Ho sognato questa notte
(ma era quasi l’alba del nuovo giorno)
che ero in viaggio con mio fratello.
Arrivavamo in un posto
Occupavamo una stanza d’albergo
Io mi accingevo ad uscire
per fare delle cose
Lui era in carrozzina, come sempre
Mi diceva che mi avrebbe aspettato in camera
Io ero vestito in modo buffo,
come il jolly delle carte da gioco
E gli chiedevo dei consigli
sugli indumenti più idonei da indossare
Nella stanza c’erano anche altre persone
Più che una stanza pareva una camerata
o una trincea
Gli altri occupanti erano soltanto ombre
senza identità e senza volto
Intravedevo una donna sconosciuta,
sdraiata a pancia su di un letto,
a petto nudo, il resto del corpo
avilluppato nelle lenzuola,
il suo volto era estatico,
qualcuno nascosto sotto le lenzuola
si impegnava a farla godere
E guardando fuori dalla finestra
vedevo che nel cielo
c’erano inquietanti navi aliene
mimetizzate da nubi
Mentre dormivo,
all'inseguimento di chissà quali immagini oniriche a sfondo erotico,
il mio cazzo si faceva duro e grosso
E scoprivo con sorpresa che non avevo un solo cazzo, bensì due
Un secondo pene turgido si gemmava dalla base del primo,
come un fungo figlio che si origina dalla base di uno già ben cresciuto
Questo clone era un po' più piccolo quanto a diametro,
ma quasi della stessa lungezza
Ero un po' perplesso per questa strana cosa
che mi accadeva
Mi sentivo spaesato e stordito
un po' come il povero Gregor Samsa
del celebre racconto di Kafka
Andavo subito dal Medico e gli parlavo di questo accadimento
Lui non sembrava affatto sorpreso
e, stemperando la mia veemenza, mi chiedeva:
Ma lei si vuole operare?
Come! - facevo io - Non se ne va da solo questo intruso?
E no! Purtroppo no! - replicava il Medico -
No? Ma io non posso vivere portandomi appresso
questa specie di ascia bipenne! - esclamavo io
Allora non ci sono alternative, visto che non se andrà da solo,
l'unica via da percorrere è quella chirurgica - insistette il Medico,
aggiungendo poi, quasi a riassumere - Se si convince a levarlo,
dovrà sottoporsi all'intervento chirurgico di ablazione!
Sarà una cosa semplice semplice, una specie di crio-chirurgia amplificata!
Un'autentica passeggiata!
Ma non subito però, poichè per adesso
Lei mi deve continuare la terapia ormonale che sta facendo!
Quale terapia ormonale? - ho chiesto io, allarmato
(non avevo memoria di alcuna terapia ormonale intrapresa
in precedenza)
Ma quella che le ho prescritto alcuni mesi fa! Non ricorda?
- ha replicato il Medico, piccato -
Come è mai possibile che non si ricordi
di esser venuto da me
lamentandosi di un calo delle sue performance erotiche?
No, in effetti no! - ribattevo io, un po' smarrito e vieppiù perplesso
E intanto il Medico, quasi sovrapponendosi alla mia voce, diceva
- Se vuole che il neo-pene sia asportato, dovrà aspettare!
Dovrà portare pazienza!
Pazienza! Pazienza e ancora pazienza!
E, intanto, cosa che di sicuro non guasta,
avrà del tempo per riflettere! - aggiunse, deciso
Ma io non lo voglio asportato! - sussultai io
Non voglio sottopormi a nessun intervento chirurgico!
Voglio soltanto che questo coso anomalo se ne vada via da me!
Sia come sia, se ci dovrò convivere,
come farò ad apparire in pubblico?
E ad andare al mare, poi! Nelle spiaggie naturiste, se mai dovessi andarci?
Tutti mi considereranno un scherzo di natura, un mostro!
Ricordo che quando studiavo - dissi ancora al Medico
che mi guardava di sottecchi - c'era, in uno dei testi,
la foto inquietante d'un pene deforme - per causa congenita -
che si biforcava ad ipsilon!
Ed era un'immagine che mi turbava e mi infastidiva
Non voglio finire con l'essere citato in un testo per studenti di medicina,
con tanto di fotografia!
Il medico replicò allora,
tenendo tra gli indici delle due mani una matita in orizzontale
e facendola lentamente ruotare sul suo asse,
No, nooo, mio caro, deve stare tranquillo, non è niente di grave!
Se vorrà tenerlo, vedrà che ci farà l'abitudine!
E capitato anche ad altri (di cui - per discrezione - non Le rivelerò l'identità)
e costoro non sono certo morti di ostracismo sociale
oppure della sindrome dell'Uomo Elefante!
Le dirò anzi che si sono affezionati
alla realtà di possedere un pene clonato
E poi, pensi ai vantaggi della cosa,
con il doppio pene potrà soddisfare contemporaneamente due donne!
Oppure, pensi all'altro indubbio vantaggio
di poter replicare immediatamente un rapporto,
senza soluzione di continuità:
appena finisce con uno dei suoi membri,
l'altro sarà già pronto, in piena erezione!
(e Le dirò anche che su questa mia affermazione ci sono delle incofutabili evidenze!)
Ma non ci pensò proprio! - esclamai io -
anzi l'idea di fare sesso, adesso, in queste condizioni,
me lo fa ammosciare!
E, in effetti, l'erezione che mi aveva portato alla scoperta del secondo pene
era scomparsa da tempo
Vedrà che il secondo pene, continuando la terapia,
si rafforzerà sempre di più, fino a diventare pari,
se non più potente, del primo;
non rimarrà per sempre un cazzetto da strapazzo!
