Ho sognato che possedevo
un set di posate magiche
di varia foggia
con le quali potevo
cucinare pietanze squisite
le più diverse
(senza conoscerne la ricetta)
Tutto ciò che accadeva nel sogno
ruotava attorno a quelle posate
contenute in una cassettina di legno
a cielo aperto (senza coperchio)
e fatta a scomparti
in modo che ogni tipo di posata
potesse avere il suo posto
E succedevano tante cose
che si componevano
In una ricca trama di eventi
E non ricordo altro
Tutto il resto é svanito
Pluff!
Certo, sarebbe bello
possedere simili posate
e poter essere dei magnifici cuochi!
Maurizio Crispi (1° luglio 2023)
Pubblicato su Facebook e mai riportato qui nel blog.
E' soltanto un piccolo schizzo onirico.
Ma tant'è!
Sono in uno stadio di atletica o all’interno d’un impianto sportivo molto vasto e articolato, dove si possono praticare differenti discipline sportive
Qui, vado alla ricerca ossessiva di un tecnico con il quale mi devo confrontare su alcune modalità di allenamento e sulle ratio sottese
Ci sono numerose coincidenze avverse, a causa delle quali, ogni volta per un pelo, manchiamo di incontrarci
Ho l’impressione tuttavia che lui sia sfuggente e che in ogni modo si adoperi per evitare l’incontro
Alla fine, una riunione ha luogo lo stesso, alla presenza di altri, ma quel tizio altolocato con il quale cercavo di incontrarmi è ancora latitante, come ogni commander che si rispetti
Qual’è il nucleo della discussione che va a svilupparsi nel corso di tale meeting?
Beh, il tema svolto e dibattuto ruota attorno all’analisi minuziosa di record, di primati, di migliori prestazioni, gettando un’ombra di dubbio su alcuni record e migliori prestazioni (MPI) ottenuti di recente nella corsa sulle lunghissime distanze
Io, per esempio, sostengo che alcune di queste performance sono dubbie e sono frutto di doping
Vado ripetutamente con gli occhi alla ricerca del tizio con cui dovevo incontrarmi perché lui è in possesso di informazioni cruciali che andrebbero a supporto delle mie tesi
Ma, niente, qualche volta mi pare di intravederlo, ma poi scompare di nuovo inghiottito nella folla
Ero in un grande ospedale di cui non conoscevo tutti gli anfratti, diramazioni, svincoli e raccordi
Giravo senza soste cercando di impararne la struttura e la topografia
A volte mi smarrivo
Poi, ero in una sala comune dove molti sanitari erano in pausa e riposavano
Ad una parete c’era un enorme televisore a schermo piatto di ultima generazione
Io ero in possesso di un telecomando segreto e universale con il quale potevo riprogrammare ogni apparecchio televisivo smart e, all’insaputa di tutti, mandavo in onda film porno dei ruggenti anni Novanta, tipo The Devil in Miss Jones, oppure Behind the Green Door oppure ancora un classico come Deep Throat...
Nessuno insorgeva
Tutti si mostravano interessati e gongolanti davanti all’insolita messa in onda a luci rosse nè si chiedevano chi ne fosse stato il regista
In fondo, così riflettevo nel corso di questo piccolo esperimento sociologico, vale il principio del "panem et circenses"...
Tuttavia, nessuno si scomponeva, mantenevano l’aplomb e guardavano le scene uncut che si susseguivano in compassato e solenne silenzio
Mi sentivo quasi, in quel momento, un benefattore dell'Umanità intera...
Poi, sul più bello, spegnevo tutto e me ne andavo con il telecomando magico in tasca, lasciando tutti con un palmo di naso, visto che magari - nel frattempo - ci avevano anche preso gusto, pur senza volerlo riconoscere
Andandomene, entravo in una stanza al centro della quale c’era un grande letto e un dormiente su di esso, avvolto (o meglio avviluppato) nelle coltri. Retrocedevo di botto, perché comprendevo che quella era la stanza del medico di guardia…
Meglio lasciarlo riposare in santa pace il medico di guardia!
Mai disturbare il can che dorme!
Cave Medicum Dormientem!
Retrocedevo a passi felpati e richiudevo con cautela la porta senza che il dormiente si fosse accorto di nulla
Me ne andavo e proseguivo nelle mie peregrinazioni eternautiche
Nel sogno, una voce fuori campo mi diceva:
"Tu stai facendo di tutto per essere presente, quando nascerà tuo figlio!"
