Sono in una scuola
Forse è proprio quella di Gabriel
Ci è stato detto di portare, ad integrazione del cibo distribuito in mensa, qualcosa in più che possa servire per merende estemporanee
Ognuno ha portato quel che poteva
Tipo: formaggini, prosciutto cotto affettato, salamelle, stick di salame, bocconcini di salame, formaggi vari, brioscine, merendine, biscotti e biscottelli, frutta secca e altro
Alcuni anche torte e pietanze preparate in casa
Ciò che è deteriorabile lo mettiamo in un frigorifero messo dalla Direzione a disposizione dei genitori
Tutto il resto viene collocato in una dispensa
Mentre facciamo queste operazioni dobbiamo indossare mascherine e guanti di lattice per evitare moleste contaminazioni
Poi, ad un certo punto, finisce il tempo della scuola e, allora, ogni genitore cerca di recuperare ciò che ha portato (almeno quanto è rimasto)
E sempre indossiamo mascherine e guanti di lattice (blu oppure rossi, ambedue i colori di prammatica)
Ma è tutto un grande pasticcio
Si crea un ressa attorno a quel piccolo frigorifero
Tutti quanti vorrebbero riprendere ciò che spetta loro
Tutti si affollano davanti allo sportello
Infilano le mani dentro, frugano e rovistano, con un’inaudita impellenza di modi
C’è chi riesce nell’intento e se ne va via con un sacchettino colmo delle proprie cose (ma anche di ciò che non appartiene loro)
Altri non riescono nell’intento e non trovano nulla, probabilmente perché le proprie cose sono finite nei sacchetti di altri più rapaci e più capaci nell’arraffare
C’è una lunga storia a questo riguardo
Io, in particolare, mi ritrovo tutto il tempo a trafficare attorno a questo piccolo frigorifero: tiro fuori le cose, le esamino, le rimetto dentro, le riesco, ma c’è sempre qualcosa che non mi soddisfa del tutto
Chiamo Gabriel perché mi dia una mano, ma è irreperibile
Sta giocando con i suoi amici e non mi ascolta
Devo fare qualcosa per la quale è fondamentale il suo aiuto
Quindi, mi sento come paralizzato
Non posso procedere
Tengo in mano una sportina che contiene alcuni degli item, delle cose deteriorabili e temo che possano rovinarsi, se dovessero rimanere fuori dal frigo troppo a lungo
Molta confusione e inconcludenza
Notte di sonno opaca
Sonno profondo, però,
di riposo e rigenerazione
Sono qua adesso,
sveglio, nel cuore della notte,
mentre l’alba si approssima
In un angolo della stanza
c’è della lanugine che s’è accumulata
nel corso dei giorni
ed anche il cadavere d’una grossa mosca
Mi riprometto di fare le pulizie
da giorni
e sempre mi ritrovo a rimandare
Dovrò pur farlo prima o poi
Più che la lanugine
a disturbarmi
è la mosca morta
Chi sa perché
Ho sognato e nulla ricordo
Ero da qualche parte
Facevo delle cose
Reiteravo e ripetevo
Ho camminato
Ho corso
Ho pedalato per le vie della città
Talvolta ho parlato,
pronunciando qualche parola sparuta
ma il mio interlocutore era sempre
ombra, fantasma,
ineffabile traccia
E dunque ero sempre solo
Compensavo, allora, parlando da solo,
dicendo, emettendo suoni,
ingoiando parole e masticandole,
una alla volta
come chicchi d’uva succosi
oppure sputandole fuori
come gli acini rimasti
che, tra i denti,
danno fastidio e vanno eliminati
Volevo anche scrivere
ma cosa, poi?
Le parole sfuggivano da tutte le parti
Non ne avevo più alcun controllo
Controllo versus creazione
Creatività impossibile Mission impossible
Attesa
Verranno giorni migliori
Oppure no!
Segnali di resa, di caduta
o forse anche d'inarrestabile decadenza
L’Impero Romano,
dopo aver raggiunto
la sua massima espansione,
crollò e decadde
insidiato dalle orde barbariche
che tuttavia erano anche
afflusso di sangue nuovo
e di vitali nuove energie
Il disordine e il caos
generarono un nuovo ordine
Corsi e ricorsi
Alternanza di fasi
Decadenza e rinascita
Vediamo
cosa ci attende
al prossimo giro di giostra
(14 aprile 2024) Qual é il senso?
Ho sognato che ero in viaggio
(sempre in viaggio sono in sogno!)
e mi ritrovo nello scompartimento di un treno
che fischia e sferraglia
C’è un collega di lavoro, con me,
e nessun altro
Facciamo conversazione
sui più disparati argomenti,
ma non ricordo i contenuti
Altro non ricordo
C’è una vaga scontentezza,
la sensazione di non aver centrato gli obiettivi,
una vaga percezione di aver perso,
di essere uno sconfitto,
uno che ha percorso tanta strada per nulla
Penso al figlio grande: un senso di sconfitta
Penso al piccolo: altrettanto,
anche se ho la certezza
che mi vuole molto bene per adesso
Penso di aver perso tempo
a costruire castelli di carte o di sabbia
Il vento con il suo primo refolo
farà crollare l’edificio di carte e le disperderà,
così come disperderà per ogni dove
ogni singolo granello di sabbia
Pensavo di avere molto da dire
ma adesso anche quella vena
s’é inaridita
Vedo per terra i cocci di un vaso rotto,
o forse di un’anfora
Non so quando o perché sia caduto
O per colpa di chi
Con molta vividezza, ne vedo i frammenti sparsi
alcuni molto grossi e cospicui
Malgrado ciò, quel vaso
non potrà più essere ricostruito
perché mancano i pezzi più piccoli
che - benché minuscoli -
sono cruciali come chiavi di volta
Sono basito ed esterrefatto,
forse anche annichilito
Tossisco ripetutamente
come per espellere il Male dall’interno
Poi mi fermo e mi ascolto
Ma questa sera non c’è più
alcuna sinfonietta d’autunno o d’inverno
solo il sibilo del vento freddo
che soffia dalle desertiche steppe del Nord
Poi, dopo lunga lotta,
m sono addormentato di nuovo e ho sognato ancora
Ed ero di nuovo in viaggio
mi trovavo in una grande città, forse Londra
Che facevo?
