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25 luglio 2024 4 25 /07 /luglio /2024 18:37
Selfie modificato con effetti speciali (Maurizio Crispi)

Che sogno strano!
Quando mi sono svegliato ero totalmente stralunato 
Cosa succedeva?
Ma niente in fondo!
Ma anche una quantità di cose!

 

Dapprima, ero in una situazione lavorativa confusa, fluida, all’interno di un edificio (un ospedale? Un ambulatorio?) fatto di tante stanze collegate tra loro per mezzo di corridoi e disimpegni labirintici, talvolta impossibili, che lo rendevano simile al micro universo disegnato da un architetto folle
Dovevo fare un primo colloquio con un paziente, con la partecipazione di altri operatori dell’équipe, tra i quali forse una psicologa e un assistente sociale
Il tipo da visitare era macilento, provato duramente da anni e anni di abusi e di frequentazione con il suo spirito famelico: forse per me era una vecchia conoscenza, un utente dei miei primi anni di lavoro in questo ambito e sopravvissuto, anche se con un alto prezzo da pagare
Mandavo avanti la psicologa e l’assistente sociale per iniziare il colloquio con l’utente
Vi raggiungerò tra un attimo, dissi loro
Senonché succedeva che non riuscivo a trovare più la strada per raggiungere la stanza dove il colloquio avrebbe dovuto svolgersi
Provavo molte porte, alcune che conducevano ad altri uffici ed altre che davano invece su stanzini di sgombero, polverosi e pieni di rottami, oppure su muri grezzi di conci di tufo, eretti di fresco, con la malta ancora non del tutto solidificata
In questa infruttuosa ricerca, mi ritrovavo anche ad entrare in un grande emporio, superando dei tornelli, come quelli della metropolitana o degli stadi di calcio

 

Poi - cambio di scenario - ero in un grande edificio moderno, sede di un assessorato e qui avveniva l’incontro con mio vecchio collega nel lavoro delle tossicodipendenze, responsabile di un altro SER.T cittadino e mio antagonista, mio malgrado
Parlavamo, discutevamo dei piani operativi relativi ad un prossimo ed imminente congresso che lui stava organizzando
Era presente anche un altro collega che, muovendosi in giro per la stanza trovava predisposto per la distribuzione un mucchio di locandine annuncianti questo congresso, di piccolo formato e, con molta disinvoltura, senza chiedere, ne acciuffava alcune e le intascava
Anch’io, a quel punto, mosso da emulazione, ne chiedevo un paio, anziché limitarmi a prendere direttamente ciò che mi serviva, ma QUEL collega mi diceva che NO, NON POTEVO e che, se proprio volevo, avrei potuto prendere una affiche formato gigantografia relativa ad un precedente convegno (ma quale sarebbe stata l'utilità di ciò?)
E io dicevo che no, grazie! Quelle affiche vecchie non mi interessavano granché…, poiché avrei voluto la locandina relativa all’imminente convegno (una richiesta razionale del resto…)
Ma non ottenevo nulla

 

