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24 aprile 2025 4 24 /04 /aprile /2025 13:46
Old (selfie di Maurizio Crispi)

É strano guardare vecchie foto

Oggi mi sono ritrovare a passare in rassegna una collezione di esse, relative agli anni Novanta del secolo scorso
Ho avuto una sensazione di straniamento, osservandole
Come se queste immagini in BN o a colori mi raccontassero momenti di vita di un’altra persona o di molte altre persone, momenti antichi o caduti in disuso e messi in soffitta, all’interno di buste che indicano i quando e i dove
Ma mi chiedo: chi ero io allora? Dove ero io?
Ero io o ero qualcun altro?
Impersonavo una parte? Recitavo a soggetto?
Molti infiniti cambiamenti si sono succeduti
Tutto cambia
Nulla cambia
Ed eccoci qua

Eppure nelle vecchie immagini, come nei ricordi del passato c’è il significato e c’è anche la chiave per comprendere ciò che siamo oggi.
Cosa scrive un letterario psicoanalista, certo Stratham Younger, in un romanzo che ho appena cominciato a leggere:
C’è una cosa che il presente non è mai in grado di offrire: il significato. Le strade della felicità e del significato non coincidono. Per trovare la felicità un uomo deve vivere nel momento, ‘per’ il momento. Se invece anela al significato (il significato dei suoi sogni, dei suoi segreti, della sua stessa esistenza) deve ripercorrere il passato, per quanto oscuro, e vivere per il futuro, per quanto incerto. La natura pone dunque di fronte a noi la felicità e il significato, costringendoci a scegliere l’uno o l’altra.“ (Jed Rubenfeld, L’interpretazione della morte, Rizzoli, 2007, p. 11)

Ed ecco che, dopo questa riflessione, mi sono assopito e ho sognato

Ero intento a compiere un percorso accidentato lungo una scogliera verticale, in un luogo oscuro 
Era come fare un’arrampicata, ma senza essere assicurato in alcun modo, privo di un’imbracatura 
Dovevo procedere, appigliandomi dove potevo e utilizzando le asperità della roccia e le piccole incavature dove poggiare i piedi
Portava un fagottino con alcune mie cose, avvolte alla meno peggio in un asciugamano 

Vi era poi un passaggio a gomito, particolarmente periglioso e qui avevo bisogno di entrambe le mani libere per poter passare da un appoggio all’altro
Lasciavo le mie cose dentro una cassettina metallica che era posta lì forse proprio per favorire i passanti in pericolo
Riuscivo quasi a superare il gomito e, rinfrancato, allungavo la mano per riprendere le mie poche cose
A questo punto, perdevo la presa, vacillavo, cercando un ultimo appiglio a cui sostenermi e mi ci afferravo, ma la roccia si sbriciolava e me ne rimaneva in mano un frammento che guardavo sorpreso, quasi rimirandolo
Quindi, precipitavo verso il basso dove si stendeva una superficie d’acqua immota, ma scura, quasi nera, un mare di nero oblio
Pensavo di dover affrontare un balzo di pochi metri soltanto, ma guardando in giù mi rendevo conto con un’improvvisa - dolorosa - consapevolezza che stavo sprofondando in un abisso senza fondo

Mi chiedevo se sarei sopravvissuto alla caduta 

Poi, dopo, miracolosamente integro, ero in un negozio pieno di ninnoli e altri oggetti scintillanti
C’ero solo io ed ero sorpreso che il proprietario (uomo o donna che fosse) del posto lasciasse incustodite simili meraviglie alla mercé di tutti
C’erano molti Swarovski scintillanti di squisita fattura, raffiguranti degli animali e in particolare ne ricordo uno a foggia di pinguino
Era attraversato da un raggio di sole che lo rendeva iridescente e scomponeva al suo passaggio la luce nello spettro dei colori fondamentali, come fosse un prisma
Altri oggetti in forma di animali del sogno contenuti dentro un’altra vetrina da esposizione si animavano e si muovevano inseguendo le oscillazioni del raggio di sole scomposto nei suoi colori 
Ero affascinato dalle cose portentose che mi accadevano intorno

