Candeggina,
sento odor forte di candeggina,
forte odore
e il naso prude e lacrima,
mi colano anche gli occhi
Disinfettiamo tutto, con forza
con ardore,
con vigore sublime
Candido Candide
Leggiamo o rileggiamo Voltaire,
é certamente meglio!
Ho voglia di mangiare un bel candito Mmmmmm
Che buono!
É uno sballo sentirlo crocchiare
sotto i denti
che si appiccicano
alla sua sostanza zuccherina e collosa
Testa fredda
Mi vengono i brividi alla cucuzzedda
Correnti d'aria stizzose
s’impongono al mio cervello,
lo fanno restringere
Pelle d'oca al cervello,
se così si può dire
Il cervello è molto snello
e privo di orpello
ben intrattenuto
dalla melodia dolce e profonda
del violoncello
Almeno, questo sarebbe il desìo
E invece
Voci, grida stentoree e sguaiate
Rumori di cancelli di pesante acciaio sbattuti
Clangore di grosse chiavi d’ottone
E' come essere
nel bel mezzo della piazza di un mercato
in cui ognuno grida la sua merce con fervore
e dove, di tanto in tanto,
si accendono liti
intense e furibonde tra i facinorosi,
frastuono e stimolazioni sensoriali
che sembrano appartenere
alla più profonda delle bolgie dantesche
Stiamo camminando con mio figlio attorno alle 23.00 del 18 marzo (ieri), fa freddino, umido più che altro, dopo una giornata sciroccosa. Mentre passiamo dalle parti di Torre Sperlinga vediamo uno ...
É strano quando succede
di accorgersi
di aver sognato
Ti svegli
e, all’improvviso,
ci sono delle immagini estranee
che cominciano a colare
fuori dalla tua mente
All’inizio,
non te ne rendi conto
Poi, sì!
Pensavi di non aver sognato
ed invece c’è un sogno
che preme per uscire
alla luce e alla consapevolezza
Sono immagini vaghe e fluttuanti
quelle che filtrano
si tratta di acchiapparle con un retino
come quando si va a caccia di farfalle
e di metterle in ordine
organizzandole in un racconto
Questo processo è perturbante
perché ti mette in contatto
con una parte del tuo sé
poco conosciuta
come fosse la faccia nascosta della luna
Maurizio Crispi (19 ottobre 2025)
Ero a casa, a letto
Qui giacevo tra le coltri, inquieto,
a metà ancora tra il sonno e la veglia
Indulgevo in una stimolazione auto-erotica
Sentivo una forte tensione
e cercavo di placarla
Forse ansimavo o gemevo
Ma poi mi riscuotevo
e, senza essere giunto all’apice,
mi alzavo
Mentre mi muovevo per rivestirmi,
mi accorgevo che, nella stanza vicina,
c’era un ospite di cui ignoravo l’esistenza
Sorprendente!
Come avrà fatto ad entrare?
Con quali chiavi?
Mi sentivo imbarazzato al pensiero
che potesse avermi sentito
mentre mi agitavo e gemevo
nel viluppo onirico dell’autoerotismo
Poi, ci ritroviamo attorno ad un tavolo
e qui ci sono la mamma e mio fratello
C’è anche l’ospite segreto di prima
Siamo seduti per il desinare
e all’ospite dico di mio fratello
e dei suoi limiti
che sono possibilità
Sento anche la presenza di mio padre
che aleggia attorno a noi,
una presenza impalpabile
come un fremito nell’aria,
un soffio di vento
o un’increspatura nell’aria
C’è, tuttavia, mio padre,
pur invisibile, s’impone a noi
con forza
Poi mi ritrovo a camminare
con il cane al guinzaglio
lungo un sentiero scosceso e scivoloso
Ci sono alberi stenti che crescono
da un terreno fangoso e brullo
Mi aggrappo al loro tronco
per non scivolare giù.
