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29 marzo 2026 7 29 /03 /marzo /2026 13:29
Il cocchio

Ho sognato mio fratello

Ero con lui in una grande villa settecentesca in un contesto di socialità con persone, crème de la crème, con la mosca ed anche con la puzza al naso
Non è che fossi esattamente a mio agio nel bel mezzo di una simile combriccola
Me ne stavo alquanto per i fatti miei ed era mio fratello a pensare alla socializzazione (per fortuna)
I discorsi che si facevano erano vacui e fatui
Non c’era granché da dire

Ad un certo punto si faceva l’ora e con mio fratello andavamo via
Era sulla sua carrozzina che, qui in questo contesto onirico, si era trasformata in un cocchio senza cavalli, però 
Io da dietro spingevo il cocchio e mio fratello ne era l’eccellente auriga

L’uscita dalla casa era faticosa perché vi erano numerose rampe in salita da affrontare
Quando eravamo arrivati in cima dell'ultima rampa, mi accorgevo di aver dimenticato il mio solito zainetto: e dunque ci era d'obbligo tornare indietro per recuperarlo, percorrendo tutta la strada all’incontrario
Arrivavamo nel bel mezzo d'un momento topico della festa che avevamo appena lasciato: dalle cantine della casa venivano tirate fuori grandi giare piene di olio che erano poi distribuite in omaggio agli ospiti

Ero preoccupato al pensiero che avrei dovuto spingere il cocchio con mio fratello a bordo per tutta la salita e non avevo idea su come avrei potuto trasportare al tempo stesso la giara piena d’olio

Dissolvenza

Io sono sempre stato un un po' schivo e tendente al ritiro. Mio fratello, invece, pur disabile, ha sempre avuto una socialità ricca e varia, in alcuni momenti, soprattutto negli ultimi anni, travolgente quasi, nelle sue funzioni di Responsabile del Coordinamento H Onlus.
Tutti lo cercavano, tutti lo volevano, tutti avevano bisogno del suo consiglio e lui mai si sottraeva. Io, invece, me ne sono stato sempre un po' in disparte. Nemico, in linea di massima del telefono e delle relazioni sociali spontanee e ruspanti, vivevo in alcuni casi la socialità, di riflesso, attraverso mio fratello
In definita, sotto questo profilo, mi sono sempre mancate le sue qualità eccellenti…
Credo che questo sogno rifletta un po' questo assetto e bene esprima la differenza tra me e lui

Maurizio Crispi (9 aprile 2026)

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29 marzo 2026 7 29 /03 /marzo /2026 13:15
Palloni aerostici in ascesa (immagine generata da Meta AI)

Ho sognato che le palle mi si rivoltavano in su, anziché starsene nella loro corretta posizione
Quando ha cominciato a verificarsi ‘sta cosa, ero a letto che dormivo beato, in posizione supina
Ci provavo a metterle a posto, ma loro, niente, ritornavano a posizionarsi in quello strano modo
Che fastidio!
Era una lotta
A posto le rimettevo e loro ritornavano a mettersi torte, come fossero animate di vita propria
In queste manipolazioni continue mi accorgevo che si erano fatte più grandi, delle dimensioni di due grossi mandarini
Grosse, ma non pesanti
Tastavo e tastavo e loro si facevano più grosse
Erano decisamente in espansione
Era come se qualcuno le stesse gonfiando
Quando raggiunsero le dimensioni di due palle da bowling sentii una trazione in tutto il mio corpo che - notai - si andava sollevando dal letto, abbandonando del tutto il groviglio di piumone, coperte e lenzuola
Trascinato con forza ascensionale dalle due palle che avevano ora raggiunto le dimensioni di due grossi comodini rotondeggianti sgusciai fuori dalla finestra e cominciai ad elevarmi nel cielo notturno sgombro di nubi e illuminato da una romantica falce di luna crescente
Salivo e salivo e le palle si espandevano sempre di più e avevano assunto adesso le dimensioni di due palloni aerostatici, legati al mio corpo per mezzo di un sottile peduncolo di carne
La superficie terrestre era ormai lontana e la vedevo cosparsa delle piccole luci delle abitazioni, isolate o radunate in graziosi agglomerati
La volta celeste, ora tutta punteggiata di stelle, mi affascinava 
Continuavo a salire, trascinato irresistibilmente dalle mie palle rigonfie in un percorso di elevazione
Mi chiedevo se questo percorso di ascesa sarebbe continuato fino a farmi arrivare sulla luna o se 'ste palle sarebbero esplose prima, facendomi precipitare a terra come un Icaro che avesse perso le palle anziché le ali di cera
E poi di botto mi svegliavo per accorgermi che le mie palle avevamo assunto le dimensioni di due lenticchie

E capivo che stavo di nuovo sognando e che adesso venivo trascinato nel mondo del protagonista di “Tre millimetri al giorno” 

Da Elevation a Tre Millimetri al giorno!

