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26 febbraio 2026 4 26 /02 /febbraio /2026 05:41
Strada di notte (foto di Maurizio Crispi)

Questo è un sogno avventuroso di libri
L’avventura è nelle pieghe del sogno, e li rimane, perché ne ricordo solo pochi dettagli
Eppure è questa la sensazione che me ne rimane
Devo andare a prendere un libro in libreria, intesa come “bookshop”
Ma il libro che devo prendere ce l’ho già con me
Dunque?
Che senso c’è?
Quale libro è?
É l’ultimo romanzo di Joe Hill, figlio di cotanto padre
Il volume ce l’ho con me in auto
(Sì, sono in auto!)
Ci fermiamo e andiamo
(Non sono solo. Chi c’è con me? Non so!)
La copia in mio possesso 
cerco di nasconderla in auto, 
prima che io ne esca,
mettendola fuori dalla vista,
poiché potrebbe attizzare qualche ladro di libri
Mi comporto come se quel libro lo avessi rubato e non l'avessi, piuttosto, legittimamente acquisito
Ma non riesco bene nel mio intento
Inoltre, nel tentativo di ficcarlo sotto il sedile (è un grosso volume di quasi 1000 pagine), si stropiccia tutto
Poi andiamo
Entro e dove mi ritrovo?
Nella libreria che frequentavo sino a poco tempo fa e che poi ha chiuso i battenti per cessata attività 
Piena di libri, piena di gente
Mi sento stordito e confuso
Non capisco
Mi sento di essere stato preso in giro
Esco a precipizio e me ne vado
Mi pare di ricordare, però, che per potere entrare si sarebbe dovuto pagare un biglietto oppure una quota di affiliazione
C’erano anche molti quadri in vendita

Dissolvenza

 

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24 febbraio 2026 2 24 /02 /febbraio /2026 06:37

C'è qualcosa nell'aria

Aria fresca e pungente del primo mattino

Gabbiani emettono strani versi di gola,
invisibili al mio sguardo,
arroccati come sono sulle creste di alte svogliere di cemento,
piccioni tubano anch'essi nascosti dalle fronde,
a volte traditi da un frullo d'ali
C'è tutto un indaffarato cinguettio e ciuciuliare di voci
di altri uccelletti in festa

L'alba incombe
Il cielo mi appare
ora ben sgombro di nubi nere e gravide di pioggia

Il freddo mi pungola la testa ignuda
ed erompo in una salva di starnuti tuonanti e dirompenti
che mi lasciano spossato

Ed è questo il mio saluto al nuovo giorno

Maurizio Crispi (24 febbraio 2026)

Nuvole impertinenti all'alba (foto di Maurizio Crispi)

Nuvole impertinenti all'alba (foto di Maurizio Crispi)

Ho sognato varie cose ripetitive

Ero in loop
e venivano compiute le stesse azioni
e dette le stesse parole
come in un mantra
Forse ero nella comunità per psicopazienti
Bisognava organizzare delle uscite
Uno telefonava dalla sua stanza
e diceva che aveva bisogno
d’un paio di scarpe nuove
E dava istruzioni su come dovevano essere
Io prendevo la cornetta e gli dicevo
che sarebbe stato bene per lui
andare di persona,
assieme ad un operatore
e così fare le sue scelte
Qui io iniziavo una lunga arringa
sulle caratteristiche che avrebbe dovuto
possedere la sua calzatura
Non ricordo bene dove fossimo
Tutti i luoghi attorno
erano contrassegnati da sigle di due lettere
in un turbinio di targhe
ed io non mi ci raccapezzavo più
Anche gli altri operatori
erano fortemente disorientati
Dissolvenza

Maurizio Crispi (22 fbbraio 2022)

Loop (immagine generata da Meta AI)

Loop (immagine generata da Meta AI)

Nuvole di primo mattino

Una passeggiata mattutina,
poco consueta al sabato mattino,
nuvole,
nugoli,
graffiti di facce ghignanti sui muri, 
platani spogli,
gabbiani a guardia 
di alte scogliere di cemento,
croci che si stagliano
contro il cielo livido,
panchine de mierda
e ancora nuvole,
palme svettanti
e altri alberi spogli
e topi morti
e monopattini elettrici
sventrati e smembrati
e cartelli irriverenti

Andiam, andiamo
cazzeggiamo,
ridiamo,
scherziamo,
siamo tutti bei bambini
Facciamo la giostra
Facciamo la tarantella 
e poi tutti giù per terra!
Facciamo il girotondo
e che caschi il mondo!
Modifichiamo
Salviamo
Esistiamo

E più non diciamo,
alle spalle lasciandoci l’indicibile

I giorni si allungano
Il sole sorge prima
e tramonta più tardi,
andando a svelti passi
verso la fine dell’inverno

Ancora siamo fortunati
a non dover subire un inverno nucleare
e le cronache del dopo bomba

Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)
Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)

Foto di Maurizio Crispi (21 febbraio 2026)

Il guardiano
Il passeggero
Il compagno di strada
Ubiquitaria e paziente presenza
Non parla mai, però
Tace e guarda,
fresca pupilla, palpebra levata,
sguardo fisso in avanti,
baffo ad arabesco
La gente guarda e passa,
se la ride e se la spassa
Chiede: Chi è costui?
Cosa ci fa costì?

