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27 luglio 2025 7 27 /07 /luglio /2025 19:50
Il fico. Com'era buono (foto di Maurizio Crispi)

Devo partire tra non molto e dovrei affrettarmi a preparare il mio bagaglio
Prima di andare, esamino la stampa d’un documento importante che ho scritto poche ore prima
C’è qualcosa che non va 
Occorre limarlo 
Occorre fare delle correzioni 
All’inizio, penso che siano cose da poco 
Mi rendo conto poi che il lavoro di revisione è piuttosto grosso e consistente e che il documento definitivo sta sempre più assumendo la fisionomia di un campo di battaglia (adesso, tutto pieno di freghi, di rimandi, di correzioni a bordo pagina è del tutto impresentabile)
Penso che sia opportuno accedere ad un computer per riguardare il documento direttamente a video  
Sorgono immediatamente due problemi:
trovare l’accesso ad un PC;
rinvenire la chiavina USB dove avevo memorizzato il documento .word
Vado alla ricerca di ambedue le cose

Mi ritrovo, stranamente, del tutto ignudo
Ma, apparentemente, in casa ci sono solo io  
Niente di grave, dunque! 
¡No hay problema!
La mia priorità è aggiornare il documento! 
Vado nella stanza, dove dovrebbero esserci le mie cose 
Qualcuno, sapendo che di lì a poco, sarei dovuto partire e pensando di fare cosa a me gradita, già aveva predisposto la borsa
La apro e comincio a cercare 
Niente di peggio, quando tu hai bisogno di trovare qualcosa nel tuo bagaglio che è stato preparato da qualcun altro con criteri totalmente diversi da quelli che avresti usato tu! 
Infatti, mi ritrovo a dovere tirare fuori dalla borsa - un item appresso l’altro - tutto il suo contenuto e della chiavina manco l’ombra
Nel mentre, mentre compio queste ricerche freneticamente (sono in una stanza da letto) vengo colpito da una forte sonnolenza 
Mi distendo sul letto in mezzo a tutto l'armamentario tirato fuori dalla borsa, come se avessi appena finito di tirare fuori dal magico gonnellino di Eta Beta ogni sorta di cose) e sprofondo in un sonno profondissimo durante il quale sognavoto che dovevo scrivere un documento e che non riuscivo a trovare la chiavina USB dove memorizzarlo
Facevo allora una ricerca frenetica per tutta la casa, senza risultati
La casa era altrimenti deserta
Non un’anima in giro
Sul tavolo della sala da pranzo, qualcuno aveva abbandonato uno Smart Phone che riproduceva della musica country, molto piacevole
Le tende erano agitate dal vento caldo che penetrava a refoli attraverso i battenti della finestra appena socchiusi
Aprivo persino il frigorifero, immaginando che qualche burlone avesse potuto cacciare la mia chiavina lí dentro 
Con le dita incerte, ravanavo persino  nel contenuto di un cestino pieno di fichi, raccolti poco prima 
Uno di essi mi rimaneva appiccicato alle dita fruganti
Niente chiavina, però 
Guardavo sconsolato il fico turgido che mi era rimasto attaccato alle dita
Un improvviso interesse si risvegliava in me
Dimenticavo del tutto la chiavina e lo addentavo
Mmmmmm! 
Com’era buono!
Zuccherino e morbido al punto giusto!
Dimenticavo ogni mia preoccupazione e decollavo verso un regno di pura estasi, mugolando di piacere

Dissolvenza
             

La chiave invisibile
[elaborazione ChatGPC]


 

Dormiente (elaborazione ChatGPC)