Era un'affermazione lapidaria, ma - nello stesso tempo - una domanda
Ed io dicevo sì
Maurizio Crispi (Sogno istantaneo)
Il vecchio e il bambino (immagine generata da Meta AI)
Sono in un sogno
Vado a piedi da qualche parte
A tratti cammino, a tratti corro
In alcuni momenti del percorso sono affiancato da un collega
In altri sono da solo
Procedo all'aperto lungo strade affollate e devo fare una gimkana tra altri camminatori, corridori e passanti distratti a passo indolente e disordinato
In altri momenti percorro interminabili corridoi di cui non si vede la fine, fiancheggiati da ambo i lati da pesanti porte di ferro sbarrate
Arrivo alla fine in una casa (o semplicemente una stanza) dove è ubicata una mia paziente
Nella stanza, una parte dello spazio è occupato da un grande letto dove giace la paziente avviluppata in uno strato di coperte
Entrano ed escono di continuo delle persone - a me sconosciute - indaffarate
Non sembrano far caso a me
Mi seggo sul bordo del letto e con la donna avvolta nelle coperte ci parliamo
Lei mi dice del suo stato salute
Io le pongo alcune domande di chiarimento
Mi porge quindi una busta contenente delle banconote
Io apro e ne controllo il contenuto
Ad occhio e croce mi sembra che le banconote (alcune di grosso taglio) ammontino ad un importo ben superiore a quanto pattuito
Le mie dita sono impacciate nel compiere questo lavoro di sfogliare le singole banconote che, ripetutamente, mi cadono sul letto: sicchè ogni volta debbo riprendere la conta daccapo
Chiedo alla paziente quanto avessimo stabilito
Lei mi dice la somma
In effetti è quella
La paziente non è inabilitata, tuttavia
Mentre parliamo si alza e fa delle cose
Poi rientra nel letto
Sembra che per lei lo stare a letto sia uno stile di vita piuttosto che espressione di una condizione di debolezza o di malattia
Il letto è per lei una cuccia confortevole
Le chiedo come rimaniamo per una prossima visita da parte mia
Ne avrà bisogno di ulteriori sedute?
Fissiamo sn da subito un nuovo appuntamento?
Oppure aspettiamo di risentirci in seguito?
Non ci sono risposte a queste domande
La conversazione rimane in sospeso, come in bilico
Non capivo se fossi io ad avere bisogno di qualcosa
O se non fosse la donna a trarre beneficio della mia presenza
Forse la donna è un'indovina, una chiromante o forse addirittura la Pizia dei miti antichi
Sogno del 22 giugno 2025, non riportato prima qui nel blog
Maurizio Crispi (22 giugno 2025)
Ero con Ale su un grande terrapieno prospiciente una casa isolata, di tipo campagnolo (Ma che stai leggendo? Questo! Con quello mi stava venendo il dolore alle braccia tanto era pesante!)
Eravamo lì che ci godevamo la luce, la leggera brezza, il panorama ampio e arioso con le nuvole che, leggiadre, disseminavano il cielo come pecore al pascolo
All’improvviso sentivamo dei rumori come di motori a scoppio martellanti ed ecco che arrivavano in volo degli aerei di piccolo cabotaggio
Erano miriadi: a diverse altezze e tutto il cielo ne era punteggiato
Sembravano quasi alla nostra altezza: ne deducevo che eravamo noi ad essere molto più in alto
Gli aerei avevano forme strane e meravigliose: alcuni apparivano come libellule leggiadre, altri avevano fogge fantasiose ed improbabili e mi sembravano i trabiccoli del tempo di quei temerari sulle macchine volanti
Ero meravigliato nel vedere tutti questi in velivoli in volo (ci mancavano solo gli aerostati, o i dirigibili), quasi più meravigliato di quanto non fossi stato prima nel contemplare la bellezza del meraviglioso paesaggio che si stendeva davanti a noi
All’improvviso vedevo dei funghi bianchi aprirsi, o meglio erano come dei grandi ombrelli bianchi, ma anche di altri colori, che andavano fiorendo nel cielo con piccoli schiocchi sonori, e che poi cominciavano a discendere lentamente
Dicevo ad Ale: Guarda, guarda! Ci sono i paracadutisti!
Ma Ale non era sufficientemente veloce nel volgere lo sguardo, distogliendo gli occhi dal libro che stava leggendo e, nel frattempo, ombrelli, funghi magici volanti e paracadutisti erano scomparsi
Dicevo: Magari stavano facendo un’esercitazione, oppure si tratta d’una gara di lanci!
