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2 novembre 2025 7 02 /11 /novembre /2025 06:17
Studenti protestanti (dal web)

C’è una protesta in corso
in una scuola o all’Università
Gli studenti sono nelle loro aule
disposti in piedi
ognuno davanti al proprio banco
e gridano slogan a voce stentorea
Alcuni modulano il suono dei fischietti
Altri battono con dei legnetti
sul fondo dei pentolini
È una protesta molto vivace,
eppure ordinata
Io giro da un’aula all’altra,
fornendo ai protestanti 
conforto e consigli, 
ma anche ristori di cibo e bevande
Succedono molte altre cose
ma nulla più ricordo

Poi di nuovo sognai
Ero con mio cugino Marcello
Ed eravamo andati in auto
in un lontano paesotto
dalle strade strette e tortuose
Per poter procedere oltre 
dovemmo lasciare l’auto
parcheggiata in una via angusta
e proseguire a piedi nel dedalo di stradine

Poi, volevamo tornare 
Ma per quanto ci affannassimo,
non c’era verso di poter ritrovare l’auto
Eravamo stremati da questa ricerca
che si protraeva da ore, infruttuosa
Non so perché, ma eravamo a torso nudo,
forse per via della stanchezza
Dicevo al cugino:
mentre ti rivesti,
io vado a dare un’occhiata in giro,
magari sarò fortunato
E vado
Ma dell’auto nemmeno l’ombra
Arrivo in un punto 
in cui la strada si fa stretta,
Poi si trasforma in poco più di un sentiero 
che corre lungo il ciglio di un dirupo
e mi accorgo di essere 
ad una grande altezza
Sono preso dalle vertigini
e devo stendermi a terra per non cadere
Strisciando vado avanti
sino ad una grande piazza
dove c’è una grande ressa di gente vociante 
che si diverte
Poi, intravedo una grande struttura metallica 
un sottile ponte aereo 
eretto per superare un precipizio 
che taglia la piazza in due parti,
vicine, eppure irraggiungibili, 
se non con l’uso di quel ponticello aereo 
Uno mi spiega che
con la costruzione d’una maledetta autostrada
solo per gli autoarticolati
hanno tagliato il paese in due
e che il sindaco ha organizzato una protesta
cui tutti i cittadini sono chiamati a partecipare
Giusto!, faccio io
Ma intanto non riesco a trovare
l’auto parcheggiata prima
e nemmeno ho la più pallida idea
su come fare per raggiungere
mio cugino Marcello

Dissolvenza
  

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28 ottobre 2025 2 28 /10 /ottobre /2025 09:57
Il porto al tramonto (foto di Maurizio Crispi)

Il sole al tramonto si accinge a scendere dietro la linea delle montagne e fra non molto scomparirà
Intanto, la sua luce intensa (abbacinante, se non fosse schermata dalla nuvolaglia) si riflette sulla superficie mossa dell’acqua 
Le nuvole sono tutte affastellate, ma ce ne sono alcune isolate come pecorelle riottose che, nei pascoli del cielo, cercano la loro solitudine
Il soffio mutevole della brezza, a tratti più forte a tratti più leggero, crea un effetto straniante di malinconia, assieme alle sensazioni generate dalle navi alla fonda e delle imbarcazioni da diporto ormeggiate lungo il molo, il cui movimento leggero provoca un debole sciacquio ma tutte quante - siano esse le grandi navi, siano esse le imbarcazioni più piccole - sono trattenute dalle gomene e non possono prendere il largo né essere trascinate via dal vento o dalla corrente
Tutto sembra sospeso sull’orlo di un movimento rattenuto che non può prendere corpo e nemmeno può avere sostanza: un movimento che rimane solo in potenza tra le braccia rassicuranti del porto, a vele ammainate e a motori spenti.
Anche quella foresta fitta di alberi senza foglie che si stagliano contro il cielo e le nubi che intanto trascolorano in tonalità di colore continuamente cangianti induce a pensieri di tristezza e malinconia.
I gatti sul molo tengono d’occhio la situazione e fanno la posta ad uno sparuto gruppetto di pescatori con la canna, pratica per cui ci vuole pazienza e capacità di indulgere alla filosofia dell’attesa, oziando intanto con i propri pensieri 
Poi, all’improvviso, le viscere di un grande naviglio cominciano ad eruttare nuvole di fumo bigio e quell’enorme corpaccione prende vita con eliche che sommuovono le acque torpide e lo spingono lontano dalla banchina verso l’imboccatura del porto; sembra che con la sua mole non ce la possa mai fare a sgusciare via tra i moli, eppure con lenti movimenti ce la fa ed è libero di raggiungere il vasto mare, liberandosi dall'abbraccio protettivo dei moli
Il sole con i suoi ultimi raggi, ritardatari, si nasconde sempre più dietro le nubi, imporporandone i margini frastagliati
La bitta rossa getta la sua ombra sempre più lunga sulle pietre squadrate che pavimentano il molo