Lo potrà mostrare ed esibire al mondo intero con orgoglio
e trarne anche piena soddisfazione performativa!
- replicò il Medico con fare conclusivo
Me ne andai perplesso e tutto mogio
Mah... proprio non sapevo cosa fare!
Elencavo nelle mia mente tutte le situazioni imbarazzanti
in cui sarei potuto incorrere con il pene replicato
e non potevo più dormire
Poi, malgrado l'irrequietezza, alla fine
sono scivolato nel sonno
e ho sognato che mi trovavo con tanta gente
impegnato in una grande manifestazione pacifica a favore dell'Europa
Eravamo su di una grande nave
che, dopo aver navigato nel Mediterraneo e attraverso il Mar Nero,
avrebbe dovuto risalire il corso del Danubio,
toccando tutte le città che vi si bagnavano
e portando a tutti un messaggio di pace
Portavamo con noi un'enorme bandiera dell'Europa
che tutti quanti dovevamo tenere sempre ben dispiegata sul ponte
in modo tale che dall'alto dei cieli fosse costantemente visibile
anche da grande altezza
(come ad esempio ai ricognitori aerei e ai droni
che si fossero trovati a sorvolarci):
così saremmo stati protetti da eventali incursioni missilistiche
e il nostro messaggio sarebbe stato chiaro ed evidente
Il corso del fiume si faceva sempre più tortuoso e fitto di anse
Il viaggio pareva interminabile
A tratti, pareva che il fiume andasse in discesa
e la nave, sbuffando e tremando in tutti i suoi giunti,
doveva arrancare, come in salita, di conseguenza,
non soltanto controcorrente
E, alla fine, arrivavamo a Vienna,
e, benchè ci fosse ancora un po' di navigazione da fare,
già sentivo che la nostra missione era compiuta,
che il nostro canto per l'Europa era stato cantato
sino in fondo
Avremmo salvato l'Europa?
No so!
Ma so per certo che alcune cose si fanno
perchè è giusto così,
senza chiedersi perchè
Poi, mi svegliavo e non potevo più dormire
perchè ripensavo a quel mio cazzo biforcuto
e al fatto che non sarei più stato normale,
con un pene unico e solo, come tutti
Mi sono alzato,
abbandonando la stanza buia e silenziosa
nella quale mi sentivo soffocare
e sono andato via
Avevo qualcosa da scrivere, subito, prima di dimenticare
(Palermo, il 17 agosto 2022)
La seconda parte del sogno - chissà come - mi è stata ispirata dall'ultimo libro di Paolo Rumiz (Canto per l'Europa, Feltrinelli, 2021) che, da molti mesi se ne sta sul mio comodino in attesa di una lettura più vigorosa.
A differenza di altri scritti di viaggio di Rumiz non mi prende, forse perchè è troppo poetico e visionario.
Ma come sottolinea Umberto Eco il contenuto dei libri in modi misteriosi si travasa dentro di noi anche qando non li leggiamo in modo canonico, dall'inizio alla fine.
Giusto la sera prima avevo preso tra le mani il volume, cercando di recuperare il filo interrotto, ma avevo troppo sonno e ho lasciato perdere.
Eppure ciò è stato sufficiente a creare una traccia onirico.. E questo è davvero uno dei misteri del sognare.
(dalla scheda editoriale su IBS) Paolo Rumiz scrive un poema che ricorda le sonorità de La cotogna di Istanbul, ma al tempo stesso, nel richiamare il mito della fondazione del nostro continente, si interroga sulle sue origini, sui suoi valori, sui suoi strappi e sulle sue lacerazioni: in un dittico ideale con Il filo infinito.
«Una cintura di costellazioni ornava le murate della barca come segno d'augurio per il viaggio.»
Una giovane siriana, profuga di guerra, fugge sulla barca a vela di quattro uomini assetati di miti. La ragazza si chiama Evropa. Da quel momento la leggenda della principessa fenicia rapita sulla costa del Libano da Giove trasformatosi in toro si intreccia con gli eventi del Mediterraneo di oggi: emigrazioni, secessioni, conflitti, turismo di massa. Ingravidata in sogno dal re degli dèi, la ragazza riesce a sbarcare in Italia dopo infinite avventure e a dare il suo nome alla Terra del Tramonto, che però non riconosce in una figlia dell'Asia la Grande Capostipite. Dopo il suo drammatico sbarco, Petros, il capitano, continuerà a viaggiare da solo senza più attraccare in nessun porto. Clandestino anche lui, ma libero, fino alla sua misteriosa scomparsa.
Parlavo e parlavo, come se fossi immerso in una seduta di psicoterapia, ma ero io stavolta nella veste di paziente Dicevo: Dottore, questa notte ho fatto un sogno E lui : Sentiamo ... Ho incontrato
Ho ritrovato, sfogliando le "memorie" di Facebook, la trascrizione di questo sogno del 16 agosto 2014, che, a suo tempo, trascrai di riprodurre anche sul blog. Anche a distanza di 8 continua a piacermi. Rispolverare vecchi scritti, attraverso Facebook è bello poichè ci si ritrova davanti a cose trascritte secoli prima (per dire) e di cui ci si era dimenticata l'esistenza. Nello stesso tempo, davanti al passato che riemerge in forma sdcritta (dunque in qualche modo congelato) ci si ritrova a sperimentare una sensazione di straniamento, anche perchè ciò che riemerge è totalmente decostestualizzato ed espurgato di tutte le contingenze che hanno preceduto o seguito quel fatto/sogno di cui si parla. Posso supporre che, essendo il giorno prima della pubblicazione di questa nota, Ferragosto, mi fossi trovato a fare una lunga passeggiata per le vie di Londra (il 2014 è, infatti, uno dei miei "anni inglesi". Ma le reazioni di sopresa mi portano a pensare:
Sono stato veramente io a scrivere questo? No, non ci posso credere!
