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12 novembre 2021 5 12 /11 /novembre /2021 09:58
Nuvole dopo la pioggia (foto di Maurizio Crispi)

Le nuvole dopo la pioggia intensa di ieri e di oggi si sono diradate.
Della coltre grigia e opprimente di nubi basse rimangono delle nuvole sfilacciate inframmezzate da ampi squarci di cielo libero. Si intravede anche, nella luce evanescente del giorno, un rossore di ultimo sole.
Le nuvole residue si muovono lievi e vaporose, sospinte da un lieve venticello.

Da piccolo, guardavo incantato questa traslazione: per me, allora, quelle nuvole erano ferme, mentre il movimento era dovuto alla rotazione della terra.
Questo pensiero (che adesso posso solo definire ingenuo e da sempliciotto) mi riempiva di meraviglia, ma il fatto di avere una percezione visiva della rotazione terrestre (per quanto illusoria) e di sentirla, mi causava un repentino senso di vertigine, dandomi anche l'acuta percezione della mia piccolezza di fronte alla vastità del cosmo.

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10 novembre 2021 3 10 /11 /novembre /2021 07:10
Cercatori di tracce

Al nostro passaggio
lungo i percorsi della vita
disseminiamo tracce
Anche se, al tempo stesso,
di tracce siamo instancabili cercatori
I nostri geni ancestrali
sono sempre attivi
malgrado le decine di migliaia di anni di evoluzione
da cui veniamo

Disseminiamo tracce,
o le inseguiamo,
spesso deviando dal sentiero abituale
e volentieri avventurandoci
su percorsi poco esplorati,
troviamo qualcosa di prezioso,
per esempio una fonte d'acqua
che sgorga da un terreno pietroso
(come nella storia biblica di Noé),
acqua preziosa che allarga i confini
della nostra esplorazione

A volte,
più persone si trovano a viaggiare assieme
e anche loro
nel seguire le uste,
lasciano tracce e trovano cose:
i segni che essi scrivono
al loro passaggio
sono visibili solo a loro,
emergendo in filigrana
dallo sfondo uniforme
e sono tracce che connettono
e rafforzano l'unione e l'identità

Come nelle vie dei canti
degli aborigeni d'Australia
le tracce sono incise nel territorio,
ma mentre ciascuna via viene percorsa e cantata
da coloro che conoscono quel canto
-  e quel canto soltanto -
la via viene creata
e costantemente ri-creata
(e manutenuta)
e si rende possibile l'esistere del mondo

In queste vie dei canti
si può scorgere
sotto traccia
l’invisibile filo rosso
che collega in modo potente  
tutti coloro che le hanno percorse
Per effetto di questa connessione nascosta
gli scenari sovente cambiano
e si trasformano
Il mondo si rinnova
in un turbine di epifanie
pur rimanendo immutabile

 

(Palermo, 10 novembre 2021)

Cercatori di tracce
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9 novembre 2021 2 09 /11 /novembre /2021 11:03
Notte vicino all'alba, quando viene fuori il blu (foto di Maurizio Crispi)

Notte vicino all'alba, quando viene fuori il blu (foto di Maurizio Crispi)

La sostanza dei sogni
Sogno o son desto?
Non so

Sono vero
oppure sono soltanto
una fantasmagoria
un arabesco
una debole traccia
su di un evanescente fondale?
Anche qui, non so

Il sogno è uno stato altro di noi stessi

C'è tutta una vita segreta dei sogni
nelle quale ci immergiamo ogni notte
e dalla quale attingiamo a piene mani
ricordi e desideri,
talvolta paure profonde
e timori reverenziali

Percorriamo dei reami fantastici
per poi riemergerne,
portando indietro con noi frammenti e reperti,
come i pescatori di perle d'un tempo

L’abisso del sogno ci scruta sempre
con le sue strane creature:
mentre noi ne percepiamo soltanto
deboli riflessi,
loro ci conoscono a fondo

Noi siamo loro,
in definitiva,
ma senza saperlo a pieno

Siamo fatti della materia dei sogni
e della stessa sostanza delle stelle
ed è dunque impossibile dare una risposta
al sogno di Lao-Tzu
Chi sogna chi?
Chi sogna cosa?

