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26 settembre 2015 6 26 /09 /settembre /2015 06:35
(Foto di Maurizio Crispi)
(Foto di Maurizio Crispi)
(Foto di Maurizio Crispi)

(Foto di Maurizio Crispi)

E’ il momento incantato tra il lusco e il brusco

Il silenzio totale delle strade appena illuminate dalla fioca luce dei lampioni

e le alte sagome scure delle magnolie

Nulla si muove, non una singola foglia

Persino i gatti del vicinato, noti per la loro vivace vita notturna sono andati a dormire

Nel buio, in cui si avverte la vibrazione della prima luce
ancora non percepibile ad occhio nudo, c’è il mistero

Ma è solo un attimo sospeso

Un auto arriva, lame di luce che tagliano l’oscurità

La magia d’un istante cade in frantumi

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25 settembre 2015 5 25 /09 /settembre /2015 06:19
L'ultimo miglio dello spingitore
L'ultimo miglio dello spingitore

(Maurizio Crispi) Una volta, un maratoneta, si afflosciò a terra, morto sul colpo, davanti al traguardo di una 42,195 km. Cadde di botto, come un uccello in volo che avesse esaurito tutta la sua energia vitale. Io ero lì, arrivai poco dopo il fatto, ma il personale del Pronto intervento era già arrivato, e il corpo ancora caldo era stato rimoso, ma un'atmosfera di mestizia pervadeva la zona degli arrivi, cosa quanto mai insolita e, ovviamente, la cerimonia delle premiazioni e il pasta party finale erano stati minimizzati e fatti in punta di piedi. Tutti erano rimasti storditi da quell'evento inaspettato.

In fondo, la maratona e le altre corse sulle lunghissime distanze si possono considerare un po' come metafora della vita: e in ciascuna vita c'è quell'ultimo traguardo da raggiungere, quella soglia da varcare. E una di queste soglie sarà anche l'ultima, quella definitiva.

Quindi, ciascuno di noi deve confrontarsi con quelle centinaia di metri che ci saranno da percorrere prima di arrivare al fatidico appuntamento: a volte si percorrono in movimento, altre volte da fermi, perchè si è bloccati a letto da una malattia debilitante.

Ma si tratta pur sempre d'un ultimo tratto di strada.

Il "miglio", quello che nel romanzo di Stephen King, è il "Miglio Verde", cioè la distanza di poche centinaia di metri che separano il braccio della Morte di un penitenziario americano dalla camera dell'esecuzione con la sedia elettrica.

Ciascuno di noi - nell'accostarsi al trapasso - deve percorrere quell'ultimo miglio: più volte, qualche volta da accompagnatore, talaltra da spingitore, altre volte da condannato.

Sono graziati soltanto coloro che muoiono d'una morte istantanea - o semi-istantanea - come è accaduto a mio padre, deceduto in un disastro aereo.

Un botto e una fiammata, forse un'esplosione, non so: e ho sempre voluto pensare che la sua fine sia stata questione di un attimo, senza che gli fosse nemmeno dato il tempo di capire ciò che stesse accadendo.

Ma anche in questo caso, è ben difficile dire se non ci sia stato quell'ultimo percorso prima di giungere a varcare la soglia dell'ineffabile e dell'indicibile.

Ma lasciamo la questione in sospeso.

Con Tatà, quell'ultimo miglio lo abbiamo vissuto in pieno: camminavamo, come sempre nella nostra vita abbiamo fatto, io nel ruolo di spingitore e lui da spinto, poiché - anche se Tatà era attivissimo, forse ben più di me, perchè divorato da una forte passione interiore che gli dava l'energia necessaria per portare avanti le sue cause per la difesa dei diritti dei diversabili - oggettivamente nelle nostre uscite era questo il nostro ruolo reciproco.

E nel brevissimo percorso dalla pizzeria vicino casa al cancello del giardinetto d'ingresso del condominio di Via Lombardia si è consumato il nostro ultimo miglio.

Dico il "nostro", perchè eravamo assieme.

Io, spingendo, ho vissuto la tragedia di quegli ultimi momenti, ho visto la sua lotta per ghermire un ultimo fiato per alleggerire il peso che gli opprimeva cuore e polmoni che, d'improvviso, si erano fatti stretti.

Ho visto il suo boccheggiare alla ricerca d'un ultimo anelito di vita; la sua lotta nel tentativo di articolare parole che non sono mai potute uscire.

E, alla fine, la testa e il busto reclinati in avanti, senza più alcuna reattività.

