accendono tutto
di una luce livida e spettrale
Tuoni come un rullio di tamburi,
e ogni tanto un suono più lacerante,
come si aprisse la volta del cielo
Un mattino freddo ed è come fossimo d'inverno,
come d'inverno non è stato
Anche questo sarà parte del cambiamento climatico,
suppongo
Pioggia (foto di Maurizio Crispi)
Piove e ripiove
Due o anche tre sotto l’ombrello
per non parlar del cane
Il parapioggia é oggetto
che vincola e unisce
Due sotto un ombrello
sembrano meno soli
come piselli nel baccello
Figuriamoci poi una moltitudine intera
sotto un unico ombrello
Ho fatto un sogno croccante,
badiamo bene non shockante,
croccante,
croccante
(secondo il recente uso semantico
invalso oggi)
Ero in una strana situazione,
una specie di pantomima
o recita a soggetto
drammatica e sanguinaria
Un’enorme quantità di comparse
o figuranti
doveva inscenare un’allegra parata,
con il contorno di fenomeni da baraccone (freaks)
e di attrazioni da fiera
La parte culminante della rappresentazione avrebbe dovuto essere un trenino del quale ciascun vagone sarebbe stato un carro allegorico con enormi composizioni animate di cartapesta e figuranti umani in carne ed ossa
Tutta la scena era dominata da un Signore oscuro, severo e crudele, circondato da un plotone di sgherri minacciosi, in abiti da aguzzini nazisti, armati di fruste, armi bianche e da fuoco
Chi sbagliava veniva indicato con un dito adunco dal Signore oscuro e subito era giustiziato sul posto con uno o più colpi di spadone oppure falciato a colpi di mitra
Io cercavo di sfuggire a tutto ciò e mi riparavo in un grande capannone che custodiva pezzi di ricambio per la rappresentazione e per i carri allegorici,
accolto con slancio protettivo da colui che ne era a capo
Capivo tuttavia che anche lì non sarei stato al sicuro dagli aguzzini e ritornavo ad immergermi nella folla di figuranti per cercare una più discreta via di fuga, magari cogliendo l’attimo di confusione per allontanarmi non visto e abbandonare questo luogo d’incubo
Aspettavo e aspettavo
Osservavo
Non mi sembrava di cogliere spiragli possibili
Temevo per la mia incolumità
Quei pazzi fanatici e sanguinari avevano preso il controllo del mondo intero
Cercavo di sopravvivere, a momenti mi mescolavo alla folla ebbra intenta in quello che sembra diventare sempre più un rito dionisiaco, una festa di sangue e di morte; a momenti, mi nascondevo in certi anfratti alla ricerca di salvezza che non arrivava mai
Fui sull’orlo di perdere il senno, quando nel mio rifugio transitorio urtai con il piede contro un secchio di metallo e chinandomi ad osservarlo mi accorsi con orrore che era ricolmo di mani e dita mozzate
Urlai e fuggii
Poi mi svegliai ed era solo un sogno
Una precisazione occorre sul termine "croccante" di cui soltanto recentemente ho appreso un utilizzo di cui non avrei avuto modo di sospettare.
Mi ci sono imbattuto, in questo nuovo e particolare uso idiomatico della parola, qualche settimana fa, quando mio figlio parlandomi del fatto che la nonna materna fosse in fin di vita, mi disse che era una "situazione croccante".
Io allora gli chiesi se per caso non avesse voluto scrivere "shockante" (eravamo in chat) e lui mi rispose ripetendo il termine "croccante" e dicendomi che si trattava di una situazione difficile e faticosa da vivere per lui e sua madre che si erano trovati al suo capezzale.
A distanza di qalche giorno, mentre eravamo in campagna, gli chiesi se nel descrivere il suo lavoro della giornata lo avrebbe potuto definire "croccante" (giusto per capire meglio) e lui mi disse. "No, oggi no! Ma se mi fossi trovato a lavorare in piena estate con 40 gradi di temperatura e sotto il picco del sole, quella di certo la definirei una situazione croccante!".
OK! Così avevo capito meglio...
Pochi giorni dopo in una conversazione improvvisata con lo skipper di un catamarano di grandi dimensioni ormeggiato al porto di Palermo, mentre quello mi raccontava delle sue traversate atlantiche e soprattutto di quelle ben più difficili in senso contrario da ovest verso est, ebbe a dire: "Mi sono ritrovato in situazioni di mare e di vento piuttosto croccanti!".
