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13 settembre 2025 6 13 /09 /settembre /2025 06:06
Selfie con guanto di plastica (foto di Maurizio Crispi)

Sognavo

Ero in un ospedale forse 
Qui discutevo con altri miei colleghi di casi clinici, ma non ricordo i dettagli

Poi la scena si spostava all’aperto, in una piazza gremita da una folla oceanica che gridava slogan di intolleranza e parole di odio
Erano tutti in attesa che venisse trasportato su di un carro il condannato a morte sino al luogo dell’esecuzione
Intanto il brusio malevolo cresceva e cresceva, con improvvisi picchi di turbolenza fatta di grumi di urla ed insulti  e d’improvvise - per quanto effimere - movimentazioni di centinaia di corpi ammassati
Alla fine, il carro traballante arrivava tirato da una coppia di cavalli macilenti
Il condannato si ergeva in piedi sul pianale spoglio, gli occhi bendati con una stoffa nera, il capo chino, indosso una camicia - un tempo bianca - tutta lacera
La folla si andava aprendo per consentire il passaggio alla carretta che, miracolosamente, procedeva senza un conducente
Era evidente che quei due cavalli macilenti sapessero bene dove andare, pur in assenza di un conducente
Nel generale coro unanime della folla imbestialita si levava qualche voce più sensata che chiedeva perché, perché quell’uomo fosse stato condannato a morte
Ed io allora mi ritrovavo a spiegare le ragioni della condanna, dicendo che l’uomo veniva ucciso per aver mentito, mentre in verità no, non lo aveva fatto; aveva rivelato, invece, con coraggio tutte le menzogne e le mistificazioni dei governanti che ci sovrastano. Veniva dunque ucciso per aver detto la verità, per dare un esempio
Mai dire che il re è nudo a chi è stato indottrinato sulla bellezza dei vestiti nuovi dell'imperatore, fatti di niente!
Davo le spiegazioni più volte, eppure le mie parole erano ininfluenti e si perdevano nel frastuono. 

La folla era sempre più eccitata ed era tesa sino allo spasimo verso lo spettacolo della prossima esecuzione
I venditori di bibite e di cibo da strada facevano intanto grandi affari, come anche i turpi spacciatori
Qualcuno, approfittando della confusione, si accoppiava selvaggiamente
Altri roteavano gli occhi e si leccavano le labbra inaridite, aspettando il big bang

Date loro panem et circenses e ciò basterà loro!
Nutriteli con notizie fasulle!
Vi seguiranno tutti, come pecore,
sempre riconoscenti

Dissolvenza

Seduto all’ombra dell’ultimo sole,
meditando e riflettendo,
dopo il duro lavoro manuale,
sudore e olio di gomito,
riposando e riflettendo,
anche leggendo e levitando
a poco a poco
senza gravità
senza peso
Leggero
Leggero
Esercizio di leggerezza dell’Essere
Mi preparo ad esser lieve
nel finale di partita
Mai prendermi sul serio
Ho messo solo quattro parole in croce
come didascalia al mio selfie

Guanto di plastica per far la spesa (foto di Maurizio Crispi)

Sogno

Sogno?
Che sogno?

Vediamo un po’ se lo ricordo
Mumble mumble
Rumore di meccanismi cigolanti
Le rotelle del mio cervello
fanno un po’ le bizze, stamane
Mi pareva di poter ricordare qualcosa
ed invece niente
Il buio più totale

Eppure facevo nel sogno
qualcosa di rilevante

Forse era correlato al lavoro

Ecco! Ci siamo!
Io dicevo qualcosa ad un paziente
che aveva deciso di non mangiare più
o di darsi ad una dieta non vegana,
ma semplicemente vegetariana,
per quanto bizzosa e stravagante
Mi diceva che non vuole mangiare le uova
e che, in linea di massima,
cercherà di mangiare solo pane e olio
oppure pane e acqua
Io cercavo di dirgli che tuttavia
avrebbe dovuto introdurre nel suo corpo
i diversi nutrienti in modo equilibrato
Se mangi solo pane ed olio,
ad esempio, dove sono gli aminoacidi?
Ci sono nell’olio, ci sono!,
rispondeva lui, tutto adirato
Io ribattevo, con fermezza, 
No, non ci sono!
E lui replicava: Ci sono, ci sono!
Insomma, non voleva sentire ragioni
Poi, a darmi un contentino,
aggiungeva, 
Userò ogni tanto
quei beveroni a base di aminoacidi
che si usano nelle palestre,
per integrare
Poi, per rendere la mia dieta più efficace,
berrò molta acqua,
almeno quattro litri al giorno
Insomma, nel sogno,
andava avanti questa discussione, 
a più riprese
La sentivo molto estenuante e faticosa

Dissolvenza

(Qualcosa ho ricordato, alla fine!)

