Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
4 agosto 2015 2 04 /08 /agosto /2015 05:15
Merda sui fiori caduti

Un cane caca su di un letto di fiori caduti,

azionando con vigore il suo torchio addominale

Quale miglior giaciglio su cui deporre la propria merda!

Il lezzo della deiezione canina

si confonde ora con il lieve sentore di putrefazione

misto a tracce grevi di profumo che emana da quei fiori

Il cane in sé è ignaro del potenziale estetico del suo gesto

Egli, cane del nulla, si è limitato a cacare,

nel momento in cui ha sentito lo stimolo di farlo

Solo noi possiamo ravvisare nella sua azione

un senso, una causalità o un movente estetico

 

Siamo noi soltanto a cercare significati

all'assurdo universo in cui siamo immessi,

interpretando da inesausti ermeneuti,

tentando di mettere ordine al caos che ci circonda

E pretendiamo di dominare il mondo

 

I nostri sforzi tuttavia

sono soltanto una miserevole panacea

 

Ogni giorno,

sempre più affaticati,

tessiamo il velo di Maya che nasconde

l'orrore e le miserie

da cui siamo assediati,

illudendoci

 

E l'intercapedine che separa

sanità e follia

si fa ogni giorno più sottile

Merda sui fiori caduti
Condividi post
Repost0
29 luglio 2015 3 29 /07 /luglio /2015 13:34

(Maurizio Crispi) Circa due mesi fa è morta la signora che viveva nell'appartamento sotto quello di Tatà, al primo piano.

Qualche tempo prima, si era spento del pari l'anziano signore che viveva, assieme alla sorella, nell'appartamento sotto al mio.

Il condominio di via Lombardia si sta progressivamente svuotando dei suoi residenti storici.

Due generazioni a perdere: ma già è cominciata l'erosione inarrstabile della mia stessa generazione.

Rimangono case vuote o semi-vuote, immerse in un silenzio assordante.

Anche volendo chiamare, invocare chi non c'è più, per sentirne la presenza o per sentirli vicini, malgrado la contiguità con loro sia stata bruscamente interrotta, lo si fa a bassa voce, perchè si è sovrastati da questo assordante ed impenetrabile silenzio: sembra velleitario ed inutile usare un tono di voce stentoreo e invadente.

Sul balcone della signora morta, c'è un tavolo di ferro battuto da giardino, ricoperto da una tovaglietta leggera.

Attorno al tavolo non ci sono sedie e, quindi, quel tavolo messo lì, al centro del balcone, non sembra dover assolvere ad alcuna funzione.

Nè tantomeno sembra averne alcuna quella incongrua tovaglietta i cui bordi cadenti ondeggiano nel vento.

La ho osservata a lungo ieri ed anche oggi.

Nulla si muove.

Solo la tovaglietta leggera ondeggia e si muove nel vemto caldo, incessante. Eppure, pur muovendosi, è spaventosamente immobile.

Quest'immagine, il tavolo senza commensali, la tovaglietta che come una medusa flottante si muove nel vento, continua ad accompagnarmi nelle mie notti insonni, trasmettendomi un senso di profonda ed ineluttabile solitudine.

Molti i commenti che ha suscitato questo scritto, inizialmente pubblicato come nota su Facebook. Tra di essi vorrei citare quello di Pupetta Greco.

Maurizio, Dopo la lettura del tuo pezzo, ho deciso di scrivere ciò che in questo periodo mi sta a cuore...In questo caldo che scoraggia ogni movimento che non sia essenziale per andare avanti, ho preso la dolorosa decisione, dopo 7 anni di assenza, di andare ad aprire la casa dei miei cari resa silenziosa dopo il loro viaggio senza ritorno ...Sono certa che dopo tanta sofferenza, i tempi sono maturi per riappropriarmi dei ricordi che ci troverò e prendendomene cura, ridarle vita, per amore di chi la vita l'ha lasciata...