nei passaggi più impervi
Più volte rischio di cadere rovinosamente,
ma ciò non accade
poiché con un guizzo riesco sempre
ad aggrapparmi a qualcosa
che mi trattiene
Una voce imperiosa
con un registro cupo
grida di transitare forte
L’ospite segreto e ignoto
cammina dietro di me
con costanza, senza inciampi
ed è la mia ombra,
una malombra che non proferisce verbo
Vado a rilento, superando
uno alla volta
tutti gli ostacoli
che si frappongono nel mio cammino
attraverso questa selva oscura
Mi ritrovo infine all’interno
di un centro commerciale
vasto e cavernoso
Qui ha avuto luogo una festa di bambini
e tutte le merci esposte
sono state messe in disordine
Anche qui continuo a fare
un percorso ad ostacoli,
una specie di parkour urbano,
e, nello stesso tempo,
cerco di mettere a posto
gli oggetti sparsi in giro
Qui non ci sono più pericoli da affrontare
ma c’è solo da compiere una traversata
caratterizzata da piccoli ostacoli
e solo da qualche passaggio angusto
da superare,
ma niente di che
Ci sono degli incontri con persone
che rimangono senza volto
Dissolvenza
Ero sulla riva del mare
ed era una spiaggia grigia ed incolore
che si stendeva a perdita d’occhio
Subito a ridosso della battigia
cresceva un’enorme duna scoscesa
Ed era tanto alta che non c'era modo di capire
se al di là vi fossero altre dune,
oppure monti o laghi o pianure o una città
Io mi ci inerpicavo sopra,
arrancando su per il pendio
e cercando di arrivare sulla cresta
per poi scendere sull’altro versante
L’ascesa era faticosa ed aspra,
il terreno cedevole sotto i miei piedi
Avevo fretta,
ero in ansia,
ogni tanto incespicavo
I miei piedi facevano franare la sabbia
verso il basso in piccoli rivoli,
talvolta vi sprofondavano dentro
come fosse neve soffice
Quando mi giravo a guardare il mare
alle mie spalle
vedevo una grande onda,
un gigantesco tsunami
avvicinarsi alla riva,
romband e gonfiandosi a dismisura
L’onda che cresceva vieppiù in altezza
e la cresta che, sempre più alta,
formava un ricciolo
ormai maturo per rinchiudersi
su se stesso
e la duna gigantesca
che si elevava verso il cielo
formavano due muri colossali
contrapposti tra loro
Quale dei due avrebbe vinto
nel prossimo, inevitabile, scontro?
Quale dei due avrebbe schiacciato,
annientato l’altro?
Io ero lì in mezzo,
una formicola minuscola
sotto il maglio liquido di un gigante
Ero in affanno
Lottavo per arrivare alla cresta
e oltre
prima che l’onda mostruosa
si abbattesse su di me
Sono stati disseminati degli indizi
sul terreno
Gli intrepidi dovranno compiere
un percorso, seguendoli
Non è facile individuarli questi segnali
Bisogna aguzzare l’ingegno,
occorre interpretare
Nulla è ovvio,
nemmeno scontato o facile
Si sa questo per certo:
alla fine del percorso
si arriva ad un grande albero
Qui bisogna girarsi di 90 gradi
e quindi, dandogli le spalle,
occorre muovere dei passi precisi e misurati
verso destra,
quindici per l’esattezza
E poi non rimane che scavare
Chi sarà così bravo
da seguire il percorso
sino alla fine
sarà ricompensato
La ricompensa andrà al di là
di ogni suo sogno
Maurizio Crspi (12 ottobre 2024)
La mappa del tesoro disegnata da mio padre, per me bambino
Un ricordo d'infanzia. L'Ospizio Marino (così si chiamava allora questa struttura) era sul mare, costruita appositamente in un luogo soleggiato, poiché era stata inizialmente pensata come luogo di cura per il rachitismo (che all'inizio del XX secolo, ancora imperversava).
E, quindi, dal piano dove si trovavano i padiglioni, si poteva discendere al mare, seguendo delle misteriose scalette e attraversando una fitta boscaglia, sino ad arrivare al "solarium" una vecchia costruzione costruita proprio per esporre al sole i corpicini deformi dei bimbi rachitici.
Papà aveva trovato il modo di irreggimentare attraverso il gioco la mia passione per l'esplorazione di questo spazio misterioso. E, in questo modo, metteva a freno la mia impazienza.
E così mi aveva disegnato una mappa, piena di toponimi dai nomi accattivanti, tipo "balcone dei Serpenti", "sentiero delle Tigri", "bosco degli Orsi", "passaggio dei Draghi", seguendo i cui percorsi - come nei migliori romanzi di avventure salgariani e stevensoniani - sarei arrivati infine al "tesoro".
io andavo in esplorazione, seguendo le istruzioni della "mappa" e poi tornavo da lui per riferirgli dei risultati delle mie esplorazioni.
In questo gioco, lui si metteva nei panni del geografo ed io in quello dell'esploratore.
Del resto, nel rapporto tra l'adulto che sa molte cose e il ragazzino che si affaccia alla vita e che ha tanto da imparare non dovrebbe essere sempre così?
