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7 maggio 2026 4 07 /05 /maggio /2026 07:01
La grande croce di metallo a Montagna Longa (foto di Maurizio Crispi)

Anche quest’anno siamo saliti sul monte
Eravamo un po’ di meno di altre volte
Alcuni forse non hanno potuto partecipare
Ma una dura verità é che il numero di coloro direttamente correlati con quelle vittime, nel tempo, va incontro ad un’inesorabile riduzione e che questo processo proseguirà ineluttabilmente nei prossimi anni
Occorre che ci sia qualcuno, forse, a raccogliere il testimone
Il film bello e dolente di Lorenza Indovina, forse, servirà a ciò.
Salire sino alla cresta del monte, dove avvenne l’impatto dell’aereo è un’esperienza sempre profondamente toccante
Il terreno che circonda la grande croce metallica, con quei cipressi tormentati dai venti, è un luogo di pace e di silenzio
Arrivando lassù, ognuno si aggira per questo terreno della memoria, dove cielo e terra s’incontrano, assorto nei propri pensieri e ed emozioni
Ognuno di noi torna a scannerizzare con lo sguardo le targhe con i nomi delle vittime, alla ricerca del nome del proprio caro. 

Siamo dunque qui sul crinale della montagna, anime sperdute alla ricerca di altre anime che forse si incarnano di anno in anno nei fiori di campo, oppure nelle spighe selvatiche e nei cardi che qui crescono a profusione.

Questo voglio pensare: o anche che le loro anime possano risiedere nelle rocce affioranti dal terreno oppure nei cipressi contorti  sopravvissuti alla piantumazione originale di 115 plantule, ciascuna delle quali avrebbe dovuto rappresentare uno dei dei trapassati. 

Ognuno di noi che sale lassù pensa ciò che vuole e s'immerge nelle proprie memorie private e personali che, tuttavia, senza bisogno di parole, sono condivise in un empito che diviene collettivo e dal quale non possono sottrarsi anche coloro che salgono ogni anno e che non hanno dovuto sopportare quel lutto (e che, pure, hanno vissuto altri lutti, anche se non dirompenti e collettivi come fu quello del disastro aereo).

La grande croce metallica nel Parco della Memoria a Montagna Longa (foto di Maurizio Crispi)

Poi dopo la piccola funzione e la preghiera di requiem dedicata ai morti riprendiamo il pellegrinaggio all'inverso, discendendo lungo la strada ardita e tortuosa, abitata dalle mucche indolenti, sino a tornare a Carini

La funzione religiosa è sempre toccante, anche perché, ad aumentarne la sacralità e l'intensità, viene cantata e salmodiata, sino al momento solenne - e emozionalmente devastante - che è quello della lettura dei nomi di tutte le 115 vittime; ascoltando il lungo è solenne elenco, ci si rende conto drammaticamente di quanti furono quei morti. 
Se si dice che le vittime furono 115, questo significa ben poco, ma se si vanno a leggere i loro nomi, pronunciandoli ad alta voce uno alla volta dal primo dell'elenco sino all’ultimo nel loro ordine alfabetico, allora ci si rende di quanti essi siano, una moltitudine: e, dunque, questi nomi pronunciati solennemente dal sacerdote officiante evocano con forza coloro che non sono più e le loro anime, chiamate all’appello, si affollano sotto le volte della chiesa e premono per salire al Cielo ancora una volta.
E noi siamo qui per vederle salire in alto

E' un momento che, per me (pur non essendo io un praticante della fede), è sempre di grande impatto emozionale 
Con la benedizione finale, arriva il momento del congedo: ognuno di noi proseguirà per le sue vie sino al prossimo anno quando ci ritroveremo assieme ancora una volta per officiare assieme questo potente - e dolente. al tempo stesso - rito della memoria.

Ma il potere ricordare, pur essendo in sé un procedimento doloroso, è pur sempre fonte di ineffabile gioia.

Al prossimo anno, dunque!

