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28 ottobre 2025 2 28 /10 /ottobre /2025 09:57
Il porto al tramonto (foto di Maurizio Crispi)

Il sole al tramonto si accinge a scendere dietro la linea delle montagne e fra non molto scomparirà
Intanto, la sua luce intensa (abbacinante, se non fosse schermata dalla nuvolaglia) si riflette sulla superficie mossa dell’acqua 
Le nuvole sono tutte affastellate, ma ce ne sono alcune isolate come pecorelle riottose che, nei pascoli del cielo, cercano la loro solitudine
Il soffio mutevole della brezza, a tratti più forte a tratti più leggero, crea un effetto straniante di malinconia, assieme alle sensazioni generate dalle navi alla fonda e delle imbarcazioni da diporto ormeggiate lungo il molo, il cui movimento leggero provoca un debole sciacquio ma tutte quante - siano esse le grandi navi, siano esse le imbarcazioni più piccole - sono trattenute dalle gomene e non possono prendere il largo né essere trascinate via dal vento o dalla corrente
Tutto sembra sospeso sull’orlo di un movimento rattenuto che non può prendere corpo e nemmeno può avere sostanza: un movimento che rimane solo in potenza tra le braccia rassicuranti del porto, a vele ammainate e a motori spenti.
Anche quella foresta fitta di alberi senza foglie che si stagliano contro il cielo e le nubi che intanto trascolorano in tonalità di colore continuamente cangianti induce a pensieri di tristezza e malinconia.
I gatti sul molo tengono d’occhio la situazione e fanno la posta ad uno sparuto gruppetto di pescatori con la canna, pratica per cui ci vuole pazienza e capacità di indulgere alla filosofia dell’attesa, oziando intanto con i propri pensieri 
Poi, all’improvviso, le viscere di un grande naviglio cominciano ad eruttare nuvole di fumo bigio e quell’enorme corpaccione prende vita con eliche che sommuovono le acque torpide e lo spingono lontano dalla banchina verso l’imboccatura del porto; sembra che con la sua mole non ce la possa mai fare a sgusciare via tra i moli, eppure con lenti movimenti ce la fa ed è libero di raggiungere il vasto mare, liberandosi dall'abbraccio protettivo dei moli
Il sole con i suoi ultimi raggi, ritardatari, si nasconde sempre più dietro le nubi, imporporandone i margini frastagliati
La bitta rossa getta la sua ombra sempre più lunga sulle pietre squadrate che pavimentano il molo

E poi è subito sera

Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali

Palme,
nuvole,
barche e navi,
una grande nave che salpa
e sembra non farcela,
con quel suo corpaccione enorme,
a divincolarsi dai moli
che la stringono
e poi, alla fine, è libera,
prendendo il mare aperto
Sole che occhieggia,
approssimandosi al tramonto

Forti impressioni,
a tutto tondo,
indelebili

Maurizio Crispi (23 ottobre 2025)

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

Fortunale in arrivo
Nubi si addensano
Sopra Monte Pellegrino
un grande piovasco
che si avvicina a grandi passi
verso il Molo Sud
Sono state chiuse le coperture,
serrati gli ormeggi,
alcune imbarcazioni di piccolo cabotaggio
sono spostate verso approdi più sicuri
I pescatori usuali,
già radi rispetto al solito,
vanno via
Uno solo persiste
riparandosi con un ombrellino arancione
che forma nelle sfumature di grigio
una macchia cromatica abbagliante
E poi è arrivata la tempesta
Pioggia violenta,
ma senza vento
Al riparo!
Al riparo!
La grande nave
é uscita in mare aperto
subito avvolta nella bruma
E di lei è rimasto
solo il suono cupo della sirena,
echeggiante

Maurizio Crispi (31 ottobre 2025)

Sempre alla Cala e al Molo Sud
Sempre gli stessi luoghi
continuamente cangianti
come i colori,
le luci,
le atmosfere
Ma è anche lo sguardo
a modificarsi di continuo,
posandosi ora qua ora là,
come anche l’occhio che vede
e il cervello che percepisce
con l’attivazione di pattern neuronali
sempre diversi
Quindi, la stessa cosa
é molte cose diverse,
è poliedrica,
é multiforme,
é mutaforma
Basta accettare la mutevolezza,
la variabilità delle cose,
vedendone l’intrinseca instabilità,
osservando le anomalie
nella loro tessitura,
e non rimanere imprigionati
nel vedere un’unica forma,
immutabile
Ed è qui che nasce
il senso della meraviglia

Maurizi Crispi (4 novembre 2025)

Un altro giorno volge al termine
tra vento,
nuvole flottanti,
il barbaglio dell’ultimo sole
e la luna quasi al suo pieno fulgore
sorgente dal mare
Un pescatore a canna
si attarda ancora
sino al primo lucore della luna

Maurizio Crispi (5 ovembre 2025)