Ero su di una grande nave da crociera
Camminavo sui ponti, passando dall’uno all’altro per mezzo di scalette e stretti passaggi
Era una nave talmente enorme da sembrare una piramide egizia più larga alla base e un po’ più stretta verso l’alto
La grande nave si accingeva a salpare
Il mare era di un blu profondo con venature verde cupo, il cielo azzurro e sgombro di nubi
I motori pulsavano con un rombo continuo e basso: la nave vibrava sotto i miei piedi come un gatto che fa le fusa
Era un corpo enorme e gigantesco che prendeva vita, con un movimento che, dapprima lento, si faceva più veloce
Salivo e scendevo lungo quelle scale, esplorando
Ad un certo punto, nel corso di queste mie inquiete peregrinazioni, vedevo un vasto salone che s'affacciava all’esterno per mezzo di grandi e ariosi finestroni
Al suo interno, che era riccamente arredato con numerosi divani e sommier foderati di velluto rosso, uomini e donne si accoppiavano nelle più diverse e fantasiose posizioni, con dedizione e passione, dando vita ad un colossale partouze, in cui prendevano risalto scenette e complesse configurazioni
Grappoli di uomini e donne intenti nella frenesia dell’amore
Mi eccitavo a quella vista e mi soffermavo a guardare
Sentivo che il cazzo mi si induriva immediatamente per l’eccitazione
Avrei voluto unirmi, a quegli scopatori e diventare parte di quella live performance, ma - come mi accorgevo - non vi erano vie di accesso
Era come se quell’orgia appartenesse ad un altro mondo, dal quale io ero escluso
Potevo solo guardare, avvertendo con un senso di penosa frustrazione, il cazzo eretto e già lucido di umori stillanti che voleva piacere
Non mi restava che toccarmi, sfregare e strattonare il pene turgido, cercando di trarre un piacere surrettizio, mentre quelli al di là del vetro godevano come ricci, in un groviglio di corpi, di membra e di membri.
Ma la situazione non era agevole
Nel mio punto di osservazione, arrivavano di continuo nuovi passeggeri in formazioni familiari compatte che volevano godere del panorama e che sembravano non accorgersi minimamente di ciò che accadeva all’interno di quel grande salone delle feste
Quindi, io ero continuamente distolto dalla mia azione autoerotica coinvolgente, per quanto solitaria
Ma poi succedeva anche che quelli all’interno del salone si accorgevano di me all’esterno, un povero pirla con il cazzo gonfio e arrossato, quasi priapico e satiresco,, e immediatamente si distoglievano dalle loro attività e si facevano tutti contro le vetrate e mi guardavano dandomi la baia
Ingres è stato considerato per molti anni il maggior rappresentante dell'ideale neoclassico nel corso XIX secolo e tale considerazione non può di certo
Questo sogno mi ha ricondotto a pensare ad un sogno intensamente erotico occorso circa quattro anni addietro
Una stanza
Una grande alcova
Il pavimento ricoperto di soffici tappeti
C'è - al centro di un grande letto rotondo -
una donna dal corpo flessuoso, i seni sontuosi
La sua vita è stretta, i fianchi non sono troppo larghi
ma il suo culo è reso attraente a dismisura
dalla sinuosità del corpo e dall'elasticità delle membra
La donna è semivestita,
ma - per come è ricoperta dai tessuti -
potrebbe essere nuda
per l'effetto che mi fa osservandola
attraverso lo spiraglio della porta semichiusa di un camerino.
dove io sono appostato (con il suo consenso, ovviamente)
attendendo che arrivi un suo amante
Il quale, seppure con un certo ritardo,
s'appresenta
Ha una faccia da furbetto,
non mi piace proprio,
anche perché è vestito tutto azzimato
con abiti alla moda
Si accosta alla donna è comincia a farle delle moine
e a toccarla, a tratti la palpeggia
Io osservo non visto la scena,
ma lei sa che io sono lì, nascosto
e questa consapevolezza accresce la mia eccitazione
a dismisura
Appare ora anche un vecchio,
con barba e capelli bianchi
Il vecchio è semivestito
ha i pantaloni calati che lasciano intravedere
un cazzo enorme, per quanto flaccido,
e due palle da torello
che per via del rilasciamento dei tessuti
dovuto all'età, pendono a dismisura,
ma in ogni caso la loro massa denota grande vigoria
L'arrivo del vecchio accresce la mia eccitazione
e, cogliendo uno sguardo di complicità della donna,
rompo gli indugi ed entro nella stanza
calpestando senza rumore i soffici tappeti
Comincio a spogliarmi
poiché voglio essere del tutto nudo
prima di accostarmi alla donna
Il tizio con l'aria da furbetto
si gira verso di me
e mi fa cenno con la mano
di non essere troppo precipitoso Calmati! Calmati!, sembra voler dire
Ed io a mio volta penso:
Ma cosa cazzo vuole! Io faccio quel che mi pare!