Io ci sarò, se il Cielo vorrà

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7 maggio 2026 4 07 /05 /maggio /2026 06:28
Arcate crollate (immagine generata da Meta AI)

Ho sognato che mi muovevo per le vie della mia città e la vedevo disastrata, come se - dovunque - fosse stata sottoposta a pesanti bombardamenti
Per esempio, nei pressi del porto, una rampa in salita sostenuta da magnifiche arcate di pietra era interamente crollata e suoi giganteschi frammenti giacevano a terra, ingombrando il cammino nella strada sottostante
Altrove dei malacarne avevano organizzato dei chioschi abusivi per la vendita di bevande alcoliche e altri ristori di dubbia qualità 
Io camminavo e osservavo
Ad un certo punto, s’accostava a me una grande berlina nera con i vetri oscurati
Il finestrino di dietro si abbassava lentamente e compariva il volto del sindaco in persona a cui io tutto riferivo, di ciò che avevo visto, come se lui potesse essere un Risolutore, anche se in cuor mio avevevo la neta percezione ch fosse soltanto un satrapo di infima qualità e dalla capacità di governo quasi nulle.
Poi me ne andavo, proseguendo nel mio cammino, e c’erano molte altre cose che colpivano la mia attenzione e che annotavo con solerzia nel mio taccuino mentale
Il mio compito di esploratore e di osservatore delle cose guaste era inesauribile e senza fine
ero un geografo del disastro e speravo di imbattermi prima o poi in un vero Risolutore, qualcuno che veramente prendesse a cuore i problemi, le desolazioni, le devastazioni, i malcostumi che io avrei potuto segnalargli

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3 maggio 2026 7 03 /05 /maggio /2026 07:11
Il percorso nella caverna-palestra (immagine generata da Meta AI)

Mi sono iscritto ad un’enorme palestra, tecnologica, superattrezzata, con sale, salette, campi da gioco delle più diverse discipline, piscine e piscinette, saune, vasche per l’idromassaggio, e disposta su diversi piani, alcuni dei quali sprofondano sottoterra
Incredibile e fantasmagorica...
Ci vado per la prima volta 
Ci vado vestito con il minimo, cioè a piedi scalzi e in costume da bagno
Entro, superando i controlli (e le relative barriere di sicurezza), e poi comincio a correre, lento e metodico, percorrendo senza fretta tutti i diversi spazi
Faccio avanti ed indietro
Su e giù 
Alcuni degli spazi sono affollatissimi di altri frequentatori che, come me, corrono
Altrove, invece, gli ambienti sono del tutto deserti, grandi quanto immense cattedrali vuote e cavernose
Ogni tanto il pavimento, lavato di fresco, è scivoloso e devo ricorrere a tutta la mia abilità per non slittare malamente
Ma vado avanti
Percorro il circuito intero diverse volte, anche se, ogni volta, mi accolgono prospettive diverse e cangianti come se fossi all’interno di architetture disegnate da Escher
Potrei correre per sempre
Ma per ogni cosa umana c’è una fine, prima o poi
Penso che alla fine di questo mio allenamento sarà bello concedermi una bella doccia corroborante
Mi rendo conto di non aver portato con me nulla per tale evenienza, né bagnoschiuma, né telo da bagno, né accappatoio
Mi sento sconfortato davanti alle uniche alternative possibili: farmi la doccia e rimanere tutto colato, oppure tornarmene a casa, rinunciando al beneficio dell’acqua

Salus per Aquam

Dissolvenza 

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26 aprile 2026 7 26 /04 /aprile /2026 06:36
SpiceLife (Immmagine generata con l'aiuto di Meta AI)

Nel sogno ho a che fare
con una serie di prodotti
per l’integrazione alimentare
e per la stimolazione naturale del metabolismo
immessi nel commercio
con il brand “Spezial SpikeLife”
Nella loro preparazione
le spezie hanno un ruolo
di primo piano
Questi prodotti
in tempi in cui si discute
di metabolomica
li promuovo,
li pubblicizzo
e li consumo io stesso
H24,
di notte e di giorno
di giorno e di notte
Grazie a loro (detti prodotti)
mi sento pimpante e vitale
e ho un toro nelle mutande
Di continuo, ne do testimonianza
Sono un costante influencer
Bevo i prodotti a garganella
davanti a tutti,
sprizzando scintille e scintilline
subito dopo aver assunto la dose

“Bevete Spezial SpikeLife
e la vostra vita sarà
calda e sicura,
brillante e scintillante,
ma anche performante”
,
questo è il mio magico slogan
che dico e ripeto
ad amici, a parenti ed anche a serpenti

Di più non ricordo

Dissolvenza

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26 aprile 2026 7 26 /04 /aprile /2026 06:27
La lotta per il controllo dell'acqua (immagine generata da Meta AI)

