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1 giugno 2026 1 01 /06 /giugno /2026 06:46

Ho sognato un catafalco,
un corpo composto su di esso,
le fiamme che ne lambivano la base
e s’accingevano a trasformare tutto
in una pira ardente
Tutt’attorno una folla
ridente e festosa,
non cupa
Finalmente,
la Nera Signora
aveva reciso
il filo della vita
di un uomo malvagio
non meritevole di compassione
e le sue ceneri indegne
di essere date in pasto
ad alcun essere vivente

Maurizio Crispi (31 maggio 2026)

La pira arfente (immagine generata da Meta AI)

La pira arfente (immagine generata da Meta AI)

Danzante su superficie riflettente convessa (foto di Maurizio Crispi)

É un giorno qualsiasi in comunità 
Sono tutti preoccupati per una paziente che ha chiesto di uscire per qualche tempo in autonomia
Molti ritengono che non sia il caso
Chiedono a me di fare una valutazione finale che sia decisiva e dirimente
Parlo con la paziente, un po’ seccato
Possibile mai che anche le più semplici decisioni vengono rimandate al giudizio ultimo del medico?
Parlo con la paziente
Non mi pare di notare alcunché di strano o anomalo
É adeguata, ragionevole, consapevole dei suoi limiti, ma anche fiera delle sue opportunità 
Certo, è un po’ eccentrica,ma chi non lo è, in definitiva?
Per convincermi della sua idoneità si esibisce in alcuni esercizi ginnici elaborati e di difficile esecuzione
Io rimango sbalordito per l’impeccabile performance
Comunico a qualcuno della comunità che, a mio avviso, la richiesta della paziente può essere esaudita 
Ma, davanti al mio parere, alcuni storcono il muso
Ma allora, perché mi avete chiesto?, faccio io alquanto piccato
Insomma, non si trova una soluzione
Sempre in comunità, cammino con difficoltà 
Ho delle scarpe con suola di cuoio, cosa per me assolutamente insolita
Non ho presa sul terreno e i piedi mi scivolano di qua e di là 
Ancora peggio è quando mi imbatto in un tratto di pavimento bagnato e scivoloso
Per mantenere l’equilibrio mi ritrovo a compiere dei movimenti a scatti e scomposti, come fossi una marionetta impazzita
Qualcuno - per darmi aiuto - mi tocca con la mano per afferrarmi e impedirmi così di cadere malamente ed io reagisco inviperito, gridando: Non voglio essere toccato da nessuno, nemmeno per una giusta causa!

Dissolvenza

Una casa nel bosco (immagine generata da Meta AI)

Sono in una casa in mezzo ad un bosco
Da lì, mi muovo per andare a lavorare
L’auto non è nel bosco
Qui le auto sono interdette
Esco di casa per andare al lavoro, correndo al piccolo trotto e portando in un piccolo zaino ciò che mi serve
Questa è la cosa più pratica da fare: raggiungere l’auto parcheggiata fuori dal bosco e da lì guidare
Mi muovo, dunque
La partenza è laboriosa 
Non é facile raccogliere nello zaino tutto ciò che mi serve
Parto... dapprima le mie gambe girano impacciate
Poi, meglio
Accidenti! Rifletto - in un’improvvisa epifania - che ho dimenticato le chiavi dell’auto
E per fortuna che me ne sono accorto solo dopo aver percorso appena alcune centinaia di metri!
Ritorno indietro e acciuffo le chiavi 
Riparto sempre al piccolo trotto
Dopo circa mezzo chilometro di sentiero accidentato e pieno di ondulazioni: ACC! Ecco che mi ritrovo a pensare di non aver messo nello zaino un’importante fascicolo
Devo tornare indietro, non posso lasciar correre!
Torno faticosamente, questa volta il mio slancio si è sensibilmente attenuato
Ma è una cosa che va fatta!
Lungo la strada del ritorno devo fare i conti con un grosso cane che se ne sta disteso sul sentiero, totalmente mimetizzato allo sguardo. È un grande cagnone, giocoso e giocherellone che decide di accompagnarmi per tutta la strada
Arrivo, prendo ciò che mancava e riparto, un po’ più affannato
Vado anche questa volta, ma la strada mi pesa un po’ di più 
Arrivo questa volta quasi alla fine del percorso sterrato in mezzo al bosco 
Sono già in vista della piazzola dove ho parcheggiato l’auto e mi ricordo all’improvviso di aver dimenticato qualcosa di essenziale e per forza devo riprendere a percorrere il sentiero all’incontrario
Uffa! Non ne posso più!
Questa uscita sta diventando una vera fatica di Sisifo!
Questa volta trovo a casa un caos calmo 
Il cane ospite giocherellone che vi avevo lasciato la volta precedente aveva causato un bel po’ di guai con la sua esuberanza e irruenza e, soprattutto, si era piazzato su letto e divani che aveva assunto essere suoi, di sua proprietà unica ed esclusiva 