Da quando è salito a bordo,
rispondo io,
più non é voluto scendere

Maurizio Crispi (20 febbraio 2026)

Il guardiano (foto di Maurizio Crispi)

Il guardiano (foto di Maurizio Crispi)

É bello sentire tubare i piccioni
nascosti tra le fronde
É bello sentire il fruscio del vento
É bello avvistare i fiori dell’aloé d’Oriente
già appassiti
É bello sentire il cemento sconnesso
sotto i piedi
É bello tirare avanti giorno dopo giorno,
anche se non accadono grandi eventi,
anche se non si parte
per strabilianti viaggi
É bello ascoltare di prima mattina
un ciddì o un ellepì che da tempo
non mettevi sul piatto
È bello siglare un libro
appena finito di leggere
di primo mattino
La felicità si ritrova nelle piccole cose,
nascosto nelle cui pieghe
un Dio dispensa gioie
e dolori ormetici

Maurizio Crispi (20 febbraio 2026)

Impressioni e divagazioni

Vivere sull’orlo dell’emergenza
e della precarietà
in attesa della crisi imminente
(ogni giorno ce n’é una)
e della catastrofe incombente
Andiamo avanti
e se non é successo nulla
quel giorno
tiriamo un sospiro di sollievo
e voltiamo pagina
La storia non è mai definitiva
e sempre ha da essere riscritta
scritta e riscritta,
narrata e rinarrata,
modulata e rimodulata
A cosa dare rilievo maggiore?
Agli eventi avversi?
Oppure a quelli positivi?
Le circostanze della vita
portano a pensare
che si viva sempre
sull’orlo della tragedia
senza la quale, tuttavia,
non può aversi la percezione
del piacere e della gioia

Maurizio Crispi (18 febbraio 2026)

Vivere sull'orlo del caos (immagine generata da Meta AI)

Vivere sull'orlo del caos (immagine generata da Meta AI)

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17 febbraio 2026 2 17 /02 /febbraio /2026 07:46
Antiche mura (immagine generata con Meta AI

Al centro di questo sogno c’era un’antica casa di pietre, forse parzialmente distrutta o in fase di ristrutturazione
Ne rimanevano soltanto le mura fatte di grosse pietre tenute insieme dalla malta, mentre il tetto era del tutto scomparso
Macerie e frammenti di coppi ingombravano il pavimento delle diverse stanze
Doveva essere una struttura antichissima, sicuramente plurisecolare, poiché nello spessore delle mura erano incluse anche delle colonne di epoca antecedente e dei grossi monoliti 
La casa si trovava su di un pendio montano, nel punto più alto di una cresta, al di là della quale intravedevo seguita una serie di altri edifici in buono stato, digradante verso il basso
La mia era l’ultima della serie e non capivo perché si fosse trasformata in rudere
Attorno il terreno, tutto brullo, s'era trasformato in una pietraia ostile dove nulla cresceva
Pensavo che tutto ciò fosse il frutto di una maledizione o di una contaminazione, come quella determinata dal Colore venuto dallo spazio (Lovecraft) o dell'Area X (VanderMeer)
Avvertivo una forte inquietudine, aggirandomi all’interno del rudere scoperchiato: ero preso da un forte tremore interno ed anche dalla sensazione ominosa che qualcosa di terribile potesse accadere da un momento all’altro
Scoprivo elementi di cui avevo ignorato l’esistenza, come dei passaggi segreti che erano stati murati in tempi più recenti ed anche una scala che scendeva in profondità nelle viscere della montagna e che io non osavo esplorare preso dal timore di imbattermi in presenze oscure che potessero ghermirmi o in ancestrali abitanti nascosti nei penetrali e portatori di indicibile terrore
C’era, tuttavia, anche un senso di meraviglia nell’osservare quelle mura spoglie e nel pensare che quell’edificio brullo sarebbe potuto tornare - attraverso un paziente lavoro di restauro - all’antica bellezza
Prima, però, avrei dovuto capire meglio le cause della sciagura che s’era abbattuta su quella dimora
Ero lì in attesa di un confronto con qualcuno che potesse raccontarmi le antiche storie
Ma nessuno arrivava
Poi, aggirandomi tra le mura scoprivo che da poco era stato avviato un cantiere: erano state erette impalcature, c’erano scale ed attrezzi: avrei voluto parlare con il capomastro, ma non c’era nessuno in vista
Pareva che gli operai fossero arrivati per poi repentinamente scomparire
Perché?
Era forse la maledizione della casa ad interferire sull’avvio dei lavori?
Ed anche questa domanda era destinata a rimanere senza risposta…

Poi, dopo uno stacco, mi ritrovavo a fare un grande lavoro informatico, davanti al computer, per i diversi pazienti e tutte le notazioni cliniche si trasformavano in animazioni, divertenti e piene di vita e colore
Non so come facessi a realizzarle
Venivano fuori così, quasi per incanto, con pochi tocchi soltanto
Erano presenti fanti operatori, tra cui molte persone del mio orizzonte lavorativo, sia del passato lontano, sia del presente
Mi chiedevano come facessi a realizzare queste fantasmagorie di colori e di segni: ed io non sapevo rispondere
Mi consideravano come una specie di mago del computer
Alcuni, in contemporanea, si preparavano per un esame e qualcuno, ripassando le cose più salienti, mi chiedeva la formula del “cocaetilene” e perché questa molecola si formasse
Nel mentre ci portavano delle cibarie e leccornie varie perché potessimo sfamarci mentre continuavamo a lavorare e, tra le molte cose attraenti, io sceglievo un piatto nel quale erano allestiti grossi e sugosi fichi canditi
E c’era anche una certa Mirella che veniva a consultarsi con me, nella quale ravvisavo le fattezze d’una mia amante del lontano passato, e notavo con sorpresa che indossava dei semplici sandali estivi, senza tacco, inappropriati per la stagione, ma che molto donavano ai suoi piedi affusolati