E poi il terzo tempo. Mi allontanavo da quel posto, piuttosto indisposto e forse persino adirato
Mi aggiravo per i vicoli di una città antica, forse la Palermo vecchia, lungo stradine tortuose, lastricate di pietra, angoli fatiscenti, ma anche altri di inusitata e struggente bellezza
Entravo in un grande edificio ristrutturato e trasformato in albergo, lussuoso (decisamente), al cui interno fervevano i preparativi per una grande festa, uno sposalizio o forse la celebrazione di una laurea, con tantissimi convitati ed anche invitati (erano del tutto esclusi gli avvitati in se stessi e assolutamente banditi gli svitati)
Il personale dell’albergo era intento a pulire, a lucidare, ad addobbare, talmente tanto che nessuno si accorgeva di me: era come se fossi invisibile, ma la mia invisibilità era sicuramente accentuata dal fatto che spingessi davanti a me un carrello d’acciaio e, quindi, forse per questo motivo, ero scambiato per un fornitore oppure per uno dei lavoranti dell’hotel
Camminavo lungo interminabili corridoi, entravo in saloni allestiti con festoni floreali, c’erano dovunque guantiere, piene di cibi vari e delicati, assaggini di ogni genere: al passaggio afferravo questo e quello, addentavo e pregustavo
Alcune delle cibarie erano autentiche leccornie!
Questo vagabondare si protraeva per un tempo interminabile 
A un certo punto - ero anche piuttosto stanco e le gambe mi si facevano pesanti - avrei voluto uscir fuori da quel labirinto pieno di tentazioni gastronomiche, ma l’albergo era così grande che non riuscivo a trovare una via o un varco che mi portassero all’esterno
Non potevo nemmeno chiedere informazioni, peraltro, perché avrei rivelato la mia natura di intruso e millantatore
Sempre sospingendo il carrello davanti a me, entravo nelle cucine, pensando che li forse avrei trovato una via di uscita, dal momento che - solitamente - le cucine dei grandi alberghi comunicano direttamente con l’esterno proprio per consentire l’arrivo delle merci, il loro scarico e il loro immagazzinamento, ma anche lo smaltimento degli scarti
E la cosa funzionava: infatti, dopo aver scansato il numeroso personale affaccendato e sempre comportandomi come qualcuno che doveva sbrigare delle importanti commissioni, riuscivo a trovare la via di uscita (che era anche una via di fuga e salvamento) e mi trovavo in un ampio parcheggio dove erano disposti in sosta parecchi mezzi ed anche un’auto della polizia
Cercavo di fingere indifferenza, ma il cuore mi balzava in gola
Temevo di essere fermato per un controllo e identificato come un estraneo, un ladro, un impostore, sicuramente come qualcuno che avesse qualcosa da nascondere
Mi forzavo a fingere indifferenza e a non distogliere lo sguardo, continuando a recitare la parte di un dipendente con una missione da svolgere o con un’importante incombenza, sempre spingendo il carrello d’acciaio, sui cui ripiani avevo accumulato varie cose, come asciugamani, portacenere (ed anche urne per le ceneri), vassoi carichi di delizie gastronomiche, prendendole qua e là al mio passaggio per accrescere la mia credibilità di garzone intento ad un compito
Passavo accanto all’auto della polizia senza che nessuno mi fermasse: non fui degnato di uno sguardo e la mia spavalderia era risultata vincente
Arrivavo in un posto, lasciandomi lontano alle mie spalle quell’avventura e mi incontravo con Ale, alla quale consegnavo tutto ciò che avevo raccattato strada facendo
Lei era molto sorpresa di tutti i doni che le avevo portato

 

Dissolvenza

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25 luglio 2024 4 25 /07 /luglio /2024 11:31
Rifugi

Quando posso,
come quando non posso,
mi rifugio nella lettura,
e anche nella scrittura
Mi nascondo sotto un divano,
sotto il letto,
dentro un armadio,
in qualche angolo oscuro,
dovunque ci sia un ricettacolo,
aspettando con trepidazione
che qualcuno si accorga della mia assenza,
mi cerchi e mi trovi
E se nulla di tutto questo accade?
Basto a me stesso
Mi rifugio nella lettura
e nella scrittura
e, nel mentre, penso d’esser
il reietto dell’altro pianeta,
l’esule,
uno straniero
in terra straniera

Maurizio Crispi (23.07.2024)

Foto di Maurizio Crispi

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19 luglio 2024 5 19 /07 /luglio /2024 12:49
Momento nel riflesso (foto selfie di Maurizio Crispi)

Sono cotto
Sono stanco 
Sono stracotto
Ho dormito financo 
E adesso son sveglio
Son fiacco 
Son moscio
Sbadiglio
Sbadigli grassi e profondi 
Ma non é più il tempo di dormire,
bensì quello 
per ricordare, 
per pensare, 
per leggere,
per scrivere

 

Non so cosa sarà domani,
cioè oggi
Intanto pensiamo all’adesso 
Il momento presente non esiste
poiché un’attimo prima era ancora
il futuro che ci attende
e subito dopo scivola
già nel passato
Quindi l’adesso
é di continuo costretto ed eroso,
inafferrabile,
transeunte
É istantaneo e sempre sfuggente
come un attimo fuggente
Possiamo solo esercitarci
per amplificare,
dilatandola il più possibile,
l’esperienza dell’hic et nunc
Cogli l’attimo!
Del doman non c’è certezza!