Pupetta Greco

Condividi post
Repost0
9 luglio 2015 4 09 /07 /luglio /2015 06:27
Ode alla città d'estate
Ode alla città d'estate
Ode alla città d'estate

Le vene, le arterie e i nervi della città

sono messi a nudo

Il cielo è d'un azzurro intenso

e il riverbero costringe

a strizzare gli occhi

Il caldo e la fornace del sole

impongono un peso intollerabile

sulle spalle dei viandanti

che avanzano ricurvi

quasi schiacciati al suolo

Donne stravolte dalla calura

barcollano e vagano,

le unghie dei piedi con lo smalto sbreccato

e le crescite bianche dei capelli sotto la tintura

vestiti sciatti e incolori

Negozi chiusi e abbandonati,

saracinesche abbassate per sempre

segnano l'irreversibile declino

Automobili parcheggiate

da anni,

con le gomme a terra

e ricoperte dalle deiezioni degli uccelli

Carcasse di animali

caduti per un'improvvisa moria

intasano i marciapiedi

Nugoli di polvere si levano,

foglie secche mulinano

in vortici

mentre altre scricchiolano e scoppiettano,

sotto i piedi,

mescolate a fogli di giornale, stampe pubblicitarie

oggetti di plastica

frammentati/accartocciati

L'aria afosa è pervasa dal sentore di bruciato

di erba secca e di legno di pinastri

che ardono da qualche parte

A intervalli regolari

sovrasta i rumori del traffcio quotidiano

il rombo dell'aereo

che porta i suoi carichi d'acqua sul monte

Fire on the mountain

desolazione metropoitana

degrado

solitudine

Gli scarafaggi impazzano

i gatti se la godono

Loro sarà la città,

quando noi non ci saremo più

Ode alla città d'estateOde alla città d'estate
Condividi post
Repost0
19 giugno 2015 5 19 /06 /giugno /2015 17:44
Il fascino discreto dei fiori caduti
Il fascino discreto dei fiori caduti

(Maurizio Crispi) I fiori caduti dall'albero o dalle piante arbustive hanno un loro fascino discreto, anche quando hanno cominciato a decadere e ad appassire..

Un fascino, forse, ancora più intenso, di quando ancora turgidi e vividi nei loro colori se ne stanno sui rami che li hanno generati.

Quei fiori, quando - una volta a terra - si fanno un po' vizzi e cominciano ad incartapecorirsi, hanno un fascino che deriva dall'accoppiamento tra bellezza e caducità.

Ci ricordano che la bellezza è, in sé, caduca, uno stato assolutamente transitorio nel ciclo della vita ed è sottoposta alle leggi irreversibili del tempo che scorre.

La bellezza dei fiori - dobbiamo ricordarlo - è al servizio della riproduzione: con i loro colori vividi e smaglianti , con i loro profumi intensi o, a volte, con i loro odori repellenti, devono attirare gli insetti che provvederanno all'impollinazione.

Dopodichè, mentre dagli organi riproduttivi del fiore, comincia a formarsi il frutto, il fiore in sé non ha più alcuna funzione e cade.

Quello che vediamo accadere, in fondo, non è niente altro che una metamorfosi: una forma cede il passo ad un'altra in un ciclo continuamente ricorsivo.

I fiori per terra ci ricordano dell'opulenza della natura che, ciclicamente, si riproduce e si perpetua.

La morte genera la vita.

La corruzione imminente che si nasconde nelle pieghe della vita.

Invece, i fiori perpetui che non muoiono mai hanno un che di malevolo e, in un certo modo, vanno contro la logica della riproduzione, oppure il loro essere sempre vivi sancisce un'altra funzione: è il caso di alcune piante carnivore che utilizzano una loro struttura molto simile ad un fiore (ma che, tecnicamente, fiore non è) per attirare sì gli insetti, ma per poi imprigionarli, ucciderli con vari mezzi "aggressivi" di cui dispongono e nutrirsene.

Quindi, avete di che preoccuparvi se vi doveste imbattere in un fiore "perpetuo", muovetevi con circospezione nell'avvicinarvi: non si può mai sapere!

Specie se è di grandi dimensioni!

