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16 marzo 2026 1 16 /03 /marzo /2026 06:20

Da molto tempo
non sono uscito a fotografare l’alba
e oggi l’ho fatto,
sentendo in me un’eco nostalgica
e la mia mente era sgombra
di pensieri e di sogni
Soffiava il vento
Aveva soffiato anche la notte,
a giudicare dal cigolio
della ventola della canna fumaria
Uno spettacolo strepitoso di nubi
e di cieli aperti verso l’orizzonte
s’é disteso davanti ai miei occhi
Isole lontane mi invitavano al viaggio
Un gabbiano solitario s’é levato in alto
e poi planava nel vento
Poi cominciò a piovere a scroscio
e a tuonare

Maurizio Crispi (14 arzo 2026)

Ed ecco, di seguito, le trascrizioni di tre miei sogni del fine settimana scorso, riportati in ordine inverso, cioè dal più recente al più antico

Pacifica invasione (immagine generata da Meta AI)

1. Questo sogno è stato sontuoso e non so se riuscirò a trascriverlo tutto quanto senza trascurare alcuni dei suoi elementi

Ero in un posto di mare e mi dirigevo verso una scogliera dalla quale ci si poteva immergere in acqua e, se non ricordo male, c’erano anche delle dune sabbiose da attraversare
Trasportavo sulle mie spalle uno zaino carico di libri e altro materiale da scrittura, (ma questo è nella norma)
Superate le dune arrivavo al mare: era una vista bellissima! 
Tra le lingue di sabbia, si erano insinuate delle larghe pozze di acqua limpida e cristallina, quasi delle piccole lagune, e - solo superando queste e altre strisce sabbiose - l si poteva raggiungere il mare aperto che io intravedevo spumeggiante per via delle onde sulla linea dell’orizzonte
Era davvero un paesaggio di fiaba
Lasciavo andare avanti quelli che erano con me, impazienti di immergersi per dedicarsi ai giochi d’acqua e vedevo che cominciavano subito a immergersi in acqua e a saltare tra le onde
Io rimanevo indietro per accorgermi, anche che l’acqua nei punti in cui si doveva passare a guado era fredda di ghiaccio: capivo che non avevo alcuna voglia di immergermi ed essere preso dai brividi
Cosicché, decidevo di tornare indietro verso il centro abitato, percorrendo a ritroso la strada che avevo percorso sino a quel punto
Ma il ritorno era molto più arduo, nel senso che mi ritrovavo a dovere attraversare a guado delle distese d’acqua che prima non c’erano
Qui il percorso era difficile e pieno di insidie, poiché il fondale non era uniforme e c’erano degli improvvisi dislivelli in cui con i piedi non facevo più presa per ritrovarmi ad annaspare nell’acqua per tenere la testa fuori e non bere
Con mio grande disappunto, proprio in uno di questi passaggi perigliosi,, lo zaino era entrato tutto nell’acqua
Temevo per i miei libri, ma quando alla fine riuscii a mettermi in salvo in una zona asciutta sicura e aprii lo zaino pieno di apprensione per verificare l’entità del danno, trassi un respiro di sollievo nel costatare che i libri erano rimasti miracolosamente asciutti
Ripercorrevo tutta la strada all’incontrario, lungo un viale alberato e ombroso che faceva parte del parco di una grande villa antica, monumentale
Vedevo che lungo il viale, in direzione contraria alla mia e dunque verso il mare, sciamava una folla incommensurabile di persone di tutti i tipi, uomini e donne, grandi e piccini, giovani e vecchi, bianchi e neri, di culti diversi, gente strana che solitamente quasi mai ritrovi assieme