 

Di là, c’è chi sta dormendo 
I miei ritmi di sonno veglia 
sono sempre diversi e inconciliabili,
ma va bene così

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19 luglio 2024 5 19 /07 /luglio /2024 11:57
Orsacchiotto nel cruscotto, con piccole stelline (foto di Maurizio Crispi)

Mi accingo a partire per un viaggio e ci sono i miei due figli con me 
Sono tutti e due piccoli d'età, uno dei due appena un po’ più grande dell’altro (e non c'è la differenza di età che c'è tra l'uno e l'altro nella realtà).
C’è la loro madre (un'unica madre), ma è un personaggio inerte
Sono (siamo) a Londra
Sono appena tornato dall’avere sbrigato le ultime pratiche ed incombenze, ma prima ero anche andato a fare una specie di check-in per i due ragazzi e per me
Ritorno a casa di premura (il tempo stringe) e devo predisporre in gran fretta una borsa che contenga tutto quello che ci possa servire durante il viaggio, inclusi i biglietti
La preparazione del bagaglio risulta essere un incubo 
I minuti corrono via tirannici e il mio affaccendarmi sembra non porti ad alcun risultato
Le mie azioni sembrano prive di efficacia
Il volo è previsto per le 11.00 e sono già  9.30
I ragazzi nemmeno sono a casa (ma quando ritornano?)
Mi affanno a raccogliere tutto ciò che possa servire , ma ci sono intoppi
Le cose non entrano tutte nella borsa 
Alcune mancano e, per quanto mi affanni a cercarle per ogni dove, non spuntano fuori
Non riesco a trovare tutto ciò che mi serve 
Poi mi accorgo che mi mancano i titoli di viaggio, compresi i tre piccoli coupon che mi hanno consegnato quando ho fatto il check-in 
Poi, i ragazzi tornano a casa, ma la loro presenza non mi è di aiuto 
Anzi, mi intralciano
Freneticamente, tiro fuori tutto il contenuto della borsa, la rimetto dentro, faccio la conta, ma manca sempre qualche cosa
Dio mio! 
L’orologio corre inesorabile e sono già le 10:15! 
Finalmente mi sembra di avere tutto quello che mi serve 
Siamo già sul pianerottolo dove c’è una tizia addormentata per terra che mi intralcia
Sarà strafatta? Sarà ubriaca? O sarà una sfrattata?
Ma anche là sul pianerottolo comincio a sistemare le cose nella borsa, a tirarle fuori, a rimetterle dentro, senza sosta 
Un vero casino 
Nel mentre Gabriel si addormenta, anche lui sul pavimento
A posto siamo! 
Decido di lasciare qualche cosa, per alleggerire la borsa 
Non so se tornerò più in questa casa,, quindi non ho idea alcuna se le cose che lascio potrò mai recuperarle
La borsa sembra, per varietà e quantità delle cose che ci stanno dentro, il gonnellino di Età Beta 
Finalmente, mi pare di avere tutto ciò che mi serve. Potrei forse pronunciare la fatidica frase e cioè che "sono pronto", anche se non si può mai essere pronti del tutto
E affermo con foga, a voce alta, che dobbiamo affrettarci ad andare in aeroporto
Per far ciò dobbiamo ancora prendere la metro metropolitana ed essendo oquesto orario di punto sarà un bel problema muoverci fluidamente e senza inciampi.
Sono già le 1030 
L’aereo parte alle 11.00
Penso che, a questo punto, possiamo solo sognarcelo di poter partire 
Ma sento anche confusamente, quasi istintivamente, che in qualche modo potremmo farcela 
Adesso ho anche i coupon del check-in stretti in mano, li metto in una tasca esterna della borsa per averli poi a portata di mano
Mi accorgo però che i tagliandi appartengono a compagnie aeree differenti e dunque sono relativi a voli diversi
E mi interrogo: cosa sarà mai successo?
Ero sicuro, in verità, che avremmo viaggiato assieme, sullo stesso aeromobile! 
Comunque andiamo, affrettiamoci,  di sicuro in aeroporto riusciremo a risolvere anche questo problema
Sono ottimista!
Guardiamo al bicchiere mezzo pieno!