Sempre là siamo
tra il Foro Italico,
il Parco della Salute,
il Nautoscopio
e il Molo Sud
Forte transito di auto
ma anche aroma forte
di brat wurst grigliati
Il venditore, con il suo carro-ristoro
s’é infrattato (forse per scansar verbali),
ma l’odore lo tradisce
e fa da guida olfattiva
agli affamati
Navi titaniche,
palazzi naviganti
escono mollemente dal porto
e s’avventurano verso il mare aperto
Queste navi attivano
nell’astante
l’ansia di voler andare,
verso luoghi lontani
a volte anche esotici,
e poi si perdono tremule
oltre la linea d’ombra dell’orizzonte

Maurizio Crispi (7 novembre 2025)

Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali

Nubi tempestose
cariche di pioggia
Ed é poi arrivato
il rovescio di pioggia
annunciato
Gocce che picchiettano
senza tregua
sul basolato di grandi pietre squadrate
E la luna nuova
gioca a rimpiattino
tra quelle nubi,
mentre vele gonfiate dal vento
s’affrettano
al riparo delle ali sicure del porto

Maurizio Crispi (28 novembre 2025)

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30 agosto 2025 6 30 /08 /agosto /2025 10:15
L’edicola della signora Catania a Palermo. Quel che rimane

Da sempre durante la mia passeggiata mattutina con il cane, mi trovo a passare quasi ogni giorno all’incrocio tra via Giuseppe Pipitone Federico e via Luigi Pirandello.
Qui, a mia memoria, vi è sempre stata una Edicola Libreria, di cui non sono mai stato cliente, ma dove mi fermavo frequentemente a osservare i libri esposti in vetrina (in verità con poco ricambio). 
Forse nella mia vita ci sarò entrato soltanto un paio di volte a curiosare tra i libri all’interno e, forse, una volta soltanto ne ho acquistato uno.
Inutile aprire troppi fronti librari, ma anche pernicioso per la tasca, ma - a volte - la curiosità ha la meglio…
In ogni caso, ad ogni mio passaggio al mattino presto, l’edicola era frequentemente aperta e la signora che gestiva (nonché proprietaria) era già là che spazzava davanti al negozio o che accoglieva i primi clienti che giungevano per l’acquisto del quotidiano.
Insomma, era una presenza importante per il quartiere, proprio accanto al ristorante “Il cotto e il crudo“ che si è stabilito in via Luigi Pirandello, ma solo molti anni dopo.
Improvvisamente, alcuni mesi fa ho visto che l’edicola non apriva più al solito orario e che con estrema rapidità il negozio era stato rapidamente svuotato .
In questo repentino e traumatico passaggio non vi è stato alcun preavviso.
La chiusura è avvenuta letteralmente dall’oggi al domani e gli stessi clienti abituali, quelli che al mattino presto arrivavano per acquistare il quotidiano seguendo una inveterata abitudine, sono rimasti sbalorditi, basiti davanti a quella che è stata vissuta come una defezione, una fuga.
Nessun preavviso
Nessun avviso
Chi sa cosa sia mai accaduto

Ma in ogni caso anche questa improvvisa eclissi racconta di una Palermo che scompare sotto i nostri occhi e dei suoi punti di riferimento fondamentali che vengono poco alla volta cancellati.

Quel che rimane è una vestigia, una carcassa vuota

É triste vedere pezzi del nostro sistema di riferimenti nel territorio perdersi nel nulla e dissolversi

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21 agosto 2025 4 21 /08 /agosto /2025 09:01

Vivo in una città (Palermo) nella quale, da un anno all'altro, mi sembra di perdere i miei punti di riferimento abituali con la sensazione di ritrovarmi a stare, con il trascorrere del tempo, in un ambiente che si fa sempre meno rassicurante e, viceversa, sempre più arido ed impoverito.

Esercizi commerciali di qualità chiudono per essere soppiantati da altri effimeri e di scarsa significanza.

Vedo che la mia città si va facendo sempre più simile ad un deserto di stimoli per la mente, anche perché si perdono in un pozzo d'oblio, pezzi consistenti della sua storia culturale, fatta di luoghi e di persone.

Si tratta di perdite irreparabili, a volte, tali da ingenerare nelle persone che assistono impotenti a queste involuzioni risonanze interne luttuose ed un dolore profondo.

Noto che le perdite riguardano sia la dimensione della tradizione, sia quella della cultura; proliferano al contrario quelle attività che mettono in vendita articoli dozzinali e prosaici, oppure altre che si dedicano alla ristorazione, ma seguendo input pseudo-culturali del momento e mode sempre piuttosto effimeri. E tutto questo è dominato dalla straziante incapacità di mantenere la memoria delle cose che sono state e dall'assenza della pubblica amministrazione nel cercare di favorire la permanenza in vita di quelle attività che fanno parte del bagaglio culturale di una città.

Ma oggi, ai più giovani, importa ben poco della tradizione e della memoria; pochissimo peso ha per loro il rispetto valoriale per la Cultura, come valore intrinseco da preservare. Si va dove gli influencer nefasti dicono di andare: tutta apparenza, in generale e niente sostanza. la vacuità più totale, il deserto!

