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16 marzo 2026 1 16 /03 /marzo /2026 06:20

Da molto tempo
non sono uscito a fotografare l’alba
e oggi l’ho fatto,
sentendo in me un’eco nostalgica
e la mia mente era sgombra
di pensieri e di sogni
Soffiava il vento
Aveva soffiato anche la notte,
a giudicare dal cigolio
della ventola della canna fumaria
Uno spettacolo strepitoso di nubi
e di cieli aperti verso l’orizzonte
s’é disteso davanti ai miei occhi
Isole lontane mi invitavano al viaggio
Un gabbiano solitario s’é levato in alto
e poi planava nel vento
Poi cominciò a piovere a scroscio
e a tuonare

Maurizio Crispi (14 arzo 2026)

Ed ecco, di seguito, le trascrizioni di tre miei sogni del fine settimana scorso, riportati in ordine inverso, cioè dal più recente al più antico

Pacifica invasione (immagine generata da Meta AI)

1. Questo sogno è stato sontuoso e non so se riuscirò a trascriverlo tutto quanto senza trascurare alcuni dei suoi elementi

Ero in un posto di mare e mi dirigevo verso una scogliera dalla quale ci si poteva immergere in acqua e, se non ricordo male, c’erano anche delle dune sabbiose da attraversare
Trasportavo sulle mie spalle uno zaino carico di libri e altro materiale da scrittura, (ma questo è nella norma)
Superate le dune arrivavo al mare: era una vista bellissima! 
Tra le lingue di sabbia, si erano insinuate delle larghe pozze di acqua limpida e cristallina, quasi delle piccole lagune, e - solo superando queste e altre strisce sabbiose - l si poteva raggiungere il mare aperto che io intravedevo spumeggiante per via delle onde sulla linea dell’orizzonte
Era davvero un paesaggio di fiaba
Lasciavo andare avanti quelli che erano con me, impazienti di immergersi per dedicarsi ai giochi d’acqua e vedevo che cominciavano subito a immergersi in acqua e a saltare tra le onde
Io rimanevo indietro per accorgermi, anche che l’acqua nei punti in cui si doveva passare a guado era fredda di ghiaccio: capivo che non avevo alcuna voglia di immergermi ed essere preso dai brividi
Cosicché, decidevo di tornare indietro verso il centro abitato, percorrendo a ritroso la strada che avevo percorso sino a quel punto
Ma il ritorno era molto più arduo, nel senso che mi ritrovavo a dovere attraversare a guado delle distese d’acqua che prima non c’erano
Qui il percorso era difficile e pieno di insidie, poiché il fondale non era uniforme e c’erano degli improvvisi dislivelli in cui con i piedi non facevo più presa per ritrovarmi ad annaspare nell’acqua per tenere la testa fuori e non bere
Con mio grande disappunto, proprio in uno di questi passaggi perigliosi,, lo zaino era entrato tutto nell’acqua
Temevo per i miei libri, ma quando alla fine riuscii a mettermi in salvo in una zona asciutta sicura e aprii lo zaino pieno di apprensione per verificare l’entità del danno, trassi un respiro di sollievo nel costatare che i libri erano rimasti miracolosamente asciutti
Ripercorrevo tutta la strada all’incontrario, lungo un viale alberato e ombroso che faceva parte del parco di una grande villa antica, monumentale
Vedevo che lungo il viale, in direzione contraria alla mia e dunque verso il mare, sciamava una folla incommensurabile di persone di tutti i tipi, uomini e donne, grandi e piccini, giovani e vecchi, bianchi e neri, di culti diversi, gente strana che solitamente quasi mai ritrovi assieme
Tutti quanti chiassosi e gioiosi si dirigevano verso il mare, portando con sé tutto ciò che solitamente si porta al mare, tipo ombrelloni, borse frigorifere, pile di teli da mare, sdraio, materassini gonfiabili, sandolini e canotti di gomma
Era una folla enorme e sembravano tutti intenti ad una pacifica invasione
Io solitario, ripercorrevo la strada all’inverso sempre con il mio zaino di libri
Arrivavo così alla grande villa monumentale che era, indubbiamente, di grande bellezza
Vedevo arrivare uno che conosco: è il mio vicino di campagna con il quale siamo in amichevoli rapporti
Capivo che era lui l’acquirente della villa e di tutto il territorio che si stendeva dalla villa sino al mare, dune comprese
Il mio vicino era arrivato con tutta la famiglia, moglie e figli, a cui evidentemente voleva illustrare la bellezza della casa e del giardino da lui appena acquistati, ma era visibilmente contrariato nel vedere questa folla variopinta che sciamava attraverso la sua proprietà: dal punto in cui ci eravamo incontrato si vedeva il punto d’ingresso che era un grande cancello di ferro battuto spalancato
Mi diceva lui: “Ma come è possibile che ci sia tuttaquesta gente?”
“Eh!”, facevo io, “non so!”
“Prima non c’era nessuno! Sono spuntati tutti assieme e all’improvviso, questa folla immane, come se tutti si fossero dati convegno per un grande evento!”
Continuavamo a girare per il parco, muovendoci in una direzione opposta rispetto a quella da cui ero venuto io e ci dilettavamo ad osservare che la villa si trovava sul punto prominente d’un promontorio e che, dunque, più in basso vi era anche un’insenatura che forniva approdo alle barche da diporto
Capivo anche che il mio vicino era intenzionato a ormeggiare qui la sua imbarcazione per poter arrivare e andarsene comodamente via mare
Ma anche guardando la comoda insenatura mi appariva indispettito dal riscontrare che vi era una gran folla brulicante di persone e di visitatori non autorizzati ed anche di natanti che formavano una fitta distesa a coprire lo specchio d’acqua tranquillo
Mi diceva che avrebbe dovuto dire qualche parolina a colui che gli aveva venduto il terreno senza metterlo sull’avviso di questo inconveniente
Poi il mio vicino, d’un tratto, scompariva e così pure tutta la sua famiglia e io rimanevo da solo ad aggirarmi nei pressi della grande villa e scoprivo degli edifici adiacenti più bassi che ospitavano una scuola e, forse, un collegio
C’erano infatti molti bambini e ragazzini che giocavano e, in particolar modo, alla guerra, facendo finta di essere asserragliati in un avamposto e di manovrare da esso dei pezzi di artiglieria e delle mitragliere per difendersi dagli aggressori che stavano dall’altra parte ed anch’io con entusiasmo partecipavo al loro gioco in modo creativo, facendo finta di vedere cose che non c’erano nella realtà, così come si fa nei giochi tra i bambini
Poi, continuando ad aggirarmi nel compound, vedevo un edificio che sembrava essere una chiesetta di campagna, con all’interno dei banchi di legno rustico ben allineati e dei portacandele che diffondevano all’interno un vago chiarore tremulo
Davanti all’ingresso della piccola chiesa vi erano delle lastre tombali di pietra, da una di esse mancava un angolo e con orrore mi accorgevo che nello squarcio appariva il volto immobile e cereo di un uomo morto e semi-mummificato
Ero preso da una reazione di orrore e fuggivo via a gambe levate

