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29 settembre 2025 1 29 /09 /settembre /2025 06:09
Salita sulla tatamobile (foto di Maurizio Crispi)

Non ho dormito bene

A lungo ho vegliato

Poi, a poco a poco,
ho cominciato ad addormentarmi
e sono transitato in un altro mondo 

Ero in un ospedale 
E mi trovavo a visitare i locali del Pronto soccorso 
C’era anche mio fratello che arrivava accompagnato da mia madre 
In questa dimensione alternativa, era laureato in medicina e doveva per la prima volta fare l’esperienza di lavoro al pronto soccorso 
Mia madre lo accompagnava come sempre, ma poi lo lasciava entrare da solo nell’Area di Emergenza 
Era una cosa storica, emozionante, vedere mio fratello che affrontava questa esperienza con forza e con determinazione
Mia madre lo ha aspettato fuori per tutto il tempo necessario e con lei c’ero anche io, anche se non mi vedeva, pronto ad aiutare se ce ne fosse stato bisogno
Poi, per mio fratello arrivava la fine del suo turno, e lo aiutavo a uscire fuori dai locali del pronto soccorso
Spingevo la sua carrozzina e, per superare delle asperità ed evitarne così il capovolgimento, staccavo da terra le ruotine anteriori
Facevo questo movimento con tale veemenza che il povero Salvatore si ribaltava totalmente nella sua seduta e finiva a testa sotto
Ero molto dispiaciuto che ciò accadesse proprio nel luogo delle sue prime esperienze lavorative
E, comunque, lo accompagnavo in un altro pronto soccorso ospedaliero, dove ci si occupava di cose diverse e questa volta mio fratello, lasciato da solo, avrebbe dovuto gestire tutto in autonomia
Ma non avevo alcun dubbio che sarebbe riuscito come riusciva in tutte le cose in cui si applicava, sostenuto da forza interiore e determinazione

[Nei diversi eventi cui partecipava il mio fratellone parlava quasi sempre al pubblico, sia quando faceva parte del tavolo dei relatori sia quando essendo intervenuto come ascoltare prendeva la parola per dire la sua
Tutti volevano parlare con lui
Tutti volevano che dicesse qualcosa
Salvatore, non si risparmiava e cercava di essere sempre presente agli eventi promossi dalle diverse Associazioni
A volte mi chiedevo come facesse
Aveva come un fuoco, dentro, che gli dava una energia quasi inesauribile e che gli consentiva di travalicare il suo limite
Aveva fede in ciò che faceva
Aveva una sua vision e la perseguiva con la forza di un leone guerriero
]

Poi mi ritrovavo in un immenso casale campagnolo e qui c’era un grande fermento, perché si attendeva l’arrivo di una troupe cinematografica per l’attuazione di parte delle riprese di un film, esattamente in questa location
Con le truppe e con la troupe sarebbe anche arrivata l’attrice Ana de Armas, prima protagonista di questa produzione e, al riguardo c’era palpabile nell’aria una grande tensione: tutti avrebbero voluto vederla, stringerle la mano, chiederle un autografo
Arrivava anche il mio amico ed anche collega nella professione, GDS
Gli dicevo di questo evento e lui si mostrava interessato e quindi assieme, stavamo lì in attesa dell’arrivo della grande attrice

Succedevano molte altre cose, ma nulla più ricordo, perché ho indugiato troppo tempo per trascrivere il sogno

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22 giugno 2025 7 22 /06 /giugno /2025 11:44
La carrozzina e le barriere (foto di Vincenzo Marino)