Il fascino discreto dei fiori caduti
Il fascino discreto dei fiori caduti
Il fascino discreto dei fiori caduti

La Dionaea muscipula, volgarmente chiamata dionea o venere acchiappamosche, è una pianta carnivora della famiglia delle Droseracee. È l'unica specie del genere Dionaea ed è originaria degli Stati Uniti. Quando cattura è veramente spettacolare. I lunghi piccioli delle foglie posseggono alla loro estremità una trappola munita di "denti" morbidi; le trappole sono formate da due lembi dentro ognuno dei quali si hanno tre sporgenze che fanno da sensore; quando questi sensori vengono toccati o vibrano le trappole si chiudono di scatto (tigmonastia). La pianta, grazie ad un sofisticato sistema "memoria", riesce a distinguere il primo "tocco", rimanendo ferma in attesa, dal secondo, che invece impartisce l'ordine di "serrare" le trappole. Ogni 30/40 secondi circa la "memoria" viene resettata facendo ripartire il ciclo

Condividi post
Repost0
20 maggio 2015 3 20 /05 /maggio /2015 12:29
Breve la vita felice di Tania Valguarnera
Breve la vita felice di Tania ValguarneraBreve la vita felice di Tania Valguarnera

Breve la vita di Tania Valgarnuera, falciata da una morte assurda.
La vogliamo pensare sorridente e radiosa accanto alle sue sculture.
E voglio anche sperare che la breve vita di Tania sia stata felice e piena di speranze radiose.
Fatti come questo, quando accadono, ci inducono a pensare a quanto sia labile ed incerto il confine tra la vita e la morte, tra l'esserci e il non esserci.

E' sufficiente un battito di ciglia, un'omissione, una distrazione, l'imponderabile che si presenta con la sua prepotenza, e il radicamento nella vita che pensavamo tanto forte è spezzato in un colpo solo.

Senza appello.

E viene da pensare all'ingiustizia delle cose e a come gli eventi siano governati da un farneticante dio folle oppure semplicemente da un fato crudele.

L'ingiustizia è nel fatto che spesso sono le persone belle, quelle con il sorriso sulla bocca e negli occhi a doversene andare. E nel fatto - speculare - che, spesso i loro carnefici, la fanno franco e continuano a vivere; e che, spesso, nemmeno la giustizia terrena è sufficiente a punirli.

E, ogni volta che ciò accade, dopo il Mondo è meno buono e meno bello: ha perso irremimediabilmente un frammento di Luce.

Sono in tanti quelli che ancora passano davanti al luogo dove Tania Valgarnuera ha perso la vita, tanti i fiori freschi (e rinnovati ogni giorno) sotto lo striscione bianco con il suo nome e attorno al relitto dell'ombrello che Tania stringeva tra le mani, per proteggersi dalla pioggia, mentre si accingeva al suo ultimo attraversamento di strada.

Le auto rallentano e i loro passeggeri lanciano occhiate, alcuni dei passanti si fanno il segno della croce, altri toccano il palo dov'è attaccato lo striscione e lo striscione stesso.

Tania è ancora là, forse, la sua presenza aleggia: si dice che quando si verifica una morte violenta ed improvvisa, le anime smarrite rimangano - in uno stato confusionale - ad indugiare nel luogo della loro dipartita, senza avere acquisito ancora una piena consapevolezza del loro nuovo status di trapassati.

I fiori, le attenzioni, i pensieri, le emozioni, forse possono servire ad alleviare il dolore e a facilitare l'uscita da questo limbo di anime smarrite che ancora non riescono a trovare la loro via.

 

Condividi post
Repost0
6 aprile 2015 1 06 /04 /aprile /2015 05:51
(Foto e articolo di Maurizio Crispi)
(Foto e articolo di Maurizio Crispi)
(Foto e articolo di Maurizio Crispi)

(Foto e articolo di Maurizio Crispi)

A Palermo, negli anni Ottanta, poco prima delle stragi che portarono alla morte di Falcone e Borsellino e dell'avvio dell'Operazione Vespri con sorveglianze armate davanti alle case dei magistrati e di altri obiettivi sensibili, in un delirio di auto di scorta e di mezzi blindati lanciati in folle corsa lungo le strade cittadine con armi spianate, e con sirene laceranti, ci furono due vittime e molti feriti, in Via Libertà, proprio di fronte al Liceo G. Meli, quando gli studenti Biagio Siciliano e Maria Giuditta Milella in attesa alla fermata dell'autobus, vennero falciati dall'auto blindata che trasportava i magistrati Falcone e Guarnotta. Nella stessa drammatica circostanza furono ben 23 i feriti.

Ciò accadde, per la precisione, il 25 novembre 1985.

