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9 ottobre 2025 4 09 /10 /ottobre /2025 12:39
Strada di notte (foto di Maurizio Crispi)

Corro e ricorro
Forse anche rincorro
Chi? Qualcuno o qualcosa

Sono in un campus universitario e mi sposto da un luogo all’altro correndo
C’è una grande stanza in un edificio isolato in mezzo al verde che un tempo era un spazio ad uso e consumo degli psicologi e che ora è diventato una casa degli studenti
Faccio avanti indietro tra le diverse strutture, sempre correndo: Non ci capisce bene se sono là per allenarmi o per lavorare 
Ogni tanto incontro qualcuno e parlo di casi clinici, sempre correndo 

Poi mi ritrovo in un grande refettorio dove ognuno, passando davanti a una serie di tavoli imbanditi, può farsi allestire il piatto con le vivande che ritiene più adatte o più desiderabili 
Con il mio piatto pieno mi avvio, questa volta camminando, verso la la stanza degli psicologi che adesso è diventata la casa degli studenti
Incontro degli altri e camminiamo assieme , ciascuno di noi con il proprio piatto in mano con le pietanze da ciascuno prescelte
Ci diciamo che mangeremo assieme  appena arrivati, anche se non tutti sono del tutto d’accordo con questa tempistica

Mi interrogo, perché non so più dove sia adesso la stanza degli psicologi 
E mi dico che se avessi necessità di parlare con loro, farei fatica a rintracciarli

Dissolvenza

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6 ottobre 2025 1 06 /10 /ottobre /2025 06:15

Nei sogni succedono le cose più strane. come ad esempio in questo qua

Collage (Maurizio Crispi)

Sto pelando delle patate che hanno delle forme strane, apparendo piuttosto come grossi ciocchi di legno nodosi
Mi arrivano sul tavolo da lavoro anche dei peperoni molto grossi Quando li apro per togliere via la parte dei semi, mi accorgo che all’interno ci sono altre patate che, dunque, metto da parte per poterle cuocere a parte 
Poi mi arriva davanti, sempre sul piano di lavoro, un altro peperone gigante a forma di faccia al cui centro campeggia un’enorme bocca dentata atteggiata in un sorriso da clown con delle grosse labbra rosse
Questo grosso peperone, lì per lì, non sapendo in che modo catalogarlo, lo definisco “mostro marino“, forse perché è alquanto viscido e verdognolo
Anche questo contiene al suo interno delle grosse patate bollite e mi accorgo di ciò non appena lo sventro con un coltellaccio
Dopo aver liberato il “mostro marino” del suo ripieno di patate, lo metto da parte per la cottura, assieme ai peperoni che ho già parimenti svuotato delle patate bollite che contenevano 
Intanto, mentre compio queste operazioni, mi arrivano dei fogli da firmare che riguardano dei piani terapeutici predisposti in modo personalizzato per pazienti che hanno problemi di abuso di sostanze e di alcol e che sono rinchiuse in istituti di pena 
Ci sono da firmare anche degli ordini di servizio che riguardano, in verità, stupidaggini e che regolamentano in maniera minuta e ottusa i comportamenti da tenere nelle più diverse circostanze
Mi chiedo perché dover firmare questa roba che pare essere nient’altro che la più stupida celebrazione del potere, partorita da una mente malata e ossessionata dal controllo
Qualcuno mi parla di una tizia che è pronta per andare in una comunità terapeutica per tossicodipendenti e che - a quanto mi si dice -, nonostante l'avvio di tale progetto, continua a bere come una spugna
Qual'è il senso di tutto ciò?

Dissolvenza

La parte in cui predispongo per la cottura quelle patate che sembrano dei ciocchi di legno e sicuramente la più vivida

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5 ottobre 2025 7 05 /10 /ottobre /2025 09:43

Questo scrissi su Facebook un anno fa, dimenticandomi poi di riportarlo su questo blog.
Una delle me avventure/vicissitudini oniriche

Maurizio Crispi (5 ottobre 2024)

The band! The band (fotogramma dal film "The Blues Brothers")