Dissolvenza

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27 marzo 2026 5 27 /03 /marzo /2026 07:10
La distesa dei pesci boccheggianti (immagine realizzata da meta AI)

Sto partecipando ad una maratona
É passato molto tempo da quando ne ho corso una, un’eternità 
Eppure sono qui, in tenuta da corridore, ma con la macchina fotografica in mano, nell’assetto perfetto da fotomaratoneta che avevo negli ultimi tempi
Ho già fatto il primo giro di venti chilometri circa e ora devo affrontare il secondo
Mancano circa due ore allo scadere del tempo massimo concesso
È un po’ pochino, in verità, ma sono determinato a chiudere anche fuori tempo massimo
Il tempo non mi preoccupa, non è la mia ossessione, non lo è mai stato
Sono tranquillo e pacifico e procedo a passo cadenzato, con la macchina fotografica che è un’estensione del mio braccio (e del mio occhio)
Clic, clic, clic
Stomp, stomp, stomp 

Una volta calcolai che per fare una foto in corso di maratona (fermarmi, scegliere l’inquadratura, scattare e ripartire) perdevo tra i trenta e i quaranta secondi che si assommavano al tempo finale)
Ma era così che andava: nell'ultima parte della mia carriera di maratoneta e ultramaratoneta non potevo non potevo rassegnarmi a correre soltanto assillato dal cronometro e, in più, mi rappresentato come podista dissacrante che, mentre correva, negava il fatto di correre e tramutava la corsa in qualche d'altro che era osservazione ed esplorazione del territorio
Tornando al sogno, proprio all’inizio del secondo giro si aggrega con me un amica del tempo passato che vuole mettersi alla prova
La incoraggio a ripartire con me
Passiamo da un piccolo chiosco, minuto, davvero una piccola bomboniera in cui tutto sembra essere stato costruito in scala ridotta. Il chiosco le appartiene e, al suo interno, vi si trova in vendita paccottiglia per turisti, ma vi si possono trovare anche frutta secca e sementi
La cosa curiosa (notabile) di questo piccolo edificio è che porte e finestre sono a forma di contrabbasso (indubbiamente poco pratiche da attraversare)
Ripartiamo a piccolo trotto e ci addentriamo in un grande parco e, quindi, nel giardino  curatissimo di un’antica villa padronale
Viali e vialetti, tutti delimitati da siepi ben curate di ligustro, sono invasi da quantità enormi di grossi pesci boccheggianti
L’odore di mare, un misto d'alga bagnata e di salsedine, viziato dal sentore d'un inizio di putrefazione è stordente
Un grosso cane ci segue, ma appena vede la distesa dei pesci scappa via
Per proseguire dovremmo calpestarli, quei pesci, vivi o morti che siano, ma la sola idea mi disgusta e mi ripugna
Grido a squarciagola e i pesci obbedienti si ritraggono e si fanno da parte (allora sono vivi! O forse sono dei pesci-zombie - questa ipotesi sarebbe la peggiore), creando così un varco per noi
Intanto ci raggiunge il cane che, nel frattempo, ha fatto il giro largo per evitare la distesa dei pesci guizzanti, solo blandamente disturbati dall'essere fuori dal loro naturale elemento
Siamo pronti per riprendere la corsa

Manca poco allo scadere del tempo massimo, ma non importa

Dissolvenza

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22 marzo 2026 7 22 /03 /marzo /2026 06:16
Ciò che è essenziale per uHo sognato che dovevo partire Venivano a prendermi dei miei amici Citofonavano Dicevo loro di salire su a casa mentre mi preparavo E loro salivano C’era con loro anche il pilota dell’aereo con cui avrei dovuto viaggiare, dopo Li facevo accomodare in casa e dicevo loro di mettersi a proprio agio, mentre mi preparavo Le luci della stanza dove li facevo entrare non funzionavano a dovere, però, e indugiavo a sistemarle, pur senza molto successo Notavo, del resto, che tutto appariva logoro e malfunzionante, come dopo anni di abbandono C’era anche un disordine estremo, come accade in un’abitazione che sia stata devastata da una perquisizione poliziesca  Vado di là a prepararmi, assillato, perché so che il tempo stringe Non ho nulla di pronto Devo anche cambiarmi per mettere i vestiti del viaggio (che non ho ancora preparato) E prima dovrò preparare il bagaglio che dovrà essere semplice ed essenziale, poiché dovrò affrontare un viaggio di pochi giorni soltanto. E dovró anche scovare una valigia o un borsone delle giuste dimensioni Comincio a rovistare nei cassetti alla ricerca di ciò che mi serve e salta fuori ogni sorta di cose, foto di tanto tempo, oggetti e carabattole, altre cianfrusaglie, cose di cui non mi faccio niente adesso e che ciò nondimeno indugio ad osservare, traendo da quest’esame un sentimento di profonda nostalgia In tutte queste cose vorrei mettere ordine, lasciando tutto a posto, prima di andare, ma non ho tempo Non c’è più tempo Il tempo mi sfugge dalle mani come sabbia fine Riprendo i preparativi ma è come se girassi a vuoto Prendo una cosa che penso possa tornarmi utile, come ad esempio un involto di carta pieno di monete, e la metto da parte per dopo e poi non la trovo più, scomparsa nella bailamme di altri oggetti, macerie di tutta una vita È sempre riprendo la mia fatica, mentre quelli - i Langolieri, i miei traghettatori - sono di là che aspettano apparentemente pazienti Loro hanno tutto il tempo  Sono io a non avere più tempo Anche se ancora la mia valigetta non l’ho allestita viene il momento di indossare i vestiti per il viaggio Comincio a levarmi di dosso i vestiti che ho addosso Ma non è una cosa semplice Scopro con sorpresa di essere vestito a strati e, dunque, vado levando uno strato dopo l’altro, maglione, camicia, giacca di pigiama e poi ancora camicia, giacca, gilet, e poi top di pigiama, tripli calzi, doppi pantaloni Sono estenuato Non riesco mai a liberarmi di tutti gli strati protettivi che ho addosso È una lotta togliermeli di dosso Potrei anche partire così come sono, ma in realtà vorrei essere vestito in modo semplice ed essenziale, se non del tutto nudo come ero alla nascita Alla fine mi ritrovo con addosso una canottiera e decido di tenere solo quella: penso addirittura di mostrarmi ai miei amici che mi attendono con questo capo indosso e così sorprenderli Tra loro ce n’è uno che si chiama Di Maggio e penso che, forse, non è un caso che sia venuto lui a prendermi e che a maggio mi attende dunque un qualche importante evento, o una scadenza, anche se ancora non so quale Non vado tuttavia da loro e continuo nella mia frenetica ricerca di ciò che mi serve per questo viaggio È una fatica di Sisifo Sono molto angosciato e, intanto, cassetti e armadi continuano a rigurgitare fuori le memorie di tutta la mia vita Cosa prendere con me? Cosa portare via? Cosa lasciare? Mio padre è morto in uno dei primi giorni di maggio, e Calendimaggio non dovrebbe essere momento per morire, ma giorno di rinascita, di fioritura e di espansione Forse morirò proprio a maggio, a calendimaggio Forse rinasceró Allora, il mio viaggio, come tutti i viaggi, sarà esperienza di Morte e Rinascita, quella di entrare nel Bardo ed uscire trasformato da questa esperienza  Ma ricordo a me stesso e a tutti i viaggiatori che è sempre necessario viaggiare leggeri e tenersi pronti, anche se - in verità - non si è mai prontiaggio (immagine generata da Meta AI)