Sì, ci si ritrova a sperimentare reazioni di questo tipo.
E, talvolta, si rimane anche piacevolmente sorpresi.
Nel deserto il vento incessante
soffia furioso, sollevando nugoli di sabbia
che pungono la pelle come sottili pungiglioni
di invisibili vespe
C'è una sala conferenze,
Un'enorme cubo di pietra e cemento,
nel cuore della distesa di sabbia
dove giungo dopo una lunga camminata
All'interno, l'atmosfera è fresca,
grandi drappi di stoffa spessa,
inzuppata d'acqua,
pendono dalle pareti
e coprono finestroni e porte,
dando il necessario refrigerio
(come si faceva con le stanze dello scirocco di un tempo antico)
La sala è gremita di studenti
che discutono delle strutture narrative
con un professorone, che se ne sta
assiso su di un'alta cattedra,
quasi fosse un trono,
A turno, qualcuno si alza per fare il suo intervento,
tenendo in mano la copia di un libro,
sempre eguale
come se fosse una Bibbia o un testo di riferimento,
in modo tale che la copertina sia ben visibile a tutti,
e ciò per esprimere muta fedeltà ad un testo
e prova di assoluta ortodossia
Da lontano, però, non riesco a leggerne il titolo
I volti dei partecipanti non hanno lineamenti
sono lisci come palle da bigliardo,
senza occhi, naso, bocca, orecchie
niente
Eppure parlano,
ma con la rigidità degli automi,
inquietanti
La loro voce fluisce direttamente
nel mio cervello, senza suono
Mi ritrovo a discutere
in un anfratto scuro della sala
con un giovane docente
Nella conversazione mi accaloro
e finisco con l'alzare il tono della voce,
per rendermi conto, pieno di imbarazzo,
che la conferenza è ancora in corso
A differenza della voce degli altri,
la mia voce rimbomba come un tuono
Sto arrecando disturbo
le mie parole hanno interrotto gli interventi
e centinaia di facce mute e cieche si sono girate
a fissarmi,
impassibili volti di pietra
e mi assordano con le loro voci mute,
rimproverandomi con sdegno
Dopo, mi ritrovo a camminare lungo una pista appena tracciata
nella sabbia mobile
e nella distanza cominciano a vedersi dei filari di palme
e, sparse qua e là,
capanne costruite di fango compresso
e per tetto una tessitura di foglie intrecciate
Parcheggiato, davanti ad una di esse
c'è un grande trabbicolo a forma di bicicletta
predisposta in modo tale che il telaio regga
una poltrona super-comoda da cui pedalare
- una sorta di bici-poltrona-cammelliforme -
e fornita di gadget e dispositivi altrettanto fantasiosi
che consentono all'utilizzatore del trabiccolo
di fare diverse cose mentre è in viaggio
Tutt'attorno ci sono altri veicoli a due ruote,
altrettanto fantasiosi
che sembrano in procinto di partire
per un grand raid desertico
per la corsa più pazza del mondo
E sono sempre in compagnia del docente universitario,
quello della conversazione accalorata,
ma adesso parliamo dei regimi dei venti desertici
e del motivo per cui soffiano sempre senza sosta,
cambiando direzione
nelle diverse ore del giorno
Io espongo una mia teoria che reputo fondata
E poi, basta! Siamo arrivati al capolinea e alla fine del sogno!
Avevo viaggiato in una città lontana
E, alla fine dei miei giorni di avventura,
dovevo tornare in aereo
Al momento di spostarmi verso l’aeroporto, perdevo tutto:
documenti, biglietto, effetti personali,
perfino gli abiti, anche quelli che indossavo
Mi presentavo così al check-in
Esponevo la mia situazione
Dicevano che avrebbero rimediato
e mi suggerivano che, intanto,
avrei potuto superare i controlli di sicurezza
Io così facevo e arrivavo al gate
per mettermi in attesa
Chiedevo a qualcuno del personale un abito,
visto che ero del tutto ignudo
“Per la decenza…” - dicevo
E questa tizia mi rispondeva che avrebbe provveduto,
aggiungendo che non c’era problema,
avrebbe sicuramente potuto rimediare qualcosa,
poichè in tanti dimenticano
parti del proprio abbigliamento
quando sono in viaggio
Di lì a poco, infatti,
arrivava con un involto e me lo dava
Io lo esaminavo e scoprivo
con disappunto
che si trattava di un abito femminile
di tessuto stampato
con una fantasia a fiori
Nel dispiegarlo mi accorgevo anche,
con altrettanto disappunto
e forse anche con un pizzico di disgusto,
che la veste era macchiata di sangue, dovunque chiazze e schizzi
che già viravano dal rosso al bruno,
come se chi lo aveva indossato prima
si fosse ferito o fosse stato presente sulla scena di un crimine
Forse per questo motivo non lo mettevo
e rimanevo tutto nudo, in attesa,
non osando farmi sotto di nuovo
per chiedere un altro abito
che fosse più adatto a me
Mi chiedevo anche
se sarei riuscito a viaggiare
senza documenti e senza credenziali
D’altra parte, come mi dicevo,
per sedare la mia ansia,
ambasciator non porta né pene, né pena
[stacco]
Sono adesso in una scuola
per seguire una conferenza
Io e altri siamo tutti assieme
in una stanza molto affollata,
tutti senza mascherina
e senza distanziamento
La cosa va per le lunghe
Ci sono molti preamboli
molto bla bla bla
ma niente sostanza
Ci sono tre ciccioni seminudi
soltanto le pudende ricoperte
da un perizoma di tessuto bianco,
come quello che possiamo immaginare
indosso ad un thug
in procinto di partire per la sua missione assassina
I tre hanno sul tronco degli enormi tatuaggi tribali curvilinei,
oltre a grosse escrescenze fungoidi,
tanto che mi ritrovo a pensare
se non appartengano alla stessa famiglia
e non mostrino i segni di qualche tara ereditaria
Chiedo a qualcuno che mi sta vicino conferma della mia intuizione,
ma costui mi dice che no!