Ma quella visione rimaneva impressa indelebilmente nella mia mente

in viaggio con zaino in spalla (immagine generata da Meta AI)

2. Ero in viaggio
(A quanto pare è questa una delle condizioni più abituali nei miei scenari onirici)
Zaino in spalla e una borsa a tracolla per gli oggetti di più pronto uso, compresa una macchina fotografica
Arrivavo in una città dove mi sono trovato di frequente in passato
Avevo anche una certa fame ed entravo in un albergo dove, di frequente, andavo ad alloggiare nelle mie trasferte
Salivo sino al quinto piano, dove - in accordo con la mia memoria - era ubicata la breakfast room
Entravo e trovavo un ricco buffet perfettamente allestito, con un’articolata combinazione di dolce e salato
Vedevo delle guantiere colme di patate al forno ben rosolate che subito mi facevano venire l’acquolina in bocca
Non c’erano avventori
Dietro il banco numerosi addetti alla refezione
Anziché servirmi subito (come alcuni avrebbero fatto, sfrontatamente), volli chiedere a qualcuno se potevo far colazione, pur non essendo ospite dell’hotel
Posai a terra lo zaino e la borsa a tracolla
Chiedevo ripetutamente, ma nessuno mi dava conto
Pareva che nemmeno sentissero le mie parole
Come ultimo tentativo, interpellai una donna di mezz’età con un casco di capelli argentati
Con la cortesia, senza essere invadente, spiegandomi
Ma anche costei pareva ignorarmi, deliberatamente
Ero irritato da questa non disponibilità
Pensavo che mi considerassero uno che voleva mangiare a scrocco
Ma no, avevo anche detto che ero disposto a pagare il necessario pur di poter fare colazione
Tentai l’ultima carta, tirando fuori i muscoli e dicendo io faccio questo e quello, sono un professionista, non sapete chi sono io, etc, etc
Il solito repertorio, ma anche questa esibizione non portò a nulla e dunque malgrado la mia forte appetizione rimanevo a bocca asciutta

E qui il sogno andava in dissolvenza

Mi sono ricordato attraverso questo sogno della mia personale camera delle meraviglie di cui poi dirò in altro luogo

 

 

Un lontano passato (immagine generata da Meta AI)

3. Sono ad un evento

Dovrebbe essere un qualche tipo di situazione in cui si sta seduti ai tavoli, si mangia e si beve, ed intanto degli oratori si succedono al leggio e parlano
Si tratta dunque di un evento conviviale il cui scopo precipuo è commemorare qualcuno che è morto
Almeno questo mi pare di capire
Non so chi sia il morto
Vorrei sedermi a qualcuno dei tavoli, ma non c’è posto
Le sedie sono tutte occupate e non ne portano altre
C’è una sala adiacente e lì mi sposto pensando di poter trovare un posto a sedere, ma non ce n’é alcuno
Qui gli avventori non fanno parte della congrega conviviale, e sono liberi da qualsiasi obbligo di etichetta
Mangiano infatti a quattro palmenti, da crapuloni
Mi avvicino ad uno dei tavoli occupato da un mangiatore solitario, afferro un tozzo di pane (non raffermo) e me ne vado via sgranocchiandolo
Ritorno nella sala del convito e vedo che la disposizione dei tavoli è stata nel frattempo modificata, anche se l’atteggiamento (e la disposizione d’animo) dei commensali è rimasto eguale e cioè di compunta attesa
Tutto tace, tutto è silenzio, come se la scena fosse fissata in un quadro o in una fotografia
Poi mi ritrovo a parlare con uno che è appena arrivato, un personaggione che sprizza autorità da tutti i pori e mi metto a parlare con lui, ricordandomi che in passato questo tipo mi aveva chiesto qualcosa, forse durante un viaggio in aereo in cui ci eravamo trovati seduti gomito a gomito
Cerco di entrare nelle sue grazie, anche se il suo stile comunicativo non fa per me
Mi sforzo comunque di fare conversazione e gli rifilo un numero di telefono scritto su di un pizzino di carta che mi ritrovavo in mano, come se queste cifre costituissero di per sé una informazione preziosa (l’informazione è tutto)
Poi ricordo di essere già stato qui una volta in un lontano passato
Tra i tavoli ci sono delle buche squadrate e, in considerazione della mancanza di posti a sedere, penso di calarmici dentro e sedermi lì con le spalle appoggiate alla parete e le gambe raccolte al petto
E allora, a partire da questa rappresentazione, ricordo, come in un flashback, che in passato, in una notte buia e tempestosa, mi trovavo proprio in questo posto, povero e solo, e non avendo mezzi di sussistenza, avevo deciso di trascorrere la notte, rintanandomi dentro una di quelle buche (che, detto per inciso, tanto assomigliano a dei loculi cimiteriali)

Forse sono già morto e non lo so
Talvolta, forse, si continua a vivere, ma si è già morti e non si sa di esser morti
E se la vita stessa non fosse altro che un simulacro o un’illusione?
E che solo ogni tanto si levi il sipario, così da mostrarci come le cose sono veramente dietro le quinte della finzione scenica?

