Sto partecipando ad una riunione per discutere di casi clinici
C’è anche la mia collega Verge, con la quale nella vita reale condividiamo un’esperienza di lavoro
Nel corso della riunione si parla di diversi pazienti e delle loro difficoltà
Ogni tanto esco nel corridoio per osservare cosa succede
In una di queste mie sortite scorgo una paziente che, seduta sul sedere, pattina in avanti verso la stanza in fondo
È contornata da tanti operatori che fanno il tifo per lei e la supportano con le loro incitazioni
Alla fine, con un grande applauso generale, arriva a quella porta e la supera
La porta da raggiungere è una meta salvifica
Non ha nulla a che vedere con "Non aprite quella porta" oppure con "Behind the Green Door"
E' una porta di salvezza e di trasformazione
Rientro nella stanza e sussurro all’orecchio della collega che la paziente ha fatto dei progressi e che, per la prima volta, senza appoggiarsi fisicamente a qualcuno, ha percorso tutto il corridoio senza essere presa da una crisi di panico
E' riuscito in ciò pur avendo adottato uno stile di progressione nel cammino di tipo anaclitico, come quello di chi trovandosi a scendere lungo un pendio montano molto ripido si metta a scivolare sul sedere per evitare di essere colto da vertigini, stando nella posizione eretta
Poi, la riunione continua senza che nessuno degli altri dia abbastanza peso a questo evento
Quando cammino per le strade, la mia attenzione è attirata spesso da piccoli dettagli quali: un pezzetto di plastica, un piccolo foglio di stagnola che forse faceva da incarto ad un cioccolatino, un fermaglio per capelli rotto, una buccia di banana… e l’elenco potrebbe essere, ovviamente, infinito
Alcune cose, per quanto piccole e minute sembrano cristallizzarsi o pietrificarsi, nel senso che diventano parti essenziali del paesaggio che osservo (del mio mindscape) e fulcro attorno a cui tutto sembra ruotare
Rimangono lì dove li ho osservati la prima volta, nessuno li rimuove, di rado vengono accidentalmente spostati e, pur essendo segni dell’impermanenza e della decadenza delle cose, si fanno elementi-simbolo di una paradossale permanenza e resilienza per quanto umile e apparentemente di poco conto
Due settimane fa sono entrate nel mio campo di osservazione le bucce di un’arancia lasciate a mo’ di decorazione sul muretto che costeggia la via Boris Giuliano quasi all’incrocio con via Boris Giuliano (qui a Palermo)
Giorno dopo giorno vanno subendo delle trasformazioni, quei pezzi di buccia: i loro cromatismi si sono alterati e si sono pian piano rinsecchiti: eppure rimangono lì, in quella disposizione casuale che avevano all’inizio che ora non mi pare più casuale, bensì necessaria, e mi appaiono come un elemento nodale di quel paesaggio urbano che attraverso ogni giorno
#fotodimauriziocrispi
Sullo sfondo, un po’ sfocato, si vede Giuseppe, il venditore ambulante, di cui ho già scritto altrove, intento a sistemare il suo banchetto espositivo (in questo giorno la merce era ccostituita solo da ananas e arance)
Da molto tempo
non sono uscito a fotografare l’alba
e oggi l’ho fatto,
sentendo in me un’eco nostalgica
e la mia mente era sgombra
di pensieri e di sogni
Soffiava il vento
Aveva soffiato anche la notte,
a giudicare dal cigolio
della ventola della canna fumaria
Uno spettacolo strepitoso di nubi
e di cieli aperti verso l’orizzonte
s’é disteso davanti ai miei occhi
Isole lontane mi invitavano al viaggio
Un gabbiano solitario s’é levato in alto
e poi planava nel vento
Poi cominciò a piovere a scroscio
e a tuonare
Maurizio Crispi (14 arzo 2026)
Ed ecco, di seguito, le trascrizioni di tre miei sogni del fine settimana scorso, riportati in ordine inverso, cioè dal più recente al più antico
1. Questo sogno è stato sontuoso e non so se riuscirò a trascriverlo tutto quanto senza trascurare alcuni dei suoi elementi
Ero in un posto di mare e mi dirigevo verso una scogliera dalla quale ci si poteva immergere in acqua e, se non ricordo male, c’erano anche delle dune sabbiose da attraversare
Trasportavo sulle mie spalle uno zaino carico di libri e altro materiale da scrittura, (ma questo è nella norma)
Superate le dune arrivavo al mare: era una vista bellissima!
