Ci sono roghi che ardono,
non lontano
Borgo Nuovo,
Villa Tasca,
Bosco di Casaboli,
San Martino
Mi arriva il lezzo di bruciato al naso
fatto di legna resinosa,
di paglia e di altri detriti urbani
Camminare fuori
è come stare avviluppati
in uno sciroppo denso
che ti leva il respiro
Dove stiamo andando?
Quando finirà?
O prenderemo tutti fuoco
come zolfanelli
e sarà così che finirà?
Maurizio Crispi (il 22 luglio 2026)
Roghi sopra Monreale (immagine tratta dal web)
Mulinelli di foglie secche e aghi di pino
si animano
e si dissolvono
come in una danza
Nugoli di polvere
si levano dal terreno disseccato
Il sole volge al tramonto
Nel nuovo giorno che ci attende
stuoli di macellai
armati di motoseghe
abbatteranno alberi secolari
Maurizio Crispi (vecchio post)
Alberi morti e fiamme sullo sfondo (Immagine generata da Gemini AI)
Immagine realizzata con Meta AI
Mulinelli e alberi morti (immagine generate da Gemini AI)
Ho sognato che mi trovavo su di una lunga spiaggia,
immensa,
che si perdeva nella lontananza
e non se ne vedeva la fine
Era piatta
Lo sguardo correva lungo di essa,
senza incontrare ostacoli
Non vi era vegetazione ad interromperne la monotonia
e nemmeno una linea di dune alle sue spalle
verso l'entroterra
Era tutto un piattume
La sabbia era liscia e fine, compatta, umida
perchè frequentemente invasa dalle onde
nei giorni di tempesta
Se, da un lato, non ci fosse stata la linea grigio-blu del mare,
l'essere lì
avrebbe potuto dare l'impressione di stare
su di una vasta superficie desertica
Eppure era una lunga spiaggia infinita,
un limite, forse una linea di confine
Anche al di là della spiaggia
verso l'interno,
non si intravedeva alcunché
che servisse a creare una sensazione di movimentazione paesaggistica
Nulla di nulla
Partecipavo ad una gara,
prima correndo a piedi,
all'inseguimento di altri avversari,
anch'essi costretti a muoversi a piedi
Mi difendevo dagli assalti di quelli che erano alle mie spalle,
ma anche insidiavo con il mio passo costante
quelli che mi precedevano
Non v'erano giudici di gara,
del pari non v'erano spettatori o fan,
soltanto noi
che avanzavamo lungo la spiaggia-deserto
Eravamo dei benandanti, forse
Poi, invece, la corsa continuava,
ma in altro modo
Ognuno era in sella ad un trabiccolo fantasioso,
del tipo che si vedono in Quei pazzi sulle macchine volanti
oppure nella Corsa più pazza del mondo
Anche qui, sulla mia bizzarra cavalcatura meccanica,
mi comportavo bene e non sfiguravo
Mi chiedevo quale senso potesse avere questa corsa eterna,
quale sarebbe stato il premio spettante a ciascuno di noi
Neppure sapevamo dove sarebbe stato il traguardo,
nemmeno sapevamo se ci sarebbe mai stato un traguardo
Eppure, malgrado le incertezze,
malgrado gli interrogativi e i dubbi,
sperimentavo un senso di grande pace interiore,
immerso com'ero,
nell'eterno ricorrere
del qui ed ora di quella corsa
Dovevo acquistare un biglietto per il treno
C’era il grande dilemma se andare ad acquistarlo direttamente allo sportello, oppure telefonicamente o addirittura online
Innanzitutto c'era da scegliere tra queste
possibili alternative e il dubbio era lacerante
Poi, quando finalmente decidevo di usare il telefono per collegarmi online, c'erano delle complicazioni di ogni genere
Non riuscivo a fare funzionare il telefono
Provavo e riprovavo
Numerosi erano i tentativi che andavano a vuoto
Si avvicinava inesorabile il tempo della partenza ed ero ancora a niente
Più tardi, con Gabriel mi ritrovavo all'interno di un grande museo, in visita
Era un museo che esponeva le antichità di una regia casertana
Passavamo attraverso grandi e magnifici saloni, adornati di splendidi pezzi di mobilia d'epoca, sfarzosi, grandi specchiere dovunque, arazzi e dipinti di grandi dimensioni, oltre a ritratti di regnanti e dignitari di alto lignaggio
Era tutta una meraviglia
Bacheche, vetrinette, mensole ospitavano preziose collezioni di oggetti d'uso quotidiano, porcellane, cineserie, utensili e posate d'argento cesellato, ma anche statuine e altri oggetti privi di qualsiasi utilità pratica, madi squisita fattura: di tutto e di più, e persino pregiati pralli, vanvere e piritere, ma c'era anche un'intera collezione di dildi in ceramica, legno cesellato, vetro, oro e argento, di tutte le forme e dimensioni