Ho sognato che dovevo partire
Venivano a prendermi dei miei amici
Citofonavano
Dicevo loro di salire su a casa, mentre mi preparavo
E loro salivano
C’era con loro anche il pilota dell’aereo con cui avrei dovuto viaggiare, poco dopo
Li facevo accomodare in casa e dicevo loro di mettersi a proprio agio, mentre mi preparavo
Le luci della stanza dove li facevo accomodare non funzionavano a dovere, però, e indugiavo a sistemarle, pur senza molto successo
Notavo, del resto, che tutto quanto appariva logoro e malfunzionante, come dopo anni di abbandono
A parte il deterioramento e il decadimento, c’era dovunque un disordine estremo, come accade in un’abitazione che sia stata devastata da una perquisizione poliziesca 
Vado di là a prepararmi, assillato, perché so che il tempo stringe
Non ho nulla di pronto
Devo anche cambiarmi per indossare i vestiti del viaggio (che non ho ancora preparato)
E prima dovrò preparare il bagaglio che dovrà essere semplice ed essenziale, poiché dovrò affrontare un viaggio di pochi giorni soltanto.
Dovrò anche scovare una valigia o un borsone delle giuste dimensioni
Comincio a rovistare nei cassetti alla ricerca di ciò che mi serve e salta fuori ogni sorta di cose, foto di tanto tempo prima, oggetti e carabàttole, altre cianfrusaglie, cose di cui non mi faccio niente adesso e che ciò nondimeno indugio ad osservare, traendo da quest’esame un sentimento di profonda nostalgia
In tutte queste cose vorrei mettere ordine, lasciando tutto a posto, prima di andare, ma non ho tempo
Non c’è più tempo
Il tempo mi sfugge dalle mani come sabbia fine
Riprendo i preparativi, ma è come se girassi a vuoto
Prendo una cosa che penso possa tornarmi utile, come ad esempio un involto di carta pieno di monete, e la metto da parte per dopo e poi non la trovo più, scomparsa nella bailamme di altri oggetti, macerie di tutta una vita
È sempre riprendo la mia fatica, mentre quelli - i Langolieri (ovvero i divoratori del tempo passato), o anche i miei traghettatori - sono di là che aspettano apparentemente pazienti
Loro hanno tutto il tempo 
Sono io a non avere più tempo
Anche se la mia valigetta ancora non l’ho allestita viene il momento di indossare i vestiti per il viaggio
Comincio a levarmi di dosso i vestiti che ho addosso
Ma non è cosa semplice
Scopro con sorpresa di essere vestito a strati e, dunque, vado levando uno strato dopo l’altro, maglione, camicia, giacca di pigiama e poi ancora camicia, giacca, gilet, e poi top di pigiama, tripli calzi, doppi pantaloni
Sono estenuato
Non riesco mai a liberarmi di tutti gli strati protettivi che ho addosso
È una lotta togliermeli di dosso
Potrei anche partire così come sono, ma in realtà vorrei essere vestito in modo semplice ed essenziale, se non del tutto nudo come ero alla nascita
Alla fine mi ritrovo con addosso una canottiera e decido di tenere solo quella: penso addirittura di mostrarmi ai miei amici che mi attendono con questo capo indosso e così sorprenderli, dicendo loro: "Sono pronto!"

