Strade e cielo nel giorno di Santa Lucia
I panifici hanno fatto mezz’orario
e le pizzerie sono rimaste chiuse,
come quella vicino casa
Volenti o nolenti,
rispettosi della tradizione o no
non si può mangiare in questo giorno
alcunché che venga dalla farina,
cioè dal grano macinato
Si potrebbe trasgredire
e ci si potrebbe pur sempre
allestire un piatto di pasta casalingo
Ma in fondo cosa c’è di male
nell’aderire ad una tradizione condivisa?
Un giorno anomalo,
di libeccio,
aria calda
temperatura 26°
(decisamente anomala)
Ho sognato
che nel giorno di Santa Lucia
mangiavo
un’arancina gigante
alta come una montagna
Era così grande
che per potermene cibare
ci scavavo un tunnel dentro
e andavo rosicchiandola
a poco a poco
dall’interno
quasi fossi un topolino
Crunch crunch e ancora crunch,
e forse ero proprio diventato
un topino-firmino…
Ma com'era buona!
L'arancina gigante della nonna per una nipotina gigantessa. Invece di molte arancine nel giorno di Santa Lucia, una sola gigantesca! (vignetta tratta dal web - FB)
A parte il fatto che noi a Palermo diciamo "Arancina" e che "arancino" non ci suona proprio!
Partecipo ad una passeggiata in compagnia,
ospiti o parenti,
non so,
un’attività collettiva
ludica e piacevole
Li porto al Parco della Favorita
dove c’é una confusione davvero bizzarra e insolita
Gente di tutti i tipi e etnie
Uomini, donne, bambini
Tutti vocianti e ciarlieri
Noi siamo dotati
di un trabiccolo volante
e sovrastiamo questa folla dall’alto
Non siamo costretti a scansarci
ad ogni piè sospinto
e abbiamo la libertà del cielo
Siamo i re dell’aria
con il loro Sparviero,
come nel romanzo di Salgari
Poi ad un certo punto
io mi lancio in volo,
per atterrare dopo una lunga planata
tra gli alberi
e in mezzo alla folla
Ci vediamo dopo,
dico agli altri della compagnia,
spiccando il salto nel vuoto
Dopo l'atterraggio,
ritorno a piedi,
seguendo un cammino
lungo e tortuoso
Ci sono dei bambini che giocano con le biglie
Altri più grandicelli che molestano
quelli più piccini
(li bullizzano)
ed io mi ritrovo a prendere le difese
dei poveri bimbi maltrattati
Incontro alcune persone che conosco
che vanno ad una festa
e portano con sé
una torta monumentale
ricoperta di glassa
(dissolvenza)
Questo è il sogno in breve,
perché c’erano molti più dettagli che mi sono sfuggiti
Così è!
Il re dell'aria è un romanzo di avventura fantascientifico di Emilio Salgari (uno dei miei preferiti, quando ero piccino), scritto nel 1907 e originariamente pubblicato da Bemporad di Firenze.
É il seguito del precedente romanzo I figli dell'aria, di cui riprende alcuni personaggi
Nello stretto di Tartaria un piccolo gruppo di coraggiosi sbarca sull'isola di Sakalin, nei pressi delle coste della Siberia Meridionale. In quel luogo sperduto sono incarcerati numerosi detenuti politici, tra cui Boris, un ex-comandante della corazzata militare russa "Pobieda", un tempo da tutti descritto come un coraggioso e valido ufficiale, e fratello di Wassili Starinsky, il capo del gruppo che si impadronisce della prigione e libera i detenuti. Al suo fianco si schierano Rokoff e Fedoro, i due amici già incontrati ne I figli dell'aria, e il polacco Ranzoff, il "Re dell'aria", comandante dello Sparviero, una meravigliosa macchina volante.
La macchina, con a bordo i fuggitivi, percorre la Wladimirka, la via battuta dai forzati in Siberia, e in pochi giorni raggiunge le regioni tropicali. L'aeromobile, partito da Pietroburgo, sorvola quindi il Baltico, la Danimarca meridionale, sfiora le coste della Germania e dell'Olanda, attraversa la Manica, tocca il golfo di Guascogna, giunge a capo di Finisterre; sorvola l'Oceano Atlantico verso le Canarie lasciandosi alle spalle le coste africane, sorvola le isole di Capo Verde fino al prato dell'Atlantide, quel continente scomparso che secondo Salgari si estende tra l'Africa e l'Europa. Fa rotta poi verso le isole di Tristan da Cunha, costeggia le Piccole Antille, i banchi di Bahama, le coste della Florida, la nuova Scozia, Terranova e atterra nei pressi di Boston. Riprenderà infine il viaggio verso lo scoglio dell'Ascensione, sulla dorsale del medio Atlantico, sempre esposta alle furie del mare.