Due vittime che lo Stato (e, direi, soprattutto, la nostra Amministrazione locale), ha semi-dimenticato.

Sotto la fitta verzura degli alberi che contornano l'antichissimo e storico edificio sempre in attesa di restauro e ripristino (Ciò che è rimasto dell'Istituto delle Croci), nel grezzo muro di conci di tufo è stata posta, incassata nella pietra, una piccola lapide commemorativa che ricorda appunto Biagio e Maria Giuditta.

Attaccato al muro in modo precario c'è uno stinto mazzo di fiori finti.

La piccola lapide è seminascosta dalle fronde: bisogna infilarcisi sotto i rami per poterla vedere.

Anche Biagio e Maria Giuditta furono vittime di mafia e, giustamente, sono ricordati in quanto tali nel sito web VittimeMafia.it, nato come "casa della memoria per le vittime della mafia".

Una volta estintasi generazione degli studenti del Liceo Meli che frequentavano la scuola al tempo del fatto e una volta andati in pensione gli insegnanti che ci lavoravano, sicuramente la memoria dell'Istituzione scolastica si è andata sbiadendo nel corso del tempo, e quella lapide riceve forse solo di tanto uno sbadato e malinconico tributo da parte dei familiari, anche quello destinato a deperire nel tempo: in fondo, non è detto che - a distanza di quasi trent'anni - ci siano ancora in vita dei genitori o dei parenti prossimi che possano ricordare.

Il tempo, come dice Marguerite Yourcenar, è un grande scultore, ma può anche essere un "grande livellatore". E soltanto noi uomini possiamo contrastare questa azione livellante del tempo, preservando le memorie più significative e tramandando il ricordo di persone ed eventi, attraverso il racconto, ma anche anche rendendo i luoghi una trama densa di cose rimarchevoli da ricordare e di ammaestramenti fondamentali per la costruzione del nostro senso civico.

Portare avanti questo compito dovrebbe essere precipuo dovere delle Istituzioni: in questo caso, se le nostre Istituzioni si sono prodigate a creare monumenti commemorativi dedicati alle vittime "illustri" di mafia, hanno lasciato nel dimenticatoio le sue molte vittime indirette, quelle che gli Statunitensi definirebbero "danni collaterali".

In altri contesti, proprio a Biagio e a Maria Giuditta, la cittadinanza - per il tramite dei suoi Amministratori - avrebbe eretto un piccolo (o grande) monumento alla memoria d'un episodio tragico e di insensata crudeltà, legata alle circostanze, per essere caduti vittime di un sistema in lotta contro un altro nel primo fiorire delle loro vite .

Ma la nostra - mi riferisco a Palermo - è in molte sue pratiche una città senza memoria, una città che non tributa alcun riconoscimento alle sue vittime, a meno che non si tratti di personaggi illustri e in qualche misura appartenenti alle istituzioni: e allora non mancano i cenotafi nei punti in cui la barbara uccisione è stata perpetrata, momenti celebrativi dedicati, manifestazioni, e - alla fine - purtroppo è la retorica ad averla vinta.

Se dei cittadini sono morti a causa di qualche insensato ed imprevedibile evento è giusto ricordarli: ma non da singoli cittadini, bensì per il tramite di coloro che hanno il governo della Comunità.

Londra, nei primi anni della II Guerra Mondiale fu sottoposta ad intensi bombardamenti tedeschi e soprattutto l'East End, obiettivo strategico di rilievo, per i suoi dock, per le sue attività commerciali ed industriali venne devastato.

Se si gira in quelle zone di Londra, si sarà sorpresi nell'imbattersi in targhe commemorative, che ricordano i punti in cui - a causa di quei bombardamenti - si sono verificati eventi luttuosi: in questa lapidi di marmo, viene citato il giorno e persino l'ora in cui dei cittadini persero la vita.

Si cammina, si leggono queste lapidi che sono delle vere e proprie pietre miliari della memoria, e ci ci si allontana meditando: ed intanto quelle persone vengono ricordate e non sono morte invano.

Si rafforza così il senso dell'appartenenza ad una Comunità, attraverso questo continuo lavoro sulla prospettiva e sulla Memoria storica.