E poi è subito sera

Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali

Palme,
nuvole,
barche e navi,
una grande nave che salpa
e sembra non farcela,
con quel suo corpaccione enorme,
a divincolarsi dai moli
che la stringono
e poi, alla fine, è libera,
prendendo il mare aperto
Sole che occhieggia,
approssimandosi al tramonto

Forti impressioni,
a tutto tondo,
indelebili

Maurizio Crispi (23 ottobre 2025)

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

Fortunale in arrivo
Nubi si addensano
Sopra Monte Pellegrino
un grande piovasco
che si avvicina a grandi passi
verso il Molo Sud
Sono state chiuse le coperture,
serrati gli ormeggi,
alcune imbarcazioni di piccolo cabotaggio
sono spostate verso approdi più sicuri
I pescatori usuali,
già radi rispetto al solito,
vanno via
Uno solo persiste
riparandosi con un ombrellino arancione
che forma nelle sfumature di grigio
una macchia cromatica abbagliante
E poi è arrivata la tempesta
Pioggia violenta,
ma senza vento
Al riparo!
Al riparo!
La grande nave
é uscita in mare aperto
subito avvolta nella bruma
E di lei è rimasto
solo il suono cupo della sirena,
echeggiante

Maurizio Crispi (31 ottobre 2025)

Sempre alla Cala e al Molo Sud
Sempre gli stessi luoghi
continuamente cangianti
come i colori,
le luci,
le atmosfere
Ma è anche lo sguardo
a modificarsi di continuo,
posandosi ora qua ora là,
come anche l’occhio che vede
e il cervello che percepisce
con l’attivazione di pattern neuronali
sempre diversi
Quindi, la stessa cosa
é molte cose diverse,
è poliedrica,
é multiforme,
é mutaforma
Basta accettare la mutevolezza,
la variabilità delle cose,
vedendone l’intrinseca instabilità,
osservando le anomalie
nella loro tessitura,
e non rimanere imprigionati
nel vedere un’unica forma,
immutabile
Ed è qui che nasce
il senso della meraviglia

Maurizi Crispi (4 novembre 2025)

Un altro giorno volge al termine
tra vento,
nuvole flottanti,
il barbaglio dell’ultimo sole
e la luna quasi al suo pieno fulgore
sorgente dal mare
Un pescatore a canna
si attarda ancora
sino al primo lucore della luna

Maurizio Crispi (5 ovembre 2025)

Sempre là siamo
tra il Foro Italico,
il Parco della Salute,
il Nautoscopio
e il Molo Sud
Forte transito di auto
ma anche aroma forte
di brat wurst grigliati
Il venditore, con il suo carro-ristoro
s’é infrattato (forse per scansar verbali),
ma l’odore lo tradisce
e fa da guida olfattiva
agli affamati
Navi titaniche,
palazzi naviganti
escono mollemente dal porto
e s’avventurano verso il mare aperto
Queste navi attivano
nell’astante
l’ansia di voler andare,
verso luoghi lontani
a volte anche esotici,
e poi si perdono tremule
oltre la linea d’ombra dell’orizzonte

Maurizio Crispi (7 novembre 2025)

Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali
Verso il tramonto, immagini portuali

Nubi tempestose
cariche di pioggia
Ed é poi arrivato
il rovescio di pioggia
annunciato
Gocce che picchiettano
senza tregua
sul basolato di grandi pietre squadrate
E la luna nuova
gioca a rimpiattino
tra quelle nubi,
mentre vele gonfiate dal vento
s’affrettano
al riparo delle ali sicure del porto