Ho scritto questa nota il 24 novembre 2019, in occasione di una visita a mio figlio Francesco che allora si trovava a Milano.
Pubblicata su Facebook, non l'ho mai trasferita prima qui sul mio blog.
Una dimenticanza.
Eccola, qui, comunque
C’è una spiaggia radiosa, una distesa di fini granelli color giallo-oro, contornata da un lato dal mare intensamente azzurro e dall’altro da una fila di dune piatte, ma di altezza sufficiente a nascondere allo sguardo ciò che rimane al di là
Il mondo in una spiaggia, ecco
Corro
Non so perché io abbia cominciato a correre, o quando
Sono nitide le sensazioni dei piedi che affondano nella sabbia tiepida e ne sono accarezzati
Anche il cielo è intensamente azzurro, da far male agli occhi
Molti altri corrono, assieme a me
Ma ognuno è isolato nel suo correre, totalmente intento in esso
Ogni corridore una monade nomade
A tratti incespico, ma poi riprendo l’equilibrio
Man mano acquisto dimestichezza con il gesto della corsa, corroborato da quelle ondate di energia
Il mio passo si fa più sicuro: come ricordare un gesto desueto, quasi dimenticato
Prendo a balzare, quasi volando
Ondate di energia salgono dentro di me, ad ogni contatto con il suolo e percorrono ogni fibra del mio essere
Lo sento, come un formicolio che mi pervade tutto dalla punta dei piedi sino alla cima della testa
Recupero uno dopo l’altro i corridori che mi precedono e li lascio indietro
Mi sento un leone
Sento l’agilità del mio corpo, un’agilità felina e prorompente
E, al contempo, una sensazione di ebbrezza e quasi di beatitudine
Penso che sto vivendo un’esperienza quasi paradisiaca, impagabile
Alla fine, comincio a sentire esplodere nella mia testa il fragore di una musica trascinante che mi fa muovere ancora più agilmente, a ritmo di samba
(foto di Maurizio Crispi, Trail dello Zingaro, 2019) Ho sognato che correvo All'inizio, ero lì che facevo una corsa da tapascione, strascinando i piedi e senza alzare le ginocchia. Poi, quando mi ...
Mi ritrovo in una grande città alla vigilia di uno spettacolare e partecipato evento podistico Sono arrivato da solo, dopo un lungo viaggio, e con molto anticipo. Ho un imponente bagaglio con me ...
Ho sognato che correvo Stavo partecipando ad una lunga gara, forse ad una Cento Mi sentivo particolarmente vigoroso e tonico Non avvertivo la stanchezza Venivo accompagnato da un ciclista (forse una
A volte ci si sveglia avendo la consapevolezza d’avere appena fatto un sogno
In alcuni casi, si presenta alla nostra mente un’immagine vivida
e, a partire da quella, siamo in grado talvolta di ricostruire un intero frammento
che si trasforma in “narrazione”, frutto del processo di elaborazione secondaria.
In altri casi, nessun dettaglio riemerge. ma rimane quella vivida impressione di aver sognato, che può essere accompagnata da una sensazione di grande benessere e pace interiore, oppure da ottimismo nei confronti del giorno che ci accingiamo ad affrontare
Forse per questo gli Antichi ritenevano che fossero gli dei a visitarci nel sonno e che i sogni potessero avere una funzione terapeutica
Quando non mi ricordo alcunché, al risveglio mi sento stordito,
come facessi fatica a rientrare in contatto con la realtà ordinaria e quotidiana
E cerco di ritrovare le tracce perdute
In fondo, prima ancora dell’invenzione delle realtà virtuali,
i sogni ci hanno da sempre garantito l’accesso a mondi alternativi,
senza bisogno di sofisticherie tecnologiche
Eppure c’era stato
tutto un lavorìo onirico
piuttosto stancante
al limitare della veglia
e dello stato di vigilanza
Di cosa si trattasse non so
In questi casi,
quando ciò accade
mi sento un po’ defraudato
Vorrei sapere, ma non posso
È come se fossi esiliato del Regno
in cui tutto è possibile
Ogni giorno
vorrei poter scrivere
un racconto meraviglioso
oppure orribile,
a seconda dei casi,
di ciò che ho visto,
di ciò che ho sognato,
di avventure e viaggi improbabili
Senza tutte queste cose
che tracimano dal reame onirico
mi sento vacuo e vacante,
traballante
Mi chiedo spesso se il mio vero Io
sia quello del sogno
o quello della realtà
Sono divorato dal dubbio
di chi sia io veramente
Ed ecco che mentre scrivo queste parole
mi sono ricordato d’un frammento di sogno!