Non voglio pensare al peggio e che fosse, cioè, un’operazione militare, un'offensiva di ampio respiro finalizzata alla realizzazione di un'invasione ostile, iniziata con il lancio di paracadutisti per stabilire nel nostro territorio una testa di ponte
Pur nell’inquietudine di domande che rimanevano senza risposta, avvertivo la maraviglia di quel cielo disseminato di nuvole simili a pacifiche pecore al pascolo, di quegli aerei di forma strana e soprattutto di quelle ariose libellule volanti e dell’improvvisatore fioritura di bianchi funghi ad ombrello
Mio fratello compare sempre nei miei sogni.
Anche ieri che ricorreva l'11mo anniversario dalla sua scomparsa mi é apparso in sogno.
Qui (ed è il sogno di ieri di cui riferirò) Io l'aspettavo, ma lui non arrivava mai all'appuntamento che ci eravamo dati, così come in quello esattamente di un anno prima a mancare all'appello è la sua carrozzina pieghevole, complemento indispensabile di ogni nostro spostamento con lui
Maurizio Crispi
Sono in un borgo antico, cintato da mura medievali
Qui, all’interno di una grossa struttura, fervono i preparativi perché, tra breve, avrà inizio un concerto che vedrà l’esibizione di Vasco Rossi e di altri musicisti ospiti
Io sono arrivato con molto anticipo e sono in attesa che anche mio fratello arrivi
All’interno ci sono soltanto quelli che fanno parte dell’organizzazione
Fuori dalle grandi porte a vetro la folla già si accalca e tutti sembrano smaniosi di entrare
Alcuni, in effetti, vengono accolti all’interno, alla spicciolata, uno alla volta, e, man mano, vanno prendendo posto nel grande auditorium dove si svolgerà il concerto
Sono preoccupato perché mio fratello tarda ad arrivare
Ci siamo dati appuntamento lì davanti, ma - mi chiedo - come farà ad arrivare sino alle porte con la sua Tatamobile? E come riuscirà a passare - lui in carrozzina - in mezzo a tutta quella calca?
Decido di uscire per andare alla sua ricerca, immaginando che la Tatamobile sia rimasta incagliata da qualche parte
Uscire non è cosa semplice
Quando alla fine ci riesco, percorro senza tregua le strade della cittadina, giungendo persino alle mura antiche, uscendo e rientrando per le vecchie porte monumentali
Di mio fratello non c’è traccia
Mi ritrovo ora in una parte moderna della città dove si apre una grande piazza, sconfinata
Dentro di me, il senso della meraviglia si fa enorme, debordante
Ed ecco che, con un rombo di motori che fanno tremare i vetri delle finestre, arriva la carovana di Vasco Rossi. Lui procede alla testa del corteo, in piedi, con la testa e il busto sorgenti dalla torretta di un autoblindo e da lì saluta a destra e a manca, compiaciuto. Il suo mezzo è seguito da un enorme autotreno a sedici ruote su cui viaggiano tutti i suoi fan più fedeli nei secoli dei secoli, gli indefettibili.
Si affacciano tutti quanti da appositi balconcini aggettanti, ricavati dalle pareti laterali dell’immenso veicolo, mentre altri danzano con vigore, in un delirio dei sensi, sul suo tetto.
Sono dei benandanti, deliranti e fuori-di-testa. Eppure sono fan, fedeli, fedelissimi, tanto che hanno diritto al trasporto al gratuito e, ai fini della riuscita dello show, sono importanti tanto quanto il grande Vasco.
Di fronte a questo spettacolo elettrico e pirotecnico perdo le speranze di poter ritrovare mio fratello
Dissolvenza
Poi, dopo uno stacco, vado ancora una volta in un centro congressi, dove si svolge la parte finale di una convention di psichiatri della Transilvania.
Non so per quale motivo, mi accompagna un ragazzino, figlio di una mia amica
Appena arrivati - e il posto è immenso, tanto che, oltre alla mia, vi si svolgono diverse altre convention transilvane - il ragazzino scompare, inghiottito nella folla
Io divento immediatamente preoccupato e ansioso e comincio a percorrere il posto in lungo e in largo alla sua ricerca, gridando il suo nome
Giro per ambienti immensi, salgo e scendo scaloni, fendendo folle di individui accalorati e vocianti che indossano buffi capellini transilvani; mi infilo persino in un condotto inclinato che dopo un inizio in lieve pendenza diventa ripidissimo, un budello senza appigli alle pareti, che scopro poi essere lo scarico della spazzatura e di altri materiali di scarto immondi, e cerco di riemergerne a fatica, gridando aiuto, ma nessuno risponde alle mie invocazioni
Come faró, come faró, mi dico, torcendomi i polsi in preda alla disperazione, come farò a dire che mi sono perso il ragazzino?