Dissolvenza

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21 aprile 2025 1 21 /04 /aprile /2025 06:21
Terrasini, La Torre (foto di Maurizio Crispi)

Anche questa volta i miei sogni sono stati piuttosto floridi e vividi

Ma non ricordo molto

Ogni tanto mi dicevo, nel sogno, che avrei dovuto annotare ciò che sognavo, ma poi non ne facevo nulla e riprendevo a sognare, a sognare e a dimenticare

Mi sovvengono alla memoria soltanto alcuni frammenti dispersi di questo gran sognare

Mi ritrovo a correre con lo zaino in spalla lungo una spiaggia o forse, più probabilmente, su di una scogliera, aggettante su un mare scuro e tempestoso
Arrivo, correndo, ad un edificio costruito proprio sul mare, in una posizione precaria e insidiata da questi giganteschi marosi, grandi quanto uno tsunami
Sul lato che si protende sul mare, il manufatto è protetto da un grande muraglione erto ed invalicabile
L’unico modo per continuare la mia corsa è superare questo ostacolo, passando poi attraverso l’edificio e sbucando dall’altro lato
Non so come, ma - dispiegando delle grandi doti di atletismo arrampicatorio - riesco a salire sulla sommità della grande muraglia e comincio a camminare sul suo bordo che è abbastanza largo da consentire un agevole passaggio
Il muro crea una barriera e un ambiente protetto sul suo versante interno, mentre il lato che si offre al mare è talmente alto ed erto in un impressionante slancio verticale, da darmi le vertigini se soltanto mi giro indietro a guardare in basso
In questa situazione posso solo procedere in avanti, con cautela
Sulla cresta del muro, benché largo a sufficienza, ci sono degli ostacoli, tuttavia: non è dunque un cammino piano e agevole
Per superare alcuni passaggi, bisogna compiere delle acrobazie e protendersi nel vuoto proprio dal lato che guarda verso il mare
Noto che, all’interno, c’è una grande struttura, con una stanza di vaste dimensioni e senza tetto dove si vedono a affastellati banchi scolastici, cattedra e altri arredi
Ci sono anche delle persone, sedute alla meno peggio, ma con i piedi in acqua
Infatti, l’edificio è parzialmente allagato dai continui spruzzi che provengono dalle onde gigantesche che si frangono incessanti contro la muraglia di difesa
I tizi-tali simil-professorali si accorgono di me che arranco sulla cima del muro, e seguono con apprensione le mie evoluzioni per scansare i diversi ostacoli, gridandomi poi di saltare giù quando si avvicina un passaggio altrimenti insormontabile e che mi metterebbe a rischio di cascare giù fino ad essere ghermito e spezzato da quelle onde infami
Mi dicono che mi aiuteranno e che cercheranno di attutire la mia caduta
Mi sento incoraggiato a saltare e abbandono quel periglioso passaggio, lanciandomi giù
In effetti, cado bene: sono molte le mani che si proteggono per afferrarmi, molte le braccia che ammortizzano la mia caduta e che poi, con delicatezza, mi depongono a terra sul pavimento bagnato, anzi decisamente allagato
Sono sorpreso, chiedo loro se si ritrovano sempre a svolgere le loro attività sguazzando nell’acqua delle onde
Loro mi dicono di sì: mi dicono anche che questa è la loro condizione immutabile
Mi risistemo bene gli spallacci dello zaino e riprendo la mia corsa, attraversando - come mi ero ripromesso - l’edificio e proseguendo oltre
Il cielo è grigio, il mare è tempestoso
Continuo a procedere, sommerso - ogni volta che l’onda si frange sulla scogliera - da impetuose raffiche di spruzzi salmastri

(stacco)

In un altro momento, sto correndo lungo una strada assolata con Gabriel al mio fianco
Forse anche qui ho uno zaino sulle spalle, forse no