Sto viaggiando su di un autobus dopo aver lavorato
Devo percorrere un tratto di strada per arrivare alla stazione delle Ferrovie per prendere un treno e tornare a casa
La porta del bus, però, alla fermata giusta non si apre o rimane bloccata 
Per farsela aprire bisogna pigiar forte un pulsante rosso: non si può sbagliare!
Lo pigio con forza, ma il comando non risponde
Intanto viene a tampinarmi uno dell’Ufficio Gestione Risorse Umane e mi dice di passare dal suo ufficio per dargli tutti i dati per la mia anagrafica
Sono imbarazzato da questa richiesta 
É tardi e devo andare alla stazione a prendere il treno
Gli dico: Adesso non posso! Passeró domani! 
Quello sembra contrariato, poi abbozza e se ne va, scrollando le spalle
L’autobus riparte 
Vuol dire che scenderò alla prossima, mi dico
Arrivo alla fermata, e noto che la strada è tutta allagata, come se fosse appena finita un’improvvisa pioggia a tempesta
Scendendo dovrò attraversar a guado 
Pigio il pulsante rosso ma la bussola non si apre
Bussola! Bussola!, grido al conducente
Ma non c’è niente da fare 
L’autobus, inesorabilmente, riparte
Come farò a tornare a casa adesso?
Ammesso e non concesso che io riesca a scendere alla prossima fermata, poi dovrei percorrere a piedi tutta la strada sino alla stazione; e poi non so se sarò capace di orientarmi 
Del resto, sono in una cittá che ancora non conosco bene
Non so che fare a sto punto
Qualcuno mi dice che il tale che conosco é partito con una nuova infermiera per trascorrere il fine settimana da qualche parte ed io mi dico: Ma com’è possibile! Non C’é più mondo!, riflettendo sul fatto che i due sono abbastanza incompatibili e che il tale è individuo piuttosto rozzo

Succedono molte altre cose

In una parte precedente dello stesso sogno io ero preposto al governo dell’erogazione dell’acqua nella cittá intera ma venivo ingaggiato in una lotta per il suo monopolio con un losco figuro che cerca di avere il predominio
E una guerra logorante ed intanto tutta l’acqua scorrre via e si perde da una selva intricata di tubi e condotte

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22 aprile 2026 3 22 /04 /aprile /2026 06:29
Immagine generata da Meta AI

Sono in un luogo misterioso e indecifrabile, forse anche arcano
Sono successe molte cose, prima, e non le ricordo
Mi trovo davanti ad un enorme palcoscenico
Davanti ad esso (e girato di spalle, quindi con la spalliera addossata al proscenio) vi è un divano enorme sul quale potrebbero accomodarsi dei giganti o dei ciclopi
Sul palcoscenico si muovono due personaggi grotteschi, mascherati e irriconoscibili
Sembrerebbe che portino sul viso delle maschere giapponesi Kabuki e si muovono lentamente girando l’uno attorno all’altro in una danza silenziosa e muta
Ciò che avviene lì sul palcoscenico attrae immediatamente la mia attenzione e vorrei avvicinarmi per fotografare la singolarità di quanto sta avvenendo
Tuttavia, per avvicinarmi e mettermi in una posizione di ripresa propizia dovrei inerpicarmi su quel divano per giganti
E non è un’impresa facile dal momento che indosso enormi scarponi, pesantissimi, imbottiti di piombo e pietre
Con questi stivali gravosi addosso, devo apparire come una figura sicuramente caricaturale, e mi vengono in mente certi personaggi di Robert Crumb
La mia mobilità è molto limitata per via dell’ingombro e del peso di questi stivaloni che non sono certamente gli stivali delle sette leghe e, in più, il divano é d’una morbidezza esasperante, cosicché ogni singolo passo di avvicinamento mi costa una fatica brutale e i piedi di pietra e metallo sprofondano inesorabilmente nel tessuto e nell’imbottitura sottostante che è di un’anomala morbidezza
E dunque profondo più volte sino al ginocchio, come se stessi camminando sulle sabbie mobili e, ogni volta che mi sembra di avere raggiunto una postazione di ripresa ottimale, i due personaggi sul palco si spostano, oppure uno dei miei due piedi viene vieppiù inghiottito nell’imbottitura e, quindi, quando ciò accade, perdo di colpo l’inquadratura
Un’altra difficoltà è data dal fatto che l’estremità superiore del divano è ricoperta da una quantità di piccoli oggetti fragili e delicati, dei quali alcuni sono ciotole e bicchieri di cristallo intarsiato che a loro interno contengono altri piccoli oggetti, come monili, piccole pietre e pezzi di vetro levigati dal mare, conchiglie e gemme senza valore o anche monete
Nei miei goffi movimenti e sprofondamenti la stoffa che ricopre la testiera del divano si tende e questi oggetti si muovono e cadono in giù riversando il loro contenuto e rompendosi
Ed io cerco di evitare il più possibile il danno
Per alcuni degli oggetti non c’è nulla da fare, perché il loro contenuto si disperde in mille rivoli o essi stessi - i contenitori - si frantumano
Alcuni altri riesco ad acciuffarli in tempo e a metterli in salvo (ancora una volta il the di The Catcher in the Rye…)
Le operazioni di salvataggio mi distolgono del tutto dal mio obiettivo e rimango impantanato in questa attività
Forse sarebbe meglio rinunciare e non fare più nulla del tutto, rispetto al mio piano originario
I due personaggi in maschera sul palcoscenico continuano imperturbati ad eseguire i complessi movimenti della loro pantomima