Non sono consanguinei!
aggiungendo che tatuaggi ed escrescenze
sono la prova lampante
della loro appartenenza ad una gang
E soggiunge anche che noi siamo qui
proprio per questo,
per studiare come la cultura
(o pseudocultura)
possa influenzare la natura,
piegandola sino ad estreme manifestazioni fenotipiche
Mi accorgo che chi mi sta parlando
é una mia vecchia conoscenza Professore! Bentornato!
- mi ritrovo ad esclamare -
da quanto tempo! Sono davvero lieto di rivederla!
Parlo con foga chiedendo notizie
della sua vita nella città lontana
in cui si è trasferito
La mia voce é di molti toni
troppo alta
di quanto dovrebbe essere
in un simile contesto,
cosicché la nostra conversazione privata
si fa pubblica
e tutte le teste si girano verso di me,
i volti accigliati
La preside dell’Istituto,
intanto, cerca di dare avvio
alla giornata di studio
e, senza successo,
cerca di sovrastare la mia voce dissonante
Qui sono vestito
con pantaloni neri a sigaretta
con una camicia bianca
e cravatta nera sottile
Sembro uno che appartiene ad un culto
e che vuole fare proseliti
Da molto tempo non faccio l’acchianata
a Santa Rosalia
Mi trovo lì, proprio ai piedi del monte
e faccio i preparativi
per intraprendere l’ascesa
Controllo lo zaino
Allaccio per bene gli scarponi
Indosso una giacca a vento leggera
per ripararmi dal vento
Tuttavia, non riconosco i luoghi
Avverto una sensazione di spaesamento
e di intimo malessere
Tutto appare diverso
Non vedo l’imbocco della Scala vecchia
che mi è così familiare
per innumerevoli altre salite
devozionali e sportive
Procedo per prova ed errore
ma i miei tentativi non portano a nulla
Ogni volta i sentieri che tento
risultano essere illusori e ingannevoli
oppure si arrestano
davanti a pareti di roccia insormontabili
Ogni volta, deluso, ritorno sui miei passi
Alla fine, mi risolvo a chiedere informazioni
ad uno che se ne sta
ai piedi del monte, vicino alla sua auto Io sono straniero qui - mi risponde, pieno di garbo
Siccome io insisto, in preda all'ansia,
il tipo, dopo aver consultato una mappa,
mi dà delle istruzioni
Ed io mi avvio
fiducioso che, questa volta,
riusciró ad imboccare la strada giusta
Ma mai dire gatto, se non l’hai nel sacco
I gabbiani veleggiano in alto
e mi deridono con i loro versi
Ho sognato che ero alle prese
con un pericoloso omicida seriale
Lo chiamavano Il Friggitore
perché usava calare le sue vittime designate
in un grande calderone pieno di olio bollente
e friggerle sino a trasformarle
in deliziosi manicaretti
Malgrado l’ingombro del calderone
dal quale non si separava mai
il Friggitore era sempre in costante movimento
Si spostava instancabile
da un capo all’altro degli States
Imperversava in lungo e in largo,
lasciando dietro di sé una scia di ossa ben spolpate
Inoltre, si instagrammava e si tictoccava
predicando il suo verbo
e spiegando il suo modus operandi
con dei tutorial
Usava impanare ben bene
i suoi manicaretti
prima della frittura
che era la sua specialità
Gli piaceva mangiarseli ben croccanti
come fossero alette di pollo fritte
o costine di maiale cucinate nella pastella
Le sue prede erano frequentemente
bene in carne
ma talvolta non le disdegnava
se erano magre come stecchi
Talvolta - ahimé - si trattava di bambini di latte
Per variare la sua dieta
gli piaceva anche nutrirsi
occasionalmente di cavallette fritte
e di queste ne mangiava a quattro palmenti
come fossero yummy chips
Di ciascuna vittima umana
conservava sempre
come cimelio il mignolo sinistro
(ovviamente ben fritto)
e ciascun trofeo era accompagnato
da una scheda culinaria
in cui il Friggitore elencava
le delizie che quella particolare frittura
aveva portato al suo fine palato
Un vero incubo di cui non si riusciva a venire a capo,
come il famoso Illinois Enema Bandit
di cui Frank Zappa narrò le gesta
Io ero sulle sue tracce
e mi spostavo da un luogo all’altro
seguendo i resti che si lasciava alle spalle
Ossa rosicchiate,
olio combusto
e prove di acquisti all’ingrosso
di centinaia di litri di olio nuovo per friggere
Non riuscivo mai ad avvicinarmi più di tanto,
né a coglierlo sul fatto,
quel vilain
Potevo soltanto seguirne l’usta,
ma arrivavo sempre a misfatto compiuto,
un pelino troppo tardi
(o una fritturina di troppo)
e il mio era un tragico viaggio,
salutato ogni giorno
da un’alba livida
e dal cielo corruscato
Michael Hubert Kenyon, (born c. 1944 in Elgin, Illinois) also known as the " Illinois Enema Bandit", is an American criminal. He pleaded guilty to a decade-long series of armed robberies of female ...
Difficile dire dove il sogno finisce e dove comincia la realtà
Ero in un posto lontano
Forse per un viaggio di piacere,
o forse di studio,
o forse altro ancora
Dopo aver percorso mmolti, molti chilometri
mi fermavo in un bed and breakfast, stile old England,
lussuoso, pieno di spazi comuni
Il mio telefono era scarico, non dava più segni di vita
Mi davo da fare per metterlo in carica
e trovavo, in fondo ad un salone poco utilizzato dagli ospiti,
una presa di corrente e lo mettevo, a caricarsi
Il posto era abbastanza isolato
e pensavo che il telefono fosse al sicuro
Tuttavia, quando dopo qualche tempo tornavo, il telefono era scomparso
Rimaneva soltanto un cavetto di ricarica nero
(non il mio)
e nessuno, benché chiedessi a destra e a sinistra
sapeva dirmi nulla
Lanciavo degli anatemi alle mani ignote che me lo avevano sottratto
Perfino la proprietaria della location
con la quale tornavo sul posto per una veloce ispezione
non sapeva darmi delle spiegazioni convincenti
Prima diceva che, se io avevo messo lì il mio telefono,
lasciandolo incustodito, avevo fatto ciò a mio rischio e pericolo,
Poi, addirittura, prendeva a negare
che il telefono ci fosse mai stato,
insinuando che io stessi mentendo
(per chi sa quali oscure ragioni)
Il mistero rimaneva irrisolto
e, intanto, veniva servita un'abbondante colazione
Io cercavo di recuperare il tempo perduto,
ma erano rimaste soltanto poche briciole
Più tardi, mi ritrovavo assieme ad altri in una diversa località
dove doveva svolgersi un convegno di psichiatria
Ero con un'auto scassata, tipo una vecchia R4,
con portapacchi sul tetto
(come il mio mitico modello rosso di un tempo andato),
Non avendo un alloggio ed essendo tutti i posti letto occupati,
mi procuravo una tenda e la montavo sul tettuccio della macchina
Ero contento del mio lavoro,
ma nel fare marcia indietro
per spostare l'auto verso un luogo appartato,
adatto al pernottamento,
causavo gravi danni alla tenda
che, dopo l'urto, appariva tutta sbilenca
e, in pratica, inutilizzabile
Avrei dovuto smontarla ed arrangiarmi diversamente
(tutto quel lavoro sprecato!)
e rassegnarmi a dormire in macchina
Intanto parlavo con varie persone
tutte degli eccentrici
tra cui, un fusacchione di prima categoria,
che era arrivato lì in camper
e che - chissà perché - sembrava avermi preso in simpatia
Venivo a sapere che, a questo convegno,
avrei dovuto esporre una relazione,
ma non sapevo assolutamente
quale avrebbe dovuto esserne il contenuto
Cadevo letteralmente dalle nuvole
Venivo anche a conoscenza che era stato già pubblicato un volume,
con le sinossi di lectio magistralis, interventi, relazioni e comunicazioni
e che io comparivo tra gli autori di questa relazione
(tempo accordato: 20 minuti),
assieme alla professoressa Vattelapesca
dell'Università di Giampietroni
Capivo, leggendone il sunto, che il tema portante di tale disquisizione
era il concetto di "border" in psichiatria
Respiravo...! Sì, sull'argomento sapevo qualcosa
Giusto il giorno prima avevo avuto tra le mani il volume
di un certo Bollas
Vedevo un po' di luce in fondo al tunnel,
ma capivo anche che, benché io avessi qualcosa da dire sull'argomento,
ciò non era sufficiente,
poiché non ero stato io a scrivere la relazione completa,
quella l'aveva elaborata la prof.ssa Vattelapesca
ed io ero soltanto un comprimario, senza né onore né gloria,
un semplice lacché che aveva ricevuto l'onore della firma
su di un lavoro che non era farina del mio sacco
Scattava quindi una sequenza allucinante di tentativi
di mettermici in contatto con la Vattelapesca
per avere inviato tramte mail o fax
il testo completo e potermelo studiare
Ma la Prof non rispondeva mai al telefono
Di cosa parlerà [la relazione]?
Quale sarà il taglio del suo argomentare?
Di cosa parlerò io?
Oppure farò scena muta, davanti a tutto l'uditorio
di professoroni e di colleghi?
Oppure dovrò inventare tutto di sana pianta,
creando a braccio qualcosa di nuovo e di difforme?
L'angoscia andava salendo alle stelle
Non sapendo cosa fare prima,
cominciavo a smontare e a rimettere in ordine,
pezzo a pezzo,
la tenda che avevo in precedenza
assemblato sul tetto dell'auto
Per riuscirci mi facevo aiutare dal tipo eccentrico
che mi aveva preso in simpatia
Il lavoro era alquanto complicato,
anche perché, nel mentre, aveva cominciato a piovere a dirotto
Nel chiudere la tenda
trovavo al suo fondo
diversi oggetti
tra i quali una moneta da 50 centesimi
(forse di buon auspicio,
oppure da utilizzare come obolo da elargire a Caronte)
Almeno, anche oggi, la fortuna che è cieca
mi ha baciato sulla fronte!
Oggi è il mio compleanno
e ciò che ho appena scritto
lo ricorderò come il sogno del mio compleanno
Un sogno inquieto di dieci anni fa (03.08.2022). Recuperato da Facebbok.
Ho sognato che ero sulla cima di una montagna riarsa, fatta di sassi e massi bianchi, abbacinanti.
Ed ero abbacinato io stesso, poichè ero in pieno sole
Mi voltavo indietro e vedevo un numero enorme di automobili che si arrampicavano sul suo fianco scosceso.
E l'acqua del mare spumeggiante che le lambiva Lo tsunami!, pensavo
E tutti nelle auto cercavano di mettersi in salvo, inerpicandosi sul monte
Una scena apocalittica
Mi son destato in preda alla paura
Il cane, in corridoio, era anche lui desto, inquieto
Mi sono affacciato alla finestra
Nella notte altrimenti tranquilla sentivo l'affaccendarsi degli elicotteri
Mi sono chiesto se non fosse accaduto qualcosa di grave
Ho guardato l'orologio per fissare il momento
Sono tornato a dormire
1. Da molti giorni non scrivo granché
Solo spigolature
La riesumazione di vecchi scritti
e la loro revisione
occupano una parte del mio tempo
Nulla di nuovo, di veramente creativo
Mi assale l'idea
di aver perso la mano
di non aver più la verve
Mi angustio anche, in una certa misura,
se fossi un personaggio di un romanzo ottocentesco
potrei dire che mi torco i polsi per la sofferenza
Ma no! No, assolutamente no!
Ecco che sto deragliando
Quando non scrivo è perché
perdo momentaneamente (oppure lo metto a riposo)
il mio occhio fotografico
che mi consente di portare a casa pezzi
delle mie passeggiate quotidiane
convertendoli in qualcosa d'altro
in descrizioni che poi, a cascata,
mi portano ad esplorare me stesso
E' vero!
In questi giorni, ho fotografato di meno
Ma anche quando si fotografa (io fotografo) di meno,
materialmente - intendo dire -
rimane il fatto che si possono
pur sempre scattare delle fotografie mentali
che divengono in un batter d'occhio "fotografie di pensieri"
Ma anche, qui nada de nada
Forse ciò dipende che vado troppo a ravanare
tra le cose scritte in passato
E poi va a finire che mi ritrovo immerso
del tutto in quel passato,
o meglio, vivendo in quei passati,
sedi di molteplici forme del mio Sé,
perdo lo slancio per vivere nel presente,
e, di conseguenza, non osservo e non introietto
E, quindi, il vuoto
Il caldo, sì, forse in qualche misura
c'entra il caldo mostruoso di questi giorni
Anche se non si dovrebbe mai dire che si soffre il caldo,
poiché poi, a corto circuito, il caldo percepito
aumenta a dismisura
Devo dire onestamente che questo caldo tropicale mi fiacca
Mi spinge a non muovermi da casa
a starmene rintanato dentro
disteso sul divano e con l'aria condizionata in funzione
con un libro in mano e con altri libri accanto a me
che garantiscono il necessario cambio di scenario,
ogni volta io lo desideri
Anche questo è determinante, penso
I sogni non mi vengono in aiuto
Si fanno sfuggenti, evanescenti
Sogno, ovviamente,
ma non ricordo,
nemmeno le impressioni relative all'aver sognato
emergono
Vago smarrito,
alla ricerca di me stesso
Rifaccio il letto,
rigoverno la cucina
porto il cane a passeggio
rimuovo i suoi escrementi,
cucino,
leggo
e mi seggo davanti alla mia postazione PC
batto sulla tastiera
ed è tutto qui
Vorrei essere vagabondo delle stelle,
secondo una consuetudine che mi è cara,
ma non riesco a levarmi in volo
Forse, domani, si vedrà
2. Vaghe impressioni di un sogno di questa notte
Sono ad una gara podistica,
forse io stesso tra i partecipanti
e c'era anche un mio amico runner
di cui Facebook, giusto ieri,
mi ha notificato il compleanno
che partecipava alla competizione
Mi appariva tutto accrocchiato su se stesso
Indossava un berretto bianco da marinaio
e camminava su due stampelle-protesi
Si vedeva che procedeva a grande fatica
Ogni tanto si fermava per rifiatare
e si ripiegava su stesso
Ma non mollava
Io da lontano lo salutavo con la mano
E lui rispondeva al mio saluto, ma distratto
Ero troppo impegnato nel far fronte
al suo gravoso compito
3. Sono uscito con il cane perso e ritrovato
ho camminato lungo strade vuote e deserte,
benché ormai ci fosse piena luce
Solo qualche monopattino vagante
Tra le fronde degli alberi del giardinetto
ho visto sorgere la palla infuocata del sole
e ho sentito che la mia pelle
veniva accarezzata dall'alito caldo dello scirocco
Pubblicato circa un anno addietro su Facebook e ancora non lanciato qui sul mio blog.
Sono in una villa con un grande giardino attorno
E' la mia casa di villeggiatura estiva
C'è anche la mamma che non vedo da molto tempo
E arriva anche M., il nostro mastro di fiducia, capace di aggiustare qualsiasi cosa
E' lui, ma è anche diverso
L'elemento che più lo rende strano (e che ci fa straniti nell'osservarlo) è il fatto che esibisca un paio di baffetti in stile Hitler
Si siede davanti a noi e parliamo di affari
Nel frattempo, arriva una grossa autocisterna
M. ci spiega che l'automezzo deve fare il pieno d'acqua alla nostra presa e poi andare in giro per le strade limitrofe, per spruzzare sulla loro superficie acqua nebulizzata e così rinfrescarle, oltre ad abbattere la polvere che il vento di scirocco tende ad alzare in nugoli soffocanti
Vi ricordate dei tempi andati (parliamo della mia infanzia, quindi anni Cinquanta) quando lungo le vie di Palermo passavano nelle più torride giornate estive questi carri che con appositi ugelli sistemati nella parte frontale all'altezza delle ruote spargevano acqua sulla superficie d'asfalto? Procedevano a passo d'uomo spargendo il loro carico d'acqua sulla superficie delle strade assolate, coprendo con i loro passaggi la maggior parte della rete stradale cittadina, ma soprattutto dando beneficio ai pedoni nelle vie assetate del centro città.
L'effetto era quello di un'immediata sensazione di refrigerio, oltre alla piacevolezza di quel lieve sentore di terra bagnata che immediatamente si levava sino alle nostre narici, simulando le sensazioni olfattive di un improvviso piovasco. Poi questa cosa (meritoria) divenne obsoleta e non venne più praticata.
Chi sa perchè.
Forse per indurre i cittadini a starsene a casa e ad acquistare più pompe di calore, con l'effetto della crescita esponenziale dell'inquinamento termico delle città?
O forse perchè non si teme più il contagio delle tubercolosi? Riguardo a questo punto, al culmine della diffusione di questa temutissima malattia infettiva si riconobbe che uno dei vettori prinicipali della diffusione del bacillo di Koch era lo sputo: soprattutto negli ambienti pubblici ed anche nelle strade, in assenza di adeguate misure di sanificazione, nei residui organici dello sputo i germi responsabili della tubercolosi potevano sopravvivere a lungo, andando incontro ad una sorta di "sporificazione", per cui poi con facilità si levavano nell'aria in forma di polvere.
Per questo motivo, lo sputo per terra negli ambienti pubblici, al chiuso ed anche all'aperto era pesantemente sanzionato, e, in più, molti ambienti erano dotati di apposite sputacchiere (come anche nelle abitazioni private le sputacchiere erano degli oggetti d'arredamentio talvolta in ceramica o maiolica)
Forse, quella misura di umidificazione delle strade era un residuo di quelle pratiche di igiene pubblica risalenti ai tempi ruggenti della TBC.
Poi, con la rivoluzione successiva all'introduzione degli antibiotici nel trattamento delle malattie infettive, la TBC non ha destato più problemi e questa salutare pratica - dell'umidificazione delle strade pubbliche - è stata accantonata.
O forse anche perchè, con l'avvento del liberismo, tutte quelle pratiche "di comunità" che erano state pensate primariamente per il benessere dei cittadini (e per rendere la città vivibile) sono state dismesse e relegate tra le consuetudini desuete.
Ero perplesso, di fronte alla richiesta di M.. Perchè mai l'autobotte doveva rifornirisi alla nostra presa d'acqua? Che c'entravamo noi? Il camion, trattandosi di un servizio per tutti, non avrebbe dovuto andare a rifornirsi al pubblico acquedotto?
E, ammettendo che il camion si rifornisse al nostro punto d'acqua, nel caso che non fosse stato dato - per quest'azione - uno specifico permesso, non è che potesse verificarsi - ci chiedevamo - che noi avremmo potuto essere perseguiti per aver reso possibile l'esecuzione di un'azione illecita e non prevista?
Insomma, impigliata in questi interrogativi che rimanevano senza risposta, la discussione si arenava e presto M. con i baffetti da Hitler esauriva tutte le armi di convinzione a sua disposizione
E non se ne faceva nulla
(più avanti)
Intraprendo con qualcuno una discussione a proposito della famosa pubblicazione OMS sulla prima evoluzione della pandemia in Italia, a cura dell'ufficio regionale OMS di Venezia, e subito ritirata dopo appena pochi giorni dalla sua messa online per una deliberata - gigantesca, quanto sfrontata - azione di depistaggio decisa nelle alte sfere, perchè in un suo breve paragrafo emergeva che l'Italia al momento dell'arrivo del SARS-COV-2 era priva di un piano pandemico aggiornato (a fronte dell'obbligo di aggiornarlo ogni tre anni in base alle nuove direttive OMS emergenti, quello italiano era fermo al 2006)
Io ero inserito come in un contesto di un'intervista televisiva o in assetto da tavola rotonda e venivo intervistato. All'improvviso arrivava proprio Ranieri Guerra, principale autore assieme ad altri vertici governativi italiani e alle più alte sfere dell'OMS, dell'insabbiamento di quell'importantissimo documento, e me lo trovavo davanti
Non sopportavo la sua presenza, con quel sorrisino di supponenza (già visto in trasmissioni televisive) e quell'aria di intangibilità (la pioggia lo bagna e il vento lo asciuga) e cominciavo ad insultarlo con veemenza e ad affermare che il suo modo di porsi era espressione d'una totale assenza di onestà intellettuale e di senso morale, ed anche di una buona dose di arroganza
E perché poi?
Soltanto per la necessità di preservare delle relazioni ad alto livello che poi avrebbero potuto far comodo e per non scontentare nessuno dei potenti sensibili alla possibilità che potesse essere messa in mostra qualche pecca e qualche omissione a loro carico
Nella discussione mi accaloravo particolarmente. Era come se dovessi portare avanti una crociata personale contro questo Ranieri Guerra
(Dissolvenza)
Il giorno prima mi ero immerso a corpo morto nella lettura del libro (un saggio-memoir) di Francesco Zambon (Il Pesce Piccolo, publicato da Feltrinelli nel 2021) sulle vicissitudini del rapporto OMS di cui lui stesso aveva coordinato l'elaborazione nella primissima fase di esordio della pandemia Covid e mi ero indignato.
Poi stimolato da questa lettura ero andato a guardare il secondo servizio di Report "Virus e segreti di stato" (quello andato in onda nel novembre 2020) che, a suo tempo, mi ero perso.
E mi ero indignato ancora di più.
Consiglio a tutti la lettura del memoir accorato ed indignato di Francesco Zambon: tutti dovrebbero leggerlo per comprendere come in questo nostro sistema, le persone oneste e corrette sono destinate a far la parte dei "pesci piccoli", da vilipendere e da sacrificare, per tutelare i "pesci grossi" che, invece - come gli stronzi - rimangono sempre a galla e che, con assoluta disinvoltura, possono mettere in atto azioni di depistaggio, omissioni, insabbiamento, calunnia, senza che nessuno riesca a spostarli dalle loro candide torri, opponendo a qualsiasi azioni un muro di gomma e una barriera difensiva assolutamente inincibile.
A completare questo quadro - una vera e propria ciliegina sulla torta - è giunta - proprio in questi giorni - una serie di emendamenti presentati da alcuni deputati nelle Commissioni affari esteri e affari sociali e approvati lo scorso 8 luglio, in base ai quali la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Coronavirus dovrebbe occuparsi solo di quanto accaduto prima del 30 gennaio 2020, il giorno precedente alla dichiarazione d’emergenza nazionale, solo in relazione alla Cina, dunque, e senza prendere in considerazione il ruolo dell’Oms.
E, di conseguenza, anche l'inchiesta aperta dai magistrati di Bergamo dopo i servizi di Report in merito al mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale, fermo al 2006 e poi frettolosamente aggiornato con una semplice copia-incolla al 2016, rischia di vanificarsi, con ira comprensibile da parte dei familiari delle vittime della Lombardia, in primo luogo.
E' così: nel racconto di Zambon che si è licenziato dall'OMS per poter raccontare la sua storia (che assume i toni di una vera e propria vicenda kafkiana) si colgono tutte le coloriture nefaste del rapporto tra una persona retta che va alla ricerca della verità ed un sistema immenso che oppone a qualsiasi azione un muro di silenzio e di indifferenza, se non attivandosi - al contrario - in controffensive e azioni di screditamento pubblico, concertati nelle segrete stanze.
(18 luglio 2021)
Il libro. Francesco Zambon, Il pesce piccolo. Una storia di virus e segreti, Feltrinelli (collana Serie Bianca), 2021
(risguardo di copertina) Il ricercatore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha svelato i retroscena del piano pandemico italiano ée, al tempo, nel 2020, cioè, responsabile dell'ufficio OMS ubicato a Venezia] racconta gli errori e le coperture che hanno fatto del nostro paese il grande malato.
"Non potevo rimanere in silenzio"
Venezia, febbraio 2020. Il carnevale viene interrotto bruscamente e Francesco Zambon, veneziano e funzionario dell’OMS, mentre dalla sua finestra vede i turisti in abiti variopinti correre terrorizzati verso il primo vaporetto disponibile, riceve l’incarico di coordinare le informazioni che arrivano dall’Italia e che possono essere utili al mondo: il Covid-19 non è più un virus esotico, ha fatto irruzione in Occidente. Seguono settimane di lavoro forsennato, per provare a capire cosa stia accadendo nel nostro paese, perché tutti quei contagi, perché tutti quei morti. L’11 maggio il rapporto è finito, approvato dai vertici dell’OMS, stampato e pronto per essere divulgato. Potrebbe salvare molte vite. Ma qualcosa si inceppa e il 13 maggio il rapporto viene ritirato. Perché? Perché conteneva alcuni errori, dicono dai vertici dell’OMS. Ma la ragione è che rivelava un dettaglio fondamentale: il piano pandemico italiano non veniva aggiornato dal 2006, quindi era del tutto inadeguato. Ecco perché tutti quei morti. Ecco perché nessuno doveva sapere. Questa è la storia di un uomo solo, che ha denunciato e pagato in prima persona. Questa è una storia che ha fatto il giro del mondo, su cui le procure stanno indagando e che in queste pagine viene raccontata per intero per la prima volta. Nessuno sa quante vite sarebbero state risparmiate, ma tutti devono sapere quali sono state le omissioni, le coperture, le viltà che hanno reso il nostro paese così colpevolmente fragile.
Francesco Zambon si diploma giovanissimo in pianoforte prima di laurearsi in medicina a Padova. Dopo la specializzazione e dottorato in Sanità pubblica, consegue un master in Business administration negli Usa. Nel 2008 comincia a lavorare per l’Organizzazione Mondiale della Sanità a Mosca e poi a Venezia, dove diventa coordinatore della risposta Covid per Oms fino alle sue dimissioni nel marzo 2021. Nel 2021 ha pubblicato con Feltrinelli Il pesce piccolo. Fonte immagine: sito editore Feltrinelli.
ANNI IN CUI LE STRADE VENIVANO LAVATE QUOTIDIANAMENTE. E ANCORA OGGI IN TANTI RICORDANO CON AFFETTO L'IMPROVVISATO AUTISTA... Lillo Messina. In quanti si ricordano di lui? Ci pare di rivederlo alla
01.06.2021 - Vittorio Veneto - Presentazione del libro "Il pesce piccolo" di Francesco Zambon. Conduce Claudia Borsoi. Operatore di ripresa Davide Parpinello...
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.