Una geniale riflessione sul tema delle "panchine di massa" e delle "panchine seriali", elaborata dal mio compianto amico Vincenzo Cordovana
(Vincenzo Cordovana) Continua ad essere per me un chiodo fisso cercare di comprendere quale costrutto mentale, prossemico, spaziale passi nei meandri cerebrali di chi si appresta per compito istituzionale o ludico a sistemare le panchine fissandole al suolo pubblico.
Uno dei rompicapo più intriganti sotto questo profilo, io ce l'ho a poca distanza.
Sparo il dato: nel comune a me più vicino su di un percorso rettilineo di saranno-trecento-metri vi sono....42 panchine.. sì 42! Contate personalmente…
A parte il numero dove ci si perde in fantasia (un lascito baronale, eredità del Comune da precedenti Amministrazioni, lotto offerto in gara con formula vincente: prendi-42-paghi-10) ,immagino che chi si è ritrovato a doverle apporre sia finito alla Neurodeliri, per lo sforzo intellettivo di trovare disegni e finalità.
Bene, andando al sodo e volendo vedere la disposizione puntuale, vi sono panchine solitarie, panchine che si guardano, panchine che si danno il retro, panchine in gruppi di quattro o di tre, in cerchio.
Un giorno, riflettendo e cercando ancora una volta l'Unità di intenti del povero appositore di panchine ebbi un'illuminazione: lucida, folgorante!
Una nuova interpretazione, le panchine porno [per appanchinamenti in stile "ammucchiata" - ndr].
Comunque, secondo me, la panchina dovrebbe essere essenzialmente solitaria.
Sono contrario alle panchine di massa: quelle suggeriscono troppo l'idea delle panche delle sale d'attesa ospedaliera, oppure dei sedili in autobus e metro.
La panchina deve poter ispirare un rapporto solitario e silenzioso - discreto - tra chi si siede e il mondo circostante; oppure, viceversa, consentire il ritiro in un un mondo a parte, abitato in maniera esclusiva solo da pochi.
La panchina deve consentire, insomma, l'attivarsi di un percorso mentale.
Dovrebbe poter essere in qualche modo, malgrado l'umiltà dei materiali con cui è stata fatta, uno strumento di elevazione "aristocratica" ed anche di fruizione in qualche modo "estetica".
La panchina di massa non favorisce tutto ciò, ma mantiene imprigionati gli appanchinati in un mondo irrimediabilmente affollato, senza alcuna possibilità di uscita e di liberazione.
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NdR - Ho trovato questo scritto ancora in bozza e credo fermamente che l'autore ne sia stato l'inestimabile amico Enzo Cordovana (3 agosto 2012)
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