Prendevo in mano una delicata tazza di porcellana per esaminarla meglio
Perdevo la presa del manico e whoops! la tazza cadeva a terra e si frantumava in mille pezzi, alcuni più grandi e altri minuti e minutissimi, più che altro schegge e materiale polverizzato
I cocci più grandi li raccoglievo da terra e li posavo su di una mensola molto alta, fuori dalla vista
Avevo il cuore in gola
Mi chiedevo quanto avrei dovuto pagare per risarcire il museo del danno che avevo causato
Raccolsi anche i più minuti frammenti e li misi in tasca
Nel mentre sopraggiungevano altri visitatori, ma forse di nulla si accorsero, costoro (o forse sì? Non potrei giurarci)
Entrando nella sala successiva, un Guardiano, vedendoci arrivare, intonò un canto melodioso e minaccioso al tempo stesso, le cui uniche parole facevano così: Tazza rotta! Rotta tazza! Tazza rotta! Rotta tazza!
Tazza rotta! Rotta tazza!
E questo canto si dipanava in tutte le possibili sfumature cantoriche e cantabriche
Era un modo per avvisare tutti della rottura appena avvenuta e che l’occhio onnipresente e onnisciente del Guardiano aveva colto
Pur continuando a camminare con quei minuti frammenti che ballonzolavano nella tasca e che, ogni tanto, attraverso il tessuto sottile mi pungevano la coscia, provavo un intenso imbarazzo ed un greve senso di colpa
Mi sentivo in pericolo
Quanto potrà costarmi riparare al danno fatto?, mi chiedevo di nuovo, con rinnovata ansia
Ho sognato che con mio figlio grande affittavamo un mezzo per salire - forse - su in montagna.
Si trattava di una montagna erta e complicata che, man mano che si saliva, si faceva vieppiù impervia e, oltretutto, andando in quota era ricoperta di neve e di ghiaccio
Il mezzo che avevamo affittato era un misto di camion e di bus, con il pianale altissimo e con ruote gigantesche, adatto a superare ogni asperità e forti pendenze, con la parte anteriore lievemente disarticolata da quella posteriore, in modo da aumentare aderenza e capacità di adattamento alle asperità del terreno
Quando la strada si faceva ancora più ardua, io scendevo dal mezzo, lasciando mio figlio alla sua guida e cominciavo a camminare davanti a lui, precedendolo, e saggiando il terreno metro dopo metro
Ad un certo punto la via si faceva davvero disagevole
Sul fondo della sede stradale s'erano formati due profondi solchi e al centro, invece, vi era un gibbo che si levava quasi a toccare il pianale (una conformazione che mi ha ricordato - non so perché - le vie lastricate di pietre dei Romani)
Con un veicolo normale sarebbe stato impossibile procedere oltre
Da un lato, alla mia destra, oltre il solco in cui correvano le ruote artigliate, vi era un profondo sbalanco, tanto che io - camminando davanti alla vettura e avendo lanciato uno sguardo dabbasso - ebbi un'improvvisa sensazione di mancamento e di vertigine
Mi preoccupai per mio figlio e sperai che egli non compisse qualche manovra azzardata, piombando a capofitto nel profondo di quell'abisso
Tuttavia mi rassicurai pensando che, essendo le ruote imprigionate nei due profondi solchi (che funzionavano come due binari) era molto improbabile che egli potesse deviare dal percorso tracciato
Ero piuttosto io quello a rischio di sprofondamento in quel pauroso inghiottitoio
Poi, più avanti, si arrivava ad una grande spianata innevata al di là della quale si apriva all'improvviso una discesa ampia e ricoperta di ghiaccio con una pendenza quasi del 50%
Nel frattempo avevo perso di vista mio figlio che, a causa delle difficoltà della strada, continuava a procedere a passo d'uomo e mi chiedevo se sarebbe stato di affrontare quella ripida discesa senza ribaltarsi e capitombolare giù dabbasso
Poi lo vedevo ai piedi della china, bello fresco e pettinato come nulla fosse stato, e tiravo un sospiro di sollievo, pensando che, pur senza di me, ce l'aveva fatta!
