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18 maggio 2023 4 18 /05 /maggio /2023 10:27
Selfie Nottetempo (Maurizio Crispi)

Guido un'auto in affitto
presa per un lungo tour
Dopo centinaia di chilometri,
sta per finire la benzina
Sono all’estremo limite,
con le ultime gocce da spremere
L’auto scassata e ansimante 
va comunque

Poi ci fermiamo e, grazie tante,
c’è una stazione di servizio
Gabriel mi aiuta a inserire i soldi nella slot
Ci sono molte piccole difficoltà 
per mettere qualche litro appena 
nel serbatoio prosciugato
Prima, la banconota non è riconosciuta
Poi, viene mangiata dalla macchina ed è persa 
E infine, voilà, con una seconda banconota,
siamo più fortunati
Ecco che spilliamo una piccola quantità di carburante,
quanto basta per tirare avanti
Poi parlo al telefono con il gestore
delle auto in affitto
Devo ancora portare il mio veicolo spossato, per la consegna
La mia destinazione è lì, a meno di cinquecento metri
Giro la chiave nello starter
Il motore, scoppiettando, si mette in moto
E vado, lasciandomi dietro
nuvole di gas di scarico e polvere
Quando arrivo dove mi è stato indicato
non c’è nulla, nemmeno un’insegna,
solo una strada vuota, desolata
Chiamo il gestore
Almeno lui risponde
Mi dice, perentorio: Non preoccuparti
Lasciala lì, con la chiave nel parasole.
Vattene!
Qualcuno verrà a prenderla!

Mi incammino, obbediente

 

Ho ai piedi delle scarpette da corsa,
di foggia strana
Mi metto a correre,
per attraversare un grande parco naturale,
forse un'oasi protetta
Le gambe girano che è un piacere
Mille ostacoli si frappongono 
alla fluidità della corsa
E sono alberi antichi, mi sembrano ginepri,
bassi e contorti,
d'un legno denso e duro,
cresciuti fitti proprio sul sentiero
Mi devo piegare o strisciare, 
a volte, per superarli 
E poi ci sono delle vasche piene d’acqua
su cui galleggiano le ninfee
e altre specie vegetali
Uno di questi bacini è tanto grande
che non v’è altra alternativa,
se non guadarlo
La via più diretta, insomma
Mi immergo sino a mezza gamba
e vado
Un filo duro, metallico,
mi afferra il piede
Inciampo e vado nell’acqua 
Splash!
Mi dibatto, liberandomi dal cappio,
Splash!
Mi rialzo, zuppo, grondante,
ma sono dall’altra parte, 
e riprendo il mio andare
Ora il percorso é più semplice,
tutto lastricato di pietre
e adornato di magnifiche statue classicheggianti,
con ampie ondulazioni
Sento dietro di me
le voci di altri corridori 
che avanzano,
senza raggiungermi mai, tuttavia
Il solo suono di queste voci,
echeggianti nella mia testa 
come un'ipnotica nenia orientale,
basta ad infastidirmi
Cerco di accelerare l’andatura
per non essere raggiunto,
anzi per prendere le distanze,
ma invano
Quel chiacchiericcio mi perseguita

 

Mi chiedo quando riuscirò mai
a raggiungere Gabriel
che ho lasciato da solo alla stazione di servizio


Nel cielo sopra di me
quattro poiane ascendono
in ampi cerchi verso l’alto,
imperturbabili,
maestose
Mi sembra di riconoscerle
e con il loro volo spiraliforme
mi indicano la via di casa

 

Il vento comincia a levarsi,
annunciando tempesta 


(E qui vado in dissolvenza)

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14 maggio 2023 7 14 /05 /maggio /2023 07:44
Wuando correvo (foto Petyx)

Corro con il cane a fianco

 

Non è una corsa di lunga distanza 

 