Lungo questo percorso accadono molte altre cose che non ricordo

Arriviamo comunque (questo lo ricordo) ad una grande vasca piena d’acqua, non troppo fonda, acqua stagnante piena di muschio fluttuante e per questo di un malsano colorito verdastro
Entriamo, decisi, nell’acqua e stiamo lì a sguazzare, solo per piacere di farlo, anche se l’acqua non ha un aspetto molto invitante

(Dissolvenza

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20 aprile 2025 7 20 /04 /aprile /2025 06:39
Bastione di Palermo, Corso Alberto Amedeo, piccola porta d'accesso ai passaggi segreti (Maurcrispi)

Un sogno lungo e complicato

Ricordo che mi veniva consegnata 
una busta di carta 
(ed era una comune busta da lettere bianca)
piena di polvere candida
Non so cosa fosse quella polvere
Forse era una magica polvere di stelle,
scintillante
di quel tipo di polvere che dona il potere di volare
Secondo le consegne ricevute, 
dovevo trasportare quella busta
(e il suo contenuto prezioso)
sino ad una stanza segreta e protetta

Dovevo compiere un lungo percorso labirintico
per arrivarci,
prima penetrando nello spessore di antiche mura
attraverso una porta strettissima
guarnita di grate d’acciaio brunito,
poi percorrendo labirintici cunicoli
di pietra muschiosa e umida,
irti di trappole e inganni visivi

Riuscivo a superare tutte le prove,
anche le più ardue
sempre reggendo la busta di cui ero latore in mano
Nel momento in cui penetravo all'interno della stanza segreta
la mia mano perdeva la presa
e la busta cadeva a terra,
lasciando spandere tutt'attorno
il suo contenuto

Mi davo da fare per rimediare,
subito dopo, 
appena passata una prima reazione di sgomento

Aiutandomi con il bordo tagliente della stessa busta
riuscivo a raccogliere tutta la polvere
formando un unico mucchietto
A questo punto, mi serviva uno strumento 
per travasare dentro la busta
ciò che avevo faticosamente radunato

Correvo di qua e di là,
alla ricerca di un utensile efficace ed utile alla bisogna,
mi muovevo come un ratto impazzito,
in procinto di annegare, 
alla ricerca di una via di salvamento,
ma senza frutto

Dissolvenza

La foto (mia) riprende un dettaglio del “Bastione della Balata” (Palermo), aggettante su Corso Alberto Amedeo

Il giorno prima - che era la vigilia di Pasqua - ho patito delle tribolazione.
L'auto mi ha lasciato a terra, con la batteria scarica, ma forse ciò dipendeva dal difettoso funzionamento dell'alternatore.
Quindi, pur essendo riuscito a raggiugere Palermo, la batteria non era andata in carica e dunque, quando il motore si è spento mi sono ritrovato punto e dccapo.
Ho lasciato l'auto parcheggiata in attesa di poter chiamare un elettrauto: ma se ne sarebbe parlato soltanto il martedì dopo Pasquetta.
Gabriel poi ha rovesciato un intero bicchiere di latte sulla tavola con la necessità di attivare un intervento ripulitorio di emergenza e di salvaguardia dei diversi libri che erano posati sul ripiano
Giornata caldissima (quasi trenta gradi e di certo non adatta a simili vicissitudini

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19 aprile 2025 6 19 /04 /aprile /2025 06:26
un fotogramma non censurato di Eyes Wide Shut di S. Kubrick

Ho sognato una scena di convivialità

Eravamo tutti seduti attorno ad un desco,
un consesso numeroso, 
forse piu di venti convitati
Accanto a me una tizia piacente, 
alla sua sinistra un alto prelato
Dopo alcuni preamboli invitavo la tizia ad alzarsi dalla sedia
e mettersi con il petto opulento riverso sul tavolo
denudando prima il culo prosperoso e ben tornito 
e offrendolo alla mia vista,
cosicché io, in piedi dietro di lei
potessi scoparla con energia
(il mio cazzo era già bello grosso, all'ingrosso,
bello pronto,
teso e rampante
e più di così non poteva esserlo,
perchè di più avrebbe fatto una capriola)