E io, dietro di lui, ho cercato di soccorrere, di alleviare, di capire, di cogliere quelle ultime parole, di somministrare il farmaco che in ospedale ci avevano dato per portarlo sempre con noi e per somministrarlo in simili frangenti.

La Spada di Damocle che incombeva si è liberata dal suo fragile supporto ed è precipitata crudele, falciando una vita.

E consegnato la sua immobilità che però era attività ed energia nella mollezza della Morte da cui non c'è ritorno.

Ecco, quell'ultimo miglio è (e rimarrà) per me indelebile.

Ogni volta che percorro quella strada, ogni volta che da via Principe di Paternò svolto a destra per imboccare via Lombardia, ogni volta che mi avvicino all'ingresso del nostro condominio, non posso fare a meno di rivivere istante per istante, metro per metro quell'ultimo nostro miglio.

Io spingitore, Tatà spinto.
Come tante volte siamo stati nella nostra vita: ogni tanto parlavamo, io mi fermavo e mi accostavo a lui per sentire meglio ciò che mi diceva e poi riprendevo a camminare, replicando con altre parole e continuando nei nostri ragionamenti.
Qualche volta lui che sempre sorvegliava le asperità del terreno davanti mi diceva di stare attento, "Accura!" era la sua esortazione, perchè temeva la ruota si potesse bloccare e la carrozzina ribaltarsi in avanti, come talvolta in passato ci era capitato (una volta anche con corsa immediata al Pronto soccorso, per far dare dei punti)

Quest'ultima volta ho accostato il mio orecchio alla sua bocca, ma mi sono giunti suoni inarticolati: un addio forse, o una richiesta di aiuto, o una parola d'affetto.

Mentre il suo Pneuma volava via nel Cielo.

Ancora una volta, ciao Tatà! Spero di essere stato per te un buon fratello, anche se non sempre ci siamo capiti a fondo, ma è stata la mamma a tenerci sempre uniti, anche nei momenti di incomprensione.

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15 settembre 2015 2 15 /09 /settembre /2015 06:22
(Come) l'Uomo che cadde sulla terra

Le foglie secche dell'autunno incombente

dopo la pioggia

scricchiolano sotto i passi

 

Nel cielo terso di un azzurro trasparente

piccole nuvole sono sparse

come piccoli ricami

 

Nei giorni dell'estate,

invece,

assieme alla calura insostenibile

il cielo appariva velato,

senza alcuna brillantezza,

le foglie degli alberi scolorite e senza vigore

i frutti raggrinziti

Annuncio di un mondo senza colori

 

La pioggia ha dato nuova forza a tutto

 

Un tempo l'estate con i suoi ritmi lenti

era bella per te

 

Adesso, invece, è insostenibile

 

Ami i colori tenui,

i verdi e teneri germogli della primavera

i frutti maturi dell'autunno

la pienezza dei colori,

il turgore della linfa vitale

 

Non sopporti più questo caldo

che svuota e inaridisce

che succhia via ogni energia

che lascia immaginare

l'inesorabile avanzata del deserto

e scenari di un pianeta senz'acqua

riarso

 

Camminando d'estate,

ti senti come

il malinconico uomo che cadde sulla terra

giunto un dì sul pianeta Terra

alla ricerca disperata di acqua

per la sua famiglia

rimasta ad attenderlo

su di un pianeta infiammato

da un sole impazzito

 

E, come lui,

duca bianco,

privato delle tue radici,

preferisci l'ombra silenziosa delle case

e i loro silenzi discreti

 

Locandine e copertine di diverse edizioni di "Luomo che cadde sulla terra". Il romanzo di Walter Tevis,pensoso e malinocnico, venne tradotto in film da Nicholas Roeg.
Locandine e copertine di diverse edizioni di "Luomo che cadde sulla terra". Il romanzo di Walter Tevis,pensoso e malinocnico, venne tradotto in film da Nicholas Roeg.
Locandine e copertine di diverse edizioni di "Luomo che cadde sulla terra". Il romanzo di Walter Tevis,pensoso e malinocnico, venne tradotto in film da Nicholas Roeg.
Locandine e copertine di diverse edizioni di "Luomo che cadde sulla terra". Il romanzo di Walter Tevis,pensoso e malinocnico, venne tradotto in film da Nicholas Roeg.

Locandine e copertine di diverse edizioni di "Luomo che cadde sulla terra". Il romanzo di Walter Tevis,pensoso e malinocnico, venne tradotto in film da Nicholas Roeg.