Dissolvenza

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9 marzo 2026 1 09 /03 /marzo /2026 06:00
Immagine generata da Meta AI

Impasse

Sogni
Sogni
Molti
Continui
Sovrabbondanti
Discorrevo con qualcuno di ultramaratone
Vedevo una che aveva appena completato un’ultra di 100 km star male all’improvviso, presa da un accesso di vomito
Dopo le gare più impegnative bisogna tornare a casa, che non sempre è vicina, e occorre intraprendere un viaggio di ritorno, motivo per il quale c’è l’assillo delle coincidenze da rispettare
Questa parte delle ultramaratone occupava un sacco di spazio di questo mio sogno, ma ne ricordo soltanto un'impressione generica, senza alcun dettaglio
C’era poi un momento in cui ero sul punto di ritornare a casa
Ero in auto, già in via Lombardia, ma non si procedeva
Le auto erano tutte bloccate
Capivo anche che la strada era stata transennata
Forse era successo qualcosa…
Ma cosa?
Una vera beffa essere bloccato in auto a poche decine di metri dal portone di casa, dopo aver percorso centinaia di chilometri senza che nulla fosse accaduto
Vedevo che alcuni manovravano per uscire dall’inghippo a marcia indietro
Anche io mi adeguavo, pronto per andare alla ricerca di una via di fuga alternativa

(8 marzo 2026)

Antiche scale e sottopassi (immagine generata da Meta AI)

La casa trasformata

Ho sognato che c’erano dei lavori nella casa di campagna
Era tutto un cantiere
Le mura erano state portate a vivo per creare un nuovo rivestimento
Erano anche state realizzate delle varianti planimetriche e nei dettagli architettonici
Quella più interessante era questa
Per arrivare agli spazi interni della casa c’era uno stretto ingresso con una scaletta altrettanto stretta che scendeva sottoterra; e, quindi, seguendo un angusto e tortuoso passaggio si arrivava ad una fuga di scomodi gradini che portavano di nuovo verso l’alto e, qui, attraverso un varco davvero esiguo, si usciva nella casa vera e propria, dotata di un’ampia terrazza che si affacciava su di un golfo di bellezza sublime, il mare e il cielo indicibilmente azzurri e alcuni alberi fronzuti che delimitavano lo scenario, come in una cartolina
Tutto ciò contrastava con le caratteristiche del percorso che si doveva seguire per giungervi, così cupo e tenebroso, che mi facevano pensare piuttosto all’ingresso di una fortificazione medievale o di un bunker
Ero preoccupato di tutto questo
Pensavo che la mamma avrebbe avuto serie difficoltà a scendere quei ripidi gradini e a percorrere l’angusto cunicolo per arrivare a casa
Pensavo anche alle difficoltà cui sarei andato incontro per portare gli approvvigionamenti o grossi pacchi o i nuovi mobili
Andavo alla ricerca dell’operaio al comando per chiedergli di rendere il passaggio più agevole, per quanto ciò fosse possibile
Quando lo trovavo e gli esponevo le mie perplessità, mi diceva che certamente non poteva mettere dei maniglioni e dei passamano lungo il percorso, ma che - per il resto - avrebbe fatto il possibile per accontentarmi e tenere conto delle mie esigenze

(7 marzo 2026)

Pioggia di balati  (immagine costruita da Meta AI)

La pioggia di pietre

Ho sognato che osservavo il fianco ripido di una montagna, percorso da un sentiero che a stretto tornanti saliva verso la cima
Il pendio era brullo e privo di vegetazione
Vi era però a mezza costa un’enorme ceppaia, il resto di un’enorme quercia che era stata recisa anni prima e che doveva essere così alta da superare la cresta del monte e da lasciare in ombra l’intero pendio con le sue fronde
Pensavo che poter vedere quell’albero gigantesco vivente sarebbe stato semplicemente meraviglioso, forse anche sublime - come ci si può sentire davanti ad uno spettacolo maestoso della natura
Eppure quella meraviglia era stata recisa brutalmente
Dal mio punto di osservazione vedevo dei camminatori, minuti nella prospettiva come soldatini di piombo che sgambettavano lungo il sentiero
Improvvisamente cominciavano a piovere enormi massi, come proiettili che impattando al suolo provocavano dei tonfi violenti e delle vibrazioni che si propagavano sino al mio punto di osservazione
Ad ogni impatto violento faceva seguito una pioggia di pietre e ghiaia
Alcuni di quegli uomini venivano colpiti, altri cercavano di mettersi in salvo, correndo in su o in giù lungo il sentiero
Ma era difficile trovare scampo perché i massi cominciavano a cadere con una frequenza elevata
Alcuni venivano colpiti e quelli che riuscivano a scansare l’impatto dei massi venivano poi travolti dalla frana di pietre minute e di pietrisco
Era una sciagura che tuttavia, allo stesso tempo, era terribile e meravigliosa, come essere davanti ad una manifestazione del Divino imperscrutabile
E c’era poi quell’enorme ceppaia che rimandava all’immagine d'una meravigliosa opera della natura distrutta senza motivo

 

(10 marzo 2026)
 

Un mondo popolato da bestie feroci (immagine generata da Meta AI)

Le bestie feroci

Sono incaricato di scrivere delle relazioni mediche di idoneità e predispongo dei moduli pre-stampati, apponendovi timbro e firma
Poi, all’improvviso, guardando meglio, mi rendo conto che i moduli dicono ben altra cosa e che, pertanto, non sono utilizzabili
Mi metto ad armeggiare davanti allo schermo del PC per stampare i modelli giusti, ma vado incontro a numerose difficoltà 
Ciò che è apparentemente semplice risulta essere difficilissimo: non riesco ad andare oltre il salvaschermo che appare nel display ed entrare nel sistema
Prima ero ad un importante convegno organizzato da un’Associazione del Terzo Settore
Io avrei dovuto fare parte di un team che sarebbe dovuto andare a compiere dei sopralluoghi
Ma prima bisognava ascoltare dei discorsi e guardare dei grafici
Del cibo veniva distribuito, panini imbottiti da quel che potevo capire
Tuti ricevevano la loro razione, ma io venni escluso
Chi era incaricato del compito, semplicemente mi ignorò
Cercai di inseguirlo, per chiedergli conto e ragione
Avrei voluto dire (frase fatta): “E che sono? Il figlio della serva, forse!”
Ma nel frattempo quello(a) si era dileguato lasciandomi con un pugno di mosche in mano
C’erano i preparativi da fare per andare in questo luogo misterioso e sconosciuto del quale occorreva costruire le coordinate allo scopo di disporre degli interventi
Salivo e scendevo delle scale per prendere la mia attrezzatura fotografica: c’era sempre qualcosa mancante all’inventario e quindi, come in loop, dovevo iniziare tutto daccapo
Mi giungevano notizie che in questo luogo vi fossero grandi pericoli da affrontare e che era come andare in un parco affollato di bestie feroci senza protezione alcuni
Ma anche: alcune di queste bestie erano orrende chimere, pericolosissime