Sono molte le librerie che sono scomparse nel corso degli ultimi due decenni.
Ne citerò alcune che ho avuto modo di conoscere bene e di apprezzare nell'arco della mia vita


La Libreria Flaccovio, in origine punto di riferimento culturale della città nei decenni del dopoguerra, nonché fervido e animato luogo d'incontro di scrittori, artisti e giornalisti interessati alla vita culturale della città.

La Libreria L'Aleph, una libreria di qualità che disdegnava i best seller e che amava dare risalto a saggistica e narrativa di qualità

La Libreria Sciuti in tempi relativamente recente, mio punto di riferimento abituale

Ma, in era pre-covid, nel 2019, ha anche chiuso la Libreria Broadway in via Rosolino Pilo, dopo 19 anni di onorata carriera.

Voglio menzionare qui, anche la Libreria "Il Caffè", fondata intrepidamente in un quartiere poverissimo di iniziative culturali quale è la zona che attornia la parte bassa di via dei Cantieri, oltre il cavalcavia di Piazza Giachery, dalla appassionata lettrice e scrittrice (ora anche giornalista) Cettina Vivirito. Quella libreria diventò per me un fondamentale punto di riferimento, poiché era a pochissima distanza dalla struttura sanitaria in cui a quel tempo lavoravo, e divenne ben presto luogo di incontro e di interminabili chiacchiere letterarie. In questo caso la Libreria venne chiusa dopo circa vent'anni di attività dalla stessa proprietaria , che decise di passare ad altre esperienze e che trasferì l'intera libreria con il suo patrimonio di affascinanti scaffalature (in quanto fornite in parte di camminamento calpestabile per accedere ai ripiani più alti) e di libri nella propria abitazione. Era una piccola libreria indipendente,, e di altissima qualità, che esprimeva anche una vocazione per i libri d'antiquariato e per le belle arti. Fu un luogo di grande rilievo per me ed è diventata anche un luogo della memoria a cui ritornare di tanto in tanto: e l'ho voluta menzionare qui proprio perché ho voluto darle in questo panorama sconfortante un giusto tributo.
Sfugge tuttavia alla sequela di librerie indipendenti che chiudono perché non ce la fanno più 

Le cause di ciò sono molteplici, ovviamente.

Ci sono innanzitutto i grandi colossi della distribuzione che arrivano sino alla porta dell'acquirente con consegne veloci ed aggressive; c'è l'avanzata prepotente del mercato dell'usato o del finto usato; c'è l'espandersi della lettura tramite e-book e, in genere, della lettura di libri digitalizzati; c'è - come fattore non indifferente - il costo eccessivo del singolo prodotto librario; c'è l'inflazione dei titoli immessi sul mercato con un vertiginoso ricambio, per cui la "novità" cessa di essere tale e diventa obsoleta nel giro di pochi giorni; c'è l'aumento del costo del costo della vita, motivo per il quale anche i più accaniti lettori sono costretti a ridurre o a sopprimere il budget che solevano destinare all'acquisto di libri; c'è, ovviamente, nello sfondo una caduta della percentuale di lettori, ma anche la crescita di nuove generazioni sempre più disabituate ad utilizzare ()e ad amare) l'oggetto-libro, con una caduta sempre più intensa ed accentuata del loro livello culturale.

Ognuna di queste concause andrebbe analizzata in profondità: io qui mi sono limitato ad elencare soltanto quelle che mi sembrano essere le motivazioni più ovvie e a portata di mano.

Una delle ultime pietre miliari di questo percorso di perdite e di lutti è stato il dovere assistere - con sommo mio dispiacere - a cavallo tra la fine del 2024 e del primo semestre 2025 alla chiusura anche del Punto Einaudi di Palermo, di cui per diversi decenni sono stato affezionato cliente e frequentatore.
Una chiusura, in questo caso, imposta dall'alto ed estesa a tutti i Punto Einaudi operanti nel territorio nazionale, in funzione della cessazione (sempre decretata in alto loco) della vendita reale.

 

(Sistema Editoria) Con il 1° gennaio 2025 ha chiuso la rete rateale Einaudi, fondata da Giulio Einaudi nel dopoguerra per permettere a tutti di costruirsi una biblioteca personale. I ‘Punti Einaudi’, agenzie autorizzate alla vendita a rate, hanno cessato l’attività e, dove possibile, sono diventate librerie indipendenti mantenendo un legame con Mondadori, proprietaria di Einaudi. I clienti con contratti attivi hanno potuto versare le rate fino a giugno 2025, poi i pagamenti saranno gestiti direttamente dall’editore. La chiusura segna la fine di una tradizione unica nel panorama librario italiano, dovuta a cali di sottoscrittori, soprattutto giovani, e a problemi gestionali. Le agenzie, che offrivano un vasto catalogo Einaudi e un’esperienza culturale unica, perderanno il loro ruolo, trasformandosi in librerie più standardizzate per competere con le grandi catene online.


