È rimasta solo questa traccia del lavoro onirico di questa notte
Arrivavo sulla cima d'un colle, verdissimo
e mi fermavo in un punto panoramico, proprio sul ciglio del pianoro sommitale
La vista sulla vallata sottostante era meravigliosa
“Di qui, messere, si domina la valle”…, dissi senza suono, appena muovendo le labbra
In un piccolo avvallamento erboso siedevano alcuni, direttamente sull’erba morbida e rigogliosa
Erano tutti seduti lì a contemplare il panorama
Alcune pietroni sparsi emergevano dall’erba, dando l’idea che fossero quel che restava delle fondamenta di un edificio che lì sorgeva secoli prima
Mi sedevo lì anch’io, con quegli altri benchè non li conoscessi affatto, anche se il fatto di starmene seduto sull’orlo di un abisso mi rendeva nervoso
Poche parole venivano scambiate tra coloro che erano arrivati prima di me
Coglievo solo frammenti di questa scarna conversazione
Capivo che qualcuno aveva acquistato quel piccolo appezzamento e aveva intenzione di costruirci su una casa utilizzando le fondazioni di quella che c’era stata un tempo
Qualcuno diceva che sarebbe stato duro costruire senza licenza
Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo, o Astolfo, e sfrena il tuo volo dove più ferve l'opera dell'uomo. Però non ingannarmi con false immagini, ma lascia che io veda la verità e possa poi ...
Un giorno quando ero ancora piccoletto, mi padre mi portò - forse in una delle prime nostre uscite in bicicletta assieme: mi aveva insegnato ad anfare in bici ed io arrancavo dietro di lui, cercando di tenere il passo e di uniformarmi alle sue indicazioni - al Cimitero di Santa Maria Gesù. Ci inerpicammo su per quei terrazzamenti quadrati circondati da alti cipessi e affollati di pietre tombali, lapidi e croci e cappelle gentilizie muschiose. Quando la sua ricerca fu finita, ci fermammo e lui mi indicò una lapide di pietra attraversata da una lunga spaccatura diagonale e con delle incisioni sbiadite sulla sua superficie. Mi disse: Questa è la sepoltura di famiglia! Un giorno, quando verrà il mio momento, sarà bello riposare qui n questa pace...
Qyesto sogno è del 10 gigno 2024, un periodo in cui il mio laoro onirico era florido e costante.
Quasi ogni giorno ne avevo uno da trascrivere. ed anche, a volte, più di uno a notte.
E' una cosa che non mi capita al giorno d'oggi, quando - invece - i sogni mi arrivano con il contagocce e con molta parsimonia.
Questo sogno non l'avevo ancora riportato nel mio blog. Ed ora eccolo qua.
Maurizio Crispi (10 giugno 2024)
È uno di quei giorni in cui mi tocca andare al lavoro nella comunità per picchiatelli e strizzacervelli
Mi dice la mamma di Gabriel al telefono che lei non potrà tenerlo perché ha delle lezioni extra da fare e che lui, dunque, dovrà stare con me
Partiamo e facciamo il viaggio alla volta della comunità
Dovremmo essere in auto, vista la distanza (nella realtà), ma nel sogno viaggiamo a piedi
Camminiamo e camminiamo
A volte, trasporto Gabriel sulle spalle per farlo riposare
Altre volte, invece, lui cammina accanto a me senza farsi pregare e, intanto, chiacchieriamo
Alla fine arriviamo: è stato davvero un lungo percorso!
