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22 settembre 2026 2 22 /09 /settembre /2026 09:44

Le nuvole formano fantastici castelli torreggianti
Che si vanno illuminando di giallo e di oro
Man mano che il sole sorge

Meglio volgere lo sguardo al cielo
E non dover guardare
la sozzura che riempie le strade

Eppure
Se appena si ha spirito di osservazione
Piccoli dettagli balzano agli occhi
Tesoretti inattesi si svelano all’improvviso
Una pigna con la sua perfetta simmetria
Un merlo che vola radente al suolo
Ed ha anche una piccola macchinina di plastica
Smarrita da un bimbo
Quel Cedro del Libano cui hanno reciso la cima
Tanti anni addietro
E che ancora resiste
Anche se non può più crescere in altezza
Piccoli ritrovamenti che allietano il cuore
Assieme a quelle nuvole e al cielo
Verso cui sempre più spesso dobbiamo
Volgere l’attenzione
Se vogliamo vedere la bellezza

Un Cedro del Libano a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

Un Cedro del Libano a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

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22 settembre 2026 2 22 /09 /settembre /2026 06:04
Sogno su gruppo e leadership (immagine generata da Gemini AI)

 

Nel sogno mi ritrovavo in un luogo di lavoro
Dovevo fare una riunione con tutti gli operatori della struttura
Mi sorprendevo nel vedere tante persone che ho conosciuto nella mia vita professionale e che lavoravano nel Servizio che dirigevo a suo tempo
Ma qui siamo davvero in tanti
Siamo in uno stanzone gigantesco, grande quanto una piazza d'armi, e dobbiamo portare avanti questa riunione operativa per discutere dei diversi problemi che ci assillano da tempo.
Sono tutti seduti in ordine sparso, alcuni rimangono in piedi e qualcuno suggerisce che dovremmo mettere da parte i tavoli e disporre le sedie in cerchio, ma in considerazione del numero dei presenti è proprio difficile comporsi in una circoferenza geometricamente corretta e in ogni caso, in questo modo, diventerebbe davvero difficile parlarsi: chi fosse in un punto qualsiasi della circonferenza farebbe fatica ad ascoltare l’interlocutore parkante che se ne sta seduto nel punto diametralmente opposto (a meno di non avere un megafono o altro strumento di amplificazione vocale), mentre si potrebbe comunicare con facilità con le due o tre persone sedute immediatamente vicino. Quindi, se la disposizione a cerchio dovrebbe facilitare l’idea di essere parte di un gruppo in cui tutti possono esprimere democraticamente il proprio pensiero, le dimensioni cospicue della circonferenza rendono problematica la comunicazione, creando degli effetti dispersivi. Forse bisognerebbe studiare altre disposizioni delle persone nello spazio allo scopo di rendere le comunicazioni più efficaci: come ad esempio la soluzione di disporre le sedie in due cerchi concentrici. (oppure creare, se fosse possibile, sfidando le leggi della gravità, una "gruppo-sfera")
Un’azione di gruppo effettiva ed efficace stenta dunque a partire. Siamo in una specie di stallo.
In questo contesto c’è uno che viene da fuori e che dovrebbe proprio governare questo aspetto importante, cioè quello della comunicazione all’interno del gruppo di lavoro. Io mi presento, qualificandomi, e comincio a parlare con lui, ma non ricordo bene di cosa parliamo.
Questo tizio, tuttavia, ascoltandomi, si rende conto che io ho qualcosa di significativo da dire e che posso supportarlo nella sua azione di verifica e di guida.
Ci sono delle distrazioni e degli avvenimenti, direi delle turbolenze, che continuano ad interferire sul corretto svolgimento della situazione e sull’esperienza stessa.
Lo scenario cambia più volte, ma mi mancano i dettagli

Poi, siamo alla periferia di un’enorme struttura architettonica delle dimensioni - vorrei dire - pari al Teatro Massimo di Palermo o forse al Colosseo.
Ci sono con me delle persone.
Questa struttura architettonica é mobile e comincia ad un certo punto a ruotare attorno al proprio asse verticale, come una trottola gigantesca.
Da tutt’attorno affluisce dell’acqua e la struttura ruota e ruota, senza scomporsi e senza perdere pezzi, con un movimento sempre più veloce e vorticoso (come quello di una trottola gigantesca) e, in effetti, si costituisce un vortice d’acqua, un gorgo immenso, che affluisce verso il centro.
Io esorto persone che mi stanno vicino, a prepararsi perché presto tutti quanti saremo afferrati dal gorgo e suggerisco loro di aggrapparsi alla ringhiera di ferro, che contorna l’edificio, per resistere il più possibile al risucchio spaventoso.