Quindi c'è un nuovo uso del termine che si va diffondendo con accezioni precedentemente non previste. D'altra parte, è così: la lingua parlata è fluida e continuamente mutevole.
Ciò che segue è il risultato delle mie ricerche al riguardo.
Il termine "croccante", tradizionalmente riferito a cibi che scricchiolano sotto i denti (come mandorle o biscotti), ha assunto negli ultimi anni nuovi significati idiomatici, spesso derivati dall'uso social o dall'influenza della lingua inglese:
Croccantizzare: Secondo la Treccani, questo verbo è utilizzato sui social media e da alcuni chef per indicare l'azione di rendere qualcosa croccante.
"Croccante" (gergo visivo): A volte utilizzato in contesti social per definire qualcosa che è "nitido", "fresco" o di alta qualità, spesso associato a immagini o video ad alta risoluzione, simile all'uso inglese di "crisp" o "crunchy".
Croccantino: Sebbene diminutivo, il termine è ormai diventato il termine standard per indicare il cibo secco per animali domestici, inserito nei dizionari negli anni 2000.
Nonostante questi utilizzi estesi, il significato principale rimane legato alla consistenza alimentare, spesso celebrato per la sua capacità di aumentare la soddisfazione gustativa (effetto crunch)
Ma c’è di più: l'uso di "croccante" per descrivere una situazione dura o difficile è molto comune, ma con una sfumatura specifica che è quasi sempre ironica o sarcastica.
In questo contesto, si usa per "alleggerire" verbalmente un'esperienza che in realtà è stata pesante, stressante o imbarazzante. Ecco come funziona questa sfumatura: L'ironia della "croccantezza" Significato antifrastico: Si usa un termine positivo (che richiama qualcosa di piacevole e soddisfacente come il cibo croccante) per descrivere l'esatto opposto. Esempio tipico: "Ieri ho avuto un lunedì decisamente croccante" non significa che sia stato un bel lunedì, ma che è stato un disastro, pieno di imprevisti o fatiche.
Contesto "pepato": Spesso si definisce "croccante" una situazione difficile che però ha risvolti assurdi, comici o densi di gossip (ad esempio una discussione accesa o un litigio pubblico).
Perché si usa? È un modo per mostrare distacco o resilienza. Invece di dire "è stata una tragedia", dire "è stata un'esperienza croccante" serve a: Drammatizzare meno: Trasforma il problema in un aneddoto da raccontare. Cercare complicità: Chi ascolta capisce subito, dal tono, che si sta parlando di un momento difficile.
In sintesi, se qualcuno ti dice che ha vissuto una "situazione croccante" e non sembra felice, preparati a sentire il racconto di un bel pasticcio.
Sogni
Sogni
Sogni
Ci sono sempre
Sempre arrivano
Il sogno fa parte ineliminabile,
a volte imperscrutabile
della nostra vita vissuta
Nel sogno osserviamo noi stessi
fare questo e quello,
parlare,
agire,
muoversi
Siamo sempre noi,
visti dalla prospettiva dell’Io sognante
Non sempre ricordiamo,
più spesso dimentichiamo
Nelle ore subito successive al risveglio
c’è spesso qualche frammento
pronto a riemergere,
a seconda delle associazioni di pensiero
che ci capita di fare
Ho sognato che in un qualche ambulatorio psichiatrico, assieme ad altri colleghi, mi accingevo a compilare un modulo per attuare il ricovero di qualcuno che aveva una sfilza di nomi da extracomunitario
C’erano molte difficoltà in ciò, poiché ci mancavano alcuni dati essenziali, tipo la data di nascita e il luogo di residenza.
