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5 settembre 2026 6 05 /09 /settembre /2026 13:00
Giochi di pensieri sciolti

Riccardo beffardo
In giro se ne va con tutto il suo bel lardo
Fin troppo spesso è andato a desinare 
nella taverna di Nonna Ciccia
che con succulenti manicaretti

a dismisura fa aumentar la ciccia
Per fortuna che c’è quel Riccardo
che da solo gioca al bigliardo 
Non è di grande compagnia,
ma è il migliore che ci sia!
Ci son altri che giocano al calcio balilla
per ingannar il tempo
o anche per prendere tempo
Voci scomposte
Voci vaganti
Sussurri e grida,
grida e sussurri

Battitori selvaggi
e altri che rispondono al richiamo della foresta:
se ci sei batti un colpo! 
Ma anche due o tre
Uomini e donne dei sussurri
Fumatori accaniti ed incalliti,
con le dita bruciate dai mozziconi ardenti,
tenuti stretti alle dita sino alla fine
spasmodicamente, 
perché nulla briciola di tabacco vada perduta,
e si ritrovano financo con la punta del naso ben scottata
dalle fiamme degli accendini
incautamente manovrati 
Mangiatori di pillole voraci
Bevitori di goccine calmanti
Moderni lotofagi alla ricerca di oblio

oppure a forza e per decreto
obliati e cancellati


Tutti chiedono venia,
tutti gridano per avere perdono, 
tutti gridano per essere ascoltati
Alcuni gridano salvezza


Alcuni altri languono allettigati
Fumano e mangiano,
mangiano e fumano
Il mondo per loro s'è ristretto 
e gli sta stretto,
come un brodo troppo ristretto,
mentre il lor tempo s’allunga all’infinito
e non c’è via di fuga 
(o di salvamento che dir si voglia)
Alcuni ingrossano e s'ingrossano
e più non possono uscire 
dalla lor stanza, 
se non con l'aiuto di un grosso paranco


Qualcuno legge i libri di Sutter Cane
con gran diletto,
ma anche con terrore e gran tremore
Altri leggono il giornale
Altri stanno in contemplazione del proprio ombelico
che è anche l’ombelico del mondo
ma non sanno come fare la meditazione seduta
poiché i loro pensieri fuggono via
con accelerazione stellare
e, in alcuni casi, 
non ci sono proprio


Mister Natural è il loro gran maestro
Mente assente,
pensiero inesistente,
fuga delle idee
o ristagno totale della mente

se il pensare è latente
Caos e stelle danzanti,
beccheggianti
Magari!


Ed io?
Dove sto io?
Dove vado?
Con chi parlo?
Come parlo?
Quando parlò?
Quanto parlo?
Sono un bel mutanghero, io!
Tal padre, tal mutanghero
Così la mia mamma usava dirmi
E forse torto non avea

 

Giochi di penseri sciolti con Mr Natural


 

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4 settembre 2026 5 04 /09 /settembre /2026 08:44
Sulle ultime cose (immagine generata da Gemini AI)