Ci sarà a Palermo il concerto di una nuova banda blues
È un evento straordinario 
La banda sarà composta da musicisti talentuosi, un po’ attempatelli, appassionati di blues fin dalla più tenera età (alcuni addirittura compagni di scuola sin dalle Elementari) e che, adesso, concretizzando la loro pluridecennale vocazione, hanno deciso di mettersi assieme creando una band, come i Blues Brothers, quando vengono illuminati da un raggio di luce divina che li trasfigura, indicando loro la strada
Io conosco personalmente alcuni di questi musicisti; sono stato gomito a gomito con loro; ne ho condiviso scelte musicali e passioni e, quindi, non posso mancare di partecipare a questo evento epocale 
Mi reco dunque in una location dove, prima dell’evento musicale in senso stretto, si svolgeranno diverse attività con stand culturali e con l’offerta di gadget, CD e altri parafernalia musicali 
Mi aggiro all’interno di questa specie di fiera, dove non ci sono ancora molti visitatori 
Per il momento, mi pare che io sia addirittura l’unico e solo
Forse sono arrivato in anticipo, non so 
(chi tardi arriva male alloggia)
Incontro diverse persone che ho conosciuto in passato e che se ne stanno a presidiare i diversi stand 
Non so se dovrei essere contento di vederli, forse sì da un lato, eppure mi sento piuttosto schivo e vorrei starmene in disparte ed evitare gli incontri, ma non c’è niente da fare, siamo io mammete e tu


Poi succede una cosa strana 
Devo andare in bagno per espletare le mie necessità fisiologiche e non si tratta di una semplice pisciata, bensì della cosa grossa 

Mi indicano il bagno che è, in realtà, un semplice water closet (o forse soltanto una seggetta o un bugliolo) collocato in un punto di passaggio senza alcun riparo per la decenza e la riservatezza 
Certamente, non è un luogo assolutamente idoneo alla bisogna e ai bisogni, ma poiché non riesco più a tenermela dovrò comunque usufruirne, caschi il mondo

Come ho detto prima non c’è quasi del tutto flusso di visitatori: quindi, dico a me stesso che posso farlo, riuscirò a farla franca, riuscirò a fare la cacca (diciamolo pure senza mezzi termini) con tranquillità senza che nessuno arrivi a vedermi o a dileggiarmi 
Quindi mi accomodo sulla seggetta e faccio ciò che devo
E nel mentre penso ad una sequenza del romanzo “La sottile linea rossa” che lessi da ragazzo (un regalo di papà): e si tratta d’una scena breve e drammatica che mi aveva particolarmente colpito e che appunto evocava la fragilità e vulnerabilità degli esseri umani in simili momenti
Nel periodo di tempo (breve in termini oggettivi, ma lunghissimo e interminabile nella sua valenza di vissuto soggettivo) in cui mi libero comincia ad affluire - manco a farlo apposta - un’enorme quantità di gente: quindi, io mi ritrovo nell’imbarazzante situazione di essere seduto su un water closet con i pantaloni calati e pertanto in una palese ostentazione (per quanto non voluta) di vulnerabilità 
E non posso nemmeno ricompormi velocemente, perché - avendo appena espletato - devo prima procedere alle necessarie operazioni di igiene personale 
Mi accorgo, tra l’altro, (e con un moto di stizza e disappunto) che manca la carta igienica 
Dio mio!, faccio io a mezza voce, alquanto irritato, scocciato, ma in fondo anche imbarazzato
Vicino a me si sono accomodati su delle sedie dei sindacalisti (vedi un po’, dei sindacalisti! Ma chi ce li porto!?)
Mi accorgo anche che, assieme a loro sono arrivati dei mucchi di sottili foglietti di carta traslucida, collocati lì vicino ma per me, nella mia posizione seduta pressoché irraggiungibili, e chiedo loro gentilmente di prenderne alcuni e di darmeli 
Ma l’esecutore di quest’operazione è totalmente imbranato: questi foglietti si incollano sulle dita, non riesce a dividerli uno dall’altro: insomma, la situazione ristagna, mentre l’ambiente si fa sempre più affollato
Intanto, io sono riuscito a recuperare  una specie di ometto appendiabiti (di quelli con le rotelle), sul quale sono drappeggiati dei tessuti tinti a colori vivaci e l’ho tirato verso di me in modo tale da creare una specie di barriera o di paravento tale da proteggermi dallo sguardo degli astanti, a questo punto dileggiante e sarcastico

Mi sembra di essere bloccato in una situazione di stallo, dalla quale non riesco a venire fuori in alcun modo

Dissolvenza

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3 ottobre 2025 5 03 /10 /ottobre /2025 09:55
Colosseo (dal web)

Ho incontrato la mamma questa notte
E anche mio fratello
Forse c’era anche la zia Mariannù
E tanti altri che non sono più 

Ero nel punto più alto di una gigantesca arena
più grande persino del Colosseo
e dall’alto degli spalti 
osservavo che al centro 
si intersecavano delle strade
e pensavo che quelle strade
lastricate di pietra 
arrivavano da lontano,
dalle provincie più lontane dell’impero