Dissolvenza

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18 settembre 2026 5 18 /09 /settembre /2026 11:00

Strade buie
Tunnel di tenebra
Strade illuminate
Chiazze di luce
Zone d’ombra
Pozze d’acqua
Striature di umido
Dal rovescio di pioggia
Un uomo con l’ombrello
Cammina lento
Poi svanisce
Il semaforo passa ossessivo
Dal rosso al verde
Con ticchettio regolare di metronomo
Il prato emana un buon odore
Di terra bagnata e petricore
Dai cumuli di rifiuti
Si leva il lezzo nauseabondo
Della morte e della putrefazione
Un sorcio fugge via guizzando
E si nasconde
Prima di essere ghermito
Dalle forze oscure della notte
Che ancora non recede

Un ultimo guizzo di libertà

Prima della fine

Strade di notte (immagine generata da Gemini AI)

Strade di notte (immagine generata da Gemini AI)

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18 settembre 2026 5 18 /09 /settembre /2026 09:02

Azoto liquido
Freddo in testa
S'arrifriddò la cucuzzedda
Vaiiiiiiii!
Siamo qui
Siamo noi
Il mattino ha l'oro in bocca
Avvio timido e buon per me!
Aulive, aulive
Lavoro poderoso
Lavorare di braccia
A tutto spiano
Freddo in testa
S'arrifiddò la cuccuzzedda
Che dire?
Che fare?
E più non dico!
E più non faccio!
E qui mi taccio!

Ogni tanto trovo dei foglietti sui quali ho scritto appunti sparsi, scarabocchiati in momenti di attesa.
Si tratta di frasi spesso enigmatiche e senza alcun riferimento temporale

Maurizio Crispi (16 settembre 2026)

Scarabocchi (immagine generata da Gemini  AI)

Scarabocchi (immagine generata da Gemini AI)

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17 settembre 2026 4 17 /09 /settembre /2026 06:31
Sul galeone (immagine generata con Gemini AI)

 

Ero su un grande veliero (un galeone, anzi), ormeggiato al molo.
Il veliero non so per quale motivo non poteva più prendere il mare. 
Ero io a bordo, unico umano presente: e, da solo non avevo alcuna speranza di poter fare la manovre necessarie per ricondurlo in mare aperto.
C’erano degli uomini cattivi che mi insidiavano e volevano appropriarsi della nave per distruggerla e farla affondare.
Io ero lì che escogitavo dei sistemi per poter avere la meglio su quei pirati
C’erano anche delle colluttazioni, in cui io cercavo di sopraffare i malfattori: li assalivo, cercavo di colpirli, ma i miei colpi erano privi di forza e non efficaci
Avevo esaurito tutte le risorse a mia disposizione, eppure avevo intenzione di resistere fino all’ultimo e con tutte le mie forze residue (con tutto me stesso) cercare di salvare il veliero.
C'era ancora speranza che ce la potessi fare

Dissolvenza

Navigare con la canoa sulla terraferma... una fatica bestiale e senza frutto (immagine realizzata con Gemini AI)

Navigare con la canoa sulla terraferma... una fatica bestiale e senza frutto (immagine realizzata con Gemini AI)

Ho sognato ancora
Dopo molto tempo, senza aver praticato in alcun modo, mi ritrovavo ad andare in canoa
Ero in un tratto di costa affollato e mettevo in acqua lo scafo per poi usarlo in modo improprio
Andavo su e giù in acque bassissime e poi anche sulla terraferma scivolando sulle rocce e sulle asperità e usando la pagaia come mezzo di propulsione
Tutto ciò richiedeva una forza enorme ed io non me ne ritrovavo molta
Non era più come ai vecchi tempi
Facevo molta fatica e non ottenevo grandi risultati
Lo scafo scricchiolava e, scricchiolando, progrediva ad ogni spinta solo di pochi centimetri oppure proprio non si muoveva
Molti mi guardavano, ma il loro guardare era opaco ed era senza meraviglia
C’erano i miei due figli che sguazzavano nell’acqua bassa
Mi guardavano e mi lasciavano fare