Tutti quanti chiassosi e gioiosi si dirigevano verso il mare, portando con sé tutto ciò che solitamente si porta al mare, tipo ombrelloni, borse frigorifere, pile di teli da mare, sdraio, materassini gonfiabili, sandolini e canotti di gomma
Era una folla enorme e sembravano tutti intenti ad una pacifica invasione
Io solitario, ripercorrevo la strada all’inverso sempre con il mio zaino di libri
Arrivavo così alla grande villa monumentale che era, indubbiamente, di grande bellezza
Vedevo arrivare uno che conosco: è il mio vicino di campagna con il quale siamo in amichevoli rapporti
Capivo che era lui l’acquirente della villa e di tutto il territorio che si stendeva dalla villa sino al mare, dune comprese
Il mio vicino era arrivato con tutta la famiglia, moglie e figli, a cui evidentemente voleva illustrare la bellezza della casa e del giardino da lui appena acquistati, ma era visibilmente contrariato nel vedere questa folla variopinta che sciamava attraverso la sua proprietà: dal punto in cui ci eravamo incontrato si vedeva il punto d’ingresso che era un grande cancello di ferro battuto spalancato
Mi diceva lui: “Ma come è possibile che ci sia tuttaquesta gente?”
“Eh!”, facevo io, “non so!”
“Prima non c’era nessuno! Sono spuntati tutti assieme e all’improvviso, questa folla immane, come se tutti si fossero dati convegno per un grande evento!”
Continuavamo a girare per il parco, muovendoci in una direzione opposta rispetto a quella da cui ero venuto io e ci dilettavamo ad osservare che la villa si trovava sul punto prominente d’un promontorio e che, dunque, più in basso vi era anche un’insenatura che forniva approdo alle barche da diporto
Capivo anche che il mio vicino era intenzionato a ormeggiare qui la sua imbarcazione per poter arrivare e andarsene comodamente via mare
Ma anche guardando la comoda insenatura mi appariva indispettito dal riscontrare che vi era una gran folla brulicante di persone e di visitatori non autorizzati ed anche di natanti che formavano una fitta distesa a coprire lo specchio d’acqua tranquillo
Mi diceva che avrebbe dovuto dire qualche parolina a colui che gli aveva venduto il terreno senza metterlo sull’avviso di questo inconveniente
Poi il mio vicino, d’un tratto, scompariva e così pure tutta la sua famiglia e io rimanevo da solo ad aggirarmi nei pressi della grande villa e scoprivo degli edifici adiacenti più bassi che ospitavano una scuola e, forse, un collegio
C’erano infatti molti bambini e ragazzini che giocavano e, in particolar modo, alla guerra, facendo finta di essere asserragliati in un avamposto e di manovrare da esso dei pezzi di artiglieria e delle mitragliere per difendersi dagli aggressori che stavano dall’altra parte ed anch’io con entusiasmo partecipavo al loro gioco in modo creativo, facendo finta di vedere cose che non c’erano nella realtà, così come si fa nei giochi tra i bambini
Poi, continuando ad aggirarmi nel compound, vedevo un edificio che sembrava essere una chiesetta di campagna, con all’interno dei banchi di legno rustico ben allineati e dei portacandele che diffondevano all’interno un vago chiarore tremulo
Davanti all’ingresso della piccola chiesa vi erano delle lastre tombali di pietra, da una di esse mancava un angolo e con orrore mi accorgevo che nello squarcio appariva il volto immobile e cereo di un uomo morto e semi-mummificato
Ero preso da una reazione di orrore e fuggivo via a gambe levate

Ma quella visione rimaneva impressa indelebilmente nella mia mente

in viaggio con zaino in spalla (immagine generata da Meta AI)