Dissolvenza

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18 aprile 2026 6 18 /04 /aprile /2026 08:27

Braccia scheletriche
protese verso il cielo

Non c’è salvezza

Braccia scheletrite protese verso il cielo

Con le capitozzature violente
trasformano le città
in spettrali scenari post apocalittici
con i resti penosi di alberi spogli
e scheletriti
protesi verso il cielo in un grido muto

Maurizio Crispi (13 aprile 2026)

Braccia scheletrite protese verso il cielo
Yucche potate alla selvaggia a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

I potatori armati di motosega fanno scempio.
E' molto - troppo - facile lavorare di motosega
Si leva semplicemente tutto, anzichè limitarsi a lavorare di cesesso, con il serracolo e con le cesoie
Con un unico taglio si leva tutto
Qui, secondo me c'è l'effetto di molta ignoranza e l'incapacità di essere un "vero" giardiniere
Un "giardiniere" è colui che cura le piante di un giardino e che, di continuo, ne cura il benessere, limitandosi a levare - delle piante più grandi - i rami morti e lascinando vivere il resto della pianta che, in linea generale, sa badare a se stessa.
Per fare ciò con maestria occorre lungo apprendistato ed esperienza, occorrono conoscenze: oggi, secondo me, molti si improvvisano lavoratori di un dato settore, pensando con ubris (arroganza) che l'essere in possesso di uno strumento (come è ad esempio la motosega) li autorizza ad operare in un determinato settore.
In realtà costoro sono degli arroganti-ignoranti che, per di più sono maldiretti da altri in capo a loro, altrettanto ignoranti-arroganti.
Per dire che se dai la bomba atomica in mano ad un ignorante, costui la userà provocando un gran danno.
Gli effetti di una simile ignoranza e di altrettanta arroganza, oggi, li vediamo un po' dovunque.
Alcuni dicono, ingenuamente, "Ma sì! Si riprenderanno dal taglio! Cresceranno più forti di prima!"
Pie illusioni, anche queste dettate dall'ignoranza.
Se ad una pianta togli tutto l'apparato foliare che rappresenta il modo della pianta di far funzionare il proprio metabolismo energitico e assicurare la circolazione dei nutrienti, crei una situazione di disequilibrio formidabile che ostacola i fondamenti della vita vegetale: sarebbe come estirpare i polmoni ad un mammifero e immaginare che senza l'apparato respiratorio questi possa continuare a vivere
Non date le motoseghe agli ignoranti!
Create le premesse per una corretta conoscenza della vita vegetale prima di dargliele
Assicuratevi che coloro che sono preposti con funzioni di guida e comando abbiano anch'essi le corrette conoscenze
E poi, ovviamente, c'è un problema di carenza di sensibilità di cui dover tenere conto.
E potrei continuare ancora molto a lungo, ma mi fermo qui

Braccia scheletrite protese verso il cielo
Braccia scheletrite protese verso il cielo
Braccia scheletrite protese verso il cielo
Braccia scheletrite protese verso il cielo
Braccia scheletrite protese verso il cielo

Ho sognato a dismisura, ma non ricordo quasi niente
Tutto svanito
Se non il fatto che ero in un posto in cui avevo il controllo dell’acqua e di continuo profondevo le mie energie per gestire quest’acqua
Acqua a profusione per me e i miei amici
Niente acqua per tutti gli altri
Un tema onirico violento e di sopraffazione
Non mi è piaciuto tanto
Anche perché io mi ritrovavo nel ruolo del cattivo che lesina le risorse agli altri
E questo é quanto
Un sogno appropriato per questi tempi di violenza e sopraffazione

Maurizio Crispi (14 aprile 2026)

Il sogno dell'acqua (immagine generata da Meta AI

Il sogno dell'acqua (immagine generata da Meta AI

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16 aprile 2026 4 16 /04 /aprile /2026 07:20