La comunità che appare ai miei occhi è totalmente diversa da quella che avevo lasciato il giorno prima
Mi appare grandissima, enorme, vasta, piena di stanze e anfratti
Tutto é modificato, cambiato, trasformato
Entriamo e c’è un’enorme varietà di locali, tutti confusi e in disordine
É come se fosse stato fatto di recente un trasloco, oppure come se fossero stati consegnati dei nuovi arredi che devono essere ancora disposti nelle stanze
Noto che c’è un’ampia stanza di soggiorno e per attività ricreative dov’è sono stati collocati comodi divani e poltrone
Mi compiaccio di ciò, anche se persino questa stanza trasmette un’impressione di precarietà e provvisorietà
E ancora c'è molta roba ancora imballata oppure accatastata in attesa di utilizzazione, in altre stanze, nei disimpegni e nei corridoi
Tutto quanto appare disposto provvisoriamente e in modo precario
C’è tanta gente che si affaccenda, ma senza costrutto
Negli ampi corridoi si muovono, con grande scroscio, dei carrelli elevatori per trasportare le derrate in arrivo e i colli che sono da stivare o da disimballare
Sembra di essere all’interno di una grande nave cavernosa che si prepara alla partenza per una lunga traversata,
quando - al suo interno - si mescolano passeggeri, visitatori, uomini della ciurma, addetti al carico e allo scarico delle merci e operatori di terra, oltre agli addetti per rifornimento delle scorte di carburante e di acqua potabile
Insomma, ciò che vedo è un autentico pandemonio
Ci sono colleghi medici che non vedo da una vita e non so cosa ci facciano qui, essendo anche loro psichiatri della più bell’acqua e per passare il tempo leggono Il Giornalino di Gianburrasca, per predisporsi a navigare su flutti procellosi
Gabriel è impressionato da questa confusione, dal pandemonio
Dovrei portarlo all’interno della struttura - e già ci siamo all’interno - e ora cerco di arrivare alla mia stanza, ma senza raggiungerla mai
Qui, nella mia stanza, Gabriel dovrebbe trascorrere la maggior parte del tempo della giornata
Mi chiedo come mi sarà possibile lavorare e fare i colloqui con i pazienti o parlare con gli altri operatori, poiché se è presente Gabriel non potrò in alcun modo fare tutto ciò
Ma non è cosa semplice arrivare alla mia stanza, poiché il percorso si fa lungo e tortuoso
Gabriel che, all’inizio pareva ben disposto, é impressionato - forse anche turbato - dalla confusione, dalle novità, dalle tante facce non conosciute e si mette a piangere
Io cerco di consolarlo
Intanto mi chiedo come dovrò fare a gestire questa situazione
Il morbo infuria
L’acqua ci manca
Sul ponte sventola
bandiera bianca
(Dissolvenza)
pandemònio s. m. [dal lat. mod. Pandaemonium (comp. del gr. παν- «pan-» e δαιμόνιον «demonio»), voce coniata da J. Milton (1608-1674) nel poema Paradise lost «Paradiso perduto» per indicare l’immaginaria capitale dell’inferno dove i demonî tengono concilio, da cui l’uso fig. in ital. e in altre lingue]. – Rumore assordante, grande disordine e confusione, putiferio, per lo più in occasione di liti, diverbî, reazioni o proteste troppo vivaci, e sim.: fare, provocare, scatenare un p.; ne nacque un vero p.; se non smettono di darmi fastidio, qui succede un pandemonio!
Un sogno complicato (9 giugno 2025) Qui mi aggiro nei locali di un servizio pubblico che eroga attività sanitarie Non capisco se io sia lì come utente/paziente oppure nella funzione di ...
Quellla che segue è la trascrizione del mio sogno del 9 giugno 2024
L?ho recuperata
Non trascritta qui nel blog
Maurizio Crispi (4 giugno 2024)
Al risveglio,
la mia sensazione
è stata quella di essere stato immerso
in un unico, interminabile, sogno
nel quale mi ritrovavo a fare
sempre le stesse cose
Fare, fare, ma non cose di malaffare
C’era un posto,
forse una tipografia
o anche una Casa Editrice
ed io mi ritrovavo
a gestire o a controllare
la sua visibilità su Internet
Insomma, ero una specie di supervisore
di tutte le attività connesse al sito web
E quindi guardavo,
controllavo,
intervenivo
laddove fosse necessario,
per calibrare meglio le comunicazioni
ed elaborare le strategie
Da questo punto di vista
ero anche un addetto alle pubbliche relazioni
C’erano numerosi colloqui tra me
e il proprietario (e fondatore) dell’attività
Lui mi raccontava anche la sua storia
per farmi capire bene il perché
delle sue scelte attuali
In un lontano passato