(Altavilla, il 13 settembre 2025)

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12 settembre 2025 5 12 /09 /settembre /2025 11:38
Lo sparviero, la macchina volante ideata da Emilio Salgari nel suo "Il Re dell'aria"

Ecco che ho sognato, quando mi pareva che non avrei più dormito per il resto della notte

Un sogno complicato (come sempre) in cui accadevano tantissime cose, di cui ricordo solo frammenti
C'era una grande manifestazione sportiva all'aperto (di questo sono certo), in un grande parco dall'inusitata bellezza, in cui si alternavano ampie radure a piccole boschetti di essenze pregiate.

Io ero lì e conducevo con me un trabiccolo volante, costruito in materiali leggeri vivacemente colorati e dotato di grandi ali simili a quelle della libellula, iridescenti nella luce del sole

Me lo trascinavo appresso (con attenzione per evitare che qualche componente si rompesse) alla ricerca di un luogo adatto al decollo.

Le cose andavano per le lunghe
Sopraggiungevano di continuo dei contrattempi oppure c'erano degli incontri imprevisti con altri convenuti alla festa che desideravano parlare con me o che mi riconoscevano

A quanto pare ero una specie di celebrità

Il decollo mai avveniva tuttavia

Eppure mi sarebbe molto piaciuto librarmi alto nel cielo

Ogni tanto volgevo gli occhi in alto e con la mente mi perdevo in quell'immensità azzurra.

Poi, più avanti (il trabiccolo lo avevo depositato da qualche parte) entravo in un grande tendone, destinato alla ristorazione.

Lì c'era un banco per la mescita di bevande (un piccolo bar a tutti gli effetti che, per quanto provvisorio, mi sembrava attrezzatissimo e super-accessoriato)

giullare giulivo (dal web)

Dietro il banco vi era una grande specchiera che occupava tutta la parete di fondo e che dilatava enormemente ll fondale del tendone, ampliandone la prospettiva.

Ero colpito dal mio riflesso: improvvisamente mi rendevo conto di com'ero vestito.
In sostanza, come un guitto o un giullare di corte: indossavo un paio di pantaloni aderenti tipo fuseaux e della calzature eleganti ed essenziali a suola piatta e con la punta ricurva all'indietro, quasi si trattasse di babbucce orientaleggianti; sopra, una blusa dalle maniche sbuffanti, il tutto bicolore in giallo e verde brillanti, una fusciacca verde avvolta stretta attorno alla vita; a completare l'abbigliamento, poi, un berretto a strisce bicolori, con delle punte pendenti a cui erano attaccati dei piccoli sonagli che ad ogni mio movimento della testa emettevano un suono argentino come di cembali

Al banco vi era un mio amico (nonché antico compagno di scuola) che, nel vedermi, a stento mi riconosceva così conciato, per poi riprendersi dallo stupore e sorridermi affabile e accogliente, facendo finta di niente e non entrando nel merito del mio strano abbigliamento..

E qui il sogno finiva (almeno la parte che mi ricordo)

Il Grande Nibbio, ricostruzione fatta per il Museo Leonardo 3

Il Grande Nibbio è il nome attribuito da Edoardo Zanon a una macchina volante ideata da Leonardo da Vinci tra la fine del '400 e l'inizio del '500 il cui nome si rifà a quello dell'uccello, il nibbio reale dal cui volo Leonardo aveva tratto ispirazione[3] tenendo presente anche il pipistrello la cui membrana alare viene imitata nella copertura delle ali.