Si svolge nell'ampio slargo
davanti ad un edifico condominiale
I negozi e le botteghe che danno sulla strada
sono chiusi,
le saracinesche abbassate,
dovunque segni di degrado e abbandono
la pavimentazione davanti è di terra battuta
(Questo è strano)
tutta invasa da erbacce e da arbusti infestanti

 

Ero lì che passeggiavo,
quando all’improvviso
le mie gambe hanno cominciato
a muoversi in modo diverso,
manifestando in modo autonomo
il loro desiderio di correre

 

Quando correvo (foto Petyx)

Sto correndo dunque
Vado avanti e indietro
Un centinaio di metri in una direzione
Poi giro di boa,
quando sono arrivato all'estremo limite dello slargo
E di nuovo
Di nuovo
Di nuovo

 

Ci vuole molta pazienza
Ma poi creo nella mia mente
scenari di natura
mutevoli e va bene così 
Vedo montagne
paesaggi marini,
cittadine pittoresche,
ghiacciai e fiumi che scorrono,
foreste immense palpitanti di vita invisibile e visibile

 

La corsa va avanti a lungo

 

Il mio corpo reagisce bene

 

Nello spiazzale (che è di terra battuta,
come ho detto) 
si vanno creando - dopo molteplici passaggi -
dei solchi, come crepature nel terreno,
profonde sino al mio ginocchio e di più
Una corsia, un sentiero,
tracciato dal continuo calpestio dei miei piedi

 

Al giro di boa più lontano,
ora devo anche muovermi tra due grossi teschi
di dinosauro,
bianchi e calcinati
dopo la lunga esposizione al sole
Sono davvero enormi
Ogni volta li osservo senza sorpresa
Fanno parte di quel paesaggio
e lo ampliano a dismisura 
nello stesso tempo

Questa sensazione mi dà le vertigini,
un senso di dislocazione
Dove sono veramente?
Chi sono?
Perchè sto correndo?

Corro, le mie ginocchia sono in sofferenza,
soprattutto ai giri di boa
Eppure continuo a girare
a girare
a girare
a girare


Il cane fedele al guinzaglio
mi segue, senza nulla chiedere
Ogni tanto mi guarda in tralice


Siamo vagabondi nello spazio
ma anche nel tempo
Ho l'impressione che, ad ogni giro in senso anti-orario,
ci muoviamo verso un passato sempre più arcaico 
Lo sento
Dove arriveremo?

 

So che questa corsa non finirà mai

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11 maggio 2023 4 11 /05 /maggio /2023 07:25
fioriture selvatiche di primavera

Ero in campagna, 
impegnato nei soliti lavoretti
Attorno a me
era tutto particolarmente rigoglioso,
pieno di verde e di fioriture
L'aria era profumata di zagara

 

Guardavo in alto e vedevo
un ramo, carico di pesche,
piegarsi verso il basso
Gridavo dalla sorpresa
Guarda qui! È pieno di pesche!
I frutti parevano tutti maturi 
e belli grossi
Da alcuni gli uccelli si erano nutriti
senza ritegno
lasciandoli sbocconcellati,
ma le pesche erano tante
e c’era da mangiare per tutti
(E' giusto che anche loro mangino, mica soltanto noi!)
Le tastavo per vedere quali fossero mature
e quali ancora no 
Ne afferravo una e la coglievo
La mordevo
Era morbida, dolce e succosa
Gridavo: “É matura, é deliziosa!
Prendine anche tu!
dicevo ad A., mio interlocutore nel sogno,
Assaggiane!
Non c’é frutto più buono
di quello appena colto
Guardavo poco più in là
dove ci sono le viti
e mi accorgevo che dai tralci
pendevano grossi grappoli d’uva
anche questi con i chicchi maturi
e un po’ becchettati dagli uccelli
In questo tripudio,
gli ulivi erano carichi di zagara
Una cosa mai vista!
L’albero di gelso, poi,
era tutto punteggiato del rosso scuro
di grosse more mature