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5 settembre 2015 6 05 /09 /settembre /2015 23:00
Quella carrozzina vuota che rinvia con forza alle molte battaglie che sono ancora aperte
Quella carrozzina vuota che rinvia con forza alle molte battaglie che sono ancora aperte
Quella carrozzina vuota che rinvia con forza alle molte battaglie che sono ancora aperte
Quella carrozzina vuota che rinvia con forza alle molte battaglie che sono ancora aperte

(Maurizio Crispi) Quello che segue, nel link sotto, è un piccolo, grande, tributo a Salvatore Crispi e al Coordinamento H Asso-Disabilità, di cui lui era l'anima.

In Sicilia, le barriere architettoniche ci sono sempre. Le leggi che tutelano i diritti dei disabili e che spingono fortemente verso la loro "normalizzazione" nei diversi contesti ci sono, ma rimangono sotto-applicate o malamente interpretate.

Quella carrozzina vuota nelle foto, proprio nelle vie vicino casa sua, dove frequentemente ci trovavamo a passare con mio fratello, è fortemente simbolica... e mi ricorda qualcosa di lui e di quando discutevamo assieme, proprio quando andavamo in giro a piedi e dovevamo coninuamente confrontarci con imprevisti ostacoli (come marciapiedi dissestati o troppo stretti, scivoli ostruiti da auto lasciate in sosta selvaggia, cantieri che invadonoi passaggi destinati ai pedoni, obbbligandoli a transitare sull'asfalto senza nessuna protezione adeguatamente predisposta), riflettendo su quanto l'abbattimento dele barriere architettoniche sia un dovere assoluto di chi governa, poichè - in verità - riguardano tutti i cittadini che in momenti diversi della propria vita potrebbero avere bisogni particolari.
In queste discusssioni lui annuiva sornione e rifletteva. Sapeva che la battaglia era sempre in corso e che non bisognava mai abbassare la guardia.
Anche se Salvatore non è più seduto su quella carrozzina (una carrozzina di vita e di morte), per me (forse per tutti) è come se lui ci fosse sempre, seduto e pronto a partecipare ad uno dei molti eventi pubblici che servivano sempre a dichariare: "Noi ci siamo e rivendichiamo i nostri diritti (che sono i diritti di tutti i cittadini 'normali')".

Lui che ha vissuto su quella carrozzina per 67 e rotti anni della sua esistenza e che, su quella carrozzina ha vissuto gli ultimi drammatici della sua dipartita da noi tutti, sapeva bene che la facilità di accesso e di transito per tutti fosse una necessità primaria, per la "normalizzazione" della vita del disabile, la chiave di volta per trasformare i suoi bisogni "speciali", in bisogni ordinari e comuni, come è appunto la libertà di muoversi senza fatica e senza troppi ostacoli, per sé (nel caso di non vedenti o di paraplegici) e per i propri accompagnatori nel caso di disabilità più gravi.
La carrozzina vuota rinvia prepotentemente al dolore della perdita, ma anche apre la via alla speranza.

Caro Salvatore, sono trascorsi alcuni mesi dalla tua dipartita, ma resti sempre nei cuori e nella mente di tantissimi Cittadini.
Alcune foto, scattate nei pressi della tua abitazione, indicano che tu non avrai più questi problemi ma noi, tante altre Associazioni, Centri socio educativi e Cittadini continueremo a batterci per l'abbattimento delle barriere e per i diritti negati a diversabili.
Grazie sempre per quanto hai fatto e ci hai insegnato.
Speriamo che anche la politica sia illuminata dalla tua luce.

Movimento dei Cittadini Sicilia

Chi siamo. Il Coordinamento per i Diritti delle persone con disabilità nella Regione Siciliana – Onlus -, organismo federativo, apartitico ed aconfessionale, a cui aderiscono associazioni di disabili fisici, psichici, sensoriali e loro familiari, Associazioni di operatori (Medici, Terapisti della Riabilitazione, Logopedisti, Assistenti Sociali, Insegnanti di Sostegno, ecc…) dirigenti ed operatori di strutture riabilitative ed assistenziali pubbliche e private, è iscritto dal febbraio 1997 al Registro delle Associazioni di Volontariato presso l’Assessorato degli Enti Locali della Regione Sicilia.