(4 marzo 2026)

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7 marzo 2026 6 07 /03 /marzo /2026 06:11
Trum Narciso maligno

Trump è narciso maligno

Ho appena sognato 
che qualcuno gli faceva una peretta
per fare uscire da lui
la parte malevola
e renderlo così meno pericoloso

Grande meraviglia!
Come va con la testa
e con il mal di testa?
Trafitture,
aghi e punture di spillo nella capoccia,
colpi di spranga, 
telecamere a iosa,
deterrente,
Caramba che vengono a perquisire
e a requisire
Trump!, Trump!, Trump!
è il mio incubo ricorrente

Trump, essere maligno,
demone stolido e demente

Continuiamo con la cura delle perette,
orsù!
Magari, così una parte del Male 
da lui defluirà 
Altro che Asse del Male!
É lui il vero Asse,
Asse e Parallasse
Ci vuole un Guardiano del Faro,
impassibile e vigile,
ed anche Pazuzu 
il potente demone mesopotamico
che possa attivare centurie e centurie
di combattenti-troll
per sconfiggerlo e farlo a pezzettini
E poi, forse, ci vorrebbe anche 
il Genio della Lampada

Forse solo così potremo
venirne a capo
di quel Trump demente e folle

Adesso lasciamolo seduto 
sul suo WC d’oro massiccio
a spurgare e a spurgarsi
delle maligne essenze
e a blaterare le sue parole folli 
e a comandare forsennato
il rilascio di missili e bombe

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28 febbraio 2026 6 28 /02 /febbraio /2026 11:49
Bazar (immagine generata da Meta AI)

Ero al Servizio T dove ho lavorato per buona parte della mia carriera
Ma ero qui come outsider
In mancanza degli operatori titolari della postazione dovevo accogliere e prendere in cura un bevitore incallito
Attendevo e, intanto, mi aggiravo per le diverse stanze
Mi erano familiari, ma c’era qualcosa di diverso: per esempio, i quadri alle pareti lo erano di certo
Spesso sono i piccoli dettagli che fanno la differenza
Era, la mia, una lunga attesa
Speravo di incontrare qualcuno degli operatori del tempo passato, ma non arrivava nessuno
Anche il paziente atteso non spuntava mai
Allora uscivo a passeggiare per i vicoli che contornavano la struttura
Sembrava quasi di essere in un suk variopinto pieno di bancarelle che mettevano in mostra mercanzie di ogni genere in mille variazioni policrome
Colori, aromi e suoni si intessevano in un caleidoscopio continuamente mutevole e cangiante; quasi mi stordivano, portandomi verso una sensazione quasi estatica che si tramutava rapidamente in un’esperienza di picco, in cui uscivo fuori da me stesso e mi libravo su tutto, osservando con distacco sereno ciò che continuava ad accadere sotto di me e il brulicare delle diverse attività umane


Dissolvenza

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26 febbraio 2026 4 26 /02 /febbraio /2026 05:41
Strada di notte (foto di Maurizio Crispi)

Questo è un sogno avventuroso di libri
L’avventura è nelle pieghe del sogno, e li rimane, perché ne ricordo solo pochi dettagli
Eppure è questa la sensazione che me ne rimane
Devo andare a prendere un libro in libreria, intesa come “bookshop”
Ma il libro che devo prendere ce l’ho già con me
Dunque?
Che senso c’è?
Quale libro è?
É l’ultimo romanzo di Joe Hill, figlio di cotanto padre
Il volume ce l’ho con me in auto
(Sì, sono in auto!)
Ci fermiamo e andiamo
(Non sono solo. Chi c’è con me? Non so!)
La copia in mio possesso 
cerco di nasconderla in auto, 
prima che io ne esca,
mettendola fuori dalla vista,
poiché potrebbe attizzare qualche ladro di libri
Mi comporto come se quel libro lo avessi rubato e non l'avessi, piuttosto, legittimamente acquisito
Ma non riesco bene nel mio intento
Inoltre, nel tentativo di ficcarlo sotto il sedile (è un grosso volume di quasi 1000 pagine), si stropiccia tutto
Poi andiamo
Entro e dove mi ritrovo?
Nella libreria che frequentavo sino a poco tempo fa e che poi ha chiuso i battenti per cessata attività 
Piena di libri, piena di gente
Mi sento stordito e confuso
Non capisco
Mi sento di essere stato preso in giro
Esco a precipizio e me ne vado
Mi pare di ricordare, però, che per potere entrare si sarebbe dovuto pagare un biglietto oppure una quota di affiliazione
C’erano anche molti quadri in vendita

Dissolvenza

 

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24 febbraio 2026 2 24 /02 /febbraio /2026 06:37

C'è qualcosa nell'aria

Aria fresca e pungente del primo mattino

Gabbiani emettono strani versi di gola,
invisibili al mio sguardo,
arroccati come sono sulle creste di alte svogliere di cemento,
piccioni tubano anch'essi nascosti dalle fronde,
a volte traditi da un frullo d'ali
C'è tutto un indaffarato cinguettio e ciuciuliare di voci
di altri uccelletti in festa

L'alba incombe
Il cielo mi appare
ora ben sgombro di nubi nere e gravide di pioggia