La festa di Calendimaggio

Tra loro ce n’è uno che si chiama Di Maggio e penso che, forse, non è un caso che sia venuto proprio lui a prendermi e che a maggio mi attende dunque un qualche importante evento, o una scadenza, anche se ancora non so quale
Non vado tuttavia da loro e continuo nella mia frenetica ricerca di ciò che mi serve per questo viaggio
È una fatica di Sisifo
Sono molto angosciato e, intanto, cassetti e armadi continuano a rigurgitare fuori le memorie di tutta la mia vita
Cosa prendere con me?
Cosa portare via?
Cosa lasciare?
Mio padre è morto in uno dei primi giorni di maggio, e Calendimaggio non dovrebbe essere momento per morire, ma giorno di rinascita, di fioritura e di espansione
Forse morirò proprio a maggio, a calendimaggio
Forse rinascerò, voglio pensare
Allora, il mio viaggio, come tutti i viaggi, sarà esperienza di Morte e Rinascita, quella di entrare nel Bardo ed uscire trasformato da questa esperienza 
Ma ricordo a me stesso e a tutti i viaggiatori che è sempre necessario viaggiare leggeri e tenersi pronti, anche se - in verità - non si è mai pronti
Non si puà mai essere pronti!

I Langolieri, dal romanzo e miniserie di Stephen King, sono creature mostruose che rappresentano i "divoratori del tempo passato". Essi divorano letteralmente il tempo che è già trascorso, rappresentato come uno spazio fisico morto, consumando tutto ciò che rimane indietro (paesaggi, oggetti e persone) per pulire l'universo.

Fonte web

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19 marzo 2026 4 19 /03 /marzo /2026 10:31
La paura degli spazi aperti

La paura degli spazi aperti

Uscita di emergenza

Sto partecipando ad una riunione per discutere di casi clinici
C’è anche la mia collega Verge, con la quale nella vita reale condividiamo un’esperienza di lavoro
Nel corso della riunione si parla di diversi pazienti e delle loro difficoltà 
Ogni tanto esco nel corridoio per osservare cosa succede
In una di queste mie sortite scorgo una paziente che, seduta sul sedere, pattina in avanti verso la stanza in fondo
È contornata da tanti operatori che fanno il tifo per lei e la supportano con le loro incitazioni
Alla fine, con un grande applauso generale, arriva a quella porta e la supera
La porta da raggiungere è una meta salvifica
Non ha nulla a che vedere con "Non aprite quella porta" oppure con "Behind the Green Door"
E' una porta di salvezza e di trasformazione
Rientro nella stanza e sussurro all’orecchio della collega che la paziente ha fatto dei progressi e che, per la prima volta, senza appoggiarsi fisicamente a qualcuno, ha percorso tutto il corridoio senza essere presa da una crisi di panico

E' riuscito in ciò pur avendo adottato uno stile di progressione nel cammino di tipo anaclitico, come quello di chi trovandosi a scendere lungo un pendio montano molto ripido si metta a scivolare sul sedere per evitare di essere colto da vertigini, stando nella posizione eretta

Poi, la riunione continua senza che nessuno degli altri dia abbastanza peso a questo evento

Succedono molte altre cose, ma non le ricordo

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16 marzo 2026 1 16 /03 /marzo /2026 06:20

Da molto tempo
non sono uscito a fotografare l’alba
e oggi l’ho fatto,
sentendo in me un’eco nostalgica
e la mia mente era sgombra
di pensieri e di sogni
Soffiava il vento
Aveva soffiato anche la notte,
a giudicare dal cigolio
della ventola della canna fumaria
Uno spettacolo strepitoso di nubi
e di cieli aperti verso l’orizzonte
s’é disteso davanti ai miei occhi
Isole lontane mi invitavano al viaggio
Un gabbiano solitario s’é levato in alto
e poi planava nel vento
Poi cominciò a piovere a scroscio
e a tuonare

Maurizio Crispi (14 arzo 2026)

Ed ecco, di seguito, le trascrizioni di tre miei sogni del fine settimana scorso, riportati in ordine inverso, cioè dal più recente al più antico

Pacifica invasione (immagine generata da Meta AI)

1. Questo sogno è stato sontuoso e non so se riuscirò a trascriverlo tutto quanto senza trascurare alcuni dei suoi elementi

