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25 settembre 2014 4 25 /09 /settembre /2014 15:50

La donna che fuma (Elena Cifali) Da stamattina presto la sento: "Sofia. Sofia. Sofiaaaa"  - urla strascicando l'ultima vocale. 
Il suo più che un richiamo sembra un lamento. 
Mi affaccio.
La guardo dall'alto del terrazzo senza farmi notare.
Fuma ininterrottamente, mentre il suo petto viene scosso da violenti colpi di tosse catarrosa.
Il viso scuro, i lunghi capelli neri legati. 
Dovrebbe avere più o meno la mia età, eppure guardo una donna vecchia. 
"Sofia. Sofia. Sofiaaaa".
Ancora ed ancora. 
È triste stare a guardarla. 
Il seno pesante che cade sul ventre martoriato da innumerevoli figli.
Si volta, sorride scoprendo una bocca con pochi denti scuri. 
Si china sul viso di un bimbo di pochi mesi dentro il passeggino. 
Soffia un alito di fumo. 
Il bimbo ride divertito. 
Quel che resta della sigaretta finisce sulla strada con un gesto di stizza.
Rientra in casa. 
E io?
Mi ritraggo.
Mi siedo sul divano, acconto a me un libro, compagno fedele e chiacchierone. 
Tiro su le gambe, abbraccio le ginocchia e penso ....

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14 settembre 2014 7 14 /09 /settembre /2014 18:40

Le scoperte casuali. The Bunhill Fields Burial Grounds: un luogo antico, di pace e di riflessione

 

(Maurizio Crispi) Le migliori scoperte del flaneur avvengono quasi per caso.
Muovendosi in una grande città come è Londra si può andare alla scoperta di cose ben definite pianificando in anticipo il proprio percorso, ma in altre circostanze ci si addentra in percorsi non pianificati oppure si compiono a piedi dei percorsi per spostarsi da un punto all'altro e, senza saperlo in anticipo, ci si imbatte in qualcosa che suscita meraviglia sia che si tratti di un monumento (ma non di quelli magniloquenti che sono iscritti obbligatoriamente nei percorsi turistici; ma ciò nondimeno gravido di significati che lo rendono vibrante), una veduta insolita, un complesso statuario o anche semplicemente una targa commemorativa che ricorda un personaggio storico che ha abitato dove ora sorge un edificio di epoca successiva. Cose così: a volte sono avvistamenti che, pur estremamente semplici, arricchiscono il nostro bagaglio di conoscenze oppure stimolano l'attivarsi di curiosità non peregrine e di successive indagini conoscititve e di approfondimento,

In questi casi, il piacere della scoperta è ben più intenso, soprattutto perchè l'avvistamento tanto casuale e non pianificato suscita intense emozioni.
Le scoperte casuali. The Bunhill Fields Burial Grounds: un luogo antico, di pace e di riflessioneE' stato così che, del tutto casualmente, facendo ritorno a piedi dalla zona della Black Friars Railway e volendo dirigerci verso Aldgate a piedi (ma avendo preso  inizialmente una direzione che più che avvicinarci alla nostra meta ci portava lontano da essa (in direzione di Islington), ci siamo trovati a passare proprio davanti pall'ingresso di un'area di terreno non edificato, con l'aspetto di un giardino, ma costellata di pietre tombali, fittamente assiepate sotto l'ombra di grandi platani secolari, ancora coperti di foglie, benché l'autunno sia ormai alle porte.