 

Dissolvenza

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18 luglio 2024 4 18 /07 /luglio /2024 13:53
Riflessi (foto di Maurizio Crispi)

La città è mezza vuota

A Palermo, dopo il Festino,
comincia veramente 
l’estate balneare e vacanziera 
La città si svuota, 
si fa un po’ più silenziosa, 
meno inquinata forse 
Anche se gli strombazzatori al volante 
imperversano sempre
con la loro tracotanza,
con loro clacsonate 
imperiose e irrispettose
Take It easy!,
vorrei dir loro,
che fretta avete di arrivare all’inferno?
Mi annoiano 
Mi fanno incatsare 
Li devo subire anch’io
che pure vado a piedi 
Screanzati al volante! 
Bulli al volante! 
Le loro clacsonate selvagge 
rendono il caldo torrido 
più insopportabile che mai 
Ti danno la sensazione 
di vivere in un paese senza speranza

 

Sono stato rintanato in casa 
per gran parte del giorno, 
dopo aver eseguito alcune incombenze 
in giro con la bici 
Alla fine ero affaticato e accaldato 
Mi sono dedicato alla lettura e al riposo
nella frescura ombrosa di casa
Non c’è niente di meglio, 
quando fa caldo 
e quando la gente ti è insopportabile 
con i suoi modi sguaiati e prepotenti

 

Nel tardo pomeriggio,
alla mia uscita finale con il cane,
ecco che soffiava un vento del Sud
caldo come un phon acceso
Ma, in alcuni tratti, 
per strane alchimie topografiche, 
il suo ansito diventava 
fresco e piacevole 
e dava refrigerio,
un refrigerio illusorio, purtuttavia,
breve e istantaneo 
come un singolo respiro
Succedeva particolarmente 
in alcuni incroci
e ho pensato che questo refrigerio
fosse soltanto un’illusione
procurata da un demone o da un jinn 
- come lo si voglia chiamare -
per convincerci che all’inferno
non ci siamo ancora

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18 luglio 2024 4 18 /07 /luglio /2024 12:43
Bandiere di preghiere a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

1. Predicatore

 

Parlavo, io,
e dicevo cose sagge e sapienti,
ma chi ero io 
per poter dire che io stessi dicendo 
parole sapienziali e di verità?
Intanto, mentre parlavo, 
cedevo ai desideri della carne
e a me stesso dicevo,
questa volta in silenzio,
con parole mute,
Occorre prudenza
Occorre sobrietà 
Il predicatore per primo
é tenuto a praticare
le virtù di cui predica
Mi sono svegliato
nel bel mezzo d’un sonno
profondo e ristoratore
e ho pensato che fosse bello
ciò che stavo sognando,
anche se non ne ricordo una cicca

 

Questo, però, lo ricordo
che c’era un’antica città di pietra
con un grande giardino, al suo centro,
odoroso di essenze,
percorso da viali delimitati
da secolari siepi di bosso
La cittadina era costruita
sulla cima della montagna
ed io mi inerpicavo
lungo esoterici percorsi,
per conquistarne la cima
e lì tenere il mio discorso

 

Ero, nel sogno, 
il Vecchio della Montagna,
Gesù e Maometto, 
Joseph Smith,
tutti e nessuno

 

E questo è tutto
Gli altri dettagli
sì sono fatti evanescenti
e poi sono svaniti
senza lasciare tracce o indizi

(L’immagine illustra il V viaggio di Sindbad, quando avviene l’incontro con lo spaventoso uccello Roc)

2. Cuntastorie

In un sogno raccontavo di me stesso
e delle mie imprese mirabolanti
Di tutti gli astanti polarizzavo 
un teso ascolto sul mio narrare,
ed anche occhi vivi, 
piena attenzione,
ed ero contento di questo 
Mi sembrava anche di esagerare, 
giacché condivo i miei racconti,
li arricchivo, 
li infioravo di cose mai accadute,
aggiungendo rubini e topazi 
al piombo e al ferro più prosaici 
Ma, sotto sotto, 
un pizzico di verità c’era sempre
Facevo il contastorie
Mi mancava solo la chitarra 
e il tabellone dipinto a colori vivaci
Se li avessi avuti, 
sarei stato perfetto nel ruolo 
Ero come Odisseo che racconta
dei suoi viaggi ad Alcinoo
e alla sua corte
o come Sindbad il Marinaio
perso nella rievocazione
dei suoi mirabolanti incontri
Erano molti quelli che mi ascoltavano,
intenti e affascinati 
Tra essi anche alcuni del posto 
dove in questi giorni lavoro 

Succedevano anche tante altre cose, 
ma queste le ho dimenticate

 

Dissolvenza

 

(L’immagine illustra il V viaggio di Sindbad, quando avviene l’incontro con lo spaventoso uccello Roc)