Dissolvenza

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28 maggio 2026 4 28 /05 /maggio /2026 12:52
Piranesi. Arcate

Attese lunghe

Attese infinite

Tempo senza tempo

Sempre,
voci e schiamazzi
che fanno da colonna sonora
Non vedere la luce diretta del sole
Il cielo, sì, dietro quadrati di sbarre

Al di là 
si sentono i gabbiani onnipresenti
gridare
gemere
piangere

Si intravedono
di quando in quando 
ali che passano rapide in planata
sul campo azzurro del cielo

Le voci vanno e vengono,
si spengono e si riaccendono;
mai cessano del tutto

Telefoni che squillano
porte di ferro sbattute e risonanti; 
altri rumori dissonanti

Per oggi
non c'è altro

 

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28 maggio 2026 4 28 /05 /maggio /2026 10:51
Paesaggio marino al tramonto (foto di Maurizio Crispi)

Notti senza sogni
Inquiete

Tento spezzoni di lettura,
ma le palpebre sono pesanti
e la mente non recepisce

Comincia il nuovo giorno
Il sole si affaccia in un tripudio rosseggiante
preparandosi a martellarci anzitempo
Siamo avvolti in una vampa
annunciante apocalissi prossime venture

Il cambiamento climatico è tangibile
La terra è riarsa precocemente,
asciutta

Le nuove plantule aspettano avide
un sorso d'acqua che forse non verrà

Ci sono altri che, in questa catastrofe,
tagliano alberi robusti
azzerando chiome fitte e verdi,
togliendo ombra benefica
e riparo alle creature dell'aria 

Forse sono questi i segni 
che mi rendono inquieto,
come anche le guerre insensate e prepotenti
e i mattatoi di innocenti e di bambini 

La volenza non è solo nelle guerre,
ma si propaga dovunque,
capillarmente

In molte circostanze la violenza,
la prevaricazione, 
l'odio 
l'intolleranza 
sono le risposte immediate, 
a corto circuito
Si spara per un nonnulla
Si percuote e si picchia
Si uccide
Homo Homini Lupus

Non c'è da stare tranquilli
Se avessi la fede pregherei
chiedendo requie 
chiedendo salvezza

Ma non c'è salvezza,
anche se tutto chiede salvezza

Camminiamo spediti 
verso il baratro

Che fare,
se non danzare
verso la fine del mondo?

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24 maggio 2026 7 24 /05 /maggio /2026 05:57
Cadono tutte le cose di mano (immagine generata da Meta AI)

Devo fare il check-out in albergo e poi andare a rendere omaggio alla salma di qualcuno che deve essere seppellito di lì a poco 
L’operazione non è semplice
Innanzitutto, non mi ricordo più qual’é la stanza dove ho alloggiato; poi, quando finalmente fare ci arrivo, mi ritrovo con un’enorme quantità di carabattole che mi viene difficile gestire
Scendo nella hall e qui c’è una folla invereconda, poiché una comitiva di turisti è appena arrivata e sono tutti in coda per fare il check-in 
Intanto, mi accorgo di aver dimenticato qualcosa su in camera e quindi raccolgo tutte le mie cose - o meglio cerco di farlo perché mi cadono da tutte le parti - e ancora una volta ho dimenticato dove si trovi la stanza
Intanto vedo che alcuni miei amici sono già fuori dall’hotel pronti per andare
Io no, e mi ritrovo per giunta ad avere un grosso phon tra le mani, grosso quanto un carrarmato o una piccola astronave e, intanto, tutte le cose continuano a cadermi da ogni parte

Una situazione disperata, ma non seria

O, forse, un’opera buffa

Poi ho sognato di nuovo

Ero in campagna, davanti alla casa
Mi crogiolavo al sole in abito adamitico
All’improvviso sentivo il sordo brontolio del motore di un’auto al di là della cortina degli alberi che rende invisibile il fronte della casa a chi si avvicina al cancello
Mi alzai allora dalla sdraio per poter sbirciare in direzione del cancello
In effetti al di là di esso, chiuso come di norma c’era un auto tipo pandina ferma e con luci di posizione accese
Correvo dentro casa, a culo nudo e disturbato nella mie quiete di prima, gridando: Ale, Ale, c’è un visitatore al cancello!, come a dire: Ale, occupatene tu di questi disturbatori della quiete pubblica!
Ma la mia quiete adamitica era stata demolita irrimediabilmente