Ero in un posto di mare e mi dirigevo verso una scogliera dalla quale ci si poteva immergere in acqua e, se non ricordo male, c’erano anche delle dune sabbiose da attraversare
Trasportavo sulle mie spalle uno zaino carico di libri e altro materiale da scrittura, (ma questo è nella norma)
Superate le dune arrivavo al mare: era una vista bellissima! 
Tra le lingue di sabbia, si erano insinuate delle larghe pozze di acqua limpida e cristallina, quasi delle piccole lagune, e - solo superando queste e altre strisce sabbiose - l si poteva raggiungere il mare aperto che io intravedevo spumeggiante per via delle onde sulla linea dell’orizzonte
Era davvero un paesaggio di fiaba
Lasciavo andare avanti quelli che erano con me, impazienti di immergersi per dedicarsi ai giochi d’acqua e vedevo che cominciavano subito a immergersi in acqua e a saltare tra le onde
Io rimanevo indietro per accorgermi, anche che l’acqua nei punti in cui si doveva passare a guado era fredda di ghiaccio: capivo che non avevo alcuna voglia di immergermi ed essere preso dai brividi
Cosicché, decidevo di tornare indietro verso il centro abitato, percorrendo a ritroso la strada che avevo percorso sino a quel punto
Ma il ritorno era molto più arduo, nel senso che mi ritrovavo a dovere attraversare a guado delle distese d’acqua che prima non c’erano
Qui il percorso era difficile e pieno di insidie, poiché il fondale non era uniforme e c’erano degli improvvisi dislivelli in cui con i piedi non facevo più presa per ritrovarmi ad annaspare nell’acqua per tenere la testa fuori e non bere
Con mio grande disappunto, proprio in uno di questi passaggi perigliosi,, lo zaino era entrato tutto nell’acqua
Temevo per i miei libri, ma quando alla fine riuscii a mettermi in salvo in una zona asciutta sicura e aprii lo zaino pieno di apprensione per verificare l’entità del danno, trassi un respiro di sollievo nel costatare che i libri erano rimasti miracolosamente asciutti
Ripercorrevo tutta la strada all’incontrario, lungo un viale alberato e ombroso che faceva parte del parco di una grande villa antica, monumentale
Vedevo che lungo il viale, in direzione contraria alla mia e dunque verso il mare, sciamava una folla incommensurabile di persone di tutti i tipi, uomini e donne, grandi e piccini, giovani e vecchi, bianchi e neri, di culti diversi, gente strana che solitamente quasi mai ritrovi assieme
Tutti quanti chiassosi e gioiosi si dirigevano verso il mare, portando con sé tutto ciò che solitamente si porta al mare, tipo ombrelloni, borse frigorifere, pile di teli da mare, sdraio, materassini gonfiabili, sandolini e canotti di gomma
Era una folla enorme e sembravano tutti intenti ad una pacifica invasione
Io solitario, ripercorrevo la strada all’inverso sempre con il mio zaino di libri
Arrivavo così alla grande villa monumentale che era, indubbiamente, di grande bellezza
Vedevo arrivare uno che conosco: è il mio vicino di campagna con il quale siamo in amichevoli rapporti
Capivo che era lui l’acquirente della villa e di tutto il territorio che si stendeva dalla villa sino al mare, dune comprese
Il mio vicino era arrivato con tutta la famiglia, moglie e figli, a cui evidentemente voleva illustrare la bellezza della casa e del giardino da lui appena acquistati, ma era visibilmente contrariato nel vedere questa folla variopinta che sciamava attraverso la sua proprietà: dal punto in cui ci eravamo incontrato si vedeva il punto d’ingresso che era un grande cancello di ferro battuto spalancato
Mi diceva lui: “Ma come è possibile che ci sia tuttaquesta gente?”
“Eh!”, facevo io, “non so!”
“Prima non c’era nessuno! Sono spuntati tutti assieme e all’improvviso, questa folla immane, come se tutti si fossero dati convegno per un grande evento!”
Continuavamo a girare per il parco, muovendoci in una direzione opposta rispetto a quella da cui ero venuto io e ci dilettavamo ad osservare che la villa si trovava sul punto prominente d’un promontorio e che, dunque, più in basso vi era anche un’insenatura che forniva approdo alle barche da diporto
Capivo anche che il mio vicino era intenzionato a ormeggiare qui la sua imbarcazione per poter arrivare e andarsene comodamente via mare
Ma anche guardando la comoda insenatura mi appariva indispettito dal riscontrare che vi era una gran folla brulicante di persone e di visitatori non autorizzati ed anche di natanti che formavano una fitta distesa a coprire lo specchio d’acqua tranquillo
Mi diceva che avrebbe dovuto dire qualche parolina a colui che gli aveva venduto il terreno senza metterlo sull’avviso di questo inconveniente
Poi il mio vicino, d’un tratto, scompariva e così pure tutta la sua famiglia e io rimanevo da solo ad aggirarmi nei pressi della grande villa e scoprivo degli edifici adiacenti più bassi che ospitavano una scuola e, forse, un collegio
C’erano infatti molti bambini e ragazzini che giocavano e, in particolar modo, alla guerra, facendo finta di essere asserragliati in un avamposto e di manovrare da esso dei pezzi di artiglieria e delle mitragliere per difendersi dagli aggressori che stavano dall’altra parte ed anch’io con entusiasmo partecipavo al loro gioco in modo creativo, facendo finta di vedere cose che non c’erano nella realtà, così come si fa nei giochi tra i bambini
Poi, continuando ad aggirarmi nel compound, vedevo un edificio che sembrava essere una chiesetta di campagna, con all’interno dei banchi di legno rustico ben allineati e dei portacandele che diffondevano all’interno un vago chiarore tremulo
Davanti all’ingresso della piccola chiesa vi erano delle lastre tombali di pietra, da una di esse mancava un angolo e con orrore mi accorgevo che nello squarcio appariva il volto immobile e cereo di un uomo morto e semi-mummificato
Ero preso da una reazione di orrore e fuggivo via a gambe levate

Ma quella visione rimaneva impressa indelebilmente nella mia mente

in viaggio con zaino in spalla (immagine generata da Meta AI)