Leonardo si dedicò per lungo tempo alla impostazione teorica del suo ambizioso progetto di realizzare uno strumento per il volo umano: gli studî sul volo risalgono in parte al primo periodo del soggiorno a Milano, tra il 1486 e il 1490, e in parte al secondo periodo del soggiorno a Firenze, verso il 1505. Con una serie di appunti e disegni riportati nel Trattato delli uccelli, rimasto incompleto, Leonardo programmava la sua ricerca sul volo degli uccelli, che doveva essere propedeutica a quella sul volo artificiale: «Dividi il trattato degli uccelli in quattro libri, de' quali il primo sia del volare per battimento d'alie; il secondo del volo sanza batter l'alie, per favor di vento; il terzo del volare in comune, come d'uccelli, pipistrelli, pesci, animali, insetti; l'ultimo del moto strumentale» (Leonardo da Vinci, Manoscritto K, f. 3r).

Approfondito il concetto e la meccanica del volo, unendo natura e ingegneria, per la progettazione tecnica del Grande Nibbio Leonardo eseguì una decina di disegni di parti e componenti parziali della macchina riportati in diversi fogli del Codice sul volo degli uccelli nel quale manca invece una descrizione complessiva unitaria dell'apparecchio per il volo.

Da alcuni disegni tuttavia è possibile presumere che il meccanismo sia stato ideato come un'imitazione del volo battente: essendo questo però difficilmente realizzabile con i mezzi dell'epoca, Leonardo preferì sviluppare una macchina per un volo prevalentemente planato che prevedeva la presenza di un pilota di cui Leonardo s'ingegnò, con numerosi sistemi da lui disegnati, di ridurne lo sforzo e moltiplicare così il rendimento dei suoi muscoli.

Una tradizione non adeguatamente documentata narra del primo esperimento di volo che Leonardo avrebbe realizzato con il "Grande Nibbio". L'episodio fu preannunciato in una annotazione di Leonardo in scrittura sinistrorsa sull'ultima pagina del Codice sul volo degli uccelli risalente al 1505[6], dove profetizza che

«Piglierà il primo volo il grande uccello sopra del dosso del suo magno Cecero e empiendo l'universo di stupore, empiendo di sua fama tutte le scritture e groria eterna al nido dove nacque.»
(Leonardo da Vinci, Codice sul volo degli uccelli, III di cop.[7])

Il volo di prova con il prototipo sarebbe stato affidato a un suo collaboratore Zoroastro da Peretola, pseudonimo di Tommaso Masini[8], conosciuto dal maestro quando nel 1482 si mise in viaggio verso Milano alla corte dello Sforza accompagnato dal Masini, "meccanico e mago", da un tale Atalante Migliorotti musico, e dal Salai. Il volo sperimentale sarebbe avvenuto nel 1506 sul monte Ceceri, una collina nel comune di Fiesole. La macchina volante lanciata nella vallata avrebbe planato per diversi metri prima di schiantarsi a terra. Nell'urto Masini avrebbe riportato una frattura alle gambe.

Otto Lilienthal in un volo planato (Wikipedia)


In tempi più recenti Otto Lilienthal (1848-1896), che ebbe come ispirazione per la costruzione della sua macchina volante il volo degli uccelli, probabilmente utilizzando lo stesso metodo di analisi e sperimentazione di Leonardo, riuscì a compiere con successo migliaia di voli librati fino a quando caduto nell'ultimo volo di collaudo per le ferite riportate perse la vita[1][10]. Una versione del Grande Nibbio è stata realizzata dal Centro ricerche Leonardo 3 e nel 2009 è stata esposta nel Museo di storia naturale del Mediterraneo[4]. Dal 2013 la macchina è esposta nella mostra permanente Il mondo di Leonardo di Milano.

 

Il grande nibbio. È la macchina volante più progredita che Leonardo abbia mai immaginato. Nei suoi manoscritti, il Genio non si limita al solo aspetto costruttivo, ma spiega chiaramente il modo in cui la macchina debba essere pilotata.

La macchina raggiungeva un'apertura alare di circa trenta braccia, equivalente a circa 18 metri. Le grandi ali si innestavano ai lati dell'abitacolo che ospitava il pilota in posizione verticale, seduto su una sorta di seggiolino.