Entrò nella stanza senza far rumore. La porta si richiuse alle sue spalle con il lieve sospiro del legno vecchio, quasi a volerlo trattenere. Lì dentro, ogni cosa era immobile, come se lo spazio fosse rimasto in attesa, in un silenzio teso e rispettoso. Su una sedia, ai piedi del letto, c’era la borsa.
Non sua.
Qualcuno — sapeva chi, anche se non voleva ammetterlo — l’aveva preparata per lui. Una premura, forse, ma anche un atto di controllo, come se il suo viaggio non gli appartenesse fino in fondo.
Aprì la borsa con gesto incerto. Dentro, tutto era ordinato secondo logiche estranee: maglie piegate con cura eccessiva, oggetti scelti con criteri misteriosi, piccoli sacchetti trasparenti che custodivano… nulla che cercasse. Cercava una cosa soltanto: la chiavina, una di quelle minuscole memorie USB da cui dipendeva, per motivi oscuri anche a lui stesso, il senso del viaggio.
Le dita rovistavano, sempre più rapide, sempre più nervose. Ogni oggetto estratto diventava una piccola frustrazione. Tirò fuori tutto: un paio di calze arrotolate, una torcia spenta, una saponetta ancora incartata, un libro che non aveva mai letto, un cucchiaino (di chi? Perché?), un fazzoletto con iniziali non sue.
E della chiavina, niente.
Il letto, intanto, lo attirava come una riva quieta dopo un naufragio. Una stanchezza improvvisa, come se ogni fibra del suo corpo sapesse che la ricerca era vana. Si lasciò cadere tra gli oggetti sparsi, in un disordine che sembrava un campo di battaglia interiore.
Il pensiero della chiavina svanì, inghiottito da un sonno denso, assoluto.
E mentre il mondo esterno si dissolveva, gli oggetti sulla coperta sembrarono animarsi di vita propria. Un cucchiaino che luccicava come un indizio. Un libro che sussurrava nomi. Un fazzoletto che odorava d’infanzia.
Forse la chiavina non era mai esistita. O forse era dentro di lui, custodita in qualche piega segreta della memoria.
Ma ora dormiva. E nel sonno, finalmente, tutto era al suo posto.

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24 luglio 2025 4 24 /07 /luglio /2025 06:27
É stata una grande emozione ritrovarmi a remare dopo tanti anni, lo scorso 11 luglio 2025, e, soprattutto,  averlo fatto assieme a mio figlio Gabriel. Devo dire che nel giro di pochi istanti ho rivissuto delle sensazioni intense ed inimmaginabili (l'immagine è stata elaborata da ChatGPC e illustra il brano che segue)

É stata una grande emozione ritrovarmi a remare dopo tanti anni, lo scorso 11 luglio 2025, e, soprattutto, averlo fatto assieme a mio figlio Gabriel. Devo dire che nel giro di pochi istanti ho rivissuto delle sensazioni intense ed inimmaginabili (l'immagine è stata elaborata da ChatGPC e illustra il brano che segue)

Ero su di un pontone
al centro di un’area portuale
Da qui venivano calate
imbarcazioni di canottaggio d’ogni tipo
Altre venivano ritirate su
per mezzo di un argano
Io non scendevo mai in mare
Semplicemente, supervisionavo
Dirigevo il traffico
Evitavo che si verificassero incroci
e sovrapposizioni
Ero insomma, nella cabina di regia
Avrei voluto scendere a vogare anch’io,
ma non lo facevo mai

Maurizio Crispi (20 lugio 2025)

In bici affiancato dal cagnone Black (elaborazione ChatGPC)

Ho sognato molto
Questo frammento è l’ultima parte di questo mio vivido sognare

Andavo in bici (la mia bici, non v’erano dubbi)
Black, il mio grosso cane nero del Klondike,
trottava fiero al mio fianco,
legato al guinzaglio che tenevo a bandoliera per sicurezza
(nella realtà non ho mai portato Black così
per timore che mi faccia cadere:
non l’ho mai addestrato a questo, insomma)
Ma qui, nel sogno, era tutto perfetto
Facevamo un lungo percorso di strade e stradine
Poi arrivavamo in un punto in cui c’era un’adunanza di gente ciarliera e festosa
Capivo che era in corso una gara podistica
Vedevo infatti i corridori con il pettorale indosso sfilare
E poi tanta gente intorno ad incitarli
Notavo tra gli spettatori il mio amico corridore di vecchia data e compagno di trasferte podistiche, Armandó, che era in piedi tra gli spettatori
Ero indeciso se fermarmi a salutarlo, ma poi proseguivo nella mia traiettoria, senza appalesarmi