E abbiamo scoperto di essere di fronte all'ingresso del Bunhill Fields Burial Grounds, uno dei più antichi (e gradi) cimiteri non consacrati di Londra, risalente nelle sue prime origini addirittura al tempo dei Sassoni.
Attratti dalla casuale scoperta siamo penetrati al suo interno: una striscia di terreno lunga e stretta percorsa al centro da una via lastricata di pietre e, da un lato e dall'altro lapidi a centinaia di tutte le forme e dimensioni, mentre - sparso qua e là - si ergeva qualche monumeto funebre più cospicuo: entrambi - monumenti e lapidi - corrosi dal tempo e smangiati dal muschio e dai licheni, con le scritte commemorative relative ai defunti che riposano in pace in quei luoghi, incise da generazioni di Mr Durdles (indimenticabile personaggio dickensiano, lo scalpellino e tagliapietre cimiteriale, nonché curatore di tombe e cappelle funerarie e, ovviamente, conoscitore degli misteri dell'antico cimitero di Cloisteham, in Il Mistero di Edwin Drood), a stento leggibili.
La parte centrale di quest'asse - per così dire - viario, si allargava in un grande spazio prativo ombreggiato da grandi alberi e circondato su ogni lato da panchine di legno.Tutt'attorno delle alte mura di mattoni rossi contro le quali stavano addossate altre lapidi.
L'atmosfera era suggestiva ed intensa, il silenzio profondo, benchè - poco lontano - vi fosse una via trafficata rumorosa ed inquinata, perché percorsa da auto e bus.
Molti i frequentatori -oltre ai passanti che percorrevano a passo spedito la via centrale: alcuni se ne stavano seduti placidamente sulle panchine, immobili, in atteggiamento pensoso e meditativo.
Le scoperte casuali. The Bunhill Fields Burial Grounds: un luogo antico, di pace e di riflessioneMa anche sul prato famigliole allegre intente a giochi con i più piccini o con i propri cani.
Vi si può vedere il monumento funebre che custodisce le spoglie mortali di John Bunyan (l'autore del celebrato "Pilgrim's Progress" o "Il viaggio del Pellegrino") e di Daniel De Foe (quest'ultimo sormontato da un piccolo obelisco) e le sepolutre più semplici di William Blake e dello storico Oliver Cromwell, solo per citare alcuni dei personaggi più celebri che vi riposano.
Sul bordo stretto della lapide verticale che costituisce la sepoltura di William Blake, sono posati dei piccoli sassolini, monetine da due e cinque pence e un fiore rosso, forse di plastica che arricchisce di una macchia cromatica il grigiore della pietra.
Mi viene da pensare che siano stati posati lì gentilmente e con animo grato, come testimonianza di quanto per alcuni William Blake con i suoi poemi mistici ed esoterici possa essere una prresenza viva e palpitante.
E' un luogo nel quale si dice siano state sepolte nel corso dei secoli oltre 130.000 persone e che pure è un luogo vitale e vissuto, pur dando ai suoi frequentatori un senso di pace e l'occasione di meditare - ma senza tristezza - sulle cose ultime.
In un'opera scritta dal filologo e viaggiatore Grigorij Chkhartischwili e dallo scrittore B. Akunin, Le Città senza tempo. Storie di Cimiteri (Frassinelli, 2006) viene annotato - tra le altre cose - che, se dovessimo fare il conto dei morti che, dentro o attorno alle città sono stati sepolti nel corso dei secoli, noi vivi saremmo decisamente in minoranza e che, in ogni caso, tutti questi defunti che giacciono nei cimiteri, strato su strato creano delle forme di energia di cui non si può non tenere conto.
Il cimitero di Bunhill Fields venne devastato dalle bombe tedesche nella prima fase della 2^ Guerra Mondiale e successivamente risistemato negli anni Sessanta del XX secolo.
Questo fatto mi ha portato a pensare che la tomba di famiglia dal lato materno al Cimitero di Sant'Orsola di Palermo venne del tutto devastata da una bomba alleata caduta casualmente lontano dai bersagli prinicipali dei bombardamenti che erano la zona portuale di Palermo e che, al posto della sepoltura, mia madre e mia nonna che si recarono ssul posto a constatare i danni trovarono un grosso buco, una ferita dolente aperta nella nuda terra, i marmi frammentati e delle povere ossa che lì giacevano solo frammenti inidentificabili e polvere.
Polvere alla polvere.

 

(da Wikipedia) Bunhill Fields (la dizione corretta è "Bunhill Fields Burial Ground") è una tranquilla oasi situata nel London Borough of Islington, frequentata da residenti, turisti e lavoratori in cerca di un attimo  di tranquillità e per consumare il pasto nella pausa di mezzogiorno.