Mancavano anche informazioni attendibili sulla esatta grafia del cognome costui e su quanti e quali fossero i suoinomi di battesimo o di nascita
Io ponevo un rallentamento alla premura dei miei colleghi ed insistevo nel dire che tutto dovesse essere compilato in modo esatto e preciso; la troppa fretta ci metteva a risschio di incorrere in uno scambio di persona o di ingenerare nel diretto interessato reazioni di sospettosità ed attivazioni persecutorie
In questa attività era presente il mio cane, Sir Black, che se ne stava placidamente acciambellato sulle mie ginocchia come fosse un gatto
Un fatto in sé piuttosto assurdo, perché Sir Black è un cane di grossa taglia che sfora i 35 kg di peso corporeo
Dissolvenza
(5 aprile 2026)
Ho sognato tante cose
Una notte piena di sogni
Ero su di treno, in viaggio
Meta sconosciuta
Ero sì nel treno, in uno scompartimento
ma, nello stesso tempo,
mi libravo su di esso,
in una quieta esperienza di dislocazione
extra-corporea
Poi, il convoglio,
dopo un lungo tratto in ripida discesa
(cosa insolita per un treno)
si fermava per una sosta
in una piccola stazione
dotata di pensiline e molte panchine
Io, rientrato nel mio corpo,
decidevo di scendere
per sgranchirmi le gambe
e lo facevo, lasciando però
il mio zainetto e tutti i miei averi a bordo
Tanto sarei tornato di lì a poco
Iniziavo a camminare placidamente
lungo la banchina
alla ricerca di qualche panchina
che mi andasse a genio
Un passo dopo l’altro
arrivavo sino alla fine della banchina deserta,
dove iniziava una galleria
cupa e tenebrosa
dalla cui imboccatura
immaginai potessero uscire
mostri spaventosi per ghermirmi
Quando mi voltai
vidi con stupore
che il treno non c’era più
Svanito!
Andato!
Paura e panico
Cosa fare adesso?
Ero anche privo del mio zaino
con tutti i miei effetti
ed anche tutti i miei difetti
Era un handicap,
ma forse anche una liberazione
Sì, un senso di liberazione,
prima di andare incontro
all’inevitabile ibernazione
che a tutti spetta,
prima o poi
Dovevo assolutamente
mettere a punto un Piano B
per proseguire nel mio viaggio
Penetravo in un grande palazzo
che aveva cento corridoi e duemila stanze
(come lo sapevo? Lo sapevo e basta!)
e grandi atri spaziosi e risonanti
Arrivavo a delle grandi porte
di acciaio brunito
Capivo che quella
era la mia via di salvezza
Bussavo e bussavo,
provocando con il mio pugno
dei grandi rintocchi come di campana
Io stesso mi ero fatto
campana e batacchio
Ed ecco che qualcuno socchiudeva l’uscio
Una donna mi guardava con occhi feroci
dalla fessura e poi, senza dire nulla,
si accingeva a richiuderla e a rinchiudersi dentro
Io mi opponevo
Infilavo il piede nella fessura
e bloccavo la porta
Poi, con tutte le mie forze
spalancavo l’uscio
ed ero dentro
Al di là c’era un altra porta di acciaio brunito,
del tutto chiusa,
minacciosa e spaventosa
Capivo che, per andare avanti,
avrei dovuto superare dieci, cento,
forse anche mille porte,
ma ero determinato a farlo
e mi sentivo pieno, traboccante, di energia
Capivo che, da quel punto in avanti,
il mio sarebbe stato un cammino di lotta
Dissolvenza
(4 aprile 2026)
Questa notte ho sognato di abitare in un luogo diverso
Si trattava di un'enorme palazzone condominiale, svettante verso il cielo, con una facciata molto articolata con rientranze e sporgenze, un'opera di alta architettura, per alcuni versi
L'edificio gigantesco - alto almeno trenta piani, un autentico alveare di appartamenti - sorgeva al centro d'un ampio giardino denso di vegetazione arborea e di piante da fiore
Il terreno era suddiviso in ampie aiuole e percorso da una reta di camminamenti lastricati in pietra
Il luogo era bellissimo ed ombroso
Io camminavo percorrendo l'intrico dei vialetti
Ed era un'esperienza intensa e corroborante
In questo andare s'affiancava a me la mamma, ancora giovane e come la vedo adesso nelle vecchie foto di quando io ero un bambinetto di pochi anni soltanto.
Lei procedeva silenziosamente accanto a me senza proferire parola
Camminando, mi capitava di rinvenire accartocciate per terra delle banconote ed io sistematicamente le raccoglievo, dispiegandole e lisciandole.