Pedalavo e avevo una precisa consapevolezza dell’azione muscolare
Erano momenti di grande intensità

Tutto qui

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22 luglio 2025 2 22 /07 /luglio /2025 11:32
Danzando verso la fine del mondo (elaborazione ChatGPC)

Vedo ogni tipo di desolazione
attorno a me

Negozi che chiudono
Saracinesche abbassate per sempre
Punti di riferimento abituali
irrevocabilmente persi
Detriti abbandonati,
rifiuti immondi e scartoffie,
gabbiani e altri uccellacci
che si pascono di fetidi resti,
il caldo implacabile e opprimente,
gli incendi continui e devastanti,
i venti che sollevano nugoli di polvere
e che diffondono aeree pestilenze
fanno il resto

A tutto questo degrado 
fanno da contraltare
la follia carnascialesca,
la movida,
l’eccitazione e l’accelerazione senza limiti

Siamo al collasso
e ci arriveremo danzando
come quelli che, al concludersi del primo millennio,
aspettavano la fine del mondo, 
in armonia con le profezie,
e anziché chiudersi in ritiri da anacoreti
banchettavano e danzavano,
lasciandosi andare ad ogni tipo di eccesso

Oggi sembrano essere 
tutti immemori e insensibili

Non c’è più il senso dell’imminente catastrofe
e nemmeno la ricerca ossessiva d’ominosi segni

I più giovani, oggi,
sono incuranti dei presagi
e danzando 
fumando
sniffando
inebriandosi
vanno avanti come stolti
a passo lesto e dissennato
verso l’abisso

E se loro precipitano,
per i vecchi e i vegliardi
non c’è più speranza

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21 luglio 2025 1 21 /07 /luglio /2025 07:15
Io e il piccolo di leopardo (elaborazione ChatGPC)

Ho dormito come un ghiro
per tutto il pomeriggio

Mi sentivo davvero spossato 
e privo di forze

Ho sognato che ero con Black, 
il mio grosso cane nero 
Stranamente, lo portavo in giro libero,
senza guinzaglio 
(e di solito non lo faccio mai
E poi nel cortile di casa
c’era in giro un grosso cagnone fulvo
Non succedeva nulla
Nessun attacco da parte del Black,
nessuna incomprensione
Dopo poco,
assolto l'obbligo
di qualche annusata di cortesia
e per la reciproca conoscenza
Black e il cagnone fulvo
cominciavano ad esibirsi
in corse a perdifiato
e in complicati ghirigori di danza 
Era bello vedere l’intrecciarsi 
dei loro movimenti, 
il fulvo e il nero,
contrapposti e sovrapposti
come lo yin e lo yang

Poi mi ritrovavo al coperto, 
in un sotterraneo 
E qui c’era un leopardo ancora cucciolo
Mi pareva una vecchia conoscenza
e ricordavo allora che già in passato
lo avevo incontrato questo leopardino
e lo avevo accudito
Solo che poi me ne ero dimenticato
Gravissima colpa!
Qualche buon samaritano 
lo aveva però nutrito
Infatti, in un canto, c’era un grosso scolapasta bianco
pieno di resti di cibo
Il leopardino evidentemente mi riconosceva
e mi è venuto incontro festoso e giulivo
ed io, mollando qualsiasi riserva
lo prendevo in braccio, 
quasi fosse un bimbo desideroso di tenerezze
C'erano nel leopardino, feeling e fiducia,
ma anche affettuoso abbandono
Quasi quasi, sentivo la vibrazione delle fusa
Quindi riprendevo a camminare
con la bestiolina abbarbicata 
e i due cani davanti a me
sempre a rincorrersi, instancabili

Volevo tornare a casa

Entravo nel caseggiato 
lungo il quale avevo camminato 
e facevo per entrare in un ascensore
che avevo adocchiato
Ma uno mi diceva: "L’ascensore
é solo per la redazione del giornale
che é al terzo piano!"