Il Punto Einaudi di Palermo, iniziato da Salvatore Passarello e, successivamente gestito dal figlio Francesco, subentrato come titolare, è stato per me, negli anni, un luogo impareggiabile, dove era possibile visionare il catalogo Einaudi nella sua interezza, con tutte le nuove uscite, nelle diverse collane, cosa che è impossibile fare nelle altre librerie indipendenti che possono mettere in mostra soltanto alcuni tra le nuove uscite, in funzione dei propri interessi prevalenti.
Frequentavo spesso nell'arco del mese il Punto Einaudi, per visionare le nuove uscite oppure per richiedere dei testi precedenti che avessero suscitato il mio interesse, ma l'aspetto ben più arricchente e stimolante è stato sempre il fatto di volere andare in un luogo caldo e confortevole, dove ci si poteva concedere il lusso di perdere la cognizione del tempo, addentrandosi in interessanti conversazioni con Salvatore, prima e con Francesco, dopo, e con altri clienti occasionalmente presenti, in un'atmosfera di scambio di idee e di conoscenze e di confronto intellettuale vivace, mai banale. E questo faceva sì che io ci andassi anche a prescindere dall'esigenza di selezionare o acquistare dei libri, ma soltanto per sperimentare il piacere di esserci e di stare in un ambiente amichevole e stimolante sotto il profilo intellettuale, alcuni aficionados, in altra sede, hanno sottolineato anche il piacere sottile di stare seduti a conversare all'ombra della magnifica statua lignea del maestro Salvatore Rizzuti.

Adesso, tutto ciò è finito ed appartiene solo al mio passato di ricordi in un contesto urbano che si fa sempre più povero e avaro di cultura.

Avendo perso la Libreria Sciuti come mio punto di riferimento e avendo trovato nella Libreria Nuova Ipsa un mio nuovo punto di riferimento librario, adesso mi sento nuovamente in pericolo, come un "lettore in bilico", poiché - dopo la smobilitazione della casa editrice omonima, vi sono concrete avvisaglie che anche la libreria possa essere liquidata, lasciandomi ancora una volta orfano sotto questo profilo.

Ogni libreria indipendente che chiude è, in verità, un pezzo di cultura della nostra città che se ne va irrimediabilmente.
E' chiaro che le grandi librerie di catena non sono in condizione di offrire la stessa qualità di servizio delle piccole librerie indipendenti che sono fondamentali, se disseminate a macchia di leopardo nel tessuto metropolitano a potere svolgere una funzione di supporto a quei cittadini desiderosi di usare i libri come ponte  di comunicazione con altri lettori, avendo i librai (coloro che non solo semplicemente e banalmente vendono i libri, ma che sono in questo attività, in primo luogo perché i libri li amano o, si potrebbe dire, per vocazione) una funzione catalizzatrice e di cultura.

Dirò anche che a maggior parte dei librai che ho frequentato sono stati per me, tutti quanti, ciascuno in un modo diverso (e alcuni anche con proprie peculiari spigolosità), stimolanti proprio perché per loro il Libro non è mai stato oggetto di consumo, ma veicolo di cultura (in alcuni casi di culto) e, come dicevo, ponte tra le persone.

Ed è proprio per questo che io mi sento sempre più sconfortato e mi sembra che mi manchi davvero il terreno sotto i piedi, costretto come sono a muovermi in una città sempre più votata a vendere calzini, mutande, reggiseni, o alla somministrazione di roba da mangiare o gelati, che non alla diffusione e alla crescita della Cultura.

Cos'altro rimane ad una città se perde pezzi di Cultura e di Memoria sempre più consistenti?

Con il 1° gennaio 2025 ha chiuso la rete rateale Einaudi, fondata da Giulio Einaudi nel Dopoguerra per permettere a tutti di costruirsi una biblioteca personale. I ‘Punti Einaudi’, agenzie autorizzate alla vendita a rate, han-no cessato l’attività e, dove possibile, sono diventate librerie indipendenti mantenendo un legame con Mondadori, proprietaria di Einaudi. I clienti con contratti attivi hanno potuto versare le rate fino a giugno 2025, poi i pagamenti saranno gestiti direttamente dall’editore. La chiusura segna la fine di una tradizione unica nel panorama librario italiano, dovuta a cali di sottoscrittori, soprattutto giovani, e a problemi gestionali. Le agenzie, che offrivano un vasto catalogo Einaudi e un’esperienza culturale unica, perderanno il loro ruolo, trasformandosi in librer

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22 luglio 2025 2 22 /07 /luglio /2025 06:15
Panchina a Piazza Principe di Camporeale (foto di Maurizio Crispi)