Ovunque volgessi gli occhi c’erano 
fioriture e frutti in abbondanza,
api laboriose e farfalle svolazzanti
E il frinire assordante delle cicale
con le sue continue variazioni
e le pause di silenzio
altrettanto assordanti
mi hanno stordito,
facendomi scivolare
nel tempo del sogno

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18 aprile 2023 2 18 /04 /aprile /2023 12:20
Una strana pietanza (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato che andavo a mangiare in una rustica trattoria
Ero con un amico che rimaneva senza un volto identificabile
Forse, facevano parte della compagnia anche mio figlio piccolo e un suo compagno di scuola
Entravamo nel locale dove, a vista, c’erano delle pietanze già pronte
Mi ha ricordato, questo posto, certe locande della Grecia dove nel corso dei miei viaggi in quelle lande mi è capitato di consumare dei pasti frugali
Il mio amico, non contento di osservare da lontano, si addentrava nello spazio destinato al lavorante 
Esaminava il cibo a distanza ravvicinata
Scoperchiava gli intingoli fumanti
Annusava
Alla fine decideva: Prenderò quella salsiccia arrosto e un contorno di melanzane alla parmigiana 
Il locandiere annuiva contento
Sembrava soddisfatto della scelta 
Io mi aggregavo e dicevo: Per me va bene lo stesso! Però prenderò anche quello! 
E indicavo una grande teglia di sfoglio polizzano 
Fuori, ai tavoli, c’era il problema della scelta del tavolo cui sedersi
Alcuni erano in ombra sotto una sorta di pergolato con le prime foglie tenere già spuntate e lì faceva troppo freddo per via del venticello leggero
Altri tavoli erano in pieno sole ed era troppo caldo
Del mio amico che aveva già preso il suo cibo per portarlo fuori non c’era più traccia
Ad un tavolo - l’unico ad essere solo parzialmente ombreggiato - era già seduto il compagno di mio figlio, Mio figlio, però, era scomparso, come svanito nel nulla
Rientravo per prendere le mie pietanze
Il locandiere aveva sistemato salsiccia e melanzane in un unico piatto, mentre lo sfoglio polizzano lo aveva messo in un cartoccio di carta ruvida, del tipo che usa il fruttatolo per fare i coppi o che era di comune utilizzo per l’asporto nelle friggitorie,  prima dell’avvento delle vaschette di alluminio
Prendevo tutto quanto e mettevo le diverse cose impilate su di una mano sola in precario equilibrio
Uscivo nel sole, senza avere ancor risolto il problema della scelta del tavolo
Del mio amico e di mio figlio nessuna traccia. Ma ora anche l'amico di mio figlio si era dileguato
Pregustavo il momento in cui mi sarei seduto e avrei assaporato il cibo


Sentivo di aver fame


(Dissolvenza)

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15 aprile 2023 6 15 /04 /aprile /2023 09:51
1.

 

Cielo blu d'inverno (foto di Maurizio Crispi)

Il cielo è sempre più blu
I contorni dei monti e delle case
sono nitidi, tanto da essere iper-reali
L’aria è ferma, quasi calda
L’odore della primavera é già nell’aria
Gli alberi, dopo il lungo inverno,
tardano a sbocciare,
anche se la linfa
invisibile agli occhi
spinge verso l’alto,
con impeto
Cammino con i miei cani
a passo felpato
guardandomi attorno
osservando il cielo
sorpreso che le nubi di ieri
si siano dileguate
anche loro in una morbida danza

2. 

 

La fioritura dell'albero delle perine (foto di Maurizio Crispi)

Oggi poi ho sentito pigolare
un rondone 
nel cassone della serranda
I platani sono adorni
delle prime foglioline tenere
Qua e lá,
ho visto occhieggiare
le fioriture dei glicini
e percepito tracce 
del loro sontuoso sentore
E mi sembra di cogliere
la fragranza della zagara

In campagna, l'albero delle perine
si è caricato di fiori,

come non mai prima

3.
 
