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Vagavo all'interno di una profonda vallata, tutta fatta di suolo calcareo eroso, con gigantesche formazioni tufacee che si sfaldavano sotto i miei piedi
Non so come fossi arrivato lì
Ero lì punto e basta
E cercavo una via di uscita
Scalando e scendendo le formazioni erose con cautela per evitare le frane più rovinose ed esserne travolto.
Il cielo sopra di me era di un azzurro che faceva male agli occhi
Nel mio ricordo non vi è nessuna impressione residua sulla temperatura che vi regnava, ma - ripensandoci - posso immaginare che facesse molto caldo
A tratti il cammino era periglioso
Incespicavo nelle naturali asperità del suolo oppure il terreno mi franava sotto i piedi
Nello stesso tempo, ero meravigliato dalla selvaggia bellezza del luogo, in cui i dominanti cromatismi di gialli delle rocce erano arricchiti da chiazze fiammeggianti di rosse e da altre striature di verde, a seconda dei minerali presenti.
Mentre cercavo i passaggi a me più favorevoli mi veniva in mente la scalata notturna su per un canalone a giganteschi gradoni verso la vetta del monte dove Mosè ricevette le Tavole della Legge, essendomi lasciato alle spalle il Monastero di Santa Caterina nella penisola del Sinai (viaggio d'altri tempi)
Ero ammirato, sì: la bellezza che si dispiegava davanti ai miei occhi mi toglieva il fiato, ma nello stesso tempo ero attanagliato dalla paura al pensiero di non farcela, e di ruzzolare giù, prima poi assieme ai frammenti della roccia friabile ed esserne sepolto
In questo mio vagabondare, senza meta in fondo, perché in realtà il luogo era un unico, immenso, labirinto, incontravo mio padre in tenuta da montanaro con degli spessi calzettoni di lana a tenere fermo il bordo inferiore dei pantaloni per evitare che si impigliassero nelle rocce più affilate
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Non parlavamo, eppure - pur senza parole- ci capivamo; e la sua presenza mi era di conforto
Arrivavamo ad un grande spiazzo aggettante sulla vallata sottostante e qui trovavamo un gruppetto di viaggiatori
C'era una grande spianata e su di essa giacevano delle lapidi scolpite con delle incisioni di croci e parole in un alfabeto a me sconosciute.
Qualcuno mi sussurrava che quelle era le tombe di santi (o marabutti) molto venerati
Ma non c'era il tempo di soffermarsi poiché il terreno come scosso da un vasto movimento tellurico cominciava a sussultare e poi a scivolare verso il basso e dunque, partendo da un punto ancora più in basso, bisognava riprendere a risalire verso l'origine della valle nel tentativo di arrivare al crinale e poter discendere dall'altra parte verso la salvezza
Così riprendevamo a inerpicarci sempre senza parlare
Muti, senza parole, ma con una sensazione di profonda intesa
Dissolvenza
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Nel 2001, forse a Febbraio, ebbi l'occasione di fare un viaggio in Giordania.
Andammo in giro in auto con driver del luogo (giordano-palestinese), che ci faceva anche da guida esperta, intessendo le sue spiegazioni storiche ed archeologiche con moltepkici racconti della tradizione biblica.
Vedemmo una quantità di posti, tra i quali l'antica città romana di Jerash (Gerasa) a forte impronta ellenistica e la mitica Petra.
Ci fu anche la visita ad un caravanserragglio fortificato sulla via per l'Iraq, antichissimo, la discesa sino al Mar Morto con immersione nelle sue acque iper-sature di sale e
la visita al castello crociato di Kerak, possente ed inespugnabile.
Attraversammo il deserto di Wadi Rum e finimmo ad Aqaba (resa famosa dalle imprese di Lawrence d'Arabia).
Andammo a trascorrere qualche giorno di relax balneare in un resort sul Mar Rosso.
Poi da lì organizzammo una gita, assieme ad altri ospiti dell'albergo, sino al Monastero di Santa Caterina nel cuore della penisola del Sinai e, da lì, compimmo l'ascesa sino al Monte Sinai, dove - secondo la tradizione della Bibbia - Mosè avrebbe ricevuto da Dio le tavole della legge.
In questa circostanza era concessa ai debolucci e ai sofferenti la possibilità di usufruire di un passaggio a dorso di cammello.
L'ascesa al Monte Sinai avvenne in notturna, lungo una stretta vallata fatta a gradoni irregolari, tanto da sembrare una scala ciclopica intagliata da un gigante.
Arrivati sulla cima, nel freddo pungente delle ultime ore della notte attendemmo il sorgere del sole, per discendere di nuovo a valle e visitare il Monastero di Santa Caterina.
Poi, alla fine, non ci rimase che tornare in aeroporto per rientrare in Italia.
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