Dissolvenza
(9 luglio 2026) Correvo su e giù per un'ampia strada simile al Viale Regina Margherita che conduce dal Parco della Favorita di Palermo a Valdesi
Un po’ correvo a piedi e un po’ andavo a cavallo con grande destrezza
Erano sensazioni meravigliose che ne traevo, caracollando sul quel destriero, a pelo, aderendo al suo corpo muscoloso e reggendomi alla lunga criniera fluente
Sentivo quel grande corpo vivente tra le gambe e mi facevo tutt’uno con esso e con il suo respiro
Poi attraversavo un territorio forgiato da un maestro giapponese che, in modo miniaturizzato (ma nemmeno tanto) aveva creato in un vasto bacino d’acqua un intero arcipelago e qui bisognava passare da un isola affiorante all’altra e percorrerne i crinali senza mai perdere l’equilibrio, piombando giù nelle profonde acque cristalline circostanti
Era una prova con profonde valenze spirituali e, forse, costituiva anche un rito d’iniziazione le cui radici sprofondavano in un lontanissimo passato
Io ero lì e superavo ogni prova con abilità innata, come se ogni cosa di queste l’avessi già fatta in una vita precedente
La Forza era con me
Quando il piffero veniva suonato
tutti accorrevano
stregati dalle sue note
Era un piffero variabile
a volte piccino,
a volte strabordante,
altre volte imponente ed imperioso,
awesome!
A volte suonava da solo
senza che nessuno lo toccasse
Insomma, se la suonava e se la cantava
Era un animaletto vivace
quel piffero,
dotato di vita propria
testardo ed imperioso,
a volte morbido come burro,
un animaletto senza modi,
senza né arte né parte,
altre volte sottomesso ed ubbidiente
A volte lasciavo che questo piffero
venisse suonato
e le note che se ne levavano
erano allora celestiali
e fonte di magno gaudio
Ogni volta, si raccoglievano folle acclamanti
per dare testimonianza
del portento di quel piffero
Tutti entravano in deliquio nel vederlo in azione
Tutti avrebbero voluto impugnarlo
per soffiarci dentro
sì da rimaner storditi da quelle celestiali note,
così rinvigorenti
Ho sognato che possedevo
un set di posate magiche
di varia foggia
con le quali potevo
cucinare pietanze squisite
le più diverse
(senza conoscerne la ricetta)
Tutto ciò che accadeva nel sogno
ruotava attorno a quelle posate
contenute in una cassettina di legno
a cielo aperto (senza coperchio)
e fatta a scomparti
in modo che ogni tipo di posata
potesse avere il suo posto
E succedevano tante cose
che si componevano
In una ricca trama di eventi
E non ricordo altro
Tutto il resto é svanito
Pluff!
Certo, sarebbe bello
possedere simili posate
e poter essere dei magnifici cuochi!
Maurizio Crispi (1° luglio 2023)
Pubblicato su Facebook e mai riportato qui nel blog.
E' soltanto un piccolo schizzo onirico.
Ma tant'è!
Sono in uno stadio di atletica o all’interno d’un impianto sportivo molto vasto e articolato, dove si possono praticare differenti discipline sportive
Qui, vado alla ricerca ossessiva di un tecnico con il quale mi devo confrontare su alcune modalità di allenamento e sulle ratio sottese
Ci sono numerose coincidenze avverse, a causa delle quali, ogni volta per un pelo, manchiamo di incontrarci
Ho l’impressione tuttavia che lui sia sfuggente e che in ogni modo si adoperi per evitare l’incontro
Alla fine, una riunione ha luogo lo stesso, alla presenza di altri, ma quel tizio altolocato con il quale cercavo di incontrarmi è ancora latitante, come ogni commander che si rispetti
Qual’è il nucleo della discussione che va a svilupparsi nel corso di tale meeting?