Mi allontanavo da quel punto panoramico,
tale da ispirarmi ardite riflessioni
sulle legioni romane
che marciavano appesantiti 
da armi e bagagli sulle strade
che quegli stessi uomini 
andavano costruendo,
e camminavo pensieroso,
sino ad arrivare ad una piazza
enorme, che si estendeva 
a perdita d’occhio
Qua e la, all’ombra di alberi fronzuti
c’erano allestiti raggruppamenti
di tavole e sedie,
attorno a grandi buffet,
carichi di caraffe di vino e acqua
e altre bevande mai viste 
e grandi piatti colmi di esotiche pietanze
che invitavano a pantagruelici pasti
C’era solo il problema della scelta
e sentivo forti i morsi della fame
Arrivava nel frattempo la mamma
assieme ad una comitiva numerosa
di cui faceva parte anche la zia
e li guidavo verso un tavolo
vicino ad un buffet
sul quale campeggiavano le più esotiche pietanze
Li invitavo a sedersi e a mangiare,
sì che potessero ristorarsi 
dalle fatiche del viaggio appena compiuto
Poi, invitavo la mamma
a venire con me, 
perché era mio desiderio
mostrarle la meraviglia
di quell’Arena gigantesca,
più grande persino del Colosseo
e la conducevo sino al suo punto più alto
benché il percorso non fosse semplice
e la mamma incespicasse sovente
e non fosse salda sulle gambe 
per via della sua età ultracentenaria
Talvolta la dovevo sostenere
con una salda presa
perché mi pareva che stesse per cadere
Pian piano riuscivamo comunque
ad arrivare in cima
e allora mostravo alla mamma
quella meraviglia delle strade
intersecantesi al centro dell’arena
Sulle gradinate
c’erano i giardinieri al lavoro,
intenti a piantumare giovani virgulti
per trasformane i giri concentrici
in un enorme giardino pensile

Con la mamma ritornavamo indietro
per ricongiungerci al resto della comitiva
e qui trovavamo anche mio fratello
al quale dicevo 
che, per le sue immersioni,
avrebbe potuto usare la mia muta

Dissolvenza

Tutto il sogno era pervaso dal senso della meraviglia e dalla percezione di uno stato di grande calma interiore

Tornano spesso nei sogni
A volte più frequentemente
Altre, meno
Eppure ci sono e mi accompagnano
Come mi ha fatto notare Ale, siamo vicini - oggi - a una data fatidica per la mia famiglia.
Li ricordo sempre, vividamente
La memoria non sbiadisce
Eppure ho la sensazione che, man mano che vado avanti negli anni, si facciano più piccoli, per quanto non meno nitidi e definiti, come se io fossi grande come Willy Wonka e loro piccoletti come gli Umpa-Lumpa, ma ció nondimeno in un rapporto di complementarità: come se li vedessi attraverso le lenti di un cannocchiale posto al contrario davanti all’occhio.
Mio padre compare molto meno spesso, ma malgrado questa sua apparente assenza lo sento come un pilastro che regge la fondazione stessa del mio essere.
Forse in questo sogno mio padre è la gigantesca arena più grande persino del Colosseo…

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30 settembre 2025 2 30 /09 /settembre /2025 06:09

Emicrania,
un cerchio alla testa
Dormo profundissimamente
Immerso,
sprofondato nel più totale oblio
C’è qualcosa che accade
in uno scenario di sogno
Devo essere giudicato
Confesso la mia colpa
Poi ritratto
È ferma. Eppur si muove
Mi sento di essere nel sogno
una creatura indegna
che non merita alcun conforto,
neppure il minimo sindacale della consolazione
Sono un reietto,
questo mi dico nel sogno,
pieno di dispiacere
È tutto confuso, però
E se mi sforzo di ricordare,
le scarne impressioni residue
si dileguano
E rimane solo un cerchio alla testa,
ottindente,
avvilente,
e la mancanza di forze
e l’abulia sconfinata,
oceanica
Detto ciò,
con un’ardita capriola,
che nemmeno il più abile ginnasta,
balzo fuori dal mio giaciglio

Vivi!
Vivi!
Così dice la sentenza

Dissolvenza

Maurizio Crispi 27 Settembre 2025

Nuvole al tramonto (foto di Maurizio Crispi)

Sono arrivato in un antico borgo,
costruito sulla dorsale d’un promontorio
e costituito da case basse e affollate 
che si affacciano sul mare
Il promontorio, da un lato, 
digrada più dolcemente 
e, ai suoi piedi s'è formata
un’insenatura
orlata da un greto sabbioso