Passeggiata mattutina
sotto la pioggia
Cielo plumbeo
Freddino
Pozzanghere vaste come piccoli laghi
Gli augeletti tacciono,
forse intimoriti
Solo io cammino,
esposto agli elementi
Per il resto nessun altro,
nemmeno per sbaglio
Eppure ad Est la coltre grigia
si apre e si tinge di rosa

Maurizio Crispi (15 aprile 20026

Pioggia e sereno (foto di Maurizio Crispi)

Pioggia e sereno (foto di Maurizio Crispi)

Piove a dirotto
Lampi che accendono tutto
di una luce livida e spettrale
Tuoni come un rullio di tamburi,
e ogni tanto un suono più lacerante,
come si aprisse la volta del cielo
Un mattino freddo ed è come fossimo d'inverno,
come d'inverno non è stato
Anche questo sarà parte del cambiamento climatico,
suppongo

Pioggia (foto di Maurizio Crispi)

Pioggia (foto di Maurizio Crispi)

Piove e ripiove
Due o anche tre sotto l’ombrello
per non parlar del cane
Il parapioggia é oggetto
che vincola e unisce
Due sotto un ombrello
sembrano meno soli
come piselli nel baccello
Figuriamoci poi una moltitudine intera
sotto un unico ombrello

Maurizio Crispi (13 aprile 2026)

Sotto l'ombrello (foto di Maurizio Crispi)

Sotto l'ombrello (foto di Maurizio Crispi)

Foto di Maurizio Crispi)
Foto di Maurizio Crispi)
Foto di Maurizio Crispi)
Foto di Maurizio Crispi)
Foto di Maurizio Crispi)

Foto di Maurizio Crispi)

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7 aprile 2026 2 07 /04 /aprile /2026 06:09
La sfilata del carro allegorico (immagine generata da Meta AI)

Ho fatto un sogno croccante,
badiamo bene non shockante,
croccante,
croccante
(secondo il recente uso semantico
invalso oggi)

Ero in una strana situazione,
una specie di pantomima 
o recita a soggetto 
drammatica e sanguinaria
Un’enorme quantità di comparse 
o figuranti
doveva inscenare un’allegra parata, 
con il contorno di fenomeni da baraccone (freaks) 
e di attrazioni da fiera
La parte culminante della rappresentazione avrebbe dovuto essere un trenino del quale ciascun vagone sarebbe stato un carro allegorico con enormi composizioni animate di cartapesta e figuranti umani in carne ed ossa
Tutta la scena era dominata da un Signore oscuro, severo e crudele, circondato da un plotone di sgherri minacciosi, in abiti da aguzzini nazisti, armati di fruste, armi bianche e da fuoco
Chi sbagliava veniva indicato con un dito adunco dal Signore oscuro e subito era giustiziato sul posto con uno o più colpi di spadone oppure falciato a colpi di mitra
Io cercavo di sfuggire a tutto ciò e mi riparavo in un grande capannone che custodiva pezzi di ricambio per la rappresentazione e per i carri allegorici, 
accolto con slancio protettivo da colui che ne era a capo
Capivo tuttavia che anche lì non sarei stato al sicuro dagli aguzzini e ritornavo ad immergermi nella folla di figuranti per cercare una più discreta via di fuga, magari cogliendo l’attimo di confusione per allontanarmi non visto e abbandonare questo luogo d’incubo
Aspettavo e aspettavo
Osservavo
Non mi sembrava di cogliere spiragli possibili
Temevo per la mia incolumità 
Quei pazzi fanatici e sanguinari avevano preso il controllo del mondo intero
Cercavo di sopravvivere, a momenti mi mescolavo alla folla ebbra intenta in quello che sembra diventare sempre più un rito dionisiaco, una festa di sangue e di morte; a momenti, mi nascondevo in certi anfratti alla ricerca di salvezza che non arrivava mai
Fui sull’orlo di perdere il senno, quando nel mio rifugio transitorio urtai con il piede contro un secchio di metallo e chinandomi ad osservarlo mi accorsi con orrore che era ricolmo di mani e dita mozzate

Urlai e fuggii 

Poi mi svegliai ed era solo un sogno

 

croccante

Una precisazione occorre sul termine "croccante" di cui soltanto recentemente ho appreso un utilizzo di cui non avrei avuto modo di sospettare.