L’Area X è un territorio in costante espansione dove un fenomeno sconosciuto altera le leggi della fisica, trasforma gli animali, le piante e manipola lo scorrere del tempo. La Southern Reach è l’agenzia governativa che deve esplorarla e nasconderla all’opinione pubblica. Ma chi o cosa ha generato l’Area X? E qual è il vero scopo della Southern Reach?

Jeff VanderMeer, Trilogia dell'Area X. Annientamento. Autorità. Accettazione, Einaudi (Super ET), 2018

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16 febbraio 2026 1 16 /02 /febbraio /2026 06:17
Alla guida, dito al volante (foto di Maurizio Crispi)

Ero alla guida dell’auto in una difficile situazione
Strade trafficatissime
Rotonde incomprensibili
Snodi autostradali
Segnaletica indecifrabile o assente
Ale mi seguiva su di una bici scassata e cigolante,
presa in prestito
Ad un certo punto del percorso
avrei dovuto imboccare
il primo svincolo, 
uscendo così da una complicata rotatoria
Ma niente!
Non potti farlo
poiché un grosso e grasso 
camion con rimorchio
mi assillava da dietro
e mi toglieva il respiro
Fui costretto a tirare dritto
Ma ciò costituiva un guaio,
quel che si dice un grosso guaio a Chinatown
Per poter ritornare sui miei passi
dovevo proseguire per oltre dieci chilometri
sino allo svincolo successivo,
dove poter realizzare
l’inversione di marcia
E Ale?
Che fine avrebbe fatto?
Cosa avrei potuto fare
per ricongiungermi a lei?
Mistero!

Poi, di nuovo, 
ero in viaggio in un paese africano,
forse la Tunisia
Percorrevo strade interne, impervie e tortuose,
prive di segnaletica
Riuscivo ad andare avanti,
penetrando in profondità 
in un territorio che mi era ostile,
senza esitazioni,
senza perdermi
Per tornare,
avrei dovuto percorrere le stesse strade
all'incontrario
e, senza riferimenti, era un’impresa ardua, 
poiché avevo un limite di tempo
che era dato dall’orario di partenza
della nave che mi avrebbe riportato
a casa
Non sapevo come fare
perdevo la strada di continuo
Mi stavo perdendo d’animo,
sono a quando non mi ritrovai
a prender l’ardua decisione
di chiedere aiuto 
ad un tizio del posto,
losco e malandrino,
un vero mariuolo,
al quale allungai una mazzetta,
perché mi conducesse,
sano e salvo, 
sino alla nave e , quindi, sino a casa

Dissolvenza

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14 febbraio 2026 6 14 /02 /febbraio /2026 06:38

Ho dormito sodo questa notte
Ho sognato cose meravigliose
Mi svegliavo e poi ripiombavo nel sonno
e di nuovo sognavo
Ero cullato dal vento
che, fuori, soffiava con forza
e che con la sua aerea potenza
energizzava e vivacizzava
le mie onde cerebrali asincrone
Era tutto un turbine di attività
Facevo cose,
incontravo persone,
discorrevo,
disquisivo,
vedevo luoghi meravigliosi,
ma di tutto questo
nulla è rimasto
Non un singolo frammento
è stato preso
nella mia rete acchiappasogni,
per poterne raccontare
Pazienza, sarà per un’altra volta!
Il vento fuori continua a soffiare
e tutto trasporta via con sé

Maurizio Crispi (13 febbraio 2026)

L'impermanenza della memoria (foto generata tramite Meta AI)

L'impermanenza della memoria (foto generata tramite Meta AI)

Sono il Direttore di un grande albergo internazionale e qui c’è molto fermento perché devono arrivare un re ed una regina di un paese straniero, per poi ripartire verso altre destinazioni
Sono stato informato che il loro è un viaggio non ufficiale
Quando arrivano è mio compito cercare di mettere tutti a proprio agio
Mi sembra di essere in questo ruolo come "The Night Manager" di Le Carrè
Tutti quanti, del personale dell’albergo, sottoposti alle mie direttive ed indicazioni, sono indaffarati e quasi in preda ad una febbrile agitazione
Anche se il viaggio dei due Reali non è ufficiale, ci sono comunque dei momenti più formali
Vedo che la Regina è quasi annoiata e, quindi, molto discretamente, cerco di intrattenerla, facendo conversazione e trattandola come un essere umano che può essere interessato anche alle cose più banali e semplici
E’ sorpresa, la Regina, della mia conoscenza dell’Inglese (ma non c’è in ciò nulla di eccezionale, dal momento che nella mia qualità di Direttore, conosco molte altre lingue straniere)
Comprendo che la regina non è del tutto felice e che ha dei motivi di insoddisfazione
La conversazione procede così su di un difficile crinale tra conversazione leggera, su temi banali e magari anche sfrontata e allusiva, e un limite formale che mai deve essere superato e al cui rispetto si deve sempre tornare, senza veramente sconfinare dai propri rispettivi ruoli che impongono comunque il gioco delle parti
Poi le dico che alla fine del mio turno andrò a Syracuse, in motocicletta, a sostenere un importante esame 
Lei, la Regina, sembra sorpresa di ciò 