Andavo in giro con altri come un turista rispettabile
La città era sovraffollata,
una marea di persone che camminavano indaffarate,
mentre altri - evidentemente turisti - giravano con il naso all’insù ed espressioni estatiche nel viso,
guardando e rimirando
Di questi, alcuni scattavano foto, click click click
ed era sorprendente vedere
quanto usassero loro camere
come dei mitra
Altri ciarlavano
Altri ancora camminavano,
indifferenti a tutto, come zombie
In questo fiume umano
mi sentivo un po’ perso
e con lo sguardo
scandagliavo la folla
alla ricerca di qualche rappresentante della setta dei poeti estinti
Poi, entravamo in un grande spazio che appariva essere
un grande negozio oppure una libreria
Propenderei a pensare che fosse una libreria
Ci dicevamo che dovevamo scendere al piano sottostante
E ci facevamo spazio a gomitate nella folla anche qui molto cospicua
Avremmo dovuto, a questo punto, percorrere una stretta scala
per accedere al livello inferiore
Mentre stavamo per imboccare il passaggio, vengo assalito da una donna vociferante e scarmigliata, la quale mi grida diffidandomi dal fare un altro passo soltanto
Ma perché poi?
Forse lo dico a parole, oppure no
Comunque, la donna mi risponde, concitata, sostenendo che non ho chiesto a lei l’autorizzazione di andare, che lei è una scrittrice, che sta facendo la presentazione del suo libro e che merita il dovuto rispetto
Vabbè, faccio io, mi dispiace! Come avrei potuto capire che tu eri la Scrittrice?
Mica ce l’hai scritto sulla fronte e nemmeno su una targhettina spillata sul tuo magro petto!
Così dicendo, proseguo nella mia strada
Percorse le scale, giungo in un ampio spazio, anche questo affollato di persone e qui comincio a parlare del battibecco che si era appena verificato
Faccio una sorta di debriefing psichiatrico, spiegando la rava e la fava del comportamento inspiegabile di quella donna
All’inizio parlo in italiano, ma poi - ricordandomi che siamo a Londra - prendo a parlare fluentemente in inglese
Gli astanti apprezzano la cortesia, anche se avevano già afferrato il senso del mio discorso
Forse, se non l’italiano, conoscevano lo spagnolo
Non so
Mi profondo in lunghi discorsi e spiegazioni che tutti ascoltano un estremo interesse
Nel bel mezzo del discorso compare la donna di prima che ora appare ammansita
Prende partecipare, fa i suoi commenti ed esprime delle controdeduzioni, come in una seduta di psicoterapia
Dopo una lunga session in cui tutto sembra filare per il verso giusto, posso finalmente proseguire il mio percorso che prevedeva di uscire all’esterno
In effetti, il passaggio attraverso la libreria e la discesa di un piano erano soltanto azioni finalizzate a poter entrare nel mondo di sotto
Il mondo sotto-il-ponte
Infatti, uscendo da quella stanza sovraffollata, mi ritrovo sotto delle enormi arcate per descrivere le quali non trovavo nel sogno parole adeguate o pietre di paragone
Potevo soltanto fare un raffronto con le più ardite immagini de Le Carceri d'Invenzione di Piranesi
Ero talmente preso dalla meraviglia che tiravo fuori la mia macchina fotografica reflex e cominciavo a scattare foto su foto, cercando di cogliere l’attimo, cercando l’inquadratura migliore
Ambienti impressionanti, capaci di suscitare una fortissima emozione, che hanno nei secoli influenzato scrittori, architetti, poeti, pittori, scenografi ed artisti in ogni campo.
È tempo di alzarsi
e affrontare il nuovo giorno
con vigore e determinazione
La musica percuote timpani
Caleidoscopio di immagini
Potpourri di letture
L’ora è tarda, anche se sono solo le cinque di mattina
Ma ho riposato un numero congruo di ore
La musica martella nelle mie orecchie
Mi dà la carica
Voglio saltare giù dal letto e iniziare il nuovo giorno
Però, nello stesso tempo,
voglio ancora stare a leggere ancora ad ascoltare la musica a oziare
Bene!