Dissolvenza 

Un visitatore inatteso (immagine generata da Meta AI)

Un visitatore inatteso (immagine generata da Meta AI)

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21 maggio 2026 4 21 /05 /maggio /2026 05:52
Il tempo che scorre e l'attimo fuggente

Stanco di aspettare
Stanco
Stanco

Il tempo scorre, inesorabile
Tic tac
Tic tac

Alla fine della teoria lunga,
eppur finita,
di anni,
mesi,
giorni,
ore,
minuti,
secondi
la bomba esploderà
e nulla rimarrà
Tic tac
Tic tac

Maurizio Crispi (19 maggio 2026)

Gabriel in spiaggia, verso il tramonto, nel 2018 (foto di Maurizio Crispi)

Quando cammino
per le vie della città 
al mattino presto 
mi occorrono sensazioni
uniche, irripetibili
(non sempre però,
si tratta di momenti speciali)
Così...
Un raggio di sole sghembo
che illumina di cromatismi accesi
la facciata di un condominio
La qualità del silenzio quasi assoluto
posato su ogni cosa come una coltre pesante
Il lieve tremito di una foglia ancora giovane
Il volo d'un merlo che cade giù
in planata dal suo nido arboreo
verso il prato sottostante
dove poi saltella vigile
becchettando
Un uomo solo 
seduto su di una panchina
nel parco vicino
fermo ad attendere la sua ora
Bottiglie vuote di plastica,
bicchieri di carta 
ed altri frammenti colorati
e di indefinibili provenienze 
che mulinano nella brezza leggera 
e  sembrano giocare tra loro
ad inseguirsi a vicenda o a fuggire
l'uno dall'altro
E quel  gabbiano che plana in alto,
improvvisamento affaccendato
Sono, queste, istantanee di purezza assoluta  
e di rara bellezza
Mi ritrovo a pensare allora 
che non vorrei mai perdere l'occasione 
di provare ancora queste sensazioni,
ancora e ancora 
Questo tipo di esperienza 
(che è, assieme, sensoriale e mentale)
- quando occorre - 
mi induce a pensare
che vi siano delle buone ragioni per vivere
e del pari delle buone ragioni per non morire
ed anche a sentirmi dispiaciuto nel dover riflettere
che ci sarà un momento in cui
tutto ciò finirà,
quando l'interrutore
passerà alla posizione off,
quando il filo della vita verrà reciso
irrevocabilmente dalla forbice di Atropo
Ma intanto -
ed è questa la salvezza - 
si gode e si gioisce dell'ora e del minuto presenti,
sia nella gioia sia nel dolore,
poichè in ambedue i capi del dilemma
sta la vita che di continuo scorre

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18 maggio 2026 1 18 /05 /maggio /2026 06:07

Notte opaca, senza sogni
Risveglio
Occhi spalancati
nel buio

Maurizio Crispi (17 maggio 2026)

Un uomo stanco (immagine generata con Meta AI)

Poi sognai
Traccheggiavo con l’auto e con le auto
Lasciavo la mia
Ne guidavo un’altra
Poi mi rendevo conto che l’altra non potevo prenderla, 
là dove l'avevo lasciata parcheggiata
perché ero già alla guida di una seconda auto
e allora dovevo organizzare qualcosa
per farmi accompagnare da qualcuno con una terza auto
per poter ritornare a prendere la prima
E allora che fine avrebbe fatto la seconda auto?
Alla fine dei conti mi avanzava sempre un’auto
Per quanto mi scervellasi non riuscivo a trovare una soluzione
Grandi complicazioni
Poi, mi trova immesso in una situazione
in cui ci sidoveva congedare da alcuni ragazzi del pararowing
che andavano via
forse in un'altra città 
e, prima di salutarli,
avremmo dovuto guardare tutti assieme
un video che li riguardava

Questo era -  ricordo bene -
un momento molto emozionante

Succedevano molte altre cose,
un turbinio di eventi, ma non li ricordo più

Ho sognato varie cose in loop
Ero da qualche parte, per strada o in una piazza,
e qui avrei dovuto incontrarmi con alcuni operatori del Servizio per le tossicodipendenze
per definire dei casi clinici
Tuttavia, ed anche qui ero in loop, non riuscivo mai a concludere
Rimaneva tutto incompleto ed indefinito,
ma soprattutto non c’era mai un luogo dove incontrarsi
Interagivo con molte persone (e colleghi) della mia vita passata

Dissolvenza

Maurizio Crispi (15 maggio 2026)