Tra le lingue di sabbia, si erano insinuate delle larghe pozze di acqua limpida e cristallina, quasi delle piccole lagune, e - solo superando queste e altre strisce sabbiose - l si poteva raggiungere il mare aperto che io intravedevo spumeggiante per via delle onde sulla linea dell’orizzonte
Era davvero un paesaggio di fiaba
Lasciavo andare avanti quelli che erano con me, impazienti di immergersi per dedicarsi ai giochi d’acqua e vedevo che cominciavano subito a immergersi in acqua e a saltare tra le onde
Io rimanevo indietro per accorgermi, anche che l’acqua nei punti in cui si doveva passare a guado era fredda di ghiaccio: capivo che non avevo alcuna voglia di immergermi ed essere preso dai brividi
Cosicché, decidevo di tornare indietro verso il centro abitato, percorrendo a ritroso la strada che avevo percorso sino a quel punto
Ma il ritorno era molto più arduo, nel senso che mi ritrovavo a dovere attraversare a guado delle distese d’acqua che prima non c’erano
Qui il percorso era difficile e pieno di insidie, poiché il fondale non era uniforme e c’erano degli improvvisi dislivelli in cui con i piedi non facevo più presa per ritrovarmi ad annaspare nell’acqua per tenere la testa fuori e non bere
Con mio grande disappunto, proprio in uno di questi passaggi perigliosi,, lo zaino era entrato tutto nell’acqua
Temevo per i miei libri, ma quando alla fine riuscii a mettermi in salvo in una zona asciutta sicura e aprii lo zaino pieno di apprensione per verificare l’entità del danno, trassi un respiro di sollievo nel costatare che i libri erano rimasti miracolosamente asciutti
Ripercorrevo tutta la strada all’incontrario, lungo un viale alberato e ombroso che faceva parte del parco di una grande villa antica, monumentale
Vedevo che lungo il viale, in direzione contraria alla mia e dunque verso il mare, sciamava una folla incommensurabile di persone di tutti i tipi, uomini e donne, grandi e piccini, giovani e vecchi, bianchi e neri, di culti diversi, gente strana che solitamente quasi mai ritrovi assieme
Tutti quanti chiassosi e gioiosi si dirigevano verso il mare, portando con sé tutto ciò che solitamente si porta al mare, tipo ombrelloni, borse frigorifere, pile di teli da mare, sdraio, materassini gonfiabili, sandolini e canotti di gomma
Era una folla enorme e sembravano tutti intenti ad una pacifica invasione
Io solitario, ripercorrevo la strada all’inverso sempre con il mio zaino di libri
Arrivavo così alla grande villa monumentale che era, indubbiamente, di grande bellezza
Vedevo arrivare uno che conosco: è il mio vicino di campagna con il quale siamo in amichevoli rapporti
Capivo che era lui l’acquirente della villa e di tutto il territorio che si stendeva dalla villa sino al mare, dune comprese
Il mio vicino era arrivato con tutta la famiglia, moglie e figli, a cui evidentemente voleva illustrare la bellezza della casa e del giardino da lui appena acquistati, ma era visibilmente contrariato nel vedere questa folla variopinta che sciamava attraverso la sua proprietà: dal punto in cui ci eravamo incontrato si vedeva il punto d’ingresso che era un grande cancello di ferro battuto spalancato
Mi diceva lui: “Ma come è possibile che ci sia tuttaquesta gente?”
“Eh!”, facevo io, “non so!”
“Prima non c’era nessuno! Sono spuntati tutti assieme e all’improvviso, questa folla immane, come se tutti si fossero dati convegno per un grande evento!”