Ho sognato questa notte

E ho visto molte cose

E' stato un sogno molto lungo che continuava (almeno mi pareva così) dopo i diversi risvegli di un sonno inquieto e spezzato
Succedevano molte cose 
Ero in viaggio, a più riprese e con molte vicissitudini
Ma ricordo, in particolar modo, questo dettaglio 
C’era mio padre e c’era anche mio fratello 
Dovevamo raggiungere un certo posto dove avrebbe avuto luogo un evento (forse di quelli che seguiva con passione mio fratello)
E partivamo 
Anche questa parte di viaggio onirico era avventurosa
Facevamo numerose soste per la manutenzione dell’auto che, ad un certo punto, dava dei problemi e rischiava la panne, benché fosse un macchinone
In una delle tante soste, aprendo il portabagagli, mi rendevo conto che non avevamo con noi la carrozzina pieghevole di mio fratello che, passati gli anni dell’infanzia, era divenuta un corredo essenziale per qualsiasi spostamento con lui, mentre prima - vorrei dire sino ai suoi dieci anni circa - per gli spostamenti dall’auto al posto dove eravamo diretti e viceversa, erano sempre mio padre o mia madre a provvedere al trasporto di mio fratello)
Mancava dunque la carrozzina 
Ed io non potevo darmi pace, perché comprendevo che, qualora fossimo arrivati a destinazione, mio fratello sarebbe rimasto confinato dentro l’auto 
E comunque, ad ogni sosta, non smettevo di rimuginare e di cercarla questa carrozzina, augurandomi che - quasi per miracolo - saltasse fuori
Non potevo darmi pace della trascuratezza
Ad un certo punto mio fratello mi diceva bonario: “Maurizio, non ti ricordi che quando sono morto la mia carrozzina, quella più nuova, l’hai data a Vincenzo?
"È vero!", replicavo
In effetti, ho dato via quella (per una giusta causa), ma anche le altre (più vecchiotte), pensando di fare un’opera buona a favore di altri che ne avessero bisogno 
Ma è proprio certo che a casa non ne sia rimasta nemmeno una? 
Dicevo poi a lui (o forse a me stesso): “Potremmo richiedere a Vincenzo di darcela, la tua, sia pure temporaneamente. Così al nostro arrivo nel posto dove siamo diretti, non ci saranno problemi e tu potrai presenziare ai lavori del convegno!

Mio fratello non si scomponeva e si manteneva bonario e accomodante 

Dissolvenza

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19 giugno 2025 4 19 /06 /giugno /2025 07:43
L'ultimo saluto (elaborazione con ChatGPT, da un 'idea di Maurizio Crispi)

C’è una casa enorme

Forse è quella che occupava mio fratello da vivo 
Ma lui non c’è più; se n'é volato in cielo 
C’è una grande confusione di gente
Tutti giunti che per dargli l’estremo saluto 
La casa pur molto grande è letteralmente invasa
Gente da tutte le parti 
Le persone
gli ospiti
i visitatori 
Grandi e piccini
Giovani e vecchi
spuntano tutte le parti: e cercano di trovare posto in tutti gli spazi disponibili
Persino quando voglio andare in bagno, ci ritrovo moltitudini e centurie che riposano o si intrattengono in conversazioni 
In uno, addirittura, si sono organizzati per condividere un aperitivo, in un altro stanno facendo un picnic, un altro ancora è diventato la sala giochi dei più piccini
Io sono in serie difficoltà, perché non ho un gabinetto dove andare e ho una certa urgenza da soddisfare 
Sempre inseguendo questo mio sogno/bi-sogno mi trasferisco nell’appartamento adiacente, ma anche qui mi imbatto in analoghe difficoltà 
Anche questo appartamento è stipato di persone
Qui, poi, c’è una grande stanza organizzata come super-efficiente palestra ed anche qui ci sono delle persone che curiosano e che provano i diversi attrezzi 
Nello stesso tempo, mentre è in corso questa vivace riunione, sono arrivati dei tecnici inviati per fare  delle verifiche sul contratto della luce, in quanto pare che vi siano state inserite delle particolari clausole discendenti, appunto, dalla condizione di disabilità di mio fratello e che devono adesso essere cancellate con una conseguente modifica delle condizioni di erogazione dell’energia elettrica 
Pertanto, nel mio ruolo di padrone di casa, conduco i tecnici in giro per il primo appartamento e poi anche per il secondo; faccio vedere loro il contratto della luce vigente intestato a mio fratello: dopodiché, al termine della loro ispezione, quelli si mettono a confabulare
Mancano quasi del tutto le sedie poiché sono state già tutte prese dalle diverse persone convenute; quindi, questi tecnici devono accontentarsi di sedersi per terra su di un tappeto di nobile fattura ma io faccio notare loro che sono seduti su una pozza d’acqua che viene da chissà dove e che ha intriso del tutto il tappeto
Mi scuso e dico che dovrò controllare da dove viene questa perdita idraulica, ma intanto uno dei tecnici è piuttosto arrabbiato poiché è quello che, in particolare, si era trovato seduto (senza peraltro accorgersene) proprio al centro d’una pozza che, a causa della scoloritura del tappeto, si era tinta di rosso ed ora anche i suoi abiti erano tutti macchiati di un bel colore rouge vivo e rutilante, come fossero tutti intrisi di sangue, ma io insisto che se i suoi abiti si sono macchiati non è mia responsabilità poiché avrebbe dovuto pur rendersi conto che era seduto sul bagnato 
Di certo, a me, non potrà essere addebitata alcuna colpa
Comunque, dopo un poco, i tecnici vanno via, facendomi capire che il loro intervento sarà decisivo per risolvere l’inghippo burocratico
Il sogno era davvero molto dettagliato, pieno, stracolmo di tante persone molte delle quali io conoscevo poco o punto.