E per andare al secondo piano?
Facevo io
Quello allora mi rispondeva: 
"Per il secondo piano 
c’è da fare tutto il giro dello stabile 
che è vasto come il Cremlino 
all’incontrario per poi entrare passando 
da un altro portone
Da lì potrai salire le scale
e poi percorrendo lunghi corridoi
arriverai a casa
"
Mi incamminai sempre con il leopardo sottobraccio,
tranquillo e compunto
Arrivavo ad un grande ingresso monumentale e fastoso
che pareva l’entrata ad un museo
Sarà una scorciatoia, pensavo
E mi infilavo, 
benché fosse quasi ora di chiusura
Ero totalmente stremato
Non vedevo l’ora di arrivare a casa
per offrire al leopardo
un degno pasto,
dopo tanto tempo a base di resti non proprio salubri
Salivo delle scale e mi ritrovavo
all’interno d'un appartamento, 
enorme quanto una reggia 
e con ampi spazi loftiani 
simili a navate
Ero un po’ spaesato e stordito
Spiegavo alla coppia che lì viveva
(ambedue si mostravano molto comprensivi,
a dire il vero e non avevano fatto una piega
per via della mia improvvisa irruzione
)
quale fosse il mio problema 
(ero sempre con il piccolo leopardo
avvinghiato a me come fossimo tutt'uno
)
E loro dicevano che sì,
da casa loro
c’era una comunicazione per arrivare alla mia abitazione,
un passaggio segreto,
molto antico, poi dimenticato,
ma loro sapevano dove si trovava, 
ne conoscevano l'esatta ubicazione
Mi conducevano sino al punto preciso
C’era in effetti un passaggio
Era un camino verticale
stretto ed impervio
Avevo delle difficoltà a passare
con il leopardito in braccio
Lo lasciavo libero di procedere da solo,
ma lui non era più capace
di saltare e arrampicarsi,
come effetto dell'essere stato in braccio
per tutto questo tempo
8effetto di rammollimento
e della perdita di capacità neuromotorie)
Conversavo allora con i padroni di casa,
lodando la bellezza
e l’ampiezza del loro appartamento

Lui mostrava di conoscermi bene da tempo
ma io non avevo memoria di quando
ci fossimo incontrati

Dissolvenza

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21 luglio 2025 1 21 /07 /luglio /2025 07:09
Black out e lampare (Elaborazione ChatGPC)

Mi alzo nella notte
per ritrovarmi nell’oscurità più totale
Un black-out!
Mi muovo a tentoni
nella casa buia
attento a non far rumori, 
a non inciampare
Apro la porta esterna
con l’urgenza di svuotare la vescica
Non c’è tempo
per arrivare a tastoni sino al bagno
Anche fuori, il buio è quasi assoluto
La corrente è andata via 
tutt’attorno
I riferimenti abituali
sono stati inghiottiti dalle tenebre,
luci che punteggiano il mio terreno,
luci dei vicini,
luci del paesello poco distante,
di cui di solito s’intravede il bagliore,
tutto mancante
Rivolgo lo sguardo al mare
e lì sono colpito da una visione rara
Decine di luci palpitano come stelle:
e sono le lampare dei pescatori
Poco sopra la loro linea scintillante 
è da poco sorta dall’orizzonte una falce di luna
(gobba a levante)
la cui luce fioca
traccia un riflesso sul mare immoto
É un momento di pace e quiete assoluta

Tutto sembra essere
in perfetto equilibrio

Poi la corrente elettrica ritorna,
e quella magia sospesa
si dissolve

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18 luglio 2025 5 18 /07 /luglio /2025 07:09
Sonno inquieto (ChatGPC)