Così la nostra vita è fatta di intenti e desideri contrastanti
e dobbiamo sempre navigare,
trovando il giusto equilibrio tra istanze diverse
Sono a Cap con una comitiva di amici
Siamo sulla sua vasta spiaggia che ben conosco
di fronte ad un mare sconfinato
C'è tanta tanta gente a prendere il sole
Son tutti naturisti
Gli unici tessuti in vista
sono gli stendardi che garriscono nel vento,
al limitare della spiaggia,
dove cominciano le dune,
le tele degli ombrelloni vivacemente colorati,
e quelle di tovaglie, parei e teli, distesi sulla sabbia
a formare un fitto mosaico
di rettangoli, quadrati e losanghe,
un gigantesco patchwork,
sul quale prendono risalto
i corpi nudi di uomini e donne
tutti scrupolosamente depilati
e resi totalmente glabri
Alcuni prendono il sole oppure sono intenti nelle consuete attività
alle quali ci si dedica in relax al mare
Altri invece sono impegnati in attività di sesso,
in cui fellatio e cunnilingui sono all'ordine del giorno,
per non parlare di accoppiamenti plateali e piccole orige,
e happening di vario genere
Mi ritrovo a partecipare a situazioni hot di sesso promiscuo
Scivolo dentro di esse con facilità
come se stessi riprendendo
a parlare un linguaggio da tempo abbandonato
ma di cui conosco perfettamente grammatica e sintassi
e di cui continuo a conservare una perfetta padronanza
Quelli che sono con me
- i miei accompagnatori -
rimangono stupiti - direi basiti -
dalla fluidità del mio comportamento
e mi osservano in tralice
nelle mie performance e acrobazie sessuali
La loro reazione non fa attivare, in verità,
il mio naturale esibizionismo,
accendendolo e conferendogli energia
Mi sembra di essere SuperSex
oppure anche il suo maggiore emulatore e seguace
C'è, in particolare, l’incontro con una donna
non più giovane ma piacente,
attraente e compiacente al tempo stesso
Mi avvicino a lei, la tocco prima sfiorandone la pelle delicatamente,
poi toccandole i capezzoli che subito rispondono al tocco,
indurendosi, e palpandone con più decisione i seni
Poiché non mi respinge,
mostrando piuttosto di gradire le mie avance,
io proseguo nell’approccio,
passando a forme di contatto più intimo e ancora più esplicito,
Presto ci troviamo avvinti in un amplesso appassionato
sotto gli occhi di tutti
ed anche di quelli dei miei amici,
quelli con cui ho fatto il viaggio
Sono meravigliato di me stesso
e anche i miei accompagnatori, per contro,
sono meravigliati di me,
poiché stanno scoprendo qualcosa delle mie capacità amatorie
che non avrebbero mai potuto supporre
La situazione è molto gradevole
e vorrei protrarre il più possibile il piacere che ne traggo
Sopravvengono altri attori tra cui il compagno della donna
che si unisce volentieri a me nel procurarle piacere
Questo inserimento, tuttavia,
mi destabilizza,
facendomi perdere in un istante tutta la mia foga
Poi, passato questo momento, mi distacco dalla mia comitiva,
per fare un giro esplorativo
Vorrei scoprire un luogo molto bello sul mare
che ben ricordo dalle mie visite precedenti,
un luogo di selvaggia bellezza
dove ci si ritrova su di una spiaggia meravigliosa
che si estende a partire da un enorme e ciclopico arco
di bianca roccia calcarea
Quindi, me ne vado in giro
(sempre tutto nudo, come mamma mi ha fatto)
con l’idea di ritrovare questo luogo
per poi condurci i miei amici
Però, mi perdo
Non riesco più a riconoscere i luoghi
Mi sembra di non avere più punti di riferimento
Vedi una costa irta di edifici
aggettanti sul mare
e piccole spiagge grandi come fazzoletti affollate di gente
Ma si tratta di spiagge per famiglie:
ci sono, infatti, molti bambini e adolescenti
E tutti gli utenti di queste minute spiaggette sono tessili
Io, a questo punto, mi sento fuori posto
e sotto lo sguardo di tutti
Rientro al di là della cortina di edifici
e salgo su di un treno
Ho capito che devo ritornare indietro di un paio di fermate
per trovare quel luogo che desidero rivedere
Ma anche qui la memoria mi tradisce
poiché, quando finalmente discendo dal treno,
mi ritrovo nella località della terraferma
che si chiama Agde,
mentre io avrei dovuto ritrovarmi al Cap (e qui si intende "d'Agde")
Quindi rientro immediatamente nella stazione
Mi presento dalla bigliettaia
e acquisto un biglietto per Cap D’Agde
Quando la bigliettaia mi dice il prezzo,
io prendo a rovistare tra le mie cose
tutte ridotte al contenuto
d'un semplice ed essenziale tascapane
Entro in ansia,
perché mi sembra di non avere con me abbastanza soldi in contanti
Tiro fuori tutto quanto,
in sostanza rivoltando la borsa
Riguardo per bene
e, alla fine, spunta una banconota da 10 euro
con cui posso pagare il biglietto,
ricevendo solo qualche spicciolo di resto
Ridiscendo al livello inferiore
che é quello dove transitano i treni,
non senza difficoltà però
Perché prima di arrivare alla piattaforma (l’unica, del resto)
sbaglio ripetutamente strada
E poi sono lì ad attendere,
assieme a molti altri tutti a me sconosciuti
Chiedo ad un ferroviere
che se ne sta lì a ciondolare
senza far nulla
se è vero che tra breve arriverà il treno
e lui annuisce
In effetti, dopo poco, il treno fa il suo ingresso in stazione
con cigolii, stridio di freni e sbuffi
Quando si aprono le porte automatiche
ci sono delle difficoltà inaudite
per poter salire a bordo
I gradini del treno stranamente
non sono allineati con la piattaforma
ma tra questa e il treno
c’è una specie di profonda trincea
al cui fondo bisogna calarsi
per poi risalire a forza di braccia sul gradino del vagone
Tutto ciò richiede uno sforzo sovrumano
Devo anche aiutare delle persone fragili
che sono a rischio di caduta nel fondo della trincea,
sorreggendole e spingendole verso l'alto
Vorrei tornare il più presto possibile a Cap
per assaporare quei piaceri trasgressivi,
per fare altri incontri di sesso spensierato
Il treno riparte a velocità moderata
dovrò scendere alla fermata di Massy-Palaiseau
(ma allora sto viaggiando nella Metro di Parigi!)
La mia fantasia galoppa,
assieme al suono ipnotico delle ruote
che sferragliano sui binari
Villa Sperlinga pomeriggio assolato e sciroccoso Ci vorrebbe una piscina e quasi quasi mi ci tufferei facendo splash e splash e ancora splash
1. Monocultura,
monocoltura,
monodente,
edentulo,
sorriso a un dente
sorriso che lascia indovinare
cavità orali vuote
o popolate solo da spezzoni
rotti e anneriti
Cervelli mononeuronici
e facce degne di entrare
In un quadro del grande Geronimo!