aveva militato in un gruppo di estrema sinistra extra-parlamentare,
forse ad orientamento anarchico
e dunque aveva sviluppato
le sue attività editoriali
in funzione di ciò,
mettendole al servizio nella sua fede politica
Nel sogno facevo cose,
trasportavo oggetti,
parlavo con persone,
discutevo in continuazione con il fatidico proprietario,
ma poi ero sempre lì a controllare
le immagini che comparivano nel web
e i contenuti,
i messaggi,
gli articoli,
I saggi,
le discussioni,
le chat
Tutto ciò mi rendeva stanchissimo,
spompato,
esaurito
Non vedevo l’ora di finirla
e di farla finita,
ma ricominciavo sempre da capo
E c’erano sempre
come motivo conduttore,
quelle interminabili conversazioni
e quei confronti
Non ricordo altri dettagli
Poi di nuovo sognavo
Ero in un paese straniero
in regime monarchico
e me ne stavo in attesa d’una qualche cerimonia ufficiale
Di cerimonia ufficiali ce n’erano, in verità, in continuazione,
a bizzeffe
Come al solito
(come capita in alcuni sogni, almeno)
c’è una grande confusione
Io avevo un mio banchetto
dove riponevo tutte le mie cose essenziali,
tra le quali anche schizzi e disegni
relativi ad un qualche progetto che stavo elaborando
Era molto complicato e difficile
tenere in ordine il contenuto del banchetto che era molto particolare,
poiché era fornito d’una ribaltina
la quale faceva anche da chiusura o coperchio
e che, quando veniva aperta di 180°,
lo trasformava in un piccolo scrittoio, lasciando visibile
(e ben accessibile)
l’interno che, allo scopo di riporre comodamente diversi oggetti,
era suddiviso in scomparti di varia grandezza
I piedi di questo banchetto erano pieghevoli,
in modo che quando la ribaltina era chiusa
e i piedi opportunamente ripiegati
il banchetto si trasformava
in una comoda valigia
di formato rettangolare,
delle dimensioni, grosso modo, di una 24 ore
In una gran parte del sogno ero là vicino al banchetto
Mettevo in ordine le cose,
sfaccendavo,
ne cercavo altre che avevo smarrito,
rovistavo,
non concludevo granché
Eravamo fermi
in uno spazio che ci era stato concesso vicino alla camera
dove alloggiavano il Re e la Regina
che, a seconda delle necessità del protocollo cerimoniale
e del programma della giornata,
ne entravano e uscivano
Il protocollo era molto esigente
Non so cosa accade di preciso,
ma in un momento del sogno
qualcuno ci chiama e ci chiede,
in una forma di ospitalità estrema,
di non rimanere a ciondolare lì
ma di prenderci un po’ di riposo
e pertanto di accomodarci
nella parte marginale dello stesso lettone
in cui, al momento,
stanno riposando le loro Maestà
Certo, è una situazione un po’ imbarazzante,
ma non si può rifiutare una simile offerta quando vi è una tale disparità di ruolo
Non si può che accettare,
tenendo l’imbarazzo per se stessi
e facendo buon viso a cattivo gioco
E così mi ritrovo disteso al letto,
la mia compagna la mia sinistra,
il corpo del re la mia destra
Il letto è davvero immenso,
oppure sono io di statura molto bassa rispetto al Re
(si, il corpo di un Re è sempre immenso),
fatto sta che, pur essendo io comodamente sdraiato
e con le gambe bene allungate,
il mio torace rimaneva appena all’altezza delle ginocchia del re
(un letto regale non può che essere grande come una piazza d’armi)
Le loro Maestà
sono profondamente addormentate
e non sembrano essere assolutamente disturbate
dalla nostra intrusione nel regalo giaciglio
Superando il mio imbarazzo,
entravo in quello stato di torpore che prelude al sonno
e, in quel momento, muovo il braccio destro,
allungandolo - alla ricerca di comodità -
e posandolo, mi rendo conto solo dopo,
sul ginocchio del re
che non sembra rendersi conto di nulla
e rimane immobile
Divento improvvisamente lucido
e, con estrema cautela e cercando di non fare frusciare le coltri,
riporto il braccio nella posizione originaria, mettendomi cheto
e provando a ritrovare il sonno,
anche se non è cosa facile
perché il cuore ha cominciato a battere a mille
e mi ritovo a tossire e a scaracchiare rumorosamente
per non parlare del fastidioso prurito
in punta di naso
Faccio degli esercizi di rilassamento,
con dei respiri profondi,
inspiro,
trattengo,
espiro fino a ottenere lo stato fisiologico di relax
che di nuovo prelude al sonno
Ed ecco che, mentre sono addormentato quasi del tutto,
sposto il mio braccio destro sino ad afferrare un piede
(che è quello del re!)