Chi siamo. Il Coordinamento per i Diritti delle persone con disabilità nella Regione Siciliana – Onlus -, organismo federativo, apartitico ed aconfessionale, a cui aderiscono associazioni di disabili fisici, psichici, sensoriali e loro familiari, Associazioni di operatori (Medici, Terapisti della Riabilitazione, Logopedisti, Assistenti Sociali, Insegnanti di Sostegno, ecc…) dirigenti ed operatori di strutture riabilitative ed assistenziali pubbliche e private, è iscritto dal febbraio 1997 al Registro delle Associazioni di Volontariato presso l’Assessorato degli Enti Locali della Regione Sicilia.

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27 agosto 2015 4 27 /08 /agosto /2015 06:35

(Maurizio Crispi) Siamo di fronte ad un movimento epocale: migliaia di migranti, esseri umani in fuga, uomini, donne e bambini, attraversano i deserti e il vasto mare per giungere in contrade dove sperano di trovare un maggiore benessere, cibo, acqua, lavoro, una vita dignitosa.
La porta all'Occidente opulento (dal loro punto di vista, ma relativizzando l'Occidente lo è pur ancora) è l'Europa.
Non è solo l'Italia ormai è la porta verso l'Europa.

Lampedusa si è trasformata rispetto alla massa in arrivo in una porticina troppo stretta.

Adesso è tutta l'Europa che si affaccia sul Mediterraneo ad essere presa d'assolta.

In Spagna, l'obiettivo é entrare a Ceuta e da lì trovare il modo di uscire verso il Continente.

In Italia, i barconi (o addirittura le navi) sbarcano o vengono trainati su buona parte della costa siciliana (gli arrivi a Palermo e a Catania non sono infrequenti, calabrese, pugliese.

In Grecia, i migranti forzano il blocco e superano il confine tra la Grecia e la Bulgaria e da qui entrano in territorio serbo che concede loro tre giorni di permesso per attraversare il territorio nazionale e giungere al confine con l'Ungheria che per cercare di difendersi ha eretto una barriera d'acciacio.

Tra la Francia e l'Inghilterra i migranti fanno resa all'imboccatura del Tunnel sotto la Manica, perchè vorrebbero entrare in massa in UK.

Non ci rendiamo conto di ciò che sta accadendo, ma sicuramente stiamo rapidamente evolvendo verso un rivolgimento apocalittico e presto il nostro mondo, quello della vecchia Europa sarà radicalmente trasformato da questa invasione: le cifre sono eloquenti.

Si accrescono i fenomeni di intolleranza, di paura, di indifferenza,come il caso della runner che sulla spiaggia di Sampieri, nelle sue costose scarpe da corsa, ha continuato a correre, destreggiandosi tra i cadaveri recuperati da un naufragio di recente avvenuto.

Rappresentanti dell'estrema destra si rivoltano e vengono fuori con gli slogan razzisti e con azioni di violenta intolleranza.

Mente l'orda di migranti attraversa a marce forzate la Serbia alla volta del muro d'acciaio ereto a difesa della frontiera con l'Ungheria, si accresce la diffusa sensazione di avere a che fare con una marea di revenant o di zombie la cui rappresentazione sopita è presente in modo diffuso nell'immaginario della cultura occidentale.

E, in effetti, a guardare alcune delle immagini che sono disponibili in rete, parrebbe proprio che che le riprese video e le foto siano tratte di peso da unr b-movie horror.

E, in questo caso, quanto ad atrocità delle morti in cui incorrono i migranti la realtà supera la fantasia. Che dire delle centinaia sigillati dentro le stive a soffocare con i vapori dei motori e per la mancanza d'aria? E degli stupri alle donne da parte dei trasportatori/aguzzini? E dei cadaveri allineati sulle spiaggie oppure presi nelle reti da pesca?

E' legittimo pensare che i migranti morti in modo così iniquo nei viaggi per terra e mare possano tornare a perseguitarci in forma di fantasmi o di zombie.

In ogni caso, tutti costoro, morti e viventi, rappresentano la cattiva coscienza dell'Occiente che prima ha sfruttato, ha tratto in schiavitù, ha colonizzato e poi ha abbandonato questi popoli a se stessi, senza speranza e senza nulla su cui potere fondare un'esistenza dignitosa.

Siamo davanti ad una messa in scena in chiave globale del conradiano Cuore di Tenebra e dobbiamo essere pronti a fronteggiare imprevedibili sviluppi: il viaggio alla ricerca del Cuore di tenebra dell'Occidente non si sviluppa più lungo il corso del fiume Congo, ma in tuttta l'Europa.