Ahimè!
Ho sognato
come spesso mi capita,
durante un sonno profondo
e senza soste
Dov’ero?
Cosa facevo?
Ero in un parco
un bío, un bio che?
Un Biochetasi!
No, no, che mi fai dire!
Trattavasi invero d’un bioparco cittadino
con grandi filari di alberi,
chiome ancora intonse,
e tronchi ancora non segati
da mani assassine
Le loro canopie ombrose popolate
da augeletti festosi e cinguettanti
Aiuole e sentieri sterrati
Buon odore di erba appena falciata
Non ricordo se stessi correndo
oppure andando in bici
Facevo avanti e indietro
lungo quei sentieri e me la spassavo,
una vera e verace storia infinita
Mi sentivo come Atreiu
che, sul suo fedele bianco destriero
Artax era il suo nome,
correva e correva
in una lotta disperata
contro il Nulla divoratore,
incalzante alle sue spalle,
e ciò prima che Artax
cedesse alla disperazione
e si lasciasse affondare,
nelle sabbie mobili della palude
dalla quale non sembrava esservi
via d’uscita alcuna
(ma era la inerzia indotta dal Nulla)
E dunque erravo, io,
ed ero lì che mi allenavo
I muscoli si tendevano e detendevano,
obbedienti e giulivi
Ero contento,
e intonando una canzone silente
riflettevo,
ciò che facevo
mi pareva proficuo
Mi sentivo un leone,
un vero Re Leone
pronto a ruggire la sua forza
Poi incontravo un altro
con il quale in passato
facemmo insieme alcune trasferte sportive di corsa,
in giro per il mondo,
Mexico e nuvole,
che ricordi!
Si ferma a chiacchierare, lui
Vuole rievocare i tempi andati,
incantati e ben incartati
Io ho fretta
Non ho tanta voglia di star a rievocare
Mi sembra tempo perso
Tutto ciò è davvero strano!
Di solito mi piace fin troppo
stare a razzolare tra i ricordi
Invece no!
Stavolta non ne ho alcuna voglia
Non ho tanta voglia di calarmi
nell’insalata dei ricordi
A che pro?
A chi giova?
Fremo intimamente perché voglio continuare
il mio allenamento
e il mio antico compagno d’arme
occupa il sentiero luminoso
che devo continuare a seguire
e che mi chiama quasi,
ammiccando
con variazioni pulsanti di luce
Mi divincolo e vado
Riprendo a spingere
I muscoli di nuovo si contraggono e decontraggono
Sono più contento così
Sono un cuorcontento
In mancanza d’altro faccio questo
Domani, ne sono sicuro,
anch’io entrerò a far parte
del quadro del grande Geronimo
e poi il grande Nulla
2. É stata organizzata una festa,
ed è quella di compleanno per Gabriel
Si svolge in due appartamenti
sullo stesso piano,
ma non direttamente comunicanti
Già sono arrivati molti degli invitati
C’è confusione
molto trambusto, forse persino troppo
Temo che qualcosa, nella foga,
possa andare distrutto o perso
Se tanti sono già arrivati,
altri dovranno venire in seguito
Atmosfera gioiosa
chiassosa,
tanta confusione
Io passo sovente
da un appartamento all’altro
a seconda delle necessità,
come quella di prendere del cibo
o delle bevande in uno
e portarli nell’altro,
utilizzando grandi vassoi intarsiati
Anche nell’appartamento
dove c’è conservato il cibo
ci sono molti bambini
che chiedono
che hanno la loro necessità
che mangiano e sgranocchiano,
e intanto ridono, parlano a raffica
si inseguono o si nascondono
cercando angoli reconditi adatti
Poi mi ritrovo a dovere uscire
per andare ad acquistare
qualcosa che manca,
altre provviste
prima di rimanere
a corto di tutto
Viene Gabriel con me
e c’è anche un mio cugino,
mio omonimo,
che non vedo da anni
Andiamo a cercare ciò che ci serve
in un supermercato
enorme, immenso
dove ci si perde con facilità
Attratti dalle mercanzie arrivano
frotte di acquirenti,
chiassose e colorate
Sono in così tanti
che l’intera organizzazione va in tilt
e temo di perdere Gabriel
Sto trasportando un grosso pacco
pieno di cornetti (croissant) industriali,
ingombrante come non mai
Esco,
rientro,
scanso gruppi numerosi e vocianti
che arrivano come onde di tsunami
spazzando tutto al loro passaggio
e lasciando dietro di sé
solo macerie, detriti e incarti vuoti
Mi seggo su una provvidenziale panchina
Attendo
Ed ecco che dopo un po’
i due, mancanti all’appello, spuntano
Per tornare a casa
ci sarebbero varie possibilità
Un’opzione è attraversare
l’intero super supermercato
per uscire da un passaggio secondario che attraverso un tornello
fa immettere in una strada
molto trafficata di auto
Prendiamo proprio questa scorciatoia,
scartando un percorso più lungo
e che ci farebbe perdere più tempo
Ma poi - ironia della sorte -
ci sono delle complicazioni
al passaggio del tornello
Ci ritroviamo sulla strada gremita di auto e motocicli
e camion e bus
Camminiamo
Io, portando tre grossi involti,
mi metto addirittura a correre
C’è un traffico che non si può dire,
caos forse,
l’aria è inquinata dai gas di scarico,
mentre risuonano in un coro dissonante
clacson di tutti i tipi e campanelli di bici
e trombette varie, in mille variazioni
Non vedo l’ora di essere a casa
ma prima bisogna contornare
un lungo bastione antico
Mi sembra di aver smarrito la via
E qui il sogno finisce
Mi sono addormentato
prestissimo
Come un ghiro,
sono sprofondato
nel sonno più profondo
come un mare oceanico
Mi son calato dentro un pozzo profondo
Non ho più sentito nulla
Manco i messaggi in entrata
E adesso mi svegliai
Pensavo di aver dormito per ore e ore
e invece non è ancora mezzanotte
L’ora delle streghe
L’ora dei vampiri
Che paura!