Il prelato porporato osservava con interesse distaccato,
senza mostrare bramosia
Del pari, tutti i commensali guardavano,
con un senso di meraviglia stampato in viso,
per quanto tutti immobili come statue di cera

Poi quando ambedue, prima la donna, poi io,
giungevamo rumorosamente all'orgasmo 
(ed io venivo spargendo il mio seme sulle sue natiche 
protese verso di me e ancora frementi)
ci rassettavamo e ci rimettevamo  a sedere,
riprendendo la conversazione
nel punto in cui era stata interrotta,
come se nulla di particolare fosse accaduto

Il porporato le cui gote si erano imporporate
si riassettava  a sua volta 
e il suo incarnato riprendeva a poco a poco un colorito normale

Succedevano anche molte altre cose che non ricordo,
anche se ciò che ho raccontato 
era l'aspetto maggiormente saliente

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14 aprile 2025 1 14 /04 /aprile /2025 06:07
Bedlington Terrier

Ho sognato un sogno persistente

Avevo a che fare con un cane-pecora
Era un essere degno del bestiario fantastico di Borges
Aveva una testa di cane, un corpo da pecora con il vello spesso e riccioluto e un ruggito da leone (nel pacchetto erano incluse zanne possenti)
Aveva una sua bellezza ed eleganza: la testa era tutta bianca, mentre il resto del corpo era di colore marrone testa di moro
Era portato da una tipa che appariva fiera del suo cane pecora ed anche della sua irruenza abbaiosa e anche dei suoi slanci ferini a stento rattenuti dal guinzaglio tenuto con fermezza

Il cane-pecora compariva di continuo nel mio sognare ed era come se io mi arrotolassi di continuo nel sogno alla sua ricerca, nel tentativo di incontrarlo per risolvere l’enigma della sua essenza più profonda

Poi (c'è sempre un poi), ero presente al finale di una gara podistica in cui i partecipanti correvano avendo ai piedi degli sci da fondo per asfalto e superfici dure (sapete, quelli con le rotelline)
Sarebbe andato tutto bene, se non fosse stato che tutto il percorso di gara era fortemente accidentato e roccioso
Quindi, si proponeva ai concorrenti una grande sfida di resilienza, considerando che la regola base e numero uno era quella di non sganciare mai dai piedi gli sci da fondo
Assistevo agli ultimi drammatici metri di gara della prima donna prossima a tagliare il traguardo: si fermava più volte stremata e piangeva disperata, poi si rimetteva in marcia per fare anche un solo metro alla volta e poi di nuovo piangere e dolersi, mentre la sua più diretta avversaria alle sue spalle - pur con le sue difficoltà - si andava avvicinando insensibilmente, erodendo il proprio svantaggio
C’era anche Jacques Anquetil, che un tempo è stato uno dei maggiori campioni campione del ciclismo mondiale e, soprattutto, c’era il cane pecora, mascotte della gara

Ed io ero contento che fosse lì 

Ma questo cane-pecora non c’entra niente con il Bedlington Terrier, ma come ho detto viene direttamente dalle creature che popolano la zoologia fantastica di tutti i tempi

 