La vita reale e il sogno:
una trama intessuta
di infiniti rimandi

 


(Palermo 9 novembre 2021)

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29 ottobre 2021 5 29 /10 /ottobre /2021 05:56
foto di Maurizio Crispi

Impenitente raccoglitor di immagini
ciò ch'io sono e fui

Cammino e cammino

Subito il mio occhio
si posa sul portento del cielo
nella limpida trasparenza
di due scatole di cartone a terra
mezze piene d'acqua della recente pioggia.

Poi, m'imbatto in una ripida rupe
sormontata da nubi pennacchiose,
outburst di romantica visione,

E ancora, dopo aver superato l'ennesimo invito
gigantografico
a non lasciare la cacca dei cani sui marciapiedi,
ecco, meraviglia delle meraviglie,
ritorno a contemplare la poltrona del gigante,
intelaiatura di rattan,
seduta e spalliera
di vimini intrecciato
Il gigante-orco oggi non c'è
E' fuori sede
Dopo essere stato a lungo seduto
intonando la sua lugubre litania
Ucci, ucci, sento odor di cristianucci
s'è alzato ed è andato a fare una passeggiata
per sgranchire le sue membra rattrappite
Dove si sarà recato?
Magari è andato a far visita
sin dentro al centro vaccinale della Fiera
e a cercare lì lauti pasti
di cristianucci vaccinandi
Sì, al gigante piace mangiarseli
crudi e vaxinati, anziché no
Trova che essi siano dei bocconcini più gustosi,
col pepe del vaccino appena inoculato

Cosa trovo, poscia,
andando un po' più in là?

Prima un minaccioso annuncio di morte,
ingabbiato
e quindi, pure questo dietro ad una gabbia,
il banner d'una premiata ditta
che provvede alla rimozione capillare dei peli di cane dalle abitazioni
per farne maglioni e gilet
per padroni di cani nostalgici
che desiderano continuare ad indossare l'odore
(e il pelo) del loro caro animale,
estinto

Infine m'imbatto
in un angolo d'altri tempi

Una vera ciliegina sulla torta
E' un portone d'antica fattura,
solido e robusto,
acceso d'una bella tonalità rosso mattone
che dà accesso a quello che un tempo fu
un asilo rurale
Ma qua di campagne non ce ne sono più da tempo
Soltanto palazzoni e cemento
L'asilo rurale è solo una reliquia,
una traccia appartenente di diritto
al registro del buon tempo andato

Strattonato dai cani,
traballante e incerto,
con gambe malferme,
come una marionetta malmessa,
sono infine arrivato a casa,
con un bel bottino di immagini,
di impressioni ed emozioni

Qui ho scritto quasi tutto ciò che ho visto,
pur con delle affabulatorie licenze,
ma ciò che conta per essere vitali
è che gli incontri casuali
con oggetti e persone
attivino il senso della meraviglia
Senza di questo,
vita e speranza
languiscono e muoiono

 

Foto di Maurizio Crispi

 

La mia passeggiata con cani del 28.10.2021

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20 ottobre 2021 3 20 /10 /ottobre /2021 17:17
Camminando sotto la pioggia (foto di Maurizio Crispi)