A volte penso a come sarà la fine
Penso se mi accorgerò di una fine
Avverrà in un baleno oppure sarò già immemore da tempo?
Non mi preoccupa tanto il fatto di non sapere quando avverrà l'uscita di scena
Mi interesserebbe sapere piuttosto il modo in cui potrà (o dovrà) accadere il transito
Ma penso anche che se avessi a disposizione un'ipotetica sfera di vetro per leggere il futuro e potessi in qualche modo andare a guardare le ultime cose, il fatto di sapere creerebbe uno scompaginamento totale e attiverebbe il desiderio di tentare di modificare il verdetto, oppure di sfuggirvi (se, per esempio, dovesse trattarsi di un incidente d'auto oppure di aereo o un qualsiasi altro accidente improvviso)
In tal caso sarei calmo o atarassico, oppure comincerei a tremare di paura e a farmi rodere dall'ansia? E non comincerei anche a vivere il tempo presente come sempre più esiguo e stretto, poichè ogni istante che passa mi avvicina vieppiù alla fine?
Se arrivasse un dio in persona e mi chiedesse "Lo vuoi sapere?", io risponderei "No, grazie! Sto bene così!"
In definitiva è preferibile vivere e andare avanti nell'inconsapevolezza, stando a vedere ciò che accade, man mano che accade ed intanto vivere il momento presente con pienezza.
E' certamente meglio rimanere nell'incertezza piuttosto che avere un termine certo dd inderogabile.
Solo le Parche lo sanno, volendo tirare in ballo la mitologia e le convinzioni dei Greci antichi sulle ultime cose.
Se tu sei messo davanti ad una fine, sarebbe naturale chiedere più vita o anche desiderare di avere ancora un margine, come i replicanti che, essendo programmati per vivere quattro anni soltanto, chiedono al loro creatore di avere più tempo per vivere.
L'unica cosa che mi spaventa, piuttosto, è arrivare a quel momento di transizione senza consapevolezza o immemore
Voglio poter guardare in faccia ciò che mi attende 
Voglio poter esser presente a me stesso nel momento del transito
Mia madre mi ha insegnato questo.
Quando è giunto il suo momento lei lo sentiva e lo capiva, tanto che quel giorno mi disse: "Questa notte non vado a letto, rimango qui in poltrona!" 
E aggiunse: "Portami la mia borsa con i miei documenti e tutto ciò che occorre:  la voglio qui accanto a me!"
Mi disse anche: "Portami la sveglia e predisponila perchè suoni alle cinque del mattino!" [era quello l'orario in cui puntava la sveglia per iniziare le sue attività quotidiane].
Io le ubbidii senza fiatare, le portai tutto ciò che mi chiedeva, senza dirle niente, ma capivo che aveva la netta percezione che il suo momento si avvicinava sempre di più
Lei se ne stava seduta nella sua poltrona abituale (che, dirò qui, era scomodissima).
Io mi misi nella poltrona accanto a lei
Lei se ne stava lì ad occhi chiusi
Non abbiamo parlato
Non ce n'era bisogno
Io accanto a lei mi addormentai cullato dal suo respiro che negli ultimi tempi era un po' affaticato.
Alla 1,30 del mattino mi svegliai di botto non sentendo più il sottile rumore del suo respiro.
La controllai e non respirava più.
Ho voluto pensare che aveva deciso che quello sarebbe stato il suo momento di entrare nel Mistero: aveva deciso di lasciarsi andare, poichè non aveva senso continuare a lottare. E del resto la sua vita era stata ricca e piena e sapeva anche che sarebbe stata ricordata e non soltanto da noi figli.
Si era addormentatata e se n'era andata, sentii che la sua anima era volata in cielo. 
Ma sentivo anche che era ancora con noi
Alle cinque del mattino la sveglia suonò per ricordarci che la vita continuava, anche se lei non c'era più.
La mamma mi ha trasmesso il grande insegnamento che il morire è parte del vivere e che si muore esattamente come si è vissuti. 

Mr Natural medita sulle cose ultime

È un pensiero incredibilmente umano, molto umano di quelli che ci prendono all'improvviso quando spegniamo il rumore di fondo della giornata appena trascorsa.
Se, da una parte, c'è l'accettazione del quando (che spesso è lo scoglio più duro per molti), dall'altra c'è - inevitabile - la profonda curiosità per il come, per la natura stessa di quel transito.

La mente tende a viaggiare subito verso il paradosso della prescienza.

Sapere il finale non ci regala quasi mai il controllo; più spesso ci ruba il presente. Se quella sfera di cristallo mi mostrasse un incidente, la mia vita smetterebbe di essere un percorso da vivere e diventerebbe un continuo tentativo di schivare quel destino. Mi ritroverei a percorrere ogni strada con il terrore di ogni incrocio, o a rifiutare ogni volo trasformando la prudenza in una prigione.
Il sapere trasformerebbe il tempo rimanente in un conto alla rovescia ossessivo.

Davanti a quell'ipotetico verdetto la calma atarassica e  l'ansia divorante probabilmente convivrebbero entrambe.

La paura e il tremore sono la reazione d'impatto dell'istinto di sopravvivenza, la parte animale di noi che si ribella alla propria fine. L'atarassia, invece, spesso arriva dopo: è la resa filosofica, quella specie di strano e profondo silenzio che si installa quando si comprende che non c'è più nulla da negoziare.

Forse il vero senso di non potersi guardare dentro quella sfera sta proprio qui: il dubbio sul come e sul se saremo ancora coscienti mentre accade ci costringe, in modo quasi paradossale, a rimanere ancorati a dove siamo adesso e a vivere il momento presente.