Panchina arroventata,
Panchina-graticola
per la cottura di Cristiani e Cristianeddi
Era già in leggera ombra
quando ci ho posato le chiappe
ma il suo ferro era ancora 
rovente e urente
A stento ho trattenuto
un gemito di dolore
sentendomi come quel Santo
che venne cotto sulla graticola
Mi sono allora spostato per accomodarmi
su di una panchina rossa 
poco più in là 
dove se ne stava già seduto
un tizio extra-comunitario
che già prima, 
vedendomi soffrire sulla panca-griglia,
con ampi gesti mi aveva invitato 
a sedermi accanto a lui
Abbiamo conversato amabilmente
Mi ha chiesto quando ero nato
e mi ha detto che il colore 
che mi dà forza é il rosso
Non che debba vestire tutto di rosso,
ma devo sempre avere 
un po’ di rosso addosso
Gli ho fatto vedere che il portachiavi
delle chiavi dell’automobile
ha una stringa rossa
Lui ha testiato, compiaciuto
Poi gli ho fatto notare
che eravamo seduti su di una panchina rossa
E di nuovo lui ha testiato

Questa panchina era magnifica,
ombreggiata da tre possenti robinie
che sono sopravvissute ai tagli
dei macellai armati di motosega
e molto ventilata, a differenza dell’altra
Qui si godeva di un piacevole gioco
di correnti d’aria e brezzoline
che rinfrancavano,
la frescura era davvero balsamica
e ci si dimenticava della calura opprimente
Dopo un po’ il tizio
che mi aveva rivelato di essere 
nativo dello Sri Lanka
e di aver vissuto da panormita
per oltre quaranta anni
("Ero avvocato a Ceylon")
se ne è andato, contento
Mi ha detto che abitava 
un po’ più in là,
in una traversina di via Noce
e che, ogni giorno,
viene a sedersi qui,
proprio su questa panchina
per starsene tranquillo
Gode bene chi di poco si accontenta

E le panchine sono fatte per questo
A ciascuno offrono 
ciò che uno desidera

 

Palermo, Piazza Principe di Camporeale 

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15 marzo 2025 6 15 /03 /marzo /2025 09:12

Ho scritto questa nota dopo che due enormi eucalipti che crescevano rigogliosi nel giardino privato del condominio di fronte erano stati tagliati a pezzi ed eradicati
Questi due alberi facevano ombra e ospitavano una miriade di uccelletti.
Qualcuno ha decretato che dovessero essere abbattuti.
Il mio cuore ha sanguinato
Ho perso degli amici, un riferimento abituale nel mio panorama quotidiano
Nel corso della notte successiva - una notte di sonno inquieto - ho trascritto questa nota

Maurizio Crispi (15 marzo 2024)

I due eucalipti smembrati in via Lombardia (15 marzo 2025) - foto di Maurizio Crispi

Respiro stertoroso
Fischi e ronchi 
Una vera sinfonietta
Catarro di gola
Colpi di tosse
Non so se io stia sognando
tutto ciò 
o se mi capita davvero
Mi sveglio
Mi alzo
Bevo dal rubinetto
Meglio?
Forse si!
O forse no
Mi si chiude la gola
Mi sembra di soffocare se
Penso all’albero segato del giorno prima,
il grande eucalipto che si ergeva 
davanti alla finestra della camera da letto 
Impietosamente tagliato a pezzi ed eradicato
da becchini forniti di motosega
Penso a tutti gli alberi del mondo
minacciati dalle motoseghe
e da altri strumenti letali 
Penso al loro sussurro che si affievolisce
sino a spegnersi del tutto
mentre vengono uccisi e depezzati

Penso al sussurro del mondo
compromesso
Penso che il mio respirare
sia intimamente collegato 
a quello degli alberi
Cosa accadrebbe se
nel momento in cui si sega un albero
la stessa ferita letale comparisse 
nel corpo dell’aguzzino?

Colpo su colpo
Ecco, dovrebbe arrivare il momento 
in cui la natura si vendica
Tutto è uno
Tutto è connesso
Per ogni albero che si uccide
saranno in molti a dover morire
avvelenati, smembrati, senza più respiro

Forse ho sognato
oppure, forse,
tutto questo non è sogno

Accadrà davvero
o sta già accadendo

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16 febbraio 2025 7 16 /02 /febbraio /2025 09:44

Mi son fermato a Piazza Don Bosco (Palermo) nel corso di una mia camminata e mi sono fermato ad osservare meditabondo ciò che si dispiegava davanti al mio sguardo

Maurizio Crispi (16 febbraio 2024)

Panchine di Piazza Don Bosco (foto di Maurizio Crispi)

Panchine vecchie, 
altre di nuovo impianto 
simili a quelle di prima,
di metallo dipinto di verde
Quelle più antiche
sono sfregiate 
(o decorate)
da graffiti
il più delle volte indecifrabili
e enigmatici