Il freddo mi pungola la testa ignuda
ed erompo in una salva di starnuti tuonanti e dirompenti
che mi lasciano spossato

Ed è questo il mio saluto al nuovo giorno

Maurizio Crispi (24 febbraio 2026)

Nuvole impertinenti all'alba (foto di Maurizio Crispi)

Nuvole impertinenti all'alba (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato varie cose ripetitive

Ero in loop
e venivano compiute le stesse azioni
e dette le stesse parole
come in un mantra
Forse ero nella comunità per psicopazienti
Bisognava organizzare delle uscite
Uno telefonava dalla sua stanza
e diceva che aveva bisogno
d’un paio di scarpe nuove
E dava istruzioni su come dovevano essere
Io prendevo la cornetta e gli dicevo
che sarebbe stato bene per lui
andare di persona,
assieme ad un operatore
e così fare le sue scelte
Qui io iniziavo una lunga arringa
sulle caratteristiche che avrebbe dovuto
possedere la sua calzatura
Non ricordo bene dove fossimo
Tutti i luoghi attorno
erano contrassegnati da sigle di due lettere
in un turbinio di targhe
ed io non mi ci raccapezzavo più
Anche gli altri operatori
erano fortemente disorientati
Dissolvenza

Maurizio Crispi (22 fbbraio 2022)

Loop (immagine generata da Meta AI)

Loop (immagine generata da Meta AI)

Nuvole di primo mattino

Una passeggiata mattutina,
poco consueta al sabato mattino,
nuvole,
nugoli,
graffiti di facce ghignanti sui muri, 
platani spogli,
gabbiani a guardia 
di alte scogliere di cemento,
croci che si stagliano
contro il cielo livido,
panchine de mierda
e ancora nuvole,
palme svettanti
e altri alberi spogli
e topi morti
e monopattini elettrici
sventrati e smembrati
e cartelli irriverenti

Andiam, andiamo
cazzeggiamo,
ridiamo,
scherziamo,
siamo tutti bei bambini
Facciamo la giostra
Facciamo la tarantella 
e poi tutti giù per terra!
Facciamo il girotondo
e che caschi il mondo!
Modifichiamo
Salviamo
Esistiamo

E più non diciamo,
alle spalle lasciandoci l’indicibile

I giorni si allungano
Il sole sorge prima
e tramonta più tardi,
andando a svelti passi
verso la fine dell’inverno

Ancora siamo fortunati
a non dover subire un inverno nucleare
e le cronache del dopo bomba

Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)

Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)

Il guardiano
Il passeggero
Il compagno di strada
Ubiquitaria e paziente presenza
Non parla mai, però
Tace e guarda,
fresca pupilla, palpebra levata,
sguardo fisso in avanti,
baffo ad arabesco
La gente guarda e passa,
se la ride e se la spassa
Chiede: Chi è costui?
Cosa ci fa costì?

Da quando è salito a bordo,
rispondo io,
più non é voluto scendere

Maurizio Crispi (20 febbraio 2026)

Il guardiano (foto di Maurizio Crispi)

Il guardiano (foto di Maurizio Crispi)

É bello sentire tubare i piccioni
nascosti tra le fronde
É bello sentire il fruscio del vento
É bello avvistare i fiori dell’aloé d’Oriente
già appassiti
É bello sentire il cemento sconnesso
sotto i piedi
É bello tirare avanti giorno dopo giorno,
anche se non accadono grandi eventi,
anche se non si parte
per strabilianti viaggi
É bello ascoltare di prima mattina
un ciddì o un ellepì che da tempo
non mettevi sul piatto
È bello siglare un libro
appena finito di leggere
di primo mattino
La felicità si ritrova nelle piccole cose,
nascosto nelle cui pieghe
un Dio dispensa gioie
e dolori ormetici

Maurizio Crispi (20 febbraio 2026)

Impressioni e divagazioni

Vivere sull’orlo dell’emergenza
e della precarietà
in attesa della crisi imminente
(ogni giorno ce n’é una)
e della catastrofe incombente
Andiamo avanti
e se non é successo nulla
quel giorno
tiriamo un sospiro di sollievo
e voltiamo pagina
La storia non è mai definitiva
e sempre ha da essere riscritta
scritta e riscritta,
narrata e rinarrata,
modulata e rimodulata
A cosa dare rilievo maggiore?
Agli eventi avversi?
Oppure a quelli positivi?
Le circostanze della vita
portano a pensare
che si viva sempre
sull’orlo della tragedia
senza la quale, tuttavia,
non può aversi la percezione
del piacere e della gioia

Maurizio Crispi (18 febbraio 2026)

Vivere sull'orlo del caos (immagine generata da Meta AI)

Vivere sull'orlo del caos (immagine generata da Meta AI)

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17 febbraio 2026 2 17 /02 /febbraio /2026 07:46
Antiche mura (immagine generata con Meta AI

