Ricordo solo una parte di un sogno dal quale mi sono risvegliato di botto, pochi minuti fa
Sto facendo un parkour urbano
Devo seguire dei percorsi non canonici per spostarmi da un luogo all’altro
Questa è la parte che ricordo con maggiore nitidezza
Mi infilo al di sotto di una serie di tornelli e vado strisciando per terra alla ricerca di un passaggio che intravedo un poco più avanti e nel quale quale dovrò infilarmi non senza complicati contorcimenti mentre pesanti ragnatele, appiccicose e cariche di polvere secolare, mi ostacolano e a tratti quasi mi intrappolano nelle loro spire tentacolari
Riesco alla fine ad attuare il mio proposito e con un balzo sono dall’altra parte all’interno dello spazio delimitato da tornelli e grate
Sono fiero di ciò che sono riuscito a fare e non è la prima volta che lo faccio (almeno altre due volte nello stesso sogno mi ero già cimentato in quel passaggio)
Ma non è ancora finita, poiché altre prove mi attendono in questo lungo percorso di parkour
C’è un tizio che si trova all’interno dell’area delimitata dei tornelli che, non appena mi vede emergere, comincia a gridare come un ossesso contro di me: Io ora ti denuncio, delinquente! Non puoi fare quello che ti pare! Per entrare da questo lato devi pagare il biglietto!
È in uno stato di agitazione molto intensa, e continua a vociazzare
Non si placa nemmeno quando gli faccio notare che sto facendo una prova di agilità e abilità al tempo stesso e che ci sono altri che faranno le stesse cose, dopo di me. Io sono soltanto - aggiungo - l'avanguardia di un manipolo che poi si ingrosserà sino a diventare una coorte
Infatti, ricordo vagamente che non ero da solo in questo esercizio
C’erano anche una serie di eventi precedenti all’incontro con il vecchio urlante come una scimmia
Questi altri dettagli tuttavia si sono inabissati, lasciando dentro di me una coda di meraviglia, di senso del mistero e di perturbante
Di molte cose del sogno, la memoria si perde inesorabilmente, ed anche quelle che si ricordano sono destinate inabissarsi se, al risveglio, non vengono immediatamente trascritte e, talvolta, anch'esse si disperdono e si fanno evanescenti, proprio mentre ci si sta provando
In attesa fervida della pioggia che non arriva
Invochiamo il cielo
Facciamo passi di una danza della pioggia
Le nuvole sono giunte alla spicciolata,
si sono addensate,
e son cadute quattro
goccioline quattro
subito evaporate via
Poi quelle nuvole avare
si sono allontanate
e sul mare hanno liberato
uno scroscio di pioggia
Ma a chi e a cosa serve
la pioggia nel mare?
Quindi, hanno proseguito il cammino
verso le azzurrine montagne lontane
Alberi sempre in sofferenza
in modalità difensiva
non hanno avuto
quel sorso d’acqua
benefico e salvifico
Continuiamo ad aspettare,
sperando che non sia passata
l’occasione buona
Aspetta e spera
Campa cavallo
Il cavallo campó
sino a che l’erba fu cresciuta
e lui poté nutrirsene
Le nubi tornarono
Si addensarono
in una coltre uniforme
infine, tuono e piovve,
a più riprese
La pioggia fece l’amore
con la terra riarsa
Un dolce petricore si levó,
assieme all’aroma delle foglie cadute
e dell’erba secca
Ancora una volta compie il suo ciclo
Luna d’argento
Luna di formaggio
La luna magica e fatata
Se ne sta là appesa nel cielo
Nasce e muore
Muore e nasce
Io non credo affatto
che l’Uomo sia mai sceso
sulla luna
Ci arrivó il paladino Astolfo
cavalcando l’Ippogrifo
E ci arrivarono
anche gli intrepidi
Barbicane, Ardan e Nicholl
partoriti dalla mente fervida
di Jules Verne
ma non altri di sicuro
Promesse, promesse…
Ma cosa mai significherà questa parola!