Ero veramente sorpreso che in tanti fossero venuti per onorare mio fratello con un ultimo caloroso saluto
E pensavo che tutta questa confusione era un segno importante che mio fratello, pur nella sua assenza fisica, continuava a vivere

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20 marzo 2025 4 20 /03 /marzo /2025 09:16

Di questi tempi, sogno sempre molto, ma ricordo veramente poco.
Sono minime le volte in cui al risveglio riesco a ricordare abbastanza di un sogno da poterlo trascrivere.
Questo che segue è uno dei miei sogni più recenti, forse di una settimana fa (all'incirca)
Ed è un sogno in cui compare mio fratello ed io sono il suo spingitore, alle prese con molti ostacoli ed infinite barriere architettoniche

Maurizio Crispi (10 marzo 2025)

La moltiplicazione dello sguardo (foto modificata di Maurizio Crispi)

Conduco mio fratello in carrozzina lungo un percorso accidentato
All’inizio siamo in ufficio o in un’altra struttura: forse, si tratta di una facoltà universitaria, ma è sicuramente un luogo molto affollato e ci troviamo in un atrio spazioso, alla ricerca di una via di uscita, ma dovunque ci sono barriere architettoniche
Chiediamo se ci sia qualche percorso per disabili e ci rispondono che si, delle rampe mobili per i disabili ci sono, ma sono state temporaneamente smontate e messe nello scantinato, accatastate 
Ci dicono allora, davanti alle nostre proteste vivaci, che manderanno qualcuno a prenderle per rimetterle in posizione, cosicché noi possiamo essere messi in condizione di uscire 
Aspettiamo per un tempo lunghissimo, senza che nulla accada
Aspettiamo
Aspettiamo
Alla fine, seccati da questa lunga attesa sospesa (nessuno ci dice nulla) decidiamo di andarcene comunque e allora io sistemo mio fratello per bene per compiere questo lungo percorso all’aperto
Non so per quale motivo, prima di uscire all’aria, gli faccio indossare una specie di sacco a pelo total-body per proteggerlo dal freddo e questa operazione è - come si può immaginare, considerando le condizioni di mio fratello - piuttosto indaginosa: eppure, riesco a portarla a buon fine, facendo tutto da solo
Superiamo alla fine tutti gli ostacoli che ci si frappongono davanti e ci ritroviamo a camminare per strada, ma anche qui le difficoltà non mancano: anzi, mi sembra che dobbiamo misurarci con un percorso di guerra, irto di asperità
In un momento del sogno, per esempio, ci imbattiamo in una zona in cui ci sono dei lavori in corso, e si può passare soltanto utilizzando una stretta scaletta, peraltro ingombra di strumenti e attrezzi
Gli operai sono indifferenti a tutto, continuando il loro lavoro senza battere ciglio e tenendo gli occhi bassi
Io sono alquanto adirato con loro e, ancora una volta, dico che farò da me, ma prima vado a liberare il passaggio da tutti quegli attrezzi, buttandoli di mala grazia di lato
Quelli cercano di protestare, ma poi si zittiscono e mi lasciano fare 
Prima di compiere quest’ultimo trasporto, devo mettere mio fratello giù dalla carrozzina, perché la scala è troppo stretta per poter passare agevolmente con tutto l’ambaradan
Quindi lo metto giù a terra, ripiego la carrozzina, la trasporto dabbasso e risalgo per prendere mio fratello 
Ma prima di sollevarlo, decido di tirarlo fuori da quella specie di sacco a pelo (o bozzolo) nel quale era rinchiuso
Gli dico che non ce n’è più bisogno, perché tanto stiamo arrivando alla nostra meta 
Quindi compio l’operazione del trasbordo, sempre da solo senza chiedere aiuto e soprattutto senza ricevere supporto spontaneamente da altri 
Quegli operai se ne stanno immobili - sempre con gli occhi rivolti in basso - senza muovere un muscolo

Prima di ciò, c’era un’altra parte del sogno, nel quale io andavo alla ricerca di un posto dove potessi attivare una nuova connessione Internet
Era una ricerca molto complicata, perché il negozio cui mi ero rivolto la volta prima, non esisteva più e, quindi, dovevo trovarne uno nuovo
Cosa che accadeva in effetti
Stavo a conversare con una tizia che gestiva il negozio e che mi chiedeva la qualità della mia attuale connessione ad Internet ed io rispondevo che non potevo assolutamente lamentarmene
Allora, lei replicava proponendomi un affare paradossale, cioè quello di assumere come sua la mia connessione ad Internet, che io da quel momento in poi avrei potuto continuare ad usare gratuitamente, senza pagare il calore mensile