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12 aprile 2025 6 12 /04 /aprile /2025 09:35
trana formazione con una mezza mela infilzata (foto di MauHo sognato un sogno persistente Avevo a che fare con un cane pecora Era un essere degno del bestiario fantastico di Borges Aveva una testa di cane, un corpo da pecora con il vello spesso e riccioluto e un ruggito da leone (nel pacchetto erano incluse zanne possenti) Aveva una sua bellezza ed eleganza: la testa era tutta bianca, mentre il resto del corpo era di colore marrone testa di moro Era portato al guinzaglio da una tipa che appariva fiera del suo cane pecora ed anche della sua irruenza abbaiosa e anche dei suoi slanci ferini a stento rattenuti dal guinzaglio tenuto con fermezza Il cane pecora compariva di continuo nel mio sognare ed era come se io mi arrotolassi di continuo nel sogno alla sua ricerca nel tentativo di incontrarlo per risolvere l’enigma della sua essenza più profonda Poi ero presente al finale di una gara podistica in cui i partecipanti correvano avendo ai piedi degli sci da fondo per asfalto e superfici dure (sapete, quelli con le rotelline) Sarebbe andato tutto bene, se non fosse stato che tutto il percorso di gara era fortemente accidentato e roccioso E quindi si proponeva ai concorrenti una grande sfida di resilienza, considerando che la regola base e numero 1 era quella di non sganciare mai dai piedi gli sci da fondo Assistevo agli ultimi drammatici metri di gara della prima donna prossima a tagliare il traguardo: si fermava più volte stremata e piangeva disperata, poi si rimetteva in marcia per fare anche un solo metro alla volta e poi di nuovo piangere e dolersi, mentre la sua più diretta avversaria alle sue spalle - pur con le sue difficoltà - si andava avvicinando insensibilmente, erodendo il proprio svantaggio C’era anche Jacques Anquetil, che un tempo è stato uno dei maggiori campioni campione del ciclismo mondiale e, soprattutto, c’era il cane pecora, mascotte della gara Ed io ero contento che fosse lì  Ma questo cane pecora non c’entra niente con il Bedlington Terrier, ma come ho detto viene direttamente dalle creature che popolano la zoologia fantastica di tutti i tempizio Crispi)

Un sogno elaborato

Lo scenario è un grande posto di natura,
un parco pieno di biodiversità,
fitto di grandi alberi secolari
ed anche di spazi aperti, larghi prati,
radure,
movimentati da formazioni rocciose emergenti
Sono in corso le prove
per uno spettacolo in costumi thailandesi
(Proprio così! 
Non laotiani o cambogiani, thailandesi!)
Ci sono varie prove

C’è anche un cavallo, il mio
Un bianco destriero,
elegante nelle movenze e superbo
Lo osservo da lontano, 
mentre si muove pigramente in giro,
intento al pascolo
L’erba succulenta e rigogliosa
non gli manca
Intanto che mangia,
viene seguito da una troupe di fotografi
alla ricerca dello scatto più bello
ed io osservo compiaciuto la scena
Poi si allontana
e, mentre va, 
si rimpicciolisce sempre più 
nel gioco prospettico
Alla fine, dall’alto della mia postazione,
lo vedo farsi sempre più minuscolo
in fondo ad un vasto pendio
disseminato di roccia
Vorrei attirar la sua attenzione
per fargli risalire la china
e riavvicinarsi a me
Provo a fischiare
senza riuscirci
Provo a gridare
ma i suoni che emetto
cadono a terra mosci
e li rimangono 
a contorcersi
come piccoli vermi bianchi e mollicci
Penso poi, Tornerà!
Saprà trovare la via di casa!
Ritorno ad interessarmi dello prove
per lo spettacolo
chiedendomi perché 
siano stati scelti abiti, oggetti
e arredi di scena orientali,
quando non siamo in un paese dell’Oriente

Ci sono vari momenti intersecati, 
ma più non ricordo

[stacco]

Andavo in una RSA per iniziare un'attività di lavoro
Arrivavo e venivo accolto
Avrei dovuto fare un colloquio di valutazione prima di essere assunto
Sembrava di essere in un appartamento adibito ad abitazione privata
Molto piccolo, molto pulito
C’erano numerosi letti
Quasi non ci poteva muovere agevolmente
C’era tuttavia solo un degente anziano sdraiato su di un lettuccio lindo
E poi due vecchine che s'aggiravano silenziosamente, indaffarate e arzille
Forse erano le proprietarie e le conduttrici di quell'ospizio
Nessuno mi rivolgeva la parola
Guardavo, osservavo, non fiatavo
Poi, compariva una giovane donna,
forse una volontaria, 
forse anche lei in visita per essere assunta,
eventualmente
Scambiavamo due chiacchiere
e poi decidevamo di andare via
Raccoglievo da un espositore 
appeso al muro
dei segnalibri colorati, 
molto belli e suggestivi,
ed anche delle cartoline
raffiguranti paesaggi autunnali
con letti di foglie ingiallite
Li offrivo alla giovane donna,
altri li tenevo per me
Alcuni avevano anche delle parti scritte,
che erano citazioni da un libro di lettere,
un epistolario,
la corrispondenza di due, uomo e donna,
che durante la guerriglia in un posto remoto dell’Asia, pur nelle difficoltà, s'erano amati, mente compivano il loro dovere e si sacrificavano
Leggevo ad alta voce i brani delle lettere che i due si erano scambiati e che raccontavano di una storia d’amore segreta di cui nessuno aveva mai saputo nulla, sino alla loro morte drammatica e al rinvenimento di quelle stesse lettere (preziose!), a distanza di anni
Pensavo che volevo assolutamente comprare quel libro per poterlo leggere nella sua interezza