Ho dormito agitato

Mi sembrava di non dormire
Stavo a rigirarmi nel letto,
inquieto
Cuscino sopra la testa
Cuscino sotto
Cuscino lanciato in aria
Giravolte col cuscino
Giravolte col corpo,
lato destro e lato sinistro
Poi, come spesso capita,
senza accorgermene,
mi sono addormentato
e ho anche sognato

Ero in una città straniera,
assieme ad altri
Ero in una casa
(Qui mi mancano molti dettagli)
Forse cercavo di allestire uno studio professionale
Ma c’erano altri che facevano la stessa cosa
Cercavo di accaparrarmi una stanza che fosse tutta per me, e non era cosa facile proteggersi dalle continue incursioni degli altri
Però, alla fine, ci riuscivo
Arrivavano altri che, invece, erano li per un raduno sportivo
Dovevano sottoporsi ad alcuni test per verificare in quale disciplina fossero maggiormente portati e decidere eventualmente di rimanere per uno stage di perfezionamento e approfondimento delle tecniche correlate a ciascuna disciplina
Mi ritrovavo poi a visitare una parte della città, dove fervevano dei lavori di ristrutturazione di vecchi edifici
Superavo delle transenne ed entravo in un cantiere, passando attraverso un grande portale provvisorio
Avevo il batticuore, perché ero consapevole di varcare la soglia di una proprietà privata momentaneamente incustodita

 

Tra le rovine (Elaborazione ChatGPC)

I lavori erano ancora in corso, il pavimento grezzo cosparso di frammenti di cemento ed altri detriti
Mi aggiravo per quelle stanze spoglie pervase di sottili polveri fluttuanti nell’aria e mi meravigliavo dell'ampiezza degli ambienti
Poi varcavo una soglia e mi ritrovavo in un enorme spazio, quasi fosse la gigantesca navata di una chiesa, solo che il pavimento dal punto dove mi trovavo io sino all’abside in fondo e lontana era inclinato di 45°: io mi trovavo nel punto più in basso e dunque l'abside sembrava lontana e irraggiungibile, quasi fosse all'apice di una ripide piramide azteca
Mi chiedevo: cosa ci vorranno mai fare qua?
Incontravo uno, il quale mi diceva che i nuovi proprietari contavano di organizzare qui, in questo immenso spazio declive, dei concerti per i propri ospiti, con l'orchestra e i musicanti (ed eventualmente anche i cantanti) situati nel punto più elevato
Io replicavo che mi pareva poco pratico mettere l’orchestra o i musicanti in corrispondenza dell’abside, poiché gli spettatori convenuti non avrebbero mai potuto usufruire adeguatamente della musica in quanto si sarebbero trovati più in basso dell’orchestra e, com’è noto, i suoni tendono a propagarsi verso l’alto e salire verso il cielo
Il mio interlocutore misterioso non ribatteva davanti a queste mie argomentazioni
Poi mi ritrovavo di nuovo fuori, all’aperto, ritrovandomi a sospirare di sollievo perché nessuno mi aveva arrestato per via della mia sfrontata intrusione
Camminavo di nuovo per visitare ancora la città, ma cominciava a piovere intensamente e mi mettevo a correre, per evitare di bagnarmi troppo: mi imbattevo in alcuni conoscenti con i quali - a passo gagliardo - andavamo alla ricerca di un riparo
Intanto parlavamo dei futuri raduni atletici e sportivi che si sarebbero tenuti in queste città, incuranti della pioggia battente che ci inzuppava
Incontravo un conoscente, seduto al tavolo di una trattoria da quattro soldi che buttava giù due bocconi
Si lamentava con me perché ero stato io a consigliargli questo posto (ma non ne avevo memoria) e perché vi si mangiava da schifo
C’erano dei pezzi di pizza, più che altro degli scarti senza guarnizione, che erano stati lasciati da canto in un piatto e li adocchiavo, perché sentivo una certa fame e avrei voluto divorarli
Mi pareva male prenderli, tuttavia e così rimanevo con il languorino