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12 maggio 2026 2 12 /05 /maggio /2026 11:26
Il merlo sul ramo (foto di Maurizio Crispi)

Ho visto le strie chimiche

E, poi, una grande croce bianca
stagliarsi nel cielo,
intersecato dal volo 
segmentato e nervoso delle rondini
Ho anche visto 
una grande forma di cacio
Aveva un aspetto gustoso
e avrei voluto subito addentarla 
come un topino vorace 
e scavarmici dentro una tana confortevole
Ma, per questa volta, l’ho lasciata andare
Sui rami spogli si posano i merli,
conversando tra loro 
Piume disperse giacciono a terra
Forse sono il resto 
del banchetto dei gabbiani predatori
Una superba parete di falso gelsomino
ha attratto la mia attenzione,
stordendomi con la sua dolcissima e pesante fragranza

Per oggi, non c’è altro, direi
Così mi pare, almeno

 

Poltrona cannibale (foto di Maurizio Crispi)

Il cielo è ammantato da un velo di nubi
Il silenzio è ancora profondo
Ma sento anche il tubare insistente di piccioni ciarlieri

Superfici riflettenti convesse
riflettono il mio sguardo
E poi una grande poltrona rossa reclinabile, 
con elevatore meccanizzato
si erge spaventosa sul marciapiedi
Potrebbe essere il mostro alieno che divora il passante incauto
In ogni caso, rappresenta bene
questa nostra città che solo
riesce a produrre volatili ed inutili monumenti

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10 maggio 2026 7 10 /05 /maggio /2026 06:41
Temporale notturno (immagine generata da Meta AI)

Il brontolio del tuono
mi ha d’improvviso svegliato
Soffiava il vento
e il battente della finestra
sbatteva ritmicamente
Ho guardato fuori
e tutto si s’è acceso
della luce livida di un lampo
Da dormiente, 
ero immerso in un sogno vivido,
ma il risveglio tumultuoso
l’ha fatto scivolare via
assieme alla pioggia
che batteva furiosa
Niente, 
nemmeno una traccia esile é rimasta
Eppure, 
era una scena onirica densa e articolata
Dopo la tempesta,
il silenzio s’è fatto assordante,
immenso

Poi, mi sono sistemato sul divano

Mi sono addormentato e ho sognato

Camminavo lungo le vie della città
e trovavo cose
Le raccoglievo da terra
Le esaminavo
Se mi piacevano, le tenevo
Ero, dunque, un raccoglitore
Attirava la mia attenzione 
un grosso oggetto traslucido
Aveva la forma di una grossa urna
Vi si distingueva alla sommità 
Una specie di coperchio,
costruito ad arte
perché non si vedeva alcuna commessura
Riuscivo a rimuoverlo,
non senza fatica, 
perché l’incastro era perfetto,
per scoprire che al di sotto
non c’era alcuna cavità,
ma ancora solo cristallo massiccio

Il venditore di oggetti di latta (immagine generata da meta AI)

Ero contento di questo ritrovamento
che mi faceva pensare 
ai famosi teschi di cristallo andini
Continuavo a camminare
con quest’urna sotto il braccio
che non mi pesava proprio,
malgrado il suo aspetto massiccio
e  vedevo un auto 
Il cui tetto era carico di utensili
di latta e di alluminio,
in quantità enormi 
e varietà indescrivibili, 
per tutti gli usi e necessità 
Di fronte, c’era una bottega
la cui vetrina era affollata
dallo stesso genere di utensili
Pensavo che avrei dovuto tornarci
in questo nuovo negozio
Rovistando, ci avrei potuto trovare
qualcosa di utile,
così pensavo

Dissolvenza

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7 maggio 2026 4 07 /05 /maggio /2026 07:01
La grande croce di metallo a Montagna Longa (foto di Maurizio Crispi)

Anche quest’anno siamo saliti sul monte
Eravamo un po’ di meno di altre volte
Alcuni forse non hanno potuto partecipare
Ma una dura verità é che il numero di coloro direttamente correlati con quelle vittime, nel tempo, va incontro ad un’inesorabile riduzione e che questo processo proseguirà ineluttabilmente nei prossimi anni
Occorre che ci sia qualcuno, forse, a raccogliere il testimone
Il film bello e dolente di Lorenza Indovina, forse, servirà a ciò.
Salire sino alla cresta del monte, dove avvenne l’impatto dell’aereo è un’esperienza sempre profondamente toccante
Il terreno che circonda la grande croce metallica, con quei cipressi tormentati dai venti, è un luogo di pace e di silenzio
Arrivando lassù, ognuno si aggira per questo terreno della memoria, dove cielo e terra s’incontrano, assorto nei propri pensieri e ed emozioni
Ognuno di noi torna a scannerizzare con lo sguardo le targhe con i nomi delle vittime, alla ricerca del nome del proprio caro. 