Eloquente, al riguardo, il commento che Cettina Vivirito ha scritto su alcune di queste drammatiche immagini.

 

La marea crescente dei migranti, le paure ancestrali e la cattiva coscienza dell'Occidente
La marea crescente dei migranti, le paure ancestrali e la cattiva coscienza dell'OccidenteLa marea crescente dei migranti, le paure ancestrali e la cattiva coscienza dell'OccidenteLa marea crescente dei migranti, le paure ancestrali e la cattiva coscienza dell'Occidente

La prima foto è una scena della nuova stagione di «The Walking Dead», la serie TV che, negli Usa, è il più grande successo di sempre della televisione a pagamento.
Le altre sono foto scattate al confine tra Grecia e Macedonia, dove in migliaia hanno oltrepassato i blocchi della polizia e sono entrati.
In America psicologi e sociologi si sono interrogati sul perché milioni di persone nel mondo non vedano l’ora di seguire storie ambientate in un futuro distopico farcite di sangue e orrore.
E me lo chiedo anch'io: cosa ci ha reso capaci di fondere la realtà e l'immaginazione in un mix letale e indifferente?
E perché non siamo in grado di darci una risposta che ci aiuti a cambiare questo stato di cose? Da dove tiriamo fuori la capacità di guardare immagini che squarciano il cuore mentre un attimo dopo ridiamo con lo stesso cuore dell'ultima cazzata retwittata in condominio?
Sarà una questione di sopravvivenza, voglio credere, mors tua vita mea, ma gli scheletri nell'armadio sono zombie ormai, e prima o poi verranno fuori con tutto il delirio del caso.
Alle vittime straziate di questo incontrovertibile viaggio chiedo perdono in nome di tutti noi, vittime a nostra volta dell'Impero Globale.

Cettina Vivirito

"Quelli che corriamo e a noi non ci interessa di ciò che accade accanto a noi". Mentre sul litorale di Sampieri si prestava soccorso ad un gruppo di migranti che avevano fatto naufragio e se ne raccoglievano i cadaveri sul litorale, un occasionale cineasta ha raccolto un'inquietante immagine, paradigmatica dell'indifferenza e dell'inaridimento emozionale di fronte al ripetersi di simili eventi: una donna in tenuta da jogging, corre tranquillamente (come si può vedere dalle immagini del filmato), schivando i corpi e non curandosi minimamente di interrompere la sua “missione sportiva”, per aiutare e prestare anche lei soccorso. Da dire che, come si può vedere dal “master” delle immagini fornite da Massimiliano Di Fede, quando l’atleta transita correndo dal luogo, con i migranti che vengono soccorsi (alla sua destra) e con i migranti morti che ben si vedono (alla sua sinistra), i soccorsi non erano ancora arrivati. Quindi, magari , il suo apporto (come quello di tutti presenti sul luogo) avrebbe potuto essere importante. Tanto che, come si può sentire nell’audio originale del filmato, c’è qualcuno dei soccorritori che esclama ad alta voce “impressionante!”. Una vera e propria "corsa della vergogna". Aggiungerei io: impressionante documento di "disumanità" e che conferma molte delle cose che sono state scritte sulla psicologia dell'"indifferenza" che - ahimé - è uno dei mali più conclamati del nostro tempo. Per leggere l'articolo originale segui questo link: http://www.laspia.it/la-corsa-della-vergogna-la-verita-ch…/…

Credo che il terzo principio della dinamica reciti più o meno così nella formulazione di Newton : "Ad ogni azione corrisponde sempre una uguale ed opposta reazione".
Le nostre azioni durante il periodo del colonialismo e quelle successive del "nuovo" colonialismo operato dalle grandi multinazionali. .. di cui il "Land Grabbing" è moderna abominevole espressione... sono le azioni che hanno determinato questa reazione...
Aggiungi un pizzico di nazionalismo una punta di intolleranza e due o tre foglie di ignoranza e l'apocalisse del nostro mondo "civile" è servito. ..
Una via di scampo esiste... ed è la seguente
Citando Amos Oz : "Solo chi tradisce, chi esce fuori dalle convenzioni della comunità a cui appartiene, è capace di cambiare se stesso ed il mondo".