Le scoperte casuali. The Bunhill Fields Burial Grounds: un luogo antico, di pace e di riflessioneÈ anche un luogo di grande interesse storico e religioso: Bunhill Fields è, infatti, terreno non consacrato che venne usato quale luogo di sepoltura per i non conformisti, i dissenzienti e, in genere, per i non appartenenti alla Chiesa d’Inghilterra, quindi Battisti, Quaccheri, Metodisti e Presbiteriani.

Il nome "Bunhill" deriva da Bone Hill, (collina delle ossa in lingua italiana) in quanto l'area fu usata come luogo di sepoltura sin dal tempo dei Sassoni. Nel 1665, durante la Grande peste, fu destinato all’uso di cimitero comune per seppellire i corpi che non potevano più essere contenuti nei cimiteri delle chiese. Fu usato fino al 1855, per circa 120.000 sepolture. Nel 1867 un atto del Parlamento destino’ Bunhill Fields a spazio aperto, mantenuto dalla Corporazione della City di Londra come area verde di pubblica fruizione. In quell’epoca furono apportati anche dei miglioramenti con, tra l’altro, la messa a dimora di alberi e la recinzione dell’area del cimitero.
Danneggiato durante la seconda guerra mondiale dai bombardamenti tedeschi, fu ricostruito nel 1960. Il sito venne ridisegnato da uno dei più rinomati architetti paesaggisti dell’epoca, Peter Shepheard (1913–2002). Il cimitero contiene ora 2.333 monumenti, per la maggior parte semplici lapidi.

 

 

 


 

Le scoperte casuali. The Bunhill Fields Burial Grounds: un luogo antico, di pace e di riflessione

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13 settembre 2014 6 13 /09 /settembre /2014 17:14

Le Ghost Bicycle. Un fenomeno che dagli USA sta arrivando in Europa: memorial, memento e progetto artistico assieme

Le ghost bicycle - ma anche le ghost bike, o GhostCycle o WhiteCycle - sono delle "biciclette alla memoria", collocata nel punto in cui un ciclista è stato ucciso  - o gravemente ferito - da un auto o da una motocicletta.
In Italiano - se proprio non vogliamo utilizzare un anglicismo -le potremmo chiamare "bici fantasma".
Solitamente, le bici fantasma sono delle vecchie bici recuperate e dipinte di bianco; a volte sono adornate di ghirlande di fiori finti, a volte recano una targa o un cartello che ricordano l'identità della persona e le circostanze dell'evento infausto.
Oltre ad essere un "memorial" della persona ferita o uccisa, fungono da memento per gli automobilisti/motociclisti in transito.
La prima "ghost bike" ad essere avvistata, secondo il Guardian, fu a St. Louis, Missouri (USA), nel 2003, preceduta da un progetto espressivo da parte dell'artista Jo Slota a San Francisco, poco prima nel 2002.
Quello delle bici fantasma è stato nelle sue origini un fenomeno tipicamente americano adesso tende ad arrivare in Europa: a Londra - ad esempio - sono diversi gli avvistamenti di questo tipo di reperti, anche se in alcuni casi la Ghost Bicycle è allocata solo per ricordare una persona che non è più, anche se la sua morte non è stata determinata da un incidente della strada, mentre andava in bici.
Quindi le "Bici fantasma" finiscono con il diventare icone nelle quali si intersecano le intenzionalità del memorial (o monumento alla memoria) e del memento (o avviso) affinché gli automobilisti e i motociclisti potenziali assassini di pedoni e di ciclisti innocenti ne traggano insegnamenti, spunti di meditazione ed inviti alla prudenza, e l'espressività di progetti artistici veri e propri, nello spirito della "street art" o della "land art".
D'altra parte, le "bici fantasma" sono anche dei cippi, degli indicatori stradali che contrassegnano i luoghi in cui hanno avuto luogo passaggi e transiti e, in questo senso, assumono un valore ben piùpregante e denso di emozioni dei luoghi di sepoltura nei luoghi appropriati e rituali.
Da un certo punto si possono considerare dei cenotafi (cioè dei luoghi di sepoltura, privi tuttavia, delle spoglie mortali della persona acui si riferiscono) e, da questo punto di vista, alimentano un post-moderno - e metropolitano - culto dei morti.