Una volta era una banconota da venti euro, un'altra si trattava di una da cinquanta, nientemeno
Pensavo che quello era sicuramente un mio giorno fortunato, anzi fortunatissimo
Seguendo il percorso arrivavamo ad uno spiazzo posto proprio di fronte all'ingresso monumentale e vasto dell'edificio: in fondo all'ampio portale spalancato si vedeva la guardiola del portinaio che indossava un'elegante divisa
Proprio qui, davo un calcio ad un pezzo di carta tutto accartocciato che, con l'urto, si apriva e mi accorgevo che era l'ennesima banconota, quasi piovuta dal cielo
Mi chinavo a raccoglierla voglioso (mai dire di no alla sorte!), ma qui la mamma mi lanciava uno sguardo di disapprovazione e puntava lo sguardo verso il portinaio impassibile ed ieratico in fondo
Capivo al volo cosa intendesse dirmi e correvo a consegnare la banconota smarrita al portinaio al quale - malgrado la sua apparente immobilità - non era sicuramente sfuggito alcun dettaglio del fortuito rinvenimento
In un'altra parte del sogno andavo in canoa, nel K1
C'erano delle piccole onde e giocavo con loro, surfando sulla loro cresta
Forse osavo troppo e, infatti, perdevo l'equilibrio, cadevo inesorabilmente in acqua con la canoa scuffiata, mentre un amico che era vicino a me, su di un'altra canoa, manteneva il controllo del suo scafo
A nuoto sospingevo la canoa, mezza piena d'acqua, verso uno scivolo di cemento, premurandomi di non perdere la presa sulla pagaia
Quando ero giunto sufficientemente vicino per cominciare le manovre di svuotamento dello scafo e per risalire a bordo, arrivava, percorrendo lo scivolo, uno stuolo di altri canoisti, ciascuno di essi portando a spalla la propria canoa e tutti quanti la lanciavano in acqua e poi con molta destrezza ci saltavano dentro acrobaticamente al volo, senza capovolgersi
E se ne andavano pagaiando con vigore
Li ammiravo per la loro destrezza e per la loro spavalderia
Ecco, quest’oggi, all’arrivo in campagna (il mio retreat ad Altavilla) sono rimasto colpito dall’aria che si respirava di cui sentivo la pulizia e la dolcezza rispetto a quella inquinata di Palermo
Quest’aria é non solo pulita, ma anche trasparente: le cose che si vedono attraverso di essa acquistano un insolito nitore nella luce calda del tramonto, quando il raggi del sole si fanno obliqui e accendono piante e fiori di colori dalle tonalità rossastre
E ci sono anche i susini in fiore con una fioritura che s'affaccia timidamente, a differenza di quella prorompente dei mandorli che già si sono rivestiti di foglie d’un verde tenero e cominciano a mostrare i primi frutti
Il mare davanti a me si stende a formare una tavola piatta d’un blu che tende ad un omerico color del vino e sull’orizzonte si staglia il profilo di isole lontane
È tutto molto bello
Una parte di me esulta nel vedere e nel sentire tutto questo, anche olfattivamente
Nello stesso tempo un’altra parte di me stesso dice: Mannaggia, siamo soltanto all’inizio di aprile! Gli invasi sono per metà vuoti. Ancora non piove come si deve!
Per questo motivo dovrei rattristarmi, ma quell’altra parte di me non può fare a meno di gioire infinitamente
Vagavo all'interno di una profonda vallata, tutta fatta di suolo calcareo eroso, con gigantesche formazioni tufacee che si sfaldavano sotto i miei piedi
Non so come fossi arrivato lì
Ero lì punto e basta
E cercavo una via di uscita
Scalando e scendendo le formazioni erose con cautela per evitare le frane più rovinose ed esserne travolto.
Il cielo sopra di me era di un azzurro che faceva male agli occhi
Nel mio ricordo non vi è nessuna impressione residua sulla temperatura che vi regnava, ma - ripensandoci - posso immaginare che facesse molto caldo
A tratti il cammino era periglioso
Incespicavo nelle naturali asperità del suolo oppure il terreno mi franava sotto i piedi
Nello stesso tempo, ero meravigliato dalla selvaggia bellezza del luogo, in cui i dominanti cromatismi di gialli delle rocce erano arricchiti da chiazze fiammeggianti di rosse e da altre striature di verde, a seconda dei minerali presenti.