Da noi, invece, si fa di tutto per dimenticare o per non dover ricordare: ma in questo modo si uccide la possibilità di far crescere una comunità e il suo senso civico.

Biagio e Maria Giuditta sono stati vittime due volte, per essere stati uccisi dalla violenza di una città devastata da due sistemi in lotta, quello della legalità e quella della delinquenza organizzata, e poi, per essere stati semi-dimenticati da tutti, anche se hanno pieno titolo per essere ricordati tra le Vittime di Mafia.

 

Auto falcia la folla un morto e 23 feriti (Articolo di La Stampa del 26 Novembre 1985)

Palermo — Un'auto dei carabinieri di scorta all'«Alfetta» blindata con il giudice istruttore Paolo Borsellino, uno del più impegnati nella lotta alla mafia, ha falciato la folla che attendeva ad una fermata di autobus nel centro di Palermo. Una tragedia incredibile: uno studente di 15 anni, Biagio Siciliano, di Capaci (Palermo), è morto poco dopo il ricovero in ospedale; ventitré i feriti, due dei quali in condizioni disperate: Maria Milella, 16 anni, figlia di un questore, e Calogero Geraci, di 15, pure studenti all'uscita dalle lezioni. Tra i feriti, tre sono militari che si trovavano a bordo dell'autopattuglia scontratasi con un'auto, rimbalzata su un'altra macchina, in attesa ad un semaforo e infine schizzata su una cinquantina di persone che, inermi, attendevano l'autobus. L'incidente è accaduto alle 13,35 tra via Libertà e piazza Croci. Al panico e al terrore — c'era chi parlava anche di dieci morti — mentre affluivano le prime ambulanze e i primi mezzi di polizia e carabinieri, per qualche attimo è subentrata la rabbia. Alcuni compagni dei ragazzi feriti, spalleggiati da passanti, hanno inveito contro i tutori dell'ordine.
C'è stato qualche isolato grido di 'assassini' ma subito è prevalso il senso della ragione e la vicenda è rientrata nei suoi logici contorni.
I ragazzi, assieme a docenti e bidelli del liceo classico Meli, erano usciti da appena tre-quattro minuti e avevano attraversato via Libertà per attendere l'autobus alla fermata.
Nelle ore di punta, che coincidono con l'entrata e l'uscita dagli uffici, le sirene delle auto blindate e delle vetture delle scorte attirano l'attenzione un po' di tutti e a volte provocano qualche polemica da parte di cittadini che gradirebbero più calma.
Tra le prime reazioni quella del sindaco, prof. Luca Orlando Cassio: "E' un fatto tragico, che colpisce tutta la città". Il procuratore della Repubblica Vincenzo Pajno, accorso anch'egli, ha detto: "il primo ad essere profondamente addolorato sono io, come magistrato, come uomo e come padre di famiglia. Bisogna comprendere che anche noi giudici sottoposti a particolari condizioni di sicurezza, a cominciare da me che sono succeduto ad un giudice ucciso, preferiremmo tornare a vivere in condizioni di serenità. Ma qui c'è gente come me che rischia la vita ogni giorno per fare interamente il proprio dovere. Certo, non vorremmo essere prigionieri di auto blindate e scortati.
Questo — ha concluso Pajno — non è solo un gravissimo incidente stradale, è anche la testimonianza della violenza di questa città".

VittimeMafia.it

Condividi post
Repost0
13 marzo 2015 5 13 /03 /marzo /2015 08:57
Uno scoiattolo in transito

Gli scoiattoli si incontrano di frequente qui a Londra.
Con loro sono degli incontri fuggevoli: appena ti vedono, schizzano via, con movimenti aggraziati, tenendo in alto la loro coda piumosa, che orgogliosamente bilancia i loro aerei salterelli e balzi.

E rapidamente si sottragono alla vista, andando a nascondersi nelle loro tane sugli alberi.

Soltanto la ricerca del cibo li spinge a venire allo scoperto, lontano dalle loro ombrose dimore.

Sono amabili questi scoaittoli e uno, a volte, vorrebbe poterli esaminare da vicino o indurli a venire a prendere del cibo direttamente dalla tua mano.

Ma loro non si lasciano corrompere: semplicemente accettano la presenza degli Umani, come un necessario complemento dello scenario naturale in cui si muovono (almeno nei contesti metropolitani).