 

(da Wikipedia) A ghost bike (Ghostcycle or WhiteCycle is a bicycle set up as a roadside memorial in a place where a cyclist has been killed or severely injured (usually by a motor vehicle).
 Apart from being a memorial, it is usually intended as a reminder to passing motorists to share the road.
Ghost bikes are usually junk bicycles painted white, sometimes with a placard attached, and locked to a suitable object close to the scene of the accident.
According to The Guardian, the first recorded ghost bike was in St. Louis, Missouri, in 2003. A witness to a collision between a cyclist and a car placed a painted bike at the location  with a message that read: "Cyclist struck here".
The original idea of painting bikes white reportedly goes back to the city of Amsterdam in the 1960s as an anarchist project to liberate two-wheel transport—white bikes were free, help yourself and then leave it for someone else.
The ghost bike idea in the United States may have originated with a project by San Francisco artist Jo Slota, begun in April 2002.
This was a purely artistic endeavor. Slota was intrigued by the abandoned bicycles that he found around the city, locked up but stripped of useful parts. He began painting them white, and posted photographs on his website, ghostbike.net. As the idea was taken up for different purposes, Slota faced a dilemma. San Francisco is one of the safer U.S. cities for bicyclists, but memorial ghost bikes sprang up there as elsewhere, changing perceptions of his project.
A ghost bike memorial project was started in St. Louis, Missouri, United States in October 2003. After observing a motorist strike a bicyclist in a bike lane on Holly Hills Boulevard, Patrick Van Der Tuin placed a white-painted bicycle on the spot with a hand-painted sign reading "Cyclist Struck Here". Noticing the effect that this had on motorists in the area, Van Der Tuin then enlisted the help of friends to place 15 more "ghost bikes" in prominent spots in the St. Louis area where cyclists had recently been hit by automobiles.
They used damaged bikes, in some cases deliberately damaged to create the desired mangled effect.
Similar projects began in Pittsburgh in 2004, New York City, Seattle in 2005, Albuquerque and Chicago; and Toronto in 2006.  
In August 2005, nearly 40 ghost bikes were placed throughout Seattle to draw awareness to locations of accidents, near-misses, and poor road conditions.
 A ghost bike in Dupont Circle, Washington, D.C., commemorating a rider killed by a garbage truck in 2008, remained for a full year. When it was removed by city employees, friends of the rider replaced it with 22 ghost bikes, one on every lamppost.[16] London Ghostcycle was active in 2005 and 2006.
There have been similar projects in dozens of other cities worldwide.
A bike memorial project[18] was recently started Durham, North Carolina to commemorate the death of two prominent cyclist and bicycle safety advocates.
 In Late 2013 and early 2014 The Houston Ghost Bike Group has placed 47 ghost bikes to raise awareness during an especially deadly string of cycling accidents involving automobiles taking place in Houston, many of them hit and run. As of this posting, they are working on 13 more bikes to bring the list of deaths in recent years up to date.

 

 

 

La bici che si vede nella foto è stata fotografato in Commercial Street, nell'East End londinese.

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3 giugno 2014 2 03 /06 /giugno /2014 06:23

La lucertola

 

Acqua verdastra

oleosa

 

Due topi di campagna

galleggiano immoti,

annegati

 

Una lucertola  verde lucente

con movimenti convulsi

lotta per risalire

la liscia parete della vasca

 

Ogni volta perde la presa

e ripiomba

nell'acqua

da cui poi riemerge

una rettiliana testina

con la lingua sottile

guizzante

 

E non si arrende,

nello sforzo agonico

di non soccombere

 

Lezzo di decomposizione

si sprigiona

dolciastro

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2 giugno 2014 1 02 /06 /giugno /2014 06:54

Cosa è l'amore: nelle semplici parole di una bimba di 8 anni molto più di molti trattati

 

 

Non voglio scrivere qui un trattato su cosa è l'amore. Sarebbe una fatica sprecata e forse un progetto perfino troppo ambizioso.

E poi, sull'amore non mancano le cose da leggere, dalla narrativa alla saggistica (e, all'interno della saggistica, una varietà di scritti secondo molteplici vertici d'osservazione, da quello filosofico a quello semplicemente carnale).
A volte si tende a confondere l'amore passionale con l'Amore che è uno stato d'animo, una disponibilità interiore molto più costante e stabile, che può manifestarsi il più delle volte senza dover mai ricorrere a grandi dichiarazioni verbali, ma nei piccoli gesti quotidiani.