Mentre cercavo i passaggi a me più favorevoli mi veniva in mente la scalata notturna su per un canalone a giganteschi gradoni verso la vetta del monte dove Mosè ricevette le Tavole della Legge, essendomi lasciato alle spalle il Monastero di Santa Caterina nella penisola del Sinai (viaggio d'altri tempi)
Ero ammirato, sì: la bellezza che si dispiegava davanti ai miei occhi mi toglieva il fiato, ma nello stesso tempo ero attanagliato dalla paura al pensiero di non farcela, e di ruzzolare giù, prima poi assieme ai frammenti della roccia friabile ed esserne sepolto
In questo mio vagabondare, senza meta in fondo, perché in realtà il luogo era un unico, immenso, labirinto, incontravo mio padre in tenuta da montanaro con degli spessi calzettoni di lana a tenere fermo il bordo inferiore dei pantaloni per evitare che si impigliassero nelle rocce più affilate
Non parlavamo, eppure - pur senza parole- ci capivamo; e la sua presenza mi era di conforto
Arrivavamo ad un grande spiazzo aggettante sulla vallata sottostante e qui trovavamo un gruppetto di viaggiatori
C'era una grande spianata e su di essa giacevano delle lapidi scolpite con delle incisioni di croci e parole in un alfabeto a me sconosciute.
Qualcuno mi sussurrava che quelle era le tombe di santi (o marabutti) molto venerati
Ma non c'era il tempo di soffermarsi poiché il terreno come scosso da un vasto movimento tellurico cominciava a sussultare e poi a scivolare verso il basso e dunque, partendo da un punto ancora più in basso, bisognava riprendere a risalire verso l'origine della valle nel tentativo di arrivare al crinale e poter discendere dall'altra parte verso la salvezza
Così riprendevamo a inerpicarci sempre senza parlare
Muti, senza parole, ma con una sensazione di profonda intesa
Dissolvenza
Nel 2001, forse a Febbraio, ebbi l'occasione di fare un viaggio in Giordania.
Andammo in giro in auto con driver del luogo (giordano-palestinese), che ci faceva anche da guida esperta, intessendo le sue spiegazioni storiche ed archeologiche con moltepkici racconti della tradizione biblica.
Vedemmo una quantità di posti, tra i quali l'antica città romana di Jerash (Gerasa) a forte impronta ellenistica e la mitica Petra.
Ci fu anche la visita ad un caravanserragglio fortificato sulla via per l'Iraq, antichissimo, la discesa sino al Mar Morto con immersione nelle sue acque iper-sature di sale e
la visita al castello crociato di Kerak, possente ed inespugnabile.
Attraversammo il deserto di Wadi Rum e finimmo ad Aqaba (resa famosa dalle imprese di Lawrence d'Arabia).
Andammo a trascorrere qualche giorno di relax balneare in un resort sul Mar Rosso.
Poi da lì organizzammo una gita, assieme ad altri ospiti dell'albergo, sino al Monastero di Santa Caterina nel cuore della penisola del Sinai e, da lì, compimmo l'ascesa sino al Monte Sinai, dove - secondo la tradizione della Bibbia - Mosè avrebbe ricevuto da Dio le tavole della legge.
In questa circostanza era concessa ai debolucci e ai sofferenti la possibilità di usufruire di un passaggio a dorso di cammello.
L'ascesa al Monte Sinai avvenne in notturna, lungo una stretta vallata fatta a gradoni irregolari, tanto da sembrare una scala ciclopica intagliata da un gigante.
Arrivati sulla cima, nel freddo pungente delle ultime ore della notte attendemmo il sorgere del sole, per discendere di nuovo a valle e visitare il Monastero di Santa Caterina.
Poi, alla fine, non ci rimase che tornare in aeroporto per rientrare in Italia.
Trovato e non riportato qui sul blog. Risalente all’anno scorso, esattamente un anno fa
Maurizio Crispi (1° Aprile 2025)
Un mio alter Ego onirico
Un sogno e ne succedono
di tutti i colori
(insomma)
Chi sa perché,
ho ritenuto di scrivere questa piccola premessa
che c'entra come i cavoli a merenda
Sarebbe davvero bello
avere un telefono
- o un PC -
di avanzatissima tecnologia
che ti consenta di scrivere
senza digitare i caratteri
ma non semplicemente sotto dettatura
(cosa che è già possibile)
ma piuttosto perché
s’interfaccia con il tuo cervello
e il dispositivo semplicemente trascrive
mentre tu pensi le cose
e il pensare stesso genera deboli correnti elettriche che vengono captate
e trasformate in codici binari
In altri termini,
sarebbe ottima cosa
avere un traduttore di pensieri
- un “thinking processor” per dirla in inglese -
ma questa è fantascienza pura
O forse no!?