Un tocco,
una stretta affettuosa,
che poi però, purtroppo, diventa costrizione
Mi accorgo che il piede del re si scuote,
cerca di sbarazzarsi di ciò che lo infastidisce
Io, tornato ancora una volta lucido,
ritiro la mia mano,
procedendo velocemente e cautamente al tempo stesso,
ma il danno è ormai fatto:
il re si è svegliato
Ci ritiriamo dal grande letto regalo
in buon ordine,
sperando che il mio ardire
non voluto consapevolmente
non debba portare a conseguenze letali
Ma siamo preparati a tutto
Il re e la regina adesso sono attesi
per una cerimonia ufficiale
e la loro vettura è già nel cortile del palazzo
in attesa che la regale coppia interrompa il suo riposino pomeridiano
Io dentro di me tremo al pensiero della punizione
destinata a coloro che, senza averne il permesso
o senza averne titolo,
osano toccare il corpo del re,
poiché - così facendo - depauperano il potere di guarire del Re
ma - sopratutto - profanano
un ambito sacro ed inviolabile
Il corpo del Re, si sa, è taumaturgico
Forse io che l’ho toccato per ben due volte, guarirò da tutti i mali
Oppure verrò messo a morte
per la mia imperdonabile trasgressione
(Dissolvenza)
Questo sogno mi ha fatto pensare al famoso saggio di Ernst H. Kantorowicz, I due corpi del re. L'idea di regalità nella teologia politica medievale, pubblicato in traduzione da Einaudi sin dal 1997, originariamente pubblicato nel 1954.
(Sinossi nel risvolto di copertina) Agli inizi del XVI secolo un oscuro giurista inglese diede alle stampe una singolare teoria sulla persona del re, già ampiamente diffusa in tutta l'Europa medievale e premoderna: di là dal suo corpo naturale, mortale, soggetto alle malattie e alla vecchiaia, il sovrano dispone anche di un corpo "politico", invisibile, incorruttibile, che mai invecchia, si ammala o muore. In questo secondo corpo, che passa da un re all'altro in una successione virtualmente senza fine, si concentra l'essenza della sovranità, del potere regale. Dalla scoperta di questa finzione giuridica, nasce la ricerca di Kantorowicz attorno al tema medievale del corpo doppio, della "persona ficta" e della "dignitas" immateriale che conferisce l'aureola dell'autorità, la legittimazione stessa del potere. "I due corpi del re" è ormai un classico e non solo della discussione storica e politica: la ricerca di una "dignitas" perpetua, che non muore mai, porta Kantorowicz alla scoperta della più grande, e laica, di queste figure: l'"humanitas", la dignità dell'essere uomo che accompagna, come un corpo mistico e perenne, ogni singolo individuo.
Ma ovviamente vi è un rimando importante al saggio di Marc Bloch, sui Re Taumaturghi
I re taumaturghi erano i sovrani di Francia e Inghilterra ai quali, a partire dal Medioevo, il popolo attribuiva il potere di guarire i malati con il solo tocco delle mani.
Il termine deriva dal greco thauma ("miracolo") ed ergon ("opera"), ovvero "operatori di miracoli".
Questo fenomeno rappresenta l'altra faccia della medesima medaglia teologico-politica espressa dai "due corpi del re": serviva a legittimare l'origine divina del potere regio, elevando il monarca al di sopra dei normali laici.
Il concetto, formulato dallo storico francese Marc Bloch nel suo fondamentale saggio "I Re Taumaturghi" è diventato centrale nella storiografia moderna. I re taumaturghi. Studio sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza dei re particolarmente in Francia e in Inghilterraè il titolo completo di quest'opera (titolo originale: Les Rois thaumaturges. Étude sur le caractère surnaturel attribué à la puissance royale particulièrement en France et en Angleterre), pubblicata nel 1924 (pubblicato da Einaudi nel 1973).
Bloch utilizzò questo mito per inaugurare la "storia delle mentalità", analizzando come una credenza irrazionale potesse condizionare la politica e la società per secoli e secoli.
I re taumaturghi. Studio sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza dei re particolarmente in Francia e in Inghilterra (titolo orig. Les Rois thaumaturges. Étude sur le caractère ...
L'appellativo di re taumaturghi è stato dato ai re francesi e a quelli britannici, ai quali, fino almeno alla prima metà del XVIII secolo, erano popolarmente attribuiti poteri di guarigione dovut...