La donna sembra non aver gradito il gesto del tizio
volto a rallentarmi e a stemperare il mio ardore
Fa un gesto di stizza,
accompagnato anche da una sintona mimica facciale
Un punto a mio favore, dunque
Anche il tizio e il vecchio
ora si spogliano
Il vecchio rimane da canto,
in veste da osservatore, parrebbe,
per quanto il suo cazzo
con sapienti tocchi della mano
abbia raggiunto una ragguardevole erezione,
quasi priapesca
Penso che il vecchio possa essere appunto un Priapo
inviato dalle potenze celesti
a osservare e a fare da arbitro
di questa singolare tenzone d'amore
Siamo tutti nudi adesso:
anche la donna si è liberata dei suoi indumenti
e mostra in tutta la sua gloria
il suo prorompente seno,
e si vede per bene,
per la mia delizia, il ciuffetto di peli pubici
che lasciano una piena visuale
della fica già bagnata
I corpi della donna e dell'uomo con la faccia da furbetto
s'avvinghiano
per un attimo mi pare di non avere alcuna via d'accesso
alle parti erogene della donna,
poiché sono in una posizione svantaggiata,
posso soltanto allungare la mano
e prendere ad accarezzarla con dolcezza,
dove posso
Lei mi guarda e socchiude le labbra,
lasciando intravedere la punta della sua lingua rosea
La mia erezione è al massimo,
La forza del desiderio è salita alle stelle,
ma so che dovrò aspettare ancora
prima di ricevere il suo bacio
sulla punta del mio cazzo e di sentire la lingua che ci gioca
come pure prima di poterla penetrare
e scoparla dolcemente
per arrivare assieme ad un orgasmo condiviso
e alla mia eiaculazione furibonda
Lei si sposta in modo tale che i suoi piedi affusolati
con le unghie dipinte
nel modo che piace a me
siano alla mia portata
e, con voluttà, inizio a leccarne le dita, una per una,
e a succhiarle
La donna geme di piacere
Ho la sensazione di essere adesso
un primus inter pares,
in netto vantaggio rispetto al tizio con l'aria da furbetto
Il vecchio Priapo approva
Mi reco in un posto dove devo prendere nuovo incarico di lavoro
Si tratta di una clinica (forse)
Arrivo, parcheggio l’auto e ci lascio dentro Black (che viaggia sempre con me), visto che non fa troppo caldo
La clinica si trova nel centro storico di Palermo, vicino alla Cala, che è il vecchio porto della città (scrivo ciò a beneficio di chi, fra i lettori, non è di Palermo)
L’ingresso alla clinica è disagiato; la porta d’ingresso non è facilmente riconoscibile, poichè non vi sono grandi insegne che ne consentano l’identificazione
Devo percorrere uno stretto vicolo e poi salire delle scale altrettanto strette e tortuose (che razza di clinica sarà mai questa? Sembra essere piuttosto la location di un lupanare dei tempi andati nella città vecchia…)
Quando finalmente arrivo, dopo aver faticato non molto per orientarmi in quello che sembra un complicato labirinto, trovo tanta gente indaffarata, alcuni con camici bianchi, altri con camici verdi e cuffiette da chirurgo alla testa
Si tratta - da quel che comprendo - di una clinica che si occupa prevalentemente di chirurgia (che si tratti di chirurgia plastica?)
Questo mi spiazza un po’, ma nello stesso tempo mi elettrizza, poiché penso che finalmente mi troverò a fare qualcosa che, ancora da studente di medicina, pensavo di voler fare, sino a quando non ebbi un repentino cambio di aspirazioni e di interessi
Penso che, in questa circostanza, potrei riesumare il ricordo della diuturna frequentazione che, da studente, feci della sala operatoria di un’importante clinica privata di Palermo, il cui chirurgo principale era un grande amico di mio padre
Vado in giro, aspettandomi di poter parlare con qualcuno, ma non c’è nessuno che mi dia udienza
Non so a chi rivolgermi
Sono tutti molto indaffarati e non mi danno conto
Poi mi ritrovo a ridiscendere giù per strada, non so perché, forse ho dimenticato qualcosa in macchina
Ne approfitto e prendo con me Black e lo faccio passeggiare per un po’
E' tutto scodinzolante e felice per questo inatteso intermezzo che ha interrotto la monotonia di un'attesa senza tempo
Quando vado per rimetterlo in macchina perché si è fatto il tempo di tornare alla clinica, ha cominciato a piovere violentemente e la maggior parte delle strade si sono adesso allagate con fiumane d'acqua che scorrono da tutte le parti con foga torrentizia e che rendono il basolato di pietre oltremodo scivoloso
Ma non trovo più la macchina (Atch!!!!)