E qui il sogno finisce

John Le Carrè, Direttore di Notte, Mondadori, 1993

John Le Carré, Il Direttore di Notte (The Night Manager), Mondadori, 1993

La fine della guerra fredda non ha certo portato alla scomparsa del mondo dello spionaggio, ora al servizio dei cartelli della droga e del traffico d'armi.
Uno dei protagonisti di questa nuova tragica lotta è l'ex agente Pine.


Scritto da John le Carré e pubblicato nel 1993, il libro racconta la storia di Jonathan Pine, un ex soldato britannico che lavora come guardiano notturno in un hotel di lusso al Cairo. Pine viene reclutato dai servizi segreti per infiltrarsi nel circolo ristretto di Richard Roper, un spietato trafficante d'armi. 

Jonathan Pine, un ex soldato britannico con un passato tormentato, lavora come direttore di notte in un hotel di lusso. Durante il suo turno al Cairo, entra in possesso di documenti riservati che provano un enorme traffico d'armi illegale gestito da Richard Roper, un miliardario filantropo che in realtà è "l'uomo più cattivo del mondo".
Quando la donna che gli ha consegnato i documenti viene uccisa, Pine decide di collaborare con i servizi segreti (guidati nella serie Netflix da Angela Burr, mentre nel romanzo il personaggio dei Servizi segreti che guida Pine è Leonard Blurr).
La missione è rischiosa: Pine, infatti, per portarla a termine dovrà infiltrarsi nel cerchio ristretto di Roper per distruggere il suo impero dall'interno.

Vi sono nel romanzo due differenti piani temporali che interagiscono tra loro, con una serie di rimandi
Il passato al Cairo. Nel 2011, durante la rivoluzione egiziana, Pine riceve documenti compromettenti da Sophie Alekan, l'amante di un potente criminale locale, Freddie Hamid. Nonostante i tentativi di Pine di proteggerla tramite l'intelligence britannica, Sophie viene uccisa, lasciando in lui un profondo senso di colpa e un desiderio di vendetta.
L'incontro fatale in Svizzera. Quattro anni dopo, Pine lavora in un hotel isolato a Zermatt. Quando Richard Roper e il suo seguito arrivano nella struttura, Pine vede l'opportunità di colpire l'uomo che ritiene responsabile della morte di Sophie.
Per portare avanti questo piano Pine non dovrà limitarsi a spiare, ma - un passo dopo l'altro - dovrà guadagnarsi la fiducia di Roper salvando il figlio da un finto rapimento orchestrato dai servizi segreti. Una volta entrato nella "corte" di Roper a Maiorca, dovrà gestire il sospettoso Corkoran (il braccio destro di Roper) e la crescente attrazione per Jed, la compagna del magnate.
La missione è complicata da "talpe" all'interno del governo britannico e della CIA che proteggono Roper, rendendo l'agente Angela Burr quasi isolata nel suo tentativo di incastrare il trafficante.

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12 febbraio 2026 4 12 /02 /febbraio /2026 04:53
Vento di ponente (foto di Maurizio Crispi)

Il vento soffia forte

É vento di Ponente,
teso e in crescendo
Il mare in subbuglio
é un grande calderone in ebollizione
Fischia il sartiame,
beccheggiano gli scafi e i legni,
opere morte scosse e agitate
opere vive in tensione di spinta
Si sfilacciano le nubi
e vengono trasportate
in un fiero galoppo
di ghost riders in the sky 

Tutti corrono ai ripari
e mettono ai ripari 
per quando la furia delle raffiche
annunciata ben più severa
si abbatterà su di noi
Intanto il vento già tutto porta via
carte e cartacce
involucri di plastica vuoti
ritagli di stoffa
berretti e cappelli
sciarpe e pashmine
pensieri 
sogni e desideri

Tutto vola via nel vento
ed io faccio come il raccoglitore
nel campo di segale
o come un solerte acchiappasogni,
correndo qua e là a raccoglier 
ciò che posso
e a salvarlo dall’Abisso

E così le cose non si perdono nei vortici
Non vengono più risucchiate
nel grande nulla,
vivendo di nuova vita
e nuova bellezza

Il bambino che sogna (Immagine costruita con Meta AI)

Il bambino che sogna (Immagine costruita con Meta AI)

Il sole sorge
Gioca a rimpiattino con straccetti di nubi
colorandole in tinte pastello
Si nasconde
tra le fronde degli alberi spogli
creando riverberi e riflessi
É questo il nuovo giorno

Maurizio Crispi (10 febbraio 2026)

(alberi spgli (foto di Maurizio Crispi)

(alberi spgli (foto di Maurizio Crispi)

Alte torri s’ergono
sotto un cielo corruscato,
ma ci sono pur sempre
sprazzi di sereno

Maurizio Crispi (9 febbraio 2026)

Nuvole e alte torri (foto di Maurizio Crispi)

Nuvole e alte torri (foto di Maurizio Crispi)