E adesso non dormirò ancor
Ma leggerò
Almeno ci proverò
E poscia
Bravissimo
Bravo-bravo bravissimo!
Lentissimo!
Lentissimo!
Letto lettissimo!
Bravi bravi bravissimo bravi bravissimo!
Bene benissimo!
Alla ricerca della parola giusta
che non viene mai
quella meglio scandita
come il candito
Candy Candy camera
Perfetto
Ma anche il caffè perfetto
ovverossia parfait!
E' proprio quello che ci vuole,
come il sale
La Salita al Calvario (o Cristo portacroce ) è un dipinto a olio su tavola (76,7x83,5 cm) attribuito a Hieronymus Bosch, con datazione al 1510- 1516 circa, o a un imitatore dell'artista, con ...
Rami scarnificati dopo capitozzatura selvaggia (foto di Maurizio Crispi)
Dopo molto lottare
mi addormentai
Sognai
Vissi vite vicarie e sostitute
Feci molte cose
prosaiche e ordinarie,
ma anche d’avventura
Dopodiché tornai allo stato di veglia,
riemersi,
senza poter ricordare
Tutto svanito,
perso,
cancellato,
obliato
E si levó anche un vento di tempesta
che tutto trascinò via
in un vortice
Sarà per una prossima volta
Maurizio Crispi (25 marzo 2024)
Mah!
Anche questa notte
ho sognato
Mi pareva di non ricordare nulla,
poi è emerso un brandello onirico,
un qualcosa,
un qualcuno,
ombre
Ed è questo
C’era la rievocazione
d’un evento triste e fatale
Esattamente un anno prima
una donna era stata uccisa,
un’insegnante,
aggredita da un pazzo,
armato di un coltello fatidico,
mentre svolgeva il suo lavoro
Erano tutti fermi lì
a rispettare un minuto di dolente silenzio
per ricordare la vittima
Io che ero all’oscuro di tutto,
venivo a saperlo solo in quel momento
e cercavo di unirmi a quel cordoglio,
in punta di piedi
Maurizio Crispi (26 marzo 2024)
1. Ho dormito a lungo
di sasso, come un ghiro
Ho sognato che dormivo
e che mentre dormivo sognavo
Sognavo di sognare
E poi, ancora, sognavo di sognare
che stavo sognando
e, nel pieno del sogno del sogno
in cui sognavo, mi svegliavo
e vivevo una vita
che non era quella reale
ma apparteneva al sogno
Alla fine, non potevo più distinguere
tra sogno e realtà
e non potevo più dire
- e nemmeno sapere -
chi io fossi
e dove fossi
(20 marzo 2024)
2. Questa notte ho dormito come un ghiro
Sogni profondi intervallati da brevi risvegli
Dormivo
e mi sembrava di essere
sempre nello stesso sogno
in cui succedevano cose diverse,
come in una storia
che si dipanava con diversi capitoli
Un motivo conduttore
era un farmaco
che provocava un sonno profondo
Tutti lo prendevano
E, in diversi momenti del sogno,
io avevo a che fare con molte persone,
conoscenti e non,
che venivano prese da irresistibile sonnolenza
Dopo che ne avevano assunto una o più dosi,
ad alcuni suggerivo
di andare a distendersi da qualche parte,
anziché stare con la testa ciondoloni
Tra questi, c’era un giovane medico
figlio d’una mia cara amica,
ma anche il mio collega del lavoro attuale
che se ne stava bellamente a dormire
con la testa appoggiata sul tavolo,
russando come un trombone
Io dicevo: Dai! Dai!
Lo scuotevo dal torpore:
Dai! vai a metterti sdraiato che è meglio!
Dopo ripetute esortazioni
lui si decideva infine
a seguire il consiglio
Cercavo di aiutarlo a mettersi in piedi
Ma lui diceva: Nono!
Faccio da solo, e grazie!
Poi, in un’altra parte del sogno
mi ritrovavo in mare su d’una barca
da canottaggio,
una iole da mare
Vogavo con energia
Le condizioni del mare si prestavano molto allo sforzo remiero:
c'era solo qualche leggera increspatura
Procedevo a ritmo regolare
battendo dei colpi ogni tanto
per vivacizzare l'andatura
Più lontano c’era una iole a otto
per me irraggiungibile
L’equipaggio si esercitava
a fare delle partenze
e a battere dei colpi
Era bellissimo vederli andare
all’unisono,
come un meccanismo
perfettamente funzionante
Poi, mi ritrovavo a terra e camminavo
con un grande borsone sulle spalle
alla ricerca di un posto dove fare la doccia,
dopo lo sport
e il vigoroso allenamento
Passavo da una piazza
dove era in corso una grande manifestazione di protesta
C’erano gruppi variopinti
con stendardi e gagliardetti rossi
Erano rappresentate diverse categorie di lavoratori,
diverse organizzazioni sindacali,
ognuna con i propri propri contrassegni
C’era un palco
sul quale si avvicendavano gli oratori
Uno speaker mi vedeva passare lontano
Mi riconosceva e mi chiamava
Parlando al microfono,
diceva a tutta la piazza:
Qui, c’è il dottor Crispi!
Ora ci dirà qualcosa!
Siamo lieti averlo con noi!
Io mi avvicinavo schernendomi,
ma allo stesso tempo ringraziandolo
Ma chi era?
Lo zio Sandro?
Non so
Mi pareva di riconoscerlo
Eppure…
Quale motivo aveva per chiamarmi
sul palco, lo zio Sandro?