Il grande Nibbio

 

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6 settembre 2025 6 06 /09 /settembre /2025 05:54
selfie sfuocato

Succedono molte cose in questo sogno

Sono in un palazzo antico le cui mura hanno uno spessore ciclopico
C’é una nicchia profonda scavata nel muro e ha la capacità di accogliere anche tre persone
È come una piccola stanza scavata nello spessore del muro
L’accesso alla nicchia non è facile
É sopraelevata e per potervi entrare bisogna sollevarsi a forza di braccia
All’interno c’è già un’occupante che guarda fuori attraverso una finestrella ad occhio di bue che s’apre nello spessore del muro
Vorrei inerpicarmi e salire, ma non è cosa semplice, visto che ho con me tutta l’attrezzatura fotografica
Ci tento più e più volte, sforzi inani, perché ogni volta ricado pesantemente a terra
Dovrei salire su, perché il mio compito lì è costruire una documentazione per immagini
Poi sono su - e non so come ci sia arrivato - e scatto numerose foto
Mi sporgo con la testa fuori dalla finestrella ad occhio di bue e cerco di scattarmi un selfie, ma non è agevole, perché non c’è abbastanza spazio per tirare fuori un braccio che regga l’apparecchio fotografico
Poi a questo punto compare nella nicchia un terzo personaggio, uno psicologo di nome Oighen e facciamo un po’ di conversazione anche se lo spazio è veramente angusto e dobbiamo stare pigiati uno sull’altro come sardelle in scatola
Usciamo fuori dalla nicchia e percorrendo un lungo corridoio fiancheggiato da mura titaniche giungiamo ad un corte interna dove vi è, a vista, un poderoso sistema di enormi tubature di cotto chiazzate di muschi e licheni che servono allo smaltimento delle acque nere reflue dall’intero palazzo
Si sente infatti una vibrazione sonora che proviene da quelle tubazioni è un chiocchiolio allegretto di acque che scorrono
Sembra di essere in una valle montana, penso, anche se dalle commessure dei diversi segmenti delle tubazioni di cotto non perfettamente saldate fuoriescono miasmatiche esalazioni
Fotografo tutto quanto
Questo sistema fognario a cielo aperto possiede indubbiamente un suo fascino
Mentre fotografo tuttavia, tale è la puzza che devo turarmi il naso


Dissolvenza

La città di Amelia, difesa a nord da uno sperone roccioso, è circondata quasi interamente da un’imponente cinta muraria che oggi appare come la somma di tecniche e stili differenti, raccontando nella sua stratificazione secoli di rifacimenti, ricostruzioni, restauri e ampliamenti del sistema difensivo della città.  Le mura amerine rappresentano una delle emergenze monumentali e archeologiche più imponenti della città, nonché un importante esempio di opera poligonale, tecnica costruttiva che prevede la realizzazione di un paramento murario costituito da grandi blocchi di calcare dalla forma irregolare. I blocchi sono sovrapposti uno sull’altro senza l’utilizzo di malta e la stabilità del paramento murario è garantita esclusivamente dal peso di queste enormi pietre.

La città di Amelia, difesa a nord da uno sperone roccioso, è circondata quasi interamente da un’imponente cinta muraria che oggi appare come la somma di tecniche e stili differenti, raccontando nella sua stratificazione secoli di rifacimenti, ricostruzioni, restauri e ampliamenti del sistema difensivo della città. Le mura amerine rappresentano una delle emergenze monumentali e archeologiche più imponenti della città, nonché un importante esempio di opera poligonale, tecnica costruttiva che prevede la realizzazione di un paramento murario costituito da grandi blocchi di calcare dalla forma irregolare. I blocchi sono sovrapposti uno sull’altro senza l’utilizzo di malta e la stabilità del paramento murario è garantita esclusivamente dal peso di queste enormi pietre.

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17 agosto 2025 7 17 /08 /agosto /2025 01:28

Trascrizione di un sogno di un anno fa tondo
Mai riportato qui, nel blog

Maurizio Crispi (17 agosto 2024)

Marco Cavallo

Questa volta mi ritrovo alla guida di un enorme autoarticolato
Devo andare da qualche parte (ma il sogno non mi dice dove)
Lungo la strada che percorro ci sono delle difficoltà di transito, così pare 
Accosto il mio mezzo in uno slargo, appena possibile
Scendo dalla cabina di guida e vado a domandare 
Il tizio a cui chiedo, prima, non vuole darmi alcuna informazione, poi  - ma sempre in modo reticente - m’indica la strada che svolta alla nostra destra e mi dice: Puoi prendere da qui! Non si potrebbe, in verità, perché il transito è vietato agli autotreni. Ma tu infilati lo stesso, dopo un po’ ti accosti e aspetti; se non succede nulla, nel senso che non arrivano veicoli dall’altro lato, fai un altro balzo di un centinaio di metri, e poi di nuovo ti fermi e aspetti e vedi com’è la situazione. E vedrai che a poco a poco riuscirai a fare tutto il pezzo di strada che rimane: l’alternativa è per te di tornare indietro, ma dovrai fare un giro davvero enorme!
Ah, faccio io, ho compreso perfettamente: è una soluzione all’italiana, quella in cui siamo maestri!
Alzo le spalle e me ne torno al mio autotreno, balzo nella cabina di guida, mi metto al volante, faccio rombare il motore e mi metto in movimento