(L’immagine illustra il V viaggio di Sindbad, quando avviene l’incontro con lo spaventoso uccello Roc)

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18 luglio 2024 4 18 /07 /luglio /2024 11:15
La fine delle cose (foto di Maurizio Crispi)

Ho visto anziani
muoversi a piccoli passi frettolosi 
con la testa china 

 

Ne ho visto altri procedere lenti 
con il supporto di un deambulatore 

 

E ce ne sono altri ancora 
che non escono più di casa 
e se ne stanno seduti 
tutto il santo giorno 
con le mani tremolanti 
posate in grembo, 
gli occhi appannati dalla cataratta 
oppure in piedi, immobili,
davanti ad una finestra,
intenti a guardar fuori sino a sera,
senza in realtà vedere alcunché 

 

E altri ancora esiliati,
estromessi,
abbandonati 
nelle case di riposo 
dai nomi più fantasiosi e accattivanti,
A Casa di Peppa,
La Grande Famiglia Sagrada,
Il Focolare
L’Arca di Noé
Le Lantane
La Gioia dei Nonni
La Fonte della Felicità 
Sole e Luna
Insieme per l’Eternitá
Suprema Gioia
Shangri-La del Nonno
Sovraffollate
Malsane
Letti stipati
e via il comodino
perché non c’è spazio
E i residenti storditi da farmaci,
prescritti a piene mani,
con generosità sospetta,
perché se no si alzano troppo,
chiedono troppo,
ma anche impastoiati nei pannoloni
perché i pochi badanti presenti 
non fanno in tempo ad accompagnarli 
al bagno quando hanno bisogno

É meglio tenerli in posizione orizzontale,
clinostatica, questi anziani,
in un’immobilità che già li mette
in prossimità con la Morte
e che li trasforma in corpo morto, 
prima che siano davvero morti
Altri vengono crudamente legati 
alla carrozzina a ruote
e lì lasciati per ore

Immobilizzati nel letto o sulla sedia a ruote,
loro urlano e si lamentano,
e danno motivo a chi si occupa di loro
di sedarli ancora di più

I badanti non vogliono essere disturbati;
e in più il rapporto badanti/assistiti 
è nettamente a sfavore dei primi

Luoghi non-luoghi
queste case di riposo!
Luoghi di spoliazione dell’individualità!
Micro-lager legalizzati, insomma!

Che barbarie!
Che tristezza!
Dove è finita la nostra umanità?

Non fate agli altri
ciò che non vorreste 
fosse fatto a voi

 

E altro non dico!

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14 luglio 2024 7 14 /07 /luglio /2024 09:53
Selfie deforme (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato che partecipavo
ad una riunione condominiale
Non mi pareva di riconoscere la maggior parte dei presenti
Attorno a me, percepivo solo facce ostili
cupe
chiuse
Che ci faccio qui?
Cosa vogliono da me?
Ero a disagio
Si parlava di quote condominiali
non riscosse,
di deficit del bilancio,
di piani di rientro per i morosi
Io dicevo che già stavo pagando
ratealmente, con solerzia
Tutte le facce degli astanti,
all’unisono,
si volgevano verso di me, 
erano facce mute,
totalmente lisce,
senza lineamenti,
senza occhi 
senza bocca
senza naso,
come quelle dei manichini
Eppure mi fissavano
e m’incutevano timore
Forse avrei dovuto starmene zitto,
pensavo
Forse ho parlato troppo!
Meglio dire poco,
piuttosto che molto!
Ma qual é il limite 
tra il poco e il molto?
Come si fa discriminare
e a sapere?
Occorrono astuzia,
senso dell’opportunità 
e machiavellici accorgimenti,
pensavo,
tutte virtù 
di cui io sono privo
Sempre parlo e straparlo,
quando invece quella boccaccia
che mi ritrovo
farei meglio
a tenerla chiusa,
ben sigillata
O forse dovrei trasformarmi
io stesso 
in sfingeo manichino!