Foto di Maurizio Crispi

C'è un luogo sulla pubblica via
per la pipì e la popò

 

Subito dopo il viandante stanco
vedrà un bel materasso 
che gli offe riposo,
sporchino, ma pur sempre invitante

 

E infine c’è una bici
per potersene fuggire via

4.

 

E poi c’è un posto
dove vorrei andare,
a volte
Un mio posto segreto
dove poter stare dimentico
di problemi e sofferenze e fastidi
Un posto per stare ad osservare,
non visto,
gli altri che rumoreggiano e gridano
Un posto dal quale io possa librarmi
in alto
e sperimentare l’ebbrezza d’un volo
sorretto dalle mie sole forze
Eppure, dopo aver coltivato
questa mia fantasia di un luogo segreto,
penso che soltanto la lotta
possa ben qualificare una vita
Vivere è lottare
Our earthly condition
Is that of passers-by
Of incompleteness moving towards fulfilment
And, therefore, of struggle

Spero di poter lasciare una traccia
del mio passaggio
che non sia effimera come la bava
di una lumaca

 

Amen

5.
effetto (da una foto di maurizio crispi)

Ho sognato che volavo
con la semplice azione delle mie braccia
forti e leggere come ali
Mi libravo sul mare scintillante
Poi planavo verso un grande teatro all’aperto
gremito di persone
mentre era in corso uno spettacolo
e tutte le teste si levavano verso di me
con sguardi pieni di stupore
Poi riprendevo a veleggiare sul mare
Ero libero
Ero felice


(Dissolvenza)

«Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la saggezza per conoscere la differenza.
»

 

Preghiera dela serenità su di un medaglione inciso per AA

La preghiera della serenità (Serenity Prayer) è stata scritta nel XX secolo dal teologo protestante tedesco-statunitense Reinhold Niebuhr. 
Viene spesso riportata in una forma breve, che costituisce solo un estratto dell'originale (le prime tre righe) e che si ritrova anche in leggere variazioni.
Mi sono imbattuto per la prima volta in questa preghiera-mantra leggendo Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut.
La fama della preghiera crebbe enormemente quando gli Alcolisti Anonimi la adottarono, nel periodo della seconda guerra mondiale o poco dopo, nel loro programma dei dodici passi, del quale fa parte tuttora; uno dei fondatori degli Alcolisti Anonimi, Bill W., asserì nel suo libro Alcoholics Anonymous Comes of Age di "non aver mai visto così tanto degli A.A. in così poche parole".
Secondo alcuni critici, almeno negli ambiti inglese e tedesco, la preghiera della serenità è divenuta la più diffusa preghiera originatasi in tempi moderni, rivaleggiando forse in popolarità anche con il Padre nostro; il libro dei fatti (1868) la inserì tra le dieci citazioni di statunitensi più celebri.

 

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9 aprile 2023 7 09 /04 /aprile /2023 17:48
selfie (Foto di Maurizio Crispi)

Un convegno di psichiatri:
una cosa folle
Tante persone, a centinaia
E non si combina nulla
Il vuoto istituzionalizzato
Ci si sposta da una sala all’altra
ad ascoltare l’oratore di turno
come scimmie ammaestrate
che fanno oooohhh
oppure aaaaahhh
a comando,
che, sempre a comando,
ridono, piangono, testiano
Ogni tanto, 
arriva la ricompensa d’una banana succulenta
Mi sembra di vedere facce note,
ma non riesco mai a concretizzare,
avvicinarmi, dire mezza parola,
fare un sorriso a 32 denti
Siamo tutti troppo fluttuanti
e in movimento perenne
da una stanza all’altra
per potere veramente soffermarci
a dire qualcosa di significativo
Una comitiva di schizzati e fuori di testa
E poi ci sono gli squali
dai quali preferisco mantenermi 
a distanza di sicurezza

 