[Devo dire qui che, in vita mia, non ho mai guidato né un camioncino, né un camion, né un autoarticolato: l’esperienza di guidare un simile mezzo, in questo mio sogno, è davvero è esaltante, poiché mi sembra di rivivere momenti del film cult che vidi decenni indietro dal titolo “Convoy” (in italiano “Trincea d’asfalto”, di Sam Peckimpah) e mi viene in mente anche un altro film - anche questo un cult - che è “Duel” (d’un giovane Steven Spielberg), sviluppato da un racconto di Richard Matheson, ma l’autotreno persecutore qui è una presenza malefica e il volto del suo guidatore non si vede mai chiaramente, poiché i finestrini sono oscurati]

 

Saltando diverse parti del sogno che non ricordo, mi ritrovo poco dopo in un Centro sociale nel quale convergono diverse Associazioni di operatori che sperimentano nel territorio interventi coinvolgenti la popolazione, utilizzando un miscuglio creativo di Arte- Musica- e Pet-terapia
Insomma, il luogo dove sono finito parrebbe essere il motore propulsivo di una serie interventi di psicologia applicata
Arrivato qui, cerco di inserirmi nella programmazione operativa e devo parlare con mio collega, assieme al quale in passato mi trovai a scrivere un libro.
Devo registrare vocalmente qualcosa e c’è un dispositivo apposito che si aziona con il piede e, a seconda di come si muove il pedale, si ottengono registrazioni di tipo diverso
Ci provo, ma non ottengo nessun risultato
Quando il mio collega appare, ci abbandoniamo ad una disquisizione su come fare funzionare questo apparecchio, ma non andiamo molto lontano. Il nostro confronto di idee é sterile e non porta a nulla
Nel mentre arrivano molti operatori da una loro missione nel territorio e portano con sé enormi animali esotici e non finti, fatti tutti di cartapesta, a regola d’arte. Tra i diversi animali riconosco un leone, un ippopotamo e un rinoceronte, ma ci sono anche una placida mucca e un simpatico maiale. Segue un drago sputafuoco, con due teste minacciose armate di scaglie e di speroni
Su tutti domina, però, enorme, un Marco Cavallo, dipinto di azzurro e così realistico che sembra volersi lanciare al galoppo da un momento all’altro
Ma è proprio come quel famoso Marco Cavallo! esclamo io

 

Dissolvenza

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16 agosto 2025 6 16 /08 /agosto /2025 07:58

Sono nel sogno


Tutto ruota attorno al fatto
che sto perseguendo
una mia partecipazione
ad un corso velico
Perché lo faccio?
Voglio imparare i fondamentali

della nobile arte,
padroneggiare l’abbiccì della materia,
acquisire le basi per essere autonomo
e potere così divertirmi
Qualcuno - uno anziano

(ma se è anziano rispetto a me,

cos’é allora? Matusalemme?)

- mi interroga 
per analizzare minutamente
le mie motivazioni
Io cerco di rispondere ad ogni domanda 
con sincerità
Mi adopero per essere esauriente,
trasparente e cristallino
Vedo che, più in là, sono schierati
in ordine militaresco
tutti coloro che parteciperanno al corso,
essendo già stati ammessi
Sono schierati in fila, 
in ordine di altezza,
e sono sull’attenti in posa impeccabile
Temo che le mie risposte 
siano insoddisfacenti 
e che non supererò la selezione


Vedo il mare blu,
sconfinato,
percorso da una brezza lieve
e scintillante di schegge di luce

 

Vorrei essere un navigatore
Vorrei alzare le mie vele al vento
Non so se potrò mai farlo
in questa vita


