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Ecco che vengo fuori da un sogno movimentato nel quale sono successe, come spesso capita, molte cose
Ne ricordo solo pochi dettagli
Ero in un grande parco, che potrebbe essere con molta verosimiglianza quello della Favorita a Palermo, anche se non è esattamente identico a quello della realtà, come quando ci si muove in una situazione in cui tutto appare identico alla mondo che già conosciamo e però ci sono delle piccole e sottili differenze che introducono con un piccolo brivido, l’idea che forse non siamo proprio in quel posto e che forse stiamo vivendo in una realtà parallela, in un’altra dimensione. Ed è questo pensiero a generare sovente il perturbante
Stavo facendo un percorso (di salute, forse anche di vita)
In una radura in mezzo a grandi alberi trovavo, abbandonati fra l’erba, due marchingegni per scagliare delle frecce, simili nella loro concezione alle balestre.
Prima ne scorgevo uno, e poi ne vedevo un altro seminascosto dalla vegetazione
Lo prendevo, lo esaminavo accuratamente, constatando che era ancora in ottime condizioni d’uso e decidevo di prendermelo per portarlo a casa
L’altro decidevo di lasciarlo lì dov’era (giusto per non essere troppo avido). Peccato che, assieme a loro, non vi fossero abbandonati in giro anche dei dardi.
Poi proseguivo il mio giro esplorativo, occasionalmente incontrando qualcun altro che camminava stralunato lungo i viali altrimenti deserti del parco, anime perse come me.
Mi ritrovavo ad imboccare un vicolo cieco che mi conduceva ad un casale, attraverso un cancello lasciato aperto,
Non si poteva proseguire oltre
Da uno degli edifici che contornano la corte interna veniva fuori un tizio con un aria ostile e mi chiedeva brusco cosa ci facessi lì, aggiungendo che quello spazio era proprietà privata e che, dunque, io ero intruso, un trasgressore perseguibile anche ai sensi di legge
Mi scusavo allora, profondendomi in mille parole, cercando di mettere in evidenza la mia buona fede e l’assenza di malizia alcuna
E me ne andavo insalutato ospite
Alle mie spalle, appena varcata la soglia, arrivava uno che chiudeva un pesante cancello di ferro con forte clangore
Muovendomi in giro, mi ritrovavo in un’altra grande corte fiancheggiata da edifici magnifici, forse settecenteschi
Il pavimento della corte era rivestito di lastre di marmo sulle quali ruscellava dell’acqua
Camminarci sopra non era sicuro e c’era il rischio concreto di slittare e, quindi, di capitombolare
Anche qui cercavo una via di uscita, ma non ve ne erano
Anche questa volta dunque ero andato a ficcarmi cose in un vicolo cieco
Aiuto!
Come farò a venire fuori da questo mondo?
Dissolvenza
La foto ê l’elaborazione della scultura di grandi dimensioni intitolata "Écoute" (Ascolta).
È stata creata dallo scultore francese Henri de Miller.
Si trova a Parigi nel quartiere di Les Halles, più precisamente sul lato esterno della Chiesa di Saint-Eustache.
La scultura monumentale in pietra rappresenta una gigantesca testa con una mano portata all'orecchio, come in ascolto, che emerge parzialmente dal terreno o dal muro su cui è appoggiata.
Questa scultura è un punto di riferimento iconico e insolito della zona.
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