Che dire?
A volte sento l’urgenza di dire qualcosa, anche se non so esattamente cosa. È come dire in un immaginario dialogo:
Andiamo!
Dove?
Non so!
E quindi?
Andiamo! L’importante è andare, anche se non sai dove arriverai mai, seguendo la strada che hai imboccato.
E allora, spostando questa conversazione ad in ambito diverso, credo che anche per la scrittura sia così! Ti viene l’urgenza di scrivere e non sai bene cosa vorresti scrivere.
Eppure ti metti a scrivere lo stesso giusto per vedere dove ti portano le parole.
A volte, in queste circostanze, è sufficiente scrivere una sola parola e questa ne trascina subito molte altre con sé in direzioni che non avresti reputato possibili. In alcuni casi, quella prima parola è come il filo di lana che sporge da un maglione, tu lo tiri e il lavoro a maglia si disfá, man mano che continui a tirare.
Oggi piove e piove
Si potrebbe quasi dire che siamo sott’acqua
Uscita con i cani ridotta al minimo
e, ciò nonostante e pur imbacuccato in un K-Way,
mi sono ritrovato del tutto intriso di pioggia
Rispetto ai giorni passati, soste più prolungate davanti al PC a spulciare vecchi scritti e a metterne in forma uno nuovo.
La mia notte è stata apparentemente senza sogni e con un sonno profondo pur con i soliti, frequenti, risvegli.
Visto il malo tempo ho dedicato più tempo al cucinare e ho preparato una zuppa di lenticchie e altri legumi. Non per vantarmene, ma è venuta davvero deliziosa e me ne sono mangiato ben due porzioni…
Notte opaca, senza letture negli intermezzi.
Ed ecco che ho appena finito di scrivere quattro c@@@@@e in croce, per la mia delizia…
Credo di avere appena meritato un bel pollice verso.
La foto l’ho scattata a Villa Sperlinga nel pieno della pioggia mattutina, quando mi sono avventurato fuori con i miei due fidati compagni Flash&Black.
Cuori di cane: riguardando quanto ho scritto, mi chiedo perché abbia scritto alla fine “cuori di cane”.
Mumble mumble…

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6 ottobre 2021 3 06 /10 /ottobre /2021 11:38

Nubifragi
Pioggia e vento

Siamo sott’acqua

Ombrelloni e tavoli
trascinati via
da acque torrentizie

Fulmini e tuoni,
tregenda

Ho sognato questa notte

Ero seduto ad un tavolo all’aperto
in compagnia di uno sconosciuto

Alzavo gli occhi dal piatto
e vedevo che mio figlio grande
s’era seduto di fronte a me
Anche lui mangiava,
lo sguardo in basso,
in silenzio
Non dava segno di essersi accorto di me
Io mi adeguavo
E anch’io non manifestavo
alcuna reazione alla sua presenza
inattesa

Siamo indifferenti l’uno all’altro,
come sconosciuti in treno
o come navi che s’incrociano nella notte,
solcando un mare nero

Poi, all’improvviso,
come se niente fosse stato,
prendiamo a parlare,
ricatturando il filo d’un discorso
da lungo tempo interrotto

Le stranezze della Vita,
insomma

Ci sediamo di nuovo accanto
uno all’altro
a guardare le stelle,
a cercare il Grande Carro
e il cacciatore Orione

E guardando la volta celeste
i nostri occhi
si riempiono di meraviglia

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3 ottobre 2021 7 03 /10 /ottobre /2021 15:08
Sempre più alienati e avulsi dalla realtà
Sempre più alienati e avulsi dalla realtà
Sempre più alienati e avulsi dalla realtà
Sempre più alienati e avulsi dalla realtà

1. Per molti, troppi,
il mondo è per intero dentro lo schermo dello smartphone
Di rado – ciò si osserva sempre più di frequente -
gli usatori compulsivi dello smartphone riescono a staccarsene
I tempi di utilizzo aumentano a dismisura
Se si guardano gli altri, in contesti sociali,
si vede che per la maggior parte lo smartphone lo tengono in mano,
come se ormai fosse un'appendice della mano
una specie di increscenza in cui carne, plastica e metallo si fondono
oppure se è riposto in una tasca si può osservare
che una mano nervosa scende a cercarlo per compulsare lo schermo
e verificare se sono arrivate nuove notifiche
Il prossimo passo potrebbe essere quello
di consentire ad alcuni, se lo desiderano
di farsi impiantare direttamente nel corpo un sistema di telefonia mobile
con tutti gli annessi connessi
con la possibilità di proiettare i contenuti sulla superfice di speciali occhiali
che quindi fungerebbero da display
e di inviare il sonoro direttamente alle orecchie
il tocco delle dita sullo schermo potrebbe essere sostituito da altri tipi di comandi
Ma del resto ci siamo quasi a questa ulteriore rivoluzione.
Ho visto, camminando, dei grandi manifesti pubblicitari
che promuovono gli “smart eyewear”,
occhiali di nuova generazione che consentono di connettersi,
di rispondere alle chiamate, di ascoltare la musica:
si calzano questi occhiali e si hanno tutte le funzioni dello smartphone
che rimane nella tasca, probabilmente connesso attraverso bluetooth
Dunque, arriveremo presto agli impianti bionici:
il passo da fare è decisamente breve.