Ecco che il "pensiero" scritto dalla piccola Rebecca di 8 anni  e affisso ad un albero che fiancheggia via Federico G. Pipitone  a Palermo è in grado di dire in modo commovente cosa sia l'Amore, per come lei stessa deve averlo osservato operante all'nterno della relazione intercorrente tra i nonni (probabilmente il cartello è stato affisso a mo' di necrologio per ricordare uno dei nonni, forse deceduto di recente).

E' una sorta di innocente e limpido "ad memoriam", dotato di un suo lirismo naif eppure potente, che, con parole semplici è in condizione di dire una profonda verità, meglio di molti trattati.
Non una definizione, ma un invito alla riflessione. E, nello stesso tempo, una palpitante testimonianza: "L'Amore c'è ed io l'ho visto. Ecco com'era!".

Cosa dice Rebecca? Ecco la trascrizione: "L'amore è quando nonna aveva l'artrtite e non poteva più mettersi lo smalto e nonno lo faceva per lei anche se aveva l'artrite pure lui".

Ecco, una fantastica esemplifica dell'Amore come Donazione, anche nelle più minute cose quotidiane.
Il gesto gratuito, per quanto piccolo ed insignificante possa apparire.
Ma il piccolo aforisma potrebbe prestarsi, ovviamente, a molte altre letture.

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20 maggio 2014 2 20 /05 /maggio /2014 10:07

Qualche giorno fa, alla fine dell'Arcobaleno

 

Ha grandinato su Londra 
chicchi grossi come pietre

Il cielo nero-plumbeo

basso come la volta d'una cripta

Poi ha piovuto fitto

Alla fine,
mentre il cielo si apriva,
con squarci d'azzurro
è comparso un arcobaleno,
scialbo però
privo di colori brillanti,
in questo molto british,
ma era un arco perfetto,
come se ne vedono pochi
più che un arco iridiscente,
un limite curvilineo 
tra la luce e una zona d'ombra
oscura ed inquieta

aldilà della quale

si intuva la feorce pressione

delle armate della notte

 


Prima che svanisse del tutto,
son voluto partire alla ricerca

della pentola piena d'oro
di cui narrano le leggende

Dopo aver tanto camminato,
alla fine di quell'arcobaleno,
ho trovato soltanto una panchina 
con un homeless dormiente
circondato dalle sue povere cose

e dalle sue sporte

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7 marzo 2014 5 07 /03 /marzo /2014 19:50

Terra alla terra, polvere alla polvere

 

Piove

 

Tuoni e lampi

 

Nuvole,

scure e pesanti

 

Piove
con un ticchettìo lieve

e un ricciolo di merda
si scioglie nel diluvio
ritornando alla terra

 

Terra alla terra,

polvere alla polvere

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18 gennaio 2014 6 18 /01 /gennaio /2014 08:47

