Ho sognato un catafalco,
un corpo composto su di esso,
le fiamme che ne lambivano la base
e s’accingevano a trasformare tutto
in una pira ardente
Tutt’attorno una folla
ridente e festosa,
non cupa
Finalmente,
la Nera Signora
aveva reciso
il filo della vita
di un uomo malvagio
non meritevole di compassione
e le sue ceneri indegne
di essere date in pasto
ad alcun essere vivente
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É un giorno qualsiasi in comunità
Sono tutti preoccupati per una paziente che ha chiesto di uscire per qualche tempo in autonomia
Molti ritengono che non sia il caso
Chiedono a me di fare una valutazione finale che sia decisiva e dirimente
Parlo con la paziente, un po’ seccato
Possibile mai che anche le più semplici decisioni vengono rimandate al giudizio ultimo del medico?
Parlo con la paziente
Non mi pare di notare alcunché di strano o anomalo
É adeguata, ragionevole, consapevole dei suoi limiti, ma anche fiera delle sue opportunità
Certo, è un po’ eccentrica,ma chi non lo è, in definitiva?
Per convincermi della sua idoneità si esibisce in alcuni esercizi ginnici elaborati e di difficile esecuzione
Io rimango sbalordito per l’impeccabile performance
Comunico a qualcuno della comunità che, a mio avviso, la richiesta della paziente può essere esaudita
Ma, davanti al mio parere, alcuni storcono il muso
Ma allora, perché mi avete chiesto?, faccio io alquanto piccato
Insomma, non si trova una soluzione
Sempre in comunità, cammino con difficoltà
Ho delle scarpe con suola di cuoio, cosa per me assolutamente insolita
Non ho presa sul terreno e i piedi mi scivolano di qua e di là
Ancora peggio è quando mi imbatto in un tratto di pavimento bagnato e scivoloso
Per mantenere l’equilibrio mi ritrovo a compiere dei movimenti a scatti e scomposti, come fossi una marionetta impazzita
Qualcuno - per darmi aiuto - mi tocca con la mano per afferrarmi e impedirmi così di cadere malamente ed io reagisco inviperito, gridando: Non voglio essere toccato da nessuno, nemmeno per una giusta causa!
Dissolvenza
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Sono in una casa in mezzo ad un bosco
Da lì, mi muovo per andare a lavorare
L’auto non è nel bosco
Qui le auto sono interdette
Esco di casa per andare al lavoro, correndo al piccolo trotto e portando in un piccolo zaino ciò che mi serve
Questa è la cosa più pratica da fare: raggiungere l’auto parcheggiata fuori dal bosco e da lì guidare
Mi muovo, dunque
La partenza è laboriosa
Non é facile raccogliere nello zaino tutto ciò che mi serve
Parto... dapprima le mie gambe girano impacciate
Poi, meglio
Accidenti! Rifletto - in un’improvvisa epifania - che ho dimenticato le chiavi dell’auto
E per fortuna che me ne sono accorto solo dopo aver percorso appena alcune centinaia di metri!
Ritorno indietro e acciuffo le chiavi
Riparto sempre al piccolo trotto
Dopo circa mezzo chilometro di sentiero accidentato e pieno di ondulazioni: ACC! Ecco che mi ritrovo a pensare di non aver messo nello zaino un’importante fascicolo
Devo tornare indietro, non posso lasciar correre!
Torno faticosamente, questa volta il mio slancio si è sensibilmente attenuato
Ma è una cosa che va fatta!
Lungo la strada del ritorno devo fare i conti con un grosso cane che se ne sta disteso sul sentiero, totalmente mimetizzato allo sguardo. È un grande cagnone, giocoso e giocherellone che decide di accompagnarmi per tutta la strada
Arrivo, prendo ciò che mancava e riparto, un po’ più affannato
Vado anche questa volta, ma la strada mi pesa un po’ di più
Arrivo questa volta quasi alla fine del percorso sterrato in mezzo al bosco
Sono già in vista della piazzola dove ho parcheggiato l’auto e mi ricordo all’improvviso di aver dimenticato qualcosa di essenziale e per forza devo riprendere a percorrere il sentiero all’incontrario
Uffa! Non ne posso più!
Questa uscita sta diventando una vera fatica di Sisifo!
Questa volta trovo a casa un caos calmo
Il cane ospite giocherellone che vi avevo lasciato la volta precedente aveva causato un bel po’ di guai con la sua esuberanza e irruenza e, soprattutto, si era piazzato su letto e divani che aveva assunto essere suoi, di sua proprietà unica ed esclusiva
Dissolvenza
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