Non mi interessano le promesse formulate da altri…
Io mi riferisco a promesse interiori o a quelle che scaturiscono dal contatto vivificante con la natura
Quando nell'aria senti delle promesse (incerte, a cui non sai dar nome), relative a cose che verranno per te, eventi interiori, trasformazioni, piccole metamorfosi, scoperte e meraviglie, l'incontro transitorio e veloce con un novum che ti sorprende e che ti lascia stranito.
Queste sono le promesse a cui mi riferisco, quelle degli Uomini (e ancora di più quelle dei politicanti) sono solo buone per farci carta igienica!
Ho fatto un sogno
E te pareva!
Molto lungo e articolato, come sempre
Ma ne ricordo solo una parte in cui ero a casa dei nonni paterni
C’era anche il nonno Totò (che stava per Salvatore) per come lo ricordo nei suoi ultimi anni, seduto accanto a me, al tavolo rotondo della stanza da pranzo (tavolo che, all’occorrenza diventava semi-ovale con l’aggiunta d’una estensione centrale).
La nonna Ia (Erminia), come la chiamavo io da bambino (ma anche successivamente i miei cuginetti, nel senso che fui io - primo nipote - a creare quella tradizione), sfaccendava e volteggiava attorno a noi
C’erano altri convitati che non ricordo
Il tavolo era rivestito con una ceratina protettiva decorata con una fantasia policroma di riquadri e cerchi.
Ricordo che io mi affannavo (ma con discrezione) a pulirne a superficie dalle briciole che si erano formate quando avevamo spezzato il pane
Mi accorgevo che una piantina di prezzemolo veniva fuori rigogliosa da una fessura della cerata stessa
Il mio primo impulso, di fronte a tale anomalia, fu quello di strappare via quel piccolo cespo vigoroso, ma poi mi trattenevo e riflettevo
Mi chiedevo se non fosse stata fatta crescere lì a bella posta, in modo che i commensali potessero approvvigionarsi di petrosino (come diciamo noi) fresco e fragrante durante il pasto per decorare e impreziosire le pietanze che si trovavano davanti
Mi accorsi che, quando sfiorai la piantina verde e fragrante con la mano, il nonno prese a fissarmi accigliato con la sua espressione burbera di sempre (quella che io ricordo dal tempo in cui ero piccolo)
Mi fermavo appena in tempo e la mia mano che stava per strapparla si addolciva allora in una postura di morbida carezza alla pianticella
Ma non riuscivo a star fermo: volevo capire qualcosa di più di quella pianta che spuntava e prosperava direttamente dal ripiano del tavolo
Volevo sondarne il mistero, in altri termini
Le mie mani allora frugavano e frugavano sino a strappare parte della cerata davanti a me per scoprire…
Cosa?
Per scoprire che, al disotto di quella cerata, ce n’era un’altra, identica, solo un po’ più sbiadita e consumata
La piantina di prezzemolo attraversava anche quella
Dove pescavano allora le sue radici?
Da dove attingevano i nutrienti necessari alla crescita dei sottili fusti e delle foglie?