 

2. Sono tristi le scene in cui persone camminano per strada
con gli auricolari saldamente infitti nelle orecchie
e gli occhi incollati al display
talvolta sono immersi in una conversazione
talaltra guardano qualcosa
un notiziario,
un film,
ascoltano della musica su youtube o su spotify o anche un canale radio
oppure una diretta streaming o un podcast
Non si accorgono di nulla, di ciò che capita loro attorno
non vedono, non sentono, non percepiscono
Un’auto potrebbe piombare in corsa su di loro,
un masso o un albero cadere sulle loro teste.
Il loro senso di prossimità
tanto prezioso per scampare a certi pericoli ambientali è annullata
dalla cascata di dati che li pervade
L'altro giorno una passeggiatrice dicane se ne stava seduta
su di un basso muretto al Giardino Inglese
il cane sciolto e libero di fare ciò che gli/le pareva
Lei con il gingillo in mano e lo sguardo incollato al display
Ma che razza di passeggiata con il cane è questa?
uno che porta il cane a spasso dovrebbe guardarsi attorno
godere dell'aria fresca del mattino,
ascoltare il cinguettio delle prime voci canore degli uccelli,
guardare gli altri,
bearsi del mondo che si risveglia
occuparsi del proprio cane,
vigilare per evitare che il proprio cane parta a gran carriera appresso ad un gatto
e, invece, no,
questo starsene chiusi nel display formato carta da visita del proprio telefono

in una beata ignoranza di tutto il resto

Non uno sguardo al mondo di fuori.

Che differenza c'è, a questo punto, con lo starsene seduti dentro una caverna buia
e solo il telefono come tramite con la realtà?

Provo una viscerale antipatia per tutto questo.
Quanto stiamo perdendo?
Quanto abbiamo già perduto?

Alcuni dicono che non si può fermare il progresso,
anche se il progresso di cui parlano costoro è quello commerciale,
fatto di un'interminale costruzione di neo-bisogni.
Se perdessimo in un attimo tutti gli orpelli della modernità,
ci renderemmo rapidamente conto che di essi
non ne sentiamo alcuna mancanza.

 

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28 settembre 2021 2 28 /09 /settembre /2021 07:14
La mia maglia bucata

L’altro giorno una mia cugina mi ha fatto notare che sul fronte della T-shirt che indossavo c’era un buchetto.
E mi ha detto che sarebbe il caso di non metterla più. Ha aggiunto: “Vada per i jeans strappati e rammendati. Quelli vanno di moda e nessuno ci fa caso” (i miie jeans, logorati, in alcuni punti erano stati più volte rammendati).

Devo ammetterlo: il vestiario non è mai stato tra le mie priorità. Mia cugina si preoccupa, quando mi vede - secondo lei - trasandato e, se capita, mi redarguisce bonariamente.
Ormai la voce di spesa "vestiario" l’ho definitivamente accantonata e vivo soltanto di ciò che mi ritrovo a casa, comprese felpe e pantaloni che, negli ultimi anni, avevo comprato per mio fratello e rimasti praticamente nuovi.
Ma una T-shirt con il buco?
Di solito le maglie più logorate le riciclo per la notte oppure per il lavoro in campagna. E poi alla fine me ne sbarazzo.
Invece, questa in particolare ho continuato ad usarla come maglia “buona” malgrado i buchetti di cui sono consapevole.
Perché?
Ci ho riflettuto un po’ su.
Ecco la risposta. Per lungo tempo la mamma continuó a comprare gli indumenti per mio fratello e, quando lo faceva, per un criterio di equità comprava qualcosa per me. Non qualcosa di sostanziale, più che altro di valore simbolico. Poi smise, perché smise di andare per negozi, quando capì che questo tipo di cosa la stancava troppo.
E, quando lei me lo chiedeva, andavo io a comprare qualcosa per mio fratello. Mentre lei, come fanno spesso le persone anziane, smise di aggiornare il suo guardaroba (peraltro piuttosto fornito).
Ecco, questa T-shirt, di un bel Verdone scuro, con delle scritte sul davanti, fu uno degli ultimi capi di vestiario che lei mi compró.
Forse, proprio per questo, continuo a considerarlo come un indumento “buono”, malgrado i buchetti. Per lo stesso motivo continuo ad usare il sopra di un pigiama di flanella che mia madre acquistò per me, quando andai a stare a Milano per la specializzazione: di fatto è tuttora uno dei miei preferiti.
È così che vanno le cose, per me.
Giusto o sbagliato che sia.
Nel social dove ho postato queste considerazioni ho avuto delle rassicurazioni e trovato dei sostanziali incoraggiamenti.
Non sono solo, e saperlo è tanto.