La piazza è affollata, 
le panchine sono quasi tutte occupate 
Giocatori di pallone 
Conversanti discreti
con cane scricciolo al guinzaglio 
Fidanzatini focosi
intenti in un bacio appassionato 
incuranti dello sguardo altrui
Un anziano signore che osserva
il cielo affollato di strie chimiche
accendersi dei colori del tramonto
Un lettore
assorbito nella lettura
d’un libricino minuscolo
che pare un breviario
mormora ogni singola parola

Dopo un po’ l’anziano se ne va,
non senza aver lanciato
un ultimo sguardo al cielo
che ora discolora
Anche i giocatori di pallone
raccolgono le loro cose e vanno via
portando con sé
i loro schiamazzi
I conversatori pure si alzano
e vanno via 
con il loro cane toy 


I fidanzatini continuano a baciarsi
Incuranti di tutto e di tutti


Si accendono i lampioni
che ridanno vita ai colori
sempre più smorti


Rimane dovunque la spazzatura
strabordante dai cestini ricolmi
e sparsa in giro con noncuranza
dai frequentatori d’un intero giorno
Arance malmesse,
rotolanti qua e là,
semi schiacciate e lasciate in giro
Involucri incarti cicche e resti vari,
alcuni indescrivibili


Solo questo resta
del giorno


Anche i fidanzatini,

infine, vanno via
tenendosi per mano,
senza parlare

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23 settembre 2024 1 23 /09 /settembre /2024 13:07
La cattedrale di palermo, verso sera (foto di Maurizio Crispi)

Ho camminato oggi pomeriggio da via Imera (dove ho parcheggiato l’auto) sino a piazzetta Sett’Angeli alle spalle della cattedrale di Palermo per prendere mio figlio in uscita da scuola alle 17.00
Tutto nuovo per me poiché siamo all'apertura del nuovo anno scolastico e Gabriel sta appena cominciando a frequentare questa scuola, il Convitto Nazionale "Giovanni Falcone" la cui fabbrica è antica e gravida di storia.
É stata l’occasione per fare una passeggiata nel cuore del centro storico di Palermo in un orario insolito, accompagnato dal mio cane Black: una passeggiata che non facevo da tempo; e, sicuramente, si è anche trattato di un'occasione per guardarmi attorno, per osservare e per riflettere

Il centro storico di Palermo per come lo ricordo dei tempi in cui - negli anni Sessanta - ci passavo di frequente per andare alle lezioni al Policlinico é, oggi, completamente stravolto: da un lato, per l'enorme numero di bar, locali per la ristorazione, gelaterie, negozi di souvenir che, come fossero fatti con lo stampo, mettono in vendita tutti le stesse mercanzie, ma anche di empori e bazar gestiti da extracomunitari; insomma di tutto e di più, attività proliferate come funghi, ma certamente non pensate per chi (sicuramente pochi, ma nemmeno poi tanto) nel centro storico ci vive
Dall’altro lato, vi è un fervore di gente, ma soprattutto torme di turisti in comitive e in greggi oppure in coppia, o ancora in piccoli gruppetti autonomi o in solitaria
È tutto ruota attorno ai turisti, comprese le carrozzelle a traino animale e il forte odore di letame e di urina, aleggia greve attorno a loro
Indubbiamente, se uno guarda verso l'alto, a seguire la verticalità imponente di alcune strutture monumentali oppure se con gli occhi accarezza i centenari - se non millenari - monumenti, potrebbe essere indotto a pensare che la città sia bellissima, uno scrigno di tesori, un'autentica meraviglia, traboccante di storia, di premesse estetiche e di tanto altro.
In effetti, nei secoli passati, Palermo era considerata una città magnifica e cosi fu vista dai diversi dominatori che si sono succeduti:, ciascuno arricchendola di qualcosa ad imperitura memoria le pietre della città e i suoi monumenti recano tracce dei loro passaggi e si può avere la sensazione di essere schiacciati dal peso della storia mentre si volge il viso verso l’alto a guardare la maestosità delle fabbriche
Ma se lo sguardo si volge al basso, anche l’animo meno sensibile potrebbe trovarsi a sperimentare un moto di repulsa, per i numerosi inestetismi dei quali si senta assediato
Subito alle spalle dei monumenti più celebrati, si nascondono strade dove sono rimasti aperti dei cantieri infiniti e, apparentemente, dimenticati, come ad esempio proprio lungo via Imera
Qui, in certi tratti, mancano del tutto i marciapiedi e si cammina a rischio di essere arrotati dagli automobilisti impazienti, mentre l’olfatto é offeso dai miasmi fetidi provenienti da accumuli di rifiuti putrescenti abbandonati e dai cassonetti stracolmi
Indubbiamente, in questo, la Sicilia rivela la sua forte vocazione di terra di contrasti netti e irrevocabili, la parte nobile e la parte plebea, l’ascesa al cielo delle torri e delle cupole e il sapore tutto terreno della decomposizione, la più sublime bellezza e la più radicale e bieca ignoranza
Infatti, a fare da cornice a questo quadro, vi è la mancanza di cultura e di educazione di molti 
Mescolati con le torme di turisti vocianti e spesso obesi, si osservano i “maranza”, i tascioni, i ciané, gli ineducati che si sentono elevati per il solo fatto di possedere un iPhone di penultima generazione, un monopattino elettrico o un motociclo elettrico
Dai a costoro i moderni aggeggi tecnologici e loro risponderanno perfettamente e da perfetti consumatori, omologati, allineati e coperti, senza un guizzo di originalità, ma non acquisiranno mai gli strumenti per elevarsi culturalmente e spiritualmente 
Lo senti da come parlano con voci dialettali sguaiate nelle quali non si intravede il benché minimo sforzo d'un miglioramento lessicale o di una crescita culturale 
Tutto ciò è davvero molto snervante, deludente ed anche - devo ammetterlo - fastidioso
Destreggiandomi tra turisti e maranza, costretto a navigare in mezzo alla sporcizia e ai rifiuti in decomposizione, in alcuni momenti di sconforto non sento più di appartenere a questa terra di Sicilia, a questi luoghi