2. Ero in viaggio
(A quanto pare è questa una delle condizioni più abituali nei miei scenari onirici)
Zaino in spalla e una borsa a tracolla per gli oggetti di più pronto uso, compresa una macchina fotografica
Arrivavo in una città dove mi sono trovato di frequente in passato
Avevo anche una certa fame ed entravo in un albergo dove, di frequente, andavo ad alloggiare nelle mie trasferte
Salivo sino al quinto piano, dove - in accordo con la mia memoria - era ubicata la breakfast room
Entravo e trovavo un ricco buffet perfettamente allestito, con un’articolata combinazione di dolce e salato
Vedevo delle guantiere colme di patate al forno ben rosolate che subito mi facevano venire l’acquolina in bocca
Non c’erano avventori
Dietro il banco numerosi addetti alla refezione
Anziché servirmi subito (come alcuni avrebbero fatto, sfrontatamente), volli chiedere a qualcuno se potevo far colazione, pur non essendo ospite dell’hotel
Posai a terra lo zaino e la borsa a tracolla
Chiedevo ripetutamente, ma nessuno mi dava conto
Pareva che nemmeno sentissero le mie parole
Come ultimo tentativo, interpellai una donna di mezz’età con un casco di capelli argentati
Con la cortesia, senza essere invadente, spiegandomi
Ma anche costei pareva ignorarmi, deliberatamente
Ero irritato da questa non disponibilità
Pensavo che mi considerassero uno che voleva mangiare a scrocco
Ma no, avevo anche detto che ero disposto a pagare il necessario pur di poter fare colazione
Tentai l’ultima carta, tirando fuori i muscoli e dicendo io faccio questo e quello, sono un professionista, non sapete chi sono io, etc, etc
Il solito repertorio, ma anche questa esibizione non portò a nulla e dunque malgrado la mia forte appetizione rimanevo a bocca asciutta

E qui il sogno andava in dissolvenza

Mi sono ricordato attraverso questo sogno della mia personale camera delle meraviglie di cui poi dirò in altro luogo

 

 

Un lontano passato (immagine generata da Meta AI)

3. Sono ad un evento

Dovrebbe essere un qualche tipo di situazione in cui si sta seduti ai tavoli, si mangia e si beve, ed intanto degli oratori si succedono al leggio e parlano
Si tratta dunque di un evento conviviale il cui scopo precipuo è commemorare qualcuno che è morto
Almeno questo mi pare di capire
Non so chi sia il morto
Vorrei sedermi a qualcuno dei tavoli, ma non c’è posto
Le sedie sono tutte occupate e non ne portano altre
C’è una sala adiacente e lì mi sposto pensando di poter trovare un posto a sedere, ma non ce n’é alcuno
Qui gli avventori non fanno parte della congrega conviviale, e sono liberi da qualsiasi obbligo di etichetta
Mangiano infatti a quattro palmenti, da crapuloni
Mi avvicino ad uno dei tavoli occupato da un mangiatore solitario, afferro un tozzo di pane (non raffermo) e me ne vado via sgranocchiandolo
Ritorno nella sala del convito e vedo che la disposizione dei tavoli è stata nel frattempo modificata, anche se l’atteggiamento (e la disposizione d’animo) dei commensali è rimasto eguale e cioè di compunta attesa
Tutto tace, tutto è silenzio, come se la scena fosse fissata in un quadro o in una fotografia
Poi mi ritrovo a parlare con uno che è appena arrivato, un personaggione che sprizza autorità da tutti i pori e mi metto a parlare con lui, ricordandomi che in passato questo tipo mi aveva chiesto qualcosa, forse durante un viaggio in aereo in cui ci eravamo trovati seduti gomito a gomito
Cerco di entrare nelle sue grazie, anche se il suo stile comunicativo non fa per me
Mi sforzo comunque di fare conversazione e gli rifilo un numero di telefono scritto su di un pizzino di carta che mi ritrovavo in mano, come se queste cifre costituissero di per sé una informazione preziosa (l’informazione è tutto)
Poi ricordo di essere già stato qui una volta in un lontano passato
Tra i tavoli ci sono delle buche squadrate e, in considerazione della mancanza di posti a sedere, penso di calarmici dentro e sedermi lì con le spalle appoggiate alla parete e le gambe raccolte al petto
E allora, a partire da questa rappresentazione, ricordo, come in un flashback, che in passato, in una notte buia e tempestosa, mi trovavo proprio in questo posto, povero e solo, e non avendo mezzi di sussistenza, avevo deciso di trascorrere la notte, rintanandomi dentro una di quelle buche (che, detto per inciso, tanto assomigliano a dei loculi cimiteriali)

Forse sono già morto e non lo so
Talvolta, forse, si continua a vivere, ma si è già morti e non si sa di esser morti
E se la vita stessa non fosse altro che un simulacro o un’illusione?
E che solo ogni tanto si levi il sipario, così da mostrarci come le cose sono veramente dietro le quinte della finzione scenica?

Dissolvenza

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9 marzo 2026 1 09 /03 /marzo /2026 06:00
Immagine generata da Meta AI

Impasse

Sogni
Sogni
Molti
Continui
Sovrabbondanti
Discorrevo con qualcuno di ultramaratone
Vedevo una che aveva appena completato un’ultra di 100 km star male all’improvviso, presa da un accesso di vomito
Dopo le gare più impegnative bisogna tornare a casa, che non sempre è vicina, e occorre intraprendere un viaggio di ritorno, motivo per il quale c’è l’assillo delle coincidenze da rispettare
Questa parte delle ultramaratone occupava un sacco di spazio di questo mio sogno, ma ne ricordo soltanto un'impressione generica, senza alcun dettaglio
C’era poi un momento in cui ero sul punto di ritornare a casa
Ero in auto, già in via Lombardia, ma non si procedeva
Le auto erano tutte bloccate
Capivo anche che la strada era stata transennata
Forse era successo qualcosa…
Ma cosa?
Una vera beffa essere bloccato in auto a poche decine di metri dal portone di casa, dopo aver percorso centinaia di chilometri senza che nulla fosse accaduto
Vedevo che alcuni manovravano per uscire dall’inghippo a marcia indietro
Anche io mi adeguavo, pronto per andare alla ricerca di una via di fuga alternativa