Ma non potei andare oltre nella mia esplorazione, perché il nonno Totò mi guardò accigliato, burbero in volto, con quei suoi occhi chiari, un po’ acquosi, mentre la Nonna Ia, strillava e invocava mia madre perché mi punisse per essere stato tanto screanzato
[la nonna Ia era molto permalosa e si rabbuiava per poco, anche se poi era, per altre cose, meravigliosa (per esempio, una volta che ero da loro di mattina, per farmi passare il tempo e per occuparmi, mi fece dei dolcetti squisiti - e solo lei li faceva in quel modo - dalla A alla Z e, cioè, dall’impasto della farina sino alla frittura dei piccoli panzerotti con ripieno di marmellata e alla loro decorazione con lo zucchero ed io man mano che erano pronti mi ci strafogavo…). Tornando al fatto che fosse burbera e permalosa, quando ero proprio piccolo e andavo da loro con i miei (potevo avere circa tre anni), da quella piccola peste che ero, appena arrivavo cominciavo a dire (forse anche a gridare come un ossesso) a modo di saluto: “Nonno Totó e Nonna Ia cacca e pipì!” E ripetevo questa frase all’infinito, suscitando l’ira della nonna che, rivolgendosi alla mamma, diceva: “Non devi permettergli di dire queste cose! Quando lo fa, pungigli la lingua con uno spillo, così s’insegna!”. Ma la mamma che, sul momento, diceva sisì (ma solo per amor di pace) si guardava bene dal mettere in atto un simile suggerimento. Con le parole - con bonomia - cercava sì di convincermi a non farlo, ma poi l’inconveniente si ripeteva egualmente, sino a che la cosa non passó da sola, senza drastici interventi correzionali]
Ho scritto questa breve nota il 15 agosto del 2023 e poi ho trascurato di trasferirla nel mio blog.
In forma di ricordo, l'algoritmo di FB me l'ha riproposta e, dunque, eccola qui.
Preso da smania improvvisa
sono uscito fuori
nel cuore della notte
L’aria è fresca, frizzante
La volta celeste
trapunta di stelle ammiccanti
mi é amica
C’è una musica pulsante
da rave
che arriva sino a me
da qualche parte, più su,
verso la montagna
(staranno facendo una festa o un rave),
insistente, ossessiva, ripetitiva
Mi seggo fuori al fresco
e bevo un goccio d’acqua
assaporandone la frescura
Quando rientro
un riflesso guizza veloce
nel riquadro di vetro
della finestrella della porta
Sobbalzo
(Chi mi sta venendo incontro?)
Ma poi mi riprendo
(Scemo, scemo! Sei solo tu!)
Eppure…
Eppure, subito prima,
un refolo freddo
aveva indugiato sulla mia nuca
e avevo pensato
che vi fossero dei fantasmi danzanti
che volevano giocar con me
Questo ho sognato nelle prime ore del 23 ottobre 2023, dimenticando poi di ritrascriverlo qui nel mio blog.
Quindi, ecco qui, questo recupero che mi è balzato davanti mentre cercavo con l'ausilio del motore di ricerca interno di FB qualche altra cosa
Questa notte
ho lottato a lungo con una mosca
Mi svolazzava attorno
atterrando ogni tanto
sul mio polso,
sulla mano,
sul sopracciglio,
facendomi vento con le alucce
Forse era rimasta sola,
oppure semplicemente
cercava cibo
(e, com'è noto, i piccoli detriti del corpo
sono per le sue congeneri particolarmente succulenti)
Era sempre più brava di me
e scansava i miei colpi
con sopraffina perizia
Ogni tanto passava
vicino al mio orecchio
e il frullo delle alucce
mi risvegliava dal dormiveglia
Non me ne volere, moschina!