Beh, il tema svolto e dibattuto ruota attorno all’analisi minuziosa di record, di primati, di migliori prestazioni, gettando un’ombra di dubbio su alcuni record e migliori prestazioni (MPI) ottenuti di recente nella corsa sulle lunghissime distanze
Io, per esempio, sostengo che alcune di queste performance sono dubbie e sono frutto di doping
Vado ripetutamente con gli occhi alla ricerca del tizio con cui dovevo incontrarmi perché lui è in possesso di informazioni cruciali che andrebbero a supporto delle mie tesi
Ma, niente, qualche volta mi pare di intravederlo, ma poi scompare di nuovo inghiottito nella folla
Ero in un grande ospedale di cui non conoscevo tutti gli anfratti, diramazioni, svincoli e raccordi
Giravo senza soste cercando di impararne la struttura e la topografia
A volte mi smarrivo
Poi, ero in una sala comune dove molti sanitari erano in pausa e riposavano
Ad una parete c’era un enorme televisore a schermo piatto di ultima generazione
Io ero in possesso di un telecomando segreto e universale con il quale potevo riprogrammare ogni apparecchio televisivo smart e, all’insaputa di tutti, mandavo in onda film porno dei ruggenti anni Novanta, tipo The Devil in Miss Jones, oppure Behind the Green Door oppure ancora un classico come Deep Throat...
Nessuno insorgeva
Tutti si mostravano interessati e gongolanti davanti all’insolita messa in onda a luci rosse nè si chiedevano chi ne fosse stato il regista
In fondo, così riflettevo nel corso di questo piccolo esperimento sociologico, vale il principio del "panem et circenses"...
Tuttavia, nessuno si scomponeva, mantenevano l’aplomb e guardavano le scene uncut che si susseguivano in compassato e solenne silenzio
Mi sentivo quasi, in quel momento, un benefattore dell'Umanità intera...
Poi, sul più bello, spegnevo tutto e me ne andavo con il telecomando magico in tasca, lasciando tutti con un palmo di naso, visto che magari - nel frattempo - ci avevano anche preso gusto, pur senza volerlo riconoscere
Andandomene, entravo in una stanza al centro della quale c’era un grande letto e un dormiente su di esso, avvolto (o meglio avviluppato) nelle coltri. Retrocedevo di botto, perché comprendevo che quella era la stanza del medico di guardia…
Meglio lasciarlo riposare in santa pace il medico di guardia!
Mai disturbare il can che dorme!
Cave Medicum Dormientem!
Retrocedevo a passi felpati e richiudevo con cautela la porta senza che il dormiente si fosse accorto di nulla
Me ne andavo e proseguivo nelle mie peregrinazioni eternautiche
Nel sogno, una voce fuori campo mi diceva:
"Tu stai facendo di tutto per essere presente, quando nascerà tuo figlio!"
Era un'affermazione lapidaria, ma - nello stesso tempo - una domanda
Ed io dicevo sì
Maurizio Crispi (Sogno istantaneo)
Il vecchio e il bambino (immagine generata da Meta AI)
Sono in un sogno
Vado a piedi da qualche parte
A tratti cammino, a tratti corro
In alcuni momenti del percorso sono affiancato da un collega
In altri sono da solo
Procedo all'aperto lungo strade affollate e devo fare una gimkana tra altri camminatori, corridori e passanti distratti a passo indolente e disordinato
In altri momenti percorro interminabili corridoi di cui non si vede la fine, fiancheggiati da ambo i lati da pesanti porte di ferro sbarrate
Arrivo alla fine in una casa (o semplicemente una stanza) dove è ubicata una mia paziente
Nella stanza, una parte dello spazio è occupato da un grande letto dove giace la paziente avviluppata in uno strato di coperte
Entrano ed escono di continuo delle persone - a me sconosciute - indaffarate
Non sembrano far caso a me
Mi seggo sul bordo del letto e con la donna avvolta nelle coperte ci parliamo
Lei mi dice del suo stato salute
Io le pongo alcune domande di chiarimento
Mi porge quindi una busta contenente delle banconote
Io apro e ne controllo il contenuto
Ad occhio e croce mi sembra che le banconote (alcune di grosso taglio) ammontino ad un importo ben superiore a quanto pattuito
Le mie dita sono impacciate nel compiere questo lavoro di sfogliare le singole banconote che, ripetutamente, mi cadono sul letto: sicchè ogni volta debbo riprendere la conta daccapo
Chiedo alla paziente quanto avessimo stabilito
Lei mi dice la somma
In effetti è quella
La paziente non è inabilitata, tuttavia
Mentre parliamo si alza e fa delle cose
Poi rientra nel letto
Sembra che per lei lo stare a letto sia uno stile di vita piuttosto che espressione di una condizione di debolezza o di malattia
Il letto è per lei una cuccia confortevole
Le chiedo come rimaniamo per una prossima visita da parte mia
Ne avrà bisogno di ulteriori sedute?