Mi ci sono imbattuto, in questo nuovo e particolare uso idiomatico della parola, qualche settimana fa, quando mio figlio parlandomi del fatto che la nonna materna fosse in fin di vita, mi disse che era una "situazione croccante".
Io allora gli chiesi se per caso non avesse voluto scrivere "shockante" (eravamo in chat) e lui mi rispose ripetendo il termine "croccante" e dicendomi che si trattava di una situazione difficile e faticosa da vivere per lui e sua madre che si erano trovati al suo capezzale.
A distanza di qalche giorno, mentre eravamo in campagna, gli chiesi se nel descrivere il suo lavoro della giornata lo avrebbe potuto definire "croccante" (giusto per capire meglio) e lui mi disse. "No, oggi no! Ma se mi fossi trovato a lavorare in piena estate con 40 gradi di temperatura e sotto il picco del sole, quella di certo la definirei una situazione croccante!".
OK! Così avevo capito meglio...
Pochi giorni dopo in una conversazione improvvisata con lo skipper di un catamarano di grandi dimensioni ormeggiato al porto di Palermo, mentre quello mi raccontava delle sue traversate atlantiche e soprattutto di quelle ben più difficili in senso contrario da ovest verso est, ebbe a dire: "Mi sono ritrovato in situazioni di mare  e di vento piuttosto croccanti!".

Quindi c'è un nuovo uso del termine che si va diffondendo con accezioni precedentemente non previste. D'altra parte, è così: la lingua parlata è fluida e continuamente mutevole.

Ciò che segue è il risultato delle mie ricerche al riguardo.


Il termine "croccante", tradizionalmente riferito a cibi che scricchiolano sotto i denti (come mandorle o biscotti), ha assunto negli ultimi anni nuovi significati idiomatici, spesso derivati dall'uso social o dall'influenza della lingua inglese:
Croccantizzare: Secondo la Treccani, questo verbo è utilizzato sui social media e da alcuni chef per indicare l'azione di rendere qualcosa croccante.
"Croccante" (gergo visivo): A volte utilizzato in contesti social per definire qualcosa che è "nitido", "fresco" o di alta qualità, spesso associato a immagini o video ad alta risoluzione, simile all'uso inglese di "crisp" o "crunchy".
Croccantino: Sebbene diminutivo, il termine è ormai diventato il termine standard per indicare il cibo secco per animali domestici, inserito nei dizionari negli anni 2000.
Nonostante questi utilizzi estesi, il significato principale rimane legato alla consistenza alimentare, spesso celebrato per la sua capacità di aumentare la soddisfazione gustativa (effetto crunch)
Ma c’è di più: l'uso di "croccante" per descrivere una situazione dura o difficile è molto comune, ma con una sfumatura specifica che è quasi sempre ironica o sarcastica.
In questo contesto, si usa per "alleggerire" verbalmente un'esperienza che in realtà è stata pesante, stressante o imbarazzante. Ecco come funziona questa sfumatura:
L'ironia della "croccantezza"
Significato antifrastico: Si usa un termine positivo (che richiama qualcosa di piacevole e soddisfacente come il cibo croccante) per descrivere l'esatto opposto.
Esempio tipico: "Ieri ho avuto un lunedì decisamente croccante" non significa che sia stato un bel lunedì, ma che è stato un disastro, pieno di imprevisti o fatiche.
Contesto "pepato": Spesso si definisce "croccante" una situazione difficile che però ha risvolti assurdi, comici o densi di gossip (ad esempio una discussione accesa o un litigio pubblico).
Perché si usa?
È un modo per mostrare distacco o resilienza. Invece di dire "è stata una tragedia", dire "è stata un'esperienza croccante" serve a:
Drammatizzare meno: Trasforma il problema in un aneddoto da raccontare.
Cercare complicità: Chi ascolta capisce subito, dal tono, che si sta parlando di un momento difficile.

In sintesi, se qualcuno ti dice che ha vissuto una "situazione croccante" e non sembra felice, preparati a sentire il racconto di un bel pasticcio.