Maurizio Crispi

Sogni di lotta (in una notte)
Sogni di lotta (in una notte)
Sogni di lotta (in una notte)
Sogni di lotta (in una notte)
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14 settembre 2026 1 14 /09 /settembre /2026 05:58
Correndo nel labirinto

Correndo nel labirinto

Ho sognato che correvo in un labirinto le cui pareti era fatte di fitti arbusti impenetrabili potati ad arte
Mi accorgevo che davanti a me c’era un mio amico di corsa di vecchia data e anche lui correva e correva
Non lo vedevo da diverso tempo
Lo chiamavo diverse volte per poterlo salutare
Ma lui non si accorgeva di nulla (o non se ne dava per inteso) e continuava a correre con andatura costante e regolare come un metronomo
Io arrancavo dietro di lui, cercando di tenere il passo, con lo sguardo agganciato alla sua schiena
Rallenterà prima o poi
Si fermerà, pensavo, Così potrò salutarlo
Notavo che procedeva sicuro, come se conoscesse già la strada
Svoltava quando si doveva svoltare
Tiravo dritto quando era necessario
Non ci inceppavamo mai
Mai dovevamo tornare sui nostri passi

Dissolvenza

Maurizio Crispi

Superando stacoli (immagine generata da Gemini AI)

C’era mio fratello

Lo spingevo nella sua carrozzina attraverso una piazza disseminata di molti ostacoli e, ogni volta che la carrozzina era a rischio di ribaltamento, io ero capace di governarla con molta perizia
Arrivavamo all’atrio di un grande edificio dove si sarebbe svolto un evento di qualche tipo, forse una convention politica o pre-elettorale e ce ne stavamo lì in attesa
Poi appariva una bambina e ci diceva che per poter essere ammessi prima avremmo dovuto registrarci 
Lasciando mio fratello andavo al banco di quella che sembrava una reception davanti al quale in molti si accalcavano
Invece di effettuare la registrazione come mi aspettavo (scrivere nome e cognome, e altri dati sensibili su di un apposito tabulato), davano a ciascuno un mucchio di fotografie 
Non capivo a che scopo 
Poi qualcuno mi spiegava che ciascuno di noi avrebbe dovuto far passare quelle foto attraverso uno scanner mentre al tempo stesso la sua faccia veniva scannerizzata e che non appena ci fosse stato un abbinamento tra una delle facce nelle foto e la sua faccia la registrazione sarebbe stata portata a termine automaticamente
Sembrava una meraviglia tecnologica degna delle nuove frontiere della AI
Roba da non credere!
Mio fratello, quando tornavo dove l’avevo lasciato, era sempre là in attesa paziente
Mi diceva - o mi faceva capire - che era contento della mia conduzione
Io ero compiaciuto e gongolavo

Dissolvenza 

Il sogno dellìalbero-orecchio (immagine generata da Gemini AI)

Camminavo con la macchina fotografica appresso, a tracolla
Dovevo fare un censimento fotografico degli alberi di grande fusto ancora in vita a Palermo
Camminando e fotografando arrivavo dalle parti di Viale delle Magnolie, dove si trova il grande Ficus all’angolo con via Boris Giuliano, che io chiamo da sempre l’“albero-orecchio“, poiché attorno al taglio di una diramazione, nel corso del tempo si è formato un grosso cercine a forma d’orecchio
Avvicinandomi notavo un’anomalia che mi faceva balzare il cuore in petto: l’albero era stato segato e sul marciapiede antistante si vedevano soltanto enormi cilindri di legno, dritti in piedi, che prima costituivano il tronco e i rami possenti di quel ficus gigantesco
Ero impressionato da questa scena cruenta di distruzione di massa
Amavo l’albero orecchio e nella mia vita, ogni volta che ci sono passato vicino, non ho mai mancato di parlargli e di sussurrargli delle cose e delle storie
Qualche volta mi rispondeva anche e sì che aveva molte storie da raccontare
La sua voce profonda e calma che mi arrivava sin dentro la testa era terapeutica, era consolatoria, aveva carisma
Tornando al sogno, la scena è davvero strana, perché se è vero che ci sono questi enormi cilindri di legno tagliati e disposti in ordine in piedi sul marciapiede in attesa di essere rimossi, allo stesso tempo è come se il ficus nella sua interezza fosse ancora lì con la sua chioma svettante e i rami possenti e le radici pensili, come un fantasma di se stesso ancora vigoroso nel luogo dove da oltre cent’anni ha vissuto.
C’é e non c’è, insomma
Il suo spirito è rimasto puro e indomito, malgrado l’attacco proditorio subito da parte di uomini meschini, incompetenti e arroganti e dai tagliatori folli senza arte e senza parte
Cerco di documentare quanto è accaduto con la mia macchina fotografica per divulgare questo ennesimo scempio che è stato fatto, ma l’otturatore della macchina si inceppa e non riesco a scattare nessuna foto