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31 agosto 2026 1 31 /08 /agosto /2026 07:13
Selfie con linguaccia

Ho sognato che qualcuno mi porgeva un microfono per dire qualcosa all’uditorio raccolto davanti a me, in attesa
Io lo prendevo in mano, lo soppesavo, lo guardavo concentrato
Poi lo mettevo in assetto corretto e mi preparavo a parlare
Il mio respiro era calmo e regolare, il battito cardiaco pure
Aprivo la bocca per articolare i primi suoni, ma la voce non veniva fuori
Mi sforzavo allora e producevo soltanto dei ridicoli suoni gracchianti

(Dissolvenza)

Poi sognavo di nuovo 
Mi trovavo in una città a me sconosciuta e andavo a lavorare al locale servizio delle tossicodipendenze
Incontravo molti colleghi già conosciuti in passato - e molti che si ricordavano di me - e altri a me sconosciuti che, tuttavia, mi riconoscevano
Il Servizio era sparso e suddiviso in molti diversi ambulatori, con funzioni diverse, in zone differenti della città 
Entravo in uno e gli operatori che vi erano assiepati, vedendomi, mi dicevano: “Qui stiamo somministrando il metadone” 
Io rimanevo a guardare cosa facevamo e soprattutto come lo facevano, quasi fossi una specie di supervisore/ispettore
Poi uscivo da quell’ambulatorio e mi mettevo a correre per le vie della città 
Grandi piazze selciate di pietra, ampi viali, alcuni in parte ricoperti dall’acqua che fluiva liberamente
Correvo avvertendo un senso di leggerezza ed anche capacità di elevazione
Mi sentivo in ottima forma
Ero ottimista
Mi si affiancavano quattro podisti e ci mettevamo allo stesso passo, correndo gomito a gomito
La strada che percorrevamo era in leggera salita. In lontananza vedevamo sopraggiungere di corsa, a passo gagliardo, due uomini, ciascuno dei quali teneva al guinzaglio ben due possenti leoni dalla folta criniera. Erano splendidi da vedere, eppure avvertivo un pericolo imminente.
Presto! - Dicevo agli altri - dobbiamo metterci in salvo
La nostra corsa si rompeva e, ostacolati dsll’acqua che correva copiosa, cercavamo impacciati, cadendo e rialzandoci, una possibile via di fuga
Ed eccola 
Era una stradina che si dipartiva in salita da quella che stavamo percorrendo
È fatta! É fatta! - gridavo agli altri miei compagni di corsa
Appena in tempo!
Arrivavano i tizi con i leoni, uno dei quali con uno scatto improvviso  cercava di protendersi verso di noi, allungando una poderosa zampa e facendo schioccare l’una contro le altra le zanne potenti, senza riuscire ad afferrare nulla, solo l’aria

Salvezza!

 

I quattro leoni (immagine generata da Gemini AI)

 

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27 agosto 2026 4 27 /08 /agosto /2026 07:30

Solitudine mattutina
Cammina e cammina
con il passo lento
di chi ha molta strada da fare
Seleziona e raccoglie
Ascolta la musica da una radiolina
Si ferma assorto
Riparte con i suoi tesori
Mentre la città dorme

Maurizio Crispi (25 agosto 2026)

Camminatore mattutino in solitudine (foto di Maurizio Crispi)

Camminatore mattutino in solitudine (foto di Maurizio Crispi)

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25 agosto 2026 2 25 /08 /agosto /2026 07:00
Sull'autobus affollato (immagine generata con gemini AI)