2. Ero in viaggio
(A quanto pare è questa una delle condizioni più abituali nei miei scenari onirici)
Zaino in spalla e una borsa a tracolla per gli oggetti di più pronto uso, compresa una macchina fotografica
Arrivavo in una città dove mi sono trovato di frequente in passato
Avevo anche una certa fame ed entravo in un albergo dove, di frequente, andavo ad alloggiare nelle mie trasferte
Salivo sino al quinto piano, dove - in accordo con la mia memoria - era ubicata la breakfast room
Entravo e trovavo un ricco buffet perfettamente allestito, con un’articolata combinazione di dolce e salato
Vedevo delle guantiere colme di patate al forno ben rosolate che subito mi facevano venire l’acquolina in bocca
Non c’erano avventori
Dietro il banco numerosi addetti alla refezione
Anziché servirmi subito (come alcuni avrebbero fatto, sfrontatamente), volli chiedere a qualcuno se potevo far colazione, pur non essendo ospite dell’hotel
Posai a terra lo zaino e la borsa a tracolla
Chiedevo ripetutamente, ma nessuno mi dava conto
Pareva che nemmeno sentissero le mie parole
Come ultimo tentativo, interpellai una donna di mezz’età con un casco di capelli argentati
Con la cortesia, senza essere invadente, spiegandomi
Ma anche costei pareva ignorarmi, deliberatamente
Ero irritato da questa non disponibilità
Pensavo che mi considerassero uno che voleva mangiare a scrocco
Ma no, avevo anche detto che ero disposto a pagare il necessario pur di poter fare colazione
Tentai l’ultima carta, tirando fuori i muscoli e dicendo io faccio questo e quello, sono un professionista, non sapete chi sono io, etc, etc
Il solito repertorio, ma anche questa esibizione non portò a nulla e dunque malgrado la mia forte appetizione rimanevo a bocca asciutta

E qui il sogno andava in dissolvenza

Mi sono ricordato attraverso questo sogno della mia personale camera delle meraviglie di cui poi dirò in altro luogo

 

 

Un lontano passato (immagine generata da Meta AI)

3. Sono ad un evento

Dovrebbe essere un qualche tipo di situazione in cui si sta seduti ai tavoli, si mangia e si beve, ed intanto degli oratori si succedono al leggio e parlano
Si tratta dunque di un evento conviviale il cui scopo precipuo è commemorare qualcuno che è morto
Almeno questo mi pare di capire
Non so chi sia il morto
Vorrei sedermi a qualcuno dei tavoli, ma non c’è posto
Le sedie sono tutte occupate e non ne portano altre
C’è una sala adiacente e lì mi sposto pensando di poter trovare un posto a sedere, ma non ce n’é alcuno
Qui gli avventori non fanno parte della congrega conviviale, e sono liberi da qualsiasi obbligo di etichetta
Mangiano infatti a quattro palmenti, da crapuloni
Mi avvicino ad uno dei tavoli occupato da un mangiatore solitario, afferro un tozzo di pane (non raffermo) e me ne vado via sgranocchiandolo
Ritorno nella sala del convito e vedo che la disposizione dei tavoli è stata nel frattempo modificata, anche se l’atteggiamento (e la disposizione d’animo) dei commensali è rimasto eguale e cioè di compunta attesa
Tutto tace, tutto è silenzio, come se la scena fosse fissata in un quadro o in una fotografia
Poi mi ritrovo a parlare con uno che è appena arrivato, un personaggione che sprizza autorità da tutti i pori e mi metto a parlare con lui, ricordandomi che in passato questo tipo mi aveva chiesto qualcosa, forse durante un viaggio in aereo in cui ci eravamo trovati seduti gomito a gomito
Cerco di entrare nelle sue grazie, anche se il suo stile comunicativo non fa per me
Mi sforzo comunque di fare conversazione e gli rifilo un numero di telefono scritto su di un pizzino di carta che mi ritrovavo in mano, come se queste cifre costituissero di per sé una informazione preziosa (l’informazione è tutto)
Poi ricordo di essere già stato qui una volta in un lontano passato
Tra i tavoli ci sono delle buche squadrate e, in considerazione della mancanza di posti a sedere, penso di calarmici dentro e sedermi lì con le spalle appoggiate alla parete e le gambe raccolte al petto
E allora, a partire da questa rappresentazione, ricordo, come in un flashback, che in passato, in una notte buia e tempestosa, mi trovavo proprio in questo posto, povero e solo, e non avendo mezzi di sussistenza, avevo deciso di trascorrere la notte, rintanandomi dentro una di quelle buche (che, detto per inciso, tanto assomigliano a dei loculi cimiteriali)

Forse sono già morto e non lo so
Talvolta, forse, si continua a vivere, ma si è già morti e non si sa di esser morti
E se la vita stessa non fosse altro che un simulacro o un’illusione?
E che solo ogni tanto si levi il sipario, così da mostrarci come le cose sono veramente dietro le quinte della finzione scenica?

Dissolvenza

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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