Angelo X Musso (profilo Facebook)

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16 agosto 2015 7 16 /08 /agosto /2015 17:29
Vite liquide
Vite liquideVite liquideVite liquide

A Palermo, c'è una location, in via Notarbartolo, quasi di fornte all'antica Villa Pottino (unica sopravissuta al furore edilizio degli anni 80 (persino all'incendio e alle bombette intimidatorie) e a poca distanza dall'Albero Falcone, sempre carico di memorie dele lotte per la Legalità. Si tratta del un tempo prestigioso bar Bar Cyro's, uno dei simboli del salotto buono della Palermo "moderno, poi passato alla gestione  Matranga: adesso, è da nni abbandonato. Sopravvivono al lusso di un tempo, il porticato antistanto in legno che creava all'ingresso una zona d'ombra abbellita da numerose piante e le strutture in legno che decoravano porte e vetrine, dando loro un aspetto di raffinato lusso antico. 
In quel porticato, divenuto no man's land  e - forse nell'interno la cui porta d'accesso a doppia anta é tenuta chiusa da un manico di scopa - si è insediato un homeless, il quale rivendica in qualche modo - a buona ragione - diritti di proprietà 8 , comunque, più modestamente di uso). 

Nel porticato, fa bella mostra  di sé una brandina ripiegata, con tanto di materasso, corredata da un cartello che invita i passanti a non toccare la "rete". La scopa con quella scopa vecchia messa di sbieco serve a distogliere eventualiintrusi dal tentare di introdursi all'interno. Nel porticato sono disposti ammeniccoli vari e paraphernalia, tpici di una vita randagia
Basta poco per crearsi una "casa" essenziale: pur nele sue carasteristiche precarie e francescane si vede un desiderio di ordine e di decoro domestico.
E' uno dei tanti esempi di quelle vite liquide - o ancora più "di scarto" - di cui parla Zygmunt Bauman che si innestano negli interstizi e nei vuoti del nostro mondo fatto di sprechi: anche questo tuttavia è un modo di vivere, che deve essere rispettato, anche perchè spesso gli homeless si accontentano di quel poco che hanno (salvo delle eccezioni) e non chiedono altro.
Gli puoi offrire un ricovero temporaneo quando fa molto freddo, ma difficilmente accetteranno di stare in una casa, assoggettandosi a delle regole precise.
Ma si deve constatare che a Palermo gli homeless aumentano sempre di più, sfidando le intemperie del caldo o del freddo estremi, parallelamente con il ridursi del denaro pubblico messo a disposizione per le strutture front di prima assistenza e di prima accoglienza.

 

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15 agosto 2015 6 15 /08 /agosto /2015 05:40
Dopo la pioggia

(Maurizio Crispi) Quando ero giovane (o dovrei dire "più" giovane, partendo dall'assunto ottimista che ancora non sono vecchio?), pensavo che il mondo in cui vivevo fosse bello e che fosse destinato a diventare sempre più bello.
Adesso che ho superato i 65 anni devo ricredermi.
Il mondo va deteriorandosi sempre di più: si è messo in moto un processo di irreversibile decadimento, evidente nella sciatteria, nella sporcizia, nella rinuncia alla ricerca del bello, nella perdita della sobrietà.
Credo che oggi nessuno più potrebbe comprendere il messaggio di Walden.
Anche se, ovviamente, rimane la possibilità di considerare la città un testo da leggere e da esplorare, in cui assemblando assieme elemeti disparati e casualmente presenti si potrebbe costruire una piccola opera d'arte.
Questo è, forse, il senso del fotografare anche le scene del degrado quotidiano, gli animali morti ed in decomposizione, tutto ciò che giace abbandonato nel flusso ininterrotto delle strade, trasformando l'invisibile in visibile.
In fondo, in questo c'è molto della lezione di Joseph Cornell, artista statunitense e pioniere dell'assemblaggio con la creazione di ineffabili ed incredibili "scatole magiche", come racconta Charles Simic in un suo libricino, appunto dedicato all'artista americano scomparso (Il cacciatore di immagini. L'arte di Joseph Cornell, Adelphi, 2005) che sto leggendo proprio in questi giorni.

Onde evitare fraintendimenti, chiarisco un punto essenziale: questa non è una considerazione "saggistica", bensì una nota di diario che, quindi, riflette essenzialmente un mio stato d'animo.
Si coglie - della realtà - ciò che i nostri occhi ci fanno vedere, guidati dal cuore: e, quindi, in alcuni momenti ci può essere la tendenza a vedere solo buio, quando magari - invece - c sono anche delle chiazze di luce.
Sono contento, tuttavia, dei molti interventi che ha suscitato il mio post, perché la discussione e il confronto sono sempre costruttivi anche quando scaturiscono da un pezzo che risente di uno stato d'animo (transitorio) cupo.
D'altra parte ho ritenuto "illuminante" (il virgolettato è per enfatizzare il senso metaforico della parola in questo contesto), il riferimento a Joseph Cornell che, come racconta Simic nei suoi quadretti, realizzava le sue opere dopo aver camminato a lungo per le vie di New York (Manhattan, specificatamente) e averle osservate con attenzione alla ricerca di subliminali messaggi negli oggetti più insignificanti, anche in quelli più degradati, e nella loro combinazione e ricombinazione.