Viaggio su di un autobus di linea affollatissimo

Tutti i posti sono occupati
Io sto in piedi verso il fondo
Quando sono salito avevo anche caricato a bordo il monopattino elettrico su cui mi ero mosso sino a quel punto
Suona il telefono e rispondo
É un mio collega che mi parla affannosamente e a voce stentorea,
sicché - anche non sono in viva voce - tutti possono sentire il suo discorrere
É innegabilmente affetto da paranoia istituzionale e non so che dirgli
E, in più, c’è un passeggero che mi sta attaccato addosso come una patella, come se fosse interessato alla conversazione
Cerco, per quanto possibile, di distanziarmi, ma quello mi sta con il fiato sul collo
Forse anch'io sono affetto da paranoia!
Ogni tanto il torpedone si ferma, qualcuno scende, qualcuno sale
Noto che si sale dal davanti e che si scende dal retro
Faticosamente cammino lungo il corridoio per raggiungere il conducente
Vorrei dirgli che, tra due fermate, mi toccherà scendere e che, oltre al monopattino, ho anche il mio bagaglio nell’apposito comparto
Ma è impossibile parlargli perché per evitare distrazioni di sorta l’autista è chiuso in una cabina insonorizzata ed è anche monitorato per mezzo di sonde che penetrano nel suo cranio per testarlo in tempo reale. sull’abuso di alcool e di altri psicotropi e stupefacenti
Faticosamente ritorno sino al retro del bus.
Non mi rimane altro da fare se non suonare la grossa campana appesa al soffitto quando vedrò arrivare la mia fermata e dovrò quindi giocare di destrezza scendendo al volo con il monopattino senza dimenticare di farmi aprire il vano del portabagagli
Chiedo agli altri in attesa della prossima fermata utile di farmi la cortesia di farmi scendere per primo, data la situazione
Cii sono anche due tipi che hanno portato a bordo le loro biciclette che adesso sono tutte ingarbugliate con il mio monopattino
Dovrò giocare in velocità e destrezza

Intanto il mio collega in preda a paranoia istituzionale continua a blaterare senza tregua 

E che Dio me la mandi buona!


Dissolvenza 

Baiadere (immagine realizzata con gemini AI)

Un lungo sogno di cui non ricordo granché

Solo questa parte in cui io, con un’amica e il figlio entriamo in un piccolo emporio e prendiamo un pacco di merendine e una bibita, uscendone poi senza pagare il dovuto.
Dopo un po’ che camminiamo, mi accorgo della dimenticanza, sicché facciamo dietro front e torniamo del negoziante.
Gli faccio notare che, per dimenticanza, siamo usciti senza pagare e, così dicendo, tiro fuori dalla tasca quello che penso siano delle banconote ripiegate e lo porgo al negoziante. Quello comincia a esaminarle e, in realtà, si tratta di scontrini di cose già pagate e li passa in rassegna, per arrivare alla conclusione che non vi è alcuno scontrino corrispondente al pacco di merendine e alla bibita.
E quindi avalla la mia richiesta relativa al dover pagare questi articoli
Il negoziante si occupa anche di cornici e di quadri
È un commerciante eclettico
Sul banco dove portiamo avanti la nostra transazione c’è posato un quadro di fresco incorniciato
Trovo che sia molto bello anche se adesso non ne ricordo il soggetto
Usciamo contenti di avere assolto il nostro dovere e camminiamo, sino a ritrovarci dentro un’auto parcheggiata un po’ più in lá.
L’idea è quella di cambiarci, indossando all’interno del veicolo abiti sportivi più idonei, andando poi a fare una lunga passeggiata.
Ma non partiamo mai veramente e nemmeno riusciamo a cambiarci.

La causa sono tre donne moleste che se ne stanno a ridosso dell’auto a fare fastidiose evoluzioni di danza
Le tre donne sono avvolte in veli vaporosi e svolazzanti come delle baiadere
Ho la sensazione claustrofobica di essere imprigionato nella mia auto.
Poi la scena si sposta e siamo in una grande sala d’attesa, in attesa di qualcosa e, ancora una volta, non so cosa.
Ad uno sportello bancomat si avvicina una con lunghi capelli biondi ed io, a voce bassa, dico alla mia amica che si tratta di una mia antica fiancée, dalla quale mi sono separato da un momento all’altro in modo piuttosto brusco e che lei mi ha odiato per questo

Fine della storia

 

(23 agosto 2026)

Diversi tentativi
Diversi tentativi
Diversi tentativi
Diversi tentativi
Diversi tentativi
Diversi tentativi
Diversi tentativi
Diversi tentativi

Diversi tentativi

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24 agosto 2026 1 24 /08 /agosto /2026 07:23

Piante disseccate nelle aiuole
Colombi morti caduti stecchiti dagli alberi
e i loro cadaveri mai più rimossi
Cestini della spazzatura stracolmi e fetidi
Carcasse annerite e contorte di auto incendiate

Tutto è in decadenza
E non c'è un mano gentile che lenisca il degrado
L'incuria è degli uomini che vivono
in questa terra abbandonata

