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“Pesto sui tasti del piano con rabbia”
E la frase era stata scritta a penna in gaelico antico, appena pochi tratti evanescenti, buttati lì, senza alcuna ricerca di un buon tratto
Eppure io, anche se a fatica, riuscii a decifrarla
Ripetei la frase ad alta voce e colui che l’aveva scritta, seduto allo stesso tavolo con me, mi guardó pieno di ammirazione
Il cerchio di ostilità si era rotto e si era creato un ponte comunicativo.
Sono in un un luogo a Nord, monti arditi, prati verde-smeraldo, case basse di legno con le facciate vivacemente dipinte, come si vedono in Norvegia o in Islanda
Mi ritrovo in un locale a far colazione assieme ad altri tipi, alcuni decisamente poco raccomandabili
Il tavolo è ingombro di pietanze prese al buffet
C’è davanti a me una grande tazza di caffè, nero e fumante
Mangio in modo sistematico, concedendomi ogni taanto un gran sorso di caffè bollente
Mi alzo poi, per andare a prendere qualcosa d’altro al buffet
Indugio ad osservare una tizia che pure si sta riempiendo il suo piatto
Mi limito ad osservare i suoi movimenti, di cui una parte della mia mente registra l'indubbia eleganza ed intrinseca grazia
Niente altro
Mi distraggo e nulla prendo per me
Torno al mio tavolo e mi accorgo che, nel frattempo, hanno rimosso tutto ciò che vi avevo lasciato, inclusa quella bella tazza di caffè nero, denso e bollente
Sono decisamente stizzito di ciò
È come se fossi rimasto a bocca asciutta
Sono fuori adesso lungo una strada acciottolata che scende verso il fiordo
I sassi sono lisci e, infatti, scivolo più volte
Osservo le mie scarpe e mi accorgo che non sono certo le più adatte per un’escursione
Sono infatti dei semplici mocassini cittadini, con suola di cuoio
Manon ci posso fare niente. Me li devo tenere
Non mi rimane che continuare a camminare incespicando e slittando
Take it easy, my friend!
Ancora, sono in un posto ancora diverso
Chiedo: Come si chiama questa città?
Qualcuno mi risponde: Gerona!
Ed io replico: Sì, Gerona è una città antichissima!
Ma ero in un posto tipo comunità, e, in particolare, mi ritrovavo in una stanza affollata di piccole sedie, tipo quelle dell’asilo
Nella stanza accanto c’era un’importante riunione, a cui partecipavano i pezzi grossi, ma quelli grossi per davvero, quelli che la fanno grossa!
Io dovevo occuparmi di uno un po’ stranito e con un comportamento alquanto infantile
A tratti mi si metteva in braccio, in altri momenti dovevo contenere la sua esuberanza con un abbraccio dolce
Poi, dopo che la riunione dei pezzi grossi era finita si passava al refettorio e qui entrava in scena una festa di pietanze e leccornie, dove c’era il problema della scelta su cosa prendere prima
Io aspettavo paziente il mio turno, ma i degenti-pazienti-impazienti si accapigliavano per arrivare per primi al buffet e riempirsi il piatto ed acciuffare i migliori bocconi
Era una vera ressa senza risparmio di colpi bassi, urtoni, sgambetti, vociare impetuoso e sguaiato
C'era anche chi si introfulava carponi tra le gambe degli altri per poter arrivare per primo al ricco buffet oppure per raccogliere i bocconi gustosi che cadevano dai piatti e dalla tavola
Il refettorio, però, era anche dormitorio e, quasi ad incastro, vi erano sistemati i letti a formare un inestricabile mosaico, in cui tutto e tutti apparivano stipati come in un pollaio
Mi affacciavo e vedevo che le finestre avevano la vista su di un meraviglioso braccio di mare
E mi sembrava che l’intera struttura fosse un veliero in navigazione, con le sartie che sibilavano nel vento e le vele che schioccavano
Ed eccoci al quarto passaggio
Stavo partecipando ad una riunione aziendale di grosso calibro
Eravamo tutti seduti attorno ad un grosso tavolo aziendale, rettangolare, con le due estremità curvilinee a forma di semicerchio, e dotato al centro di una lunga fessura oblunga
Eravamo tutti lì, io ed altri umili servitori, accanto ad alti dignitari che impartivano istruzioni
I dignitari se la cantavano e se la suonavano
Gli umili servitori annuivano o dormivano senza farlo parere
Occhi sbarrati nel nulla o persi nel vuoto, espressioni amimiche, qualche movimento in su e giù della testa, per indicare partecipazione
Qualcuno dei dignitari era ridanciano fuori luogo
Un altro invocava strategie da Grande Fratello e auspicava il dominio della digitalizzazione spinta
Ogni spunto, ogni singola cacata deve essere digitalizzato, proclamava
Se tutto non viene puntualizzato digitalizzato risulterà che non avete sputato, che non avete pisciato e nemmeno cacato - aggiungeva e parlava come un Master Jedi di Guerre Stellari
Parlava e parlava e le sue parole si condensavano in alto in fiocchi di merda che cominciavano a piovere su di noi, tapini, e sul tavolo dalla superficia immacolata, imbrattandola
Ci era richiesto di rimanere impassibili ed indifferente anche di fronte alla più massiccia pioggia di merda
E così facevamo con gran sofferenza
Dovevamo anzi sorridere come tanti Cipputi allineati e coperti
Qualcuno, però, un po' più defilato apriva un paracqua per proteggersi dalla pioggia nefasta
Il surplus di merda tuttavia non si accumulava sul tavolo (cosa che avrebbe arrecato grande fastidio ai funzionari-dignitari), bensì scivolava gentilmente nella fessura centrale passacavi del grande tavolo riunionie ne era inghiottita
Che fine farà mai tutta questa merda?, mi chiesi, incuriosito
Abbassai la testa e guardai sotto il tavolo e fu realmente una meraviglia ciò che vidi
C'era uno stuolo di omini indaffarati, grandi come un soldo di cacio che armati di grandi gerle (commisurate con la loro statura) rimuovevano di continui la merda che pioveva dalla fessura sopra di loro e la portavano via per riciclarla
All'inizio non potevo credere ai miei occhi
Li chiusi e li aprii più volte
Mi pizzicai la pelle nei punti più sensibili per essere sicuro che non stavo sognando (Sogno o son desto?)
Ma niente: erano sempre là
Anzi, uno di loro si girò verso di me e mi strizzò l'occhio, portando al contempo il dito indice al naso, come a dire: "Zitto, non dire nulla! Non rivelare l'arcano!"
Erano come degli Umpa Lumba che, con il loro indefesso lavorio, traevano materia prima e sopraffina per il buon funzionamento della loro fabbrica del cioccolato o forse anche dei Ridarelli che così raccoglievano abbondante materiale utile per impartire le loro punizioni a tutti coloro che maltrattano le donne e i bambini
Erano costoro dei salvatori, dei buoni samaritani, dei benemeriti, degli eroi, che si prodigavano per impedire che noi, umili servitori, dovessimo morire annegati in un mare di cacca
Una speciale benemerenza agli omini, alacri ed febbrili spalatori
Ed intanto la riunione andava avanti
E tutti erano ignari di tutto
Solo io ero stato in grado di vedere oltre il visibile
Ma chi li aveva mandati questi omini?
Da dove venivano?
Ed i miei interrogativi rimasero senza risposta
A volte bisogna sapersi arrendere all'irruzione del soprannaturale nelle nostre vite ed accettarlo senza porsi tante domande
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