Continuavamo a girare per il parco, muovendoci in una direzione opposta rispetto a quella da cui ero venuto io e ci dilettavamo ad osservare che la villa si trovava sul punto prominente d’un promontorio e che, dunque, più in basso vi era anche un’insenatura che forniva approdo alle barche da diporto
Capivo anche che il mio vicino era intenzionato a ormeggiare qui la sua imbarcazione per poter arrivare e andarsene comodamente via mare
Ma anche guardando la comoda insenatura mi appariva indispettito dal riscontrare che vi era una gran folla brulicante di persone e di visitatori non autorizzati ed anche di natanti che formavano una fitta distesa a coprire lo specchio d’acqua tranquillo
Mi diceva che avrebbe dovuto dire qualche parolina a colui che gli aveva venduto il terreno senza metterlo sull’avviso di questo inconveniente
Poi il mio vicino, d’un tratto, scompariva e così pure tutta la sua famiglia e io rimanevo da solo ad aggirarmi nei pressi della grande villa e scoprivo degli edifici adiacenti più bassi che ospitavano una scuola e, forse, un collegio
C’erano infatti molti bambini e ragazzini che giocavano e, in particolar modo, alla guerra, facendo finta di essere asserragliati in un avamposto e di manovrare da esso dei pezzi di artiglieria e delle mitragliere per difendersi dagli aggressori che stavano dall’altra parte ed anch’io con entusiasmo partecipavo al loro gioco in modo creativo, facendo finta di vedere cose che non c’erano nella realtà, così come si fa nei giochi tra i bambini
Poi, continuando ad aggirarmi nel compound, vedevo un edificio che sembrava essere una chiesetta di campagna, con all’interno dei banchi di legno rustico ben allineati e dei portacandele che diffondevano all’interno un vago chiarore tremulo
Davanti all’ingresso della piccola chiesa vi erano delle lastre tombali di pietra, da una di esse mancava un angolo e con orrore mi accorgevo che nello squarcio appariva il volto immobile e cereo di un uomo morto e semi-mummificato
Ero preso da una reazione di orrore e fuggivo via a gambe levate
Ma quella visione rimaneva impressa indelebilmente nella mia mente
2. Ero in viaggio
(A quanto pare è questa una delle condizioni più abituali nei miei scenari onirici)
Zaino in spalla e una borsa a tracolla per gli oggetti di più pronto uso, compresa una macchina fotografica
Arrivavo in una città dove mi sono trovato di frequente in passato
Avevo anche una certa fame ed entravo in un albergo dove, di frequente, andavo ad alloggiare nelle mie trasferte
Salivo sino al quinto piano, dove - in accordo con la mia memoria - era ubicata la breakfast room
Entravo e trovavo un ricco buffet perfettamente allestito, con un’articolata combinazione di dolce e salato
Vedevo delle guantiere colme di patate al forno ben rosolate che subito mi facevano venire l’acquolina in bocca
Non c’erano avventori
Dietro il banco numerosi addetti alla refezione
Anziché servirmi subito (come alcuni avrebbero fatto, sfrontatamente), volli chiedere a qualcuno se potevo far colazione, pur non essendo ospite dell’hotel
Posai a terra lo zaino e la borsa a tracolla
Chiedevo ripetutamente, ma nessuno mi dava conto
Pareva che nemmeno sentissero le mie parole
Come ultimo tentativo, interpellai una donna di mezz’età con un casco di capelli argentati
Con la cortesia, senza essere invadente, spiegandomi
Ma anche costei pareva ignorarmi, deliberatamente
Ero irritato da questa non disponibilità
Pensavo che mi considerassero uno che voleva mangiare a scrocco
Ma no, avevo anche detto che ero disposto a pagare il necessario pur di poter fare colazione
Tentai l’ultima carta, tirando fuori i muscoli e dicendo io faccio questo e quello, sono un professionista, non sapete chi sono io, etc, etc
Il solito repertorio, ma anche questa esibizione non portò a nulla e dunque malgrado la mia forte appetizione rimanevo a bocca asciutta
E qui il sogno andava in dissolvenza
Mi sono ricordato attraverso questo sogno della mia personale camera delle meraviglie di cui poi dirò in altro luogo
3. Sono ad un evento
Dovrebbe essere un qualche tipo di situazione in cui si sta seduti ai tavoli, si mangia e si beve, ed intanto degli oratori si succedono al leggio e parlano
Si tratta dunque di un evento conviviale il cui scopo precipuo è commemorare qualcuno che è morto
Almeno questo mi pare di capire
Non so chi sia il morto
Vorrei sedermi a qualcuno dei tavoli, ma non c’è posto
Le sedie sono tutte occupate e non ne portano altre
C’è una sala adiacente e lì mi sposto pensando di poter trovare un posto a sedere, ma non ce n’é alcuno