Un mio amico veniva a trovarmi a casa e mi portava in omaggio un’enorme fascedda di ricotta e, badate, non era una fascedda di plastica come le fanno ora, ma intessuta di fibre vegetali intrecciate, “all’antica”, insomma
Doveva essere una forma di almeno cinque chili
Mi disse che ancora non era pronta e che per farla maturare avrebbe dovuto metterla per qualche tempo in forno
E così fece
Dopo un po’, eccolo di ritorno con la forma di ricotta fumante sformata su di un grande vassoio
Il mio amico era tutto eccitato, ma - al tempo stesso - palesemente in ansia e pieno di timore che la sua ricotta non fosse buona e non superasse dùl prova della "credenza".
La forma di ricotta era cosparsa - chi sa perché! - di ramoscelli secchi e di foglie di carrubo ingiallite, ma forse questi materiali erano le prove della genuinità della sua origine
“Assaggiala!”, mi disse porgendomi una grossa cucchiaia di legno
Io l’afferravo e l’affondavo nella massa della ricotta
Dai! - mi dissi - La consistenza è quella giusta!
Morbida e lievemente spugnosa…
Poi, quella masserella che avevo raccolto nel cavo della cucchiaia la portavo verso il naso e aspiravo a pieni polmoni
Anche l’aroma era quello giusto!
Infine, con un unico gesto la portai alla bocca e ve la accolsi delicatamente, lasciando che la masserella di ricotta venisse schiacciata tra la lingua e il palato, in modo che il suo succo raggiungesse per bene tutte le papille gustative, mentre ad un tempo chiudevo gli occhi per registrare meglio le sensazioni che raggiungevano il bulbo olfattivo e il mio cervello
Anche il sapore era sublime
Mugolai di piacere
Mai assaggiata in vita mia una ricotta più buona!
Aprii gli occhi e vidi che il mio amico mi osservava con la testa un po’ inclinata e l’espressione ansiosa, come in attesa di un verdetto
Lo abbracciai forte e gli dissi: “Questa ricotta è buonissima! Mi hai fatto un regalo meraviglioso!
Lui fu felice del mio abbraccio e delle mie parole e mi disse: “Dai! Mangiane ancora!
Pagina d'entrata Lingua Italiana Consulenza linguistica Risposte ai quesiti Una credenza popolare: la credenza come dispensa Alcuni lettori ci chiedono delucidazioni sull'etimologia della parola ...
Un senso di scoramento
improvviso
al risveglio d’un breve sonno
Non c’è molto da dire
Non c’è molto da fare
Il giorno volge al termine
Eppure, l’ultima luce radente
illumina di sfumature dorate
il corbezzolo davanti alla finestra
Il ronzio fugace di una zanzara
vicino al mio orecchio
Un singolo latrato
mi mette sull’avviso
È tempo
È giunto il momento
We are born when we die
We never die
Maurizi Crispi (6 luglio 2026)
Why say goodbye?
We are born again when we die
But we will never leave our lives
Everything that ever will be
Always has been
And everything that ever has been
Always will be
Ho sognato un catafalco,
un corpo composto su di esso,
le fiamme che ne lambivano la base
e s’accingevano a trasformare tutto
in una pira ardente
Tutt’attorno una folla
ridente e festosa,
non cupa
Finalmente,
la Nera Signora
aveva reciso
il filo della vita
di un uomo malvagio
non meritevole di compassione
e le sue ceneri indegne
di essere date in pasto
ad alcun essere vivente
Maurizio Crispi (31 maggio 2026)
La pira arfente (immagine generata da Meta AI)
É un giorno qualsiasi in comunità
Sono tutti preoccupati per una paziente che ha chiesto di uscire per qualche tempo in autonomia
Molti ritengono che non sia il caso
Chiedono a me di fare una valutazione finale che sia decisiva e dirimente
Parlo con la paziente, un po’ seccato
Possibile mai che anche le più semplici decisioni vengono rimandate al giudizio ultimo del medico?
Parlo con la paziente
Non mi pare di notare alcunché di strano o anomalo
É adeguata, ragionevole, consapevole dei suoi limiti, ma anche fiera delle sue opportunità
Certo, è un po’ eccentrica,ma chi non lo è, in definitiva?
