Le nuvole formano fantastici castelli torreggianti
Che si vanno illuminando di giallo e di oro
Man mano che il sole sorge
Meglio volgere lo sguardo al cielo
E non dover guardare
la sozzura che riempie le strade
Eppure
Se appena si ha spirito di osservazione
Piccoli dettagli balzano agli occhi
Tesoretti inattesi si svelano all’improvviso
Una pigna con la sua perfetta simmetria
Un merlo che vola radente al suolo
Ed ha anche una piccola macchinina di plastica
Smarrita da un bimbo
Quel Cedro del Libano cui hanno reciso la cima
Tanti anni addietro
E che ancora resiste
Anche se non può più crescere in altezza
Piccoli ritrovamenti che allietano il cuore
Assieme a quelle nuvole e al cielo
Verso cui sempre più spesso dobbiamo
Volgere l’attenzione
Se vogliamo vedere la bellezza
Un Cedro del Libano a Palermo (foto di Maurizio Crispi)
Nel sogno mi ritrovavo in un luogo di lavoro
Dovevo fare una riunione con tutti gli operatori della struttura
Mi sorprendevo nel vedere tante persone che ho conosciuto nella mia vita professionale e che lavoravano nel Servizio che dirigevo a suo tempo
Ma qui siamo davvero in tanti
Siamo in uno stanzone gigantesco, grande quanto una piazza d'armi, e dobbiamo portare avanti questa riunione operativa per discutere dei diversi problemi che ci assillano da tempo.
Sono tutti seduti in ordine sparso, alcuni rimangono in piedi e qualcuno suggerisce che dovremmo mettere da parte i tavoli e disporre le sedie in cerchio, ma in considerazione del numero dei presenti è proprio difficile comporsi in una circoferenza geometricamente corretta e in ogni caso, in questo modo, diventerebbe davvero difficile parlarsi: chi fosse in un punto qualsiasi della circonferenza farebbe fatica ad ascoltare l’interlocutore parkante che se ne sta seduto nel punto diametralmente opposto (a meno di non avere un megafono o altro strumento di amplificazione vocale), mentre si potrebbe comunicare con facilità con le due o tre persone sedute immediatamente vicino. Quindi, se la disposizione a cerchio dovrebbe facilitare l’idea di essere parte di un gruppo in cui tutti possono esprimere democraticamente il proprio pensiero, le dimensioni cospicue della circonferenza rendono problematica la comunicazione, creando degli effetti dispersivi. Forse bisognerebbe studiare altre disposizioni delle persone nello spazio allo scopo di rendere le comunicazioni più efficaci: come ad esempio la soluzione di disporre le sedie in due cerchi concentrici. (oppure creare, se fosse possibile, sfidando le leggi della gravità, una "gruppo-sfera")
Un’azione di gruppo effettiva ed efficace stenta dunque a partire. Siamo in una specie di stallo.
In questo contesto c’è uno che viene da fuori e che dovrebbe proprio governare questo aspetto importante, cioè quello della comunicazione all’interno del gruppo di lavoro. Io mi presento, qualificandomi, e comincio a parlare con lui, ma non ricordo bene di cosa parliamo.
Questo tizio, tuttavia, ascoltandomi, si rende conto che io ho qualcosa di significativo da dire e che posso supportarlo nella sua azione di verifica e di guida.
Ci sono delle distrazioni e degli avvenimenti, direi delle turbolenze, che continuano ad interferire sul corretto svolgimento della situazione e sull’esperienza stessa.
Lo scenario cambia più volte, ma mi mancano i dettagli
Poi, siamo alla periferia di un’enorme struttura architettonica delle dimensioni - vorrei dire - pari al Teatro Massimo di Palermo o forse al Colosseo.
Ci sono con me delle persone.
Questa struttura architettonica é mobile e comincia ad un certo punto a ruotare attorno al proprio asse verticale, come una trottola gigantesca.
Da tutt’attorno affluisce dell’acqua e la struttura ruota e ruota, senza scomporsi e senza perdere pezzi, con un movimento sempre più veloce e vorticoso (come quello di una trottola gigantesca) e, in effetti, si costituisce un vortice d’acqua, un gorgo immenso, che affluisce verso il centro.