Poi sogno ancora
Sono protagonista
di eventi complessi e confusi
come l’incontro in Alaska di Trumputin,
iniziato con grande fragore di grancasse
e finito con un miserevole flop
(ma cos’è veramente accaduto 
mai lo sapremo)
Mi sento davvero esausto
e non mi resta che intonare un peana
a colpi di ineffabile trombone

Sfinito, esausto, consumato
Aspettate che vado a dormire
un altro po’
Magari dormendo e sognando
riuscirò a cambiare le sorti del mondo

 

L’immagine: Vele della speranza
(Vladyslav Durniev•Ucraina)

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13 agosto 2025 3 13 /08 /agosto /2025 04:11

Ritrovato, qui non pubblicato

Maurizio Crispi (13 agosto 2024)

Selfie deformato (Maurizio Crispi)

Mi ritrovo in una casa
Mi è nota, eppure mi è estranea
Giro da una stanza all’altra
Ripongo le mie cose
Cerco di ambientarmi
(o di riambientarmi)
C’è un grosso problema
con i punti luce
e con le prese di corrente
L’impianto elettrico è stato realizzato
in modo alquanto bislacco
Mi preparo a dormire
Nel mentre arriva mio figlio grande
con una comitiva di suoi amici
Un po’ sono contento di ciò 
(perché non lo vedo quasi mai)
ma anche lievemente infastidito,
poiché - in considerazione della mancanza di preavviso -
intravedo un possibile disturbo
alla mia olimpica quiete
Cerco di sopire la seconda reazione,
anche se non è cosa facile,
poiché mi accorgo che mio figlio,
con un telecomando ha disabilitato
tutte le luci

Non mi resta che mettermi a dormire

Poi, in un momento successivo,
mi ritrovo a parlare con lui
e cerchiamo di trovare 
un compromesso,
un accordo,
una ragionevole intesa,
una via di mezzo
per tornare alla mitica Terra di Mezzo

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12 agosto 2025 2 12 /08 /agosto /2025 01:53

Una trascrizione onirica di un anno fa, dimenticata e ritrovata
Chi sa cosa il barista aveva messo dentro quel caffé!

Maurizio Crispi (12 agosto 2024)

Io multiplo (auto scatto di Maurizio Crispi)

Dopo molte vicissitudini oniriche, vado in un bar a sorbire un caffé
Ho con me, la mia solita borsa tascapane a tracolla, dove tengo libri, documenti, timbro e tutto il resto
Mi seggo al bancone su di un sedile a trespolo 
Il barman, che è anche il proprietario, mi serve il caffè ed io lo bevo a piccoli sorsi, godendomelo tutto
Lo pago, quando è il momento di andare via, e lui, per resto, mi porge una banconota da 10 euro
Ripongo lo scontrino dentro la mia agenda e mi soffermo ad esaminare la banconota
È tutta gualcita, in alcuni punti rabberciata con lo scotch e ne manca anche un pezzo
Dico al barista se, per favore, può cambiarmela
Glielo chiedo con gentilezza e bonomia
Lui la prende e l’esamina attentamente, davanti, dietro, in trasparenza
É perplesso 
Mi chiede se sono davvero sicuro che questa sia la banconota che mi hanno dato di resto 
È sicuro?, mi dice 
Certo!, faccio io 
Mi faccia vedere lo scontrino!, replica lui, perentorio
E io mi metto a cercare dentro la mia borsa e in mezzo all’agenda 
Trovo diversi scontrini, alcuni scoloriti e consumati, e glieli vado porgendo, ma nessuno corrisponde alla recente transazione
Il barista scuote la testa, dubbioso
Non è questo!
Nemmeno quest’altro!
Intanto io mi chiedo con che cosa io abbia pagato il caffé, per ricever come resto una banconota da 10 euro
Non ricordo però di avergli rifilato una da venti
Penso, piuttosto illogicamente, che per il singolo caffè gli ho dato 12 euro, e lui mi ha dato il resto consistente in una banconota da dieci ammalorata, ma allora quanto mi era costato il caffé?
Se fosse costato più di due euro non avrei dovuto ricevere una banconota da 10, bensì delle monete, oppure una banconota da cinque assieme ad alcune monete
Insomma, non mi raccapezzo più e tutto va in stallo, senza una possibile soluzione