Per convincermi della sua idoneità si esibisce in alcuni esercizi ginnici elaborati e di difficile esecuzione
Io rimango sbalordito per l’impeccabile performance
Comunico a qualcuno della comunità che, a mio avviso, la richiesta della paziente può essere esaudita
Ma, davanti al mio parere, alcuni storcono il muso
Ma allora, perché mi avete chiesto?, faccio io alquanto piccato
Insomma, non si trova una soluzione
Sempre in comunità, cammino con difficoltà
Ho delle scarpe con suola di cuoio, cosa per me assolutamente insolita
Non ho presa sul terreno e i piedi mi scivolano di qua e di là
Ancora peggio è quando mi imbatto in un tratto di pavimento bagnato e scivoloso
Per mantenere l’equilibrio mi ritrovo a compiere dei movimenti a scatti e scomposti, come fossi una marionetta impazzita
Qualcuno - per darmi aiuto - mi tocca con la mano per afferrarmi e impedirmi così di cadere malamente ed io reagisco inviperito, gridando: Non voglio essere toccato da nessuno, nemmeno per una giusta causa!
Dissolvenza
Sono in una casa in mezzo ad un bosco
Da lì, mi muovo per andare a lavorare
L’auto non è nel bosco
Qui le auto sono interdette
Esco di casa per andare al lavoro, correndo al piccolo trotto e portando in un piccolo zaino ciò che mi serve
Questa è la cosa più pratica da fare: raggiungere l’auto parcheggiata fuori dal bosco e da lì guidare
Mi muovo, dunque
La partenza è laboriosa
Non é facile raccogliere nello zaino tutto ciò che mi serve
Parto... dapprima le mie gambe girano impacciate
Poi, meglio
Accidenti! Rifletto - in un’improvvisa epifania - che ho dimenticato le chiavi dell’auto
E per fortuna che me ne sono accorto solo dopo aver percorso appena alcune centinaia di metri!
Ritorno indietro e acciuffo le chiavi
Riparto sempre al piccolo trotto
Dopo circa mezzo chilometro di sentiero accidentato e pieno di ondulazioni: ACC! Ecco che mi ritrovo a pensare di non aver messo nello zaino un’importante fascicolo
Devo tornare indietro, non posso lasciar correre!
Torno faticosamente, questa volta il mio slancio si è sensibilmente attenuato
Ma è una cosa che va fatta!
Lungo la strada del ritorno devo fare i conti con un grosso cane che se ne sta disteso sul sentiero, totalmente mimetizzato allo sguardo. È un grande cagnone, giocoso e giocherellone che decide di accompagnarmi per tutta la strada
Arrivo, prendo ciò che mancava e riparto, un po’ più affannato
Vado anche questa volta, ma la strada mi pesa un po’ di più
Arrivo questa volta quasi alla fine del percorso sterrato in mezzo al bosco
Sono già in vista della piazzola dove ho parcheggiato l’auto e mi ricordo all’improvviso di aver dimenticato qualcosa di essenziale e per forza devo riprendere a percorrere il sentiero all’incontrario Uffa! Non ne posso più!
Questa uscita sta diventando una vera fatica di Sisifo!
Questa volta trovo a casa un caos calmo
Il cane ospite giocherellone che vi avevo lasciato la volta precedente aveva causato un bel po’ di guai con la sua esuberanza e irruenza e, soprattutto, si era piazzato su letto e divani che aveva assunto essere suoi, di sua proprietà unica ed esclusiva
Tento spezzoni di lettura,
ma le palpebre sono pesanti
e la mente non recepisce
Comincia il nuovo giorno
Il sole si affaccia in un tripudio rosseggiante
preparandosi a martellarci anzitempo
Siamo avvolti in una vampa
annunciante apocalissi prossime venture
Il cambiamento climatico è tangibile
La terra è riarsa precocemente,
asciutta
Le nuove plantule aspettano avide
un sorso d'acqua che forse non verrà
Ci sono altri che, in questa catastrofe,
tagliano alberi robusti
azzerando chiome fitte e verdi,
togliendo ombra benefica
e riparo alle creature dell'aria
Forse sono questi i segni
che mi rendono inquieto,
come anche le guerre insensate e prepotenti
e i mattatoi di innocenti e di bambini
La volenza non è solo nelle guerre,
ma si propaga dovunque,
capillarmente
In molte circostanze la violenza,
la prevaricazione,
l'odio
l'intolleranza
sono le risposte immediate,