Io esorto persone che mi stanno vicino, a prepararsi perché presto tutti quanti saremo afferrati dal gorgo e suggerisco loro di aggrapparsi alla ringhiera di ferro, che contorna l’edificio, per resistere il più possibile al risucchio spaventoso.
La sposa esce dalla chiesa
Mano nella mano
Con lo sposo in tiro
Grosse moto parcheggiate sul marciapiedi
Con i motori accesi rombanti
I centauri della congrega
Acclamano la sposa
Quando scende i gradini del sagrato
Con il velo bianco
Con il bouquet tra le mani
e tatuaggio su di una spalla
La folla assiepata degli invitati addobbati
Guarda
Applaude
Sogguarda
Commenta
Sono rimasto
Perplesso
Meravigliato
Attonito
Più il vaso è vuoto
Più roboanti suoni
Emette quando è colpito
Interpretazioni popolari
Affermazioni dell’ego social omologato
Io puó! Noi puó!
A tutta birra
A manetta
Full throttle
Strade buie
Tunnel di tenebra
Strade illuminate
Chiazze di luce
Zone d’ombra
Pozze d’acqua
Striature di umido
Dal rovescio di pioggia
Un uomo con l’ombrello
Cammina lento
Poi svanisce
Il semaforo passa ossessivo
Dal rosso al verde
Con ticchettio regolare di metronomo
Il prato emana un buon odore
Di terra bagnata e petricore
Dai cumuli di rifiuti
Si leva il lezzo nauseabondo
Della morte e della putrefazione
Un sorcio fugge via guizzando
E si nasconde
Prima di essere ghermito
Dalle forze oscure della notte
Che ancora non recede
Azoto liquido
Freddo in testa
S'arrifriddò la cucuzzedda
Vaiiiiiiii!
Siamo qui
Siamo noi
Il mattino ha l'oro in bocca
Avvio timido e buon per me!
Aulive, aulive
Lavoro poderoso
Lavorare di braccia
A tutto spiano
Freddo in testa
S'arrifiddò la cuccuzzedda
Che dire?
Che fare?
E più non dico!
E più non faccio!
E qui mi taccio!
Ogni tanto trovo dei foglietti sui quali ho scritto appunti sparsi, scarabocchiati in momenti di attesa.
Si tratta di frasi spesso enigmatiche e senza alcun riferimento temporale
Ero su un grande veliero (un galeone, anzi), ormeggiato al molo.
Il veliero non so per quale motivo non poteva più prendere il mare.
Ero io a bordo, unico umano presente: e, da solo non avevo alcuna speranza di poter fare la manovre necessarie per ricondurlo in mare aperto.
C’erano degli uomini cattivi che mi insidiavano e volevano appropriarsi della nave per distruggerla e farla affondare.
Io ero lì che escogitavo dei sistemi per poter avere la meglio su quei pirati
C’erano anche delle colluttazioni, in cui io cercavo di sopraffare i malfattori: li assalivo, cercavo di colpirli, ma i miei colpi erano privi di forza e non efficaci
Avevo esaurito tutte le risorse a mia disposizione, eppure avevo intenzione di resistere fino all’ultimo e con tutte le mie forze residue (con tutto me stesso) cercare di salvare il veliero.