Sono disperato

Albero-orecchio, aiutami tu!

Dissolvenza

(13 settembre 2026)

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12 settembre 2026 6 12 /09 /settembre /2026 07:39

Fui
Sono stato
Sono
Sarò
Sopra a tutto, sono
in un presente che è sempre presente
Ho memoria e non ho memoria,
al tempo stesso
Sì, ho perso qualcosa per strada
Ma qualcosa ho anche trovato
Ho camminato e camminato
Spesso in solitudine
D'altra parte, meglio soli che male accompagnati
Qualche dipendenza, sì, ma innocua
Come la mia passione per i libri
Tempo passato a leggere in solitudine,
un libro appresso all'altro
come i grani di un rosario
Ma ho anche scoperto il piacere della lettura
ad alta voce
con Ale o con Gabriel,
che è una forma di condivisione
E intanto si va avanti
con abitudini dure a morire
e con i piccoli rituali quotidiani

Maurizio Crispi (11 settembre 2026)

Fyi Sono Sarò

Fyi Sono Sarò

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5 settembre 2026 6 05 /09 /settembre /2026 13:00
Giochi di pensieri sciolti

Riccardo beffardo
In giro se ne va con tutto il suo bel lardo
Fin troppo spesso è andato a desinare 
nella taverna di Nonna Ciccia
che con succulenti manicaretti

a dismisura fa aumentar la ciccia
Per fortuna che c’è quel Riccardo
che da solo gioca al bigliardo 
Non è di grande compagnia,
ma è il migliore che ci sia!
Ci son altri che giocano al calcio balilla
per ingannar il tempo
o anche per prendere tempo
Voci scomposte
Voci vaganti
Sussurri e grida,
grida e sussurri

Battitori selvaggi
e altri che rispondono al richiamo della foresta:
se ci sei batti un colpo! 
Ma anche due o tre
Uomini e donne dei sussurri
Fumatori accaniti ed incalliti,
con le dita bruciate dai mozziconi ardenti,
tenuti stretti alle dita sino alla fine
spasmodicamente, 
perché nulla briciola di tabacco vada perduta,
e si ritrovano financo con la punta del naso ben scottata
dalle fiamme degli accendini
incautamente manovrati 
Mangiatori di pillole voraci
Bevitori di goccine calmanti
Moderni lotofagi alla ricerca di oblio

oppure a forza e per decreto
obliati e cancellati


Tutti chiedono venia,
tutti gridano per avere perdono, 
tutti gridano per essere ascoltati
Alcuni gridano salvezza


Alcuni altri languono allettigati
Fumano e mangiano,
mangiano e fumano
Il mondo per loro s'è ristretto 
e gli sta stretto,
come un brodo troppo ristretto,
mentre il lor tempo s’allunga all’infinito
e non c’è via di fuga 
(o di salvamento che dir si voglia)
Alcuni ingrossano e s'ingrossano
e più non possono uscire 
dalla lor stanza, 
se non con l'aiuto di un grosso paranco


Qualcuno legge i libri di Sutter Cane
con gran diletto,
ma anche con terrore e gran tremore
Altri leggono il giornale
Altri stanno in contemplazione del proprio ombelico
che è anche l’ombelico del mondo
ma non sanno come fare la meditazione seduta
poiché i loro pensieri fuggono via
con accelerazione stellare
e, in alcuni casi, 
non ci sono proprio


Mister Natural è il loro gran maestro
Mente assente,
pensiero inesistente,
fuga delle idee
o ristagno totale della mente

se il pensare è latente
Caos e stelle danzanti,
beccheggianti
Magari!