La siccità fa il resto

Tutto muore
e tutti sembrano desiderosi di partecipare
a questa orribile festa di morte

Maurizio Crispi (24 agosto 2026)

Un'orribile festa di morte (immagine creata dietro mie indicazioni da Gemini AI)

Un'orribile festa di morte (immagine creata dietro mie indicazioni da Gemini AI)

Ci sono momenti in cui
fiamma e luce si affievoliscono
Ed è allora che la forza vacilla
É quella l’ora buia in cui
l’impeto ad andare avanti
sembra spegnersi
Eppure sono questi solo momenti,
singoli istanti dell’eterna filiera del presente
Singoli istanti di un infinito
che tutto racchiude
Sono sempre qui
pronto a cogliere il singolo istante
che è parte del tutto
ma è anche il Tutto
Vivi il Presente,
comunque esso sia,
e su di esso tieni salda la presa

Maurizio Crispi (22 agosto 2026)

Selfie oscuro (autoscatto di Maurizio Crispi con smart-phone)

Selfie oscuro (autoscatto di Maurizio Crispi con smart-phone)

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22 agosto 2026 6 22 /08 /agosto /2026 09:00
Una moltitudine di cani randagi (immagine generata da Gemini AI)

Arriviamo con Ale in una località sul mare, dove si trova una struttura di accoglienza.