L'altro giorno, mi sono imbattuto in uno scoiattolo morto: giaceva senza vita sull'erba del giardinetto.

Il suo corpicino era disteso in quello che sembrava un ultimo balzo.

Gli occhi spalancati in una visione di qualcosa di ineffabile.

Li avrei chiusi volentieri quegli occhi, se soltanto avessi saputo come fare, così come si fa n un gesto universale di pietas per chi è appena morto.
La coda piumosa tutta aperta con i suoi sottili filamenti di pelo: che ora penzolavano un po' spenti, rispetto alla magnifecenza che si dispiega nei balzi degli scoiattoli viventi, con l'argento addosso.

La piccola cosa morta mi ha fatto tenerezza, l'ho visto che ancora la vita non era del tutto fuggita da lei (almeno così ho pensato), prima di trasformarlo in una foglia secca.

Uno scoiattolo in transito verso il mondo delle Ombre....
 

Uno scoiattolo in transitoUno scoiattolo in transito
Condividi post
Repost0
6 gennaio 2015 2 06 /01 /gennaio /2015 07:12
Quelli ke si affacciano al 2015 in un omaggio a Giorgio Gaber
Quelli che il porno è nelle loro testa
quelli che avvertono un brivido soto pelle, 
rievocando le epiche masturbazioni della propria adolescenza
quelli che non si rassegnano
quelli che vogliono, ma non possono più
quelli che il Viagra
quelli che non giocano
quelli che vanno alla ricerca del brivido perduto, senza ritrovarlo mai
quelli come noi
quelli differenti da noi
quelli che vivono nella nostalgia e il presente non gli interessa
quelli che adorano feisbuk e i social hub
quelli che li detestano
quelli che spasimano per essere pokati
quelli che pokano a tappeto i loro contatti
quelli che chiudono il profilo FB per sempre,
con un atto di forza e di coraggio
quelli che parlano al telefonino in costanza di tempo
quelli che messaggiano a ritmo continuo
quelli pigliati dalla rete come poveri pesci
quelli del giorno e quelli della notte
quelli che vanno a Cap d'Agde e se la godono un mondo
quelli che amano Michelle Ferrari ma non ci hanno mai potuto scopare
quelli che affrontano l'anno nuovo, pensando che sia quello già trascorso
quelli che  (ci) odiano
quelli che (ci) amano
quelli che non gli interessa
quelli che detestano avere Mr Bean a capo di un governo
quelli che mentono
quelli che dicono la verità
quelli che non la dicono per omissione
quelli che il vuoto é dentro di noi
quelli del mondo
quelli dello sguardo oltre l'orizzonte
quelli che desiderano e non smetteranno mai
Condividi post
Repost0
26 dicembre 2014 5 26 /12 /dicembre /2014 16:23

Le strade di notte

Le strade di notte hanno un loro fascino speciale.

Specie in quell'ora di mezzo in cui il traffico dei nottambuli si è spento. Ed ancora non è cominciato quello dei mattinieri.

Tutto tace allora, tutto è silenzio.

E mentre si corre si apprezza il silenzio e la luce smorta dei lampioni, mentre ancora il cielo non trascolora nell'alba.In questi momenti si può pensare con facilità, senza timore di cadere, nel delirio "Tutta mia é la città".Si può avere la sensazione di essere in un meraviglioso equilibrio e la solitudine non pesa.

Ci si sente un po' animali della notte, felini e con i sensi all'erta.

E il ritmo cadenzato dei piedi sull'asfalto e sul cemento è l'unica musica per le nostre orecchie, se abbiamo il coraggio di lasciar perdere le diavolerie tecnologiche e quelle maledette cuffiette che si pensano ormai essenziali ed irrinunciabili.

Nel silenzio, in quell'atmosfera addormentata, ma in cui si avverte la vita di migliaia di menti dormienti, c'è il fascino d'un mistero insondabile e l'aria è percorsa da presagi indefinibili a cui non possiamo dare nome.

 

Si può sentire occasionalmente il miagolio di un gatto e ci si sente un po' gatto.

Si può scorgere un cane randagio che razzola con il muso in un sacco sfondato della spazzatura cercando avanzi gustosi - e ci si sente un po' cane.