Camminavo con il mio zaino in spalla
per esplorare una città
apparentemente ignota
Avrebbe anche potuto trattarsi
di una Palermo misteriosa che sconosco
Mi trovavo a scendere lungo un ripido camminamento spiraliforme,
cosparso di rocce nere e viscide,
corrose nel tempo dalla furia delle acque
Con un certo disagio
arrivavo sino alla riva d’un ampio corso d’acqua,
un fiume o un canale,
non so quale dei due,
il cui alveo scorreva
in una profonda depressione,
con acque scure ed impetuose
In alto potevo vedere
edifici e fabbriche,
alcuni monumentali,
guglie, campanili ed alte torri
che si stagliavano contro il cielo
d’un profondo azzurro
Avrei voluto fare delle foto
e prendevo a rovistare nello zaino
alla ricerca della camera
Dopo molto cercare, la trovavo in effetti
Rimettevo lo zaino in spalla
e cercavo di scattare le foto agognate
Niente!
Batteria esaurita!
Mi ero dimenticato di metterla in carica
Mannaggia!
Chi è causa del suo mal pianga se stesso!
Proseguo comunque la mia camminata
costeggiando ampi bacini e moli
dove sono ormeggiate delle imbarcazioni
Vorrei salire su una di esse
e vedere sin dove la corrente
possa portarmi,
ma ora ho un’urgenza
Devo raggiungere un ambulatorio medico
dove un mio collega mi attende
Prendo - sempre dal mio zaino -
una mappa per stabilire
quale sia il percorso migliore da seguire
Per ogni evenienza,
ho anche una bussola con me
(per fortuna!)
Dovrò attraversare una parte della città,
compromessa,
abbandonata da Dio e dalle istituzioni
Sarà un attraversamento
difficile e periglioso
Sono del tutto solo
e non c’è nemmeno il cagnone Black
a farmi da scorta e guardia del corpo
Tenterò la sorte, comunque,
e cercherò di uscire fuori
a riveder le stelle, indenne
(Dissolvenza)
Nel pieno della notte,
quando mi sono svegliato,
sono uscito fuori, all’aperto,
nell’aria pungente e frizzante
e sopra di me
incombeva un meraviglioso cielo trapunto di stelle
e, dopo molto tempo
(troppo)
che non volgevo in alto lo sguardo,
ho visto l’amico Orione
La Piramide del Sol di Teotihuacan
Essi [gli Aztechi] chiamavano questa festa "ixnextiua", che vuol dire cercare l'avventura. Dicevano che, nel corso di questa festa, tutti gli dei danzavano e per questo tutti coloro che danzavano prendevano diversi travestimenti: gli uni personificavano degli uccelli, ed altri degli animali, e si camuffavano da colibrì, altri da farfalle, altri da calabroni, altri da mosche, altri da scarabei. Altri ancora portavano sulla loro schiena un uomo addormentato, e dicevano che era il sogno...
dalle Cronache di Bernardino de Sahagùn, citato da Jean-Marie Gustave Le CLézio, Il sogno messicano, Serra&Riva, 1990
L'ombelico del sogno di Vittorio Lingiardi è una delle mie letture di questi giorni che mi sta appassionando.
Nulla di nuovo, sotto il sole: però è una bella carrellata sul sonno e sul sognare, dall'antichità classica sino all'epoca moderna, sulle diverse teorie psicoanalitiche incluse quelle più moderne ed attuali.
Da leggere a piccoli morsi, in modo da lasciar sedimentare il contenuto di ogni singolo capitolo.