Dopo ci ritrovavamo seduti in un auto tipo mehari parcheggiata fuori dalla struttura 
Eravamo comodi, e parlavamo di questo libro
C’era anche un cagnolo, un botolo minuscolo, beatamente addormentato
Arrivava un extracomunitario, forse un mauriziano, a cui forse avevo promesso un passaggio verso la città 
Non accadeva null’altro che fosse degno di interesse
Forse c’era un altro cagnolo senza collare che cercava di salire sull’auto
Rimanevamo fermi nell’auto,
in un tempo sospeso,
senza partire

Dissolvenza

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11 aprile 2025 5 11 /04 /aprile /2025 10:32
genio (foto di Gabriel Crispi)

Sogno o son desto?

C’è nel mio sogno
un’atmosfera cupa

Devo sfuggire 
ad una minaccia incombente,
orribile

Ci sono dei killer,
sanguinari cacciatori di corpi,
cannibali anche
che vogliono uccidermi
con arti sottili e letali
per poi cibarsi di me
ed io, utilizzando ingegno e astuzia,
devo loro sfuggire
S’annuncia lotta senza esclusione di colpi
e vinca il migliore!
Anche quando mi è chiaro
che, per questa volta,
potrò sopravvivere
continuo a sentire
la tensione e il fremito della paura

Di nuovo, sogno o son desto?

Oggi il sogno non è stato meraviglia
o forse sì, malgrado tutto!
Pur nell’orrore più puro e squisito
il sogno è meraviglia!

In fondo, c’è sempre in questi casi
un Genio della Lampada
che s’è liberato
dal luogo oscuro della sua reclusione
durata ben tremilacinquecento anni
per mettersi al servizio del sognatore
esaudendo i suoi desideri
(e facendoli vivere)

Genio, assistimi!

Il jinn (AFI: [ʤin:]; in arabo جِنّ‎, anche traslitterato come ǧinn o, nella grafia francese semplificata, djinn; pl. jinna, coll. jān, agg. jinnī, in arabo جني‎), spesso tradotto come genio, è una creatura citata nel Corano, e indica, nella religione preislamica e in quella musulmana, un'entità soprannaturale, intermedia fra il mondo angelico e l'umanità, avente perlopiù carattere maligno; anche se in certi casi può mostrarsi in maniera del tutto benevola e protettiva.

wikipedia

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8 aprile 2025 2 08 /04 /aprile /2025 13:33
Selfie duplicato (foto di Maurizio Crispi)

Un sogno complicato, 
davvero notevole,
ma già la costruzione onirica 
si sta sfaldando e perde pezzi

Accadono come sempre molte cose

Tra le poche che ricordo
c’è una carrozza ferroviaria 
adibita a ristorante ed io sono lì 
a conversare con alcuni dei commensali
Tra essi vi è Francesco Corrao (FC)
con il quale, in particolare, mi soffermo
a parlare e a raccontare
Gli indico alcune particolarità della carrozza
su cui viaggiamo 
che ha, in sé, un valore storico
perché usava viaggiarci Francesco Crispi
(anche lui, in acronimo, FC)
quando era primo ministro 
e con le parole e le opere
si prodigava per trasformare l’Italia,
da poco unificata, in Stato
Egli usava viaggiare su quel treno
da un capo all’altro della sua Italia
e sul vagone teneva conferenze 
ad un pubblico attento e perspicace
All’estremità anteriore di quella carrozza
c’é infatti, visibile anche adesso, 
un piccolo podio sul quale
é collocato un leggio di lucido mogano,
sul quale egli poggiava i suoi appunti
che dovevano servirgli come traccia soltanto
visto che era un eccellente oratore
Così andavo raccontando ad FC