È scomparsa
(Forse ho dimenticato dove l’ho parcheggiata)
Penso anche che sia stata travolta e portata via dall’alluvione che si è abbattuta su questa parte della città
Cerco dei punti di riferimento, ma senza trovarli
È davvero un dilemma
Non so che fare, anche perché adesso ho con me il cane e non so come fare ritornare alla clinica (Non posso certo portarlo con me! Che figura ci farei?)
Inoltre, non sono più abbigliato in modo formale e adeguato per una situazione lavorativa, bensì con indumenti raffazzonati e obsoleti, di tipo sportivo, proprio di quelli che sono più adatti ad una tenuta da passeggiata mattutina con il cane
Non posso certo ripresentarmi lì con il cane al guinzaglio (di nuovo!)
Mentre mi aggiro nei dintorni, senza sapere bene che fare, ecco che avvisto molti della clinica con indosso sempre i loro camici bianchi o verdi che si aggirano anche loro per quei vicoli
Forse sono usciti un attimo per andare a prendere un caffè al bar
Mi avvicino a quello che sembra essere uno dei capi-decisori, in blusa e pantaloni verdi, e attiro la sua attenzione
Gli espongo la mia situazione, dicendogli che non posso ritornare per il momento, perché si è verificata questa incresciosa contingenza
Non trovo più la macchina
Di conseguenza, non ho più il posto dove lasciare il cane
E non posso certo salire su alla clinica con il cane al guinzaglio
Mi dice che comprende la mia situazione e mi ammonisce dicendomi che, se non dovessi risolvere nel più breve tempo possibile questa mia momentanea impossibilità a far fronte alle mie responsabilità, dovrà prendere dei provvedimenti disciplinari a mio carico
D’altra parte, mi dice, dovrò ancora fare il colloquio di ammissione e di valutazione con il capo dei capi (della clinica) il quale - tra l’altro - mi dovrà dare delle indicazioni specifiche sulla natura del mio lavoro lì e mi accenna anche qualcosa in anteprima: si tratterà di un'attività di valutazione delle condizioni psicopatologiche dei soggetti portatori di Morbo di Basedow, prima che intraprendano l’intervento chirurgico di ablazione della tiroide
Corro e ricorro
Forse anche rincorro
Chi? Qualcuno o qualcosa
Sono in un campus universitario e mi sposto da un luogo all’altro correndo
C’è una grande stanza in un edificio isolato in mezzo al verde che un tempo era un spazio ad uso e consumo degli psicologi e che ora è diventato una casa degli studenti
Faccio avanti indietro tra le diverse strutture, sempre correndo: Non ci capisce bene se sono là per allenarmi o per lavorare
Ogni tanto incontro qualcuno e parlo di casi clinici, sempre correndo
Poi mi ritrovo in un grande refettorio dove ognuno, passando davanti a una serie di tavoli imbanditi, può farsi allestire il piatto con le vivande che ritiene più adatte o più desiderabili
Con il mio piatto pieno mi avvio, questa volta camminando, verso la la stanza degli psicologi che adesso è diventata la casa degli studenti
Incontro degli altri e camminiamo assieme , ciascuno di noi con il proprio piatto in mano con le pietanze da ciascuno prescelte
Ci diciamo che mangeremo assieme appena arrivati, anche se non tutti sono del tutto d’accordo con questa tempistica
Mi interrogo, perché non so più dove sia adesso la stanza degli psicologi
E mi dico che se avessi necessità di parlare con loro, farei fatica a rintracciarli
Nei sogni succedono le cose più strane. come ad esempio in questo qua
Sto pelando delle patate che hanno delle forme strane, apparendo piuttosto come grossi ciocchi di legno nodosi
Mi arrivano sul tavolo da lavoro anche dei peperoni molto grossi Quando li apro per togliere via la parte dei semi, mi accorgo che all’interno ci sono altre patate che, dunque, metto da parte per poterle cuocere a parte
Poi mi arriva davanti, sempre sul piano di lavoro, un altro peperone gigante a forma di faccia al cui centro campeggia un’enorme bocca dentata atteggiata in un sorriso da clown con delle grosse labbra rosse
Questo grosso peperone, lì per lì, non sapendo in che modo catalogarlo, lo definisco “mostro marino“, forse perché è alquanto viscido e verdognolo
Anche questo contiene al suo interno delle grosse patate bollite e mi accorgo di ciò non appena lo sventro con un coltellaccio
Dopo aver liberato il “mostro marino” del suo ripieno di patate, lo metto da parte per la cottura, assieme ai peperoni che ho già parimenti svuotato delle patate bollite che contenevano
Intanto, mentre compio queste operazioni, mi arrivano dei fogli da firmare che riguardano dei piani terapeutici predisposti in modo personalizzato per pazienti che hanno problemi di abuso di sostanze e di alcol e che sono rinchiuse in istituti di pena
Ci sono da firmare anche degli ordini di servizio che riguardano, in verità, stupidaggini e che regolamentano in maniera minuta e ottusa i comportamenti da tenere nelle più diverse circostanze
Mi chiedo perché dover firmare questa roba che pare essere nient’altro che la più stupida celebrazione del potere, partorita da una mente malata e ossessionata dal controllo
Qualcuno mi parla di una tizia che è pronta per andare in una comunità terapeutica per tossicodipendenti e che - a quanto mi si dice -, nonostante l'avvio di tale progetto, continua a bere come una spugna
Qual'è il senso di tutto ciò?