Poi mi sovviene che quel ragazzino è uno ormai adulto e che è già sposato, addirittura
Mi tranquillizzo, pensando che mentre io lo cercavo affannosamente, lui se ne sarà sicuramente tornato a casa
E qui il sogno finisce
I sogni finiscono sempre, prima o poi
Se così non fosse, la vita sarebbe sogno
O forse è il sogno ad essere la vita?
Viaggiavo su di un treno e il mio letto, quello di casa, completo di trapunta e accessori era nello scompartimento
Non so perché fossi lì, nè dove stessi andando
Qualcuno aveva usato il letto come ripiano di appoggio per preparare qualcosa da mangiare: infatti, mi accorgevo con tanto disappunto che sulla trapunta era sparsi alcuni cubetti di pancetta dolce e, brontolando, li spazzavo via nervosamente, con il dorso della mano
Quella su cui il treno si muoveva, era una linea ferrata di frontiera
Sapevo che, ad un certo punto del viaggio, sarei dovuto scendere, ma ancora non sapevo dove
Lo avrei saputo, quando sarebbe arrivato il momento, per un’improvvisa cognizione
This must be the place, una voce interna mi avrebbe detto
Il treno intanto attraversava dei paesaggi montani ed intravedevo scorci di vita di altri
Qualcuno correva in salita lungo strette sterrate scavate nella roccia e mi chiedevo quanto potesse essere pericoloso
Poi, ad una stazione, scendevo ma non era quello il luogo giusto
Mettevo piede a terra durante una sosta, in cui il treno come un grande corpo vivente sbuffava e si rigenerava
Ma la voce non mi aveva parlato, in verità
Allora quando il treno ripartiva, mi aggrappavo ad un gradino di legno e proseguivo nel viaggio
Poi, il treno si fermava di nuovo ed io saltavo giù
C’era animazione
Andavo in giro per strade affollate alla ricerca di un locale dove avrei dovuto prendere accordi per celebrarvi un importante evento
Trovavo un posto che mi pareva idoneo, ma - con imbarazzo - scoprivo che era un l’opposto frequentato da swinger, anche se in considerazione dell’ora del giorno tutto era in quiete e non vi erano avventori
Qualcuno diceva che, addirittura, questo luogo era quotato in borsa e che valeva più di 50 miliardi di dollari
Trovavo un posticino appartato con un tavolo rotondo, carico di bottiglie di bevande varie e di bicchieri contornato da sedie e piccole poltrone
Mi sedevo su una di queste ed Ale si accoffolava sulle mie ginocchia
Ero contento che ci fosse anche Ale
This Must Be The Place
Dissolvenza
Una canzone d'amore dei Talking Heads, l'unica su questo tema scritta da David Byrne, diceva lui. Anche se probabilmente non è vero, è una delle poche così dirette, e difatti aggiunge il sottotitolo "naive melody", ovvero "melodia ingenua". Amore che si realizza e si concretizza in un posto nel quale stare insieme. Contenuta nell'album Speaking In Tongues del 1983. Nota anche per una efficace cover recente degli Arcade Fire, oltre che per aver dato il titolo e il filo conduttore al film omonimo di Paolo Sorrentino con Sean Penn.
This Must Be the Place
Home is where I want to be
Pick me up and turn me round
I feel numb, born with a weak heart
I guess I must be having fun
The less we say about it the better
Make it up as we go along
Feet on the ground, head in the sky
It's okay, I know nothing's wrong, nothing
Hi yo, I got plenty of time
Hi yo, you got light in your eyes
And you're standing here beside me
I love the passing of time
Never for money, always for love
Cover us and say goodnight
Say goodnight
Home is where I want to be
But I guess I'm already there
I come home, she lifted up her wings
I guess that this must be the place
I can't tell one from another
Did I find you, or you find me?