Ed io?
Dove sto io?
Dove vado?
Con chi parlo?
Come parlo?
Quando parlò?
Quanto parlo?
Sono un bel mutanghero, io!
Tal padre, tal mutanghero
Così la mia mamma usava dirmi
E forse torto non avea

 

Giochi di penseri sciolti con Mr Natural


 

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5 settembre 2026 6 05 /09 /settembre /2026 11:38
Nel campus (immagine generata da Gemini AI)

Ho sognato

Ero in un campus universitario
Molta confusione, tante persone con funzioni diverse: frequentatori, visitatori, studenti, docenti, inservienti, personale per la manutenzione del verde 
C'era uno da poco arrivato che, gravato dal peso di un grosso zaino, cercava alloggio
Era disorientato e confuso e, per giunta, non sapeva esprimersi bene nella lingua 
Pensavo allora di cercare di aiutarlo
Andavo da uno dei dirigenti amministrativi del campus e gli dicevo che c'era questo tizio che voleva iscriversi ad uno dei corsi, senza però comunicargli che cercava alloggio e che questa era - in verità - la sua priorità. Se avessi fatto ciò il dirigente si sarebbe inalberato, mentre - messo di fronte ad una rivhiesta preventiva di iscrizione - sarebbe stato più possibilista sull’alloggio. Così volevo pensare.
Quello cominciava a compilare dei moduli e, per farlo, mi chiedeva dei dettagli - anche semplicemente anagrafici - che io non conoscevo per nulla
Balbettavo, esitavo
Il mio interlocutore mi diceva allora di andare a chiamare il tizio in persona, così che potesse chiedere direttamente a lui le informazioni che gli servivano
Preoccupato che venisse a galla il mio sotterfugio andavo a cercare il tizio, un po' con il cuore in gola
Per un po' nella moltitudine non lo trovavo
Poi lo individuavo per via del grosso zaino
Allora, gesticolando, lo chiamavo (non sapevo neppure il suo nome) 
Quello mi vedeva e, anzichè avvicinarsi, fuggiva via al piccolo trotto

Dissolvenza

La pasticceria (immagine generata da Gemini AI)

Dovevo appendere dei quadri
E, nel disporli, cercavo una perfetta simmetria
E poi non ricordo altro 

Ho sognato ancora e, in una parte del nel sogno, c’è Gabriel, ma è ritornato piccolo piccolo, forse come quando aveva tre o quattro anni
Sono in una casa che però non riconosco e sto allestendo il letto dove dormirò la notte 
Intanto c’è Gabriel piccolo che gioca attorno a me 
Poi, però, non è più tanto piccolo, ma è soltanto corto. tutto busto e testa mentre la parte delle gambe è raccorciata, quasi inesistente
Sono alquanto sorpreso di vedere ciò
Come se Gabriel mi apparisse trasformato in una specie di ET

Quadri da disporre (immagine generata da Gemini AI)