Sono lo straniero, qui
Non è il posto mio, questo
Non è quello che mi ha dato la nascita
Eppure vorrei starci
Cerco di ambientarmi,
di fraternizzare con gli abitanti
che non vedo tuttavia
da nessuna parte
So che sono gentili e ospitali

Poi, all’improvviso, arrivano
speculatori, 
affaristi, 
avventurieri
che vogliono comprare tutto,
case e terreni circostanti,
il mare e il cielo,
persino l’aria
Mi mostrano un punto
dal lato in cui il promontorio
digrada docile
E qualcuno mi dice
che li sono stati depositati,
seppelliti o cosparsi ,
dei rifiuti tossici
Infatti, la vegetazione qui
è tutta gracile e malaticcia, 
friabile,
come nel racconto di Lovecraft.,
Il colore venuto dallo spazio
Mi dicono anche che qui
I nuovi padroni 
costruiranno uno stabilimento enorme
per la lavorazione del pescato
Vorrei gridare e denunciare
al mondo intero l’obbrobrio
che si sta perpetrando

Mi sento stanco

Vado allora alla ricerca di un luogo 
adatto al riposo
e trovo una deliziosa piazzetta 
chiusa tra le case,
tutta rivestita di piastrelle di ceramica
vivacemente colorate 
che costituiscono quasi un tappeto
sul quale si dipana sotto i miei occhi
una storia fantasiosa
Anche le pareti esterne delle case 
sono affrescate a vivaci colori
e raccontano storie
semplici ma belle
Al centro della piazzetta 
c’è un piccolo chiosco in disuso
che, un tempo, forniva agli abitanti
la possibilità di una doccia o di un bagno
All’ingresso, pende tutta sbilenca
un’insegna di legno
un po’ corrosa dalle intemperie
sulla quale è stato scritto
con vernice nera 
(i caratteri sono sbiaditi)
Fratelli Acquario. Docce e bagni pubblici

Questo luogo ha un fascino speciale
che non riesco ad esprimere 
a parole

Dissolvenza


 

L’antico cancello (foto di Maurizio Crispi)

Poi, ho di nuovo sognato
Ero in una libreria
Qui dovevo scegliere un libro
Ed era un compito ben difficile 
A cosa dare la priorità?
Se prendevo in mano un libro 
e lo sfogliavo 
il mio occhio cadeva su di un altro,
tra quelli esposti
Tralasciavo il primo
e afferravo il secondo
per aprirlo e leggerlo avidamente,
qua e là
Poi la scena si ripeteva,
ancora e ancora,
in una spirale crescente
di desiderio e lussuria
Non sapevo più cosa fare
Era una libreria di catena
quella in cui mi ritrovavo,
ma c’era un’aria di smobilitazione 
e soltanto pochi clienti in giro
Tra le pile di libri in esposizione,
appena occultato allo sguardo,
c’era un WC chimico,
senza pareti
Qualcuno cercava di usarlo,
ma era quasi impossibile 
poter urinare senza schizzare i libri,
disposti tutt’attorno 
a mo’ di barriera 
E, oltretutto, c’era un addetto
appositamente incaricato 
della vigilanza sul comportamento
di quei pisciatori folli
che venivano immancabilmente sanzionati
In cosa consisteva la sanzione?
Nell’obbligo di acquistare un libro
per ogni goccia di urina 
fatta fuori dal pitale
L’addetto alle sanzioni
era dunque anche un misuratore!
Mi chiedevo se questo tipo di sanzione 
non fosse stata ideata allo scopo
di facilitare gli indecisi
oppure, al contrario,
per incrementare ulteriormente
il loro folle dubitare
Per quanto mi riguarda,
stavo sulle spine
Non potevo continuare
nel faticoso processo della scelta
Sentivo impellente ed imperioso
il bisogno della minzione
ma mi trattenevo,
poiché non volevo espormi 
al pubblico ludibrio

Dissolvenza again

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29 settembre 2025 1 29 /09 /settembre /2025 06:09
Salita sulla tatamobile (foto di Maurizio Crispi)

Non ho dormito bene

A lungo ho vegliato

Poi, a poco a poco,
ho cominciato ad addormentarmi
e sono transitato in un altro mondo 

Ero in un ospedale 
E mi trovavo a visitare i locali del Pronto soccorso 
C’era anche mio fratello che arrivava accompagnato da mia madre 
In questa dimensione alternativa, era laureato in medicina e doveva per la prima volta fare l’esperienza di lavoro al pronto soccorso 
Mia madre lo accompagnava come sempre, ma poi lo lasciava entrare da solo nell’Area di Emergenza 
Era una cosa storica, emozionante, vedere mio fratello che affrontava questa esperienza con forza e con determinazione
Mia madre lo ha aspettato fuori per tutto il tempo necessario e con lei c’ero anche io, anche se non mi vedeva, pronto ad aiutare se ce ne fosse stato bisogno
Poi, per mio fratello arrivava la fine del suo turno, e lo aiutavo a uscire fuori dai locali del pronto soccorso
Spingevo la sua carrozzina e, per superare delle asperità ed evitarne così il capovolgimento, staccavo da terra le ruotine anteriori
Facevo questo movimento con tale veemenza che il povero Salvatore si ribaltava totalmente nella sua seduta e finiva a testa sotto
Ero molto dispiaciuto che ciò accadesse proprio nel luogo delle sue prime esperienze lavorative
E, comunque, lo accompagnavo in un altro pronto soccorso ospedaliero, dove ci si occupava di cose diverse e questa volta mio fratello, lasciato da solo, avrebbe dovuto gestire tutto in autonomia
Ma non avevo alcun dubbio che sarebbe riuscito come riusciva in tutte le cose in cui si applicava, sostenuto da forza interiore e determinazione

[Nei diversi eventi cui partecipava il mio fratellone parlava quasi sempre al pubblico, sia quando faceva parte del tavolo dei relatori sia quando essendo intervenuto come ascoltare prendeva la parola per dire la sua
Tutti volevano parlare con lui
Tutti volevano che dicesse qualcosa
Salvatore, non si risparmiava e cercava di essere sempre presente agli eventi promossi dalle diverse Associazioni
A volte mi chiedevo come facesse
Aveva come un fuoco, dentro, che gli dava una energia quasi inesauribile e che gli consentiva di travalicare il suo limite
Aveva fede in ciò che faceva
Aveva una sua vision e la perseguiva con la forza di un leone guerriero
]

Poi mi ritrovavo in un immenso casale campagnolo e qui c’era un grande fermento, perché si attendeva l’arrivo di una troupe cinematografica per l’attuazione di parte delle riprese di un film, esattamente in questa location
Con le truppe e con la troupe sarebbe anche arrivata l’attrice Ana de Armas, prima protagonista di questa produzione e, al riguardo c’era palpabile nell’aria una grande tensione: tutti avrebbero voluto vederla, stringerle la mano, chiederle un autografo
Arrivava anche il mio amico ed anche collega nella professione, GDS
Gli dicevo di questo evento e lui si mostrava interessato e quindi assieme, stavamo lì in attesa dell’arrivo della grande attrice

Succedevano molte altre cose, ma nulla più ricordo, perché ho indugiato troppo tempo per trascrivere il sogno

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25 settembre 2025 4 25 /09 /settembre /2025 11:04
Portulaca e patate (foto di Maurizio Crispi)

Cerco di spiegare cosa sia questo Centro di studi sociali nel quale mi sono imbattuto per puro caso, nel corso delle mie ricerche e dove sono giunto dopo un breve viaggio per visitarlo di persona.
Vi si riuniscono centinaia e centinaia di persone che si ritrovano a vivere lì quasi nello spirito di una Comune o di un Ashram 
Il fulcro di tutto ciò è rappresentato da un antico baglio, molto pittoresco
Vado alla ricerca di libri che trattino di questa esperienza e ne trovo tre, molto vecchi e decrepiti, tutti pubblicati da Astrolabio Ubaldini (un nome, una garanzia)
Poi c’è anche la mia amica Anita con la quale parlo e discuto a lungo di cibi e di preparazioni gastronomiche
Non vedo il nesso con ciò che ho detto prima, però, se non il fatto che, ieri ho mangiato della portulaca, da me raccolta in campagna, saltata in padella, assieme a delle patate bollite: ed era buonissima, da leccarsi i baffi

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23 settembre 2025 2 23 /09 /settembre /2025 06:07
Il ghigno di Jack Nicholson in una delle scene topiche di Shining (dal web)

Facevo sulla sedia
degli esercizi muscolari
che consistevano nell’alzare
ritmicamente e alternativamente
gli arti inferiori flessi
portandoli sino al petto
Destro sinistro
Destro sinistro
Op
Op
Op
Il sudore scorreva a fiotti
Per rendere tale esercizio più difficile
(più allenante)
dovevo anche tenere su ciascun arto
un bottiglione da un gallone,
colmo d’acqua

Destro sinistro
Destro sinistro
Su
Giù 
Su 
Giù 

Ero in una stanza spoglia,
all’infuori di una credenza rustica
addossata alla parete,
vicino all’unica porta
che era lievemente socchiusa

Si affacciava alla fessura
lasciata tra lo stipite e la porta
il volto d'uno sconosciuto,
gli occhi spiritati, folli
Guardava all’interno della stanza,
roteando quegli occhi
che ora mi apparivano
feroci e predatori
Ed io, li su quella sedia,
continuavo a fare 
quello stupido esercizio

Ero a disagio
e in forte apprensione

Temevo che quel tipo
di cui vedevo solo gli occhi crudeli
potesse irrompere nella stanza
e derubarmi delle mie cose,
soprattutto del mio portafoglio,
con soldi e documenti
che avevo riposto 
in uno dei tiretti della credenza

Destro sinistro
Destro sinistro
Su giù 
Su giù 
Op Op Op

Un grido muto

Vai via!
VAI VIA!

Paura

Dissolvenza

E' stato naturale per me collegare associativamente quegli occhi "spiritati, folli, crudeli" che sbirciavano per la fessura della porta al volto ghignante di Jack Nicholson nei panni di Jack Torrance in "Shining" di Stanley kubrick

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13 settembre 2025 6 13 /09 /settembre /2025 06:06
Selfie con guanto di plastica (foto di Maurizio Crispi)

Sognavo

Ero in un ospedale forse 
Qui discutevo con altri miei colleghi di casi clinici, ma non ricordo i dettagli

Poi la scena si spostava all’aperto, in una piazza gremita da una folla oceanica che gridava slogan di intolleranza e parole di odio
Erano tutti in attesa che venisse trasportato su di un carro il condannato a morte sino al luogo dell’esecuzione
Intanto il brusio malevolo cresceva e cresceva, con improvvisi picchi di turbolenza fatta di grumi di urla ed insulti  e d’improvvise - per quanto effimere - movimentazioni di centinaia di corpi ammassati
Alla fine, il carro traballante arrivava tirato da una coppia di cavalli macilenti
Il condannato si ergeva in piedi sul pianale spoglio, gli occhi bendati con una stoffa nera, il capo chino, indosso una camicia - un tempo bianca - tutta lacera
La folla si andava aprendo per consentire il passaggio alla carretta che, miracolosamente, procedeva senza un conducente
Era evidente che quei due cavalli macilenti sapessero bene dove andare, pur in assenza di un conducente
Nel generale coro unanime della folla imbestialita si levava qualche voce più sensata che chiedeva perché, perché quell’uomo fosse stato condannato a morte
Ed io allora mi ritrovavo a spiegare le ragioni della condanna, dicendo che l’uomo veniva ucciso per aver mentito, mentre in verità no, non lo aveva fatto; aveva rivelato, invece, con coraggio tutte le menzogne e le mistificazioni dei governanti che ci sovrastano. Veniva dunque ucciso per aver detto la verità, per dare un esempio
Mai dire che il re è nudo a chi è stato indottrinato sulla bellezza dei vestiti nuovi dell'imperatore, fatti di niente!
Davo le spiegazioni più volte, eppure le mie parole erano ininfluenti e si perdevano nel frastuono. 

La folla era sempre più eccitata ed era tesa sino allo spasimo verso lo spettacolo della prossima esecuzione
I venditori di bibite e di cibo da strada facevano intanto grandi affari, come anche i turpi spacciatori
Qualcuno, approfittando della confusione, si accoppiava selvaggiamente
Altri roteavano gli occhi e si leccavano le labbra inaridite, aspettando il big bang

Date loro panem et circenses e ciò basterà loro!
Nutriteli con notizie fasulle!
Vi seguiranno tutti, come pecore,
sempre riconoscenti

Dissolvenza

Seduto all’ombra dell’ultimo sole,
meditando e riflettendo,
dopo il duro lavoro manuale,
sudore e olio di gomito,
riposando e riflettendo,
anche leggendo e levitando
a poco a poco
senza gravità
senza peso
Leggero
Leggero
Esercizio di leggerezza dell’Essere
Mi preparo ad esser lieve
nel finale di partita
Mai prendermi sul serio
Ho messo solo quattro parole in croce
come didascalia al mio selfie

Guanto di plastica per far la spesa (foto di Maurizio Crispi)

Sogno

Sogno?
Che sogno?

Vediamo un po’ se lo ricordo
Mumble mumble
Rumore di meccanismi cigolanti
Le rotelle del mio cervello
fanno un po’ le bizze, stamane
Mi pareva di poter ricordare qualcosa
ed invece niente
Il buio più totale

Eppure facevo nel sogno
qualcosa di rilevante

Forse era correlato al lavoro

Ecco! Ci siamo!
Io dicevo qualcosa ad un paziente
che aveva deciso di non mangiare più
o di darsi ad una dieta non vegana,
ma semplicemente vegetariana,
per quanto bizzosa e stravagante
Mi diceva che non vuole mangiare le uova
e che, in linea di massima,
cercherà di mangiare solo pane e olio
oppure pane e acqua
Io cercavo di dirgli che tuttavia
avrebbe dovuto introdurre nel suo corpo
i diversi nutrienti in modo equilibrato
Se mangi solo pane ed olio,
ad esempio, dove sono gli aminoacidi?
Ci sono nell’olio, ci sono!,
rispondeva lui, tutto adirato
Io ribattevo, con fermezza, 
No, non ci sono!
E lui replicava: Ci sono, ci sono!
Insomma, non voleva sentire ragioni
Poi, a darmi un contentino,
aggiungeva, 
Userò ogni tanto
quei beveroni a base di aminoacidi
che si usano nelle palestre,
per integrare
Poi, per rendere la mia dieta più efficace,
berrò molta acqua,
almeno quattro litri al giorno
Insomma, nel sogno,
andava avanti questa discussione, 
a più riprese
La sentivo molto estenuante e faticosa

Dissolvenza

(Qualcosa ho ricordato, alla fine!)

(Altavilla, il 13 settembre 2025)

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12 settembre 2025 5 12 /09 /settembre /2025 11:38
Lo sparviero, la macchina volante ideata da Emilio Salgari nel suo "Il Re dell'aria"

Ecco che ho sognato, quando mi pareva che non avrei più dormito per il resto della notte

Un sogno complicato (come sempre) in cui accadevano tantissime cose, di cui ricordo solo frammenti
C'era una grande manifestazione sportiva all'aperto (di questo sono certo), in un grande parco dall'inusitata bellezza, in cui si alternavano ampie radure a piccole boschetti di essenze pregiate.

Io ero lì e conducevo con me un trabiccolo volante, costruito in materiali leggeri vivacemente colorati e dotato di grandi ali simili a quelle della libellula, iridescenti nella luce del sole

Me lo trascinavo appresso (con attenzione per evitare che qualche componente si rompesse) alla ricerca di un luogo adatto al decollo.

Le cose andavano per le lunghe
Sopraggiungevano di continuo dei contrattempi oppure c'erano degli incontri imprevisti con altri convenuti alla festa che desideravano parlare con me o che mi riconoscevano

A quanto pare ero una specie di celebrità

Il decollo mai avveniva tuttavia

Eppure mi sarebbe molto piaciuto librarmi alto nel cielo

Ogni tanto volgevo gli occhi in alto e con la mente mi perdevo in quell'immensità azzurra.

Poi, più avanti (il trabiccolo lo avevo depositato da qualche parte) entravo in un grande tendone, destinato alla ristorazione.

Lì c'era un banco per la mescita di bevande (un piccolo bar a tutti gli effetti che, per quanto provvisorio, mi sembrava attrezzatissimo e super-accessoriato)

giullare giulivo (dal web)

Dietro il banco vi era una grande specchiera che occupava tutta la parete di fondo e che dilatava enormemente ll fondale del tendone, ampliandone la prospettiva.

Ero colpito dal mio riflesso: improvvisamente mi rendevo conto di com'ero vestito.
In sostanza, come un guitto o un giullare di corte: indossavo un paio di pantaloni aderenti tipo fuseaux e della calzature eleganti ed essenziali a suola piatta e con la punta ricurva all'indietro, quasi si trattasse di babbucce orientaleggianti; sopra, una blusa dalle maniche sbuffanti, il tutto bicolore in giallo e verde brillanti, una fusciacca verde avvolta stretta attorno alla vita; a completare l'abbigliamento, poi, un berretto a strisce bicolori, con delle punte pendenti a cui erano attaccati dei piccoli sonagli che ad ogni mio movimento della testa emettevano un suono argentino come di cembali

Al banco vi era un mio amico (nonché antico compagno di scuola) che, nel vedermi, a stento mi riconosceva così conciato, per poi riprendersi dallo stupore e sorridermi affabile e accogliente, facendo finta di niente e non entrando nel merito del mio strano abbigliamento..