Magari ci arriveremo
quando ci innesteranno
da qualche parte
uno o più microchip che ci consentano
di interfacciarci con i dispositivi digitali
e con essi scambiare dati a doppio senso
Prima o poi ci arriveremo
Ma qui sto divagando…
Nel sogno, accadevano molte cose
Accompagnavo qualcuno a casa
in un affollato condominio
dove avevano fatto di recente
dei lavori di sistemazione
usufruendo del Super-Bonus al 159%
I lavori erano da poco terminati
Rimanevano solo esili tracce del cantiere
ma tutto era nuovo, pulito, brillante
C’era questo tipo (lo chiamerò Mr X)
che tornava a casa
Gli chiedevo dove abitasse
E lui m’indicava una parte dell’edificio
adornato e movimentato
da piccole torri quadrate
Mi diceva, cogliendo la mia perplessità,
che abitava proprio in una di quelle torri
(quadrigemelle)
e che mi avrebbe mostrato con piacere
la sua dimora
Però, mi aggiunse, prima di salire
occorre scendere
Così ci ritroviamo
all'interno d'un ampio garage sotterraneo condominiale
Ci sono tante auto parcheggiate,
ciascuna al posto assegnato,
ed è tutto molto ordinato,
lindo e pulito
Mr X mi dice che prima di salire
dovrà meglio sistemare la sua auto
e mi chiede se non voglia farlo io per lui
Accondiscendo e mi metto al volante
di una Panda bianca vecchio modello
e comincio a manovrare
avanti e indrè,
seguendo le istruzioni ossessive di Mr X
che vuole l’auto ben collocata
al millimetro,
all’interno delle strisce bianche
che delimitano il posto di pertinenza
Sorvoliamo sul fatto che durante le laboriose manovre
quasi stendo Mr X
che, però, non se ne da per inteso,
e continua a sbraitare le sue istruzioni
Alla fine di tutto
ci ritroviamo a parlare
con il capocantiere
il quale offre a Mr X,
a titolo di risarcimento,
una serie di utensili e attrezzi
tra i quali una sgorbia per legno
Mr X alcuni li accetta,
altri inspiegabilmente li respinge
Mi piacerebbe poter prendere
quelli che lui rifiuta,
un’occasione troppo ghiotta,
per rinforzare il mio armamentario
Ma non oso parlare,
e nemmeno chiedere
Chi sono io?
A che titolo?
Che cazzo ne so!
E allora me ne sto zitto
Zitto è meglio!
Poi, a visitare l’appartamento nella torre
non ci siamo più andati
Mr X mi ha detto
che stava aspettando il nuovo inquilino
e che poi se ne sarebbe andato,
per sempre
Una geniale riflessione sul tema delle "panchine di massa" e delle "panchine seriali", elaborata dal mio compianto amico Vincenzo Cordovana
(Vincenzo Cordovana) Continua ad essere per me un chiodo fisso cercare di comprendere quale costrutto mentale, prossemico, spaziale passi nei meandri cerebrali di chi si appresta per compito istituzionale o ludico a sistemare le panchine fissandole al suolo pubblico.
Uno dei rompicapo più intriganti sotto questo profilo, io ce l'ho a poca distanza.
Sparo il dato: nel comune a me più vicino su di un percorso rettilineo di saranno-trecento-metri vi sono....42 panchine.. sì 42! Contate personalmente…
A parte il numero dove ci si perde in fantasia (un lascito baronale, eredità del Comune da precedenti Amministrazioni, lotto offerto in gara con formula vincente: prendi-42-paghi-10) ,immagino che chi si è ritrovato a doverle apporre sia finito alla Neurodeliri, per lo sforzo intellettivo di trovare disegni e finalità.
Bene, andando al sodo e volendo vedere la disposizione puntuale, vi sono panchine solitarie, panchine che si guardano, panchine che si danno il retro, panchine in gruppi di quattro o di tre, in cerchio.
Un giorno, riflettendo e cercando ancora una volta l'Unità di intenti del povero appositore di panchine ebbi un'illuminazione: lucida, folgorante!
Una nuova interpretazione, le panchine porno [per appanchinamenti in stile "ammucchiata" - ndr].
Comunque, secondo me, la panchina dovrebbe essere essenzialmente solitaria.
Sono contrario alle panchine di massa: quelle suggeriscono troppo l'idea delle panche delle sale d'attesa ospedaliera, oppure dei sedili in autobus e metro.