E' un saggio piacevole, ma approfondito, sul sogno e sul sognare, in cui l’autore prende le mosse da lontano, partendo dalle più antiche teorie sul sogno elaborate dagli autori classici, passando per Freud e Jung (per non parlare delle evoluzioni più avanzate del pensiero psicoanalitico in merito al sognare), per arrivare alle diverse affascinati teorie elaborate dai cognitivisti e dai cultori di neuroscienze.
È una lettura che procede per brevi, incisivi, capitoli, ciascuno supportato da un ricco apparato bibliografico che ovviamente consente ai lettori più curiosi di procedere a propri percorsi di letture di approfondimento.
Una lettura appassionante sia per chi è già informato, avendo già studiato i diversi temi correlati con il sogno e il sognare e avendo acquisito dimestichezza con essi, sia per il profano che intende cominciare ad esplorare questi territori.
Quella che Lingiardi ci propone è un’autentica avventura di viaggio nel mondo dei sogni
Vittorio Lingiardi, L'ombelico del sogno. Un viaggio onirico, Einaudi (Le Vele), 2023
(Copertina) Dei sogni sappiamo poco. Un ombelico, dice Freud, li unisce all'ignoto. Studiati e interpretati in molti modi - come messaggi divini, segreti dell'inconscio, stratagemmi cognitivi o improvvisazioni neurali - ci toccano e svaniscono. Sono immagini di pensiero, racconti involontari che parlano di noi. Chiedono ascolto, servono la vita
(soglie del testo) Al centro del nuovo libro di Lingiardi, La nostra attività onirica. Dalla concezione profetica del mondo classico alle ultime ricerche scientifiche.
Racconti simbolici o improvvisazioni sinaptiche, i sogni sono un mistero che parla di noi: realtà irreali, private e profondissime. «Ogni sogno ha […] un ombelico attraverso il quale è congiunto all'ignoto», scriveva Freud piú di un secolo fa. Da questo ombelico misterioso, che dà il titolo al suo libro, Vittorio Lingiardi inizia un viaggio onirico e poetico tra divinazione, psicoanalisi e neuroscienze. Perché «la verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni». Non sappiamo a cosa servono, ma servono; e non resistiamo al bisogno di raccontarli. Sarà che siamo fatti della loro sostanza.
Nel sogno succede
che devo aggiornare di continuo i miei sogni
Riprendo i sogni antichi
Li riporto al presente
Li commento, li revisiono
oppure ci aggiungo delle annotazioni attuali
Succede però che tutto ciò che scrivo
come nuovo aggiornamento
si perde,
va in malora,
evapora
non ve n’é più traccia
E allora, in una procedura estenuante,
devo andare a verificare ogni cosa,
riscrivendo e aggiornando
in un processo infinito
Ma non c’è storia,
tutto sembra sfuggire via
Questa situazione alla quale non v’è via di uscita
mi procura un lieve mal di testa
ma anche insonnia, alla lunga
Vorrei l’oblio
senza l’impiccio del ricordo e della reminiscenza
In questo sogno
devo riprendere a lavorare
presso un Centro di Salute Mentale
Quando arrivo c’è un’enorme confusione
Ho portato con me la corposa cartella clinica
di un utente in trattamento presso il centro
che si occupa di tossicodipendenze
per poter fare una verifica congiunta
e un incrocio dei dati
Vedo volti conosciuti,
anche se invecchiati
e con i segni del tempo
impietosamente incisi sui volti
La confusione deriva dal fatto
che sono in corso attività di formazione
destinate al personale sanitario
Aspetto e aspetto
e la cosa va per le lunghe
Sono tutti riuniti in plenaria
Gli operatori sono tantissimi,
forse centinaia
Più che un’attività di formazione
pare di vedere l’evolversi
di un convegno o di un congresso
Mi guardo attorno e vedo
ampi spazi
corridoi che divergono
cartelli di segnaletica
per raggiungere ambulatori e laboratori
L’attesa si protrae
Ogni tanto scambio una parola al volo
con qualcuno
Mantengo l’anonimato
Ma d’altronde chi dovrebbe
(o potrebbe) riconoscermi?