Qui gli avventori non fanno parte della congrega conviviale, e sono liberi da qualsiasi obbligo di etichetta
Mangiano infatti a quattro palmenti, da crapuloni
Mi avvicino ad uno dei tavoli occupato da un mangiatore solitario, afferro un tozzo di pane (non raffermo) e me ne vado via sgranocchiandolo
Ritorno nella sala del convito e vedo che la disposizione dei tavoli è stata nel frattempo modificata, anche se l’atteggiamento (e la disposizione d’animo) dei commensali è rimasto eguale e cioè di compunta attesa
Tutto tace, tutto è silenzio, come se la scena fosse fissata in un quadro o in una fotografia
Poi mi ritrovo a parlare con uno che è appena arrivato, un personaggione che sprizza autorità da tutti i pori e mi metto a parlare con lui, ricordandomi che in passato questo tipo mi aveva chiesto qualcosa, forse durante un viaggio in aereo in cui ci eravamo trovati seduti gomito a gomito
Cerco di entrare nelle sue grazie, anche se il suo stile comunicativo non fa per me
Mi sforzo comunque di fare conversazione e gli rifilo un numero di telefono scritto su di un pizzino di carta che mi ritrovavo in mano, come se queste cifre costituissero di per sé una informazione preziosa (l’informazione è tutto)
Poi ricordo di essere già stato qui una volta in un lontano passato
Tra i tavoli ci sono delle buche squadrate e, in considerazione della mancanza di posti a sedere, penso di calarmici dentro e sedermi lì con le spalle appoggiate alla parete e le gambe raccolte al petto
E allora, a partire da questa rappresentazione, ricordo, come in un flashback, che in passato, in una notte buia e tempestosa, mi trovavo proprio in questo posto, povero e solo, e non avendo mezzi di sussistenza, avevo deciso di trascorrere la notte, rintanandomi dentro una di quelle buche (che, detto per inciso, tanto assomigliano a dei loculi cimiteriali)
Forse sono già morto e non lo so
Talvolta, forse, si continua a vivere, ma si è già morti e non si sa di esser morti
E se la vita stessa non fosse altro che un simulacro o un’illusione?
E che solo ogni tanto si levi il sipario, così da mostrarci come le cose sono veramente dietro le quinte della finzione scenica?
L’aria è fresca sulla pelle del volto
Mi carezza lieve le gote
La testa è leggera
come in preda ad una piccola ebbrezza
Il cielo ad Est trascolora,
ma ancora i lampioni brillano di luci
e aloni gialli
Inquieti scheletri
protendono le braccia al cielo
e le multiformi voci degli uccelli
mattinieri
fanno da colonna sonora
Le anime inquiete che di notte
hanno vagato qua e là
ancora senza pace
ritornano ai loro sepolcri
Altre anime rappacificate
salgono al cielo
finalmente libere
Siamo qui
nel nostro quotidiano cammino
avvinti alle catene della Terra
e speriamo, sempre,
in una possibile elevazione
Sogni
Sogni
Molti
Continui
Sovrabbondanti
Discorrevo con qualcuno di ultramaratone
Vedevo una che aveva appena completato un’ultra di 100 km star male all’improvviso, presa da un accesso di vomito
Dopo le gare più impegnative bisogna tornare a casa, che non sempre è vicina, e occorre intraprendere un viaggio di ritorno, motivo per il quale c’è l’assillo delle coincidenze da rispettare
Questa parte delle ultramaratone occupava un sacco di spazio di questo mio sogno, ma ne ricordo soltanto un'impressione generica, senza alcun dettaglio
C’era poi un momento in cui ero sul punto di ritornare a casa
Ero in auto, già in via Lombardia, ma non si procedeva
Le auto erano tutte bloccate
Capivo anche che la strada era stata transennata
Forse era successo qualcosa…
Ma cosa?
Una vera beffa essere bloccato in auto a poche decine di metri dal portone di casa, dopo aver percorso centinaia di chilometri senza che nulla fosse accaduto
Vedevo che alcuni manovravano per uscire dall’inghippo a marcia indietro
Anche io mi adeguavo, pronto per andare alla ricerca di una via di fuga alternativa
(8 marzo 2026)
La casa trasformata
Ho sognato che c’erano dei lavori nella casa di campagna
Era tutto un cantiere
Le mura erano state portate a vivo per creare un nuovo rivestimento
Erano anche state realizzate delle varianti planimetriche e nei dettagli architettonici
Quella più interessante era questa
Per arrivare agli spazi interni della casa c’era uno stretto ingresso con una scaletta altrettanto stretta che scendeva sottoterra; e, quindi, seguendo un angusto e tortuoso passaggio si arrivava ad una fuga di scomodi gradini che portavano di nuovo verso l’alto e, qui, attraverso un varco davvero esiguo, si usciva nella casa vera e propria, dotata di un’ampia terrazza che si affacciava su di un golfo di bellezza sublime, il mare e il cielo indicibilmente azzurri e alcuni alberi fronzuti che delimitavano lo scenario, come in una cartolina
Tutto ciò contrastava con le caratteristiche del percorso che si doveva seguire per giungervi, così cupo e tenebroso, che mi facevano pensare piuttosto all’ingresso di una fortificazione medievale o di un bunker
Ero preoccupato di tutto questo
Pensavo che la mamma avrebbe avuto serie difficoltà a scendere quei ripidi gradini e a percorrere l’angusto cunicolo per arrivare a casa
Pensavo anche alle difficoltà cui sarei andato incontro per portare gli approvvigionamenti o grossi pacchi o i nuovi mobili
Andavo alla ricerca dell’operaio al comando per chiedergli di rendere il passaggio più agevole, per quanto ciò fosse possibile
Quando lo trovavo e gli esponevo le mie perplessità, mi diceva che certamente non poteva mettere dei maniglioni e dei passamano lungo il percorso, ma che - per il resto - avrebbe fatto il possibile per accontentarmi e tenere conto delle mie esigenze
(7 marzo 2026)
La pioggia di pietre
Ho sognato che osservavo il fianco ripido di una montagna, percorso da un sentiero che a stretto tornanti saliva verso la cima
Il pendio era brullo e privo di vegetazione
Vi era però a mezza costa un’enorme ceppaia, il resto di un’enorme quercia che era stata recisa anni prima e che doveva essere così alta da superare la cresta del monte e da lasciare in ombra l’intero pendio con le sue fronde
Pensavo che poter vedere quell’albero gigantesco vivente sarebbe stato semplicemente meraviglioso, forse anche sublime - come ci si può sentire davanti ad uno spettacolo maestoso della natura
Eppure quella meraviglia era stata recisa brutalmente
Dal mio punto di osservazione vedevo dei camminatori, minuti nella prospettiva come soldatini di piombo che sgambettavano lungo il sentiero
Improvvisamente cominciavano a piovere enormi massi, come proiettili che impattando al suolo provocavano dei tonfi violenti e delle vibrazioni che si propagavano sino al mio punto di osservazione
Ad ogni impatto violento faceva seguito una pioggia di pietre e ghiaia
Alcuni di quegli uomini venivano colpiti, altri cercavano di mettersi in salvo, correndo in su o in giù lungo il sentiero
Ma era difficile trovare scampo perché i massi cominciavano a cadere con una frequenza elevata
Alcuni venivano colpiti e quelli che riuscivano a scansare l’impatto dei massi venivano poi travolti dalla frana di pietre minute e di pietrisco
Era una sciagura che tuttavia, allo stesso tempo, era terribile e meravigliosa, come essere davanti ad una manifestazione del Divino imperscrutabile
E c’era poi quell’enorme ceppaia che rimandava all’immagine d'una meravigliosa opera della natura distrutta senza motivo
(10 marzo 2026)
Le bestie feroci
Sono incaricato di scrivere delle relazioni mediche di idoneità e predispongo dei moduli pre-stampati, apponendovi timbro e firma
Poi, all’improvviso, guardando meglio, mi rendo conto che i moduli dicono ben altra cosa e che, pertanto, non sono utilizzabili
Mi metto ad armeggiare davanti allo schermo del PC per stampare i modelli giusti, ma vado incontro a numerose difficoltà
Ciò che è apparentemente semplice risulta essere difficilissimo: non riesco ad andare oltre il salvaschermo che appare nel display ed entrare nel sistema
Prima ero ad un importante convegno organizzato da un’Associazione del Terzo Settore
Io avrei dovuto fare parte di un team che sarebbe dovuto andare a compiere dei sopralluoghi
Ma prima bisognava ascoltare dei discorsi e guardare dei grafici
Del cibo veniva distribuito, panini imbottiti da quel che potevo capire
Tuti ricevevano la loro razione, ma io venni escluso
Chi era incaricato del compito, semplicemente mi ignorò
Cercai di inseguirlo, per chiedergli conto e ragione
Avrei voluto dire (frase fatta): “E che sono? Il figlio della serva, forse!”
Ma nel frattempo quello(a) si era dileguato lasciandomi con un pugno di mosche in mano
C’erano i preparativi da fare per andare in questo luogo misterioso e sconosciuto del quale occorreva costruire le coordinate allo scopo di disporre degli interventi
Salivo e scendevo delle scale per prendere la mia attrezzatura fotografica: c’era sempre qualcosa mancante all’inventario e quindi, come in loop, dovevo iniziare tutto daccapo
Mi giungevano notizie che in questo luogo vi fossero grandi pericoli da affrontare e che era come andare in un parco affollato di bestie feroci senza protezione alcuni
Ma anche: alcune di queste bestie erano orrende chimere, pericolosissime
Ho appena sognato
che qualcuno gli faceva una peretta
per fare uscire da lui
la parte malevola
e renderlo così meno pericoloso
Grande meraviglia!
Come va con la testa
e con il mal di testa?
Trafitture,
aghi e punture di spillo nella capoccia,
colpi di spranga,
telecamere a iosa,
deterrente,
Caramba che vengono a perquisire
e a requisire
Trump!, Trump!, Trump!
è il mio incubo ricorrente
Trump, essere maligno,
demone stolido e demente
Continuiamo con la cura delle perette,
orsù!
Magari, così una parte del Male
da lui defluirà
Altro che Asse del Male!
É lui il vero Asse,
Asse e Parallasse
Ci vuole un Guardiano del Faro,
impassibile e vigile,
ed anche Pazuzu
il potente demone mesopotamico
che possa attivare centurie e centurie
di combattenti-troll
per sconfiggerlo e farlo a pezzettini
E poi, forse, ci vorrebbe anche
il Genio della Lampada
Forse solo così potremo
venirne a capo
di quel Trump demente e folle
Adesso lasciamolo seduto
sul suo WC d’oro massiccio
a spurgare e a spurgarsi
delle maligne essenze
e a blaterare le sue parole folli
e a comandare forsennato
il rilascio di missili e bombe
Ero al Servizio T dove ho lavorato per buona parte della mia carriera
Ma ero qui come outsider
In mancanza degli operatori titolari della postazione dovevo accogliere e prendere in cura un bevitore incallito
Attendevo e, intanto, mi aggiravo per le diverse stanze
Mi erano familiari, ma c’era qualcosa di diverso: per esempio, i quadri alle pareti lo erano di certo
Spesso sono i piccoli dettagli che fanno la differenza
Era, la mia, una lunga attesa
Speravo di incontrare qualcuno degli operatori del tempo passato, ma non arrivava nessuno
Anche il paziente atteso non spuntava mai
Allora uscivo a passeggiare per i vicoli che contornavano la struttura
Sembrava quasi di essere in un suk variopinto pieno di bancarelle che mettevano in mostra mercanzie di ogni genere in mille variazioni policrome
Colori, aromi e suoni si intessevano in un caleidoscopio continuamente mutevole e cangiante; quasi mi stordivano, portandomi verso una sensazione quasi estatica che si tramutava rapidamente in un’esperienza di picco, in cui uscivo fuori da me stesso e mi libravo su tutto, osservando con distacco sereno ciò che continuava ad accadere sotto di me e il brulicare delle diverse attività umane
Questo è un sogno avventuroso di libri
L’avventura è nelle pieghe del sogno, e li rimane, perché ne ricordo solo pochi dettagli
Eppure è questa la sensazione che me ne rimane
Devo andare a prendere un libro in libreria, intesa come “bookshop”
Ma il libro che devo prendere ce l’ho già con me
Dunque?
Che senso c’è?
Quale libro è?
É l’ultimo romanzo di Joe Hill, figlio di cotanto padre
Il volume ce l’ho con me in auto
(Sì, sono in auto!)
Ci fermiamo e andiamo
(Non sono solo. Chi c’è con me? Non so!)
La copia in mio possesso
cerco di nasconderla in auto,
prima che io ne esca,
mettendola fuori dalla vista,
poiché potrebbe attizzare qualche ladro di libri
Mi comporto come se quel libro lo avessi rubato e non l'avessi, piuttosto, legittimamente acquisito
Ma non riesco bene nel mio intento
Inoltre, nel tentativo di ficcarlo sotto il sedile (è un grosso volume di quasi 1000 pagine), si stropiccia tutto
Poi andiamo
Entro e dove mi ritrovo?
Nella libreria che frequentavo sino a poco tempo fa e che poi ha chiuso i battenti per cessata attività
Piena di libri, piena di gente
Mi sento stordito e confuso
Non capisco
Mi sento di essere stato preso in giro
Esco a precipizio e me ne vado
Mi pare di ricordare, però, che per potere entrare si sarebbe dovuto pagare un biglietto oppure una quota di affiliazione
C’erano anche molti quadri in vendita
Gabbiani emettono strani versi di gola,
invisibili al mio sguardo,
arroccati come sono sulle creste di alte svogliere di cemento,
piccioni tubano anch'essi nascosti dalle fronde,
a volte traditi da un frullo d'ali
C'è tutto un indaffarato cinguettio e ciuciuliare di voci
di altri uccelletti in festa
L'alba incombe
Il cielo mi appare
ora ben sgombro di nubi nere e gravide di pioggia
Il freddo mi pungola la testa ignuda
ed erompo in una salva di starnuti tuonanti e dirompenti
che mi lasciano spossato
Ed è questo il mio saluto al nuovo giorno
Maurizio Crispi (24 febbraio 2026)
Nuvole impertinenti all'alba (foto di Maurizio Crispi)
Ho sognato varie cose ripetitive
Ero in loop
e venivano compiute le stesse azioni
e dette le stesse parole
come in un mantra
Forse ero nella comunità per psicopazienti
Bisognava organizzare delle uscite
Uno telefonava dalla sua stanza
e diceva che aveva bisogno
d’un paio di scarpe nuove
E dava istruzioni su come dovevano essere
Io prendevo la cornetta e gli dicevo
che sarebbe stato bene per lui
andare di persona,
assieme ad un operatore
e così fare le sue scelte
Qui io iniziavo una lunga arringa
sulle caratteristiche che avrebbe dovuto
possedere la sua calzatura
Non ricordo bene dove fossimo
Tutti i luoghi attorno
erano contrassegnati da sigle di due lettere
in un turbinio di targhe
ed io non mi ci raccapezzavo più
Anche gli altri operatori
erano fortemente disorientati
Dissolvenza
Maurizio Crispi (22 fbbraio 2022)
Loop (immagine generata da Meta AI)
Una passeggiata mattutina,
poco consueta al sabato mattino,
nuvole,
nugoli,
graffiti di facce ghignanti sui muri,
platani spogli,
gabbiani a guardia
di alte scogliere di cemento,
croci che si stagliano
contro il cielo livido,
panchine de mierda
e ancora nuvole,
palme svettanti
e altri alberi spogli
e topi morti
e monopattini elettrici
sventrati e smembrati
e cartelli irriverenti
Andiam, andiamo
cazzeggiamo,
ridiamo,
scherziamo,
siamo tutti bei bambini
Facciamo la giostra
Facciamo la tarantella
e poi tutti giù per terra!
Facciamo il girotondo
e che caschi il mondo!
Modifichiamo
Salviamo
Esistiamo
E più non diciamo,
alle spalle lasciandoci l’indicibile
I giorni si allungano
Il sole sorge prima
e tramonta più tardi,
andando a svelti passi
verso la fine dell’inverno
Ancora siamo fortunati
a non dover subire un inverno nucleare
e le cronache del dopo bomba
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Il guardiano
Il passeggero
Il compagno di strada
Ubiquitaria e paziente presenza
Non parla mai, però
Tace e guarda,
fresca pupilla, palpebra levata,
sguardo fisso in avanti,
baffo ad arabesco
La gente guarda e passa,
se la ride e se la spassa
Chiede: Chi è costui?
Cosa ci fa costì?
Da quando è salito a bordo,
rispondo io,
più non é voluto scendere
Maurizio Crispi (20 febbraio 2026)
Il guardiano (foto di Maurizio Crispi)
É bello sentire tubare i piccioni
nascosti tra le fronde
É bello sentire il fruscio del vento
É bello avvistare i fiori dell’aloé d’Oriente
già appassiti
É bello sentire il cemento sconnesso
sotto i piedi
É bello tirare avanti giorno dopo giorno,
anche se non accadono grandi eventi,
anche se non si parte
per strabilianti viaggi
É bello ascoltare di prima mattina
un ciddì o un ellepì che da tempo
non mettevi sul piatto
È bello siglare un libro
appena finito di leggere
di primo mattino
La felicità si ritrova nelle piccole cose,
nascosto nelle cui pieghe
un Dio dispensa gioie
e dolori ormetici
Maurizio Crispi (20 febbraio 2026)
Vivere sull’orlo dell’emergenza
e della precarietà
in attesa della crisi imminente
(ogni giorno ce n’é una)
e della catastrofe incombente
Andiamo avanti
e se non é successo nulla
quel giorno
tiriamo un sospiro di sollievo
e voltiamo pagina
La storia non è mai definitiva
e sempre ha da essere riscritta
scritta e riscritta,
narrata e rinarrata,
modulata e rimodulata
A cosa dare rilievo maggiore?
Agli eventi avversi?
Oppure a quelli positivi?