Potrebbe essere un circolo nautico, ma nello stesso tempo ha le caratteristiche di un piccolo albergo, dove sono messe a disposizione degli ospiti delle camere per il pernottamento.
La planimetria dell’edificio è piuttosto complicata e quasi labirintica: ci sono, infatti, molti corridoi che finiscono a fondo cieco ed è piuttosto difficile trovare la via giusta per arrivare alla camera assegnata, anche con l’ausilio di google map.
Con Ale, ci muoviamo dunque a fatica per arrivare alla nostra stanza, sbagliamo percorso diverse volte, ma alla fine eccola la nostra stanza. Come sappiamo che è la nostra stanza? Questo è un bel mistero, a cui non so dare risposta. Posso solo dire che capiamo di essere arrivati alla nostra stanza, senza ombra di dubbio alcuno.
Apriamo la porta (non aprite mai quella porta!) e abbiamo una sorpresina la stanza, invero, è molto grande e spaziosa, dotata di molte finestre che si affacciano sul mare; tuttavia, ci appare subito molto trascurata e in disordine, come se non fosse stata rassettata del tutto dopo la partenza degli ospiti precedenti; i quali sicuramente avevano fatto alloggiare nella loro stanza molti cani; il pavimento, infatti, era orribilmente imbrattato di feci canine e di chiazze di umido maleodoranti, residuo probabilmente di abbondanti pipì selvatiche di cane; s’indovinavano nella stanza traccia del passaggio di almeno venti cani, detti anche kanhié, sicuramente indisciplinati, forse trovatelli, incapaci di trattenersi nella gestione dei propri bisogni corporali e non sottoposti all’educazione ferrea dello stare in una casa; si capiva anche che i cani in quella stanza avevano impazzato saltando sui mobili, sulla poltrona e sul sofà disponibili, e sui letti: infatti, i letti in particolare si erano trasformati in mucchi informi di coperte e avevano più che altro l’aspetto di giacigli su cui, forse, nemmeno un barbone si sarebbe sdraiato per dormire. 
Ale era chiaramente molto disturbata da tutto ciò e  l’espressione del suo viso si era immediatamente pietrificata, raggelandosi. 
Non diceva nulla la Ale, non proferiva verbo, ma io comprendevo bene che si accingeva a rimproverarmi duramente per averla portata incautamente in un simile posto, in un tale letamaio, anche se la sorpresa in cui c‘eravamo imbattuti nulla aveva a che vedere con una mia cattiva pianificazione.
Capivo che dovevo fare qualcosa con urgenza e, quindi, abbandonavo l’Ale che se ne stava in piedi, appoggiata al davanzale di una delle belle finestre panoramiche,  timorosa di muovere un sol passo all’interno della stanza per paura di mettere piede sulle schifezze che ingombravano il pavimento e magari di scivolarci sopra come quando si mette piede su di una buccia di banana, e, uscendo da quella fatidica porta, andavo alla ricerca di qualcuno che potesse risolvere il grosso problema a Chinatown.
Vagavo per la struttura che, come ho detto, era labirintica con corridoi tortuosi e biforcati, con fondi ciechi e trabocchetti.
In questo vagabondaggio mi sentivo un vero Urbexer. 
Dopo molto tempo e dopo molti giri a vuoto, arrivavo ad una specie di reception che era in diretto collegamento con un ampio hangar per il ricovero e la manutenzione delle imbarcazioni di quegli ospiti della struttura che dovessero arrivare per mare. 
C’erano molte persone che se ne stavano lì a ciondolare senza far nulla, ma con l’apparenza di quelli che sono molto occupati a non far nulla e che, pertanto, non possono essere disturbati.
Chiedevo informazioni, se c’era qualcuno che si potesse definire responsabile della manutenzione dei locali e delle stanze per gli ospiti, ma quello che ottenevo era soltanto un ostentato silenzio.
Non sapevo che fare: avrei voluto sporgere reclamo, ma non c’era nessuno a cui rivolgersi, soprattutto qualcuno che potesse dare disposizioni e comandare altri che potessero provvedere alle necessarie pulizie.
Rimanevo come in sospeso e intanto pensavo ad Ale che se ne stava in quella stanza, immaginandola sempre appoggiata al davanzale della finestra pietrificata e immobile per timore di sporcarsi i piedi, qualora si fosse mossa verso qualche altro angolo della stanza.
Finalmente, eccola lì, una tizia con l’apparenza di una receptionist, seduta dietro il bancone, apparentemente intenta a lavorare al pc. Mi avvicino a lei e le dico con un certo piglio del mio problema urgente: “La camera che mi avete assegnato è impraticabile! É disseminata delle feci di cani e bagnata delle loro urine! I letti sono stati trasformati in giacigli per cani e non hanno più l’apparenza di letti su cui dei cristiani possano degnamente riposare! Dovete fare qualcosa con urgenza: mandare, per esempio, qualcuno per fare delle pulizie profonde e radicali, per igienizzare, per sanificare, per deodorare, per rendere - infine - la stanza degna di essere abitata da due cristiani, come appunto siamo io e la mia signora!“
Mi fermai, pensando di avere fatto proprio un bel discorsetto, con l’energia e l’impeto necessari. La receptionist mi guardò impassibile e disse qualcosa, bofonchiando: “Caro il mio signore, in quella stanza hanno alloggiato due ospiti di riguardo che hanno la vocazione di salvare i cani randagi da una cattiva fine: li prendono dalla strada e, pulciosi come sono, li portano nella stanza che occupano nei diversi alberghi in cui di volta in volta alloggiano, li sfamano, li nutrono, li lasciano giocare e regalano loro dei momenti di autentica felicità. Sì, il prezzo è che la stanza occupata da questi signori dalle orde dei cani randagi che hanno ospitato finisce con l’assumere l’aspetto di una stalla, ma poi si provvede in tempi utili a risistemarla quando questi benefattori di kanhié sono andati via. Questa volta, purtroppo, per motivi contingenti non abbiamo provveduto per tempo e ce ne scusiamo. Capisco la sua urgenza, egregio signore, ma in questo momento non ho personale a disposizione per una pulizia immediata, come lei richiede e dobbiamo rimandare tutto a domani mattina. D’altra parte, non abbiamo stanze libere a disposizione a meno di non alloggiarvi nel fondo di un corridoio cieco (e come lei ha visto di corridoi a fondo cieco in questa struttura ve ne sono davvero tanti), allestendovi lì un giaciglio e una tenda per la necessaria privacy. Ma il mio consiglio spassionato è quello che voi rimaniate in questa stanza, e magari - per attenuare il vostro disagio - potreste far entrare assieme a voi una ventina di cani randagi, quelli lasciati a spasso dai signori che hanno appunto occupato la stanza prima di voi e dar loro sollazzo. Come si suol dire, zucchero non guasta bevanda!”

Dissolvenza

Va bene 
Va bene 
Ora lo leggiamo ad alta voce, cià che ho scritto, così vado correggendo e limando; e poi ci dedichiamo alla lettura del nostro libro ad alta voce
Leggiamo il libro, orsù! 