Dissolvenza

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15 luglio 2025 2 15 /07 /luglio /2025 13:38

Quella che segue è la trascrizione di un sogno che risale ai primi di settembre del 2010. Ne avevo perso memoria. Casualmente l'ho ritrovato tra le note del mio profilo Facebook, riproposto come "memoria". Sfortunatament, gli sviluppatori di Facebook, hanno soppresso la funzione "Note" e fare una ricerca tra quelle precedentemente scritte (che, in ogni caso, sono state salvate) è diventato difficoltoso. Prima, utilizzavo le note per scrivere rapidamente qualcosa e conservarlo lì, con una prima visibilità, per un utilizzo successivo più rifinito.

 

Cola Pesce

Nuoto in acque profonde

azzurrissime

La sensazione è quella di esser fermo

ed anche d'essere spostato di continuo

dalla rotta originaria
O è da molto tempo che non nuoto

e ne ho perso la consuetudine,

oppure è l'acqua ad essere

densa e sciropposa

malgrado la trasparenza invitante.

Il mio procedere, dunque,

è lento e faticoso,

invischiato,

ostacolato da uno zainetto giallo-nero

con tutti i miei averi

che spingo davanti a me,

fatica che si aggiunge a fatica

Passando accanto a branchi di meduse scintillanti

ad altre isolate

pigramente flottanti,

sono angustiato e timoroso,

eppure, nessuna mi sfiora

con il suo tocco gelido

La riva di roccia bianca,

accecante,

si fa sempre più vicina,

dopo un tempo di nuoto infinitamente lungo

nel corso del quale più volte potrei colare a picco

Eppure non c'è in me paura alcuna,
forse piuttosto meraviglia


Mentre m'appropinquo,

scorgo accostati alla riva

autobus acquatici

grandi come balene,

alcuni con motori diesel accesi

che spandono gas di scarico attorno

A fatica li scanso,

nel timore di essere affondato

o lacerato dalle loro eliche,

e m'inoltro in una stretta baia

dove l'acqua si fa meno profonda

Finalmente, spossato,

con lo stesso stato d'animo del naufrago

dopo una lunga e perigliosa traversata,

o forse di Odisseo,

scampato all'affondamento dell'ultima sua nave

grazie al benvolere di alcuni dei,

i miei piedi toccano

un fine fondale sabbioso

e prendono a correre a perdifiato

sino alla riva

ed io con loro

Qui, anzichè fermarmi a riposare,

ancora ansimante

m'infilo in un edificio lugubre

per ascendere

su per interminabili giri di scale,

gradino dopo gradino

piano dopo piano,

ancora gocciolante e solo con un piccolo costume addosso

Al termine della salita,

entro in un grande salone

Attorno ad un vasto tavolo ovale

in massello di quercia

dodici giudici vestiti di nero saio

m'attendono silenti

Al mio ingresso volti inespressivi

si girano verso di me

all'unisono

e non proferiscono parola

Io, quasi fosse l'unica cosa da fare,

consegno il mio zainetto

a quello di loro assiso a capotavola

che, impassibile, prende ad esaminarne, il contenuto

e, per far ciò, lo svuota delle sue povere cose,

insignificanti a tutti

fuorché a me

Allora corro via,

inerpicandomi su per altri voli di scale,

correndo per stretti corridoi,

fino a che non mi smarrisco

in un cupo dedalo labirintico

In fuga,

confuso e ansioso,

ho la certezza d'aver dimenticato il mio zaino.

Come farò a rivestirmi adesso,

a coprire le mie nudità?

E a proteggermi i piedi

dalle asperità della strada che mi attende?

Penso di aver lasciato lo zaino in acqua,

distratto dalla fatica dell'andare

e dalla necessità di scansare

le meduse mordaci.

Come farò a ritornare indietro?

E come farò a ritrovare il punto esatto in cui l'ho smarrito?