Sono arrivato con A.
ma quasi subito, nella bolgia, 
ci perdiamo di vista
Cerco di chiamarla con il telefonino
per dirle:
Sono qua!
Oppure: Dove sei finita?
Ma c’è sempre qualcosa
che mi impedisce di farlo,
oppure è il telefono 
che, inspiegabilmente, si incarta
diventando muto e inerte come pietra
Poi, quando la giornata insulsa
volge al termine
e con gli altri pari
siamo intenti in saluti e convenevoli vuoti
arriva una banda di ladri
che, dopo aver denunciato la propria mariuolità, 
chiedono a tutti
di consegnare gioie, oggetti di valore,
soldi, telefoni e carte di credito
Girano dall’uno all’altro
con un grosso sacco nero
e lo vanno riempiendo della refurtiva
Strepitano e minacciano
Sono dei bulli,
sono dei provocatori nazifascisti,
ribaldi della peggiore risma
Io sono fortemente preoccupato
Nel mio zainetto c’é il portafoglio 
con dentro ben un bel po' di euri
che sono poi quelli 
che dovrebbero servirmi 
per le spese di tutto il mese
Non ci pensò due volte: 
piglio e scappo
da una stanza all’altra
Cerco un nascondiglio, 
un luogo sicuro e recondito
Cerco anche di far perdere le mie tracce
Ma quelli come segugi assillanti
che seguono l’usta
mi stanno alla calcagna
Rispetto a loro sono sempre di un pelino in ritardo
Ho quasi perso la mia battaglia
ma prima che mi acciuffino 
lascio scivolare il portafogli rigonfio
(tanto per dire)
sotto una poltrona
Gli sgherri mi prendono
e mi portano alla presenza
del loro capo, orrendo e puzzolente,
con una benda nera sull’occhio destro
Dimmi dove hai messo il malloppo!
Io: Giammai te lo dirò!
Lui; Se non parli ti picchierò 
e ti torturerò!
So essere molto convincente!

Io: Non ti dirò nulla!
E secido all'istante di passare al contrattacco
Meglio vivere un giorno da leone
che cent’anni da pecora, mi dico
Cerco di colpire quello scellerato,
ma le mie braccia sono prive di forza 
e coordinazione
Vorrei mollargli pugni poderosi e a lui
arrivano invece solo carezze
Infatti, sghignazza sgangheratamente 
e mi irride
Ricevo dei colpi,
e quelli sì che fanno male!,
Sono costretto a rinculare,
prima di essere ridotto all’impotenza
Finisco legato come un salame,
avvolto in un bozzolo di corde ruvide
Dicci dove é il malloppo!
Vabbé vi ci porto!
Mi sciolgono quel tanto che basta per camminare
e li precedo, incespicando, 
mentre gli scherani mi pungolano il costato
con i loro bastoni appuntiti
Cerco di prendere tempo,
ma, alla fine, arriviamo proprio alla stanza
dove avevo cercato di occultare il portafoglio
Lo vedo a malapena nascosto 
dove lo avevo lasciato 
andando di fretta
Ma qui, colpo di scena!
Mi libero dalle corde 
che si erano allentate a sufficienza
spintono con violenza il Re dei ladri
e lo mando a sbattere contro il muro
Approfittando della sorpresa generale,
acciuffo il portafoglio e scappo
avendo di nuovo dietro la masnada
dei segugi assillanti
Arrivo al porto e c’è una nave in partenza
Lancio quel maledetto portafogli 
su quella nave
ripromettendomi di recuperarlo dopo
e mi giro per fronteggiare i miei nemici
A questo punto sono sereno
Il portafogli è per loro irraggiungibile
Mi dico disposto a svuotare davanti a loro
il contenuto delle mie tasche
Tanto non ho niente, penso
E comincio
Dalla tasca destra dei pantaloni
tiro fuori le chiavi della macchina
(di queste non se ne fanno nulla, tanto)
Sono convinto che la tasca sinistra sia vuota
Invece, ne estraggo un pezzo di carta ripiegato e poche monete
Fammi vedere!, ruggisce il Re dei Ladri
Io gli consegno il tutto
Lui dispiega il foglietto
Cos’è?
Io stesso rimango sorpreso
nel vedere una banconota da 50 euro
E quelli cominciano di nuovo
a tormentarmi
perché vogliono a questo punto
il resto dei soldi
Ma non dirò loro
che si trovano sul battello 
in viaggio verso una città lontana
Non so se riuscirò a tenerli a bada
per molto