a corto circuito
Si spara per un nonnulla
Si percuote e si picchia
Si uccide Homo Homini Lupus
Non c'è da stare tranquilli
Se avessi la fede pregherei
chiedendo requie
chiedendo salvezza
Ma non c'è salvezza,
anche se tutto chiede salvezza
Devo fare il check-out in albergo e poi andare a rendere omaggio alla salma di qualcuno che deve essere seppellito di lì a poco
L’operazione non è semplice
Innanzitutto, non mi ricordo più qual’é la stanza dove ho alloggiato; poi, quando finalmente fare ci arrivo, mi ritrovo con un’enorme quantità di carabattole che mi viene difficile gestire
Scendo nella hall e qui c’è una folla invereconda, poiché una comitiva di turisti è appena arrivata e sono tutti in coda per fare il check-in
Intanto, mi accorgo di aver dimenticato qualcosa su in camera e quindi raccolgo tutte le mie cose - o meglio cerco di farlo perché mi cadono da tutte le parti - e ancora una volta ho dimenticato dove si trovi la stanza
Intanto vedo che alcuni miei amici sono già fuori dall’hotel pronti per andare
Io no, e mi ritrovo per giunta ad avere un grosso phon tra le mani, grosso quanto un carrarmato o una piccola astronave e, intanto, tutte le cose continuano a cadermi da ogni parte
Una situazione disperata, ma non seria
O, forse, un’opera buffa
Poi ho sognato di nuovo
Ero in campagna, davanti alla casa
Mi crogiolavo al sole in abito adamitico
All’improvviso sentivo il sordo brontolio del motore di un’auto al di là della cortina degli alberi che rende invisibile il fronte della casa a chi si avvicina al cancello
Mi alzai allora dalla sdraio per poter sbirciare in direzione del cancello
In effetti al di là di esso, chiuso come di norma c’era un auto tipo pandina ferma e con luci di posizione accese
Correvo dentro casa, a culo nudo e disturbato nella mie quiete di prima, gridando: Ale, Ale, c’è un visitatore al cancello!, come a dire: Ale, occupatene tu di questi disturbatori della quiete pubblica!
Ma la mia quiete adamitica era stata demolita irrimediabilmente
Dissolvenza
Un visitatore inatteso (immagine generata da Meta AI)
Alla fine della teoria lunga,
eppur finita,
di anni,
mesi,
giorni,
ore,
minuti,
secondi
la bomba esploderà
e nulla rimarrà
Tic tac
Tic tac
Maurizio Crispi (19 maggio 2026)
Quando cammino
per le vie della città
al mattino presto
mi occorrono sensazioni
uniche, irripetibili
(non sempre però,
si tratta di momenti speciali)
Così...
Un raggio di sole sghembo
che illumina di cromatismi accesi
la facciata di un condominio
La qualità del silenzio quasi assoluto
posato su ogni cosa come una coltre pesante
Il lieve tremito di una foglia ancora giovane
Il volo d'un merlo che cade giù
in planata dal suo nido arboreo
verso il prato sottostante
dove poi saltella vigile
becchettando
Un uomo solo
seduto su di una panchina
nel parco vicino
fermo ad attendere la sua ora
Bottiglie vuote di plastica,
bicchieri di carta
ed altri frammenti colorati
e di indefinibili provenienze
che mulinano nella brezza leggera
e sembrano giocare tra loro
ad inseguirsi a vicenda o a fuggire
l'uno dall'altro
E quel gabbiano che plana in alto,
improvvisamento affaccendato
Sono, queste, istantanee di purezza assoluta
e di rara bellezza
Mi ritrovo a pensare allora
che non vorrei mai perdere l'occasione
di provare ancora queste sensazioni,
ancora e ancora
Questo tipo di esperienza
(che è, assieme, sensoriale e mentale)
- quando occorre -
mi induce a pensare
che vi siano delle buone ragioni per vivere
e del pari delle buone ragioni per non morire
ed anche a sentirmi dispiaciuto nel dover riflettere
che ci sarà un momento in cui
tutto ciò finirà,
quando l'interrutore
passerà alla posizione off,
quando il filo della vita verrà reciso
irrevocabilmente dalla forbice di Atropo
Ma intanto -
ed è questa la salvezza -
si gode e si gioisce dell'ora e del minuto presenti,
sia nella gioia sia nel dolore,
poichè in ambedue i capi del dilemma
sta la vita che di continuo scorre
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.