There was a time before we were born
If someone asks, this where I'll be, where I'll be
Hi yo, we drift in and out
Hi yo, sing into my mouth
Out of all those kinds of people
You got a face with a view
I'm just an animal looking for a home, and
Share the same space for a minute or two
And you love me 'til my heart stops
Love me 'til I'm dead
Eyes that light up, eyes look through you
Cover up the blank spots
Hit me on the head
And ah-ooh, ooh-ooh-ooh-ooh-ooh-ooh
Ah-ooh, ooh-ooh-ooh-ooh-ooh-ooh
Hey
Ah-ooh, ooh-ooh-ooh-ooh-ooh-ooh
Ah-ooh, ooh-ooh-ooh-ooh-ooh-ooh
È rimasta solo questa traccia del lavoro onirico di questa notte
Arrivavo sulla cima d'un colle, verdissimo
e mi fermavo in un punto panoramico, proprio sul ciglio del pianoro sommitale
La vista sulla vallata sottostante era meravigliosa
“Di qui, messere, si domina la valle”…, dissi senza suono, appena muovendo le labbra
In un piccolo avvallamento erboso siedevano alcuni, direttamente sull’erba morbida e rigogliosa
Erano tutti seduti lì a contemplare il panorama
Alcune pietroni sparsi emergevano dall’erba, dando l’idea che fossero quel che restava delle fondamenta di un edificio che lì sorgeva secoli prima
Mi sedevo lì anch’io, con quegli altri benchè non li conoscessi affatto, anche se il fatto di starmene seduto sull’orlo di un abisso mi rendeva nervoso
Poche parole venivano scambiate tra coloro che erano arrivati prima di me
Coglievo solo frammenti di questa scarna conversazione
Capivo che qualcuno aveva acquistato quel piccolo appezzamento e aveva intenzione di costruirci su una casa utilizzando le fondazioni di quella che c’era stata un tempo
Qualcuno diceva che sarebbe stato duro costruire senza licenza
Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo, o Astolfo, e sfrena il tuo volo dove più ferve l'opera dell'uomo. Però non ingannarmi con false immagini, ma lascia che io veda la verità e possa poi ...
Un giorno quando ero ancora piccoletto, mi padre mi portò - forse in una delle prime nostre uscite in bicicletta assieme: mi aveva insegnato ad anfare in bici ed io arrancavo dietro di lui, cercando di tenere il passo e di uniformarmi alle sue indicazioni - al Cimitero di Santa Maria Gesù. Ci inerpicammo su per quei terrazzamenti quadrati circondati da alti cipessi e affollati di pietre tombali, lapidi e croci e cappelle gentilizie muschiose. Quando la sua ricerca fu finita, ci fermammo e lui mi indicò una lapide di pietra attraversata da una lunga spaccatura diagonale e con delle incisioni sbiadite sulla sua superficie. Mi disse: Questa è la sepoltura di famiglia! Un giorno, quando verrà il mio momento, sarà bello riposare qui n questa pace...
Qyesto sogno è del 10 gigno 2024, un periodo in cui il mio laoro onirico era florido e costante.
Quasi ogni giorno ne avevo uno da trascrivere. ed anche, a volte, più di uno a notte.
E' una cosa che non mi capita al giorno d'oggi, quando - invece - i sogni mi arrivano con il contagocce e con molta parsimonia.
Questo sogno non l'avevo ancora riportato nel mio blog. Ed ora eccolo qua.
Maurizio Crispi (10 giugno 2024)
È uno di quei giorni in cui mi tocca andare al lavoro nella comunità per picchiatelli e strizzacervelli
Mi dice la mamma di Gabriel al telefono che lei non potrà tenerlo perché ha delle lezioni extra da fare e che lui, dunque, dovrà stare con me
Partiamo e facciamo il viaggio alla volta della comunità
Dovremmo essere in auto, vista la distanza (nella realtà), ma nel sogno viaggiamo a piedi
Camminiamo e camminiamo
A volte, trasporto Gabriel sulle spalle per farlo riposare
Altre volte, invece, lui cammina accanto a me senza farsi pregare e, intanto, chiacchieriamo
Alla fine arriviamo: è stato davvero un lungo percorso!