È come se stesse ricrescendo velocemente e che però, in questa ricrescita veloce, si sia sviluppato di più il busto mentre ancora le gambe sono ancora quasi del tutto assenti
Cerchiamo un posto dove mangiare 
Ricordo che avremmo dovuto trovare nella stessa zona dove ci trovavamo un posto molto rinomato, dove per tradizione di lunga durata fanno panini imbottiti e pezzi di rosticceria molto gustosi takeaway
Giriamo e rigiriamo senza trovarlo
Forse la memoria ancestrale m'inganna
Poi, finalmente, mi pare di riconoscere il posto tanto agognato 
Entriamo
Il locale è davvero molto strano
I banchi dov'è sta esposta la merce in vendita sono altissimi tanto che per poter fare l’ordine di ciò che uno vuole consumare o portare via bisogna arrampicarsi su una scaletta a tre gradini per arrivare a poter parlare con gli impiegati che stanno schierati con cipiglio dietro al banco. anche loro in una posizione elevata
Tuttavia, mi accorgo che le uniche cose in vendita sono meravigliosi pezzi di pasticceria sia a base di frutta sia a base di cioccolata
Penso che debbano essere buonissimi e sento l'acquolina in bocca
Ma nello stesso tempo sento che devo tenere a freno la mia golosità, poichè, prioritariamente, vogliamo mangiare qualcosa di salato
Chiedo a quegli impiegati pieni di boria informazioni, se prima non ci fosse qui un locale molto famoso che vendeva pezzi di  rosticceria e panini imbottiti in formato mignon e maxi ed anche maxi-maxi
Loro rispondono "No, no! Noi siamo stati sempre qui e abbiamo sempre venduto questo tipo di cose!. Non c'era nessun altro qui, prima di noi!"
Io insisto: "C’era uno che vendeva pezzi di rosticceria. se non proprio qui, nelle vicinanze!"
"Ah, fanno loro, sì, sì, forse ciò che tu dici è vero! Bisogna andare in quella piazzetta!"
"Ma dove si trova questa piazzetta?", chiedo io
Mi danno delle indicazioni di cui non capisco nulla e aggiungono: "Per arrivarci ci vogliono almeno 10 o 15 minuti, camminando di buona lena!"
Ma la via è un po’ difficile e tortuosa nell’intrico di strade della vecchia città e ci si potrebbe facilmente perdere!"
Capisco che sono reticenti e che, in realtà, non hanno alcuna intenzione di aiutarmi
Io, poi, appollaiato u quella scaletta mi sento assolutamente ridicolo
Quello con cui sono entrato in questo locale intanto è sparito
Non riesco più a vederlo
Dove si sarà cacciato?
Non riesco a resistere alla tentazione e, al termine dell'interazione, decido di acquistare qualcosa
Esco dal locale, dunque, tenendo in mano un dolce a base di cioccolata e comincio a mangiarlo avidamente nell'attesa che si rifaccia vivo il mio amico scomparso
Buono! Buono! Buonissimo!
Mmmmmmmm!, mugolo addentando il dolce sontuoso, e intanto  grossi pezzi di crema alla cioccolata del ripieno, cadono per terra e rimangono lì a tracciare il mio cammino, come le briciole di Pollicino
Intanto arriva il tizio con cui mi trovavo al negozio
"Dove ti eri cacciato?", faccio io, "Presto che è tardi!"
"Non ce la facevo più, mi risponde il mio sodale, sono dovuto andare in bagno a svuotare la vescica!"
Dovremmo riunirci con gli altri per mangiare, e sì che loro sono affamati! 
Ma ancora non abbiamo trovato nulla di commestibile da comprare e non vedo all'orizzonte nessun posto dove si possano comprare dei pezzi di rosticceria, pane e panelle, panini imbottiti, niente di niente
Come faremo?
Come mangeremo?
E poi, soprattutto dove?"

C’è questa casa dove abito e dove c’è, forse, mia madre che mi aspetta
Ma se andiamo lì a mangiare, portando il nostro cibo, dovrò sicuramente coinvolgerla e invitarla a desinare con noi 
Non sarebbe bello escluderla
Ma, intanto, il fatto vero è che non abbiamo nulla da mangiare

Dissolvenza

 

(7 settembre 2026)

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4 settembre 2026 5 04 /09 /settembre /2026 08:44
Sulle ultime cose (immagine generata da Gemini AI)