Ho sempre la cartella clinica con me,
ingombrante come non mai
Noto che sono presenti
anche militari
che formano dei piccoli capannelli
da cui si levano voci tonanti
che dialogano di controlli a distanza
per mezzo di micro-spie
e altri dispositivi tecnologici di controllo
di ultima generazione,
compresi quelli fondati su impianti intracorporei
di elementi nano-tecnologici
Alcuni che passano indaffarati
mi dicono che devo attendere
che si concluda una delle lezioni del corso
Mi sento un po’ un Candido
Che ci faccio qui?, mi chiedo
Mi sento come uno psichiatra riluttante
Finalmente la porta si apre
ed entro nella stanza adibita ad aula
Sono tutti là, i colleghi-corsisti
(tutti di molto più giovani di me)
eccitati e ciarlieri come scolaretti
che possono avere finalmente
la loro agognata ricreazione
e i relatori di prima seriosi
che ripongono carte e libri
nelle loro borse capaci,
adatte al ruolo
Mi avvicino al loro tavolo,
posto più in alto
rispetto alle sedie dei discenti,
e mi presento
Alcuni mi riconoscono,
altri no, perché troppo giovani
Dico loro il motivo della mia presenza
Mi aspettavano, dicono,
poiché io dovrei essere
il relatore principale della lezione successiva
Spiego che di questo non sapevo nulla
e che quindi non ho predisposto nessuna traccia
e nemmeno una presentazione in powerpoint,
in termini di materiali, slide e quant’altro,
come oggi si usa,
anziché fondarsi sulle capacità oratorie e sulla cultura
dell'oratore di turno
Non ho nemmeno preparato
i soliti test a risposte multiple
per valutare il livello di conoscenza
della tematica proposta
da parte dei discenti
prima e dopo l’attività didattica
(sempre come si usa fare oggi)
Va bene, dico,
cercherò di arrangiarmi improvvisando,
andando a braccio
(d’altronde, nella mia vita passata,
sono sempre stato maestro d’improvvisazioni)
L’attività di formazione
riguarda le Dipendenze Patologiche,
con e senza farmaci,,
e quindi dovrei farcela,
senza troppe difficoltà
Mi rimbocco le maniche della camicia
(parlando in metafora)
e comincio
(Dissolvenza)
In un sogno precedente
a questo di cui ho appena scritto
si verificavano varie cose inquietanti
che non riferisco tutte per brevità
Uscivo da una casa dov’ero ospite
per un banchetto festivo
e mi ritrovavo in una vasta piazza
All’improvviso cominciavano
a scendere dall’alto fluttuando
delle piccole sfere
lievi come bolle di sapone,
apparentemente innocue,
solo che s’intravedeva al loro interno
una masserella di plasma
in movimento
Cosa poteva essere?
Una forma di vita aliena?
Stavo forse assistendo
all’inizio di un’invasione della Terra
da parte di sconosciuti ET?
Scappavamo a perdifiato,
per metterci al riparo
L’idea folle era che se solo
una di quelle bolle ci avesse sfiorato
dissolvendosi,
il plasma di cui erano veicolo
si sarebbe subito insinuato
sotto la nostra pelle,
prendendo possesso dei nostri corpi
e iniziando a controllare le nostre menti
Una sorta di invasione degli ultracorpi,
insomma,
provenienti dallo spazio profondo
(o che siamo piuttosto dei Gizmo?)
Insomma, a tutta velocità, rientriamo
nella casa da cui eravamo usciti
poco prima
e ci barrichiamo dentro
La casa è stata costruita come una fortezza,
proprio in previsione di simili eventi,
ed è dotata di persiane e di porte
di acciaio molto spesse
ed impenetrabili
Qui, davanti ad un variegato consesso,
mi ritrovo a discutere di un libro
che ho letto di recente
Sono seduto ad uno scranno,
in posizione elevata rispetto agli altri
Parlo loro del libro
Alcuni degli uditori si oppongono,
dicendo che il testo è banale e insulso
Io ribatto, facendo notare
che bisogna arrivare alla seconda parte,
perché li c’è un punto di svolta
che fa davvero la differenza nell’impianto narrativo
Uno che ha le fattezze di un paziente
della CTA dove lavoro
mi chiede “Ma dove si compra questo libro?”
con quel modo che indica la sua totale incapacità di essere autonomo
e di occuparsi di se stesso
Io mi irrito fortemente di questa domanda
perché interrompe il filo dei miei pensieri
Rispondo: Ma cosa posso dirti?
Lo puoi trovare in una qualsiasi libreria,
oppure lo ordini su Amazon
o sul sito della Feltrinelli!
Intanto, mi accorgo che dei filamenti
fuoriescono dal polpastrello
dell’indice della mano sinistra
Sembrano di un materiale organico
e paiono vivi, poiché si muovono,
compiendo dei movimenti fluttuanti
(orrore!)