La comunità che appare ai miei occhi è totalmente diversa da quella che avevo lasciato il giorno prima
Mi appare grandissima, enorme, vasta, piena di stanze e anfratti
Tutto é modificato, cambiato, trasformato
Entriamo e c’è un’enorme varietà di locali, tutti confusi e in disordine
É come se fosse stato fatto di recente un trasloco, oppure come se fossero stati consegnati dei nuovi arredi che devono essere ancora disposti nelle stanze
Noto che c’è un’ampia stanza di soggiorno e per attività ricreative dov’è sono stati collocati comodi divani e poltrone
Mi compiaccio di ciò, anche se persino questa stanza trasmette un’impressione di precarietà e provvisorietà
E ancora c'è molta roba ancora imballata oppure accatastata in attesa di utilizzazione, in altre stanze, nei disimpegni e nei corridoi
Tutto quanto appare disposto provvisoriamente e in modo precario
C’è tanta gente che si affaccenda, ma senza costrutto
Negli ampi corridoi si muovono, con grande scroscio, dei carrelli elevatori per trasportare le derrate in arrivo e i colli che sono da stivare o da disimballare
Sembra di essere all’interno di una grande nave cavernosa che si prepara alla partenza per una lunga traversata,
quando - al suo interno - si mescolano passeggeri, visitatori, uomini della ciurma, addetti al carico e allo scarico delle merci e operatori di terra, oltre agli addetti per rifornimento delle scorte di carburante e di acqua potabile
Insomma, ciò che vedo è un autentico pandemonio
Ci sono colleghi medici che non vedo da una vita e non so cosa ci facciano qui, essendo anche loro psichiatri della più bell’acqua e per passare il tempo leggono Il Giornalino di Gianburrasca, per predisporsi a navigare su flutti procellosi
Gabriel è impressionato da questa confusione, dal pandemonio
Dovrei portarlo all’interno della struttura - e già ci siamo all’interno - e ora cerco di arrivare alla mia stanza, ma senza raggiungerla mai
Qui, nella mia stanza, Gabriel dovrebbe trascorrere la maggior parte del tempo della giornata
Mi chiedo come mi sarà possibile lavorare e fare i colloqui con i pazienti o parlare con gli altri operatori, poiché se è presente Gabriel non potrò in alcun modo fare tutto ciò
Ma non è cosa semplice arrivare alla mia stanza, poiché il percorso si fa lungo e tortuoso
Gabriel che, all’inizio pareva ben disposto, é impressionato - forse anche turbato - dalla confusione, dalle novità, dalle tante facce non conosciute e si mette a piangere
Io cerco di consolarlo
Intanto mi chiedo come dovrò fare a gestire questa situazione
Il morbo infuria
L’acqua ci manca
Sul ponte sventola
bandiera bianca
(Dissolvenza)
pandemònio s. m. [dal lat. mod. Pandaemonium (comp. del gr. παν- «pan-» e δαιμόνιον «demonio»), voce coniata da J. Milton (1608-1674) nel poema Paradise lost «Paradiso perduto» per indicare l’immaginaria capitale dell’inferno dove i demonî tengono concilio, da cui l’uso fig. in ital. e in altre lingue]. – Rumore assordante, grande disordine e confusione, putiferio, per lo più in occasione di liti, diverbî, reazioni o proteste troppo vivaci, e sim.: fare, provocare, scatenare un p.; ne nacque un vero p.; se non smettono di darmi fastidio, qui succede un pandemonio!
Un sogno complicato (9 giugno 2025) Qui mi aggiro nei locali di un servizio pubblico che eroga attività sanitarie Non capisco se io sia lì come utente/paziente oppure nella funzione di ...