A volte penso a come sarà la fine
Penso se mi accorgerò di una fine
Avverrà in un baleno oppure sarò già immemore da tempo?
Non mi preoccupa tanto il fatto di non sapere quando avverrà l'uscita di scena
Mi interesserebbe sapere piuttosto il modo in cui potrà (o dovrà) accadere il transito
Ma penso anche che se avessi a disposizione un'ipotetica sfera di vetro per leggere il futuro e potessi in qualche modo andare a guardare le ultime cose, il fatto di sapere creerebbe uno scompaginamento totale e attiverebbe il desiderio di tentare di modificare il verdetto, oppure di sfuggirvi (se, per esempio, dovesse trattarsi di un incidente d'auto oppure di aereo o un qualsiasi altro accidente improvviso)
In tal caso sarei calmo o atarassico, oppure comincerei a tremare di paura e a farmi rodere dall'ansia? E non comincerei anche a vivere il tempo presente come sempre più esiguo e stretto, poichè ogni istante che passa mi avvicina vieppiù alla fine?
Se arrivasse un dio in persona e mi chiedesse "Lo vuoi sapere?", io risponderei "No, grazie! Sto bene così!"
In definitiva è preferibile vivere e andare avanti nell'inconsapevolezza, stando a vedere ciò che accade, man mano che accade ed intanto vivere il momento presente con pienezza.
E' certamente meglio rimanere nell'incertezza piuttosto che avere un termine certo dd inderogabile.
Solo le Parche lo sanno, volendo tirare in ballo la mitologia e le convinzioni dei Greci antichi sulle ultime cose.
Se tu sei messo davanti ad una fine, sarebbe naturale chiedere più vita o anche desiderare di avere ancora un margine, come i replicanti che, essendo programmati per vivere quattro anni soltanto, chiedono al loro creatore di avere più tempo per vivere.
L'unica cosa che mi spaventa, piuttosto, è arrivare a quel momento di transizione senza consapevolezza o immemore
Voglio poter guardare in faccia ciò che mi attende 
Voglio poter esser presente a me stesso nel momento del transito
Mia madre mi ha insegnato questo.
Quando è giunto il suo momento lei lo sentiva e lo capiva, tanto che quel giorno mi disse: "Questa notte non vado a letto, rimango qui in poltrona!" 
E aggiunse: "Portami la mia borsa con i miei documenti e tutto ciò che occorre:  la voglio qui accanto a me!"
Mi disse anche: "Portami la sveglia e predisponila perchè suoni alle cinque del mattino!" [era quello l'orario in cui puntava la sveglia per iniziare le sue attività quotidiane].
Io le ubbidii senza fiatare, le portai tutto ciò che mi chiedeva, senza dirle niente, ma capivo che aveva la netta percezione che il suo momento si avvicinava sempre di più
Lei se ne stava seduta nella sua poltrona abituale (che, dirò qui, era scomodissima).
Io mi misi nella poltrona accanto a lei
Lei se ne stava lì ad occhi chiusi
Non abbiamo parlato
Non ce n'era bisogno
Io accanto a lei mi addormentai cullato dal suo respiro che negli ultimi tempi era un po' affaticato.
Alla 1,30 del mattino mi svegliai di botto non sentendo più il sottile rumore del suo respiro.
La controllai e non respirava più.
Ho voluto pensare che aveva deciso che quello sarebbe stato il suo momento di entrare nel Mistero: aveva deciso di lasciarsi andare, poichè non aveva senso continuare a lottare. E del resto la sua vita era stata ricca e piena e sapeva anche che sarebbe stata ricordata e non soltanto da noi figli.
Si era addormentatata e se n'era andata, sentii che la sua anima era volata in cielo. 
Ma sentivo anche che era ancora con noi
Alle cinque del mattino la sveglia suonò per ricordarci che la vita continuava, anche se lei non c'era più.
La mamma mi ha trasmesso il grande insegnamento che il morire è parte del vivere e che si muore esattamente come si è vissuti. 

Mr Natural medita sulle cose ultime

È un pensiero incredibilmente umano, molto umano di quelli che ci prendono all'improvviso quando spegniamo il rumore di fondo della giornata appena trascorsa.
Se, da una parte, c'è l'accettazione del quando (che spesso è lo scoglio più duro per molti), dall'altra c'è - inevitabile - la profonda curiosità per il come, per la natura stessa di quel transito.

La mente tende a viaggiare subito verso il paradosso della prescienza.

Sapere il finale non ci regala quasi mai il controllo; più spesso ci ruba il presente. Se quella sfera di cristallo mi mostrasse un incidente, la mia vita smetterebbe di essere un percorso da vivere e diventerebbe un continuo tentativo di schivare quel destino. Mi ritroverei a percorrere ogni strada con il terrore di ogni incrocio, o a rifiutare ogni volo trasformando la prudenza in una prigione.
Il sapere trasformerebbe il tempo rimanente in un conto alla rovescia ossessivo.

Davanti a quell'ipotetico verdetto la calma atarassica e  l'ansia divorante probabilmente convivrebbero entrambe.

La paura e il tremore sono la reazione d'impatto dell'istinto di sopravvivenza, la parte animale di noi che si ribella alla propria fine. L'atarassia, invece, spesso arriva dopo: è la resa filosofica, quella specie di strano e profondo silenzio che si installa quando si comprende che non c'è più nulla da negoziare.

Forse il vero senso di non potersi guardare dentro quella sfera sta proprio qui: il dubbio sul come e sul se saremo ancora coscienti mentre accade ci costringe, in modo quasi paradossale, a rimanere ancorati a dove siamo adesso e a vivere il momento presente.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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