Ci si può imbattere in un'auto parcheggiata non tanto discretamente, dentro la quale una coppia consuma del sesso urgente ed improrogabile (e si pensa con simpatia alle volte in cui da giovani ci è capitato di fare la stessa cosa).

Si possono superare mucchi di rifiuti e sporcizia.

Ma tutto passa via, provocando dentro di noi dei sottili movimenti empatici oppure senza collidere del tutto, semplicemente scivolando addosso, come la pioggia che cadendo su di noi scivola su di noi senza bagnarci o senza darci la sensazione del bagnato. 

 

E poi, rigenerati, si ritorna - dopo una parentesi che é straordinaria ed irreale - alla vita ordinaria.

Condividi post
Repost0
22 dicembre 2014 1 22 /12 /dicembre /2014 06:12

The Ilford Animal Cemetery. Quella dei cimiteri per gli animali domestici: un'usanza che in Italia stenta ad attecchire

Ho adocchiato nella località di Ilford (Redbridge, Essex), un luogo avvolto nel silenzio: fatto di prati verdi, ombreggiato da grandi alberi fronzuti, e fornito di solide panchine di legno. E soprattuto pulitissimo, con l'aspetto di un luogo antico, accentuato dal fatto che lapidi e pietre tombali (ma di piccole dimensioni, quasi si trattasse di un cimitero di bambini) fossero riveste da un strato gentile di muschio.

Ne ho avuto una prima percezione ancora al buio, poi ho potuto guardare meglio alla luce del giorno.

Inizialmente ho pensato che si trattasse di un piccolo cimitero, realizzato semplicemente, come si usa fare in UK, con le lapidi di pietra schiette e senza fronzoli (nella morte siamo tutti eguali) e la sepoltura vera e propria fatta direttamente nella terra in semplici casse di legno (polvere alla polvere...).

Un luogo di pace e di ilenzio, dove sedersi a meditare.

Poi, camminando lungo la recinzione alla ricerca di un varco, ho scoperto un cartello che segnalava la direzione per raggiungere il cimitero degli animali (The Ilford PDSA Animal Cemetery) che, fondato nel 1920, ha - tra l'altro - una storia e delle tradizioni importanti, tra cui quella di aver accolto alcuni cani reggimentali).
The Ilford Animal Cemetery. Quella dei cimiteri per gli animali domestici: un'usanza che in Italia stenta ad attecchireE il luogo, peraltro lindo ed in ordine (a parte il muschio e le foglie secche), ben protetto dalle incursioni di estranei, mi ha attratto ancora di più ed incuriosito.

Mi chiedo, quando in Italia, ogni città sarà dotata di un simile luogo che possa accogliere - con il rispetto che meritano- i nostri amici (badiamo bene: non solo cani).
Oggi, a parte qualche esperienza felice nel Nord Italia, non c'è niente di simile - che io sappia.
A meno che uno non voglia provvedere personalmente, utilizzando un terreno che ha a propria disposizione, essendone il proprietario (come è stato per me con i miei cani), non c'è altra alternativa che l'abbandono (crudelissimo) oppure la richesta di intervento dei servizi comunali per lo smaltimento dei rifiuti urban solidi.
E' ripugnante dover pensare che il nstro amico domestico debba - da morto- essere trattato alla stessa stregua di un sacco di spazzatura.

Eppure è così che capita.

Siamo privi della necessaria cultura e sensibilità e ancora sotto il dominio delpensiero molto cartesiano che gli animali siano esseri senza anima (la stessa concezione che ha reso possibili innominabili abusi a loro danno).
in Italia solo ai ricchi è stata data la possibilità di avere un proprio personale cimitero degli animali domestici, come ho avuto occasioni di scoprire, visitando la Fondazione Piccolo a Capo d'Orando (Il cimitero dei cani a Villa Piccolo di Calanovella) oppure quello dedicato ai cani della ricca famiglia statunitense degli Astor, che furono tra gli ultimi proprietari del famoso Hever Castle, per non parlare del cimitero reggimentale dei cani mascotte allocato su uno dei bastioni del castello di Edinburgo.

 

The Ilford Animal Cemetery. Quella dei cimiteri per gli animali domestici: un'usanza che in Italia stenta ad attecchire

Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth