C'è qualcosa nell'aria
Aria fresca e pungente del primo mattino
Gabbiani emettono strani versi di gola,
invisibili al mio sguardo,
arroccati come sono sulle creste di alte svogliere di cemento,
piccioni tubano anch'essi nascosti dalle fronde,
a volte traditi da un frullo d'ali
C'è tutto un indaffarato cinguettio e ciuciuliare di voci
di altri uccelletti in festa
L'alba incombe
Il cielo mi appare
ora ben sgombro di nubi nere e gravide di pioggia
Il freddo mi pungola la testa ignuda
ed erompo in una salva di starnuti tuonanti e dirompenti
che mi lasciano spossato
Ed è questo il mio saluto al nuovo giorno
Ho sognato varie cose ripetitive
Ero in loop
e venivano compiute le stesse azioni
e dette le stesse parole
come in un mantra
Forse ero nella comunità per psicopazienti
Bisognava organizzare delle uscite
Uno telefonava dalla sua stanza
e diceva che aveva bisogno
d’un paio di scarpe nuove
E dava istruzioni su come dovevano essere
Io prendevo la cornetta e gli dicevo
che sarebbe stato bene per lui
andare di persona,
assieme ad un operatore
e così fare le sue scelte
Qui io iniziavo una lunga arringa
sulle caratteristiche che avrebbe dovuto
possedere la sua calzatura
Non ricordo bene dove fossimo
Tutti i luoghi attorno
erano contrassegnati da sigle di due lettere
in un turbinio di targhe
ed io non mi ci raccapezzavo più
Anche gli altri operatori
erano fortemente disorientati
Dissolvenza
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Una passeggiata mattutina,
poco consueta al sabato mattino,
nuvole,
nugoli,
graffiti di facce ghignanti sui muri,
platani spogli,
gabbiani a guardia
di alte scogliere di cemento,
croci che si stagliano
contro il cielo livido,
panchine de mierda
e ancora nuvole,
palme svettanti
e altri alberi spogli
e topi morti
e monopattini elettrici
sventrati e smembrati
e cartelli irriverenti
Andiam, andiamo
cazzeggiamo,
ridiamo,
scherziamo,
siamo tutti bei bambini
Facciamo la giostra
Facciamo la tarantella
e poi tutti giù per terra!
Facciamo il girotondo
e che caschi il mondo!
Modifichiamo
Salviamo
Esistiamo
E più non diciamo,
alle spalle lasciandoci l’indicibile
I giorni si allungano
Il sole sorge prima
e tramonta più tardi,
andando a svelti passi
verso la fine dell’inverno
Ancora siamo fortunati
a non dover subire un inverno nucleare
e le cronache del dopo bomba
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Il guardiano
Il passeggero
Il compagno di strada
Ubiquitaria e paziente presenza
Non parla mai, però
Tace e guarda,
fresca pupilla, palpebra levata,
sguardo fisso in avanti,
baffo ad arabesco
La gente guarda e passa,
se la ride e se la spassa
Chiede: Chi è costui?
Cosa ci fa costì?
Da quando è salito a bordo,
rispondo io,
più non é voluto scendere
É bello sentire tubare i piccioni
nascosti tra le fronde
É bello sentire il fruscio del vento
É bello avvistare i fiori dell’aloé d’Oriente
già appassiti
É bello sentire il cemento sconnesso
sotto i piedi
É bello tirare avanti giorno dopo giorno,
anche se non accadono grandi eventi,
anche se non si parte
per strabilianti viaggi
É bello ascoltare di prima mattina
un ciddì o un ellepì che da tempo
non mettevi sul piatto
È bello siglare un libro
appena finito di leggere
di primo mattino
La felicità si ritrova nelle piccole cose,
nascosto nelle cui pieghe
un Dio dispensa gioie
e dolori ormetici
Vivere sull’orlo dell’emergenza
e della precarietà
in attesa della crisi imminente
(ogni giorno ce n’é una)
e della catastrofe incombente
Andiamo avanti
e se non é successo nulla
quel giorno
tiriamo un sospiro di sollievo
e voltiamo pagina
La storia non è mai definitiva
e sempre ha da essere riscritta
scritta e riscritta,
narrata e rinarrata,
modulata e rimodulata
A cosa dare rilievo maggiore?
Agli eventi avversi?
Oppure a quelli positivi?
Le circostanze della vita
portano a pensare
che si viva sempre
sull’orlo della tragedia
senza la quale, tuttavia,
non può aversi la percezione
del piacere e della gioia
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