Maurizio Crispi (28 novembre 2025)

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28 ottobre 2025 2 28 /10 /ottobre /2025 08:46
Hamba kanhe Tata

L'altro giorno, mio figlio Gabriel, che ha già da alcuni mesi superato il giro di boa dei 12 anni, mi ha chiesto con fare meditabondo: Papà, ma quando muori chi si occuperà del terreno in campagna"?
Io gli ho risposto: "A farlo sarete tu e tuo fratello Francesco, se vorrete occuparvene".
Gabriel è stato un attimo a riflettere, ponderando la mia risposta; poi ha replicato in modo deciso: Allora sicuramente se ne dovrà occupare Francesco!"
"Perché mai?", ho chiesto io
"Ma semplice! - ha detto Gabriel - perché, quando morirai, io sarò ancora impegnato ad andare a scuola!"
Io allora - tra le tante possibili risposte, ho chiosato:: "Be', veramente, spero di vivere ancora molti anni" (a dio piacendo)

(...) "...quindi, possibilmente [e auspicabilmente], - ho aggiunto - quando tu finirai di andare a scuola io potrei essere ancora tra i viventi".

"Hamba kahle tata" è un'espressione in lingua isiZulu che significa "va' bene, papà" o "riposa in pace, papà". Si usa per esprimere un addio rispettoso a un uomo anziano o a una figura paterna, specialmente in contesti di lutto. Viene spesso utilizzata come commiato per personaggi importanti e amati, come nel caso di Nelson Mandela ("Tata Madiba"), come riportato dal African Oral History Archive e da msfsouthasia

African Oral History Archive

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25 ottobre 2025 6 25 /10 /ottobre /2025 11:03
Il mare ottobrino a Mondello (Foto di Maurizio Crispi)

Anche questa volta mi accadono molte cose di cui non ho memoria

Ricordo solo questo
Dovrei andare in un posto dove avrà luogo una gara podistica di endurance 
Mi hanno invitato a partecipare, non saprei dire se come podista o semplicemente come testimone dell’evento o come fotografo o in quanto giornalista o tutte cose assieme 
Ma andarci è una cosa alquanto complicata 
È un po’ lontano, ma mi sposto a piedi non ho mezzi di locomozione e non si comprende per quale motivo non voglio utilizzare dei mezzi di trasporto 
Strada facendo incontro una con cui in passato andavamo a fare assieme le gare podistiche di lunga durata in giro per l’Italia (con la quale ci siamo conosciuti per l’appunto durante una gara di 50 km)
Decidiamo di fare sosta in un posto non lontano da quello della gara, una località lacustre, e le propongo di farci un giro in pedalò
In effetti, c’è un posto dove questi pedalò vengono dati in affitto 
Vado e ne trovo uno ancora libero, ma è tutto pieno di sabbia 
Come faremo a usarlo in queste condizioni? 
Ci sporcheremo tutti di sabbia!, penso 
Allora lo prendo, sollevandolo con tutta la forza che posso usare sulla mia testa 
(Mi sento una specie di Sansone) e lo porto - con grande destrezza - in equilibrio sulla testa sino alla zona dove si trova il proprietario dei pedalò e dove vi è un’area attrezzata per il lavaggio degli stessi
Comincio quindi la complicata operazione di pulizia dell’interno del pedalò dalla sabbia che lo ingombra 
Prima lo scuoto, facendo cadere tutta la sabbia che posso, poi lo riempio d’acqua, lo scuoto di nuovo e lo svuoto dell’acqua e della sabbia residua; infine, lo metto ancora una volta sotto la doccia per eliminare i granelli di sabbia più resistenti 
Dopo aver fatto quest’operazione, ritorno dove avevo lasciato la mia amica, sempre portando il pedalò, adesso lindo e pulito, in equilibrio sulla mia testa 
Nell’attesa la mia amica si è distesa a prendere il sole senza utilizzare un telo da bagno e si è tutta imbrattata di sabbia
Ció mi irrita molto, perché se dovesse salire sul pedalò in queste condizioni, saremmo di nuovo punto e daccapo e il pedalo si riempirebbe di nuovo di sabbia molesta
Le dico, molto infastidito: “Vatti a lavare, mettiti sotto la doccia, elimina tutta la sabbia, così finalmente potremmo fare la nostra gita sul pedalò e arrivare sino al luogo della gara podistica!”
Lei esegue senza fiatare (ed una fortuna che non fiati, perché se soffrisse di fiatella e dovesse fiatare, sarebbe certamente una tremenda, insostenibile, esperienza) e va a farsi la doccia 
Ritorna e si distende sulla sabbia, ancora una volta senza usare il telo, di nuovo imbrattandosi tutto quanto il corpo di quei granelli di sabbia fine, molesti e onnipresenti
E io penso: Siamo punto e daccapo! 
Non so se riusciremo mai a fare la tanto agognata gita in pedalò!
Non so se riusciremo mai a giungere nel luogo dove si celebra la gara podistica!