Mentre il cielo annuncia pioggia
le nubi si aprono rivelando
un piccolo annuncio di sereno

Maurizio Crispi (8 febbraio 2026)

Pioggia e sereno (Foto di Maurizio Crispi)

Pioggia e sereno (Foto di Maurizio Crispi)

Il vento ha soffiato forte,
di notte,
abbattendo bici e monopattini
elettrici,
cassonetti e bidoni,
spostando foglie e frasche,
pezzi di carta,
resti di giornali e fantine pubblicitarie,
in mulinelli,
creando qua e lá,
mucchi più o meno vistosi,
e collinette di detriti
Un unico monopattino
è rimasto all’impiedi
puntando dritto
verso il buio,
invitando ad intraprendere
un viaggio verso l’ignoto
o verso il Grande Nulla
Alle spalle
tutto è stato portato via
da quel vortice
che ha lasciato
una tabula rasa elettrificata
É quel che vorrei
per ricominciare daccapo
con un fresco inizio

Maurizio Crispi (7 febbraio 2026)

Una bici abbattuta e la sua ombra in una notte di vento (foto di Maurizio Crispi)

Una bici abbattuta e la sua ombra in una notte di vento (foto di Maurizio Crispi)

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10 febbraio 2026 2 10 /02 /febbraio /2026 07:08
Tastiera di pianoforte

Pesto sui tasti del piano con rabbia

E la frase era stata scritta a penna in gaelico antico, appena pochi tratti evanescenti, buttati lì, senza alcuna ricerca di un buon tratto
Eppure io, anche se a fatica, riuscii a decifrarla
Ripetei la frase ad alta voce e colui che l’aveva scritta, seduto allo stesso tavolo con me, mi guardó pieno di ammirazione
Il cerchio di ostilità si era rotto e si era creato un ponte comunicativo. 
Sono in un un luogo a Nord, monti arditi, prati verde-smeraldo, case basse di legno con le facciate vivacemente dipinte, come si vedono in Norvegia o in Islanda 
Mi ritrovo in un locale a far colazione assieme ad altri tipi, alcuni decisamente poco raccomandabili
Il tavolo è ingombro di pietanze prese al buffet
C’è davanti a me una grande tazza di caffè, nero e fumante
Mangio in modo sistematico, concedendomi ogni taanto un gran sorso di caffè bollente
Mi alzo poi, per andare a prendere qualcosa d’altro al buffet
Indugio ad osservare una tizia che pure si sta riempiendo il suo piatto
Mi limito ad osservare i suoi movimenti, di cui una parte della mia mente registra l'indubbia eleganza ed intrinseca grazia
Niente altro
Mi distraggo e nulla prendo per me
Torno al mio tavolo e mi accorgo che, nel frattempo, hanno rimosso tutto ciò che vi avevo lasciato, inclusa quella bella tazza di caffè nero, denso e bollente
Sono decisamente stizzito di ciò 
È come se fossi rimasto a bocca asciutta

Sono fuori adesso lungo una strada acciottolata che scende verso il fiordo
I sassi sono lisci e, infatti, scivolo più volte
Osservo le mie scarpe e mi accorgo che non sono certo le più adatte per un’escursione
Sono infatti dei semplici mocassini cittadini, con suola di cuoio 
Manon ci posso fare niente. Me li devo tenere
Non mi rimane che continuare a camminare incespicando e slittando

Take it easy, my friend!

Ancora, sono in un posto ancora diverso
Chiedo: Come si chiama questa città?
Qualcuno mi risponde: Gerona!
Ed io replico: Sì, Gerona è una città antichissima!
Ma ero in un posto tipo comunità, e, in particolare, mi ritrovavo in una stanza affollata di piccole sedie, tipo quelle dell’asilo
Nella stanza accanto c’era un’importante riunione, a cui partecipavano i pezzi grossi, ma quelli grossi per davvero, quelli che la fanno grossa!
Io dovevo occuparmi di uno un po’ stranito e con un comportamento alquanto infantile
A tratti mi si metteva in braccio, in altri momenti dovevo contenere la sua esuberanza con un abbraccio dolce
Poi, dopo che la riunione dei pezzi grossi era finita si passava al refettorio e qui entrava in scena una festa di pietanze e leccornie, dove c’era il problema della scelta su cosa prendere prima 
Io aspettavo paziente il mio turno, ma i degenti-pazienti-impazienti si accapigliavano per arrivare per primi al buffet e riempirsi il piatto ed acciuffare i migliori bocconi
Era una vera ressa senza risparmio di colpi bassi, urtoni, sgambetti, vociare impetuoso e sguaiato
C'era anche chi si introfulava carponi tra le gambe degli altri per poter arrivare per primo al ricco buffet oppure per raccogliere i bocconi gustosi che cadevano dai piatti e dalla tavola
Il refettorio, però, era anche dormitorio e, quasi ad incastro, vi erano sistemati i letti a formare un inestricabile mosaico, in cui tutto e tutti apparivano stipati come in un pollaio
Mi affacciavo e vedevo che le finestre avevano la vista su di un meraviglioso braccio di mare
E mi sembrava che l’intera struttura fosse un veliero in navigazione, con le sartie che sibilavano nel vento e le vele che schioccavano