Mi trovavo anche in visita, sempre con mio fratello, a casa di due giovani laureandi, un fratello e una sorella, ambedue impegnati a lavorare davanti ad un computer nella preparazione della loro tesi di laurea: io, alla presenza di mio fratello, davo loro consigli su come procedere nel modo migliore

Le conversazioni erano molto lunghe e articolate, ma non ne ricordo i dettagli, solo che quando veniva il momento di andare via facevo dei commenti sul modo in cui il fratello dei due camminava (si era alzato dalla sua postazione al computer per accompagnarci alla porta) e lo immaginavo nel momento in cui fosse andato a discutere la sua tesi di laurea, avendo dimenticato a casa le scarpe

Visualizzando questa situazione, ridevo come una iena, ma quel tizio sembrava a non capire assolutamente il motivo di tanto ilarità 

Credo che fosse del tutto privo del senso dello humour 

Dissolvenza

Nel ricordo di mio fratello, quando andavamo in giro capitava di frequente che ci fossero dei momenti in cui ci confrontavamo con difficoltà oggettive nei nostri spostamenti, per via di inattese barriere architettoniche.
Capitava anche, in queste circostanze, che si facesse avanti qualche volenteroso, disposto a dare una mano.
Qualche volta accettavo l'aiuto, ma altre volte - più frequentemente - dicevo "No, grazie. Faccio da solo".
E mi impegnavo a far da solo.
Nostro padre - sempre nel mio ricordo - era più portato a dire di no, piuttosto che ad accettare.
E perché ciò? Innanzitutto, poiché per lui portare mio fratello aveva una valenza forse espiatoria: Salvatore era il suo fardello, non di altri (ed anche per me era così).

Ma - nello stesso tempo - mio padre rifiutava fermamente l'aiuto altrui perché pensava che la profferta d'aiuto fosse frutto di condiscendenza e di compatimento e che, in altri termini, discendesse da un atteggiamento ipocritamente pietistico, non motivato da un movimento interiore di cristiana e fraterna condivisione.
In più, alla base, c'era una diffidenza rispetto all'aiuto fornito da altri e che si fondava sulla non consuetudine ad aiutare in simili circostanze, a causa della quale sarebbero probabilmente state applicate forze esagerate ed asimmetriche, poco funzionali, che - in definitiva - avrebbero potuto fare danno, facilitando un'eventuale caduta di mio fratello.
In estrema sintesi, l'aiuto prestato avrebbe potuto trasformarsi in un bene che faceva male.

Maurizio Crispi

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28 febbraio 2025 5 28 /02 /febbraio /2025 10:17
Il fotografo fotografato (Pantelleria, Montagna Grande, foto di Giocchino Migliore)

Mi trovavo in un avamposto di soldati americani armati di tutto punto (a dir poco, sino ai denti), proprio come li vediamo nei film di guerra post-moderni, ed erano dunque dotati degli armamenti più letali ed efficienti, dei dispositivi più avanzati e di capi di abbigliamento tecnici e all'avanguardia
Era un presidio di tre soldati che avevano il compito di sorvegliare l’abitazione di un ufficiale di vertice o di un alto dignitario
Io ero lì con loro, non so esattamente a che titolo, se come osservatore interessato e certificato, come giornalista o come fotografo 
Certo è che con la mia camera dotata d'un potente teleobiettivo, a cui alternavo un grandangolo ad alta risoluzione, documentavo fotograficamente tutte le loro attività, scendendo anche nel dettaglio e utilizzando delle inquadratura che mi consentisse di fare risultare singoli dettagli delle loro attrezzature o anche i loro volti 
Ero anche meravigliato nel vedere come essi fossero organizzati per la distribuzione autogestita del cibo al momento dei pasti 
Questo dettaglio me lo ricordo con nitida chiarezza, nella sua dinamicità ed ingegnosità: erano dotati di uno speciale carrello portavivande che, a turno, uno dei tre spostava davanti agli altri due, in modo tale che ciascuno di loro potesse mangiare senza muoversi dalla sua postazione e mantenendo il cipiglio guerresco
Quando due avevano consumato il loro pasto, quello di loro che aveva mosso il carrello, poteva tornare alla sua postazione trascinandosi appresso il carrello, per consumare il suo pasto 
Al momento del rancio successivo, il turno cambiava 
Il carrello dotato di vassoi portavivande, arrivava semplicemente alla postazione
Non vi erano in vista né cuochi, né cucinieri
Ero davvero meravigliato di tanto ingegno! 
Per quanto riguarda i soldati, due erano uomini, mentre il terzo era una donna 
Inquadravo più frequentemente la soldatessa che mi sembrava più malleabile e duttile degli altri due che, invece, si presentavano con iconiche facce di pietra e mascelloni squadrati nella migliore tradizione guerresca statunitense
Per tutto il tempo ero là con loro e partecipavo della loro vita 
Una vita fatte di guardie e di appostamenti e di sorveglianza in cui in verità non accadeva nulla di eccitante 
La parte più stimolante scaturiva dalle mie attività fotografiche
Nel frattempo succedeva qualcosa d’altro in un mondo sotterraneo alla Jules Verne o anche degno di Athanasius Kircher o anche in uno scenario della distopica Terra cava

In questo mondo ipogeo era penetrato mio fratello redivivo
In qualche modo, benché io non mi spostassi da quel luogo, sapevo cosa stesse accadendo a lui ed anche questi accadimenti erano meravigliosi, ben più di quelli che stavo vivendo io, in superficie, nella postazione sorvegliata dai soldati
Infatti, nel mondo sotterraneo mio fratello si trovava a vivere avventure mirabolanti e, in particolare, riuscivo a vederlo mentre veniva indotto da un mago che abitava nel mondo ipogeo a cavalcare un essere gigantesco dotato di grandi ali e non molto simile ad un drago (come ce lo rappresentiamo nella fantasia o come lo abbiamo visto nella rappresentazione cinematografica dello Hobbit e dunque simile al temibile Smaug)
Saliva sul drago che prendeva il volo e si librava alto all’interno di un sistema di vaste caverne

 

Smaug, rappresentazione grafica di David Demaret

Io seguivo il suo volo come se mio fratello avesse applicato sulla sua fronte o sul petto una videocamera moderna come quelle che tengono i poliziotti americani contemporanei durante le loro azioni (tipo un dispositivo GoPro) e, quindi, potevo seguire minuto per minuto tutti i dettagli del suo volo e della sua avventura come fossi con lui
Ricevevo le sue immagini per mezzo di un dispositivo tecnologico  applicato al mio cervello con una tecnologia bio-organica e potevo vedere nitidamente ciò che accadeva in un angolo del mio campo visivo
Era come vivere contemporaneamente in due mondi diversi
Succedeva anche (ma questo non potevo vederlo direttamente e lo capivo dalle parole pronunciate da mio fratello che mi giungevano analogamente attraverso lo stesso dispositivo, e che facevano da commento e colonna sonora delle immagini) che egli durante il volo subiva una trasformazione somatica e che diventava grande e grosso come un supereroe della Marvel o di DSM Comics
Diventava immenso, come Hulk, ma non verdognolo come lui 
Mio fratello ad un certo punto, veniva fuori dal mondo sotterraneo e lo vedevo arrivare, camminando quietamente sino alla postazione militare, dove mi trovavo
Lui che in vita non aveva mai potuto muovere un passo autonomamente
Quando quando è a poca distanza, mi rivolgeva la parola e mi diceva:  “Hai visto come ero diventato grande e grosso?“
E rideva, con la sua risata sorniona
Una cosa davvero incredibile, faccio io 

E così, con questa grande risata, andiamo in dissolvenza

Il fotografo fotografato... Dopo tutte le foto che ho scattato merito l'ebbrezza di indossare - anche solo per un istante - il "cappellaccio" del Passator cortese che spetta di diritto al primo uomo e alla prima donna giunti al traguardo di Piazza del Popolo a Faenza... L'ho indossato con molta timidezza e soggezione, perchè poterlo calzare è espressione di un grande riconoscimento... Un trofeo così lo si può solo vincere: acquistato non avrebbe alcun valore... se non quello collezionistico, ma questo è un altro discorso... E, ovviamente un caloroso grazie al fotografao.. (foto Michelacci)

Il fotografo fotografato... Dopo tutte le foto che ho scattato merito l'ebbrezza di indossare - anche solo per un istante - il "cappellaccio" del Passator cortese che spetta di diritto al primo uomo e alla prima donna giunti al traguardo di Piazza del Popolo a Faenza... L'ho indossato con molta timidezza e soggezione, perchè poterlo calzare è espressione di un grande riconoscimento... Un trofeo così lo si può solo vincere: acquistato non avrebbe alcun valore... se non quello collezionistico, ma questo è un altro discorso... E, ovviamente un caloroso grazie al fotografao.. (foto Michelacci)

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18 novembre 2024 1 18 /11 /novembre /2024 10:15
Mio fratello ad Agrigento - Novembre 2011, in viaggio per Agrigento per partecipare ad un incontro-dibattito sui temi della salute, organizzato dalla CGIL (foto di Maurizio Crispi)

Questa notte, nel sogno, 
sono stato a lungo con mio fratello 
Mi incontravo con lui e con il suo badante
davanti ad un centro di selezione dell’esercito
C’era anche il cagnardo Black con noi

Lo portavo all’interno del compound
e, dopo aver camminato per un po’, entravamo in una struttura 
simile ad un enorme bunker,
però a cielo aperto 
Dopo aver superato alcune barriere architettoniche
lo collocavo davanti 
ad una postazione di puntamento
Qui lui doveva sparare dei colpi
da un arma
dopo aver guardato nel mirino
e seguendo le istruzioni 
impartite dal sottufficiale addetto
C’erano delle difficoltà, ovviamente,
ma mio fratello cercava di eseguire
con buona volontà e disposizione
Per lui era tutto nuovo 
(del resto anche per me)
Mio fratello era contento,
eccitato positivamente, 
ben disposto
Ciò che mi infastidiva 
era il tono paternalistico di quel graduato
che quando si rivolgeva a lui o a me
lo chiamava “ragazzo”, 
mentre il mio fratello del sogno,
per quanto in carrozzina,
era un uomo fatto e finito
Mio fratello non superava la selezione,
però ci aveva provato 
e questo era di certo 
un grande passo per lui

Poi, per un po’, da solo,
giravo per quella struttura
a forma di bunker
Girando dall’altro lato 
scoprivo che vi era addirittura 
una postazione di tiro 
per carri armati
Li vedevo in azione 
mentre sparavano colpi su colpi 
Che paura!
Poi ritornavo 
dove avevo lasciato mio fratello
Per raggiungerlo dovevo scendere
al piano di sotto 
per mezzo di una stretta scaletta
di legno, precaria e scricchiolante 
Intravedevo in fondo il Black
che vedendomi scendere
mi veniva incontro 
e mi saltava addosso festosamente
poggiando con le zampe anteriori 
sul mio torace,
creando un gran subbuglio
e mettendomi in pericolo
di cascare giù 
assieme a tutta quella scala
così incerta ed instabile
(traballante)
Poi ero ancora lì ad aggirarmi
nel compound, 
cercando un posto 
dove sistemarmi con il sacco a pelo
per passare la notte
Alcune reclute sfaccendate
mi dicevano che di lì a poco
sarebbe arrivato un esperto di sostanze d’abuso
per parlar loro dei rischi derivanti dal loro utilizzo
Mi dicevano anche il suo nome: 
io capivo che in passato 
ne avevo fatto la conoscenza
e ci avevo anche lavorato insieme
Mi sorprendeva il venire a sapere
che avrebbe dormito 
in sacco a pelo, 
lì, accanto a me, nel compound,
assieme alle reclute
Pensavo che ciò era 
una mossa tipica del personaggio
che, con gesto istrionico e di volpone populista, 
metteva in atto
una strategia per potenziare
la sua credibilità oratoria
e per indurre i destinatari 
dei suoi messaggi 
a pensare che fosse uno di loro
Mah! Che mezzucci!
La cosa curiosa ed esaltante
era che al compound,
prima dell’incontro con mio fratello,
io fossi arrivato librandomi
su d'una fantastica sedia volante
Nulla di tecnologico, però,
si badi bene
Si trattava d’una comune sedia in legno
con davanti un vassoio reclinabile,
priva di qualsiasi dispositivo di sicurezza,
tipo cinture o imbracature
Ci si doveva soltanto sedere su
e, quindi, premere un pulsante
dopo di che la sedia andava
per conto suo,
seguendo la sua rotta,
o meglio la mia, in questo caso, 
ma non v’era alcun dispositivo di guida,
a parte quel pulsante rosso,
per lo start iniziale
Mi rendevo conto 
che spostandomi per la città,
allo scopo di evitare ostacoli vari,
tipo pali della luce, segnaletica verticale,
cavi elettrici aerei 
e cartelli pubblicitari e altri veicoli volanti, 
occorreva volare più in alto possibile
La sedia, pur in assenza di comandi manuali,
ubbidiva docilmente al mio pensiero
e mi portava in alto
dove l’aria si faceva rarefatta
e gli uomini e le auto in basso
si rimpicciolivano 
sino alle dimensioni di soldatini e modellini di plastica
All’improvviso mi rendevo conto 
dell’altitudine che mi dava le vertigini
e cominciavo a sudare freddo,
preso dal timore 
di poter scivolare giù 
non essendo assicurato a nulla
Mi si torcevano le budella
La sedia imperturbata
continuava il suo volo
ed io con lei
Non avendo nient’altro da fare
mi aggrappavo spasmodicamente
a quella ribaltina mobile 
di cui era corredata la sedia volante
Mi sentivo decisamente ridicolo,
eppure continuavo a volare