Fissiamo sn da subito un nuovo appuntamento?
Oppure aspettiamo di risentirci in seguito?
Non ci sono risposte a queste domande
La conversazione rimane in sospeso, come in bilico
Non capivo se fossi io ad avere bisogno di qualcosa
O se non fosse la donna a trarre beneficio della mia presenza
Forse la donna è un'indovina, una chiromante o forse addirittura la Pizia dei miti antichi
Sogno del 22 giugno 2025, non riportato prima qui nel blog
Maurizio Crispi (22 giugno 2025)
Ero con Ale su un grande terrapieno prospiciente una casa isolata, di tipo campagnolo (Ma che stai leggendo? Questo! Con quello mi stava venendo il dolore alle braccia tanto era pesante!)
Eravamo lì che ci godevamo la luce, la leggera brezza, il panorama ampio e arioso con le nuvole che, leggiadre, disseminavano il cielo come pecore al pascolo
All’improvviso sentivamo dei rumori come di motori a scoppio martellanti ed ecco che arrivavano in volo degli aerei di piccolo cabotaggio
Erano miriadi: a diverse altezze e tutto il cielo ne era punteggiato
Sembravano quasi alla nostra altezza: ne deducevo che eravamo noi ad essere molto più in alto
Gli aerei avevano forme strane e meravigliose: alcuni apparivano come libellule leggiadre, altri avevano fogge fantasiose ed improbabili e mi sembravano i trabiccoli del tempo di quei temerari sulle macchine volanti
Ero meravigliato nel vedere tutti questi in velivoli in volo (ci mancavano solo gli aerostati, o i dirigibili), quasi più meravigliato di quanto non fossi stato prima nel contemplare la bellezza del meraviglioso paesaggio che si stendeva davanti a noi
All’improvviso vedevo dei funghi bianchi aprirsi, o meglio erano come dei grandi ombrelli bianchi, ma anche di altri colori, che andavano fiorendo nel cielo con piccoli schiocchi sonori, e che poi cominciavano a discendere lentamente
Dicevo ad Ale: Guarda, guarda! Ci sono i paracadutisti!
Ma Ale non era sufficientemente veloce nel volgere lo sguardo, distogliendo gli occhi dal libro che stava leggendo e, nel frattempo, ombrelli, funghi magici volanti e paracadutisti erano scomparsi
Dicevo: Magari stavano facendo un’esercitazione, oppure si tratta d’una gara di lanci!
Non voglio pensare al peggio e che fosse, cioè, un’operazione militare, un'offensiva di ampio respiro finalizzata alla realizzazione di un'invasione ostile, iniziata con il lancio di paracadutisti per stabilire nel nostro territorio una testa di ponte
Pur nell’inquietudine di domande che rimanevano senza risposta, avvertivo la maraviglia di quel cielo disseminato di nuvole simili a pacifiche pecore al pascolo, di quegli aerei di forma strana e soprattutto di quelle ariose libellule volanti e dell’improvvisatore fioritura di bianchi funghi ad ombrello
Mio fratello compare sempre nei miei sogni.
Anche ieri che ricorreva l'11mo anniversario dalla sua scomparsa mi é apparso in sogno.