In verità, mi sento straniero in terra straniera

 

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27 marzo 2024 3 27 /03 /marzo /2024 11:38
Un oggetto distopico

Pregevole reperto,
avvistato a Palermo,
in via Francesco Scaduto,
la via che contorna Villa Sperlinga
Scultura postmoderna
da poter accoppiare felicemente
con una merda d'artista
'Comoda' da poter utilizzare
in caso di improvviso e violento scisone
oppure per riporre le deiezioni canine
Oggetto polivalente
di cui godere
in molteplici modi,
persino dotato di tavoloccia
in ottimo stato d’uso,
tale da assicurare
confortevolissima seduta
La tavoletta era abbassata
Ciò non ha dato all'occasionale passante
la possibilità di verificare
se il WC fosse ben pieno

Forse sì,
considerando il forte olezzo
che da esso si dispiegava

Accade nelle migliori famiglie

Dopo un paio di giorni,
l'oggetto distopico è scomparso

Maurizio Crispi (27.03.2024)

Merda d'artista

Merda d'artista è un'opera dell'artista italiano Piero Manzoni.

Nel dicembre del 1961, l'autore sigillò 90 barattoli di latta, uguali a quelli utilizzati normalmente per la carne in scatola, ai quali applicò un'etichetta identificativa, tradotta in quattro lingue (italiano, francese, inglese e tedesco), con la scritta «Merda d'artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961». Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 01 a 90 insieme alla firma dell'artista.

L'artista stabilì il prezzo in 30 grammi di oro zecchino, attraverso uno scambio diretto che non prevedeva la mediazione del denaro, e stabilendo un legame tra valore e oro affine a quello del sistema aureo. L'opera suscitò anche un'interrogazione parlamentare da parte di Guido Bernardi, contrario ad una retrospettiva dell'autore a Roma nel 1971. Attualmente i barattoli sono conservati in diverse collezioni d'arte pubbliche in tutto il mondo; ad esempio, l'esemplare n. 01 è esposto presso il Museo San Fedele di Milano (parte della Nanda Vigo-Private Collection), il n. 04 alla Tate Modern di Londra, il barattolo n. 80 si trova al Museo del Novecento di Milano, il Centro Georges Pompidou di Parigi possiede la scatoletta n. 31 e al Museum of Modern Art di New York troviamo la n. 14.

A Milano, il 7 dicembre 2016, un collezionista privato si è aggiudicato l'esemplare n. 69 a 275.000 euro, compresi i diritti d'asta, nuovo record mondiale d'asta.

 

Manzoni considera che il vero valore simbolico di un’opera risieda nel rapporto con il corpo dell’artista (è l’artista a essere sacralizzato dal mercato), le cui manifestazioni assumono dunque, nella dimensione del paradosso critico, un valore equivalente a quello delle reliquie: le Impronte e le firme, il Fiato d’artista, la Merda d’artista ne sono altrettanti esempi: “in un progetto precedente intendevo produrre fiale di “sangue d’artista””, inoltre “nel ’61 ho cominciato a firmare, per esporle, persone. A queste mie opere, do una "carta di autenticità". Sempre nel gennaio del ’61 ho costruito la prima “base magica”: qualunque persona, qualsiasi oggetto vi fosse sopra era, finché vi restava, un’opera d’arte”, scrive in Alcune realizzazioni - Alcuni esperimenti - Alcuni progetti. il fatto che la società contemporanea attribuisca un grande valore economico alle opere di un artista si estende al valore delle sue reliquie, che è fatto equivalere a quello dell’oro, identificato simbolicamente come la materia cui si attribuisce comunemente il massimo del pregio così da riscattare il dispregio attribuito ordinariamente alle feci.

Non è previsto che il contenuto della scatoletta sia conosciuto dal fruitore, che se ne può accertare solo aprendola, dunque distruggendola e annientandone il valore.