C'era ancora speranza che ce la potessi fare
Dissolvenza
Navigare con la canoa sulla terraferma... una fatica bestiale e senza frutto (immagine realizzata con Gemini AI)
Ho sognato ancora
Dopo molto tempo, senza aver praticato in alcun modo, mi ritrovavo ad andare in canoa
Ero in un tratto di costa affollato e mettevo in acqua lo scafo per poi usarlo in modo improprio
Andavo su e giù in acque bassissime e poi anche sulla terraferma scivolando sulle rocce e sulle asperità e usando la pagaia come mezzo di propulsione
Tutto ciò richiedeva una forza enorme ed io non me ne ritrovavo molta
Non era più come ai vecchi tempi
Facevo molta fatica e non ottenevo grandi risultati
Lo scafo scricchiolava e, scricchiolando, progrediva ad ogni spinta solo di pochi centimetri oppure proprio non si muoveva
Molti mi guardavano, ma il loro guardare era opaco ed era senza meraviglia
C’erano i miei due figli che sguazzavano nell’acqua bassa
Mi guardavano e mi lasciavano fare
Ho sognato che correvo in un labirinto le cui pareti era fatte di fitti arbusti impenetrabili potati ad arte
Mi accorgevo che davanti a me c’era un mio amico di corsa di vecchia data e anche lui correva e correva
Non lo vedevo da diverso tempo
Lo chiamavo diverse volte per poterlo salutare
Ma lui non si accorgeva di nulla (o non se ne dava per inteso) e continuava a correre con andatura costante e regolare come un metronomo
Io arrancavo dietro di lui, cercando di tenere il passo, con lo sguardo agganciato alla sua schiena
Rallenterà prima o poi
Si fermerà, pensavo, Così potrò salutarlo
Notavo che procedeva sicuro, come se conoscesse già la strada
Svoltava quando si doveva svoltare
Tiravo dritto quando era necessario
Non ci inceppavamo mai
Mai dovevamo tornare sui nostri passi
Lo spingevo nella sua carrozzina attraverso una piazza disseminata di molti ostacoli e, ogni volta che la carrozzina era a rischio di ribaltamento, io ero capace di governarla con molta perizia
Arrivavamo all’atrio di un grande edificio dove si sarebbe svolto un evento di qualche tipo, forse una convention politica o pre-elettorale e ce ne stavamo lì in attesa
Poi appariva una bambina e ci diceva che per poter essere ammessi prima avremmo dovuto registrarci
Lasciando mio fratello andavo al banco di quella che sembrava una reception davanti al quale in molti si accalcavano
Invece di effettuare la registrazione come mi aspettavo (scrivere nome e cognome, e altri dati sensibili su di un apposito tabulato), davano a ciascuno un mucchio di fotografie
Non capivo a che scopo
Poi qualcuno mi spiegava che ciascuno di noi avrebbe dovuto far passare quelle foto attraverso uno scanner mentre al tempo stesso la sua faccia veniva scannerizzata e che non appena ci fosse stato un abbinamento tra una delle facce nelle foto e la sua faccia la registrazione sarebbe stata portata a termine automaticamente
Sembrava una meraviglia tecnologica degna delle nuove frontiere della AI
Roba da non credere!
Mio fratello, quando tornavo dove l’avevo lasciato, era sempre là in attesa paziente
Mi diceva - o mi faceva capire - che era contento della mia conduzione
Io ero compiaciuto e gongolavo
Dissolvenza
Camminavo con la macchina fotografica appresso, a tracolla
Dovevo fare un censimento fotografico degli alberi di grande fusto ancora in vita a Palermo
Camminando e fotografando arrivavo dalle parti di Viale delle Magnolie, dove si trova il grande Ficus all’angolo con via Boris Giuliano, che io chiamo da sempre l’“albero-orecchio“, poiché attorno al taglio di una diramazione, nel corso del tempo si è formato un grosso cercine a forma d’orecchio
Avvicinandomi notavo un’anomalia che mi faceva balzare il cuore in petto: l’albero era stato segato e sul marciapiede antistante si vedevano soltanto enormi cilindri di legno, dritti in piedi, che prima costituivano il tronco e i rami possenti di quel ficus gigantesco
Ero impressionato da questa scena cruenta di distruzione di massa
Amavo l’albero orecchio e nella mia vita, ogni volta che ci sono passato vicino, non ho mai mancato di parlargli e di sussurrargli delle cose e delle storie
Qualche volta mi rispondeva anche e sì che aveva molte storie da raccontare
La sua voce profonda e calma che mi arrivava sin dentro la testa era terapeutica, era consolatoria, aveva carisma
Tornando al sogno, la scena è davvero strana, perché se è vero che ci sono questi enormi cilindri di legno tagliati e disposti in ordine in piedi sul marciapiede in attesa di essere rimossi, allo stesso tempo è come se il ficus nella sua interezza fosse ancora lì con la sua chioma svettante e i rami possenti e le radici pensili, come un fantasma di se stesso ancora vigoroso nel luogo dove da oltre cent’anni ha vissuto.