Dissolvenza

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10 agosto 2025 7 10 /08 /agosto /2025 07:01
Nel labirinto sotterraneo (immagine generata da ChatGPT)

Di notte sono stato in un posto

Era una grotta piena di diramazioni 
tortuose e labirintiche

Mi aggiravo nei tunnel con circospezione
Ero da solo, apparentemente

Salivo e scendevo

Vi erano infatti dei pozzi
che conducevano ai livelli inferiori
o a quelli superiori

Ero alla ricerca di qualcosa,
un oggetto smarrito tempo prima
Forse si trattava del Santo Graal, non so
Ma di sicuro era qualcosa 
molto, molto prezioso ed importante

Ero accorto e mi guardavo le spalle 

Ogni tanto irrompevano
delle bande di bulli e teppistelli 
e mi toccava difendermi usando
una spranga di ferro
Non volevo essere violento,
lo facevo solo quando era 
necessario e indispensabile
per garantirmi la sopravvivenza 
ed aver salva la vita
Altre volte erano esseri più spaventosi,
forse degli orchi o dei troll
E allora mi nascondevo, benché trepidante
di poter essere scoperto,
perché il loro olfatto era finissimo,
ma io mi cospargevo d'uno spray all'aglio e alla terra di bosco

Ogni tanto c’erano delle nicchie 
nella parete di pietra
dove chi voleva
poteva docciarsi
(ma io non mi fermavo qui)

Talvolta c’erano, nei corridoi,
delle aperture laterali
che si affacciavano su abissi
innominabili
C’era appena il tempo di ritrarmi,
con un sospiro di sollievo
e con il sudore gelido
che mi scendeva dalle tempie e dalla fronte 
ma il danno era fatto
Nella frazione di secondo
in cui avevo scrutato l’abisso
l’Abisso mi aveva guardato e marchiato

Pur con il marchio dell’Abisso
continuavo nella mia ricerca del Graal,
confidando che un giorno
avrei avuto successo
e che sarei potuto uscire
dal mondo infero

Dissolvenza

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6 agosto 2025 3 06 /08 /agosto /2025 19:56
Selfie modificato (foto originaria di Maurizio Crispi)

Siamo a mare!
Ben conciati 
Ben conzati
ma anche arricciati
o attizzati

Cammino e cammino, 
nella mia mente 
e nel sogno 

Sono inquieto 
Mi guardo le spalle 
Sento che qualcuno mi segue 
Quando mi giro a guardare 
nessun vedo 
Eppure sento rumore di passi 
alle mie spalle 
passi abili,
passi lievi
che si confondono con i miei

Vado avanti 
costantemente seguito
da quest’altro, 
la mia Ombra, 
a meno che non si tratti di Fantasma 
o di Angelo protettore, 
ma questo non saprò mai

Forse,
c’è sempre un Angelo 
alle nostre spalle
o accanto a noi

Non so,
mai potrò saperlo,
ma indulgo nel pensiero

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27 luglio 2025 7 27 /07 /luglio /2025 19:50
Il fico. Com'era buono (foto di Maurizio Crispi)

Devo partire tra non molto e dovrei affrettarmi a preparare il mio bagaglio
Prima di andare, esamino la stampa d’un documento importante che ho scritto poche ore prima
C’è qualcosa che non va 
Occorre limarlo 
Occorre fare delle correzioni 
All’inizio, penso che siano cose da poco 
Mi rendo conto poi che il lavoro di revisione è piuttosto grosso e consistente e che il documento definitivo sta sempre più assumendo la fisionomia di un campo di battaglia (adesso, tutto pieno di freghi, di rimandi, di correzioni a bordo pagina è del tutto impresentabile)
Penso che sia opportuno accedere ad un computer per riguardare il documento direttamente a video  
Sorgono immediatamente due problemi:
trovare l’accesso ad un PC;
rinvenire la chiavina USB dove avevo memorizzato il documento .word
Vado alla ricerca di ambedue le cose