Come già aveva fatto nelle Linee, rotoli di carta tracciati da un segno continuo presentati all’interno di un cilindro sigillato, anche in questo caso il “reliquiario” diventa in se stesso la garanzia di ciò che contiene.

Agostino Bonalumi, amico di Piero Manzoni, ha dichiarato che, in realtà, all'interno delle famose scatole non vi è nient'altro che gesso.

Più precisamente:

«Posso tranquillamente asserire che si tratta di solo gesso. Qualcuno vuole constatarlo? Faccia pure. Non sarò certo io a rompere le scatole.» (Corriere della Sera di lunedì 11 giugno 2007, pagina 30)

Nel 2008, Bernard Bazile, artista francese, ha aperto una delle scatolette, appropriandosi dunque dell'opera attraverso la sua distruzione. Dentro vi ha trovato una seconda lattina più piccola (che però non ha aperto).

Cochi Ponzoni, amico di Piero Manzoni, ha dichiarato in una intervista che la nipote di Piero Manzoni, Giuseppina Pasqualino di Marineo, in arte Pippa Bacca, gli abbia riferito che, in realtà, all'interno delle famose scatole non vi è nient'altro che marmellata d'arance.

L'opera di Manzoni risulta influenzata dai celebri ready-made di Marcel Duchamp– in questo caso i ready-made aided - e al di là dell'aspetto più superficialmente scandalistico suscitato alla sua presentazione, ha suggerito diverse letture simboliche:

l'opera allude per paradosso al culto delle reliquie, che le considera sacre a prescindere dalla loro natura effettiva;

  • in senso ironico, allude all'idea che un artista già affermato troverebbe mercato e consenso della critica per qualsiasi opera produca, al di là della sua qualità specifica;
  • in particolare si riferisce al fatto che il mercato dell'arte contemporanea è pronto ad accettare letteralmente della merda, purché in edizione numerata e garantita nella sua autenticità ed esclusività;
  • contemporaneamente, il valore artistico di quest'opera di Manzoni è squisitamente concettuale, e perciò accessibile a chiunque senza limitazioni dovute né al costo di acquisto, né al possesso materiale o all'accessibilità fisica, né alla riproducibilità tecnica. È dunque, secondo Duchamp, tipicamente “anestetica”.
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20 gennaio 2024 6 20 /01 /gennaio /2024 09:01
Uno dei tre alberetti morto abbandonato nel cassonetto (foto di Maurizio Crispi)

C’erano una volta tre alberetti
messi a dimora in Piazza Noce
Due non passarono l’estate afosa del ‘22
e morirono prosciugati dalla calura
Né i giardinieri del Comune,
né la gente del quartiere
si preoccuparono di abbeverarli

Il sopravvissuto alla prima estate
dopo la piantumazione
ha tirato avanti per un anno ancora
Ma non è riuscito a passare l’estate del ‘23
altrettanto afosa della precedente
Anche quest'alberetto
è morto di sete,
perché nessuno s’è preoccupato
di  portargli dell'acqua
per rinfrancarlo

Adesso il tronco disseccato
è stato rimosso
ed è stato collocato di traverso
su due cassonetti dell’indifferenziata
all’angolo della via

Se ne sta là
da qualche tempo
e nessuno lo rimuove
Probabile che gli addetti
allo svuotamento dei cassonetti
ritengano che non sia faccenda
di loro competenza

Fino a quando la reliquia dell’alberello defunto
se ne starà là?
Non si sa!

Certo a vederlo così,
gli animi più sensibili fremono d'indignazione

La sua presenza lì, come spoglia,
è un monumento all'insipienza, all'indifferenza,
alla sciatteria, al pressapochismo, alla inettitudine
e a tutte le altre buone (pessime) qualità 
dei cittadini non-cittadini
dei governanti non governanti

Questa è Palermo, Bellezza! 

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21 dicembre 2023 4 21 /12 /dicembre /2023 06:50
Monopattini e monnezza (foto di Maurizio Crispi)

Monopattini e monnezza
Palermo é la città delle due M

 

Lo dicono anche i più esperti cartografi

 

Avete notato che i monopattini elettrici
abbandonati in strada
si associano spesso
alla monnezza
a cassonetti straripanti
e a cesti debordanti come maligne cornucopie?

 

C’è, forse, in questo
una naturale affinità tra le due cose,
in omaggio ad un oscuro pensare delirante?

 

Oppure, forse, ciò accade
perché la monnezza è endemica,
ovvero ovunque e comunque presente,
assillante,
prepotente,
invadente,
tracimante,
come del resto son diventato endemici
i mono-trabiccoli elettrici
di sicuro altrettanto assillanti e invadenti?

 

Palermo, è dunque la città delle due M
o forse si potrebbe anche dire
la città delle tre M,
se includiamo anche
le epidemiche merde dei cani,
costantemente presenti,
inquinanti e assillanti

 

In questo mare magno,
siamo costretti a  navigare a vista,
eludendo,
scansando,
saltellando,
per scansare queste tre M
moleste e assillanti 

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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