 

(Dissolvenza)

 

E poi mi ritrovavo a nuotare
in una grande piscina 
piena di acqua trasparente, cristallina
Il suo fondo era rivestito d'un fitto tappeto
di alghe verdi, pur screziate di bianco
Mentre eseguivo una virata
dal lato dove la piscina 
era meno profonda
con il piede destro toccavo
il tappeto di alghe
accorgendomi con raccapriccio 
che erano in realtà 
anguille brulicanti
e che un grumo palpitante di esse
mi si era attaccato al piede
Cominciavo a scalciare
come un forsennato

per liberarmi
e a nuotare più veloce che posso
per uscire da quel vespaio-anguillaio

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8 aprile 2023 6 08 /04 /aprile /2023 10:00
Alieno (foto di Maurizio Crispi)

Ero in viaggio
Io e un gruppo di altri 
approdavamo in un’isola vulcanica,
di lava e sabbia
Alloggiavamo in un’unica stanza
al bordo del deserto
Nella comitiva c’era anche una mamma
con una bimba piccola,
forse la figlia, 
la quale era interessata per lo più 
a giocare con una Barbie
che vestiva e spogliava in continuazione
C’erano dei libri 
per il conforto dei viaggiatori
Due di essi erano eguali, 
anzi no, proprio identici!
Mi chiedevo come mai
proprio di quel libro ci fossero due copie
Pensavo che uno lo si sarebbe potuto dare via
al migliore offerente
o vendere ad un rigattiere
Poi, guardando bene,
scoprivo una sottile differenza
Uno dei due possedeva una tasca segreta
nella quale era contenuta
una esile pergamena
ripiegata in quattro,
consumata dal tempo
La dispiegavo,
pieno di trepidazione, 
sperando che non si frantumasse
al tocco delle mie dita ruvide
Era vergata di una scrittura sbiadita
piena di svolazzi
A fatica la decifravo
Si trattava d'una lettera indirizzata
al Priore dell’Ordine dei Cavalieri di Malta
L’autore della missiva
descriveva la difficile vita
della guarnigione dell’isola,
abbandonata a se stessa
sottoposta all’Inter di lunghe e faticose marce in assenza di strade decenti
L'ignoto scrivano
indirizzava al Priore dell’Ordine,
suo interlocutore lontano,
una vibrata preghiera 
di far costruire al più presto
strade decenti ed investire meno soldi
nel potenziamento delle strutture
e delle fortificazioni portuali
Pieno di entusiasmo raccontavo della mia scoperta 
ai miei compari di viaggio
Declamavo quelle parole
scritte in un Inglese arcaico e aulico
Ma non ottenevo grande interessamento
con la mia professorale perfomance
(oppure forse ero un po' Indiana Jones?)
La loro attenzione era scialba e morta 
Pesci lessi e vugghiuti erano
Decisamente, non riuscivo a fare colpo
Rinunciavo, riflettendo sul fatto
che fosse meglio non dare alcuna confidenza
a questi grezzi compari

 

Il pavimento della stanza
era ora ricoperto di piccole dune sabbiose 
e i mei piedi scalzi ci affondavano dentro

 

Mezzi sepolti nella rena giallognola 
si vedevano sporgere 
i diversi accessori della Barbie
Li raccattavo uno per uno,
come fossero importanti reliquie
Erano segni del tempo,
tracce,
o anche reperti archeologici

 

E mi incamminavo
verso altri destini
con ciò che avevo recuperato 
in tasca, assieme alla preziosa lettera
Un giorno tutto questo potrà essermi utile,
pensavo


