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Sto partecipando ad una maratona
É passato molto tempo da quando ne ho corso una, un’eternità
Eppure sono qui, in tenuta da corridore, ma con la macchina fotografica in mano, nell’assetto perfetto da fotomaratoneta che avevo negli ultimi tempi
Ho già fatto il primo giro di venti chilometri circa e ora devo affrontare il secondo
Mancano circa due ore allo scadere del tempo massimo concesso
È un po’ pochino, in verità, ma sono determinato a chiudere anche fuori tempo massimo
Il tempo non mi preoccupa, non è la mia ossessione, non lo è mai stato
Sono tranquillo e pacifico e procedo a passo cadenzato, con la macchina fotografica che è un’estensione del mio braccio (e del mio occhio)
Clic, clic, clic
Stomp, stomp, stomp
Una volta calcolai che per fare una foto in corso di maratona (fermarmi, scegliere l’inquadratura, scattare e ripartire) perdevo tra i trenta e i quaranta secondi che si assommavano al tempo finale)
Ma era così che andava: nell'ultima parte della mia carriera di maratoneta e ultramaratoneta non potevo non potevo rassegnarmi a correre soltanto assillato dal cronometro e, in più, mi rappresentato come podista dissacrante che, mentre correva, negava il fatto di correre e tramutava la corsa in qualche d'altro che era osservazione ed esplorazione del territorio
Tornando al sogno, proprio all’inizio del secondo giro si aggrega con me un amica del tempo passato che vuole mettersi alla prova
La incoraggio a ripartire con me
Passiamo da un piccolo chiosco, minuto, davvero una piccola bomboniera in cui tutto sembra essere stato costruito in scala ridotta. Il chiosco le appartiene e, al suo interno, vi si trova in vendita paccottiglia per turisti, ma vi si possono trovare anche frutta secca e sementi
La cosa curiosa (notabile) di questo piccolo edificio è che porte e finestre sono a forma di contrabbasso (indubbiamente poco pratiche da attraversare)
Ripartiamo a piccolo trotto e ci addentriamo in un grande parco e, quindi, nel giardino curatissimo di un’antica villa padronale
Viali e vialetti, tutti delimitati da siepi ben curate di ligustro, sono invasi da quantità enormi di grossi pesci boccheggianti
L’odore di mare, un misto d'alga bagnata e di salsedine, viziato dal sentore d'un inizio di putrefazione è stordente
Un grosso cane ci segue, ma appena vede la distesa dei pesci scappa via
Per proseguire dovremmo calpestarli, quei pesci, vivi o morti che siano, ma la sola idea mi disgusta e mi ripugna
Grido a squarciagola e i pesci obbedienti si ritraggono e si fanno da parte (allora sono vivi! O forse sono dei pesci-zombie - questa ipotesi sarebbe la peggiore), creando così un varco per noi
Intanto ci raggiunge il cane che, nel frattempo, ha fatto il giro largo per evitare la distesa dei pesci guizzanti, solo blandamente disturbati dall'essere fuori dal loro naturale elemento
Siamo pronti per riprendere la corsa
Manca poco allo scadere del tempo massimo, ma non importa
Dissolvenza
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