Possiamo dire che noi amanti delle vecchie maglie con i buchetti, ma ancora buone - si potrebbe dire "vintage" -, siamo degli incorregibili giurassici, veri e propri dinosauri in via di estinzione in una cultura non cultura che privilegia il ricambio velocissimo di oggetti (e, purtroppo, anche persone) e l'usa-e-getta. E succederà che "quando fra tremila ci ritroveranno fossilizzati, gli archeologi si chiederanno perchè indossavamo vecchie maglie bucate 😂" (il virgolettato è un commento della mia amica AR, riportato da FB).

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23 settembre 2021 4 23 /09 /settembre /2021 12:33
Il fotografo fotografato (foto di Gabriel Crispi)

Come al solito il sabato mattina sono andato al ParkRun Uditore, dove ho fatto le foto.
Una giornata afosa, benchè la temperatura fosse un po' più bassa.

La batteria mi ha tradito: pensavo che fosse ben carica e invece era agli sgoccioli e poi si è esaurita del tutto.

Perttanto per non lasciare delusi tutti quanti, corridori e staff, mi sono dovuto arrangiare con l'I-phone.

Poi, ciao ciao a tutti e nel caldo spesso e appicicoso me ne sono andato.

Poi, sono stato a casa tutto il giorno. La casa mi divora: ogni volta che ci entro dentro, non riesco quasi ad uscirne più.

Per farlo occorre un forte sforzo di volontà che il più delle volte mi manca, complice qualsiasi pianificazione rispetto ad eventuali attività esterne.
Sono solamente uscito all’imbrunire per far passeggiare i cani.
Ho guardato un film tipo thriller.
Ho letto come sempre da diversi libri.
Ho dormicchiato, disteso sul divano, lasciando il cuscino intriso di sudore.
Ho scaricato le foto del mattino e le ho pubblicate
Non ho proferito una sola parola a voce alta, durante tutto il giorno.
Ho ascoltato il fragore del silenzio, attorno a me.
È come se fossi un naufrago che trascorre le sue giornate su di un’isola deserta.
Cosa fare per superare l’impasse?
E' una domanda oziosa, accademica.
L'ho messa lì perchè dopo aver detto della mia giornata, era giusto interrogarsi.
Ma so che tornerò a leggere altri libri, a scrivere i miei post e i miei articoli, a fare i miei lavoretti in campagna, a scalzare pietre dal terreno armato di palanchino e di mazza e di piccone, a costruire muretti e scalini, a dormicchiare, a guardare i film su netflix, a fare passeggiare i cani, a rimuovere la loro merda sublime e a scattare le foto di ciò che vedo.
Viaggiare: non se ne parla nemmeno. Mi sembra un tempo lontanissimo, quello in cui viaggiavo: lo guardo come attraverso un cannocchiale messo al contrario; tutto si è fatto piccolo e remoto, come se non mi appartenesse più.
Un orizzonte perduto.