Ci sono sempre molti ostacoli da superare, molte situazioni incompiute, molte incertezze e sono tante, troppe, le cose che non so
E non so se riuscirò a portare a termine ciò che voglio fare
Non so
Non so
Non so

Sono un cripto-viaggiatore
Sono un cripto-sognatore
Vorrei andare nell’Altrove

Dissolvenza 

Sto apposto!
Apposto sto!

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25 ottobre 2025 6 25 /10 /ottobre /2025 10:04
Cancello di notte (Foto di Maurizio Crispi)

Halloween

S'avvicina Halloween!
Wow! 
La notte delle streghe! 
Ma anche Valpurga e il Sabba infernale
Ed ancora il giorno dei morti
(El dia de los Muertos),
quello che noi celebriamo particolarmente

Ed io cammino nella notte
nera e buia
(ma non tempestosa)

Cammino con il mio cane nero al fianco
Due ombre che si muovono nell’ombra,
nella notte in cui tutte le vacche sono nere
Ad Est il cielo già trascolora
Si prepara il nuovo giorno

Ma non sappiamo se il sole sorgerà ancora
Però, questa è l’ora delle streghe
È l’ora dell’attesa di eventi ominosi
È l’ora del transito e del passaggio 
E l’ora in cui uomini e donne 
lasciano libero il proprio soffio vitale
E l’ora in cui le anime 
affrancate dalle loro prigioni 
trasvolano, 
andando alla ricerca dell’Altrove
senza sapere ciò che troveranno

Mentre cammino nell’ombra, 
io stesso ombra, 
affiancato dal mio cane-ombra 
sono stimolato da questi pensieri
che mi attraversano la mente,
non lugubri o tetri, tuttavia

Sarà forse il silenzio
Sarà forse questa brezza lieve
che è il vento prodotto 
dalle anime in movimento
che si sono appena liberate
dalle catene del corpo 
e della materia

Eppure, 
ogni tanto un’auto passa via
con rombo di motore ragliante, 
tagliando il buio 
con prepotenti lame di luce
Ma io e il mio cane-ombra
rimaniamo invisibili,
ben nascosti e avviluppati
in un nero mantello,
e non possiamo 
non sentire l’aria vibrare 
per via del movimento lieve
delle anime intente ad elevarsi 
verso un cielo muto,
ancora scuro
Provocano un vento senza vento,
come un'increspatura nell'aria,
che si fa allora più fredda e vibrante

Queste anime in movimento
sono come foglie secche 
che, anziché danzare verso il basso, 
s'innalzano al cielo 
con lenti ghirigori
e piccoli guizzi

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24 ottobre 2025 5 24 /10 /ottobre /2025 11:52
Selfie a testa in giù (foto di Maurizio Crispi)