Non volevo essere cattivo verso di te
Con quei colpi
che non andavano mai a segno
non volevo farti del male,
ma soltanto indurti a più miti consigli
E nel frattempo ero io
a farmi del male
colpendomi sconsideratamente,
come un folle autolesionista,
sulla faccia,
sugli occhi
sulla crozza pelata
Poi, un ultimo colpo
ti ha centrato e sei caduta a terra,
stecchita
Ma le cose non son finite qui,
poiché subito dopo
è stata la volta d’una zanzara molesta
che ronzava, ronzava
e sempre mi svegliava
e mi svariava
Vuole il Cielo che ci sia un patto
tra me e le zanzare
che non mi pungono mai
poiché il mio sangue lor non piace
(o, forse, mi pungono,
ma non mi irritano la pelle:
sarà il mio sangue che è cattivo per loro)
Cullato dal minuto ronzio,
alla fine,
mi sono addormentato e ho sognato
Ero in un gran teatro
colmo all’inverosimile
Era in corso una rappresentazione teatrale,
una performance realizzata da psico-pazienti
Nella fila davanti a me era seduto
il dottor Francesco Corrao,
il mio psicoanalista d’un tempo,
molto amato nel mio ricordo,
un gigante, un grande,
scomparso prematuramente,
purtroppo
Sono molto contento di vederlo
È sempre eguale,
non é invecchiato per nulla,
anche se oggi dovrebbe essere
già centenario, se non ultra
(come mio padre, del resto)
Vorrei parlargli e riattivare
un antico, fecondo, dialogo
Lui segue la spettacolazione
con attenzione meditativa
e coscienza fluttuante
Alla fine, mi decido
e con il cuore in gola
cerco di attirare la sua attenzione,
con un discreto colpetto sulla spalla
Lui si gira, mi guarda e sorride
Un sorriso buono
e i suoi occhi
mi hanno già scavato dentro
Cerco di spiegargli
che tra i performanti
ci sono anche i miei pazienti
e che abbiamo realizzato tutto
con l’ausilio di altri operatori
della comunità dove lavoro
da un po’ di tempo
E gli indico la persona
che mi sta seduta accanto
che è una psicologa del nostro gruppo
Il dottor Corrao sembra contento
di vedermi e di sentire le mie parole
Mi accorgo che per attirare la sua attenzione
ho girato il mio braccio
attorno al collo della donna
che gli è seduta accanto
Sono imbarazzato e mi scuso
per l’incomodo,
cercando di sciogliere il mio braccio
da quell’incontro ravvicinato del III tipo
Sono davvero contento,
ma non ho tempo
di assaporare la mia gioia
per l’inatteso incontro
La situazione si fa fluida
e va in dissolvenza
Poi, quando mi sono svegliato
la mosca rediviva
era ancora a me vicina
e mi infliggeva il suo tormento
a cura di Diletta La Torre E' stato uno psicoanalista vero, e quindi non soltanto uno psicoanalista, sia pure abile, colto, originale. Nella psicoanalisi ha fatto confluire: la grecità, i filosofi...
Sogni,
sempre sogni,
fortissimamente sogni
Anche questa notte è trascorsa
Io immerso nel sonno
più profondo
accompagnato da un florilegio di sogni
di cui stavolta non ricordo
un’emerita mazza
Vorrei averne salvato almeno
qualche frammento,
come quelle scorie
(pezzi di mobilia,
drappeggi lacerati,
tavole di legno,
vestiti sparsi
e altro)
che emergono dal profondo mare
dopo il naufragio
d’un imponente bastimento
Non c’è niente
stavolta
che possa essere raccolto
e suggerire una storia,
per quanto lacunosa
Eppure, ricordo
che alcuni dei sogni
m'hanno lasciato
con una sensazione
di piacevolezza e di meraviglia
e percepivo la vita e l’energia
pulsare dentro di me
I sogni vengono e vanno,
compaiono all’orizzonte,
riempiono i nostri cieli,
indugiano,
poi si frammentano e si dissolvono,
oppure semplicemente
come grandi vascelli
proseguono nel loro misterioso viaggio
Sono come le nuvole
(ancora De André!)
e, a volte, lasciano il cielo
sgombro, sereno
e d’un intenso azzurro,
bello da contemplare
anche se rimane la nostalgia
proprio di quelle nuvole
che, sino a prima,
lo hanno popolato
E altro non dico
Poi, colpo di coda,
ho questo ricordo!