Mi ritrovo, stranamente, del tutto ignudo
Ma, apparentemente, in casa ci sono solo io  
Niente di grave, dunque! 
¡No hay problema!
La mia priorità è aggiornare il documento! 
Vado nella stanza, dove dovrebbero esserci le mie cose 
Qualcuno, sapendo che di lì a poco, sarei dovuto partire e pensando di fare cosa a me gradita, già aveva predisposto la borsa
La apro e comincio a cercare 
Niente di peggio, quando tu hai bisogno di trovare qualcosa nel tuo bagaglio che è stato preparato da qualcun altro con criteri totalmente diversi da quelli che avresti usato tu! 
Infatti, mi ritrovo a dovere tirare fuori dalla borsa - un item appresso l’altro - tutto il suo contenuto e della chiavina manco l’ombra
Nel mentre, mentre compio queste ricerche freneticamente (sono in una stanza da letto) vengo colpito da una forte sonnolenza 
Mi distendo sul letto in mezzo a tutto l'armamentario tirato fuori dalla borsa, come se avessi appena finito di tirare fuori dal magico gonnellino di Eta Beta ogni sorta di cose) e sprofondo in un sonno profondissimo durante il quale sognavoto che dovevo scrivere un documento e che non riuscivo a trovare la chiavina USB dove memorizzarlo
Facevo allora una ricerca frenetica per tutta la casa, senza risultati
La casa era altrimenti deserta
Non un’anima in giro
Sul tavolo della sala da pranzo, qualcuno aveva abbandonato uno Smart Phone che riproduceva della musica country, molto piacevole
Le tende erano agitate dal vento caldo che penetrava a refoli attraverso i battenti della finestra appena socchiusi
Aprivo persino il frigorifero, immaginando che qualche burlone avesse potuto cacciare la mia chiavina lí dentro 
Con le dita incerte, ravanavo persino  nel contenuto di un cestino pieno di fichi, raccolti poco prima 
Uno di essi mi rimaneva appiccicato alle dita fruganti
Niente chiavina, però 
Guardavo sconsolato il fico turgido che mi era rimasto attaccato alle dita
Un improvviso interesse si risvegliava in me
Dimenticavo del tutto la chiavina e lo addentavo
Mmmmmm! 
Com’era buono!
Zuccherino e morbido al punto giusto!
Dimenticavo ogni mia preoccupazione e decollavo verso un regno di pura estasi, mugolando di piacere

Dissolvenza
             

La chiave invisibile
[elaborazione ChatGPC]


 

Dormiente (elaborazione ChatGPC)

Entrò nella stanza senza far rumore. La porta si richiuse alle sue spalle con il lieve sospiro del legno vecchio, quasi a volerlo trattenere. Lì dentro, ogni cosa era immobile, come se lo spazio fosse rimasto in attesa, in un silenzio teso e rispettoso. Su una sedia, ai piedi del letto, c’era la borsa.
Non sua.
Qualcuno — sapeva chi, anche se non voleva ammetterlo — l’aveva preparata per lui. Una premura, forse, ma anche un atto di controllo, come se il suo viaggio non gli appartenesse fino in fondo.
Aprì la borsa con gesto incerto. Dentro, tutto era ordinato secondo logiche estranee: maglie piegate con cura eccessiva, oggetti scelti con criteri misteriosi, piccoli sacchetti trasparenti che custodivano… nulla che cercasse. Cercava una cosa soltanto: la chiavina, una di quelle minuscole memorie USB da cui dipendeva, per motivi oscuri anche a lui stesso, il senso del viaggio.
Le dita rovistavano, sempre più rapide, sempre più nervose. Ogni oggetto estratto diventava una piccola frustrazione. Tirò fuori tutto: un paio di calze arrotolate, una torcia spenta, una saponetta ancora incartata, un libro che non aveva mai letto, un cucchiaino (di chi? Perché?), un fazzoletto con iniziali non sue.
E della chiavina, niente.
Il letto, intanto, lo attirava come una riva quieta dopo un naufragio. Una stanchezza improvvisa, come se ogni fibra del suo corpo sapesse che la ricerca era vana. Si lasciò cadere tra gli oggetti sparsi, in un disordine che sembrava un campo di battaglia interiore.
Il pensiero della chiavina svanì, inghiottito da un sonno denso, assoluto.
E mentre il mondo esterno si dissolveva, gli oggetti sulla coperta sembrarono animarsi di vita propria. Un cucchiaino che luccicava come un indizio. Un libro che sussurrava nomi. Un fazzoletto che odorava d’infanzia.
Forse la chiavina non era mai esistita. O forse era dentro di lui, custodita in qualche piega segreta della memoria.
Ma ora dormiva. E nel sonno, finalmente, tutto era al suo posto.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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