C’é e non c’è, insomma
Il suo spirito è rimasto puro e indomito, malgrado l’attacco proditorio subito da parte di uomini meschini, incompetenti e arroganti e dai tagliatori folli senza arte e senza parte
Cerco di documentare quanto è accaduto con la mia macchina fotografica per divulgare questo ennesimo scempio che è stato fatto, ma l’otturatore della macchina si inceppa e non riesco a scattare nessuna foto
Non c'è giorno che io non mi imbatta nell'albero-orecchio, ma non mancano incontri di altro tenore L'albero-orecchio è il mistero, gli altri incontri sono con la bellezza discreta delle fioriture...
Gli iincontri con l'albero-orecchio sono molteplici. E' sempre là, all'angolo della via, immutabile apparentemente. Se gli parlo, mi ascolta. Se non gli parlo potrebbe risentirsi. E' meglio averlo amico, l'albero-orecchio...
(foto di Maurizio Crispi) Alcuni anni fa scrissi per un periodico freepress, diretto da Valentina Gebbia, un articolo sulle Magnolie, nel quale in particolare raccontavo dell'Albero-orecchio, cioè...
Ci sono quelli che fanno il pelo e il contropelo
Ci sono quelli che cercano subito il pelo bell'uovo
Ci sono quelli subito pronti a criticare
Ci sono quelli che s'inalberano e sentenziano senza aver compreso una mazza
Ci sono quelli che non hanno letto un solo rigo di ciò che hai scritto e subito esprimono un'opinione ostinata e contraria
Ci sono quelli che criticano per partito preso
Ci sono quelli che non hanno capito una beata m***a di ciò che hai scritto o non l’hanno letto del tutto e subito, salgono sul pulpito d’una pretesa onniscienza e sentenziano con arroganza
Ci sono quelli che rompono il c***o giusto per il piacere di farlo
Ci sono quelli incapaci di dialettica e di condivisione
Ci sono quelli che attaccano tanto per attaccare
Si potrebbe continuare ad elencare all’infinito
Il mondo è bello perché è vario, ma io farei volentieri a meno di tutto quel carico di ottusitá e arroganza che c’è in giro
Ho scritto questa nota riflettendo sul fatto che nei social ci sono alcuni che partono subito per la tangente con le critiche o con gli attacchi personali, senza avere letto neppure un rigo di ciò che è stato scritto. A volte, drammaticamente, è un singola parola ad attivarli nei loro atteggiamenti polemici, oppure nella ricerca di una supremazia che è realizzata attraverso il mostrare se stessi più competenti e più "sapienti".
Vale il principio dantesco in questi casi: "Non ti curar di loro, ma guarda e passa"
Canto III dell'Inferno (versi 49-51) che coì recita:
«Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa».
Virgilio pronuncia queste parole rivolto a Dante parlando degli ignavi, cioè le anime di chi visse «sanza ’nfamia e sanza lodo», senza cioè prendere mai una posizione netta nella vita.
Il senso originario è un giudizio di profondo disprezzo: Virgilio consiglia a Dante di non sprecare neppure parole («non ragioniam») per descrivere o considerare questi individui insignificanti, limitandosi a guardarli per poi andare oltre.
Nel linguaggio di tutti i giorni, la frase viene modificata in "Non ti curar di loro" e viene usata con un significato quasi opposto o comunque traslato. Oggi serve come un consiglio motivazionale o un invito a ignorare le critiche, i pettegolezzi, le malelingue o gli attacchi di persone invidiose, proteggendo il proprio benessere senza sprecare energie mentali.
Riccardo beffardo
In giro se ne va con tutto il suo bel lardo
Fin troppo spesso è andato a desinare
nella taverna di Nonna Ciccia
che con succulenti manicaretti a dismisura fa aumentar la ciccia
Per fortuna che c’è quel Riccardo
che da solo gioca al bigliardo
Non è di grande compagnia,
ma è il migliore che ci sia!
Ci son altri che giocano al calcio balilla
per ingannar il tempo
o anche per prendere tempo
Voci scomposte
Voci vaganti
Sussurri e grida,
grida e sussurri Battitori selvaggi
e altri che rispondono al richiamo della foresta:
se ci sei batti un colpo!
Ma anche due o tre
Uomini e donne dei sussurri
Fumatori accaniti ed incalliti,
con le dita bruciate dai mozziconi ardenti,
tenuti stretti alle dita sino alla fine
spasmodicamente,
perché nulla briciola di tabacco vada perduta,
e si ritrovano financo con la punta del naso ben scottata
dalle fiamme degli accendini
incautamente manovrati
Mangiatori di pillole voraci
Bevitori di goccine calmanti
Moderni lotofagi alla ricerca di oblio oppure a forza e per decreto
obliati e cancellati
Tutti chiedono venia,
tutti gridano per avere perdono,
tutti gridano per essere ascoltati
Alcuni gridano salvezza
Alcuni altri languono allettigati
Fumano e mangiano,
mangiano e fumano
Il mondo per loro s'è ristretto
e gli sta stretto,
come un brodo troppo ristretto,
mentre il lor tempo s’allunga all’infinito
e non c’è via di fuga
(o di salvamento che dir si voglia)
Alcuni ingrossano e s'ingrossano
e più non possono uscire
dalla lor stanza,
se non con l'aiuto di un grosso paranco
Qualcuno legge i libri di Sutter Cane
con gran diletto,
ma anche con terrore e gran tremore
Altri leggono il giornale
Altri stanno in contemplazione del proprio ombelico
che è anche l’ombelico del mondo
ma non sanno come fare la meditazione seduta
poiché i loro pensieri fuggono via
con accelerazione stellare
e, in alcuni casi,
non ci sono proprio
Mister Natural è il loro gran maestro
Mente assente,
pensiero inesistente,
fuga delle idee
o ristagno totale della mente se il pensare è latente
Caos e stelle danzanti,
beccheggianti
Magari!
Ed io?
Dove sto io?
Dove vado?
Con chi parlo?
Come parlo?
Quando parlò?
Quanto parlo?
Sono un bel mutanghero, io!
Tal padre, tal mutanghero
Così la mia mamma usava dirmi
E forse torto non avea
Ero in un campus universitario
Molta confusione, tante persone con funzioni diverse: frequentatori, visitatori, studenti, docenti, inservienti, personale per la manutenzione del verde
C'era uno da poco arrivato che, gravato dal peso di un grosso zaino, cercava alloggio
Era disorientato e confuso e, per giunta, non sapeva esprimersi bene nella lingua
Pensavo allora di cercare di aiutarlo
Andavo da uno dei dirigenti amministrativi del campus e gli dicevo che c'era questo tizio che voleva iscriversi ad uno dei corsi, senza però comunicargli che cercava alloggio e che questa era - in verità - la sua priorità. Se avessi fatto ciò il dirigente si sarebbe inalberato, mentre - messo di fronte ad una rivhiesta preventiva di iscrizione - sarebbe stato più possibilista sull’alloggio. Così volevo pensare.
Quello cominciava a compilare dei moduli e, per farlo, mi chiedeva dei dettagli - anche semplicemente anagrafici - che io non conoscevo per nulla
Balbettavo, esitavo
Il mio interlocutore mi diceva allora di andare a chiamare il tizio in persona, così che potesse chiedere direttamente a lui le informazioni che gli servivano
Preoccupato che venisse a galla il mio sotterfugio andavo a cercare il tizio, un po' con il cuore in gola
Per un po' nella moltitudine non lo trovavo
Poi lo individuavo per via del grosso zaino
Allora, gesticolando, lo chiamavo (non sapevo neppure il suo nome)
Quello mi vedeva e, anzichè avvicinarsi, fuggiva via al piccolo trotto
Dissolvenza
Dovevo appendere dei quadri
E, nel disporli, cercavo una perfetta simmetria
E poi non ricordo altro
Ho sognato ancora e, in una parte del nel sogno, c’è Gabriel, ma è ritornato piccolo piccolo, forse come quando aveva tre o quattro anni
Sono in una casa che però non riconosco e sto allestendo il letto dove dormirò la notte
Intanto c’è Gabriel piccolo che gioca attorno a me
Poi, però, non è più tanto piccolo, ma è soltanto corto. tutto busto e testa mentre la parte delle gambe è raccorciata, quasi inesistente
Sono alquanto sorpreso di vedere ciò