(Dissolvenza)

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7 aprile 2023 5 07 /04 /aprile /2023 10:16
V for victory

La mia barba era cresciuta a dismisura,
ecco cosa ho sognato oggi,
durante un breve pisolino post-prandiale
Era diventata simile ad un cespuglio incolto
Ed io ero con l’apparenza di un barbone, 
di un homeless, d'un ultimo,
o di Sant’Onofrio Pilusu
Andavo dalla mamma
con un paio di grosse forbici in mano,
proprio come quelle del Gran Sartore,
e le dicevo:
“Mamma, per favore,  
spuntami la barba,
qui qui e qui!”
La mamma mi ascoltava e sorrideva
Poi prendeva con grazia le forbici che le porgevo
e cominciava a potare di buon grado
la siepe incolta che aveva davanti
Zac zac e zac e poi ancora zac!
Gli schiocchi della forbice erano
musica per le mie orecchie
Mi abbandonavo fiducioso al taglio,
chiudendo gli occhi, 
senza alcun timore di essere ferito
da quel forbicione 
Forse mi addormentavo anche,
e sognavo
Abbondanti ciuffi di pelo cadevano a terra,
fluttuando
come grossi fiocchi di neve
Altri mi finivano addosso
ed io ero preoccupato 
perché non avevo portato con me
un lenzuolino tipo quelli
che usa il barbiere
ed ora avrei dovuto scuotermi e spazzolarmi
ben bene
Ma ero contento 
che a fare questo lavoretto
ci avesse pensato la mamma
“La mamma è un bravo giardiniere!”, 
pensavo
Non la vedevo da molto tempo
Adesso, dopo il taglio, 
andavamo di fretta
perché dovevamo uscire, 
io e la mamma,
con mio fratello che ci attendeva,
per andare da qualche parte
Stavo bene
Con la barba drasticamente ridotta di dimensioni
mi sentivo tornato a far parte 
del consesso civile
ma - soprattutto -
mi sentivo ringiovanito
di qualche decennio
Ero tornato ad essere
come un esserino implume,
appena un pulcino,
con tutta la vita davanti
come se avessi bevuto
alla fontana della giovinezza,
traendone ristoro
Capivo che il grande orologio del tempo
aveva cominciato a scorrere all’indietro
e vedevo davanti ai miei occhi
il serpente mitologico
che si morde la coda
divorando se stesso

Illustrazione tratta da Pierino il Porcospino

Il "gran sartore", ma anche l’immagine del forbicione, mi hanno fatto venire in mente la storia del bambino che si succhia i pollici di Heinrich Hoffmann
Questa versione è nella traduzione di Gaetano Negri (1882)

 

Dice la mamma: “Mio buon Corrado,
Per pochi istanti io me ne vado,
Vo’ che tu sia studioso e buono,
Non far disordine, non far frastuono.
E guai se il pollice succhiar vorrai!
In modo orribile ten pentirai.
Tu non l’aspetti, ma, di soppiatto,
Entrerà il sarto tutto ad un tratto,
Taglierà il pollice col forbicione,
Come se panno fosse o cartone”.
La mamma appena la soglia tocca,
Ed ecco il pollice è nella bocca!
S’apre la porta ed il sartore
Entra a gran salti pien di furore.
Col forbicione, zig zag, recide
Al bimbo i pollici; il bimbo stride,
Invan, ché il sarto se n’è già andato
Col forbicione insanguinato!
La mamma attonita e sbigottita
Vede Corrado senza due dita,
E quei due pollici, così tagliati,
Mai più a Corrado son rispuntati

 

(Da Le storie di Pierino Porcospino)

Il taglio della barba
Il taglio della barba
Il taglio della barba
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28 marzo 2023 2 28 /03 /marzo /2023 19:17
foto Sandro Riotta

Sono ospite di G.
Vago per il suo appartamento 
che si trova all’ultimo piano
d'un enorme condominio,
attico e superattico
fusi assieme
Alcuni ambienti, infatti,
sono alti e ampi come cattedrali
Sono ammirato ed anche un po’ spaurito 
Ci si perde in una simile vastità 
Si riflette, inevitabilmente, 
sulla propria piccolezza
Sono andato in visita da G.
accompagnato da A.
ma ci siamo subito persi di vista con A.