Ed eccoci al quarto passaggio

Stavo partecipando ad una riunione aziendale di grosso calibro
Eravamo tutti seduti attorno ad un grosso tavolo aziendale, rettangolare, con le due estremità curvilinee a forma di semicerchio, e dotato al centro di una lunga fessura oblunga
Eravamo tutti lì, io ed altri umili servitori, accanto ad alti dignitari che impartivano istruzioni
I dignitari se la cantavano e se la suonavano
Gli umili servitori annuivano o dormivano senza farlo parere
Occhi sbarrati nel nulla o persi nel vuoto, espressioni amimiche, qualche movimento in su e giù della testa, per indicare partecipazione
Qualcuno dei dignitari era ridanciano fuori luogo
Un altro invocava strategie da Grande Fratello e auspicava il dominio della digitalizzazione spinta 
Ogni spunto, ogni singola cacata deve essere digitalizzato, proclamava
Se tutto non viene puntualizzato digitalizzato risulterà che non avete sputato, che non avete pisciato e nemmeno cacato - aggiungeva e parlava come un Master Jedi di Guerre Stellari
Parlava e parlava e le sue parole si condensavano in alto in fiocchi di merda che cominciavano a piovere su di noi, tapini, e sul tavolo dalla superficia immacolata, imbrattandola
Ci era richiesto di rimanere impassibili ed indifferente anche di fronte alla più massiccia pioggia di merda
E così facevamo con gran sofferenza
Dovevamo anzi sorridere come tanti Cipputi allineati e coperti
Qualcuno, però, un po' più defilato apriva un paracqua per proteggersi dalla pioggia nefasta

Il surplus di merda tuttavia non si accumulava sul tavolo (cosa che avrebbe arrecato grande fastidio ai funzionari-dignitari), bensì scivolava gentilmente nella fessura centrale passacavi del grande tavolo riunionie ne era inghiottita

Che fine farà mai tutta questa merda?, mi chiesi, incuriosito

Abbassai la testa e guardai sotto il tavolo e fu realmente una meraviglia ciò che vidi
C'era uno stuolo di omini indaffarati, grandi come un soldo di cacio che armati di grandi gerle (commisurate con la loro statura) rimuovevano di continui la merda che pioveva dalla fessura sopra di loro e la portavano via per riciclarla

All'inizio non potevo credere ai miei occhi
Li chiusi e li aprii più volte
Mi pizzicai la pelle nei punti più sensibili per essere sicuro che non stavo sognando (Sogno o son desto?)
Ma niente: erano sempre là
Anzi, uno di loro si girò verso di me e mi strizzò l'occhio, portando al contempo il dito indice al naso, come a dire: "Zitto, non dire nulla! Non rivelare l'arcano!"

Erano come degli Umpa Lumba che, con il loro indefesso lavorio, traevano materia prima e sopraffina per il buon funzionamento della loro fabbrica del cioccolato o forse anche dei Ridarelli che così raccoglievano abbondante materiale utile per impartire le loro punizioni a tutti coloro che maltrattano le donne e i bambini

Erano costoro dei salvatori, dei buoni samaritani, dei benemeriti, degli eroi, che si prodigavano per impedire che noi, umili servitori, dovessimo morire annegati in un mare di cacca

Una speciale benemerenza agli omini, alacri ed febbrili spalatori

Ed intanto la riunione andava avanti
E tutti erano ignari di tutto
Solo io ero stato in grado di vedere oltre il visibile

Ma chi li aveva mandati questi omini?
Da dove venivano?

Ed i miei interrogativi rimasero senza risposta
A volte bisogna sapersi arrendere all'irruzione del soprannaturale nelle nostre vite ed accettarlo senza porsi tante domande

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30 gennaio 2026 5 30 /01 /gennaio /2026 10:47
cinesina (Meta AI)

Sognavo di essere in un posto esotico

Era una specie di ristorante-bazar in un fondaco colonizzato dai cinesi
Ristorante era dir molto, in realtà era più una bettola dove si serviva anche da bere, ma dove si poteva comprare di tutto forse anche aiutini chimici (per questi bastava saper dire le parole giuste)
Sul fondo del locale c'era una misteriosa porta verde, al di là della quale soltanto alcuni potevano passare (anche per questo transito occorreva saper pronunciare la parola giusta, una sorta di password)
Mi chiedevo sempre cosa ci fosse oltre quella porta, ma non avevo mai osato chiedere: vedevo che ogni tanto arrivava qualcuno e ci si infilava dentro, ma il movimento era così rapido che non c'era mai modo di vedere cosa vi fosse al di là
Il proprietario-gestore era un grassone-panzone dall'aspetto cinesoidi, nei tratti del viso e con un lungo codino di capelli intrecciati sulla nuca, per il resto calvo totalmente (o rasato)
Non ricordo quali fossero le mie mansioni lì
Forse ero il consigliere del grassone-panzone, anche se erano molte le cose che non sapevo o dalle quali ero tenuto all'oscuro