Siamo dunque qui sul crinale della montagna, anime sperdute alla ricerca di altre anime che forse si incarnano di anno in anno nei fiori di campo, oppure nelle spighe selvatiche e nei cardi che qui crescono a profusione.

Questo voglio pensare: o anche che le loro anime possano risiedere nelle rocce affioranti dal terreno oppure nei cipressi contorti  sopravvissuti alla piantumazione originale di 115 plantule, ciascuna delle quali avrebbe dovuto rappresentare uno dei dei trapassati. 

Ognuno di noi che sale lassù pensa ciò che vuole e s'immerge nelle proprie memorie private e personali che, tuttavia, senza bisogno di parole, sono condivise in un empito che diviene collettivo e dal quale non possono sottrarsi anche coloro che salgono ogni anno e che non hanno dovuto sopportare quel lutto (e che, pure, hanno vissuto altri lutti, anche se non dirompenti e collettivi come fu quello del disastro aereo).

La grande croce metallica nel Parco della Memoria a Montagna Longa (foto di Maurizio Crispi)

Poi dopo la piccola funzione e la preghiera di requiem dedicata ai morti riprendiamo il pellegrinaggio all'inverso, discendendo lungo la strada ardita e tortuosa, abitata dalle mucche indolenti, sino a tornare a Carini

La funzione religiosa è sempre toccante, anche perché, ad aumentarne la sacralità e l'intensità, viene cantata e salmodiata, sino al momento solenne - e emozionalmente devastante - che è quello della lettura dei nomi di tutte le 115 vittime; ascoltando il lungo è solenne elenco, ci si rende conto drammaticamente di quanti furono quei morti. 
Se si dice che le vittime furono 115, questo significa ben poco, ma se si vanno a leggere i loro nomi, pronunciandoli ad alta voce uno alla volta dal primo dell'elenco sino all’ultimo nel loro ordine alfabetico, allora ci si rende di quanti essi siano, una moltitudine: e, dunque, questi nomi pronunciati solennemente dal sacerdote officiante evocano con forza coloro che non sono più e le loro anime, chiamate all’appello, si affollano sotto le volte della chiesa e premono per salire al Cielo ancora una volta.
E noi siamo qui per vederle salire in alto

E' un momento che, per me (pur non essendo io un praticante della fede), è sempre di grande impatto emozionale 
Con la benedizione finale, arriva il momento del congedo: ognuno di noi proseguirà per le sue vie sino al prossimo anno quando ci ritroveremo assieme ancora una volta per officiare assieme questo potente - e dolente. al tempo stesso - rito della memoria.

Ma il potere ricordare, pur essendo in sé un procedimento doloroso, è pur sempre fonte di ineffabile gioia.

Al prossimo anno, dunque!

Io ci sarò, se il Cielo vorrà

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7 maggio 2026 4 07 /05 /maggio /2026 06:28
Arcate crollate (immagine generata da Meta AI)

Ho sognato che mi muovevo per le vie della mia città e la vedevo disastrata, come se - dovunque - fosse stata sottoposta a pesanti bombardamenti
Per esempio, nei pressi del porto, una rampa in salita sostenuta da magnifiche arcate di pietra era interamente crollata e suoi giganteschi frammenti giacevano a terra, ingombrando il cammino nella strada sottostante
Altrove dei malacarne avevano organizzato dei chioschi abusivi per la vendita di bevande alcoliche e altri ristori di dubbia qualità 
Io camminavo e osservavo
Ad un certo punto, s’accostava a me una grande berlina nera con i vetri oscurati
Il finestrino di dietro si abbassava lentamente e compariva il volto del sindaco in persona a cui io tutto riferivo, di ciò che avevo visto, come se lui potesse essere un Risolutore, anche se in cuor mio avevevo la neta percezione ch fosse soltanto un satrapo di infima qualità e dalla capacità di governo quasi nulle.
Poi me ne andavo, proseguendo nel mio cammino, e c’erano molte altre cose che colpivano la mia attenzione e che annotavo con solerzia nel mio taccuino mentale
Il mio compito di esploratore e di osservatore delle cose guaste era inesauribile e senza fine
ero un geografo del disastro e speravo di imbattermi prima o poi in un vero Risolutore, qualcuno che veramente prendesse a cuore i problemi, le desolazioni, le devastazioni, i malcostumi che io avrei potuto segnalargli

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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