Era un volo perturbante,
ma nello stesso tempo bellissimo
Pur spaventato,
ma ad un tempo affascinato,
pensavo che avrei dovuto far provare
quella sedia magica a mio fratello

Dissolvenza

 

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23 ottobre 2023 1 23 /10 /ottobre /2023 06:13
Quando mio fratello parlava in pubblico

Ecco il mio fratellone impegnato in un discorso pubblico:
Non si tirava mai indietro, malgrado le sue difficoltà.
E qui lo si vede infervorato, determinato, trasfigurato quasi.
Era sempre così.
Si sforzava di non essere impacciato dalla sua disartria, poiché la spasticità si estendeva anche - in parte - ai muscoli fonatori, ma soprattutto incideva sul controllo del respiro
Quando iniziava a parlare in pubblico la sua voce usciva molto più forte e chiara - si sforzava - mentre a casa talvolta - non essendoci la tensione di essere sentito da tutti - alcune sue parole si perdevano e io non capivo bene ciò che mi diceva.
Quando parlava in pubblico riusciva ad essere sempre magico, era d’ispirazione e si capiva che attingeva s riserve di forza e di coraggio e di determinazione che si portava dentro.
Quando lo sentivo parlare appassionato, io sempre mi emozionavo (forse addirittura, talvolta, mi veniva la pelle d'oca), qualche volta non riuscivo a resistere all'onda d'urto dell'emozione e mi allontanavo.
Mio fratello, pur essendo disabile, riusciva a fare delle cose normali che erano, al tempo stesso, non comuni e straordinarie ed espressione di grande coraggio.
Con il suo esserci, mio fratello rendeva sempre testimonianza dell'importanza dell'assumere un atteggiamento di lotta, nei confronti della sua disabilità, di qualsiasi disabilità.

La foto fu scattata il 23 ottobre 2012, a Villa Niscemi, in occasione di un incontro pre-elettorale sulle tematiche della tutela dei diritti delle persone con disabilità.

 

#fotodimauriziocrispi

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25 giugno 2023 7 25 /06 /giugno /2023 06:54
Farfalla condominiale (foto di Maurizio Crispi)

Sogno di spingere mio fratello
in carrozzina


Siamo per strada,
in un luogo che non conosco


Il marciapiedi é tutto rotto e dissestato
il cammino è disagevole

A complicar le cose
si presenta anche un tratto in salita
Devo faticare per andare avanti
La carrozzina traballa, oscilla
ed è a rischio di ribaltamento

Mio fratello non dice nulla,
ma sento dall'ulteriore irrigidirsi del corpo
che è in apprensione


A un tratto c’è una transenna
Qui non v'è alternativa
e devo scendere sull’asfalto 
dove il pericolo sono le auto 
che sfrecciano di continuo,
veloci ed incuranti


Finalmente arriviamo alla nostra meta 
É una grande struttura fatiscente
Che cosa sia non so
Ma é la che dobbiamo andare
Non so perché

Davanti all’ingresso c’è 
una vasta distesa d’acqua
che si é raccolta con la pioggia
Non ci sono passaggi alternativi
Dobbiamo varcare quelle acque
e ci addentriamo nel guado
La speranza è che l'acqua
si apra come davanti a Mosè è vana


La carrozzina mi sfugge di mano
e in un attimo si ribalta all’indietro 
Mio fratello di schiena scivola fuori
dal suo guscio protettivo
e va a finire in acqua


Corro per aiutarlo
Penso: Si bagnerà tutto!
E ora come faccio?
Con mia sorpresa,
prima che io arrivi,
mio fratello si dà aiuto da solo
Poi, imprimendo dei dondolii alla carrozzina,
riesce a rimetterla in piedi


Quando arrivo trafelato
s'è già ricomposto nel suo alloggio mobile
Gli chiedo come abbia fatto,
sorpreso nel constatare
che i suoi abiti siano già 
quasi del tutto asciutti
Lui mi dice:
Dove sono stato
mi hanno insegnato
a fare tante cose!
Cose che nemmeno immagini!