Quellla che segue è la trascrizione del mio sogno del 9 giugno 2024
L?ho recuperata
Non trascritta qui nel blog
Maurizio Crispi (4 giugno 2024)
Al risveglio,
la mia sensazione
è stata quella di essere stato immerso
in un unico, interminabile, sogno
nel quale mi ritrovavo a fare
sempre le stesse cose
Fare, fare, ma non cose di malaffare
C’era un posto,
forse una tipografia
o anche una Casa Editrice
ed io mi ritrovavo
a gestire o a controllare
la sua visibilità su Internet
Insomma, ero una specie di supervisore
di tutte le attività connesse al sito web
E quindi guardavo,
controllavo,
intervenivo
laddove fosse necessario,
per calibrare meglio le comunicazioni
ed elaborare le strategie
Da questo punto di vista
ero anche un addetto alle pubbliche relazioni
C’erano numerosi colloqui tra me
e il proprietario (e fondatore) dell’attività
Lui mi raccontava anche la sua storia
per farmi capire bene il perché
delle sue scelte attuali
In un lontano passato
aveva militato in un gruppo di estrema sinistra extra-parlamentare,
forse ad orientamento anarchico
e dunque aveva sviluppato
le sue attività editoriali
in funzione di ciò,
mettendole al servizio nella sua fede politica
Nel sogno facevo cose,
trasportavo oggetti,
parlavo con persone,
discutevo in continuazione con il fatidico proprietario,
ma poi ero sempre lì a controllare
le immagini che comparivano nel web
e i contenuti,
i messaggi,
gli articoli,
I saggi,
le discussioni,
le chat
Tutto ciò mi rendeva stanchissimo,
spompato,
esaurito
Non vedevo l’ora di finirla
e di farla finita,
ma ricominciavo sempre da capo
E c’erano sempre
come motivo conduttore,
quelle interminabili conversazioni
e quei confronti
Non ricordo altri dettagli
Poi di nuovo sognavo
Ero in un paese straniero
in regime monarchico
e me ne stavo in attesa d’una qualche cerimonia ufficiale
Di cerimonia ufficiali ce n’erano, in verità, in continuazione,
a bizzeffe
Come al solito
(come capita in alcuni sogni, almeno)
c’è una grande confusione
Io avevo un mio banchetto
dove riponevo tutte le mie cose essenziali,
tra le quali anche schizzi e disegni
relativi ad un qualche progetto che stavo elaborando
Era molto complicato e difficile
tenere in ordine il contenuto del banchetto che era molto particolare,
poiché era fornito d’una ribaltina
la quale faceva anche da chiusura o coperchio
e che, quando veniva aperta di 180°,
lo trasformava in un piccolo scrittoio, lasciando visibile
(e ben accessibile)
l’interno che, allo scopo di riporre comodamente diversi oggetti,
era suddiviso in scomparti di varia grandezza
I piedi di questo banchetto erano pieghevoli,
in modo che quando la ribaltina era chiusa
e i piedi opportunamente ripiegati
il banchetto si trasformava
in una comoda valigia
di formato rettangolare,
delle dimensioni, grosso modo, di una 24 ore
In una gran parte del sogno ero là vicino al banchetto
Mettevo in ordine le cose,
sfaccendavo,
ne cercavo altre che avevo smarrito,
rovistavo,
non concludevo granché
Eravamo fermi
in uno spazio che ci era stato concesso vicino alla camera
dove alloggiavano il Re e la Regina
che, a seconda delle necessità del protocollo cerimoniale
e del programma della giornata,
ne entravano e uscivano
Il protocollo era molto esigente
Non so cosa accade di preciso,
ma in un momento del sogno
qualcuno ci chiama e ci chiede,
in una forma di ospitalità estrema,
di non rimanere a ciondolare lì
ma di prenderci un po’ di riposo
e pertanto di accomodarci
nella parte marginale dello stesso lettone
in cui, al momento,
stanno riposando le loro Maestà
Certo, è una situazione un po’ imbarazzante,
ma non si può rifiutare una simile offerta quando vi è una tale disparità di ruolo
Non si può che accettare,
tenendo l’imbarazzo per se stessi
e facendo buon viso a cattivo gioco
E così mi ritrovo disteso al letto,
la mia compagna la mia sinistra,
il corpo del re la mia destra
Il letto è davvero immenso,
oppure sono io di statura molto bassa rispetto al Re
(si, il corpo di un Re è sempre immenso),
fatto sta che, pur essendo io comodamente sdraiato
e con le gambe bene allungate,
il mio torace rimaneva appena all’altezza delle ginocchia del re
(un letto regale non può che essere grande come una piazza d’armi)
Le loro Maestà
sono profondamente addormentate
e non sembrano essere assolutamente disturbate
dalla nostra intrusione nel regalo giaciglio
Superando il mio imbarazzo,
entravo in quello stato di torpore che prelude al sonno
e, in quel momento, muovo il braccio destro,
allungandolo - alla ricerca di comodità -
e posandolo, mi rendo conto solo dopo,
sul ginocchio del re
che non sembra rendersi conto di nulla
e rimane immobile
Divento improvvisamente lucido
e, con estrema cautela e cercando di non fare frusciare le coltri,
riporto il braccio nella posizione originaria, mettendomi cheto
e provando a ritrovare il sonno,
anche se non è cosa facile
perché il cuore ha cominciato a battere a mille
e mi ritovo a tossire e a scaracchiare rumorosamente
per non parlare del fastidioso prurito
in punta di naso
Faccio degli esercizi di rilassamento,
con dei respiri profondi,
inspiro,
trattengo,
espiro fino a ottenere lo stato fisiologico di relax
che di nuovo prelude al sonno
Ed ecco che, mentre sono addormentato quasi del tutto,
sposto il mio braccio destro sino ad afferrare un piede
(che è quello del re!)