Qui (ed è il sogno di ieri di cui riferirò) Io l'aspettavo, ma lui non arrivava mai all'appuntamento che ci eravamo dati, così come in quello esattamente di un anno prima a mancare all'appello è la sua carrozzina pieghevole, complemento indispensabile di ogni nostro spostamento con lui
Maurizio Crispi
Sono in un borgo antico, cintato da mura medievali
Qui, all’interno di una grossa struttura, fervono i preparativi perché, tra breve, avrà inizio un concerto che vedrà l’esibizione di Vasco Rossi e di altri musicisti ospiti
Io sono arrivato con molto anticipo e sono in attesa che anche mio fratello arrivi
All’interno ci sono soltanto quelli che fanno parte dell’organizzazione
Fuori dalle grandi porte a vetro la folla già si accalca e tutti sembrano smaniosi di entrare
Alcuni, in effetti, vengono accolti all’interno, alla spicciolata, uno alla volta, e, man mano, vanno prendendo posto nel grande auditorium dove si svolgerà il concerto
Sono preoccupato perché mio fratello tarda ad arrivare
Ci siamo dati appuntamento lì davanti, ma - mi chiedo - come farà ad arrivare sino alle porte con la sua Tatamobile? E come riuscirà a passare - lui in carrozzina - in mezzo a tutta quella calca?
Decido di uscire per andare alla sua ricerca, immaginando che la Tatamobile sia rimasta incagliata da qualche parte
Uscire non è cosa semplice
Quando alla fine ci riesco, percorro senza tregua le strade della cittadina, giungendo persino alle mura antiche, uscendo e rientrando per le vecchie porte monumentali
Di mio fratello non c’è traccia
Mi ritrovo ora in una parte moderna della città dove si apre una grande piazza, sconfinata
Dentro di me, il senso della meraviglia si fa enorme, debordante
Ed ecco che, con un rombo di motori che fanno tremare i vetri delle finestre, arriva la carovana di Vasco Rossi. Lui procede alla testa del corteo, in piedi, con la testa e il busto sorgenti dalla torretta di un autoblindo e da lì saluta a destra e a manca, compiaciuto. Il suo mezzo è seguito da un enorme autotreno a sedici ruote su cui viaggiano tutti i suoi fan più fedeli nei secoli dei secoli, gli indefettibili.
Si affacciano tutti quanti da appositi balconcini aggettanti, ricavati dalle pareti laterali dell’immenso veicolo, mentre altri danzano con vigore, in un delirio dei sensi, sul suo tetto.
Sono dei benandanti, deliranti e fuori-di-testa. Eppure sono fan, fedeli, fedelissimi, tanto che hanno diritto al trasporto al gratuito e, ai fini della riuscita dello show, sono importanti tanto quanto il grande Vasco.
Di fronte a questo spettacolo elettrico e pirotecnico perdo le speranze di poter ritrovare mio fratello
Dissolvenza
Poi, dopo uno stacco, vado ancora una volta in un centro congressi, dove si svolge la parte finale di una convention di psichiatri della Transilvania.
Non so per quale motivo, mi accompagna un ragazzino, figlio di una mia amica
Appena arrivati - e il posto è immenso, tanto che, oltre alla mia, vi si svolgono diverse altre convention transilvane - il ragazzino scompare, inghiottito nella folla
Io divento immediatamente preoccupato e ansioso e comincio a percorrere il posto in lungo e in largo alla sua ricerca, gridando il suo nome
Giro per ambienti immensi, salgo e scendo scaloni, fendendo folle di individui accalorati e vocianti che indossano buffi capellini transilvani; mi infilo persino in un condotto inclinato che dopo un inizio in lieve pendenza diventa ripidissimo, un budello senza appigli alle pareti, che scopro poi essere lo scarico della spazzatura e di altri materiali di scarto immondi, e cerco di riemergerne a fatica, gridando aiuto, ma nessuno risponde alle mie invocazioni
Come faró, come faró, mi dico, torcendomi i polsi in preda alla disperazione, come farò a dire che mi sono perso il ragazzino?
Poi mi sovviene che quel ragazzino è uno ormai adulto e che è già sposato, addirittura
Mi tranquillizzo, pensando che mentre io lo cercavo affannosamente, lui se ne sarà sicuramente tornato a casa
E qui il sogno finisce
I sogni finiscono sempre, prima o poi
Se così non fosse, la vita sarebbe sogno
O forse è il sogno ad essere la vita?
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.