Dissolvenza
La parte in cui predispongo per la cottura quelle patate che sembrano dei ciocchi di legno e sicuramente la più vivida
Questo scrissi su Facebook un anno fa, dimenticandomi poi di riportarlo su questo blog.
Una delle me avventure/vicissitudini oniriche
Maurizio Crispi (5 ottobre 2024)
Ci sarà a Palermo il concerto di una nuova banda blues
È un evento straordinario
La banda sarà composta da musicisti talentuosi, un po’ attempatelli, appassionati di blues fin dalla più tenera età (alcuni addirittura compagni di scuola sin dalle Elementari) e che, adesso, concretizzando la loro pluridecennale vocazione, hanno deciso di mettersi assieme creando una band, come i Blues Brothers, quando vengono illuminati da un raggio di luce divina che li trasfigura, indicando loro la strada
Io conosco personalmente alcuni di questi musicisti; sono stato gomito a gomito con loro; ne ho condiviso scelte musicali e passioni e, quindi, non posso mancare di partecipare a questo evento epocale
Mi reco dunque in una location dove, prima dell’evento musicale in senso stretto, si svolgeranno diverse attività con stand culturali e con l’offerta di gadget, CD e altri parafernalia musicali
Mi aggiro all’interno di questa specie di fiera, dove non ci sono ancora molti visitatori
Per il momento, mi pare che io sia addirittura l’unico e solo
Forse sono arrivato in anticipo, non so
(chi tardi arriva male alloggia)
Incontro diverse persone che ho conosciuto in passato e che se ne stanno a presidiare i diversi stand
Non so se dovrei essere contento di vederli, forse sì da un lato, eppure mi sento piuttosto schivo e vorrei starmene in disparte ed evitare gli incontri, ma non c’è niente da fare, siamo io mammete e tu
Poi succede una cosa strana
Devo andare in bagno per espletare le mie necessità fisiologiche e non si tratta di una semplice pisciata, bensì della cosa grossa
Mi indicano il bagno che è, in realtà, un semplice water closet (o forse soltanto una seggetta o un bugliolo) collocato in un punto di passaggio senza alcun riparo per la decenza e la riservatezza
Certamente, non è un luogo assolutamente idoneo alla bisogna e ai bisogni, ma poiché non riesco più a tenermela dovrò comunque usufruirne, caschi il mondo
Come ho detto prima non c’è quasi del tutto flusso di visitatori: quindi, dico a me stesso che posso farlo, riuscirò a farla franca, riuscirò a fare la cacca (diciamolo pure senza mezzi termini) con tranquillità senza che nessuno arrivi a vedermi o a dileggiarmi
Quindi mi accomodo sulla seggetta e faccio ciò che devo
E nel mentre penso ad una sequenza del romanzo “La sottile linea rossa” che lessi da ragazzo (un regalo di papà): e si tratta d’una scena breve e drammatica che mi aveva particolarmente colpito e che appunto evocava la fragilità e vulnerabilità degli esseri umani in simili momenti
Nel periodo di tempo (breve in termini oggettivi, ma lunghissimo e interminabile nella sua valenza di vissuto soggettivo) in cui mi libero comincia ad affluire - manco a farlo apposta - un’enorme quantità di gente: quindi, io mi ritrovo nell’imbarazzante situazione di essere seduto su un water closet con i pantaloni calati e pertanto in una palese ostentazione (per quanto non voluta) di vulnerabilità
E non posso nemmeno ricompormi velocemente, perché - avendo appena espletato - devo prima procedere alle necessarie operazioni di igiene personale
Mi accorgo, tra l’altro, (e con un moto di stizza e disappunto) che manca la carta igienica
Dio mio!, faccio io a mezza voce, alquanto irritato, scocciato, ma in fondo anche imbarazzato
Vicino a me si sono accomodati su delle sedie dei sindacalisti (vedi un po’, dei sindacalisti! Ma chi ce li porto!?)