Al centro di questo sogno c’era un’antica casa di pietre, forse parzialmente distrutta o in fase di ristrutturazione
Ne rimanevano soltanto le mura fatte di grosse pietre tenute insieme dalla malta, mentre il tetto era del tutto scomparso
Macerie e frammenti di coppi ingombravano il pavimento delle diverse stanze
Doveva essere una struttura antichissima, sicuramente plurisecolare, poiché nello spessore delle mura erano incluse anche delle colonne di epoca antecedente e dei grossi monoliti 
La casa si trovava su di un pendio montano, nel punto più alto di una cresta, al di là della quale intravedevo seguita una serie di altri edifici in buono stato, digradante verso il basso
La mia era l’ultima della serie e non capivo perché si fosse trasformata in rudere
Attorno il terreno, tutto brullo, s'era trasformato in una pietraia ostile dove nulla cresceva
Pensavo che tutto ciò fosse il frutto di una maledizione o di una contaminazione, come quella determinata dal Colore venuto dallo spazio (Lovecraft) o dell'Area X (VanderMeer)
Avvertivo una forte inquietudine, aggirandomi all’interno del rudere scoperchiato: ero preso da un forte tremore interno ed anche dalla sensazione ominosa che qualcosa di terribile potesse accadere da un momento all’altro
Scoprivo elementi di cui avevo ignorato l’esistenza, come dei passaggi segreti che erano stati murati in tempi più recenti ed anche una scala che scendeva in profondità nelle viscere della montagna e che io non osavo esplorare preso dal timore di imbattermi in presenze oscure che potessero ghermirmi o in ancestrali abitanti nascosti nei penetrali e portatori di indicibile terrore
C’era, tuttavia, anche un senso di meraviglia nell’osservare quelle mura spoglie e nel pensare che quell’edificio brullo sarebbe potuto tornare - attraverso un paziente lavoro di restauro - all’antica bellezza
Prima, però, avrei dovuto capire meglio le cause della sciagura che s’era abbattuta su quella dimora
Ero lì in attesa di un confronto con qualcuno che potesse raccontarmi le antiche storie
Ma nessuno arrivava
Poi, aggirandomi tra le mura scoprivo che da poco era stato avviato un cantiere: erano state erette impalcature, c’erano scale ed attrezzi: avrei voluto parlare con il capomastro, ma non c’era nessuno in vista
Pareva che gli operai fossero arrivati per poi repentinamente scomparire
Perché?
Era forse la maledizione della casa ad interferire sull’avvio dei lavori?
Ed anche questa domanda era destinata a rimanere senza risposta…

Poi, dopo uno stacco, mi ritrovavo a fare un grande lavoro informatico, davanti al computer, per i diversi pazienti e tutte le notazioni cliniche si trasformavano in animazioni, divertenti e piene di vita e colore
Non so come facessi a realizzarle
Venivano fuori così, quasi per incanto, con pochi tocchi soltanto
Erano presenti fanti operatori, tra cui molte persone del mio orizzonte lavorativo, sia del passato lontano, sia del presente
Mi chiedevano come facessi a realizzare queste fantasmagorie di colori e di segni: ed io non sapevo rispondere
Mi consideravano come una specie di mago del computer
Alcuni, in contemporanea, si preparavano per un esame e qualcuno, ripassando le cose più salienti, mi chiedeva la formula del “cocaetilene” e perché questa molecola si formasse
Nel mentre ci portavano delle cibarie e leccornie varie perché potessimo sfamarci mentre continuavamo a lavorare e, tra le molte cose attraenti, io sceglievo un piatto nel quale erano allestiti grossi e sugosi fichi canditi
E c’era anche una certa Mirella che veniva a consultarsi con me, nella quale ravvisavo le fattezze d’una mia amante del lontano passato, e notavo con sorpresa che indossava dei semplici sandali estivi, senza tacco, inappropriati per la stagione, ma che molto donavano ai suoi piedi affusolati

L’Area X è un territorio in costante espansione dove un fenomeno sconosciuto altera le leggi della fisica, trasforma gli animali, le piante e manipola lo scorrere del tempo. La Southern Reach è l’agenzia governativa che deve esplorarla e nasconderla all’opinione pubblica. Ma chi o cosa ha generato l’Area X? E qual è il vero scopo della Southern Reach?

Jeff VanderMeer, Trilogia dell'Area X. Annientamento. Autorità. Accettazione, Einaudi (Super ET), 2018

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16 febbraio 2026 1 16 /02 /febbraio /2026 06:17
Alla guida, dito al volante (foto di Maurizio Crispi)

Ero alla guida dell’auto in una difficile situazione
Strade trafficatissime
Rotonde incomprensibili
Snodi autostradali
Segnaletica indecifrabile o assente
Ale mi seguiva su di una bici scassata e cigolante,
presa in prestito
Ad un certo punto del percorso
avrei dovuto imboccare
il primo svincolo, 
uscendo così da una complicata rotatoria
Ma niente!
Non potti farlo
poiché un grosso e grasso 
camion con rimorchio
mi assillava da dietro
e mi toglieva il respiro
Fui costretto a tirare dritto
Ma ciò costituiva un guaio,
quel che si dice un grosso guaio a Chinatown
Per poter ritornare sui miei passi
dovevo proseguire per oltre dieci chilometri
sino allo svincolo successivo,
dove poter realizzare
l’inversione di marcia
E Ale?
Che fine avrebbe fatto?
Cosa avrei potuto fare
per ricongiungermi a lei?
Mistero!

Poi, di nuovo, 
ero in viaggio in un paese africano,
forse la Tunisia
Percorrevo strade interne, impervie e tortuose,
prive di segnaletica
Riuscivo ad andare avanti,
penetrando in profondità 
in un territorio che mi era ostile,
senza esitazioni,
senza perdermi
Per tornare,
avrei dovuto percorrere le stesse strade
all'incontrario
e, senza riferimenti, era un’impresa ardua, 
poiché avevo un limite di tempo
che era dato dall’orario di partenza
della nave che mi avrebbe riportato
a casa
Non sapevo come fare
perdevo la strada di continuo
Mi stavo perdendo d’animo,
sono a quando non mi ritrovai
a prender l’ardua decisione
di chiedere aiuto 
ad un tizio del posto,
losco e malandrino,
un vero mariuolo,
al quale allungai una mazzetta,
perché mi conducesse,
sano e salvo, 
sino alla nave e , quindi, sino a casa

Dissolvenza

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14 febbraio 2026 6 14 /02 /febbraio /2026 06:38

Ho dormito sodo questa notte
Ho sognato cose meravigliose
Mi svegliavo e poi ripiombavo nel sonno
e di nuovo sognavo
Ero cullato dal vento
che, fuori, soffiava con forza
e che con la sua aerea potenza
energizzava e vivacizzava
le mie onde cerebrali asincrone
Era tutto un turbine di attività
Facevo cose,
incontravo persone,
discorrevo,
disquisivo,
vedevo luoghi meravigliosi,
ma di tutto questo
nulla è rimasto
Non un singolo frammento
è stato preso
nella mia rete acchiappasogni,
per poterne raccontare
Pazienza, sarà per un’altra volta!
Il vento fuori continua a soffiare
e tutto trasporta via con sé

Maurizio Crispi (13 febbraio 2026)

L'impermanenza della memoria (foto generata tramite Meta AI)