Li afferro con l’altra mano
Comincio a tirare
Sono resistentissimi
Alcuni si spezzano
Altri rimangono
Li afferro meglio
e comincio di nuovo a tirare
per sradicarli,
questa volta senza strattoni,
ma in progressione
Ed ecco che viene fuori
una formazione vermiforme,
traslucida
Tiro, tiro,
anche se mi pare di svenire
per l’orrore e il disgusto
Ed ecco che, con un ultimo strappo,
il mio esserino alieno
è del tutto fuori
Si agita e si contorce
Ora dovrò decidere come disfarmene
E, di colpo,
in preda all’ansia e al terrore,
mi sono svegliato mugolando
(anche se ho trovato amorevole assistenza)
In un momento successivo
sono di nuovo in un CSM
e qui devo confrontarmi
con i colleghi sulle situazioni di alcuni pazienti
ma il confronto non avviene mai
ed io rimango in attesa
sorseggiando un calice di vino
e leggendo un libro
Al mio risveglio sono uscito all’aperto
Erano già le otto del mattino
L’aria era leggera e frizzante
e, nelle ultime ore di buio,
aveva piovuto parecchio
senza che me ne accorgessi
Forse, mentre ero asserragliato
nella mia fortezza,
con il favore della pioggia
era avvenuta la temuta invasione aliena
Mi accorgevo che numerosi filamenti organici
sporgevano da alcuni punti della mia cute,
muovendosi come antenne sensoriali,
ma - a questo punto -
non mi rimaneva altro da fare
se non accettare serena-mente
la nuova realtà e il nuovo corso
E poi ancora,
ecco un altro frammento di sogno
Qui ero in auto (la mia auto)
ferma (bloccata)
dietro una compattatrice dei rifiuti
Ma questa è particolare ed ingombrante
perché ha un grosso rimorchio
delle stesse dimensioni del carro trainante
Io che sono bloccato dietro
vedo sporgere dal cassone
dei capelli bianchi candidi
e ho un brutto presentimento
Scendo dall’auto urlando:
Fermi! Fermate tutto!
C’è una donna anziana nel cassone!
Tiratela fuori!
Salvatela!
Quelli - la crew - con qualche ritardo
fermano il motore e scendono dall’abitacolo
Nel mentre una donna anziana e malmessa
emerge dal cassone con un gesto di stizza,
come a dire
“Mi avete rovinato la festa!”
(come a dire: volevo uscire di scena così,
e me l’avete impedito!)
e scappa via
Roba da manicomio!
Questa scena mi ha fatto pensare
alla sequenza finale di “C’era una volta in America”
Cerco qualcosa che ho smarrito
molto, ma molto tempo prima
C’è un caos totale
È tutto accatastato
A far da mobili
ci sono grossi scatoloni impilati
in equilibrio precario
a formare un arredo alternativo,
povero e insulso
Mi ritrovo a vivere uno stato di agitazione crescente
La mia ricerca è infruttuosa
Vedo delle mie vecchie cravatte
buttate per terra come stracci
Le raccolgo una per una
ripromettendomi di sistemarle meglio
Volevo fare bene,
ma il mio impegno
non è stato ripagato
Ma non c’è granché da fare
É così
Me ne devo fare una ragione
e accettare lo stato delle cose,
riconoscendo ciò che è guasto
e non può essere emendato
Nel cortile di casa sono in corso lavori di pulizia e sgombro del garage, per elminare vecchie cose e carabattole, ma io devo essere presente per evitare scelte non desiderate Qualcuno ha cominciato
Vado a fare una lunga passeggiata
con il mio cane fedele
Sono bene attrezzato con il mio zaino
e sospingo davanti a me
un carrello della spesa
che contiene oggetti vari
disparati e raccogliticci
(come le masserizie di un homeless)
Arrivo nei pressi
di una grande villa antica
che ora è stata trasformata in ospedale
e li mi fermo
C’è un alto muro di conci tufacei
in parte coperto da un magnifico rampicante
e una panca di pietre semicircolare
ai suoi piedi
che delimita uno slargo
ombreggiato da un enorme carrubo
(un luogo che sembra fatto apposta
per il riposo del viandante)
E infatti mi fermo nel suo cono d'ombra
per ristorarmi
Frugo e rovisto nel mio zaino
cercando qualcosa da mangiare,
un veloce spuntino,
niente di più
Tiro fuori tutto ciò che vi è contenuto,
ma niente,
la mia merenda é scomparsa
Vabbéeee, ne farò a meno
Lascio zaino e carrello della spesa