In questo sogno sono al lavoro nella comunità terapeutica

Si tratta di andare a prelevare dei soldi per la gestione delle spese di un paziente ospite della comunità
Pare che ci siano dei problemi nel potere, prelevare l’intera somma che serve per le sue esigenze e che - a quanto pare - è molto cospicua
Me lo viene a dire, di questo problema, l’educatrice M.
Me lo espone  e io le dico che ne possiamo parlare con il mio collega (che è il Responsabile della Comunità) e ci rechiamo da lui 
che, tuttavia, è molto indaffarato per poterci dare udienza nell'immediato. 
Il pavimento dell’ambulatorio dove si trova è interamente ricoperto da sacchetti che contengono materiali imprecisati
A stento vi si può camminare, destreggiandosi e facendo attenzione a dove mettere i piedi 
Penso con timore che in uno dei sacchetti possa esserci del materiale esplosivo e, dunque, la cautela è d’obbligo
Lui, il mio collega, è molto indaffarato, ma questo l’ho già detto.
Sta parlando contemporaneamente a due telefoni alternativamente a voce stentorea e intanto dà delle direttive ad una terza persona presente nella stanza. 
Cerco di parlargli, ma non riesco ad attirare la sua attenzione e, quindi, la soluzione al nostro problema, capiamo, tarderà ad arrivare 
Allora, considerando l’urgenza della questione irrisolta e desideroso di trovare soluzioni, dico ad M., l’educatrice, “Non ti preoccupare, adesso ti accompagno io a fare il prelievo" (il problema era anche di sicurezza, infatti, in considerazione dell’entità della somma da prelevare ed M. non si sentiva di andare da sola).
E dunque, ce ne partiamo  
Per arrivare allo sportello bancomat, dobbiamo fare una lunga traversata della città, ma anche di un grande parco con prati verdi con maestosi alberi e ci mettiamo a correre 

Corriamo, corriamo ma senza mai arrivare 

Diventiamo i corridori di una gara podistica di lunga lena

Insomma, questo prelievo non riusciamo a farlo 

E, quando mi sveglio, sto ancora correndo

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22 ottobre 2025 3 22 /10 /ottobre /2025 11:14


Piove
Piove
Senza sosta,
fitto e continuo
Le strade sono vuote e silenziose,
a parte il continuo picchiettio delle gocce
Ogni tanto lame di luce
fendono il buio,
abbacinanti
nei riflessi
che si accendono sull’asfalto bagnato
e nelle pozzanghere
vaste come piccoli laghi
Sono questi guidatori
in paziente attesa
Eppure si comprende bene
che sono inquieti e frettolosi
e che non si soffermano a cogitare,
e nemmeno a sentire
la pulsazione del mondo
sotto i propri piedi

Maurizio Crispi

Improvvise raffiche di vento,
come il forte respiro fremente
di un gigante adirato
Scruscio e porte che sbattono
Pioggia intensa
di grossi goccioloni
Forte transito
Vibrazioni nell’aria
Poi il gigante s’e placato
contento d’aver riscosso
il suo tributo
Ed è rimasto solo
un lento cader di gocce piovane,
tranquille e pacate

Con la pioggia son cadute le foglie,
quelle ormai mature, a fine vita

Uno sguardo notturno
fuori dalla finestra

Maurizio Crispi (16 ottobre 2025)

Strada all'alba (foto di Maurizio Crispi)

Le mie strade all’alba
tra ombre e oggetti reali
Talora l’ombra, tuttavia,
é indistinguibile dall’oggetto 
che la genera
e finisce con l’assumere vita propria


Lame di luce
Lampioni che all’improvviso
si spengono (inquietante!)
per poi riaccendersi
a macchia di leopardo
(inquietante!)
Zone di buio profondo,
zone morte e fredde


Ciangottio di uccelletti
che, innanzi al primo barlume del giorno,
son già desti nei loro nidi
a cantare il giorno che verrà 


Sì va avanti così 
un giorno dopo l’altro,
dal buio alla luce,
dalla luce alle tenebre più profonde,
e poi di nuovo alla luce 


Un passo dopo l’altro
Step by step
La ruota gira


Così sia
 

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21 ottobre 2025 2 21 /10 /ottobre /2025 11:33
Affiche (foto di Maurizio Crispi)

El condor pasa

Candeggina,
sento odor forte di candeggina,
forte odore
e il naso prude e lacrima,
mi colano anche gli occhi

Disinfettiamo tutto, con forza
con ardore,
con vigore sublime
Candido
Candide
Leggiamo o rileggiamo Voltaire,
é certamente meglio!
Ho voglia di mangiare un bel candito
Mmmmmm
Che buono!
É uno sballo sentirlo crocchiare 
sotto i denti 
che si appiccicano 
alla sua sostanza zuccherina e collosa
Testa fredda
Mi vengono i brividi alla cucuzzedda
Correnti d'aria stizzose
s’impongono al mio cervello, 
lo fanno restringere
Pelle d'oca al cervello,
se così si può dire
Il cervello è molto snello 
e privo di orpello
ben intrattenuto 
dalla melodia dolce e profonda 
del violoncello
Almeno, questo sarebbe il desìo