In loving memory...(Maurizio Crispi) Diverse volte, trovandomi a correre lungo il Thames Path, all'altezza dello Shadwell Basin, ho attraversato un giardinetto con prato e alberi, curatissimo per fermarmi sull'argine del Tamige, dove in un luogo ombreggiato dalle fronde c'è una fila di sobrie panchine di legno e ferro.
Su una di esse - sempre la stessa - ho rinvenuto diverse volte un mazzo di fiori appassiti e sempre un con essi un biglietto di dolente commiato, indirizzato a chi non c'era più (il testo suggeriva una morte precoce, per malattia o suicidio; o semplicemente un allontanamento definitivo dalla famiglia. Tutto rimaneva aperto alle più varie congetture).
Ritrovandomi a Londra, sono andato a curiosare.
Non c'era più il solito mazzetto di fiori, bensi una croce di legno, di piccole dimensioni, attaccata alle listelle di legno della panchina un po' storta.
Su di essa, la scritta "In remembrance" (in orizzontale), mentre in verticale si legge, a caratteri più grandi "MUM".
Guardando meglio, mi sono accorto anche che alla panchina è attaccata una placchetta di ottone  con un'incisione piuttosto lunga che nel suo incipit dice: "In loving memory of Joyce Wilson...".
Guardando meglio mi sono reso conto che molte altre panchine della stessa fila recano analoghe targhe, con diciture lievemente dissimili e dedicate a persone diverse. In una delle panchine, ce ne sono addirittura tre di targhe.
In loving memory...Queste panchine, dunque, sono un luogo della memoria, come lo sono - in alcune chiese cattoliche italiane - alcune panche/inginocchiatoi che vengono donati alla parrocchia da una famiglia, come opera di bene che assolva alla funzione di ricordare un loro caro estinto.
Ma il fatto che queste panchine "fluviali" siano un luogo della memoria ha un che di profondamente poetico.
Innanzitutto, perchè i familiari possono venire a sedersi sulla panchina che porta il nome del loro estinto e sedersi sulla riva del fiume in contemplazione.
C'è della poesia, in ciò.
Ma anche perchè, simbolicamente, il fiume è la vita stessa che scorre verso il mare; il fiume è formato dall'acqua che andando verso l'oceano compie un segmento di un suo eterno ed innarrestabile ciclo che rimanda all'idea del ciclo infinito di morti/rinascite.
E, quindi, mettere la targa che ricorda il proprio morto sulla panchina che fronteggia il fiume è un modo per consegnarlo in qualche modo alla vita e ad un ciclo di continue ed inarrestabili trasofrmazioni, sulla base dei principi: l'eracliteo "tutto scorre", "tutto si trasforma" e "ogni cosa ritorna".

 

 

Vedi anche in questo stesso blog: Un messaggio nella bottiglia

 

 

 

 

 

 

 


In loving memory...

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18 ottobre 2013 5 18 /10 /ottobre /2013 23:13

Quelle aiuole sempre fiorite che osservo da 14 anni(Elena Cifali) Oggi giorno alle tre del pomeriggio esco da casa per andare a lavorare. 
Ogni giorno da 14 anni percorro la stessa strada.
Ogni giorno il mio sguardo si posa su quelle aiuole così diverse dalle altre.
Due aiuole fiorite 365 giorni l’anno, oasi felici tra il degrado cittadino, due luoghi curati nei dettagli, puliti, ordinati in maniera quasi maniacale.
A prendersi cura di questi luoghi non sono i “Comuni” di appartenenza, ma dei “comuni” cittadini.
Cittadini modello si potrebbe dire, cittadini diversi, dico io.
La prima aiuola si trova lungo la strada che porta da Nicolosi a Mascalcia. Un piccolo spicchio di marciapiede dove al centro c’è un bell’albero sempreverde. Attaccato al tronco dell’albero la foto di un giovane, un ragazzo morto a 17 anni: Emanuele Vitale.
Quasi 5 anni fa, quando morì Emanuele, figlio di una nota famiglia, l’eco della notizia si sentì per tutta Nicolosi, fu lutto cittadino e tutti ci sentimmo coinvolti e avvolti da questo dolore che faceva tremare e gonfiore il cuore.
Il Duomo gremito di persone tanto che il parroco fu costretto a celebrare il funerale sul sagrato per dare l’opportunità a tutti di partecipare e salutare lo sfortunato ragazzo.
Era un giorno di novembre, Emanuele era in ritardo per andare a scuola e decise di usare il motoscooter per far prima. Forse abbagliato dal sole basso novembrino, si schiantò contro un palo della luce: oltre a perdere il controllo del suo mezzo, perse anche la vita.
I suo genitori, dilaniati dal dolore ogni giorno, da quell'infausto evento, portano fiori freschi in quel luogo. Quel luogo é ormai diventato la dimora dell’anima di Emanuele (così mi piace pensare che sia).
E’ terribile pensare di sopravvivere ai propri figli, ma la morte a volte è capricciosa e, prendendosi i figli, li deruba della loro eredità vivente.
A loro non resta che il dolce navigare nei ricordi degli anni vissuti col loro bambino e quella piccola aiuola. La mamma, una donna ancora giovane, si regge in piedi aiutata dalle stampelle e, insieme al marito e padre, veste i panni neri del lutto, un nero spezzato solo dagli sgargianti colori dei fiori.