E qui il sogno finiva (almeno la parte che mi ricordo)

Il Grande Nibbio, ricostruzione fatta per il Museo Leonardo 3

Il Grande Nibbio è il nome attribuito da Edoardo Zanon a una macchina volante ideata da Leonardo da Vinci tra la fine del '400 e l'inizio del '500 il cui nome si rifà a quello dell'uccello, il nibbio reale dal cui volo Leonardo aveva tratto ispirazione[3] tenendo presente anche il pipistrello la cui membrana alare viene imitata nella copertura delle ali.

Leonardo si dedicò per lungo tempo alla impostazione teorica del suo ambizioso progetto di realizzare uno strumento per il volo umano: gli studî sul volo risalgono in parte al primo periodo del soggiorno a Milano, tra il 1486 e il 1490, e in parte al secondo periodo del soggiorno a Firenze, verso il 1505. Con una serie di appunti e disegni riportati nel Trattato delli uccelli, rimasto incompleto, Leonardo programmava la sua ricerca sul volo degli uccelli, che doveva essere propedeutica a quella sul volo artificiale: «Dividi il trattato degli uccelli in quattro libri, de' quali il primo sia del volare per battimento d'alie; il secondo del volo sanza batter l'alie, per favor di vento; il terzo del volare in comune, come d'uccelli, pipistrelli, pesci, animali, insetti; l'ultimo del moto strumentale» (Leonardo da Vinci, Manoscritto K, f. 3r).

Approfondito il concetto e la meccanica del volo, unendo natura e ingegneria, per la progettazione tecnica del Grande Nibbio Leonardo eseguì una decina di disegni di parti e componenti parziali della macchina riportati in diversi fogli del Codice sul volo degli uccelli nel quale manca invece una descrizione complessiva unitaria dell'apparecchio per il volo.

Da alcuni disegni tuttavia è possibile presumere che il meccanismo sia stato ideato come un'imitazione del volo battente: essendo questo però difficilmente realizzabile con i mezzi dell'epoca, Leonardo preferì sviluppare una macchina per un volo prevalentemente planato che prevedeva la presenza di un pilota di cui Leonardo s'ingegnò, con numerosi sistemi da lui disegnati, di ridurne lo sforzo e moltiplicare così il rendimento dei suoi muscoli.

Una tradizione non adeguatamente documentata narra del primo esperimento di volo che Leonardo avrebbe realizzato con il "Grande Nibbio". L'episodio fu preannunciato in una annotazione di Leonardo in scrittura sinistrorsa sull'ultima pagina del Codice sul volo degli uccelli risalente al 1505[6], dove profetizza che

«Piglierà il primo volo il grande uccello sopra del dosso del suo magno Cecero e empiendo l'universo di stupore, empiendo di sua fama tutte le scritture e groria eterna al nido dove nacque.»
(Leonardo da Vinci, Codice sul volo degli uccelli, III di cop.[7])

Il volo di prova con il prototipo sarebbe stato affidato a un suo collaboratore Zoroastro da Peretola, pseudonimo di Tommaso Masini[8], conosciuto dal maestro quando nel 1482 si mise in viaggio verso Milano alla corte dello Sforza accompagnato dal Masini, "meccanico e mago", da un tale Atalante Migliorotti musico, e dal Salai. Il volo sperimentale sarebbe avvenuto nel 1506 sul monte Ceceri, una collina nel comune di Fiesole. La macchina volante lanciata nella vallata avrebbe planato per diversi metri prima di schiantarsi a terra. Nell'urto Masini avrebbe riportato una frattura alle gambe.

Otto Lilienthal in un volo planato (Wikipedia)


In tempi più recenti Otto Lilienthal (1848-1896), che ebbe come ispirazione per la costruzione della sua macchina volante il volo degli uccelli, probabilmente utilizzando lo stesso metodo di analisi e sperimentazione di Leonardo, riuscì a compiere con successo migliaia di voli librati fino a quando caduto nell'ultimo volo di collaudo per le ferite riportate perse la vita[1][10]. Una versione del Grande Nibbio è stata realizzata dal Centro ricerche Leonardo 3 e nel 2009 è stata esposta nel Museo di storia naturale del Mediterraneo[4]. Dal 2013 la macchina è esposta nella mostra permanente Il mondo di Leonardo di Milano.

 

Il grande nibbio. È la macchina volante più progredita che Leonardo abbia mai immaginato. Nei suoi manoscritti, il Genio non si limita al solo aspetto costruttivo, ma spiega chiaramente il modo in cui la macchina debba essere pilotata.

La macchina raggiungeva un'apertura alare di circa trenta braccia, equivalente a circa 18 metri. Le grandi ali si innestavano ai lati dell'abitacolo che ospitava il pilota in posizione verticale, seduto su una sorta di seggiolino.

Il grande Nibbio

 

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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