 

La notte ho fatto un sogno, eccolo di seguito:

1. Arrivo nel cortile di casa,
da cui sono assente da molti anni

In un angolo la pavimentazione di cemento è tutta sfondata
e dal profondo della terra
emerge un cactus biancastro,
come se per troppo tempo fosse rimasto nascosto,

lontano dalla luce
Il cactus non tende verso l'alto
ma ha assunto un andamento strisciante
Un cactus albino, sì: ecco come appare
Tempo fa salvai da un cassonetto un grosso tronco di euforbia cactus
lo misi in un vaso
accanto alla saracinesca del mio box
S'arripigghiò alla grande
ed ora è alto, svettante e ramificato
Ha quasi raggiunto il balcone del piano rialzato che,
dal lato del cortile,
è all'altezza di un primo piano
Il cactus trovatello é in buona salute,
anche se di rado lo abbevero
Penso talvolta che le sue radici siano penetrate
al disotto dello strato di cemento
e che in questo modo la creatura tragga
nutrimento e tutta l'umidità necessaria
Tornando al sogno,
mi ritrovo a pensare che il cactus albino
si sia sviluppato da alcuni pezzi di tronco tagliati,
buttati lì e mai rimossi,
Mi sembra strano tuttavia accreditare quest'ipotesi,
il tronco sembra troppo massiccio e tozzo
e sembra possedere una parte ancora più possente
ancora sommersa dentro la terra spaccata da cui emerge
Potrebbe essere parte di un dinosauro
che si è risvegliato e preme per uscire,
oppure la mostruosa Godzilla
che si è riscossa.

2. Mi trovo a camminare in un territorio di periferia
assolutamente deserto e squallido,
strade strette e completamente chiuse da alti muri che impediscono la vista
E' un labirinto, di fatto: mi ritrovo più volte
a ripercorrere gli stessi passaggi
e i miei percorsi mi riconducono sempre
ad un grande cancello spalancato
e su uno dei piloni si legge
inciso su di una targa di marmo: "Pineidon"
nient'altro, ma io capisco che si tratta
di una casa di riposo per anziani.
La prima volta che mi sono trovato davanti a questo cancello
ne ho varcato la soglia con timore;
superando un'ampio spazio deserto e senza piante a decorarlo
sono penetrato in un ampio vestibolo
le pareti rivestite da marmi bianchi
e, sulle superfici asettiche e fredde,
targhe commemorative
che illustravano al visitatore le caratteristiche del posto
Leggendo qua e là,
scoprivo che il luogo era una casa di riposo per anziani
Ma tutto possedeva la freddeza e l'asetticità dell'obitorio
nel quale, per quanto sia tenuto sempre pulito,
ristagna sempre un lieve odore di putrefazione e di morte
Scappavo via a gambe levate
per riprendere le mie divagazioni nel dedalo di stradine
ma il modo in cui il labirinto era disegnato
mi riportava sempre a quell'orribile camera mortuaria.
Arrivavano altri,
anche loro prigionieri del labirinto,
ma ancora inconsapevoli di ciò
e dunque ancora in possesso d'una speranza incorrotta
Mi univo a loro,
speranzoso di poter trovare una via d'uscita.
Ma niente! Più e più volte,
arrivavamo sempre a quel punto morto,
al cul de sac di quella camera fredda e gelida

(dissolvenza)

Palermo, il 26 settembre 2021

 

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19 settembre 2021 7 19 /09 /settembre /2021 16:20
Mosca (da https://ilbolive.unipd.it/it/news/pensieri-mosca-dalla-testa-storta)

Cammino e, intanto, una mosca fastidiosa mi ronza attorno alla testa. La creatura ha viaggiato con me per un paio di chilometri.
Mi è stata appresso per tutto il tempo, intrecciando voli attorno a me.
Che fastidio! Una autentica nuisance, come direbbero gli anglofoni si madre lingua.
Ogni tanto, assordato da un ronzio troppo vicino, mi sono ritrovato a calarmi una potente smanacciava sull’orecchio o sulla fronte, nell'inutile tentativo di sopprimerla.
Ahi! Ahi!
Gli occasionali passanti, vedendomi intento in una simile ginnastica, si saranno sbellicati dalle risate e, in più,  si saranno ritrovati a pensare che io potessi essere un folle autolesionista che cammina percuotendosi con voluttà, oppure una nuova specie di flagellante per estrema fede religiosa.
La mosca è stata costante: solo quando sono arrivato al cancello di casa, é svanita di colpo.

Come se non ci fosse mai stata, tanto da lasciarmi nel dubbio che fossi stato sotto l'effetto di un'allucinazione zoomorfa

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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