(8 marzo 2026)

Antiche scale e sottopassi (immagine generata da Meta AI)

La casa trasformata

Ho sognato che c’erano dei lavori nella casa di campagna
Era tutto un cantiere
Le mura erano state portate a vivo per creare un nuovo rivestimento
Erano anche state realizzate delle varianti planimetriche e nei dettagli architettonici
Quella più interessante era questa
Per arrivare agli spazi interni della casa c’era uno stretto ingresso con una scaletta altrettanto stretta che scendeva sottoterra; e, quindi, seguendo un angusto e tortuoso passaggio si arrivava ad una fuga di scomodi gradini che portavano di nuovo verso l’alto e, qui, attraverso un varco davvero esiguo, si usciva nella casa vera e propria, dotata di un’ampia terrazza che si affacciava su di un golfo di bellezza sublime, il mare e il cielo indicibilmente azzurri e alcuni alberi fronzuti che delimitavano lo scenario, come in una cartolina
Tutto ciò contrastava con le caratteristiche del percorso che si doveva seguire per giungervi, così cupo e tenebroso, che mi facevano pensare piuttosto all’ingresso di una fortificazione medievale o di un bunker
Ero preoccupato di tutto questo
Pensavo che la mamma avrebbe avuto serie difficoltà a scendere quei ripidi gradini e a percorrere l’angusto cunicolo per arrivare a casa
Pensavo anche alle difficoltà cui sarei andato incontro per portare gli approvvigionamenti o grossi pacchi o i nuovi mobili
Andavo alla ricerca dell’operaio al comando per chiedergli di rendere il passaggio più agevole, per quanto ciò fosse possibile
Quando lo trovavo e gli esponevo le mie perplessità, mi diceva che certamente non poteva mettere dei maniglioni e dei passamano lungo il percorso, ma che - per il resto - avrebbe fatto il possibile per accontentarmi e tenere conto delle mie esigenze

(7 marzo 2026)

Pioggia di balati  (immagine costruita da Meta AI)

La pioggia di pietre

Ho sognato che osservavo il fianco ripido di una montagna, percorso da un sentiero che a stretto tornanti saliva verso la cima
Il pendio era brullo e privo di vegetazione
Vi era però a mezza costa un’enorme ceppaia, il resto di un’enorme quercia che era stata recisa anni prima e che doveva essere così alta da superare la cresta del monte e da lasciare in ombra l’intero pendio con le sue fronde
Pensavo che poter vedere quell’albero gigantesco vivente sarebbe stato semplicemente meraviglioso, forse anche sublime - come ci si può sentire davanti ad uno spettacolo maestoso della natura
Eppure quella meraviglia era stata recisa brutalmente
Dal mio punto di osservazione vedevo dei camminatori, minuti nella prospettiva come soldatini di piombo che sgambettavano lungo il sentiero
Improvvisamente cominciavano a piovere enormi massi, come proiettili che impattando al suolo provocavano dei tonfi violenti e delle vibrazioni che si propagavano sino al mio punto di osservazione
Ad ogni impatto violento faceva seguito una pioggia di pietre e ghiaia
Alcuni di quegli uomini venivano colpiti, altri cercavano di mettersi in salvo, correndo in su o in giù lungo il sentiero
Ma era difficile trovare scampo perché i massi cominciavano a cadere con una frequenza elevata
Alcuni venivano colpiti e quelli che riuscivano a scansare l’impatto dei massi venivano poi travolti dalla frana di pietre minute e di pietrisco
Era una sciagura che tuttavia, allo stesso tempo, era terribile e meravigliosa, come essere davanti ad una manifestazione del Divino imperscrutabile
E c’era poi quell’enorme ceppaia che rimandava all’immagine d'una meravigliosa opera della natura distrutta senza motivo

 

(10 marzo 2026)
 

Un mondo popolato da bestie feroci (immagine generata da Meta AI)

Le bestie feroci

Sono incaricato di scrivere delle relazioni mediche di idoneità e predispongo dei moduli pre-stampati, apponendovi timbro e firma
Poi, all’improvviso, guardando meglio, mi rendo conto che i moduli dicono ben altra cosa e che, pertanto, non sono utilizzabili
Mi metto ad armeggiare davanti allo schermo del PC per stampare i modelli giusti, ma vado incontro a numerose difficoltà 
Ciò che è apparentemente semplice risulta essere difficilissimo: non riesco ad andare oltre il salvaschermo che appare nel display ed entrare nel sistema
Prima ero ad un importante convegno organizzato da un’Associazione del Terzo Settore
Io avrei dovuto fare parte di un team che sarebbe dovuto andare a compiere dei sopralluoghi
Ma prima bisognava ascoltare dei discorsi e guardare dei grafici
Del cibo veniva distribuito, panini imbottiti da quel che potevo capire
Tuti ricevevano la loro razione, ma io venni escluso
Chi era incaricato del compito, semplicemente mi ignorò
Cercai di inseguirlo, per chiedergli conto e ragione
Avrei voluto dire (frase fatta): “E che sono? Il figlio della serva, forse!”
Ma nel frattempo quello(a) si era dileguato lasciandomi con un pugno di mosche in mano
C’erano i preparativi da fare per andare in questo luogo misterioso e sconosciuto del quale occorreva costruire le coordinate allo scopo di disporre degli interventi
Salivo e scendevo delle scale per prendere la mia attrezzatura fotografica: c’era sempre qualcosa mancante all’inventario e quindi, come in loop, dovevo iniziare tutto daccapo
Mi giungevano notizie che in questo luogo vi fossero grandi pericoli da affrontare e che era come andare in un parco affollato di bestie feroci senza protezione alcuni
Ma anche: alcune di queste bestie erano orrende chimere, pericolosissime