Potrebbe essere colato a picco,

oppure trascinato via dalle correnti…

Non la smetto più di rimproverarmi della distrazione

Poi, no, si fa strada la confusa certezza

d'averlo abbandonato nella sala del palazzo

con il severo consesso

di giudici imperscrutabili

Con questo barlume

penso anche che dovrei tornare proprio lì,

a riprendere ciò che è mio,

ad impormi,

a chieder loro di parlarmi almeno,

per pronunciare le mie colpe

e la condanna.

A fronte del silenzio,

è sempre meglio la parola,

per quanto possa ferire o uccidere

E' rassicurante il pensiero

che quello zaino sia dentro il palazzo,

ma intanto ho smarrito la via

e, per certo, non è di conforto il pensiero

di dover di nuovo presentarmi davanti a quegli uomini neri

nudo e spoglio di tutto.

Avevo una chance e l'ho buttata via

So che, dopo il ritorno,

non potranno esserci altre fughe

e che Odisseo verrà ucciso

una volta per tutte

 

 

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30 giugno 2025 1 30 /06 /giugno /2025 13:46
Lector in fabula (elaborazione ChatGPT)

Ho sognato e ricordo poco

La location é un grande resort marittimo che incombe su di una grande baia a mezzaluna, con tutto ciò che ci può aspettare in un luogo del genere, per il divertimento, lo svago e il relax
C’è una grande folla che da un belvedere a più piani guarda verso il mare
Forse per osservare l’esibizione acrobatica di alcuni aquamen
Poi, all’improvviso comincia a diluviare e tutti si riparano sotto i porticati del belvedere multipiano
Attraverso ampie aperture quadrate e protette da griglie di tondini a maglie larghe vedi quelli al piano di sotto accalcati e stipati come sardine con la testa protesa vero l’alto come pulli in attesa di nutrimento (le loro bocche sono spalancate in segno di meraviglia, oppure sono veramente famelici)
Li fotografo ripetutamente attraverso la griglia e vengono fuori degli scatti interesssanti
Vicino alla griglia, ma al mio stesso piano, c’è una tizia seduta, sigaretta in mano, in conversazione con qualcun altro.
Mi pare di riconoscerla. É mia cugina Maria Patrizia che non vedo da tre anni circa, da quando è morta.
Sono esitante
Sarà lei?
Oppure mi sbaglio?
La chiamo per nome
Si gira verso di me
Non contento di ciò, le chiedo “Sei Maria Patrizia?”
E aggiungo: “Sono contento di vederti!”


Poi sono intento a fare una foto in campo lungo con uno scorcio di architetture e brulicante di gente, quando al momento dello scatto arriva davanti all’obiettivo una colomba con le ali spalancate in una postura plastica

E scatto proprio quando la colomba occupa tutto il campo di ripresa imprimendo alla mia immagine una forte plasticità e un intenso dinamismo
Sul momento sono irritato, ma poi mi rendo conto che ciò abbia determinato una nota di dinamismo e di vitalità all’interno di un’inquadratura che altrimenti sarebbe risultata poco interessante

 

Dissolvenza

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26 giugno 2025 4 26 /06 /giugno /2025 11:15
Pioggia e cielo azzurro

Possiedo un grande yacht (o mi è stato assegnato dalla sorte)
Non grande come il Bayesan, ma è bellissimo
É dotato di un grande albero per la vela e poi ha tutte le altre vele in dotazione 
É magnifico
Lo tengo attraccato ad un molo
E ciò da molto tempo
Non so per quale motivo l’ho tirato su e, al di sotto della linea di immersione, la chiglia - l'opera viva - è già tutto invasa dalla solita vegetazione saprofita e richiederebbe una bella ripulita
C’è anche una bella lampreda che aderisce con la sua ventosa al timone
All’improvviso sono colto da un’illuminazione: devo partire subito per un viaggio! Rimettiamo lo scafo in acqua, alziamo le vele e andiamo all’avventura, dico alla mia compagna.
Aiutami, orsù!