E invece
Voci, grida stentoree e sguaiate
Rumori di cancelli di pesante acciaio sbattuti
Clangore di grosse chiavi d’ottone
E' come essere 
nel bel mezzo della piazza di un mercato
in cui ognuno grida la sua merce con fervore
e dove, di tanto in tanto,
si accendono liti
intense e furibonde tra i facinorosi,
frastuono e stimolazioni sensoriali
che sembrano appartenere
alla più profonda delle bolgie dantesche

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18 ottobre 2025 6 18 /10 /ottobre /2025 10:50

Una zazzera di capelli
incolti e ingrigiti anzitempo
che incoronano un’ampia chierica

Giacca informe e cascante
e pantaloni altrettanto sformati,
indumenti che sembrano stantii e polverosi

Ti immagini che abbia la fiatella
e che odori di pelle vecchia

Spalle incurvate e cascanti
Andatura strascicata,
da vecchio,
un po’ traballante ed incerta

Ci manca solo la pipa da mostrare
E potrà dire:
"Non mi riconosci?
Sono uno psichiatra vecchia guardia"

Maurizio Crispi (18 ottobre 2025)

foto di ROBERT HUFFSTUTTER

Sono indubbiamente tanti i clichè che circondano la figura dello psichiatra o dello "strizzacervelli" o anche dello psicoanalista, nella nostra cultura.

Per esempio nel film di Woody Allen, "Stardust Memories" (Ricordi) del 1980, si ritrova una sequenza onirica, surreale e divertente, in cui il personaggio interpretato da Woody Allen (Sandy Bates) sta inseguendo una creatura pelosa che gli ha rapito la madre. Per fermarla, tira fuori un oggetto e grida:
"Fermo! Sono uno psicoanalista! Questa è la mia pipa!" 
È una battuta classica del suo umorismo, che prende in giro lo stereotipo dello psicoanalista che usa la pipa come simbolo indiscusso di autorità, competenza e, in questo caso, come una sorta di "distintivo" o credenziale per farsi riconoscere e rispettare.


Oppure possiamo citare una celebre gag del comico italiano Gigi Proietti.
La battuta fa parte di un famoso sketch teatrale in cui Proietti interpreta un improbabile "psichiatra-stregone", che accoglie il paziente dicendo, con tono enfatico e quasi a voler rassicurare sull'ufficialità della sua professione:
"Allora, lo vuole un caffè? Prego si segga… Ah, e poi, sa, io sono uno psichiatra! Ho la pipa!"
La comicità nasce proprio dall'associazione stereotipata tra la professione dello psichiatra e l'uso della pipa come simbolo di autorevolezza e serietà professionale.

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18 ottobre 2025 6 18 /10 /ottobre /2025 07:13

É strano quando succede 
di accorgersi 
di aver sognato
Ti svegli
e, all’improvviso, 
ci sono delle immagini estranee
che cominciano a colare 
fuori dalla tua mente
All’inizio, 
non te ne rendi conto
Poi, sì!
Pensavi di non aver sognato
ed invece c’è un sogno 
che preme per uscire
alla luce e alla consapevolezza
Sono immagini vaghe e fluttuanti
quelle che filtrano
si tratta di acchiapparle con un retino
come quando si va a caccia di farfalle
e di metterle in ordine 
organizzandole in un racconto
Questo processo è perturbante
perché ti mette in contatto
con una parte del tuo sé
poco conosciuta
come fosse la faccia nascosta della luna

Maurizio Crispi (19 ottobre 2025)

