Ci fu cosa
Cascai addormentato
Dormii
Sognai
Non sognai
SOGNAI
Ma non ricordo nulla
Zero tagliato
Solo che mi mettevo
alacremente all’opera
Ma solo questa impressione
Non cosa facessi o dicessi
Poi mi sono alzato
Mi sono guardato allo specchio
e ho visto uno,
un vecchio a me estraneo
che mi guardava
Chi era?
Cosa voleva da me?
Me ne andai
Nulla volevo avere a che fare
con questa presenza disturbante
Ma il Vecchio era sempre lì
che mi fissava,
pieno di sarcasmo
ed anche di pena
Voleva forse dirmi qualcosa
di grave e di urgente
Non so
Forse era questo il sogno
e voleva parlarmi
d’un dialogo impossibile
con l’ombra
con un mio alter ego decrepito
prossimo venturo
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Ho pensato al fatto che il giorno prima, durante la mia passeggiata mattutina con il cagnone io avessi incrociato un mio collega coetaneo, compagno di corso universitario, mentre si recava al mercatino a fare spesa. Camminava ricurvo, con andatura incerta e traballante, tutto imbiancato. Nel suo aspetto generale, mi è parso più morto che vivo. Mi sono sentito stringere il cuore per la pena, un sentimento che era indirizzato a lui, ma che - in definitiva - provavo anche per me.
Poi, di nuovo, ho sognato e ho ricordato qualche frammento sparso
Ero in una comunità per psico-pazienti
Qui, ero alle prese con la compilazione di carte, relazioni e moduli, per la dimissione di una paziente dopo un lunghissimo periodo di degenza
Era tutto posto, con un’unica anomalia: la paziente non c’era
Dove’era la paziente?
Nessuno lo sapeva!
Tutti la cercavano di qua e di là, di sopra e di sotto, persino sui tetti e nel più profondo scantinato
Mamma, ci siamo persi un paziente!
Ero in grandi difficoltà, perché pensavo che non si può dimettere il fantasma di un paziente e non sapevo come fare
Intanto, però, instancabile, continuavo a compilare i moduli
Poi, alla fine, la paziente ricompariva, senza tante spiegazioni
Era, la sua, una situazione psicopatologica, molto particolare, un po’ c’era e un po’ scompariva, disincarnandosi ed andando in un Altrove che nessuno di noi curanti conosceva o anche poteva lontanamente immaginare
Apparteneva, in fondo, alla categoria dei parapsicopazienti
Dopo tante ricerche, la paziente si era degnata di ricomparire ed era ora seduta su di una seggiola a ruote ospedaliera, perché è così che va fatta la dimissione di un paziente fragile
Io, a questo punto, finii di compilare i miei moduli e li consegnai alla madre della paziente, con la raccomandazione che, in caso di recrudescenza delle sue disincarnazioni, si presentasse con urgenza in Pronto Soccorso per attivare le. necessarie procedure di stabilizzazione molecolare profonda
*****
A proposito del primo stralcio sognante ho appena trovato queste considerazioni che mi sembrano calzanti e spunto di riflessione feconda, anche se il limite di essa è che è centrata esclusivamente sul proprio sè più profondo ed è meno orientata sulla dimensione relazionale che, invece, anche nelle fasi più tarde della vita può essere fonte di arricchimento.
"Non è facile invecchiare. Devi abituarti a camminare più lentamente, a dire addio a chi eri e a salutare chi sei diventato. È difficile questo compiere anni, bisogna saper accettare il tuo nuovo volto e portare con orgoglio il tuo nuovo corpo, e liberarsi delle vergogne, dei pregiudizi e della paura che portano gli anni. Bisogna lasciare che accada ciò che deve accadere, che se ne vada chi deve andare e che resti chi vuole restare. No, non è facile diventare vecchi, bisogna imparare a non aspettarsi nulla da nessuno, a camminare soli, a svegliarsi soli e a non essere sopraffatti ogni mattina dalla persona che vedi nello specchio, ad accettare che tutto finisce, anche la vita, a sapere dire addio a chi se ne va e a ricordare chi è già andato, a piangere fino a svuotarsi, fino a seccarsi dentro, per far crescere nuovi sorrisi, altre illusioni e nuovi desideri. " (Alejandro Jodorowsky)
Ma, al riguardo, è altrettanto significativa . forse più equilibrata - la riflessione pronunciata nel 2019 dall'allora novantaciqunne Clint Eastwood al cantante country Toby Keith, quando quest'ultimo gli chiese quale fosse il suo segreto per rimanere attivo e brillante alla sua età.
"Quando mi sveglio ogni giorno, non lascio entrare il vecchio. Il mio segreto è lo stesso dal 1959: tenermi occupato. Non lascio mai che il vecchio entri in casa. Ho dovuto trascinarlo fuori perché il tipo si era già comodamente sistemato, infastidendomi a tutte le ore, senza lasciarmi spazio per altro che non fosse la nostalgia. Bisogna rimanere attivi, vivi, felici, forti, capaci. E questo è dentro di noi, nella nostra intelligenza, attitudine e mentalità. Siamo giovani indipendentemente dall'età. Bisogna imparare a lottare per non lasciare 'entrare il vecchio'. Quel vecchio che ci aspetta stanco sul ciglio della strada per scoraggiarci.
Non lascio entrare lo spirito vecchio, il critico, ostile, invidioso, quell' essere che scava nel nostro passato per legarci a lamentele e angosce remote, traumi rivissuti o ondate di dolore. Bisogna voltare le spalle al vecchio mormoratore, pieno di rabbia e lamentele, privo di coraggio, che si rifiuta di credere che la vecchiaia possa essere creativa, decisa, piena di luce e protezione. Invecchiare può essere piacevole, e persino divertente, se sai come utilizzare il tempo, se sei soddisfatto di ciò che hai realizzato e se continui a mantenere l'illusione.Questo si chiama "non lasciare entrare il vecchio in casa".
Queste parole colpèirono così profondamente il cantante da ispirarlo a comporre la canzone "Don't Let the Old Man In" (Non lasciare entrare il vecchio), dedicata al leggendario attore.
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(27.01.20226) Rimane solo un misero frammento di una struttura onirica ben più complessa
Ero in campagna e lì osservavo un muro a secco che, nel corso del tempo, avevo realizzato con le mie mani
Ne osservavo le pietre che lo costituivano, tutte ben incastrate tra loro e le riconoscevo tutte come vecchie amiche, ricordando dove le avessi prese e la fatica e il sudore che mi erano costati, trasportarli sin lì
Quel che rimane del giorno
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