Mi metto a turno
Ma l’organizzazione ferrea della giornata
non consente
che io possa essere inserito tra gli oratori,
e nemmeno tra i datori o i fattori
In effetti uno dei gruppi rappresentanti
in questa grande onda sindacale
- è costituito dai lavoranti di un’azienda agricola di stampo biologico
E hanno portato in rappresentanza
del loro lavoro magnifiche caciotte
e altri squisiti prodotti della terra
Man mano che i diversi gruppi
dicono la loro sfilano via
con i propri variopinti costumi
gli stendardi e le armi,
e se ne vanno
Io mi ritrovo a camminare
con lo speaker di prima
- che è lo zio Sandro -
quello che mi aveva invitato a salire sul palco
Io sono sempre con il borsone dello sport
appeso alla spalla
Camminiamo a lungo
parlando del più e del meno
e anche senza meno
Io vorrei andare alla sede del circolo sportivo-nautico
per farmi una bella doccia rigenerante
e poi tornare a casa dove mi aspettano
Camminiamo, camminiamo
Chiacchieriamo e chiacchieriamo,
un chiacchiericcio continuo
Sfilano davanti ai nostri occhi
edifici di ragguardevole fattura
Ma non ci fermiamo mai
ad osservarli meglio e a commentarli
Passando in una fase successiva del sogno,
sono li che cammino non più con quello speaker,
ma con una mia amica
dei vecchi tempi andati
Procediamo a passo indolente
lungo le banchine d’un vecchio porticciolo
e mi rendo conto
che la sede nautica del circolo
al quale sono diretto
l’avevamo già superata da tempo
lasciandocela alle spalle
Che guaio!
Quindi, adesso si poneva la necessità
di tornare indietro, e per farlo
occorreva camminare lungo i moli del porto vecchio
dove c’è un’infinità di imbarcazioni da diporto alla fonda
Siccome si tratta di attracchi
dati in concessione a diversi club
il passaggio non è libero,
e nemmeno agevole
Bisogna inventarsi
Bisogna superare ostacoli
Saltare come stambecchi
Acquattarsi per superare basse recinzioni
Strisciare
E così via, come in un percorso di guerra
Sono impacciato da diversi oggetti che tengo in mano
Alcuni deperibili, come importanti documenti cartacei,
forse anche le mie carte di credito,
una scatoletta con dei farmaci
In un passaggio difficile,
tutti questi oggetti cadono in acqua
Cerco di afferrarli
Io stesso devo mettermi
con i piedi a mollo
L’acqua fortunatamente è pulita
anche se emana un forte odore
di alga, pesce e putredini varie
e queste sollecitazioni olfattive
causano gran dolore alle mie nari
Mentre mi agito per cercare di riprendere
ciò che è caduto in acqua
prima che si inzuppi e si rovini
casca un bilanciere
messo lì in precario equilibrio
proprio sul ciglio del molo
e con un tonfo cupo s’inabissa Wow! Whoops!
Non c’è niente da da fare
Non si può più riprendere
Lì vicino c’è ormeggiata
una piccola imbarcazione da diporto
Io e la mia amica pensiamo di risolvere
il problema dello spostamento da compiere,
facendolo per mare anziché via terra,
appropriandoci temporaneamente
di questa barchetta
molto stretta e instabile
Per salirci sopra dobbiamo compiere
vari contorcimenti
molto buffi, da comica finale
con goffaggini alla maniera di Stanlio e Ollio
Vabbè
Poi alla fine ci ritroviamo sullo scafo
dotato d’un piccolo motore elettrico
Ci allontaniamo,
mentre una voce fuori campo
commenta che la barca
che abbiamo preso
appartiene ad una setta evangelica
che ha sede proprio là
Io dico dico: Vabbè!
Va bene, poi la riportiamo la barca
Non ce la teniamo sicuramente
La voce fuoricampo ribadisce
che quelli di questo culto
vengono a riunirsi qui
solo una volta la settimana
e che ogni volta trovano
che le loro cose sono state
manomesse o portate via
da qualche malvolente
o malmostoso sottrattore
Non c’è speranza alcuna, insomma
(Dissolvenza)
(18 marzo 2024)
3. C’è un sogno
Sono con un paziente
pericoloso
minaccioso
Lo porto con me
Forse a casa mia
Mi sento molto in difficoltà
Ho una sensazione di rischio/catastrofe imminente
Temo che egli possa afferrare un coltello
oppure nasconderlo per usarlo in seguito
o arraffare qualsiasi altro oggetto
che possa essere utilizzato come arma impropria
ovvero anche come un Armao Meravigliao
come il Kakao
L
o tengo d’occhio
Lo scruto
Qualsiasi azione che io intraprenda
è legata alla necessità
di dovermi guardare le spalle
Il paziente é riottoso,
mal si adatta ai controlli
che io faccio di continuo
nella sua stanzetta
Non capisco perché quel paziente
malmostoso e lugubre
me lo sia portato a casa
(16 marzo 2024)
La vena inaridita
Poco da dire
Poco da fare
Niente sogni
Niente voli della mente
Routine
Ripetizioni
Brogliacci
Nuotavo nel mare profondo
facendo evoluzioni e giravolte
tuffandomi e scendendo in profondità abissali
risalendo poi a velocità inaudita
e saltando fuori con voluttà
Inanellavo giochi
con una Delfina che mi piaceva
Nuotavamo a lungo
senza mai fermarci
Giocavamo a rincorrerci
Pur separati
ci facevamo uno
Eravamo nei pressi di un’isola
Il mare d’un profondo blu
cingeva in intimo abbraccio
pendii di nere rocce laviche,
screziate di rosso,
Poi, stanchi d’esser delfini,
scendevamo a terra
in sembianze umane,
avendo lasciato le pelli di delfino
nascoste nell'anfratto d'uno scoglio,
e camminavamo lungo aspri sentieri
C’era, innegabile, una forte emozione
che correva dall’uno all’altro,
come una corrente elettrica,
sfrigolante lungo invisibili fili,
perché capivamo
che eravamo inseparabili
Cercavamo un posto
dove immaginarci insieme
e dove rifocillarci anche,
pregustando il piacere
d’una buona e robusta rustica cucina
Mangiare ci avrebbe reso forti
e, dopo, saremmo ritornati con gioia
alla nostra natura di creature marine
per riprendere i nostri giochi più spensierati
Sono in un grande resort vacanziero
Sono arrivato con altri
per una breve vacanza
C’è una grande confusione,
un sacco di gente vociante,
sovraeccitata
sudaticcia
(ma, del resto, siamo in piena estate)
L’aria attorno è vibrante
di cicalecci vari e continui
con l’interpunzione di tonfi e grida
Sono tutti impegnati
in una grande corsa quotidiana
per partecipare alle diverse attrattive
e agli intrattenimenti in programma
Ci sono, ovviamente, gli animatori
che tengono in pugno la situazione
e che propongono un fitto programma
a cui tutti si fanno obbligo di partecipare
Io mi aggiro tra la folla,
un po’ stralunato a dire il vero,
passando da un luogo all’altro
e cercando di evitare il più possibile
d’essere attratto dal gorgo
di questi divertimenti artificiali e posticci
Cammino e cammino
solcando la folla variopinta
e, all’improvviso, una voce gioviale
mi chiama per nome,
dicendomi Tu sei Maurizio Crispi!