e mi avvio per un ulteriore tratto di passeggiata
con il cane temuto al guinzaglio, ovviamente
anche se a vista
non c’è nessuno
che possa esserne infastidito
(ma non si sa mai)
Quando mi sono già allontanato un po’
mi accorgo che degli operai
con un escavatore
si stanno avvicinando ai miei beni
e torno precipitosamente indietro
per recuperarli
Proseguo il mio viaggio
Adesso sono all’interno
della grande struttura ospedaliera
Percorro lunghi ed interminabili corridoi,
alcuni affollate di persone
che sembrano comparse di un set cinematografico,
altri totalmente deserti
Non riesco a trovare vie d’uscita
Vorrei orientarmi per riprendere la via di casa
Arrivo in un grande salone
dove è in corso in laboratorio
di cucina creativa per i pazienti
C’è la mia amica Anita
che sta insegnando ad un gruppo di discepoli
a decorare la torta
Una torta già confezionata
è poggiata su di un grande pannello azzurro
Ricoperto di linee dorate
che intrecciandosi formano ghirigori e arabeschi
Il manufatto dolciario
già rivestito di glassa bianca
è posato al centro
di questo intrico
e si tratta ora di decorarlo,
seguendo come traccia le linee
sul pannello che s’intersecano e divergono
Mi accorgo che, sulla stessa superficie
sono posati mucchi di aghi e spilli,
come se fosse usata anche
come piano d’appoggio
per lezioni di cucito
Dico alla mia amica con veemenza: Non è possibile!
Già mi sto sentendo male!
Immagino di dover mangiare una torta
infarcita di aghi e spilli!
Perché non levi da lì quella roba?
È pericolosissimo! Certo è che questa torta
non la assaggerò proprio!
La mia amica mi dice qualcosa
ma, in sostanza, non fa nulla per eliminare il pericolo
Poi ci ritroviamo a parlare di varie ricette di cucina
e ci mettiamo a confronto,
bonariamente,
così per gioco
Quando risalivo in auto per ripartire (o per andare a sbrigare una commissione) dopo un lungo parcheggio per una sosta in una specie di campeggio (o ostello molto alla buona), mi accorgevo che la leva del freno a mano non era più al suo posto, ma era conficcata nello sportello di destra, eppure ancora funzionante.
Davvero surreale!
Quel che è più grave, anche il volante era rotto e ne rimaneva appena una piccola mezzaluna, come se tutto il resto si fosse sbriciolato per usura oppure per una troppo lunga esposizione al sole
Ciò che rimaneva ha l'aspetto di una piccola (ed improbabile) cloche per il pilotaggio di un aereo
Mi sono chiesto come avrei potuto continuare il mio viaggio, con un volante così malridotto
Penso: "E se finisse di sbriciolarsi del tutto? Come farò a governare la rotta della mia auto? Con la forza del pensiero?".
Rifletto sul fatto che dovrei trovare una concessione della Toyota o un'officina autorizzata per portarci l'auto in manutenzione ed avere così un volante nuovo ed affidabile.
L'altro mio pensiero è di non fare niente di tutto questo e continuare il mio viaggio come se niente fosse, sfidando la sorte.
Stiamo a vedere, pensiero attendista
(Tiziana Torcoletti così chiosò)
"L’automobile nei sogni si può considerare espressione della personalità del sognatore fuori dalla sua cerchia intima, espressione di sé nel mondo, nella società, nel lavoro, nelle relazioni interpersonali. Il suo modo di essere in mezzo agli altri viene rappresentato sia dall’aspetto che l’auto ha, che dalle condizioni di guida, che dalle situazioni che di volta in volta si presentano.
Così un’auto che si ferma in panne suggerisce il bisogno di fermarsi a riflettere su quanto si sta facendo o su una stanchezza fisica trascurata. Un incidente più o meno grave, fa pensare che qualcosa stia “bloccando” iniziative o progetti del sognatore. Un‘auto che va velocissima e non si riesce a fermare, o nella quale i freni non funzionano, deve indurre il sognatore a domandarsi in che aspetto della vita stia “correndo” troppo (con i pensieri, i sentimenti, le azioni, i progetti, ecc.) o non abbia più il controllo della situazione.