In acqua (selfie, con effetto speciale) - Maurizio Crispi

Ero a casa, a letto
Qui giacevo tra le coltri, inquieto,
a metà ancora tra il sonno e la veglia
Indulgevo in una stimolazione auto-erotica
Sentivo una forte tensione 
e cercavo di placarla
Forse ansimavo o gemevo
Ma poi mi riscuotevo
e, senza essere giunto all’apice,
mi alzavo
Mentre mi muovevo per rivestirmi,
mi accorgevo che, nella stanza vicina,
c’era un ospite di cui ignoravo l’esistenza
Sorprendente! 
Come avrà fatto ad entrare?
Con quali chiavi?
Mi sentivo imbarazzato al pensiero 
che potesse avermi sentito
mentre mi agitavo e gemevo
nel viluppo onirico dell’autoerotismo
Poi, ci ritroviamo attorno ad un tavolo
e qui ci sono la mamma e mio fratello
C’è anche l’ospite segreto di prima
Siamo seduti per il desinare
e all’ospite dico di mio fratello
e dei suoi limiti 
che sono possibilità 
Sento anche la presenza di mio padre
che aleggia attorno a noi,
una presenza impalpabile
come un fremito nell’aria,
un soffio di vento 
o un’increspatura nell’aria
C’è, tuttavia, mio padre,
pur invisibile, s’impone a noi
con forza
Poi mi ritrovo a camminare 
con il cane al guinzaglio
lungo un sentiero scosceso e scivoloso
Ci sono alberi stenti che crescono 
da un terreno fangoso e brullo
Mi aggrappo al loro tronco
per non scivolare giù.
nei passaggi più impervi 
Più volte rischio di cadere rovinosamente,
ma ciò non accade 
poiché con un guizzo riesco sempre
ad aggrapparmi a qualcosa
che mi trattiene 

Una voce imperiosa 
con un registro cupo
grida di transitare forte

L’ospite segreto e ignoto
cammina dietro di me
con costanza, senza inciampi
ed è la mia ombra, 
una malombra che non proferisce verbo

Vado a rilento, superando
uno alla volta
tutti gli ostacoli 
che si frappongono nel mio cammino
attraverso questa selva oscura

Mi ritrovo infine all’interno 
di un centro commerciale
vasto e cavernoso
Qui ha avuto luogo una festa di bambini
e tutte le merci esposte 
sono state messe in disordine
Anche qui continuo a fare 
un percorso ad ostacoli,
una specie di parkour urbano,
e, nello stesso tempo, 
cerco di mettere a posto
gli oggetti sparsi in giro
Qui non ci sono più pericoli da affrontare
ma c’è solo da compiere una traversata
caratterizzata da piccoli ostacoli
e solo da qualche passaggio angusto
da superare, 
ma niente di che

Ci sono degli incontri con persone
che rimangono senza volto

Dissolvenza

In fuga dall'ombra-onda malombra perturbante

Ero sulla riva del mare
ed era una spiaggia grigia ed incolore 
che si stendeva a perdita d’occhio
Subito a ridosso della battigia
cresceva un’enorme duna scoscesa
Ed era tanto alta che non c'era modo di capire
se al di là vi fossero altre dune,
oppure monti o laghi o pianure o una città

Io mi ci inerpicavo sopra,
arrancando su per il pendio
e cercando di arrivare sulla cresta
per poi scendere sull’altro versante
L’ascesa era faticosa ed aspra,
il terreno cedevole sotto i miei piedi
Avevo fretta, 
ero in ansia,
ogni tanto incespicavo
I miei piedi facevano franare la sabbia
verso il basso in piccoli rivoli,
talvolta vi sprofondavano dentro
come fosse neve soffice
Quando mi giravo a guardare il mare
alle mie spalle
vedevo una grande onda,
un gigantesco tsunami
avvicinarsi alla riva,
romband e gonfiandosi a dismisura
L’onda che cresceva vieppiù in altezza
e la cresta che, sempre più alta,
formava un ricciolo 
ormai maturo per rinchiudersi 
su se stesso
e la duna gigantesca 
che si elevava verso il cielo
formavano due muri colossali
contrapposti tra loro
Quale dei due avrebbe vinto
nel prossimo, inevitabile, scontro?
Quale dei due avrebbe schiacciato,
annientato l’altro?
Io ero lì in mezzo,
una formicola minuscola
sotto il maglio liquido di un gigante

Ero in affanno
Lottavo per arrivare alla cresta
e oltre 
prima che l’onda mostruosa
si abbattesse su di me

Impresa dall’esito incerto 

Dissolvenza

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  • : Frammenti e pensieri sparsi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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