C'era una tizia, appena arrivata, che doveva essere valutata per essere assunta per servire ai tavoli gli avventori
Anche costei era di aspetto cinese. per quanto piuttosto alta 
Era vestita dalla vita in su in abiti tradizionali, con una blusa stinta e sformata che nulla suggeriva circa le forme sottostanti
Tuttavia, l'abbigliamento che copriva la metà inferiore del corpo era tutt'altro 
Indossava, infatti, una lunga gonna aderente con un vertiginoso spacco che faceva intravedere gambe lunghe ed affusolate, con i piedi che calzavano scarpe con tacchi vertiginosi 
Pareva che questa donna donna fosse stata assemblata partendo da due modelli diversi e totalmente divergenti
Il padrone del locale grassone-panzone sembrava non essersi accorto per nulla di questa contraddizione perché aveva osservato soltanto la metà superiore del corpo della donna
Io, invece, avevo guardato al tutto e mi ero concentrato in ultimo su quelle lunghe gambe che lo spacco consentiva di ammirare
Cercavo di convincere allora il mio datore di lavoro che la donna andava sicuramente assunta e che con la sua presenza gli affari del locali avrebbero tratto beneficio
E c'erano lunghe ed interminabili discussioni

Dissolvenza

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26 gennaio 2026 1 26 /01 /gennaio /2026 06:52

Ci fu cosa
Cascai addormentato
Dormii
Sognai
Non sognai
SOGNAI
Ma non ricordo nulla
Zero tagliato
Solo che mi mettevo 
alacremente all’opera
Ma solo questa impressione
Non cosa facessi o dicessi
Poi mi sono alzato
Mi sono guardato allo specchio
e ho visto uno, 
un vecchio a me estraneo
che mi guardava
Chi era?
Cosa voleva da me?
Me ne andai
Nulla volevo avere a che fare
con questa presenza disturbante 
Ma il Vecchio era sempre lì
che mi fissava,
pieno di sarcasmo 
ed anche di pena
Voleva forse dirmi qualcosa
di grave e di urgente 
Non so
Forse era questo il sogno
e voleva parlarmi 
d’un dialogo impossibile
con l’ombra 
con un mio alter ego decrepito 
prossimo venturo

Maurizio Crispi (25 gennaio 2026)

The old man (selfie di Maurizio Crispi)

Ho pensato al fatto che il giorno prima, durante la mia passeggiata mattutina con il cagnone io avessi incrociato un mio collega coetaneo, compagno di corso universitario, mentre si recava al mercatino a fare spesa. Camminava ricurvo, con andatura incerta e traballante, tutto imbiancato. Nel suo aspetto generale, mi è parso più morto che vivo. Mi sono sentito stringere il cuore per la pena, un sentimento che era indirizzato a lui, ma che - in definitiva - provavo anche per me.

Poi, di nuovo, ho sognato e ho ricordato qualche frammento sparso
Ero in una comunità per psico-pazienti
Qui, ero alle prese con la compilazione di carte, relazioni e moduli, per la dimissione di una paziente dopo un lunghissimo periodo di degenza
Era tutto posto, con un’unica anomalia: la paziente non c’era
Dove’era la paziente?
Nessuno lo sapeva!
Tutti la cercavano di qua e di là, di sopra e di sotto, persino sui tetti e nel più profondo scantinato
Mamma, ci siamo persi un paziente!
Ero in grandi difficoltà, perché pensavo che non si può dimettere il fantasma di un paziente e non sapevo come fare
Intanto, però, instancabile, continuavo a compilare i moduli
Poi, alla fine, la paziente ricompariva, senza tante spiegazioni
Era, la sua, una situazione psicopatologica, molto particolare, un po’ c’era e un po’ scompariva, disincarnandosi ed andando in un Altrove che nessuno di noi curanti conosceva o anche poteva lontanamente immaginare
Apparteneva, in fondo, alla categoria dei parapsicopazienti
Dopo tante ricerche, la paziente si era degnata di ricomparire ed era ora seduta su di una seggiola a ruote ospedaliera, perché è così che va fatta la dimissione di un paziente fragile
Io, a questo punto, finii di compilare i miei moduli e li consegnai alla madre della paziente, con la raccomandazione che, in caso di recrudescenza delle sue disincarnazioni, si presentasse con urgenza in Pronto Soccorso per attivare le. necessarie procedure di stabilizzazione molecolare profonda

 

*****
 

A proposito del primo stralcio sognante ho appena trovato queste considerazioni che mi sembrano calzanti e spunto di riflessione feconda, anche se il limite di essa è che è centrata esclusivamente sul proprio sè più profondo ed è meno orientata sulla dimensione relazionale che, invece, anche nelle fasi più tarde della vita può essere fonte di arricchimento.

"Non è facile invecchiare. Devi abituarti a camminare più lentamente, a dire addio a chi eri e a salutare chi sei diventato. È difficile questo compiere anni, bisogna saper accettare il tuo nuovo volto e portare con orgoglio il tuo nuovo corpo, e liberarsi delle vergogne, dei pregiudizi e della paura che portano gli anni. Bisogna lasciare che accada ciò che deve accadere, che se ne vada chi deve andare e che resti chi vuole restare. No, non è facile diventare vecchi, bisogna imparare a non aspettarsi nulla da nessuno, a camminare soli, a svegliarsi soli e a non essere sopraffatti ogni mattina dalla persona che vedi nello specchio, ad accettare che tutto finisce, anche la vita, a sapere dire addio a chi se ne va e a ricordare chi è già andato, a piangere fino a svuotarsi, fino a seccarsi dentro, per far crescere nuovi sorrisi, altre illusioni e nuovi desideri. " (Alejandro Jodorowsky)

Ma, al riguardo, è altrettanto significativa . forse più equilibrata - la riflessione pronunciata nel 2019 dall'allora novantaciqunne Clint Eastwood al cantante country Toby Keith, quando quest'ultimo gli chiese quale fosse il suo segreto per rimanere attivo e brillante alla sua età.