Sono in un’antica postazione militare costiera
Gabriel mi accompagna
Percorriamo la vecchia strada
che attraversa la fortificazione
collegando le diverse casematte
La strada che si snoda
tra due possenti muraglie difensive
è bellissima,
un vero manufatto artistico,
rivestita di piastrelle colorate e disegnate
che formano una fantasia a patchwork,
non un centimetro quadrato
è libero dalle incrostazioni colorate
C’è un approdo,
dove l’acqua marina è cheta,
d’una trasparenza assoluta
e si vede chiaramente il fondale
con pesci e pescetti
in nuoto pigro
Dico a Gabriel, indicando
una struttura di ferro rugginoso
aggettante sul mare:
Vedi? Qui c’era l’approdo,
il punto dove il comandante in capo
scendeva agilmente
dall’imbarcazione che lo aveva condotto
Gabriel s'immerge in una pozza
poco profonda,
a faccia in avanti,
e mi spruzza gioiosamente,
vorrei protestare, burbero,
ma non lo faccio
Lo lascio fare,
anche se la spruzzaglia fresca
m’infastidisce,
poiché sono accalorato
dalla lunga camminata
Proseguiamo poi
nel nostro cammino,
in esplorazione
Infatti, ero al lavoro
e ne succedevano di tutti i colori
In verità, ero là in un orario insolito,
poiché arrivavo sul posto
di domenica pomeriggio
e tutto, ogni singolo dettaglio,
era sottilmente diverso,
come fossi piombato
in un universo alternativo,
in uno degli infiniti mondi paralleli
Chissà perché!
Chissà come!
C’era un sacco di confusione,
gente che andava,
gente che veniva,
una quantità enorme di personale,
tantissimi colleghi medici
chi in camice bianco e chi no,
che non conoscevo proprio
Nemmeno mi sembrava
di essere nel posto dove lavoro
Provavo un senso di totale estraneità
Eppure, cercavo di adattarmi
C’erano da sbrigare tante incombenze
Come ad esempio,
fare lavare uno reticente a lavarsi,
prelevare il sangue ad un altro,
fare un’elettroencefalogramma ad un terzo,
correre a perdifiato per fare
la manovra di Heimlich
ad uno che si stava strozzando
per aver mangiato strafogandosi,
risolvere problemi,
risolvere problemi come quel Wolf,
e c’è quello che gioca di notte
con i giochini del computer,
c’è quello che vuole una donna
perché non l’ha mai avuta
e minaccia di salire sull’albero
se non viene aiutato,
come fece Ciccio Ingrassia
in quel film di Fellini,
far sì che vengano applicate
certe regole discusse in precedenza
conferire con familiari
difficili e vociferanti,
mantenere sempre un’olimpica calma,
qualche volta adirarsi
come un padre severo,
negoziare,
mediare,
placare gli animi esacerbati
Bisogna essere come Figaro,
Figaro qua, Figaro là,
tutti lo vogliono,
tutti lo cercano
Avevo l’impressione
che non si potesse cavare
un ragno dal buco
Tutte le cose più elementari
richiedevano tempi lunghissimi
per essere espletate correttamente
e, tra l’altro, con continue interruzioni
Sembrava di essere in un luogo
totalmente impazzito
la cui la legge dominante
era quella di Sisifo
In un sogno rivedo molte persone (e amici) del tempo delle ultramaratone
Sono in un luogo che mi è sconosciuto, in attesa - forse - di qualche evento (ma potrebbe anche trattarsi di un raduno di ultramaratoneti di rilevanza nazionale)
Incontro i vertici dell’organizzazione che mi danno anche degli opuscoli nei quali sono annotate le più recenti migliori prestazioni italiane nelle diverse specialità di Ultra; altri opuscoli cerco di stamparli io stesso con mezzi di fortuna, utilizzando una stampante fabbricata al momento Poi, gli uni e gli altri, li esamino comparativamente
Mi ritrovo successivamente in un piccolo negozio, forse un’edicola, perché è pieno di materiale stampato, ovvero quotidiani, periodici patinati, libri, ma anche cartacce informi, a mucchi. Sembrerebbe piuttosto l’antro cadente e polveroso d’un rigattiere
Mi ritrovo assieme a due podiste di mia conoscenza, di cui una è FV, che da tempo non incrocio nemmeno nei social
Parliamo con il titolare del negozio (chiamiamolo così!) il cui nome è Coppelius: è un ometto piccolo e insignificante, con una faccia da furetto e occhi da furbetto che schizzano via in ogni direzione senza guardare mai l’interlocutore. Mi accorgo che è pieno di tatuaggi di cui racconta la storia, parlando del tempo in cui fu a fare la guerra d’Abissinia. Io, tra me e me, penso: Seeeeee! questo non me la conta giusta!