Wow! Faccio io senza girare le spalle
e proseguendo nel mio cammino,
facendo finta di niente, insomma
Poi, con istantanea autocritica,
mi sembra che il mio comportamento
possa essere indice
di eccesso di sgarbataggine
e musoneria
Quindi, anche se di malavoglia,
mi giro con un vago sorriso sulle labbra
verso colui che mi ha chiamato per nome
E gli dico: Oooooh!
Come stai?
Chi sei?
Lui, allampanato, mi dice un nome
che non evoca niente,
non mi dice niente
Ma lui aggiunge:
Ci conosciamo attraverso il social Ah!, faccio io
E lui dice ancora: Ma tu solitamente nei social
sembri molto più simpatico
Qui invece dai l’impressione
di essere soltanto
uno schivo e scorbutico,
un musone! Wow!, faccio io,
mantenendo il profilo
di quello che è parco di parole,
ma poi mi lancio in un discorso Forse è così, non so
Forse nei social
quando non si appare in presenza fisica
si è più disponibili ad interloquire,
a dire la propria
La mancanza di contatto fisico
e della vicinanza
- o se vogliamo - della prossimità
facilita questo tipo di comunicazione
ed anche l’esposizione allo sguardo altrui,
ma in presenza sento
di essere ben poco disponibile
Forse perché ho paura
d’essere vulnerabile
Non ci posso fare nulla, è così Mah, dice l’altro Io adesso sto andando ad incontrare
Beppe Fazio
Sai, qui nel resort c’è Beppe Fazio
accompagnato da un suo assistente
Ogni giorno si incontrano
con noi del pubblico
Si mescolano con tutti
Giocano e si divertono
Adesso, per esempio,
c’è in programma
un grande girotondo collettivo
E poi si darà vita
ad un serpentone lungo lungo
con il quale, a suon di musica,
attraverseremo l’intero resort
Si prevede che al serpentone umano longo longo
parteciperanno centinaia di persone
Su, vieni!
Vieni con me a partecipare
Io faccio, Noooo! Non è per me!
Non mi piace Beppe Fazio! Voglio andarmene per i fatti miei Vabbè, fa l’altro, scelta tua!
Però, poi non lamentarti
che ti senti solo!
E così dicendo se n’è andato,
lasciandomi solo, per l'appunto
Ed io ho continuato per la mia strada,
un volto anonimo perso nella folla
Ho sognato che arrivavano a casa,
come ospiti, la regina Elisabetta
e il principe consorte Filippo
Si trattava di una visita non formale
C’era anche la mamma
Io ero ero coinvolto in prima persona
e mi davo da fare
per rendere confortevole
la permanenza della regina
intrattenendola in conversazione
offrendole qualcosa da mangiare
e da bere
Insomma, facevo tutto ciò
che s’ha da fare
quando ci sono ospiti di riguardo
Ricordo, in particolare,
che dovevo selezionare una tovaglietta elegante
da collocare sul desco
davanti al quale la regina
s’era accomodata
Cercavo e scartabellavo nei cassetti
alla ricerca di quella più bella
E qui chiedevo il parere della mamma
alla quale però non piacevano
le soluzioni da me trovate
Provavo anche a fare conversazione
in inglese con la regina
e con il principe consorte
Quest’ultimo lo blandivo
dicendogli che appariva molto giovanile
e in ottima forma
E provavo a spiegargli un posto
non distante da casa
dove avrebbe potuto montare a cavallo,
sapendo - o supponendo -
che lui fosse appassionato di equitazione
Ero lusingato di avere a casa
ospiti così importanti
C’erano anche altre persone presenti
- non dignitari, bensì gente comune -
che sembravano essere un po’ inibite
dal rango delle Loro Maestà
Io invece non provavo soggezione alcuna,
come se fosse del tutto normale
trovarsi per casa una coppia di regnanti
Un sogno complesso
Non avendolo trascritto subito
ne ricordo solo pochi dettagli
Sono da qualche parte
(nei sogni si è sempre da qualche parte!)