"Quando mi sveglio ogni giorno, non lascio entrare il vecchio. Il mio segreto è lo stesso dal 1959: tenermi occupato. Non lascio mai che il vecchio entri in casa. Ho dovuto trascinarlo fuori perché il tipo si era già comodamente sistemato, infastidendomi a tutte le ore, senza lasciarmi spazio per altro che non fosse la nostalgia. Bisogna rimanere attivi, vivi, felici, forti, capaci. E questo è dentro di noi, nella nostra intelligenza, attitudine e mentalità. Siamo giovani indipendentemente dall'età. Bisogna imparare a lottare per non lasciare 'entrare il vecchio'. Quel vecchio che ci aspetta stanco sul ciglio della strada per scoraggiarci.
Non lascio entrare lo spirito vecchio, il critico, ostile, invidioso, quell' essere che scava nel nostro passato per legarci a lamentele e angosce remote, traumi rivissuti o ondate di dolore. Bisogna voltare le spalle al vecchio mormoratore, pieno di rabbia e lamentele, privo di coraggio, che si rifiuta di credere che la vecchiaia possa essere creativa, decisa, piena di luce e protezione. Invecchiare può essere piacevole, e persino divertente, se sai come utilizzare il tempo, se sei soddisfatto di ciò che hai realizzato e se continui a mantenere l'illusione.Questo si chiama "non lasciare entrare il vecchio in casa
".

Queste parole colpèirono così profondamente il cantante da ispirarlo a comporre la canzone "Don't Let the Old Man In" (Non lasciare entrare il vecchio), dedicata al leggendario attore.

Muro a secco (immagine generata da meta AI)

(27.01.20226) Rimane solo un misero frammento di una struttura onirica ben più complessa
Ero in campagna e lì osservavo un muro a secco che, nel corso del tempo, avevo realizzato con le mie mani
Ne osservavo le pietre che lo costituivano, tutte ben incastrate tra loro  e le riconoscevo tutte come vecchie amiche, ricordando dove le avessi prese e la fatica e il sudore che mi erano costati, trasportarli sin lì

Quel che rimane del giorno

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22 gennaio 2026 4 22 /01 /gennaio /2026 06:43

Nelle ultime ore della notte
prima dell’alba,
rumuliamento di raffiche,
faldoni di pioggia fredda e stizzosa
Nessuno esce
Nessun si muove

Un unico cristiano in giro,
affiancato da un grosso cane nero
A tratti camminano
A tratti corrono
Il gelo fa schiattare le mani
Il vento ulula
come un lupo affamato

Presto!
Presto!
Correte ai ripari,
prima d’esser ghermiti dall’uragano!

Maurizio Crispi (29 gennaio 2026)

Pioggia al mattino prima dell'alba (foto di Maurizio Crispi)

Pioggia al mattino prima dell'alba (foto di Maurizio Crispi)

Alla Cala e al Molo Sud,
il giorno dopo il fortunale
Scampata é la tempesta
Odo augelli far festa
Panchinari appanchinati
Gatti sornioni
Cani pigroni ed anche neroni
Neuroni pigri
Nuvolaglia vagabonda
accompagna il calar del sole
e si accende di colorate nuance
Si sente anche il respiro del mare,
ed il metronomo del flusso e del riflusso
che fa oscillare gli scafi,
stridere le gomene degli ormeggi,
cantare le sartie
Ed io, osservando tutto questo oscillare,
e ascoltando il canto dell'onda,
sento insorgere incipiente il mal di mare

Una freccia imperiosa m'indica la strada,
sempre
Ed io la seguo con costanza
Grandi cetacei in cielo flottano verso Est
e rapidamente si fanno grigio-neri
per poi scomparire
nelle brume della notte
Siamo qui
Siamo noi
Siamo ancora noi
per un giorno ancora

Maurizio Crispi (22.01.2026)

Pensieri sparsi su Harry e dintorni

Refoli di vento stizzoso
fanno volare via le foglie
in mulinelli
e poi ricadono frusciando
Harry c’è
o non c’è?
Qualche ramaglia secca
é stata spezzata
ed ora ingombra la via
Niente alberi caduti
A tranciarli, in questa città,
ci pensano uomini ignoranti
guidati da funzionari
diligenti e altrettanto ignoranti
Per il resto, di Harry a giro
non ho visto null’altro
Magari Harry
ha incontrato la Sally dei suoi sogni
e s’é placato
É tutto per oggi

Maurizio Crispi (21.01.2026)

É arrivata la perturbazione
C’è la pioggia
e soffia il vento gagliardo
Allerta meteo arancione,
domani a Palermo
con scuole,
parchi e giardini pubblici,
impianti sportivi
tutti chiusi
per motivi di sicurezza

Maurizio Crispi (19.01.2026)

Uno sguardo vacuo
Il gesto sprezzante della mano,
un sorriso sghembo
Voci risuonanti
in antri cavernosi e freddi
Attraverso finestre
chiuse da sbarre di ferro ostile
s’intravedono scampoli di blu

Maurizio Crispi (19.01.2026)

Pensieri sparsi su Harry e dintorni
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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