Tornando alla realtà, Palermo ha effettivamente delle qualità particolare, poichè - forse per via del retaggio del Gattopardo - qualsiasi cosa nasca o venga partorita (si tratti di piste ciclabili, o adesso di una moderna "light railway" cittadina, parchetti giochi per i bambini, parchi pubblici etc, già nel momento in cui nasce è degradata, poichè l'Amministrazione locale è brava a sperperare soldi in nuove (e potenzialmente qualificanti iniziative) ma non è in condizione (o non vuole) pianificare un capitolo di spesa per il mantenimento nel tempo delle opere stesse (sia che si tratti di manutenzione, guardiania, abbellimenti ulteriori etc).
Se a tutto questo si aggiunge l'incuria dei cittadini, il loro menefreghismo, la totale assenza di senso della pubblica utilità e della consapevolezza di essere parte di una comunità, allora siamo davvero a posto.

 

Dopo la pioggia

Maurizio, ripenso a com'era la mia città natale quando nacqui e la trovo migliorata nella pulizia, nella civiltà degli abitanti, nell'ordine, nel traffico. Questa evoluzione la riscontro in molti altri luoghi. Inoltre, ravviso macro-segnali relativi all'accesso di frange sempre più ampie della popolazione mondiale a scalini successivi della piramide di Maslow.
Intendiamoci, non sono un turbo-ottimista. Sono convinto che dobbiamo lavorare ogni giorno, ad esempio per ridurre la forbice della disuguaglianza, che si sta allargando di nuovo, come sempre accade in periodi di crisi economica. Oltre a questo, dobbiamo continuare a insegnare alle persone più giovani di noi la cultura dell'accoglienza, del rispetto, perché sono le uniche che garantiscono l'inclusione e depotenziano certi problemi sociali che gli steccati innescano.
Sono più possibilista, ecco tutto.

Andrea Furlanetto

Charles Simic, Il Cacciatore di immagini. L'arte di Joseph Cornell, AdelphiChi era Joseph Cornell? «Non saprei dire se è uno scultore, un pittore, un poeta, un estemporaneo artigiano o semplicemente un mago» rispondeva Goffredo Parise, perplesso. Ma certo è che l’incontro tra Cornell e Charles Simic appare predestinato. Difficile immaginare una più alta affinità di quella che lega i due instancabili esploratori di universi fatti di cose inutili, frusti detriti del vivere quotidiano, nostalgie, percezioni marginali che accendono lampi visionari e offrono squarci imprevedibili sulla dimensione metafisica del tutto. Con dedizione appassionata, Simic rende omaggio a Cornell ripercorrendo i luoghi di una New York segreta, così amata da entrambi; si immagina momenti diversi nella giornata dell’artista, scandita dagli abituali vagabondaggi per le vie di Manhattan; evoca volti di sconosciuti in cui forse Cornell ebbe modo di imbattersi; ridisegna con la trama delle parole le sue creazioni: scatole in cui svariati oggetti si armonizzano in simmetrie oniriche, collage, sculture, filmati. È il suo modo di ricordarlo a vent’anni dalla morte, quando ormai un incontro – talmente desiderato da riproporsi addirittura in sogno – è impossibile.
E così, affastellando cimeli teatrali e variopinti pappagalli, cartoline seppiate e stupefatti volti di bambole, mappe stellari e selve di rami nodosi, cappelli di paglia e palazzi fantasma, Simic altro non fa che replicare, per l’incanto del lettore, le magiche alchimie combinatorie di Cornell (dal risguardo di copertina).