 

Lei e G. sono rimaste a chiacchierare
mentre io
- come un bambino irrequieto -
mi sono lanciato nell’esplorazione
dell’appartamento
Alcuni ambienti sono un po’ trascurati,
altri - chiaramente - appaiono scarsamente utilizzati,
forse da anni,
altre stanze hanno il soffitto 
tanto alto che lì dentro
si potrebbero formare delle nuvole
e susseguirsi mutevoli eventi climatici 

 

Mi rendo conto che ho indosso ai piedi
delle ciabatte da casa,
mentre in mano porto 
delle mie vecchie timberland 
tutte sformate 
(che non vedevo da tempo)


Esco ed entro in continuazione
dall’appartamento, 
pieno di meraviglia
Il bello di questa dimora è che ha
molteplici vie d’ingresso e di uscita
Alcune sono pienamente visibili e ovvie
Altre invece sono più occultate
e, in qualche misura, più discrete
Atre ancora sono vie
di salvamento o di emergenza 
L’esplorazione è importante
per poterle conoscere tutte

 

Ma la cosa più bella
è che una volta fuori
dall’appartamento
sembra di ritrovarsi
nel punto più alto
di meravigliosi giardini pensili di Babilonia 
Cammino a lungo
su queste terrazze digradanti
senza mai arrivare ad una fine

 

Porto sempre con me,
allegramente sotto il braccio,
le vecchie timberland
Cade una pioggia leggera
e soffiano raffiche di vento 
Non so come farò a rientrare
nell’appartamento da cui provengo
per ritrovare G. e A.
Mi chiedo se siano preoccupate
per via del protrarsi della mia assenza 

 

Ho perso la strada

 

Penso a quella enorme stanza
vasta come la navata di una chiesa
e mi chiedo se anche lì dentro
si siamo addensate le nubi 
e stia piovendo

 

(dissolvenza)

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26 marzo 2023 7 26 /03 /marzo /2023 19:49
Gatto senza padrone (foto di Maurizio Crispi)

Cammino 
attraverso una serie di giardini squisiti
Aiuole elaborate, piante esotiche
Piccole fontane chiocchiolanti
Intensi profumi e fragranze
All’improvviso, vedo
al centro di un grande slargo
due enormi tigri
acquattate come gattoni
Si crogiolano al sole 
Io mi blocco all’istante
Un fremito di paura
(paurissima!)
percorre la mia schiena
e subito prendo a retrocedere
Prima un passo, poi l’altro
sino a che i due tigroni 
non scompaiono dalla mia vista
Ma anche se non li vedo più, 
so bene che, con un sol balzo,
potrebbero ancora ghermirmi e trastullarsi con me

 

Ho il cuore in gola
Tu-tum Tu-tum
Respira, mi dico, respira
Tu-tum Tu-tum
Poi, qualcuno mi dice
che quelle sono delle tigri domestiche
e che non fanno male a nessuno
come il pope Runo 
Torno indietro
e vado a osservarle a distanza di sicurezza,
standomene nascosto tra le fronde

 

Davanti alle tigri
c’è adesso una danzatrice
(o forse è la sacerdotessa di un culto arcano)
che, avviluppata nei suoi sette veli,
balla lieve e sensuale,
incurante di tutto,
come in trance 
Poi l’impensabile accade
La natura ferina ha il sopravvento
Le tigri balzano sulla Naiade
e la sbranano 
in quattro e quattr’otto

 

Ed io?
Che faccio io?
Io fuggo terrorizzato
e non torno più indietro

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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