Forse devo partecipare ad un evento sportivo di corsa
Vado in giro,
cercando altri compagni della mia squadra
Ma sul momento non ne trovo nessuno
e mi sento piuttosto isolato
Per poter correre mi manca tutto,
inclusa la maglia di società
e financo il pettorale
Mi aggiro, a lungo, senza nulla trovare
Poi vedo un chiosco
simile ad un’edicola del giornalaio
e capisco che quella è la sede
della mia società sportiva
Non so come,
riesco ad introdurmi al suo interno
E comincio a rovistare,
aprendo cassetti e stipetti
che rivelano spazi vuoti
Non c’è niente che possa servirmi
Mentre m’accingo ad uscire,
ecco che arriva qualcuno
È uno della società sportiva,
Il suo tesoriere, per la precisione
È un po’ risentito che io mi sia introdotto
all’interno del piccolo chiosco
Quando cerco di giustificarmi
le mie scuse vengono accolte,
ma vale il principio secondo cui
“Excusatio non petita,
accusatio manifesta”
Poi da una capiente borsona
quel tesorier che già mi sta sui maroni
tira fuori la maglia che mi spetta,
e lo fa con il gesto teatrale e consumato
d’un abile prestidigitatore
Fa anche comparire,
come d’incanto,
il numero di pettorale,
oltre a tutto ciò che mi occorre
per partecipare alla corsa
Ma lo fa di mala grazia
Ok! Okay! Okey! Okinawa!
Di poi, in robusta e vociante compagnia
mi ritrovo in un altro posto
(nella grammatica del sogno
dovrebbe esserci sempre
un riparo,
un luogo
o un non luogo
oppure un metaluogo)
forse é un piccolo ristorante,
una trattorietta alla buona
di quelle con aspetto rustico
e le tovaglie a quadri
e qui ci accingiamo
a consumare un piccolo fiero pasto
Io spiego agli altri
che da tanti anni ormai
non ho partecipato a gare di corsa
Aggiungo che oggi
voglio tornare a cimentarmi
Certo, la mia è adesso una corsa lenta,
(anche in passato lo era, lenta,
ma di meno),
da tapascione, come suol dirsi
ma i miei cinque chilometri di seguito
riesco a farli
Poi, l’importante è partecipare
come disse Seneca
No, ho sbagliato,
non fu quel pazzo di Seneca a dirlo
Lo disse Bert
No, no! Che dici?
No, no, no! Fu Hubert!
Vabbè! Mi manca la parola
Cupertino?
Ma noooooo!
De Cubertino?
Fuochino, fuochino, fuocherello
Grandicello, piccolo monello!
Nel sogno succedevano
anche tante altre cose
ma di queste
non ricordo più una mazza
Camminavo con Gabriel lungo una via
contornata da una fitta e alta siepe di Bouganvillea
Questa siepe era stata potata di fresco
e aveva un aspetto curato
Ma doveva essere di una vitalità prorompente
Infatti, dal marciapiede e dall’asfalto
per tutta la sua lunghezza
- che era di almeno cinquanta metri -
erano spuntati a centinaia
dei vigorosi polloni
dritti e turgidi
che arrivavano alla mia vita e oltre
Per andare avanti
bisognava passare
attraverso la selva di polloni
E non era cosa facile
perché erano dotati di grosse spine acuminate
In più, avevano l’estremità pulsante,
sicché assumevano l’aspetto pericoloso
di tentacoli senzienti, pronti a ghermirci
Dicevo a Gabriel di non preoccuparsi
e di tirare dritto
tenendomi per mano,
senza mai lasciare la presa
Non guardarli - lo esortavo -
Se non li guardi
non ci faranno del male
Intanto, ricevevo una telefonata
da un mio antico collega
che mi parlava d'un mio ex-paziente
ora suo paziente
Il quale, a sua volta,
doveva comunicare o per lettera
o per telefono
con un altro mio paziente storico,
molto anziano,
ora ricoverato in ospedale
Io dicevo al collega
che avrei avuto bisogno
di una copia della lettera
o della trascrizione della conversazione intercorsa
in modo da potere monitorare gli effetti
che questo contatto
avrebbe potuto avere sul mio paziente
- molto fragile -
partendo da un dato di realtà
Mi sembrava,
così su due piedi,
un buon escamotage
Nel mentre mi ritrovavo a camminare
nel bel mezzo della foresta di polloni,
con molto impaccio
perché dovevo di continuo
divincolarmi,
sempre tenendo Gabriel per mano
Con la coda dell’occhio
- anche io evitavo di guardarli
direttamente -
mi sembrava di cogliere dei movimenti e dei guizzi
da parte dei polloni-tentacoli
Per via d’un movimento brusco
il telefono mi cadeva di mano
e dovevo piegarmi a terra
per raccattarlo,
frugando e ravanando alla cieca
e a mano nuda tra quei polloni turgidi e pulsanti
Lo ritrovavo, Deo Gratias!,
e riprendevo il cammino periglioso
Un vecchio e un bambino
che si tengono per mano
(Dissolvenza)
(da "Le foto che hanno fatto la storia") Forse, all'occhio moderno, l'immagine di due bambini nel bosco appare sentimentale, ma assume una risonanza del tutto diversa se si scopre di più sul suo autore. William Eugene Smith operò come reporter di guerra durante la seconda guerra mondiale e, durante il suo servizio, venne ferito in modo grave da una granata che lo costrinse ad oltre 32 interventi prima di poter riprendere il suo lavoro per la rivista Life.
Ma la guerra non lo aveva ferito solo nel corpo, ma anche e soprattutto nello spirito. Smith era rimasto talmente sconvolto da quel conflitto da pensare di non poter più fotografare.
Fu proprio questo scatto che lo condusse sul sentiero della guarigione.
La fotografia venne scattata durante una passeggiata con i figli ed è lo stesso Smith che ce ne parla: "Mentre osservavo i miei bambini lungo il sentiero tra gli alberi maestosi e vedevo il loro stupore di fronte a ogni piccola scoperta, mi accorsi all'improvviso che nonostante tutto, nonostante le guerre e le vicissitudini passate, in quel momento avrei voluto cantare un inno alla vita!"
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.