Mi accorgo anche che, assieme a loro sono arrivati dei mucchi di sottili foglietti di carta traslucida, collocati lì vicino ma per me, nella mia posizione seduta pressoché irraggiungibili, e chiedo loro gentilmente di prenderne alcuni e di darmeli
Ma l’esecutore di quest’operazione è totalmente imbranato: questi foglietti si incollano sulle dita, non riesce a dividerli uno dall’altro: insomma, la situazione ristagna, mentre l’ambiente si fa sempre più affollato
Intanto, io sono riuscito a recuperare una specie di ometto appendiabiti (di quelli con le rotelle), sul quale sono drappeggiati dei tessuti tinti a colori vivaci e l’ho tirato verso di me in modo tale da creare una specie di barriera o di paravento tale da proteggermi dallo sguardo degli astanti, a questo punto dileggiante e sarcastico
Mi sembra di essere bloccato in una situazione di stallo, dalla quale non riesco a venire fuori in alcun modo
Ho incontrato la mamma questa notte
E anche mio fratello
Forse c’era anche la zia Mariannù
E tanti altri che non sono più
Ero nel punto più alto di una gigantesca arena
più grande persino del Colosseo
e dall’alto degli spalti
osservavo che al centro
si intersecavano delle strade
e pensavo che quelle strade
lastricate di pietra
arrivavano da lontano,
dalle provincie più lontane dell’impero
Mi allontanavo da quel punto panoramico,
tale da ispirarmi ardite riflessioni
sulle legioni romane
che marciavano appesantiti
da armi e bagagli sulle strade
che quegli stessi uomini
andavano costruendo,
e camminavo pensieroso,
sino ad arrivare ad una piazza
enorme, che si estendeva
a perdita d’occhio
Qua e la, all’ombra di alberi fronzuti
c’erano allestiti raggruppamenti
di tavole e sedie,
attorno a grandi buffet,
carichi di caraffe di vino e acqua
e altre bevande mai viste
e grandi piatti colmi di esotiche pietanze
che invitavano a pantagruelici pasti
C’era solo il problema della scelta
e sentivo forti i morsi della fame
Arrivava nel frattempo la mamma
assieme ad una comitiva numerosa
di cui faceva parte anche la zia
e li guidavo verso un tavolo
vicino ad un buffet
sul quale campeggiavano le più esotiche pietanze
Li invitavo a sedersi e a mangiare,
sì che potessero ristorarsi
dalle fatiche del viaggio appena compiuto
Poi, invitavo la mamma
a venire con me,
perché era mio desiderio
mostrarle la meraviglia
di quell’Arena gigantesca,
più grande persino del Colosseo
e la conducevo sino al suo punto più alto
benché il percorso non fosse semplice
e la mamma incespicasse sovente
e non fosse salda sulle gambe
per via della sua età ultracentenaria
Talvolta la dovevo sostenere
con una salda presa
perché mi pareva che stesse per cadere
Pian piano riuscivamo comunque
ad arrivare in cima
e allora mostravo alla mamma
quella meraviglia delle strade
intersecantesi al centro dell’arena
Sulle gradinate
c’erano i giardinieri al lavoro,
intenti a piantumare giovani virgulti
per trasformane i giri concentrici
in un enorme giardino pensile
Con la mamma ritornavamo indietro
per ricongiungerci al resto della comitiva
e qui trovavamo anche mio fratello
al quale dicevo
che, per le sue immersioni,
avrebbe potuto usare la mia muta
Dissolvenza
Tutto il sogno era pervaso dal senso della meraviglia e dalla percezione di uno stato di grande calma interiore
Tornano spesso nei sogni
A volte più frequentemente
Altre, meno
Eppure ci sono e mi accompagnano
Come mi ha fatto notare Ale, siamo vicini - oggi - a una data fatidica per la mia famiglia.
Li ricordo sempre, vividamente
La memoria non sbiadisce
Eppure ho la sensazione che, man mano che vado avanti negli anni, si facciano più piccoli, per quanto non meno nitidi e definiti, come se io fossi grande come Willy Wonka e loro piccoletti come gli Umpa-Lumpa, ma ció nondimeno in un rapporto di complementarità: come se li vedessi attraverso le lenti di un cannocchiale posto al contrario davanti all’occhio.
Mio padre compare molto meno spesso, ma malgrado questa sua apparente assenza lo sento come un pilastro che regge la fondazione stessa del mio essere.