Come se Gabriel mi apparisse trasformato in una specie di ET
È come se stesse ricrescendo velocemente e che però, in questa ricrescita veloce, si sia sviluppato di più il busto mentre ancora le gambe sono ancora quasi del tutto assenti
Cerchiamo un posto dove mangiare
Ricordo che avremmo dovuto trovare nella stessa zona dove ci trovavamo un posto molto rinomato, dove per tradizione di lunga durata fanno panini imbottiti e pezzi di rosticceria molto gustosi takeaway
Giriamo e rigiriamo senza trovarlo
Forse la memoria ancestrale m'inganna
Poi, finalmente, mi pare di riconoscere il posto tanto agognato
Entriamo
Il locale è davvero molto strano
I banchi dov'è sta esposta la merce in vendita sono altissimi tanto che per poter fare l’ordine di ciò che uno vuole consumare o portare via bisogna arrampicarsi su una scaletta a tre gradini per arrivare a poter parlare con gli impiegati che stanno schierati con cipiglio dietro al banco. anche loro in una posizione elevata
Tuttavia, mi accorgo che le uniche cose in vendita sono meravigliosi pezzi di pasticceria sia a base di frutta sia a base di cioccolata
Penso che debbano essere buonissimi e sento l'acquolina in bocca
Ma nello stesso tempo sento che devo tenere a freno la mia golosità, poichè, prioritariamente, vogliamo mangiare qualcosa di salato
Chiedo a quegli impiegati pieni di boria informazioni, se prima non ci fosse qui un locale molto famoso che vendeva pezzi di rosticceria e panini imbottiti in formato mignon e maxi ed anche maxi-maxi
Loro rispondono "No, no! Noi siamo stati sempre qui e abbiamo sempre venduto questo tipo di cose!. Non c'era nessun altro qui, prima di noi!"
Io insisto: "C’era uno che vendeva pezzi di rosticceria. se non proprio qui, nelle vicinanze!"
"Ah, fanno loro, sì, sì, forse ciò che tu dici è vero! Bisogna andare in quella piazzetta!"
"Ma dove si trova questa piazzetta?", chiedo io
Mi danno delle indicazioni di cui non capisco nulla e aggiungono: "Per arrivarci ci vogliono almeno 10 o 15 minuti, camminando di buona lena!"
Ma la via è un po’ difficile e tortuosa nell’intrico di strade della vecchia città e ci si potrebbe facilmente perdere!"
Capisco che sono reticenti e che, in realtà, non hanno alcuna intenzione di aiutarmi
Io, poi, appollaiato u quella scaletta mi sento assolutamente ridicolo
Quello con cui sono entrato in questo locale intanto è sparito
Non riesco più a vederlo
Dove si sarà cacciato?
Non riesco a resistere alla tentazione e, al termine dell'interazione, decido di acquistare qualcosa
Esco dal locale, dunque, tenendo in mano un dolce a base di cioccolata e comincio a mangiarlo avidamente nell'attesa che si rifaccia vivo il mio amico scomparso
Buono! Buono! Buonissimo!
Mmmmmmmm!, mugolo addentando il dolce sontuoso, e intanto grossi pezzi di crema alla cioccolata del ripieno, cadono per terra e rimangono lì a tracciare il mio cammino, come le briciole di Pollicino
Intanto arriva il tizio con cui mi trovavo al negozio
"Dove ti eri cacciato?", faccio io, "Presto che è tardi!"
"Non ce la facevo più, mi risponde il mio sodale, sono dovuto andare in bagno a svuotare la vescica!"
Dovremmo riunirci con gli altri per mangiare, e sì che loro sono affamati!
Ma ancora non abbiamo trovato nulla di commestibile da comprare e non vedo all'orizzonte nessun posto dove si possano comprare dei pezzi di rosticceria, pane e panelle, panini imbottiti, niente di niente
Come faremo?
Come mangeremo?
E poi, soprattutto dove?"
C’è questa casa dove abito e dove c’è, forse, mia madre che mi aspetta
Ma se andiamo lì a mangiare, portando il nostro cibo, dovrò sicuramente coinvolgerla e invitarla a desinare con noi
Non sarebbe bello escluderla
Ma, intanto, il fatto vero è che non abbiamo nulla da mangiare
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.