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15 agosto 2015 6 15 /08 /agosto /2015 03:02
Come una ruota senza mozzo e senza raggi

Sconsolate le vie di Ferragosto

 

Vuota è la citta

 

Nemmeno i gatti randagi (per un giorno abbandonati dalle gattane)

e i sorci

si fanno vivi

 

Tutta mia è la città,

tuttavia,

come faceva la celebre canzone nel suo refrain

 

Penso di essere come una ruota,

privata del suo mozzo e della sua infrastruttura,

 

Ridotta al solo rivestimento esterno

può solo essere utilizzata dai bambini

al gioco della cerchio e della bacchetta

oppure, legata ad una corda che pende da un ramo,

come una rozza altalena

ma non più come parte di un mezzo di trasporto

 

Tu, come ruota senza mozzo e senza raggi

percorri le strade vuote della città

con andatura tremolante, da ubriaco,

senza poter decidere la direzione

 

Vorresti andare a Nord e ti ritrovi a Sud del Nord

Vorresti raggiungere qualche luogo ad Est

e ti ritrovi in uno sconosciuto Ovest

in balia del caso e del capriccio,

costretto a confrontarti con il Mostro del Ghiaccio

con la Strega Cattiva dell'Ovest

e con il temibile gatto nero

che ti sbarra la strada

 

Le foto sono di Maurizio Crispi
Le foto sono di Maurizio Crispi

Le foto sono di Maurizio Crispi

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14 agosto 2015 5 14 /08 /agosto /2015 06:58
Non so

Sbiadiscono le cose e si fanno incerte nella memoria

 

Pensi di sopravvivere sempre,

ma il terreno si assottiglia,

si fa instabile sotto i piedi

Ti accorgi allora della tua ridicola finitezza

Ti manca l'aria

Il tuo respiro diventa un rantolo

 

L'aria asciutta è carta vetrata

sulla tua lingua e sulle mucose

inaridite

 

Poi, giaci immobile,

le labbra schiuse

quasi a voler succhiare le ultime gocce di aria

gli occhi opachi che fissano il nulla

 

Nella tua vita non sei mai riuscito ad abbandonare il fortino

Sei stato un soldato ubbidiente

Ora sei solo a presidiarlo,

ma il fortino è solo una capsula del tempo

che si va sfaldando inesorabilmente

una volta che è stata aperta

 

Poi, dopo di te, non resterà nessuno

e il vento irromperà attraverso finestre rotte,

trasportando tutto con sè,

in un turbine,

pagine scritte a mano

pagine stampate,

caratteri e lettere

ammennicoli,

suppellettili

paraphernalia

roba inutile ed ingombrante,

tutta l'attrezzatura d'un viaggio

durato una vita intera

 

Oltre, il silenzio

e il vuoto

Sarai soltanto il custode del Nulla

Non so
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9 agosto 2015 7 09 /08 /agosto /2015 01:10
Siamo sempre qui

Di sera si sono raccolte nubi,

refoli di vento hanno cominciato a turbinare

e la pioggia ha preso a cadere

 

Il cemento del cortile si è appena scurito,

quando le chiazze scure delle signole gocce

hanno preso a confluire l'una nell'altra

Ma all'improvviso ha smesso

e il cielo si è rasserenato,

come è accaduto prima durante il giorno

mentre ci muovevamo in Sicilia

da Nord a Sud

Brontolii di tuoni

saette che fendevano il cielo

nuvole minacciose

un inizio di pioggia

e poi stop

 

Una beffa!

Proprio quando ci rilassavamo,

impazienti di udire la sinfonia del picchiettìo della pioggia

Ed è la ripresa del caldo di prima,

implacabile,

come se nulla fosse stato

Prova generale di pioggia abortita...

 

Siamo sempre qui

Il mondo è assetato

Gli alberi sono assetati

Le piante da fiore appassiscono

e i frutti si raggrinziscono

L'acqua scarseggia

in un mondo che si disidrata

e sempre più muore di sete

Paesaggi lunari all'interno,

zone di campagne inaridite e scavate dall'erosione,

assumono l'aspetto di dune desolate

la desertificazione incombe

 

Mucchi di pattume ai margini dei paesi

dell'entroterra

fermentano al sole

 

Un topino morto

disteso davanti al primo gradino di casa

mi dà il suo benvenuto

 

Siamo sempre qui

abbarbicati e distruttivi

Sono sempre qui,

immeritatamente

Quale buona azione ho fatto per salvarmi?

Oggi è il mio compleanno

Scatta il computo d'un nuovo anno

in cui un nuovo ciclo imperfetto

si compirà,

altri transiti avranno luogo

 

Il mondo continuerà ad esistere comunque

e noi, alla fine, non ci saremo più

 

Per quanto ci illudiamo di durare per sempre

qui, siamo solo di passaggio

e rispetto al tempo dell'Universo la nostra vita

è solo una fiammella

che arde per meno di un secondo

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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