Un tocco,
una stretta affettuosa,
che poi però, purtroppo, diventa costrizione
Mi accorgo che il piede del re si scuote,
cerca di sbarazzarsi di ciò che lo infastidisce
Io, tornato ancora una volta lucido,
ritiro la mia mano,
procedendo velocemente e cautamente al tempo stesso,
ma il danno è ormai fatto:
il re si è svegliato
Ci ritiriamo dal grande letto regalo
in buon ordine,
sperando che il mio ardire
non voluto consapevolmente
non debba portare a conseguenze letali
Ma siamo preparati a tutto
Il re e la regina adesso sono attesi
per una cerimonia ufficiale
e la loro vettura è già nel cortile del palazzo
in attesa che la regale coppia interrompa il suo riposino pomeridiano
Io dentro di me tremo al pensiero della punizione
destinata a coloro che, senza averne il permesso
o senza averne titolo,
osano toccare il corpo del re,
poiché - così facendo - depauperano il potere di guarire del Re
ma - sopratutto - profanano
un ambito sacro ed inviolabile
Il corpo del Re, si sa, è taumaturgico
Forse io che l’ho toccato per ben due volte, guarirò da tutti i mali
Oppure verrò messo a morte
per la mia imperdonabile trasgressione
(Dissolvenza)
Questo sogno mi ha fatto pensare al famoso saggio di Ernst H. Kantorowicz, I due corpi del re. L'idea di regalità nella teologia politica medievale, pubblicato in traduzione da Einaudi sin dal 1997, originariamente pubblicato nel 1954.
(Sinossi nel risvolto di copertina) Agli inizi del XVI secolo un oscuro giurista inglese diede alle stampe una singolare teoria sulla persona del re, già ampiamente diffusa in tutta l'Europa medievale e premoderna: di là dal suo corpo naturale, mortale, soggetto alle malattie e alla vecchiaia, il sovrano dispone anche di un corpo "politico", invisibile, incorruttibile, che mai invecchia, si ammala o muore. In questo secondo corpo, che passa da un re all'altro in una successione virtualmente senza fine, si concentra l'essenza della sovranità, del potere regale. Dalla scoperta di questa finzione giuridica, nasce la ricerca di Kantorowicz attorno al tema medievale del corpo doppio, della "persona ficta" e della "dignitas" immateriale che conferisce l'aureola dell'autorità, la legittimazione stessa del potere. "I due corpi del re" è ormai un classico e non solo della discussione storica e politica: la ricerca di una "dignitas" perpetua, che non muore mai, porta Kantorowicz alla scoperta della più grande, e laica, di queste figure: l'"humanitas", la dignità dell'essere uomo che accompagna, come un corpo mistico e perenne, ogni singolo individuo.
Ma ovviamente vi è un rimando importante al saggio di Marc Bloch, sui Re Taumaturghi
I re taumaturghi erano i sovrani di Francia e Inghilterra ai quali, a partire dal Medioevo, il popolo attribuiva il potere di guarire i malati con il solo tocco delle mani.
Il termine deriva dal greco thauma ("miracolo") ed ergon ("opera"), ovvero "operatori di miracoli".
Questo fenomeno rappresenta l'altra faccia della medesima medaglia teologico-politica espressa dai "due corpi del re": serviva a legittimare l'origine divina del potere regio, elevando il monarca al di sopra dei normali laici.
Il concetto, formulato dallo storico francese Marc Bloch nel suo fondamentale saggio "I Re Taumaturghi" è diventato centrale nella storiografia moderna. I re taumaturghi. Studio sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza dei re particolarmente in Francia e in Inghilterraè il titolo completo di quest'opera (titolo originale: Les Rois thaumaturges. Étude sur le caractère surnaturel attribué à la puissance royale particulièrement en France et en Angleterre), pubblicata nel 1924 (pubblicato da Einaudi nel 1973).
Bloch utilizzò questo mito per inaugurare la "storia delle mentalità", analizzando come una credenza irrazionale potesse condizionare la politica e la società per secoli e secoli.
I re taumaturghi. Studio sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza dei re particolarmente in Francia e in Inghilterra (titolo orig. Les Rois thaumaturges. Étude sur le caractère ...
L'appellativo di re taumaturghi è stato dato ai re francesi e a quelli britannici, ai quali, fino almeno alla prima metà del XVIII secolo, erano popolarmente attribuiti poteri di guarigione dovut...
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.