Le circostanze della vita
portano a pensare
che si viva sempre
sull’orlo della tragedia
senza la quale, tuttavia,
non può aversi la percezione
del piacere e della gioia
Maurizio Crispi (18 febbraio 2026)
Vivere sull'orlo del caos (immagine generata da Meta AI)
Al centro di questo sogno c’era un’antica casa di pietre, forse parzialmente distrutta o in fase di ristrutturazione
Ne rimanevano soltanto le mura fatte di grosse pietre tenute insieme dalla malta, mentre il tetto era del tutto scomparso
Macerie e frammenti di coppi ingombravano il pavimento delle diverse stanze
Doveva essere una struttura antichissima, sicuramente plurisecolare, poiché nello spessore delle mura erano incluse anche delle colonne di epoca antecedente e dei grossi monoliti
La casa si trovava su di un pendio montano, nel punto più alto di una cresta, al di là della quale intravedevo seguita una serie di altri edifici in buono stato, digradante verso il basso
La mia era l’ultima della serie e non capivo perché si fosse trasformata in rudere
Attorno il terreno, tutto brullo, s'era trasformato in una pietraia ostile dove nulla cresceva
Pensavo che tutto ciò fosse il frutto di una maledizione o di una contaminazione, come quella determinata dal Colore venuto dallo spazio (Lovecraft) o dell'Area X(VanderMeer)
Avvertivo una forte inquietudine, aggirandomi all’interno del rudere scoperchiato: ero preso da un forte tremore interno ed anche dalla sensazione ominosa che qualcosa di terribile potesse accadere da un momento all’altro
Scoprivo elementi di cui avevo ignorato l’esistenza, come dei passaggi segreti che erano stati murati in tempi più recenti ed anche una scala che scendeva in profondità nelle viscere della montagna e che io non osavo esplorare preso dal timore di imbattermi in presenze oscure che potessero ghermirmi o in ancestrali abitanti nascosti nei penetrali e portatori di indicibile terrore
C’era, tuttavia, anche un senso di meraviglia nell’osservare quelle mura spoglie e nel pensare che quell’edificio brullo sarebbe potuto tornare - attraverso un paziente lavoro di restauro - all’antica bellezza
Prima, però, avrei dovuto capire meglio le cause della sciagura che s’era abbattuta su quella dimora
Ero lì in attesa di un confronto con qualcuno che potesse raccontarmi le antiche storie
Ma nessuno arrivava
Poi, aggirandomi tra le mura scoprivo che da poco era stato avviato un cantiere: erano state erette impalcature, c’erano scale ed attrezzi: avrei voluto parlare con il capomastro, ma non c’era nessuno in vista
Pareva che gli operai fossero arrivati per poi repentinamente scomparire
Perché?
Era forse la maledizione della casa ad interferire sull’avvio dei lavori?
Ed anche questa domanda era destinata a rimanere senza risposta…
Poi, dopo uno stacco, mi ritrovavo a fare un grande lavoro informatico, davanti al computer, per i diversi pazienti e tutte le notazioni cliniche si trasformavano in animazioni, divertenti e piene di vita e colore
Non so come facessi a realizzarle
Venivano fuori così, quasi per incanto, con pochi tocchi soltanto
Erano presenti fanti operatori, tra cui molte persone del mio orizzonte lavorativo, sia del passato lontano, sia del presente
Mi chiedevano come facessi a realizzare queste fantasmagorie di colori e di segni: ed io non sapevo rispondere
Mi consideravano come una specie di mago del computer
Alcuni, in contemporanea, si preparavano per un esame e qualcuno, ripassando le cose più salienti, mi chiedeva la formula del “cocaetilene” e perché questa molecola si formasse
Nel mentre ci portavano delle cibarie e leccornie varie perché potessimo sfamarci mentre continuavamo a lavorare e, tra le molte cose attraenti, io sceglievo un piatto nel quale erano allestiti grossi e sugosi fichi canditi
E c’era anche una certa Mirella che veniva a consultarsi con me, nella quale ravvisavo le fattezze d’una mia amante del lontano passato, e notavo con sorpresa che indossava dei semplici sandali estivi, senza tacco, inappropriati per la stagione, ma che molto donavano ai suoi piedi affusolati
Il cocaetilene è una sostanza farmacologicamente attiva che si forma nel fegato quando una persona assume congiuntamente alcol (etanolo) e cocaina. Vediamo quali sono gli effetti.
L’Area X è un territorio in costante espansione dove un fenomeno sconosciuto altera le leggi della fisica, trasforma gli animali, le piante e manipola lo scorrere del tempo. La Southern Reach è l’agenzia governativa che deve esplorarla e nasconderla all’opinione pubblica. Ma chi o cosa ha generato l’Area X? E qual è il vero scopo della Southern Reach?
L'Area X è un territorio in costante espansione dove un fenomeno sconosciuto altera le leggi della fisica, trasforma gli animali, le piante e manipola lo scorrere del tempo. La Southern Reach è ...
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.