In due, non senza difficoltà, riusciamo a farlo scivolare in acqua e lo attracchiamo al molo
Comincio a caricare a bordo tutto ciò che mi serve: libri, ninnoli vari e cose a cui tengo (anche del cibo, anche se si tratta di un item non in cima alla lista)
Sono pieno d’entusiasmo che non viene spento nemmeno dall’improvvisa consapevolezza che non so condurre un’imbarcazione a vela, neanche la più semplice delle barche
Dico alla mia compagna: Sarai tu ad aiutarmi, tu che ne capisci!
Lei annuisce e continuiamo nei nostri preparativi
Ma poi devo arrendermi
Questo è un viaggio impossibile
Anche se per le manovre delle vele potremo arrangiarci grazie all’aiuto della mia compagna che ne capisce qualcosa, ad ambedue manca il patentino per la navigazione oltre le dieci miglia

Questo viaggio non s’ha da fare!
Il matrimonio del cielo e del mare non potrà avvenire!
Non potrò navigare verso l’infinito ed oltre!
Per un attimo avevo sognato in grande
Soprattutto quando avevo pensato che le cose si possono fare solo se si segue con entusiasmo e dedizione un’idea
Ora, o mai più!

É questo il momento!

Vai!!!

Dissolvenza

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24 giugno 2025 2 24 /06 /giugno /2025 13:48
La pelota basca (elaborazione con ChatGPT)

Sto apprendendo il gioco della pelota basca

Mi danno lo strumento da usare, la paleta, che è molto più complicato di quello tradizionale: questo è spiraliforme, fatto di paglia intrecciata con una struttura portante di legno leggero ma solido
Mi dicono che per imparare il gioco, prima ancora di lanciare e prendere la pelota devo apprendere a maneggiare la paleta e che, quindi, devo esercitarmi facendo una serie di movimenti, sino a memorizzarli e ad eseguirli quasi in automatico, e saggiandone tutte le potenzialità 
Questa particolare paleta é davvero strana, si apre e si chiude come un ombrello telescopico e sono meravigliato dalle raffinatezze tecnologiche che possiede e che è in grado di esprimere
Poi, finalmente, arriva il momento di provare il gioco vero (mi sento fortemente spinto in questa direzione, quasi obbligato, ma io non mi sento per niente pronto) e ci spostiamo sul campo dove ci confronteremo, io e un manipolo di competitori, un campo che mi appare davvero smisurato e nelle sue dimensioni e che mi richiama alla mente il campo enorme dove i mesoamericani antichi praticavano il gioco della palla e che mi capitò di vedere e percorrere a piedi a Chichén Itzà in Messico
Siamo preceduti da due musicanti in abito tradizionale (che mi appare vagamente rinascimentale, mentre indossano invece delle berrette chitrali), i quali intonano una musica introduttiva rituale con il flauto dolce di cui sono ambedue dotati
Noi giocatori li seguiamo in processione preceduti da una donna attraente, anche lei con un abito rinascimentale lungo sino ai piedi e di velluto verde
La vedo solo di spalle, ma dalle sue forme e dal modo in cui incede intuisco che possa essere molto bella 
Ho il cuore in gola
Non so se sarò capace di giocare, nè tantomeno di vincere
Il pubblico affolla le tribuna: una folla multicolore, vociante e brulicante
Non vedo l’ora di iniziare la disfida per capire quanto io veramente valga
Al vincitore è riservato un premio unico e raro


Stacco

Più tardi mi vedo in in alcune sequenze mentre sono in intimità con quella donna in abito verde
E ci sono incontri ravvicinati del terzo e del quarto tipo
Forse anche del quinto...
E il gioco della pelota?
Che fine ha fatto?
Chi è stato il vincitore?
Quale è stato il premio assegnato?
Forse quel premio era proprio la pulzella procace in abito di velluto verde?


No so! 

Domande che non avranno risposta!


Dissolvenza

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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