L'impermanenza della memoria (foto generata tramite Meta AI)

Sono il Direttore di un grande albergo internazionale e qui c’è molto fermento perché devono arrivare un re ed una regina di un paese straniero, per poi ripartire verso altre destinazioni
Sono stato informato che il loro è un viaggio non ufficiale
Quando arrivano è mio compito cercare di mettere tutti a proprio agio
Mi sembra di essere in questo ruolo come "The Night Manager" di Le Carrè
Tutti quanti, del personale dell’albergo, sottoposti alle mie direttive ed indicazioni, sono indaffarati e quasi in preda ad una febbrile agitazione
Anche se il viaggio dei due Reali non è ufficiale, ci sono comunque dei momenti più formali
Vedo che la Regina è quasi annoiata e, quindi, molto discretamente, cerco di intrattenerla, facendo conversazione e trattandola come un essere umano che può essere interessato anche alle cose più banali e semplici
E’ sorpresa, la Regina, della mia conoscenza dell’Inglese (ma non c’è in ciò nulla di eccezionale, dal momento che nella mia qualità di Direttore, conosco molte altre lingue straniere)
Comprendo che la regina non è del tutto felice e che ha dei motivi di insoddisfazione
La conversazione procede così su di un difficile crinale tra conversazione leggera, su temi banali e magari anche sfrontata e allusiva, e un limite formale che mai deve essere superato e al cui rispetto si deve sempre tornare, senza veramente sconfinare dai propri rispettivi ruoli che impongono comunque il gioco delle parti
Poi le dico che alla fine del mio turno andrò a Syracuse, in motocicletta, a sostenere un importante esame 
Lei, la Regina, sembra sorpresa di ciò 

E qui il sogno finisce

John Le Carrè, Direttore di Notte, Mondadori, 1993

John Le Carré, Il Direttore di Notte (The Night Manager), Mondadori, 1993

La fine della guerra fredda non ha certo portato alla scomparsa del mondo dello spionaggio, ora al servizio dei cartelli della droga e del traffico d'armi.
Uno dei protagonisti di questa nuova tragica lotta è l'ex agente Pine.


Scritto da John le Carré e pubblicato nel 1993, il libro racconta la storia di Jonathan Pine, un ex soldato britannico che lavora come guardiano notturno in un hotel di lusso al Cairo. Pine viene reclutato dai servizi segreti per infiltrarsi nel circolo ristretto di Richard Roper, un spietato trafficante d'armi. 

Jonathan Pine, un ex soldato britannico con un passato tormentato, lavora come direttore di notte in un hotel di lusso. Durante il suo turno al Cairo, entra in possesso di documenti riservati che provano un enorme traffico d'armi illegale gestito da Richard Roper, un miliardario filantropo che in realtà è "l'uomo più cattivo del mondo".
Quando la donna che gli ha consegnato i documenti viene uccisa, Pine decide di collaborare con i servizi segreti (guidati nella serie Netflix da Angela Burr, mentre nel romanzo il personaggio dei Servizi segreti che guida Pine è Leonard Blurr).
La missione è rischiosa: Pine, infatti, per portarla a termine dovrà infiltrarsi nel cerchio ristretto di Roper per distruggere il suo impero dall'interno.

Vi sono nel romanzo due differenti piani temporali che interagiscono tra loro, con una serie di rimandi
Il passato al Cairo. Nel 2011, durante la rivoluzione egiziana, Pine riceve documenti compromettenti da Sophie Alekan, l'amante di un potente criminale locale, Freddie Hamid. Nonostante i tentativi di Pine di proteggerla tramite l'intelligence britannica, Sophie viene uccisa, lasciando in lui un profondo senso di colpa e un desiderio di vendetta.
L'incontro fatale in Svizzera. Quattro anni dopo, Pine lavora in un hotel isolato a Zermatt. Quando Richard Roper e il suo seguito arrivano nella struttura, Pine vede l'opportunità di colpire l'uomo che ritiene responsabile della morte di Sophie.
Per portare avanti questo piano Pine non dovrà limitarsi a spiare, ma - un passo dopo l'altro - dovrà guadagnarsi la fiducia di Roper salvando il figlio da un finto rapimento orchestrato dai servizi segreti. Una volta entrato nella "corte" di Roper a Maiorca, dovrà gestire il sospettoso Corkoran (il braccio destro di Roper) e la crescente attrazione per Jed, la compagna del magnate.
La missione è complicata da "talpe" all'interno del governo britannico e della CIA che proteggono Roper, rendendo l'agente Angela Burr quasi isolata nel suo tentativo di incastrare il trafficante.

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10 febbraio 2026 2 10 /02 /febbraio /2026 07:08
Tastiera di pianoforte

Pesto sui tasti del piano con rabbia

E la frase era stata scritta a penna in gaelico antico, appena pochi tratti evanescenti, buttati lì, senza alcuna ricerca di un buon tratto
Eppure io, anche se a fatica, riuscii a decifrarla
Ripetei la frase ad alta voce e colui che l’aveva scritta, seduto allo stesso tavolo con me, mi guardó pieno di ammirazione
Il cerchio di ostilità si era rotto e si era creato un ponte comunicativo. 
Sono in un un luogo a Nord, monti arditi, prati verde-smeraldo, case basse di legno con le facciate vivacemente dipinte, come si vedono in Norvegia o in Islanda 
Mi ritrovo in un locale a far colazione assieme ad altri tipi, alcuni decisamente poco raccomandabili
Il tavolo è ingombro di pietanze prese al buffet
C’è davanti a me una grande tazza di caffè, nero e fumante
Mangio in modo sistematico, concedendomi ogni taanto un gran sorso di caffè bollente
Mi alzo poi, per andare a prendere qualcosa d’altro al buffet
Indugio ad osservare una tizia che pure si sta riempiendo il suo piatto
Mi limito ad osservare i suoi movimenti, di cui una parte della mia mente registra l'indubbia eleganza ed intrinseca grazia
Niente altro
Mi distraggo e nulla prendo per me
Torno al mio tavolo e mi accorgo che, nel frattempo, hanno rimosso tutto ciò che vi avevo lasciato, inclusa quella bella tazza di caffè nero, denso e bollente
Sono decisamente stizzito di ciò 
È come se fossi rimasto a bocca asciutta

Sono fuori adesso lungo una strada acciottolata che scende verso il fiordo
I sassi sono lisci e, infatti, scivolo più volte
Osservo le mie scarpe e mi accorgo che non sono certo le più adatte per un’escursione
Sono infatti dei semplici mocassini cittadini, con suola di cuoio 
Manon ci posso fare niente. Me li devo tenere
Non mi rimane che continuare a camminare incespicando e slittando

Take it easy, my friend!