Con il grosso cane addosso (immagine generata da Meta AI)

Sogni
Sogni 
Sogni

Ci sono sempre
Sempre arrivano
Il sogno fa parte ineliminabile,
a volte imperscrutabile 
della nostra vita vissuta
Nel sogno osserviamo noi stessi
fare questo e quello,
parlare,
agire, 
muoversi
Siamo sempre noi, 
visti dalla prospettiva dell’Io sognante
Non sempre ricordiamo,
più spesso dimentichiamo
Nelle ore subito successive al risveglio
c’è spesso qualche frammento 
pronto a riemergere,
a seconda delle associazioni di pensiero
che ci capita di fare

Ho sognato che in un qualche ambulatorio psichiatrico, assieme ad altri colleghi, mi accingevo a compilare un modulo per attuare il ricovero di qualcuno che aveva una sfilza di nomi da extracomunitario
C’erano molte difficoltà in ciò, poiché ci mancavano alcuni dati essenziali, tipo la data di nascita e il luogo di residenza.
Mancavano anche informazioni attendibili sulla esatta grafia del cognome costui e su quanti e quali fossero i suoinomi di battesimo o di nascita
Io ponevo un rallentamento alla premura dei miei colleghi ed insistevo nel dire che tutto dovesse essere compilato in modo esatto e preciso; la troppa fretta ci metteva a risschio di incorrere in uno scambio di persona o di ingenerare nel diretto interessato reazioni di sospettosità ed attivazioni persecutorie 
In questa attività era presente il mio cane, Sir Black, che se ne stava placidamente acciambellato sulle mie ginocchia come fosse un gatto
Un fatto in sé piuttosto assurdo, perché Sir Black è un cane di grossa taglia che sfora i 35 kg di peso corporeo

Dissolvenza

(5 aprile 2026)

 

Il palazzo (immagine generata da Meta AI)

Ho sognato tante cose

Una notte piena di sogni

Ero su di treno, in viaggio
Meta sconosciuta 
Ero sì nel treno, in uno scompartimento
ma, nello stesso tempo, 
mi libravo su di esso,
in una quieta esperienza di dislocazione
extra-corporea
Poi, il convoglio,
dopo un lungo tratto in ripida discesa
(cosa insolita per un treno)
si fermava per una sosta
in una piccola stazione 
dotata di pensiline e molte panchine
Io, rientrato nel mio corpo,
decidevo di scendere 
per sgranchirmi le gambe
e lo facevo, lasciando però 
il mio zainetto e tutti i miei averi a bordo
Tanto sarei tornato di lì a poco
Iniziavo a camminare placidamente 
lungo la banchina 
alla ricerca di qualche panchina
che mi andasse a genio
Un passo dopo l’altro 
arrivavo sino alla fine della banchina deserta,
dove iniziava una galleria
cupa e tenebrosa
dalla cui imboccatura 
immaginai potessero uscire
mostri spaventosi per ghermirmi
Quando mi voltai 
vidi con stupore
che il treno non c’era più 
Svanito!
Andato!
Paura e panico
Cosa fare adesso?
Ero anche privo del mio zaino
con tutti i miei effetti
ed anche tutti i miei difetti
Era un handicap,
ma forse anche una liberazione
Sì, un senso di liberazione,
prima di andare incontro 
all’inevitabile ibernazione
che a tutti spetta, 
prima o poi
Dovevo assolutamente 
mettere a punto un Piano B
per proseguire nel mio viaggio
Penetravo in un grande palazzo
che aveva cento corridoi e duemila stanze
(come lo sapevo? Lo sapevo e basta!)
e grandi atri spaziosi e risonanti
Arrivavo a delle grandi porte 
di acciaio brunito
Capivo che quella 
era la mia via di salvezza
Bussavo e bussavo,
provocando con il mio pugno
dei grandi rintocchi come di campana
Io stesso mi ero fatto 
campana e batacchio
Ed ecco che qualcuno socchiudeva l’uscio
Una donna mi guardava con occhi feroci
dalla fessura e poi, senza dire nulla,
si accingeva a richiuderla e a rinchiudersi dentro
Io mi opponevo 
Infilavo il piede nella fessura
e bloccavo la porta
Poi, con tutte le mie forze 
spalancavo l’uscio 
ed ero dentro
Al di là c’era un altra porta di acciaio brunito, 
del tutto chiusa, 
minacciosa e spaventosa
Capivo che, per andare avanti,
avrei dovuto superare dieci, cento, 
forse anche mille porte, 
ma ero determinato a farlo
e mi sentivo pieno, traboccante, di energia
Capivo che, da quel punto in avanti, 
il mio sarebbe stato un cammino di lotta

Dissolvenza

(4 aprile 2026)

Sogni di Pasqua e situazioni croccanti
Monte Gallo, visto da Punta Barcarello (Foto di Maurizio Crispi)