 

Dissolvenza

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11 luglio 2024 4 11 /07 /luglio /2024 07:09
La sedia dell'extracomunitario (foto di Maurizio Crispi)

Ogni giorno un extracomunitario, probabilmente asiatico, pelle molto scura, bianca barba profetica, si accomoda su questa sedia pieghevole davanti all’ingresso della farmacia di via Ludovico Ariosto, a Palermo, proprio accanto alla libreria "Punto Einaudi", di cui sono frequentatore e cliente.
Per ore se ne sta seduto lì paziente e chiede un obolo a tutti coloro che entrano ed escono dalla farmacia, ma anche ai passanti.
É gentile nel suo chiedere, non invadente e neppure aggressivo, come invece si connota di frequente il comportamento di altri questuanti. 
È una presenza assidua
Non si può non notarlo
Quando si ritira nei suoi quartieri (e mi chiedo: dove abiterà mai? Avrà una sua famiglia? Un suo posto?) la sedia la lascia legata alla balaustra un po’ sbilenca che delimita i posti auto riservati agli acquirenti della farmacia.
Non avrebbe senso, in fondo, portarsela a casa e fare avanti e indietro con quel carico!
È più pratico lasciarla lì, pronta per l’uso, il giorno dopo. In fondo, è il suo strumento di lavoro, ma - d’altra parte - chi potrebbe mai voler rubare una vecchia sedia?

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7 luglio 2024 7 07 /07 /luglio /2024 10:03
Selfie (foto di Maurizio Crispi)

Sono in viaggio alla guida di una macchina sportiva, tipo una Lamborghini o una Maserati, di quelle auto dove c’è spazio solo per il guidatore e un passeggero, scomodissime, e dove ti sembra di essere seduto a terra, tanto sono basse
Ricordo che mi sono dovuto fermare per fare rifornimento 
Scendevo dall’auto, lasciandola parcheggiata vicino all’erogatore di benzina e andavo alla struttura vicina, un market con servizi di ristorazione, dove c’era grande movimento, poiché era scomparso un bambino e tutti erano accorsi per iniziare una grande ricerca collettiva
Parlavo con qualcuno, forse con qualche ragazzino, compagno o amico di quello scomparso 
Chiedevo notizie, mi informavo
Poi tornavo all’auto che non era più dove l’avevo lasciata
Entravo in ansia al pensiero che l’avessero portata via poiché avevo lasciato le chiavi attaccate al cruscotto 
Ma no! 
Qualcuno l’aveva semplicemente spostata perché ingombrava il passaggio 
Ed ero lì parcheggiata un po’ più lontana rispetto a dove io l’avevo fermata
Salivo in auto, riflettendo quanto fosse stretto e scomodo l’abitacolo, ma non c’era granché da fare: era questa la situazione e bisognava fare buon viso e cattivo gioco
Ripartivo senza fare benzina, benché il motivo iniziale di quella sosta fosse stato proprio il bisogno di fare il pieno 
Al volante dell’auto mi dirigevo di nuovo nella direzione da cui ero arrivato, ma imboccavo una stradina secondaria che non conoscevo
Vedevo in lontananza la via principale intasata all’inverosimile di autovetture
La strada che percorrevo, invece, era disagevole, piena di buche oltretutto
Temevo di distruggere la mia auto con la scocca troppo bassa per un fondo stradale di questo tipo
A un certo punto, vedendo nella distanza che il traffico della via principale che avrei raggiunto di lì a poco era totalmente bloccato (non si muoveva più una foglia e si era formato un tappeto di vetture che si stendeva a perdita d'occhio), decidevo di fermarmi per fare una conversione ad U e poter così tornare indietro, sui miei passi e sulle mie tracce
Mi accorgevo che i comandi non rispondevano bene al tocco dei piedi: e che, soprattutto, i freni non reagivano adeguatamente, come se non ci fossero del tutto
Riuscivo a manovrare comunque, approfittando di un grande slargo,  e riprendevo il cammino nella direzione opposta
Mi accorgevo che da una strada laterale iniziava a venire fuori un grosso mezzo agricolo, tipo una trebbiatrice, del tutto incurante del segnale di stop e dell’obbligo di dare la precedenza
Il suo muso, grande, grosso e alto quanto una casa sporgeva sempre di più ed io già mi prefiguravo, in una manciata di secondi, l’impatto violento, poiché i freni non rispondevano in alcun modo
Alla fine, mentre i miei piedi freneticamente si agitavano, muovendosi tra freno e frizione, senza nemmeno accorgermene, mi ritrovavo a premere con forza l’acceleratore e l’auto con un ruggito, spinta dalla forza propulsiva dei suoi 300 cavalli schizzava in avanti e riusciva a passare proprio per un pelo, scongiurando l’impatto

 

Dissolvenza

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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