La panchina deve poter ispirare un rapporto solitario e silenzioso - discreto - tra chi si siede e il mondo circostante; oppure, viceversa, consentire il ritiro in un un mondo a parte, abitato in maniera esclusiva solo da pochi.
La panchina deve consentire, insomma, l'attivarsi di un percorso mentale.
Dovrebbe poter essere in qualche modo, malgrado l'umiltà dei materiali con cui è stata fatta, uno strumento di elevazione "aristocratica" ed anche di fruizione in qualche modo "estetica".
La panchina di massa non favorisce tutto ciò, ma mantiene imprigionati gli appanchinati in un mondo irrimediabilmente affollato, senza alcuna possibilità di uscita e di liberazione.
Ero con lui in una grande villa settecentesca in un contesto di socialità con persone, crème de la crème, con la mosca ed anche con la puzza al naso
Non è che fossi esattamente a mio agio nel bel mezzo di una simile combriccola
Me ne stavo alquanto per i fatti miei ed era mio fratello a pensare alla socializzazione (per fortuna)
I discorsi che si facevano erano vacui e fatui
Non c’era granché da dire
Ad un certo punto si faceva l’ora e con mio fratello andavamo via
Era sulla sua carrozzina che, qui in questo contesto onirico, si era trasformata in un cocchio senza cavalli, però
Io da dietro spingevo il cocchio e mio fratello ne era l’eccellente auriga
L’uscita dalla casa era faticosa perché vi erano numerose rampe in salita da affrontare
Quando eravamo arrivati in cima dell'ultima rampa, mi accorgevo di aver dimenticato il mio solito zainetto: e dunque ci era d'obbligo tornare indietro per recuperarlo, percorrendo tutta la strada all’incontrario
Arrivavamo nel bel mezzo d'un momento topico della festa che avevamo appena lasciato: dalle cantine della casa venivano tirate fuori grandi giare piene di olio che erano poi distribuite in omaggio agli ospiti
Ero preoccupato al pensiero che avrei dovuto spingere il cocchio con mio fratello a bordo per tutta la salita e non avevo idea su come avrei potuto trasportare al tempo stesso la giara piena d’olio
Dissolvenza
Io sono sempre stato un un po' schivo e tendente al ritiro. Mio fratello, invece, pur disabile, ha sempre avuto una socialità ricca e varia, in alcuni momenti, soprattutto negli ultimi anni, travolgente quasi, nelle sue funzioni di Responsabile del Coordinamento H Onlus.
Tutti lo cercavano, tutti lo volevano, tutti avevano bisogno del suo consiglio e lui mai si sottraeva. Io, invece, me ne sono stato sempre un po' in disparte. Nemico, in linea di massima del telefono e delle relazioni sociali spontanee e ruspanti, vivevo in alcuni casi la socialità, di riflesso, attraverso mio fratello
In definita, sotto questo profilo, mi sono sempre mancate le sue qualità eccellenti…
Credo che questo sogno rifletta un po' questo assetto e bene esprima la differenza tra me e lui
Ho sognato che le palle mi si rivoltavano in su, anziché starsene nella loro corretta posizione
Quando ha cominciato a verificarsi ‘sta cosa, ero a letto che dormivo beato, in posizione supina
Ci provavo a metterle a posto, ma loro, niente, ritornavano a posizionarsi in quello strano modo
Che fastidio!
Era una lotta
A posto le rimettevo e loro ritornavano a mettersi torte, come fossero animate di vita propria
In queste manipolazioni continue mi accorgevo che si erano fatte più grandi, delle dimensioni di due grossi mandarini
Grosse, ma non pesanti
Tastavo e tastavo e loro si facevano più grosse
Erano decisamente in espansione
Era come se qualcuno le stesse gonfiando
Quando raggiunsero le dimensioni di due palle da bowling sentii una trazione in tutto il mio corpo che - notai - si andava sollevando dal letto, abbandonando del tutto il groviglio di piumone, coperte e lenzuola
Trascinato con forza ascensionale dalle due palle che avevano ora raggiunto le dimensioni di due grossi comodini rotondeggianti sgusciai fuori dalla finestra e cominciai ad elevarmi nel cielo notturno sgombro di nubi e illuminato da una romantica falce di luna crescente
Salivo e salivo e le palle si espandevano sempre di più e avevano assunto adesso le dimensioni di due palloni aerostatici, legati al mio corpo per mezzo di un sottile peduncolo di carne
La superficie terrestre era ormai lontana e la vedevo cosparsa delle piccole luci delle abitazioni, isolate o radunate in graziosi agglomerati
La volta celeste, ora tutta punteggiata di stelle, mi affascinava
Continuavo a salire, trascinato irresistibilmente dalle mie palle rigonfie in un percorso di elevazione
Mi chiedevo se questo percorso di ascesa sarebbe continuato fino a farmi arrivare sulla luna o se 'ste palle sarebbero esplose prima, facendomi precipitare a terra come un Icaro che avesse perso le palle anziché le ali di cera
E poi di botto mi svegliavo per accorgermi che le mie palle avevamo assunto le dimensioni di due lenticchie
E capivo che stavo di nuovo sognando e che adesso venivo trascinato nel mondo del protagonista di “Tre millimetri al giorno”
Elevation (Hodder&Stoughton, 2018) è un magistrale romanzo breve di Stephen King , ancora non tradotto in Italiano. Ambientazione, come è stato per " Gwendy's Button Box " è Castle Rock, cittadi...