Qualche chilometro più giù, scendendo dalla montagna verso il mare, al centro della barocca Catania una piazzetta con tante aiuole e panchine. Tutto è lindo, tutto è pulito.
A prendersi cura di questo luogo c'è un uomo anziano. Un uomo con barba e capelli lunghi, grigi come l’argento. Lo vedo tutti i giorni inginocchiato davanti alla grande statua di Padre Pio, dove prega, rivolgendo gli occhi agli occhi del Santo, con le braccia levate in cielo.
Sempre gli stessi gesti, tutti i giorni, tutti i santi giorni. Annaffia, pota, cura, spazza, spolvera le panchine. Sembrerebbero gesti maniacali ed invece hanno un loro perché.
Non saprei dire chi sia quest’uomo e quale sia la sua storia.
I genitori di Emanuele e quest’uomo – che, nel corso degli anni, ho soprannominato il “nonno grigio”- si sono ricavati un motivo per vivere, o forse per sopravvivere al dolore.
Nelle infinite forme di vita che si possono perseguire, c’è chi ha scelto, a torto o a ragione, di vivere pensando che, in un certo luogo, viva ancora la persona che si ama e poco importa se si tratta di un figlio divenuto angelo o di un prete divenuto Santo.

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6 giugno 2013 4 06 /06 /giugno /2013 00:40

Il fascino del viaggio in nave: la sua essenza sta nella transizione di stato(Maurizio Crispi) E' sempre una grande emozione arrivare in un porto, dopo un viaggio in auto, e prepararsi all'imbarco. 
Ci sono dei tempi di attesa e poi scatta il momento in cui devi entrare all'interno della grande bocca spalancata della nave (che queste grandi navi traghetto non siano una metafora della Balena?) e tu rimani sorpreso dell'immensità del corpo della nave che accoglie - inghiottendoli nel suo ventre - automobili ed autotreni che, al confronto, appaiono come piccoli giocattoli, bruscolini insignificanti.
E già senti vibrare sotto i tuoi piedi il grande corpo della nave che, pur nella sua rigidità, sembra riprendere vita e respiro.
Poi, quando arriva il momento della partenza e i giganteschi portelloni si sono ermeticamente chiusi, improvvisamente c'è un cambiamento nel modo in cui la nave vibra: per un attimo la vibrazione si fa più intensa ed è quando inizia la spinta delle eliche potenti e, per alcuni istanti, quelle vibrazioni diventano quasi delle scosse che rianimano un'entità dormiente.
Se sei all'esterno, su uno dei ponti, vedrai il corpaccione della nave che prende a muoversi impercettibilmente, quasi fosse riluttante a staccarsi dal rifugio rassicurante della banchina e che, poi, il distacco da terra aumenta e la nave prende progressivamente velocità e si sentono i motori potenti che stantuffano e pompano, mentre le paratie e i ponti tremano sotto i tuoi piedi.
Poi, quando, la nave ha finalmente abbandonato il rifugio sicuro del porto e si è installata sulla sua velocità di crociera in mare aperto, mentre la costa sfila via lontana e sfuma in una serie di luci ammiccanti via via più piccole, le vibrazioni si attenuano e diventano quasi impercettibili (oppure sei tu che ti abitui a loro), ma ci sono sempre come il leggero tremito che avverti sotto i polpastrelli quando accarezzi un gatto e lui comincia a fare le fusa e a ronfare a ritmo continuo.
Questa continua vibrazione diventa parte ineliminabile e costante delle tue percezioni somato-psichiche per tutta la durata del viaggio per nave, tanto integrata in esse che quando la nave entra nel porto d'arrivo e finalmente ferma i motori, provi dentro di te una sensazione anomala: e ci vuole un po' di tempo perché tu ti riassetti in una normalità, fatta di silenzio e di quiete.
L'assenza di vibrazioni e il silenzio totale creano una sensazione di mancanza e di strana "pausa", rispetto al movimento che sancisce il viaggio.
Ma la cessazione del movimento può essere causa di un'improvvisa vertigine.
L'essenza del viaggio, di qualsiasi viaggio, sta nella transizione di stato nella coppia immobilità/movimento, stasi/exstasi.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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