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21 novembre 2025 5 21 /11 /novembre /2025 09:12
Quando correvo (una delle mie ultime partecipazioni alla Pistoia-Abetone)

Sognavo che correvo lungo il mare
un po' sulla sabbia,
un po' sul terreno duro
d'una strada che correva parallela alla spiaggia

Forse stavo partecipando ad una gara
(ma di questo non sono certo)
C'erano altri che correvano davanti a me
Ne vedevo la schiena oscillare ad ogni passo
e le gambe che pompavano su e giù

Cercavo di non farmi distanziare 
Stavo sul pezzo
Tenevo breccia
Le braccia si muovevano regolari per assecondare il passo
Le gambe andavano su e giù come pistoni

Non mi pareva di sentire la fatica

Procedevo così per un tempo interminabile

Poi ci apprestavamo ad arrivare
a quello che pareva un traguardo
Cercavo di avvicinarmi al podista che mi precedeva
e almeno quello superarlo
Mi sembrava però di non potere in alcun modo riuscire
ad incrementare la mia andatura
Sentivo le gambe di piombo
e mi pareva di essere incollato a terra,
impastoiato

Rimaneva tutto bloccato
Come se il flusso del tempo si fosse arrestato
e ogni movimento in corso
si fosse cristallizzato

Eppure, malgrado tutto,
avvertivo una sensazione di benessere
e non c'era senso alcuno di frustrazione

Dissolvenza


 

La mattina dopo aver sognato, nella mia uscita mattutina con il mio fidato amico Black, senza alcuno sforzo le mie gambe hanno cominciato a muoversi e mi sono ritrovato a correre, cosa che negli ultimi tempi non faccio sempre volentieri perché a volte non sento proprio lo stimolo oppure perché è come se non partisse il comando di attivazione ai neuroni della corteccia motoria.
Penso di correre e mi blocco, mentre invece bisogna semplicemente correre, senza stare troppo a pensarci su...

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20 novembre 2025 4 20 /11 /novembre /2025 13:40
Ecoute

Ecco che vengo fuori da un sogno movimentato nel quale sono successe, come spesso capita, molte cose
Ne ricordo solo pochi dettagli 
Ero in un grande parco, che potrebbe essere con molta verosimiglianza quello della Favorita a Palermo, anche se non è esattamente identico a quello della realtà, come quando ci si muove in una situazione in cui tutto appare identico alla mondo che già conosciamo e però ci sono delle piccole e sottili differenze che introducono con un piccolo brivido, l’idea che forse non siamo proprio in quel posto e che forse stiamo vivendo in una realtà parallela, in un’altra dimensione. Ed è questo pensiero a generare sovente il perturbante

Stavo facendo un percorso (di salute, forse anche di vita)
In una radura in mezzo a grandi alberi trovavo, abbandonati fra l’erba, due marchingegni per scagliare delle frecce, simili nella loro concezione alle balestre.
Prima ne scorgevo uno, e poi ne vedevo un altro seminascosto dalla vegetazione 
Lo prendevo, lo esaminavo accuratamente, constatando che era ancora in ottime condizioni d’uso e decidevo di prendermelo per portarlo a casa
L’altro decidevo di lasciarlo lì dov’era (giusto per non essere troppo avido). Peccato che, assieme a loro, non vi fossero abbandonati in giro anche dei dardi.
Poi proseguivo il mio giro esplorativo, occasionalmente incontrando qualcun altro che camminava stralunato lungo i viali altrimenti deserti del parco, anime perse come me.
Mi ritrovavo ad imboccare un vicolo cieco che mi conduceva ad un casale, attraverso un cancello lasciato aperto,
Non si poteva proseguire oltre 
Da uno degli edifici che contornano la corte interna veniva fuori un tizio con un aria ostile e mi chiedeva brusco cosa ci facessi lì, aggiungendo che quello spazio era proprietà privata e che, dunque, io ero intruso, un trasgressore perseguibile anche ai sensi di legge
Mi scusavo allora, profondendomi in mille parole, cercando di mettere in evidenza la mia buona fede e l’assenza di malizia alcuna
E me ne andavo insalutato ospite
Alle mie spalle, appena varcata la soglia, arrivava uno che chiudeva un pesante cancello di ferro con forte clangore 
Muovendomi in giro, mi ritrovavo in un’altra grande corte fiancheggiata da edifici magnifici, forse settecenteschi
Il pavimento della corte era rivestito di lastre di marmo sulle quali ruscellava dell’acqua
Camminarci sopra non era sicuro e c’era il rischio concreto di slittare e, quindi, di capitombolare 
Anche qui cercavo una via di uscita, ma non ve ne erano 
Anche questa volta dunque ero andato a ficcarmi cose in un vicolo cieco 

Aiuto! 
Come farò a venire fuori da questo mondo? 

 

La statua "Ecoute"

Dissolvenza

La foto ê l’elaborazione della scultura di grandi dimensioni intitolata "Écoute" (Ascolta). 
È stata creata dallo scultore francese Henri de Miller. 
Si trova a Parigi nel quartiere di Les Halles, più precisamente sul lato esterno della Chiesa di Saint-Eustache.
La scultura monumentale in pietra rappresenta una gigantesca testa con una mano portata all'orecchio, come in ascolto, che emerge parzialmente dal terreno o dal muro su cui è appoggiata. 
Questa scultura è un punto di riferimento iconico e insolito della zona.

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9 novembre 2025 7 09 /11 /novembre /2025 06:14
Nel labirinto (immagine generata da AI dietro mie indicazioni)

Sono in un posto di lavoro
Molta parte del tempo la passo
in un corridoio dove sono alle prese 
con una cassettiera 
dove vorrei poter riporre le mie cose

Ci sono molti contrattempi
e non riesco mai a concludere

Vedo che l’interno del mobiletto
é ampio e spazioso,
pieno di scomparti
Farebbe proprio al mio caso!
É abbandonato lì 
Nessuno lo utilizza
Vorrei spostarlo nella mia stanza,
ma qualcuno mi dice
che, prima di poterlo fare,
dovrei fare all’ufficio competente
specifica istanza scritta
in carta da bollo (se cartacea)
oppure tramite PEC 
E già mi passau 'u priu
Una di quelle cose assurde
Nessuno utilizza quel mobile,
ma sei volessi usarlo per me,
qualcuno potrebbe farsi avanti,
accampando dei diritti pregressi
Non fare e non far fare
(è uno degli inviolabili siculi principi)
In pratica, non se ne fa nulla

Continuo a vagare 
come anima in pena
e arrivo in una parte dell’edificio 
dove c’è un po’ più di vita
Mi ritrovo con varie genti
da me conosciute nel lavoro,
in passato e nel presente,
tutte mescolate assieme
C’è qui una stanza a disposizione
e penso che, infine, 
potrò liberarmi del fardello delle mie cose
Infatti, c’è tra gli arredi della stanza 
una cassettiera
(o, forse, trattasi un’armadietto) 
disponibile e utilizzabile,
senza dover fare penose trafile burocratiche 
La cosa mi mette di buon umore
C’è tutta una tarantella
per svuotare le mie tasche
e posare ciò che ho in mano

Poi, mi ritrovo 
assieme a tutti gli altri, a bagno
nelle acque di un magnifico laghetto
(o forse è una piscina,
costruita in modo da non apparire tale)
contornato da una fitta vegetazione arborea
di araucarie e magnolie
Sembra di essere in un altro mondo
o in un luogo esotico 
lontano da tutto e da tutti

Lost Io dico)

Dissolvenza

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9 novembre 2025 7 09 /11 /novembre /2025 06:13
gnocco fritto (wikipedia)

Di tutto e di più 
Sono in un posto
E mi fermo per mangiare
Mio fratello è con me
Entro in una specie di trattoria rustica dove fanno del cibo molto semplice e vigoroso
Mi appresto al banco e chiedo di servirmi un panino imbottito con mortadella e primosale (che è secondo me, una combinazione splendida)
Poi mi correggo e dico:  No, lo voglio con caciocavallo non stagionato! (anche questa combinazione, sempre con la mortadella, è ottima)
Intanto, vedo che c’è mio fratello accostato un tavolo e mi rendo conto di essermi dimenticato di lui nella comanda 
Quindi dico di preparare un panino eguale anche per lui 
È tutto pronto dopo un’attesa relativamente breve e, attraverso la finestrella, mi porgono un vassoio che contiene i due panini imbottiti e poi una padella nella quale nell’olio bollente galleggia, ancora a friggersi, una grossa piadina
Usanza del posto! Mi dice la cuciniera
Forse più che di una piadina si tratta dello gnocco fritto (una pietanza dai molti nomi, tipo tigelle e crescentine) che è una tipica pietanza emiliana, usata per accompagnare affettati e formaggi
Invece di portare il tutto al tavolo di mio fratello, mi dirigo all’auto che ho lasciato parcheggiata fuori
Non so perché  (oppure, semplicemente, non ricordo il motivo adesso), ma dovevo sbrigare una commissione urgente
Ci salgo su, sistemando alla meno peggio il vassoio con il cibo e, sul pavimento, il padellino con l’olio sfrigolante
E compio un tragitto, pregando di fare presto e che, nel frattempo, l’olio non si spanda da tutte le parti
Vado, ed é un viaggio inutile, perché non riesco a concludere ciò che volevo fare 
Ritorno e non riesco a posteggiare davanti al locale 
Compio una serie di manovre sconclusionate, avanti, indietro, di lato, in alto e in basso
Quando, finalmente, ho trovato un buon parcheggio libero proprio davanti alla porta del locale, qualcuno mi dice che devo spostare l’auto con urgenza, poiché proprio quel posto è riservato all’auto che trasporta un disabile e che arriverà, di lì a poco
Penso con ansia a quei panini che stanno perdendo la loro freschezza e all’olio che sicuramente si starà spandendo da tutte le parti, rendendo la mia auto ancora più catorcio di quanto non sia già 
Finalmente, dopo molte vicissitudini, riesco a parcheggiare
Prendo il vassoio con i panini e il padellino
Mi accorgo che è vuoto adesso (quindi tutto l'olio ne deve essere fuoriuscito)
Della piadina che conteneva non vi é più traccia
Dell’olio, altrettanto
Certo! É tutto per terra sul pavimento dell’auto dove si vede una pozza di olio ormai freddo e rappreso
Entro brandendo il padellino vuoto e il vassoio con i panini
Cerco di spiegarmi con la signora che gestisce il ristorante, chiedendole un nuovo padellino con olio fresco, sfrigolante, e la piadina, raccontandole la mia odissea, ma lei mi fa capire che ormai è tardi e che la cucina ha chiuso i battenti
Arrivo al tavolo, dove mio fratello mi aspetta
Il tavolo è tutto disfatto, come se già un’orda intera ci avesse desinato
Mio fratello è lì, apparentemente tutto soddisfatto
Non sembra che l’attesa gli sia stata di peso e poi, forse, qualcuno durante la mia assenza gli ha tenuto compagnia e gli ha dato da mangiare
Osservo con mestizia il tavolo devastato e mi accingo a mangiare tristemente il mio panino
Manca la birra che avevo pregustato durante tutte le mie vicissitudini
Quella non me l’hanno data
E, ovviamente, ho soltanto con me quel padellino vuoto che mi ricorda la mia disfatta
Mi chiedo perché non avessi chiesto alla signora di ritardare l’esecuzione della comanda in modo da avere il tempo di eseguire la mia commissione in tutta calma
Domanda che non può trovare risposta poiché riguarda una di quelle cose assurde e di quelle incongruenze e irrazionalità che capitano non solo nei sogni ma anche nella vita
Che sogno!
Che sogno!


C’erano anche dei dettagli più vividi che adesso non riesco più a ricordare

Poi,
quando il sogno andava in dissolvenza
udii un trepestio di tuoni
sopra la testa
come un rullare di cannoni in battaglia
e, subito dopo, il picchiettio della pioggia
che presto si fece furibonda
ed inizió a transitar forte

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4 novembre 2025 2 04 /11 /novembre /2025 06:19
Prefiche (dal web)

Sogno complicato
pieno di movimento e di persone

Ma non ricordo molto, 
benché succedano tante cose

Mi ritrovo a camminare con Black
al guinzaglio accanto a me
(come spesso accade, nella vita e nel sogno)
Incrocio un gruppetto di donne in gramaglie,
in lutto stretto,
come se fosse appena morto qualcuno
Benché in lutto stretto, tuttavia,
sono vestite in modo ricercato,
come se stessero andando
alla cerimonia funebre 
del proprio congiunto
Una di loro 
é minuta e di bassa statura
Al momento dell’incrocio
Black, forse incuriosito,
si protende con il muso,
verso la donna minuta
(che è quella a lui più vicina)
Quella di ritrae con un movimento brusca
(in volto in espressione che è
tra le disgustato e l’inviperito)
Così facendo incespica 
e sta per cadere
Io con prontezza la afferro 
per il braccio e la sostengo,
salvandola da un rovinoso capitombolo
Senza alcuna riconoscenza
lei mi guarda con quell’espressione irata
e comincia a strillare e a inveire
come se avessi appena tentato
di farle violenza,
anziché salvarla
È un’esperienza difficile da sostenere
Mi allontano, assieme a Black,
mentre quella ancora grida i suoi insulti

Entro in una palazzina
dove c’è molta gente che conosco
e dove è in corso un qualche evento
(non so di cosa si tratti,
o non ricordo)
Vorrei raccontare a qualcuno
ciò che mi è appena successo
ma non riesco a trovare 
il momento adatto
In più, accanto a me
cammina con insistenza,
senza mai mollarmi, 
una tizia (non a lutto)
che mi guarda
tenendomi gli occhi puntati addosso
come fossero due trapani
Sono convinto che sia la figlia di quella donna in gramaglie
che era stata così ostile con me
Perché mi segue?
Perché mi assilla?

Dissolvenza

La prefica (dal latino praefica) è una figura le cui tracce risalgono all’antica Roma. Era una donna pagata per piangere ai funerali, inneggiando al morto con canti, urla e gesti di disperazione.

Non del tutto scomparse nella forma tradizionale, le prefiche 2.0 non lo fanno a pagamento ma per un senso di elaborazione collettiva del lutto. Come le loro antenate, possono non conoscere il morto ma seguono fedeli il carro funebre della notizia.
Amplificano le proprie urla dotandosi di prolungamenti virtuali. Generano una “nenia aumentata”: guardi al morto attraverso il loro account e ne rivivi la memoria con video, citazioni e interviste.

Prefiche

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2 novembre 2025 7 02 /11 /novembre /2025 06:17
Studenti protestanti (dal web)

C’è una protesta in corso
in una scuola o all’Università
Gli studenti sono nelle loro aule
disposti in piedi
ognuno davanti al proprio banco
e gridano slogan a voce stentorea
Alcuni modulano il suono dei fischietti
Altri battono con dei legnetti
sul fondo dei pentolini
È una protesta molto vivace,
eppure ordinata
Io giro da un’aula all’altra,
fornendo ai protestanti 
conforto e consigli, 
ma anche ristori di cibo e bevande
Succedono molte altre cose
ma nulla più ricordo

Poi di nuovo sognai
Ero con mio cugino Marcello
Ed eravamo andati in auto
in un lontano paesotto
dalle strade strette e tortuose
Per poter procedere oltre 
dovemmo lasciare l’auto
parcheggiata in una via angusta
e proseguire a piedi nel dedalo di stradine

Poi, volevamo tornare 
Ma per quanto ci affannassimo,
non c’era verso di poter ritrovare l’auto
Eravamo stremati da questa ricerca
che si protraeva da ore, infruttuosa
Non so perché, ma eravamo a torso nudo,
forse per via della stanchezza
Dicevo al cugino:
mentre ti rivesti,
io vado a dare un’occhiata in giro,
magari sarò fortunato
E vado
Ma dell’auto nemmeno l’ombra
Arrivo in un punto 
in cui la strada si fa stretta,
Poi si trasforma in poco più di un sentiero 
che corre lungo il ciglio di un dirupo
e mi accorgo di essere 
ad una grande altezza
Sono preso dalle vertigini
e devo stendermi a terra per non cadere
Strisciando vado avanti
sino ad una grande piazza
dove c’è una grande ressa di gente vociante 
che si diverte
Poi, intravedo una grande struttura metallica 
un sottile ponte aereo 
eretto per superare un precipizio 
che taglia la piazza in due parti,
vicine, eppure irraggiungibili, 
se non con l’uso di quel ponticello aereo 
Uno mi spiega che
con la costruzione d’una maledetta autostrada
solo per gli autoarticolati
hanno tagliato il paese in due
e che il sindaco ha organizzato una protesta
cui tutti i cittadini sono chiamati a partecipare
Giusto!, faccio io
Ma intanto non riesco a trovare
l’auto parcheggiata prima
e nemmeno ho la più pallida idea
su come fare per raggiungere
mio cugino Marcello

Dissolvenza
  

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25 ottobre 2025 6 25 /10 /ottobre /2025 11:03
Il mare ottobrino a Mondello (Foto di Maurizio Crispi)

Anche questa volta mi accadono molte cose di cui non ho memoria

Ricordo solo questo
Dovrei andare in un posto dove avrà luogo una gara podistica di endurance 
Mi hanno invitato a partecipare, non saprei dire se come podista o semplicemente come testimone dell’evento o come fotografo o in quanto giornalista o tutte cose assieme 
Ma andarci è una cosa alquanto complicata 
È un po’ lontano, ma mi sposto a piedi non ho mezzi di locomozione e non si comprende per quale motivo non voglio utilizzare dei mezzi di trasporto 
Strada facendo incontro una con cui in passato andavamo a fare assieme le gare podistiche di lunga durata in giro per l’Italia (con la quale ci siamo conosciuti per l’appunto durante una gara di 50 km)
Decidiamo di fare sosta in un posto non lontano da quello della gara, una località lacustre, e le propongo di farci un giro in pedalò
In effetti, c’è un posto dove questi pedalò vengono dati in affitto 
Vado e ne trovo uno ancora libero, ma è tutto pieno di sabbia 
Come faremo a usarlo in queste condizioni? 
Ci sporcheremo tutti di sabbia!, penso 
Allora lo prendo, sollevandolo con tutta la forza che posso usare sulla mia testa 
(Mi sento una specie di Sansone) e lo porto - con grande destrezza - in equilibrio sulla testa sino alla zona dove si trova il proprietario dei pedalò e dove vi è un’area attrezzata per il lavaggio degli stessi
Comincio quindi la complicata operazione di pulizia dell’interno del pedalò dalla sabbia che lo ingombra 
Prima lo scuoto, facendo cadere tutta la sabbia che posso, poi lo riempio d’acqua, lo scuoto di nuovo e lo svuoto dell’acqua e della sabbia residua; infine, lo metto ancora una volta sotto la doccia per eliminare i granelli di sabbia più resistenti 
Dopo aver fatto quest’operazione, ritorno dove avevo lasciato la mia amica, sempre portando il pedalò, adesso lindo e pulito, in equilibrio sulla mia testa 
Nell’attesa la mia amica si è distesa a prendere il sole senza utilizzare un telo da bagno e si è tutta imbrattata di sabbia
Ció mi irrita molto, perché se dovesse salire sul pedalò in queste condizioni, saremmo di nuovo punto e daccapo e il pedalo si riempirebbe di nuovo di sabbia molesta
Le dico, molto infastidito: “Vatti a lavare, mettiti sotto la doccia, elimina tutta la sabbia, così finalmente potremmo fare la nostra gita sul pedalò e arrivare sino al luogo della gara podistica!”
Lei esegue senza fiatare (ed una fortuna che non fiati, perché se soffrisse di fiatella e dovesse fiatare, sarebbe certamente una tremenda, insostenibile, esperienza) e va a farsi la doccia 
Ritorna e si distende sulla sabbia, ancora una volta senza usare il telo, di nuovo imbrattandosi tutto quanto il corpo di quei granelli di sabbia fine, molesti e onnipresenti
E io penso: Siamo punto e daccapo! 
Non so se riusciremo mai a fare la tanto agognata gita in pedalò!
Non so se riusciremo mai a giungere nel luogo dove si celebra la gara podistica!

Ci sono sempre molti ostacoli da superare, molte situazioni incompiute, molte incertezze e sono tante, troppe, le cose che non so
E non so se riuscirò a portare a termine ciò che voglio fare
Non so
Non so
Non so

Sono un cripto-viaggiatore
Sono un cripto-sognatore
Vorrei andare nell’Altrove

Dissolvenza 

Sto apposto!
Apposto sto!

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24 ottobre 2025 5 24 /10 /ottobre /2025 11:52
Selfie a testa in giù (foto di Maurizio Crispi)

In questo sogno sono al lavoro nella comunità terapeutica

Si tratta di andare a prelevare dei soldi per la gestione delle spese di un paziente ospite della comunità
Pare che ci siano dei problemi nel potere, prelevare l’intera somma che serve per le sue esigenze e che - a quanto pare - è molto cospicua
Me lo viene a dire, di questo problema, l’educatrice M.
Me lo espone  e io le dico che ne possiamo parlare con il mio collega (che è il Responsabile della Comunità) e ci rechiamo da lui 
che, tuttavia, è molto indaffarato per poterci dare udienza nell'immediato. 
Il pavimento dell’ambulatorio dove si trova è interamente ricoperto da sacchetti che contengono materiali imprecisati
A stento vi si può camminare, destreggiandosi e facendo attenzione a dove mettere i piedi 
Penso con timore che in uno dei sacchetti possa esserci del materiale esplosivo e, dunque, la cautela è d’obbligo
Lui, il mio collega, è molto indaffarato, ma questo l’ho già detto.
Sta parlando contemporaneamente a due telefoni alternativamente a voce stentorea e intanto dà delle direttive ad una terza persona presente nella stanza. 
Cerco di parlargli, ma non riesco ad attirare la sua attenzione e, quindi, la soluzione al nostro problema, capiamo, tarderà ad arrivare 
Allora, considerando l’urgenza della questione irrisolta e desideroso di trovare soluzioni, dico ad M., l’educatrice, “Non ti preoccupare, adesso ti accompagno io a fare il prelievo" (il problema era anche di sicurezza, infatti, in considerazione dell’entità della somma da prelevare ed M. non si sentiva di andare da sola).
E dunque, ce ne partiamo  
Per arrivare allo sportello bancomat, dobbiamo fare una lunga traversata della città, ma anche di un grande parco con prati verdi con maestosi alberi e ci mettiamo a correre 

Corriamo, corriamo ma senza mai arrivare 

Diventiamo i corridori di una gara podistica di lunga lena

Insomma, questo prelievo non riusciamo a farlo 

E, quando mi sveglio, sto ancora correndo

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18 ottobre 2025 6 18 /10 /ottobre /2025 07:13

É strano quando succede 
di accorgersi 
di aver sognato
Ti svegli
e, all’improvviso, 
ci sono delle immagini estranee
che cominciano a colare 
fuori dalla tua mente
All’inizio, 
non te ne rendi conto
Poi, sì!
Pensavi di non aver sognato
ed invece c’è un sogno 
che preme per uscire
alla luce e alla consapevolezza
Sono immagini vaghe e fluttuanti
quelle che filtrano
si tratta di acchiapparle con un retino
come quando si va a caccia di farfalle
e di metterle in ordine 
organizzandole in un racconto
Questo processo è perturbante
perché ti mette in contatto
con una parte del tuo sé
poco conosciuta
come fosse la faccia nascosta della luna

Maurizio Crispi (19 ottobre 2025)

In acqua (selfie, con effetto speciale) - Maurizio Crispi

Ero a casa, a letto
Qui giacevo tra le coltri, inquieto,
a metà ancora tra il sonno e la veglia
Indulgevo in una stimolazione auto-erotica
Sentivo una forte tensione 
e cercavo di placarla
Forse ansimavo o gemevo
Ma poi mi riscuotevo
e, senza essere giunto all’apice,
mi alzavo
Mentre mi muovevo per rivestirmi,
mi accorgevo che, nella stanza vicina,
c’era un ospite di cui ignoravo l’esistenza
Sorprendente! 
Come avrà fatto ad entrare?
Con quali chiavi?
Mi sentivo imbarazzato al pensiero 
che potesse avermi sentito
mentre mi agitavo e gemevo
nel viluppo onirico dell’autoerotismo
Poi, ci ritroviamo attorno ad un tavolo
e qui ci sono la mamma e mio fratello
C’è anche l’ospite segreto di prima
Siamo seduti per il desinare
e all’ospite dico di mio fratello
e dei suoi limiti 
che sono possibilità 
Sento anche la presenza di mio padre
che aleggia attorno a noi,
una presenza impalpabile
come un fremito nell’aria,
un soffio di vento 
o un’increspatura nell’aria
C’è, tuttavia, mio padre,
pur invisibile, s’impone a noi
con forza
Poi mi ritrovo a camminare 
con il cane al guinzaglio
lungo un sentiero scosceso e scivoloso
Ci sono alberi stenti che crescono 
da un terreno fangoso e brullo
Mi aggrappo al loro tronco
per non scivolare giù.
nei passaggi più impervi 
Più volte rischio di cadere rovinosamente,
ma ciò non accade 
poiché con un guizzo riesco sempre
ad aggrapparmi a qualcosa
che mi trattiene 

Una voce imperiosa 
con un registro cupo
grida di transitare forte

L’ospite segreto e ignoto
cammina dietro di me
con costanza, senza inciampi
ed è la mia ombra, 
una malombra che non proferisce verbo

Vado a rilento, superando
uno alla volta
tutti gli ostacoli 
che si frappongono nel mio cammino
attraverso questa selva oscura

Mi ritrovo infine all’interno 
di un centro commerciale
vasto e cavernoso
Qui ha avuto luogo una festa di bambini
e tutte le merci esposte 
sono state messe in disordine
Anche qui continuo a fare 
un percorso ad ostacoli,
una specie di parkour urbano,
e, nello stesso tempo, 
cerco di mettere a posto
gli oggetti sparsi in giro
Qui non ci sono più pericoli da affrontare
ma c’è solo da compiere una traversata
caratterizzata da piccoli ostacoli
e solo da qualche passaggio angusto
da superare, 
ma niente di che

Ci sono degli incontri con persone
che rimangono senza volto

Dissolvenza

In fuga dall'ombra-onda malombra perturbante

Ero sulla riva del mare
ed era una spiaggia grigia ed incolore 
che si stendeva a perdita d’occhio
Subito a ridosso della battigia
cresceva un’enorme duna scoscesa
Ed era tanto alta che non c'era modo di capire
se al di là vi fossero altre dune,
oppure monti o laghi o pianure o una città

Io mi ci inerpicavo sopra,
arrancando su per il pendio
e cercando di arrivare sulla cresta
per poi scendere sull’altro versante
L’ascesa era faticosa ed aspra,
il terreno cedevole sotto i miei piedi
Avevo fretta, 
ero in ansia,
ogni tanto incespicavo
I miei piedi facevano franare la sabbia
verso il basso in piccoli rivoli,
talvolta vi sprofondavano dentro
come fosse neve soffice
Quando mi giravo a guardare il mare
alle mie spalle
vedevo una grande onda,
un gigantesco tsunami
avvicinarsi alla riva,
romband e gonfiandosi a dismisura
L’onda che cresceva vieppiù in altezza
e la cresta che, sempre più alta,
formava un ricciolo 
ormai maturo per rinchiudersi 
su se stesso
e la duna gigantesca 
che si elevava verso il cielo
formavano due muri colossali
contrapposti tra loro
Quale dei due avrebbe vinto
nel prossimo, inevitabile, scontro?
Quale dei due avrebbe schiacciato,
annientato l’altro?
Io ero lì in mezzo,
una formicola minuscola
sotto il maglio liquido di un gigante

Ero in affanno
Lottavo per arrivare alla cresta
e oltre 
prima che l’onda mostruosa
si abbattesse su di me

Impresa dall’esito incerto 

Dissolvenza

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14 ottobre 2025 2 14 /10 /ottobre /2025 09:55
Bagno turco (Hammam)

Ero su di una grande nave da crociera
Camminavo sui ponti, passando dall’uno all’altro per mezzo di scalette e stretti passaggi 
Era una nave talmente enorme da sembrare una piramide egizia più larga alla base e un po’ più stretta verso l’alto 
La grande nave si accingeva a salpare
Il mare era di un blu profondo con venature verde cupo, il cielo azzurro e sgombro di nubi
I motori pulsavano con un rombo continuo e basso:  la nave vibrava sotto i miei piedi come un gatto che fa le fusa 
Era un corpo enorme e gigantesco che prendeva vita, con un movimento che, dapprima lento, si faceva più veloce 
Salivo e scendevo lungo quelle scale, esplorando
Ad un certo punto, nel corso di queste mie inquiete peregrinazioni, vedevo un vasto salone che s'affacciava all’esterno per mezzo di grandi e ariosi finestroni
Al suo interno, che era riccamente arredato con numerosi divani e sommier foderati di velluto rosso, uomini e donne si accoppiavano nelle più diverse e fantasiose posizioni, con dedizione e passione, dando vita ad un colossale partouze, in cui prendevano risalto scenette e complesse configurazioni
Grappoli di uomini e donne intenti nella frenesia dell’amore 
Mi eccitavo a quella vista e mi soffermavo a guardare 
Sentivo che il cazzo mi si induriva immediatamente per l’eccitazione 
Avrei voluto unirmi, a quegli scopatori e diventare parte di quella live performance, ma - come mi accorgevo - non vi erano vie di accesso
Era come se quell’orgia appartenesse ad un altro mondo, dal quale io ero escluso
Potevo solo guardare, avvertendo con un senso di penosa frustrazione, il cazzo eretto e già lucido di  umori stillanti che voleva piacere

 

Il bagno turco di Ingrès e le donne esotiche di oriente

Non mi restava che toccarmi, sfregare e strattonare il pene turgido, cercando di trarre un piacere surrettizio, mentre quelli al di là del vetro godevano come ricci, in un groviglio di corpi, di membra e di membri.
Ma la situazione non era agevole 
Nel mio punto di osservazione, arrivavano di continuo nuovi passeggeri in formazioni familiari compatte che volevano godere del panorama e che sembravano non accorgersi minimamente di ciò che accadeva all’interno di quel grande salone delle feste 
Quindi, io ero continuamente distolto dalla mia azione autoerotica coinvolgente, per quanto solitaria 
Ma poi succedeva anche che quelli all’interno del salone si accorgevano di me all’esterno, un povero pirla con il cazzo gonfio e arrossato, quasi priapico e satiresco,, e immediatamente si distoglievano dalle loro attività e si facevano tutti contro le vetrate e mi guardavano dandomi la baia 

Dissolvenza

Questo sogno mi ha ricondotto a pensare ad un sogno intensamente erotico occorso circa quattro anni addietro

Erotismo (disegno a china) - dal web

Una stanza
Una grande alcova

Il pavimento ricoperto di soffici tappeti

C'è - al centro di un grande letto rotondo - 
una donna dal corpo flessuoso, i seni sontuosi
La sua vita è stretta, i fianchi non sono troppo larghi
ma il suo culo è reso attraente a dismisura 
dalla sinuosità del corpo e dall'elasticità delle membra
La donna è semivestita, 
ma - per come è ricoperta dai tessuti -
potrebbe essere nuda 
per l'effetto che mi fa osservandola 
attraverso lo spiraglio della porta semichiusa di un camerino.
dove io sono appostato (con il suo consenso, ovviamente)
attendendo che arrivi un suo amante
Il quale, seppure con un certo ritardo,
s'appresenta
Ha una faccia da furbetto,
non mi piace proprio,
anche perché è vestito tutto azzimato
con abiti alla moda
Si accosta alla donna è comincia a farle delle moine
e a toccarla, a tratti la palpeggia
Io osservo non visto la scena,
ma lei sa che io sono lì, nascosto
e questa consapevolezza accresce la mia eccitazione
a dismisura
Appare ora anche un vecchio,
con barba e capelli bianchi
Il vecchio è semivestito
ha i pantaloni calati che lasciano intravedere 
un cazzo enorme, per quanto flaccido,
e due palle da torello
che per via del rilasciamento dei tessuti
dovuto all'età, pendono a dismisura,
ma in ogni caso la loro massa denota grande vigoria
L'arrivo del vecchio accresce la mia eccitazione
e, cogliendo uno sguardo di complicità della donna, 
rompo gli indugi ed entro nella stanza
calpestando senza rumore i soffici tappeti
Comincio a spogliarmi 
poiché voglio essere del tutto nudo 
prima di accostarmi alla donna
Il tizio con l'aria da furbetto
si gira verso di me 
e mi fa cenno con la mano 
di non essere troppo precipitoso
Calmati! Calmati!, sembra voler dire
Ed io a mio volta penso: 
Ma cosa cazzo vuole! Io faccio quel che mi pare!
La donna sembra non aver gradito il gesto del tizio
volto a rallentarmi e a stemperare il mio ardore
Fa un gesto di stizza,
accompagnato anche da una sintona mimica facciale
Un punto a mio favore, dunque
Anche il tizio e il vecchio 
ora si spogliano
Il vecchio rimane da canto, 
in veste da osservatore, parrebbe, 
per quanto il suo cazzo
con sapienti tocchi della mano
abbia raggiunto una ragguardevole erezione,
quasi priapesca

Penso che il vecchio possa essere appunto un Priapo 
inviato dalle potenze celesti
a osservare e a fare da arbitro
di questa singolare tenzone d'amore
Siamo tutti nudi adesso:
anche la donna si è liberata dei suoi indumenti 
e mostra in tutta la sua gloria
il suo prorompente seno,
e si vede per bene,
per la mia delizia, il ciuffetto di peli pubici 
che lasciano una piena visuale
della fica già bagnata

I corpi della donna e dell'uomo con la faccia da furbetto
s'avvinghiano
per un attimo mi pare di non avere alcuna via d'accesso
alle parti erogene della donna,
poiché sono in una posizione svantaggiata,
posso soltanto allungare la mano 
e prendere ad accarezzarla con dolcezza,
dove posso
Lei mi guarda e socchiude le labbra, 
lasciando intravedere la punta della sua lingua rosea
La mia erezione è al massimo,
La forza del desiderio è salita alle stelle,
ma so che dovrò aspettare ancora 
prima di ricevere il suo bacio 
sulla punta del mio cazzo e di sentire la lingua che ci gioca
come pure prima di poterla penetrare
e scoparla dolcemente
per arrivare assieme ad un orgasmo condiviso 
e alla mia eiaculazione furibonda

Lei si sposta in modo tale che i suoi piedi affusolati
con le unghie dipinte
nel modo che piace a me 
siano alla mia portata
e, con voluttà, inizio a leccarne le dita, una per una,
e a succhiarle
La donna geme di piacere
Ho la sensazione di essere adesso 
un primus inter pares,
in netto vantaggio rispetto al tizio con l'aria da furbetto
Il vecchio Priapo approva

(dissolvenza)

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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