Tre millimetri al giorno ( The Incredible Shrinking Man) è un romanzo di fantascienza del 1956 dello scrittore statunitense Richard Matheson. Da esso è stato tratto il classico del cinema fantastico
Sto partecipando ad una maratona
É passato molto tempo da quando ne ho corso una, un’eternità
Eppure sono qui, in tenuta da corridore, ma con la macchina fotografica in mano, nell’assetto perfetto da fotomaratoneta che avevo negli ultimi tempi
Ho già fatto il primo giro di venti chilometri circa e ora devo affrontare il secondo
Mancano circa due ore allo scadere del tempo massimo concesso
È un po’ pochino, in verità, ma sono determinato a chiudere anche fuori tempo massimo
Il tempo non mi preoccupa, non è la mia ossessione, non lo è mai stato
Sono tranquillo e pacifico e procedo a passo cadenzato, con la macchina fotografica che è un’estensione del mio braccio (e del mio occhio) Clic, clic, clic
Stomp, stomp, stomp
Una volta calcolai che per fare una foto in corso di maratona (fermarmi, scegliere l’inquadratura, scattare e ripartire) perdevo tra i trenta e i quaranta secondi che si assommavano al tempo finale)
Ma era così che andava: nell'ultima parte della mia carriera di maratoneta e ultramaratoneta non potevo non potevo rassegnarmi a correre soltanto assillato dal cronometro e, in più, mi rappresentato come podista dissacrante che, mentre correva, negava il fatto di correre e tramutava la corsa in qualche d'altro che era osservazione ed esplorazione del territorio
Tornando al sogno, proprio all’inizio del secondo giro si aggrega con me un amica del tempo passato che vuole mettersi alla prova
La incoraggio a ripartire con me
Passiamo da un piccolo chiosco, minuto, davvero una piccola bomboniera in cui tutto sembra essere stato costruito in scala ridotta. Il chiosco le appartiene e, al suo interno, vi si trova in vendita paccottiglia per turisti, ma vi si possono trovare anche frutta secca e sementi
La cosa curiosa (notabile) di questo piccolo edificio è che porte e finestre sono a forma di contrabbasso (indubbiamente poco pratiche da attraversare)
Ripartiamo a piccolo trotto e ci addentriamo in un grande parco e, quindi, nel giardino curatissimo di un’antica villa padronale
Viali e vialetti, tutti delimitati da siepi ben curate di ligustro, sono invasi da quantità enormi di grossi pesci boccheggianti
L’odore di mare, un misto d'alga bagnata e di salsedine, viziato dal sentore d'un inizio di putrefazione è stordente
Un grosso cane ci segue, ma appena vede la distesa dei pesci scappa via
Per proseguire dovremmo calpestarli, quei pesci, vivi o morti che siano, ma la sola idea mi disgusta e mi ripugna
Grido a squarciagola e i pesci obbedienti si ritraggono e si fanno da parte (allora sono vivi! O forse sono dei pesci-zombie - questa ipotesi sarebbe la peggiore), creando così un varco per noi
Intanto ci raggiunge il cane che, nel frattempo, ha fatto il giro largo per evitare la distesa dei pesci guizzanti, solo blandamente disturbati dall'essere fuori dal loro naturale elemento
Siamo pronti per riprendere la corsa
Manca poco allo scadere del tempo massimo, ma non importa
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.