Ancora, sono in un posto ancora diverso
Chiedo: Come si chiama questa città?
Qualcuno mi risponde: Gerona!
Ed io replico: Sì, Gerona è una città antichissima!
Ma ero in un posto tipo comunità, e, in particolare, mi ritrovavo in una stanza affollata di piccole sedie, tipo quelle dell’asilo
Nella stanza accanto c’era un’importante riunione, a cui partecipavano i pezzi grossi, ma quelli grossi per davvero, quelli che la fanno grossa!
Io dovevo occuparmi di uno un po’ stranito e con un comportamento alquanto infantile
A tratti mi si metteva in braccio, in altri momenti dovevo contenere la sua esuberanza con un abbraccio dolce
Poi, dopo che la riunione dei pezzi grossi era finita si passava al refettorio e qui entrava in scena una festa di pietanze e leccornie, dove c’era il problema della scelta su cosa prendere prima 
Io aspettavo paziente il mio turno, ma i degenti-pazienti-impazienti si accapigliavano per arrivare per primi al buffet e riempirsi il piatto ed acciuffare i migliori bocconi
Era una vera ressa senza risparmio di colpi bassi, urtoni, sgambetti, vociare impetuoso e sguaiato
C'era anche chi si introfulava carponi tra le gambe degli altri per poter arrivare per primo al ricco buffet oppure per raccogliere i bocconi gustosi che cadevano dai piatti e dalla tavola
Il refettorio, però, era anche dormitorio e, quasi ad incastro, vi erano sistemati i letti a formare un inestricabile mosaico, in cui tutto e tutti apparivano stipati come in un pollaio
Mi affacciavo e vedevo che le finestre avevano la vista su di un meraviglioso braccio di mare
E mi sembrava che l’intera struttura fosse un veliero in navigazione, con le sartie che sibilavano nel vento e le vele che schioccavano

Ed eccoci al quarto passaggio

Stavo partecipando ad una riunione aziendale di grosso calibro
Eravamo tutti seduti attorno ad un grosso tavolo aziendale, rettangolare, con le due estremità curvilinee a forma di semicerchio, e dotato al centro di una lunga fessura oblunga
Eravamo tutti lì, io ed altri umili servitori, accanto ad alti dignitari che impartivano istruzioni
I dignitari se la cantavano e se la suonavano
Gli umili servitori annuivano o dormivano senza farlo parere
Occhi sbarrati nel nulla o persi nel vuoto, espressioni amimiche, qualche movimento in su e giù della testa, per indicare partecipazione
Qualcuno dei dignitari era ridanciano fuori luogo
Un altro invocava strategie da Grande Fratello e auspicava il dominio della digitalizzazione spinta 
Ogni spunto, ogni singola cacata deve essere digitalizzato, proclamava
Se tutto non viene puntualizzato digitalizzato risulterà che non avete sputato, che non avete pisciato e nemmeno cacato - aggiungeva e parlava come un Master Jedi di Guerre Stellari
Parlava e parlava e le sue parole si condensavano in alto in fiocchi di merda che cominciavano a piovere su di noi, tapini, e sul tavolo dalla superficia immacolata, imbrattandola
Ci era richiesto di rimanere impassibili ed indifferente anche di fronte alla più massiccia pioggia di merda
E così facevamo con gran sofferenza
Dovevamo anzi sorridere come tanti Cipputi allineati e coperti
Qualcuno, però, un po' più defilato apriva un paracqua per proteggersi dalla pioggia nefasta

Il surplus di merda tuttavia non si accumulava sul tavolo (cosa che avrebbe arrecato grande fastidio ai funzionari-dignitari), bensì scivolava gentilmente nella fessura centrale passacavi del grande tavolo riunionie ne era inghiottita

Che fine farà mai tutta questa merda?, mi chiesi, incuriosito

Abbassai la testa e guardai sotto il tavolo e fu realmente una meraviglia ciò che vidi
C'era uno stuolo di omini indaffarati, grandi come un soldo di cacio che armati di grandi gerle (commisurate con la loro statura) rimuovevano di continui la merda che pioveva dalla fessura sopra di loro e la portavano via per riciclarla

All'inizio non potevo credere ai miei occhi
Li chiusi e li aprii più volte
Mi pizzicai la pelle nei punti più sensibili per essere sicuro che non stavo sognando (Sogno o son desto?)
Ma niente: erano sempre là
Anzi, uno di loro si girò verso di me e mi strizzò l'occhio, portando al contempo il dito indice al naso, come a dire: "Zitto, non dire nulla! Non rivelare l'arcano!"

Erano come degli Umpa Lumba che, con il loro indefesso lavorio, traevano materia prima e sopraffina per il buon funzionamento della loro fabbrica del cioccolato o forse anche dei Ridarelli che così raccoglievano abbondante materiale utile per impartire le loro punizioni a tutti coloro che maltrattano le donne e i bambini

Erano costoro dei salvatori, dei buoni samaritani, dei benemeriti, degli eroi, che si prodigavano per impedire che noi, umili servitori, dovessimo morire annegati in un mare di cacca

Una speciale benemerenza agli omini, alacri ed febbrili spalatori

Ed intanto la riunione andava avanti
E tutti erano ignari di tutto
Solo io ero stato in grado di vedere oltre il visibile

Ma chi li aveva mandati questi omini?
Da dove venivano?

Ed i miei interrogativi rimasero senza risposta
A volte bisogna sapersi arrendere all'irruzione del soprannaturale nelle nostre vite ed accettarlo senza porsi tante domande

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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