E perché non me lo hai mai detto?,
faccio io


E lui, di rimando, 
mi sorride sornione


(Dissolvenza)

Sedie vuote predisposte per una riunione di spiriti vaganti (foto di Maurizio Crispi)

Sedie vuote predisposte per una riunione di spiriti vaganti (foto di Maurizio Crispi)

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24 febbraio 2020 1 24 /02 /febbraio /2020 07:45
Foto di Vincenzo Marino

Siamo nel cortile di casa, io e mio fratello.
Lo sollevo per metterlo in auto, ma anziché seguire la solita routine che è quella di farlo sedere nel sedile anteriore, entro in macchina direttamente assieme a lui, al posto di guida. Così mi ritrovo con lui in grembo, mentre devo manovrare e guidare.
Non ci riesco bene, mi sento impacciato.
Dopo, siamo fuori dall'auto. Lui in carrozzina. Io spingo.
Spingo il trabiccolo con foga, animato da un’energia e da un vigore che non so da dove vengano: no, invece, lo so. E’ la stessa forza di quando lo spingevo nella sua carrozzina su e giù per il corridoio di casa, a folle velocità e con il rischio - molto concreto - di ribaltamento in curva (è capitato, sì, é capitato, sempre durante le assenze di mia madre).
In questo assetto, usciamo dal cortile a fare una corsa.
Ma a questo punto sono disorientato: non so dove siamo. Mi mancano i punti di riferimento abituali.
A prima vista mi sembra di essere in una grande città, con punti di interesse storico e architettonico.
Ma di certo non è Palermo.
Le mie gambe girano veloci.
La carrozzina prende velocità.
Scenari metropolitani continuamente cangianti ci sfilano davanti agli occhi.
La carrozzina di tanto in tanto sobbalza 
Tu-Tum. Tu-Tum
Da un certo punto in poi, la pavimentazione stradale è di grossi sampietrini.
Per evitare che una delle ruote anteriori si inceppi in una una sporgenza, prendo ad andare tenendole sollevate.
Viaggiamo alla grande.
Antichi monumenti, chiese, teatri, rovine, sfilano davanti ai nostri occhi in una fantasmagoria di forme e di colori.
Improvvisamente la strada si fa inclinata di lato e, quindi, ad un certo punto perdiamo stabilità e ci ribaltiamo di fianco. Mo fratello si abbatte, assieme alla carrozzina, e rimane rannicchiato per terra appoggiato in quella posizione, senza dire una parola o emettere un solo suono. Semplicemente in attesa.
Le ruote della carrozzina per un po’ continuano a girare vorticosamente, cigolando lievemente.
Poi si fermano.
Fine della corsa.
Ma non c’è ansia, né dolore.
Il senso della meraviglia mi pervade, ma anche la struggente sensazione di qualcosa che è irrimediabilmente finito e che mai più tornerà.

 

Vado in dissolvenza

(24 gennaio 2020)

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11 gennaio 2020 6 11 /01 /gennaio /2020 06:55

Alla vigilia, a letto presto
Sono scivolato in un sonno letargico,
dopo qualche decina di pagine lette
Pochi risvegli, sonno profondo
Ad ogni riemersione ero sorpreso dal silenzio profondo che mi circondava.
Niente botti e tonfi
Anche le luci del cortile interno, solitamente accese,
erano spente e quindi, senza il loro riverbero,
anche l’oscurità dentro la stanza era profonda
Ad ogni risveglio ero piacevolmente colpito dal tepore delle coltri
E per nulla al mondo avrei voluto scambiare questo posto con un altro
My place, oh yes
Poi, in un momento della notte,
forse già verso l’alba,
ho sognato mio fratello

 

Ero con lui lo spingevo nella sua carrozzina
Lo lasciavo da qualche parte - ad un convegno forse -
dove la sua presenza era richiesta
Dopo un po', tornavo a prenderlo per portarlo a casa
Our place, oh yes

 

Ma poi le posizioni si invertivano
ed ero io ad occupare il suo posto nella carrozzina
Lui non c’era più
Ed io, stando nella sedia a ruote,
come fosse la mia piccola casa
spingevo davanti a me,
con grande perizia,
un grande tavolo
Per far che? Non so.

 

Mi son svegliato
sentendomi pervaso dalla sensazione d'una gran pace interiore

 

Ho ripreso la giornata dove si era interrotta il giorno prima
Come se nulla fosse, rimanendo fermo alle mie abitudini e ai rituali
Colazione, qualche lettura, abluzioni
Uscita con la canuzza
E poi ad Alta Fé

 

 

Tutto qui, il mio piccolo Natale del 2019

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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