Per il momento, altro non ricordo

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8 aprile 2025 2 08 /04 /aprile /2025 06:17
Selfie in riflesso (foto di Maurizio Crispi)

Mi accingo a partire per un viaggio
È tutto pronto
Le mie cose sono poggiate sul pavimento
Valigia e borsa, ed altri effetti
Arriva mio padre e non voglio che venga a sapere che sto partendo
È un segreto che non voglio condividere con lui, una cosa solo mia
Lo accolgo sulla porta e faccio in modo che non superi la soglia
Parlo con lui
Sto sulle spine
Non voglio che veda il mio bagaglio già predisposto
Anzi, in un suo momento di distrazione, lo sospingo dietro un mobile, per occultarlo alla vista
Papà se va
Rimasto solo a casa, decido di mangiare qualcosa, così partirò con la pancia bella piena
C’è solo del riso bollito e ne mangio a grosse cucchiaiate
C’è caldo e il sudore mi scorre a rivoli sulla faccia e lungo il corpo
Mi affaccio dal lato della cucina
Vedo la mamma giù che si accinge ad uscire con mio fratello con la sua vecchia FIAT 127, colore verdognolo
Vedo che la mamma ha fatto un qualche adattamento alla vettura e che il fratellone é seduto anteriormente con tutta la sua carrozzina in un alloggiamento che la mamma ha ricavato dal vano motore
Mi sembra una sistemazione precaria e poco appropriata, soprattutto ai fini della sicurezza di mio fratello
Grido dall’alto della mia postazione, cercando di attirare la loro attenzione, ma la mia voce non giunge sino a loro

Dissolvenza

 

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7 aprile 2025 1 07 /04 /aprile /2025 06:22
Tete de bois (foto di Maurizio Crispi)

Sognai che stavo di guardia, come medico, in un commissariato di polizia
Arrivava uno e diceva di essere assuntore di sostanze, di esserne dipendente e di volere essere messo in terapia
Parlavo a lungo con costui e, dopo avere valutato gli dicevo che si sarebbe dovuto presentare al SERD competente per l’accoglienza e per iniziare una terapia
Era privo di un documento d’identità
Era generico circa la sua residenza
Era sfuggente, in qualche modo
Il suo atteggiamento mi irritava, da un lato chiedeva, dall’altro non era disponibile a fare dei passi avanti e a metterci del suo
La solita tiritera
Nello stesso tempo, per quanto irritato, capivo che avrei dovuto prendermi carico del suo problema
Gli dicevo che il giorno dopo lo avrei accompagnato al SERD più vicino e che li avrei fatto da mediatore con quegli operatori
Il giorno dopo arrivavo ed era lì ad aspettarmi
Parcheggiavo l’auto e proseguivo a piedi
Quello parlava e parlava
Di nuovo c’era quel misto di irritazione, fastidio e di desiderio di essere di aiuto
All’improvviso mi rendevo conto di non avere la mia borsa con me (contenente i miei libri, i miei documenti e i miei strumenti di scrittura)
Avevo un sussulto
Mi sentivo nudo senza
Pensavo di averla lasciata esposta da qualche parte e che, ormai, l’avessero rubata
Quello mi diceva che, andando via, l’avevo sigillata nel portabagagli dell’auto
Mi rasserenavo e mi concentravo sul prossimo incontro, quando fossimo giunti al SerD
Il tipo fremeva per iniziare la terapia (in altri termini per ricevute un sostituto), ma ancora non sapeva che ci sarebbero stati procedure e protocolli da seguire
Ma già, se fossi riuscito a mediare con gli operatori del SERD un'accoglienza a favore del tizio, questo stesso fatto sarebbe stato un’importante conquista

Dissolvenza

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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