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19 agosto 2026 3 19 /08 /agosto /2026 06:04

Ero in un sogno complicatissimo in cui acquistavo un canoa, ma - al momento della consegna - le canoe diventavano due, perché in quella originaria mancava ancora un pezzo fondamentale per un suo corretto utilizzo.
Mi ritrovavo così a dover gestire due diverse canoe che dovevo preparare al mare, dopo averle trasportate sino sl punto del varo
Tutto diventava estremamente complicato e non ci capivo più niente
Dialoghi totalmente folli con diversi personaggi
Non capivo nemmeno se la canoa l’avessi comprata per me o per qualcun altro
Insomma, non cavavo un ragno dal buco e sperimentavo una sensazione di enorme fatica
Succedevano un sacco di cose e tanti contrattempi
E non ricordo più nulla
Ero indaffarato, affacendato, operoso, ma per quanto mi dessi da fare, non riuscivo a risolvere granchè

Maurizio Crispi (18 agosto 2026)

Scafi che si raddoppiano

Scafi che si raddoppiano

I cani-cloni (Immagine generata da Gemini AI)

Ero a casa
Uscivo sul pianerottolo e trovavo cinque altri cani addormentati, cloni identici del mio
Mio Dio, no!
E poi mi chiedevo come avrei fatto a gestire sei cani tutti assieme, come se già uno solo non fosse più che sufficiente

Poi c’era un bimbo piangente in un corridoio di una grande struttura, tipo comunità 
Il bambino non poteva più stare lì e doveva essere trasferito altrove, per problemi di tipo logistici
Io avevo il compito di rendere esecutivo tale provvedimento
Dicevo alla direttrice che il bambino pur dormendo nella nuova struttura avrebbe potuto svolgere tutte le attività didattiche e di socializzazione nel suo luogo di origine, cioè qui
Il volto della diretttice si induriva di botto
Con una violenza inaudita mi diceva che ciò non era assolutamente possibile
Il bambino continuava a piangere senza tregua, disperato, coprendosi il volto con le mani a coppa.

Fine della storia 

(16 agosto 2026)

L'istitutrice severa e senza cuore (Immagine generata con l'ausilio di Gemini AI)

L'istitutrice severa e senza cuore (Immagine generata con l'ausilio di Gemini AI)

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17 agosto 2026 1 17 /08 /agosto /2026 06:47
In fuga dall'alluvione (immagine generata con Gemini AI)

Un sogno incuboso dei miei soliti

Dovevo andare in aeroporto molto presto
e mi avrebbe accompagnato la mamma
Per assicurarmi un minimo di ore di sonno, andavo a letto presto
Nella stanza accanto ospitavo il vicino di sotto con la moglie (come mai? Forse erano rimasti senza alloggio o erano reduci da un viaggio a loro volta…).
Cercando di fare in silenzio (per via dei vicini) io e la mamma ci preparavamo e sgattaiolavamo fuori senza far rumore. Ma quelli sentivano le stesso e brontolavano
Nella fretta non riuscivo a prender tutto ciò di cui avrei avuto bisogno. Per esempio, ricordo che indossavo dei ridicoli mocassini in pelle nera simili a babbucce assolutamente non idonei e dei pantaloni chiari da dandy
Ci mettevamo in auto e andavamo dritti all’aeroporto
Sosta in strisce bianche per il check-in 
Faccio tutte le operazioni per il volo delle 5,30
Chiedo della macchina e mi dicono che non va bene lasciarla parcheggiata lì, poiché quelle strisce bianche sono solo per la sosta breve
Mi indicano la direzione che devo imboccare per il tipo di parcheggio più consono e vado
Dopo un breve spostamento, arrivo nell’area indicata
Scendo dall’auto e mi reco alla reception ma qui mi incanalano verso una zona di ristorazione self service dove ci sono altri in attesa
Parrebbe che, per avere tutti i documenti attestanti il pagato parcheggio a lungo termine, si debba fare obbligatoriamente colazione
Ma io non voglio!!!
Eppure siamo tenuti in ostaggio, dobbiamo aspettare per un tempo che sembra dilatarsi all’infinito e nessuno ci dice niente
Tic toc
Tic toc
Tic toc

Il tempo corre e noi siamo fermi, immobili,
In attesa della colazione coatta, una colazione che per di più non arriva
Ma io non voglio far colazione!
Il tempo della colazione non è il mio tempo!
Lascia correre, mi dico
Lasciar correre!
Dong 
Dong
Dong