Si indovina, infatti, che è portatore d’un florilegio di tatuaggi anche al di sotto dei vestiti a giudicare dalla molteplicità di quelli che si vedono emergere nelle parti scoperte tipo le mani o anche le caviglie o il collo .
Mi ritrovo a pensare che il tipo abbia qualcosa da nascondere e che forse sia un ex-galeotto, ma che non vuole dire esplicitamente nulla del suo passato turbolento, anche se la sua pelle parla per lui.
I tatuaggi visibili, di cui lui è portatore, sono rozzi, d’un nero carico, assoluto, privo persino di qualsiasi tonalità bluastra, senza alcuna pretesa di grazia o di artisticità; sono semplicemente segni grafici sulla pelle incisi sicuramente non da valenti artigiani del tatuaggio, ma da altri compagni di prigionia o da se stesso, come espressione di iniziazione e appartenenza e con l’utilizzo di strumenti approssimativi e poco adeguati
Usciamo finalmente da quel negozio che era divenuto un po’ asfissiante, soprattutto a causa dell’invadenza appiccicosa del tatuato
Di nuovo alla luce del giorno…
Ci ritroviamo a camminare lungo un’antica muraglia, possente, quasi ciclopica, alta almeno una decina di metri e fatta di grossi massi squadrati, perfettamente combacianti, senza Malta nelle commessure, come nelle antiche costruzioni incaiche
Sono alquanto meravigliato nel vedere questa splendida opera dell’abilità costruttiva e dell'ingegno
Al passaggio, mi rendo conto che vi è dell’acqua che sgorga, ruscellando, da un foro nella pietra (o forse si tratta di una condotta, poiché il bordo del forame è regolarmente rotondo)
Tra le mie cose trovo una grossa palla di roccia, perfettamente levigata. È pesante, come fosse fatta d’un materiale ultra-denso a livello molecolare, fredda e liscia al tatto, di tipologia quasi extraterrestre: non riesco a capire come sia finita tra le mie cose, nella mia bisaccia o tascapane che dir si voglia
Comunque sia, la prendo e, dopo averla soppesata, acceso da un’improvvisa e inarrestabile intuizione, vado verso la muraglia nel punto in cui l’acqua si riversa all’esterno, ruscellando pigramente
Noto che la sfera di pietra che si adatta quasi perfettamente al foro da cui fuoriesce l’acqua: occorre soltanto una minima pressione per farla passare oltre il cercine rotondeggiante che lo delimita. Sembra che sia stata fatta perfettamente su misura
Contemplo la mia opera, osservando che l’acqua non ruscella più in maniera continuativa, e mi allontano soddisfatto
Mentre cammino, proseguendo lungo la mia via sento alle mie spalle un rombo improvviso
Mi giro! Cos’è mai?
Guardo e vedo che da quel foro fuoriesce un getto d’acqua compatto come quello di un geyser
Capisco cos’è accaduto: quella palla di pietra aderisce al condotto, bloccando il passaggio dell’acqua che aldilà dell’ostacolo va accumulando via via pressione, sino a quando questa è tale da determinarne la fuoriuscita con violenza Ho creato un geyser!, mi viene naturale esclamare, consapevole anche di avere fatto una monelleria o di poter aver dato luogo a dei possibili danni a quella muraglia secolare che, per l’incremento della pressione interna da parte della colonna d'acqua, alla lunga, potrebbe subire dei danni e, alla lunga, crollare
Ma nessuno sembra essersi accorto del fenomeno e, così, continuo per la mia strada, consapevole di avere lasciato una mia firma indelebile
Le mura ciclopiche di Sacsayhuamán presso Cusco (o Cuzco) sulle Ande in Perù a 3.555 metri di altezza restano attualmente un grande mistero. Quando i conquistadores spagnoli al seguito di Francis...
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.