Forse in questo sogno mio padre è la gigantesca arena più grande persino del Colosseo…
Emicrania,
un cerchio alla testa
Dormo profundissimamente
Immerso,
sprofondato nel più totale oblio
C’è qualcosa che accade
in uno scenario di sogno
Devo essere giudicato
Confesso la mia colpa
Poi ritratto
È ferma. Eppur si muove
Mi sento di essere nel sogno
una creatura indegna
che non merita alcun conforto,
neppure il minimo sindacale della consolazione
Sono un reietto,
questo mi dico nel sogno,
pieno di dispiacere
È tutto confuso, però
E se mi sforzo di ricordare,
le scarne impressioni residue
si dileguano
E rimane solo un cerchio alla testa,
ottindente,
avvilente,
e la mancanza di forze
e l’abulia sconfinata,
oceanica
Detto ciò,
con un’ardita capriola,
che nemmeno il più abile ginnasta,
balzo fuori dal mio giaciglio
Vivi!
Vivi!
Così dice la sentenza
Dissolvenza
Maurizio Crispi 27 Settembre 2025
Sono arrivato in un antico borgo,
costruito sulla dorsale d’un promontorio
e costituito da case basse e affollate
che si affacciano sul mare
Il promontorio, da un lato,
digrada più dolcemente
e, ai suoi piedi s'è formata
un’insenatura
orlata da un greto sabbioso
Sono lo straniero, qui
Non è il posto mio, questo
Non è quello che mi ha dato la nascita
Eppure vorrei starci
Cerco di ambientarmi,
di fraternizzare con gli abitanti
che non vedo tuttavia
da nessuna parte
So che sono gentili e ospitali
Poi, all’improvviso, arrivano
speculatori,
affaristi,
avventurieri
che vogliono comprare tutto,
case e terreni circostanti,
il mare e il cielo,
persino l’aria
Mi mostrano un punto
dal lato in cui il promontorio
digrada docile
E qualcuno mi dice
che li sono stati depositati,
seppelliti o cosparsi ,
dei rifiuti tossici
Infatti, la vegetazione qui
è tutta gracile e malaticcia,
friabile,
come nel racconto di Lovecraft., Il colore venuto dallo spazio
Mi dicono anche che qui
I nuovi padroni
costruiranno uno stabilimento enorme
per la lavorazione del pescato
Vorrei gridare e denunciare
al mondo intero l’obbrobrio
che si sta perpetrando
Mi sento stanco
Vado allora alla ricerca di un luogo
adatto al riposo
e trovo una deliziosa piazzetta
chiusa tra le case,
tutta rivestita di piastrelle di ceramica
vivacemente colorate
che costituiscono quasi un tappeto
sul quale si dipana sotto i miei occhi
una storia fantasiosa
Anche le pareti esterne delle case
sono affrescate a vivaci colori
e raccontano storie
semplici ma belle
Al centro della piazzetta
c’è un piccolo chiosco in disuso
che, un tempo, forniva agli abitanti
la possibilità di una doccia o di un bagno
All’ingresso, pende tutta sbilenca
un’insegna di legno
un po’ corrosa dalle intemperie
sulla quale è stato scritto
con vernice nera
(i caratteri sono sbiaditi)
“Fratelli Acquario. Docce e bagni pubblici”
Questo luogo ha un fascino speciale
che non riesco ad esprimere
a parole
Dissolvenza
Poi, ho di nuovo sognato
Ero in una libreria
Qui dovevo scegliere un libro
Ed era un compito ben difficile
A cosa dare la priorità?
Se prendevo in mano un libro
e lo sfogliavo
il mio occhio cadeva su di un altro,
tra quelli esposti
Tralasciavo il primo
e afferravo il secondo
per aprirlo e leggerlo avidamente,
qua e là
Poi la scena si ripeteva,
ancora e ancora,
in una spirale crescente
di desiderio e lussuria
Non sapevo più cosa fare
Era una libreria di catena
quella in cui mi ritrovavo,
ma c’era un’aria di smobilitazione
e soltanto pochi clienti in giro
Tra le pile di libri in esposizione,
appena occultato allo sguardo,
c’era un WC chimico,
senza pareti
Qualcuno cercava di usarlo,
ma era quasi impossibile
poter urinare senza schizzare i libri,
disposti tutt’attorno
a mo’ di barriera
E, oltretutto, c’era un addetto
appositamente incaricato
della vigilanza sul comportamento
di quei pisciatori folli
che venivano immancabilmente sanzionati
In cosa consisteva la sanzione?
Nell’obbligo di acquistare un libro
per ogni goccia di urina
fatta fuori dal pitale
L’addetto alle sanzioni
era dunque anche un misuratore!
Mi chiedevo se questo tipo di sanzione
non fosse stata ideata allo scopo
di facilitare gli indecisi
oppure, al contrario,
per incrementare ulteriormente
il loro folle dubitare
Per quanto mi riguarda,
stavo sulle spine
Non potevo continuare
nel faticoso processo della scelta
Sentivo impellente ed imperioso
il bisogno della minzione
ma mi trattenevo,
poiché non volevo espormi
al pubblico ludibrio
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.