(4 marzo 2026)

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7 marzo 2026 6 07 /03 /marzo /2026 06:11
Trum Narciso maligno

Trump è narciso maligno

Ho appena sognato 
che qualcuno gli faceva una peretta
per fare uscire da lui
la parte malevola
e renderlo così meno pericoloso

Grande meraviglia!
Come va con la testa
e con il mal di testa?
Trafitture,
aghi e punture di spillo nella capoccia,
colpi di spranga, 
telecamere a iosa,
deterrente,
Caramba che vengono a perquisire
e a requisire
Trump!, Trump!, Trump!
è il mio incubo ricorrente

Trump, essere maligno,
demone stolido e demente

Continuiamo con la cura delle perette,
orsù!
Magari, così una parte del Male 
da lui defluirà 
Altro che Asse del Male!
É lui il vero Asse,
Asse e Parallasse
Ci vuole un Guardiano del Faro,
impassibile e vigile,
ed anche Pazuzu 
il potente demone mesopotamico
che possa attivare centurie e centurie
di combattenti-troll
per sconfiggerlo e farlo a pezzettini
E poi, forse, ci vorrebbe anche 
il Genio della Lampada

Forse solo così potremo
venirne a capo
di quel Trump demente e folle

Adesso lasciamolo seduto 
sul suo WC d’oro massiccio
a spurgare e a spurgarsi
delle maligne essenze
e a blaterare le sue parole folli 
e a comandare forsennato
il rilascio di missili e bombe

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28 febbraio 2026 6 28 /02 /febbraio /2026 11:49
Bazar (immagine generata da Meta AI)

Ero al Servizio T dove ho lavorato per buona parte della mia carriera
Ma ero qui come outsider
In mancanza degli operatori titolari della postazione dovevo accogliere e prendere in cura un bevitore incallito
Attendevo e, intanto, mi aggiravo per le diverse stanze
Mi erano familiari, ma c’era qualcosa di diverso: per esempio, i quadri alle pareti lo erano di certo
Spesso sono i piccoli dettagli che fanno la differenza
Era, la mia, una lunga attesa
Speravo di incontrare qualcuno degli operatori del tempo passato, ma non arrivava nessuno
Anche il paziente atteso non spuntava mai
Allora uscivo a passeggiare per i vicoli che contornavano la struttura
Sembrava quasi di essere in un suk variopinto pieno di bancarelle che mettevano in mostra mercanzie di ogni genere in mille variazioni policrome
Colori, aromi e suoni si intessevano in un caleidoscopio continuamente mutevole e cangiante; quasi mi stordivano, portandomi verso una sensazione quasi estatica che si tramutava rapidamente in un’esperienza di picco, in cui uscivo fuori da me stesso e mi libravo su tutto, osservando con distacco sereno ciò che continuava ad accadere sotto di me e il brulicare delle diverse attività umane


Dissolvenza

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26 febbraio 2026 4 26 /02 /febbraio /2026 05:41
Strada di notte (foto di Maurizio Crispi)

Questo è un sogno avventuroso di libri
L’avventura è nelle pieghe del sogno, e li rimane, perché ne ricordo solo pochi dettagli
Eppure è questa la sensazione che me ne rimane
Devo andare a prendere un libro in libreria, intesa come “bookshop”
Ma il libro che devo prendere ce l’ho già con me
Dunque?
Che senso c’è?
Quale libro è?
É l’ultimo romanzo di Joe Hill, figlio di cotanto padre
Il volume ce l’ho con me in auto
(Sì, sono in auto!)
Ci fermiamo e andiamo
(Non sono solo. Chi c’è con me? Non so!)
La copia in mio possesso 
cerco di nasconderla in auto, 
prima che io ne esca,
mettendola fuori dalla vista,
poiché potrebbe attizzare qualche ladro di libri
Mi comporto come se quel libro lo avessi rubato e non l'avessi, piuttosto, legittimamente acquisito
Ma non riesco bene nel mio intento
Inoltre, nel tentativo di ficcarlo sotto il sedile (è un grosso volume di quasi 1000 pagine), si stropiccia tutto
Poi andiamo
Entro e dove mi ritrovo?
Nella libreria che frequentavo sino a poco tempo fa e che poi ha chiuso i battenti per cessata attività 
Piena di libri, piena di gente
Mi sento stordito e confuso
Non capisco
Mi sento di essere stato preso in giro
Esco a precipizio e me ne vado
Mi pare di ricordare, però, che per potere entrare si sarebbe dovuto pagare un biglietto oppure una quota di affiliazione
C’erano anche molti quadri in vendita

Dissolvenza

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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