Un’auto guidata da altri, richiamerà l’incapacità di gestire una situazione o il bisogno di sicurezza e di appoggio altrui, o anche la necessità di integrare le qualità che si attribuiscono al guidatore del sogno. L’auto può rappresentare anche aspetti sessuali che vengono espressi simbolicamente. Da questo punto di vista non riuscire a frenare, avanzare o andare troppo veloce, sono situazioni da correlarsi a ciò che in questo campo sta vivendo il sognatore, alle sue difficoltà o inibizioni.
E’ da tenere presente anche il collegamento importante tra l’auto, nella sua immagine completa (carrozzeria, accessori, motore), e corpo umano, dove la carrozzeria rappresenterà l’immagine esteriore, gli accessori tutto ciò che viene usato per coprirsi o esaltare la propria figura, ed il motore gli organi interni.
Le possibilità sono pressoché infinite e vanno valutate singolarmente e relazionate ad ogni contesto onirico. Genericamente si può affermare che c’è una stretta correlazione tra l’automobile e l’energia vitale del sognatore espressa nel mondo.
Può accadere che le diverse letture” del simbolo auto possano coesistere, presentando più livelli interpretativi nella stessa immagine che potrà racchiudere aspetti legati al sociale, alla salute psicofisica o alla vita sessuale.
Importante, in ogni caso, sarà tener conto nei sogni anche di una interpretazione oggettiva e non solo soggettiva del simbolo…così se sogniamo di non riuscire più a fermare la nostra automobile, perché i freni sono rotti, potremo domandarci in quale aspetto della nostra vita stiamo agendo senza riuscire a fermarci, o senza freni inibitori, o senza riuscire ad ottenere ciò che vogliamo ecc… ma sarà utile anche fare un reale controllo ai freni."
La mia canoa nuova di zecca, mai usata se non in un paio di circostanze e poi abbandonata
Sognavo che, lungo una strada interminabile,
trasportavo la mia canoa,
tutta avvolta in bende bianco candide
come se fosse una mummia egizia
La canoa era poggiata su d'un esile carrellino a due ruote
Quando la strada curvava
avevo delle forti difficoltà perché,
per evitare che la fiancata della canoa strusciasse
o si danneggiasse sugli ostacoli
posti sul lato interno della curva,
dovevo allargarmi di parecchio
e la strada su cui mi muovevo era trafficatissima,
percorsa da enormi autotreni in corsa che,
giganteschi com'erano
e con il rombo dei loro motori, mi mettevano paura
In più, c'era il mio cane che balzava gioioso
a destra e a sinistra,
ignaro del pericolo,
impacciandomi ulteriormente con i suoi impeti
Non so dove stessi andando
Camminavo sempre,
come se avessi intrapreso assieme alla canoa-mummia
un interminabile viaggio
Questo sogno è il ricordo d'una bellissima canoa nuova che, in pratica, preso dalle mie paturnie e con una forte impronta riduttivistica impressa alla mia vita dopo la morte della mamma non ho mai adoperato (se non in un paio di circostanze) e che, di fatto, ho poi abbandonato miserevolmente.
Incimurrato
(come soleva dire mio padre)
me ne sto tutto intabarrato e accupunato
per curare a modo mio
l’incipiemte malessere
(come soleva fare mio padre,
che passava la notte sotto sette strati di coperte)
Sonno poco profondo
interrotto da frequenti risvegli
con colpi di tosse e naso che cola,
occhi lacrimosi
Mi sono spostato altrove
(la pratica del disambientamento)
Non sopportavo più di stare a letto
Ho provato a leggere
Chiudevo gli occhi
mentre ero nel vivo della pagina
e senza propriamente dormire
Vagabondavo nell’altrove, tra le stelle
In uno di questi momenti
ho sognato che guidavo la mia auto
lungo una strada di montagna
con frequenti serpentine,
sì da poter mantenere
- pur andando in salita -
un’andatura allegra e frizzante
con cambi di direzione e rettifiche
assicurati da leggeri tocchi al volante
Poi all’improvviso
lo sterzo si irrigidiva,
non rispondeva
più al comando
Il piede rimaneva incollato all’acceleratore
e io uscivo di strada
Mi sono riscosso
Mi sono alzato
e sono tornato a sdraiarmi a letto,
tra le coltri,
intabarrato e accupunato
come prima
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.