Questa notte ho sognato di abitare in un luogo diverso

Si trattava di un'enorme palazzone condominiale, svettante verso il cielo, con una facciata molto articolata con rientranze e sporgenze, un'opera di alta architettura, per alcuni versi
L'edificio gigantesco - alto almeno trenta piani, un autentico alveare di appartamenti - sorgeva al centro d'un ampio giardino denso di vegetazione arborea e di piante da fiore 
Il terreno era suddiviso in ampie aiuole e percorso da una reta di camminamenti lastricati in pietra
Il luogo era bellissimo ed ombroso
Io camminavo percorrendo l'intrico dei vialetti
Ed era un'esperienza intensa e corroborante
In questo andare s'affiancava a me la mamma, ancora giovane e come la vedo adesso nelle vecchie foto di quando io ero un bambinetto di pochi anni soltanto.
Lei procedeva silenziosamente accanto a me senza proferire parola
Camminando, mi capitava di rinvenire accartocciate per terra delle banconote ed io sistematicamente le raccoglievo, dispiegandole e lisciandole.
Una volta era una banconota da venti euro, un'altra si trattava di una da cinquanta, nientemeno
Pensavo che quello era sicuramente un mio giorno fortunato, anzi fortunatissimo
Seguendo il percorso arrivavamo ad uno spiazzo posto proprio di fronte all'ingresso monumentale e vasto dell'edificio: in fondo all'ampio portale spalancato si vedeva la guardiola del portinaio che indossava un'elegante divisa
Proprio qui, davo un calcio ad un pezzo di carta tutto accartocciato che, con l'urto, si apriva e mi accorgevo che era l'ennesima banconota, quasi piovuta dal cielo
Mi chinavo a raccoglierla voglioso (mai dire di no alla sorte!), ma qui la mamma mi lanciava uno sguardo di disapprovazione e puntava lo sguardo verso il portinaio impassibile ed ieratico in fondo
Capivo al volo cosa intendesse dirmi e correvo a consegnare la banconota smarrita al portinaio al quale - malgrado la sua apparente immobilità - non era sicuramente sfuggito alcun dettaglio del fortuito rinvenimento

In un'altra parte del sogno andavo in canoa, nel K1
C'erano delle piccole onde e giocavo con loro, surfando sulla loro cresta
Forse osavo troppo e, infatti, perdevo l'equilibrio, cadevo inesorabilmente in acqua con la canoa scuffiata, mentre un amico che era vicino a me, su di un'altra canoa, manteneva il controllo del suo scafo
A nuoto sospingevo la canoa, mezza piena d'acqua, verso uno scivolo di cemento, premurandomi di non perdere la presa sulla pagaia
Quando ero giunto sufficientemente vicino per cominciare le manovre di svuotamento dello scafo e per risalire a bordo, arrivava, percorrendo lo scivolo, uno stuolo di altri canoisti, ciascuno di essi portando a spalla la propria canoa e tutti quanti la lanciavano in acqua e poi con molta destrezza ci saltavano dentro acrobaticamente al volo, senza capovolgersi
E se ne andavano pagaiando con vigore 
Li ammiravo per la loro destrezza e per la loro spavalderia

Dissolvenza

(3 aprile 2026)

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6 aprile 2026 1 06 /04 /aprile /2026 06:48

Piccolo scritto ritrovato e qui ancora inedito

Maurizio Crispi (5 aprile 2024)

Altavilla (foto di Maurizio Crispi)

Ecco, quest’oggi, all’arrivo in campagna (il mio retreat ad Altavilla) sono rimasto colpito dall’aria che si respirava di cui sentivo la pulizia e la dolcezza rispetto a quella inquinata di Palermo 
Quest’aria é non solo pulita, ma anche trasparente: le cose che si vedono attraverso di essa acquistano un insolito nitore nella luce calda del tramonto, quando il raggi del sole si fanno obliqui e accendono piante e fiori di colori dalle tonalità rossastre
E ci sono anche i susini in fiore con una fioritura che s'affaccia timidamente, a differenza di quella prorompente dei mandorli che già si sono rivestiti di foglie d’un verde tenero e cominciano a mostrare i primi frutti
Il mare davanti a me si stende a formare una tavola piatta d’un blu che tende ad un omerico color del vino e sull’orizzonte si staglia il profilo di isole lontane 
È tutto molto bello 
Una parte di me esulta nel vedere e nel sentire tutto questo, anche olfattivamente
Nello stesso tempo un’altra parte di me stesso dice: Mannaggia, siamo soltanto all’inizio di aprile! Gli invasi sono per metà vuoti. Ancora non piove come si deve!
Per questo motivo dovrei rattristarmi, ma quell’altra parte di me non può fare a meno di gioire infinitamente

L’aria bella della campagna
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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