A posto siamo!  C’è una colazione da fare che non arriva e c’è pure una campana che ha cominciato a rintoccare ossessivamente
Per chi suona la campana?
Me ne vado, mando tutti a fanculo
e mi avvio lungo strade fangose e dissestate
Non ho più idea di dove sia la macchina, ma non posso riaverla indietro perché non ho fatto quella dannata colazione
Comincio a vagare senza meta cercando di raccapezzarmi
In un intermezzo mi ritrovo di nuovo nella casa da cui mi ero mosso per andare in aeroporto e qui scopro che, oltre al mio vicino di sotto con famiglia che li aveva alloggiato, c’erano anche tre uomini in divisa che costituivano parte dell’equipaggio di volo di un aereo di linea (tiravo ad indovinare). Avevano dormito e ora si accingevano a lasciare l’alloggio. Nel prepararsi avevano fatto casino, con le loro voci forti e risuonanti, e avevano svegliato l’avvocato che, infatti, si preparava a farmi una querela 
Ma come - io dicevo - non solo ti ho ospitato per una notte, venendoti incontro in un momento di difficoltà, e mi fai pure querela?
Parlando con gli altri ospiti capisco che costoro sono proprio i piloti dell’aereo con cui dovrei viaggiare io
Capisco anche che, malgrado tutti i contrattempi ancora potrei farcela e riuscire a partire egualmente
Niente piloti, nessun volo!, questo è il mio ragionamento
Faccio loro un discorsetto per chiedere loro di cercare di ritardare il più possibile il trasferimento in aeroporto in modo da darmi il tempo di raggiungerlo e di risolvere tutte le complicazioni che dovrò ancora affrontare
Un discorsetto con strizzata d’occhio, per così dire
Loro annuiscono con un sorriso complice
Mi ritrovo di nuovo in aeroporto a vagare alla ricerca della mia auto e percorro un labirinto di strade avvolte in una luce crepuscolare
Mi accorgo a stento (per via della luce fioca) che arriva una piena d’acqua solo dal baluginare della cresta schiumosa dell’onda che spazza la via e me ne accorgo anche perchè intravedo i corpi di pecore ed altre bestie che rotolano nell’onda senza più vita
Dalla velocità con cui la cresta avanza capisco che si tratta di una piena impetuosa
Allora prendo a correre per mettermi in salvo e imbocco altre strade, ma da ogni parte mi giri l’acqua continua ad arrivare con veemenza
Corro come un forsennato per sfuggire all’alluvione, ma non c’è via di scampo
E ancora non sono le 5,30
Forse

se riuscirò a trovare la mia auto
se riuscirò a metterla nel parcheggio di lunga sosta
se riuscirò con l’apposita navetta ad arrivare al gate d’imbarco
se riuscirò ad uscire dal labirinto
se riuscirò a sfuggire all’esondazione
allora ce la farò a prendere quel maledetto aereo 
E il mondo intero sarà mio

Dissolvenza

Se riuscirò...
Se riuscirò...
Se riuscirò...
Se riuscirò...
Se riuscirò...
Se riuscirò...
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13 agosto 2026 4 13 /08 /agosto /2026 19:52
Città chiusa per ferie (immagine generata da Gemini AI)

Saracinesche abbassate
Strade e marciapiedi infuocati
L'asfalto rovente sotto i piedi
Foglie e pezzi di carta
si muovono indolenti
spinti da refoli di vento
senza direzione

A parte queste deboli erranze materiche,
nemmeno gli uccelli volano nei cieli
Scomparsi del pari gli onnipresenti gabbiani
Si tengono al riparo,
se hanno ancora dei ripari,
e, se non li hanno, muoiono stecchiti
e cascano giù come pere

Sudore che scorre sulla pelle
Occhi abbacinati,
volti stralunati
Il sole è un martello che picchia senza tregua

Non c'è ombra
perchè gli alberi sono stati tagliati
e sostituiti (laddove ciò è capitato)
da fragili piantine
che mai abbeverate
muoiono disseccate

La città è chiusa per ferie
Un deserto
che, quando si esce,
si può solo attraversare,ben attrezzati

Anziani imprigionati in casa
in attesa che i commerci si riavviino
Intanto languono
Non escono perchè son fragili
e il caldo nuoce loro

Attaverso i vetri delle finestre
si intravedono ombre confuse
che scrutano dabbasso
alla ricerca di segni di vita

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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