Sono cotto
Sono stanco
Sono stracotto
Ho dormito financo
E adesso son sveglio
Son fiacco
Son moscio
Sbadiglio
Sbadigli grassi e profondi
Ma non é più il tempo di dormire,
bensì quello
per ricordare,
per pensare,
per leggere,
per scrivere
Non so cosa sarà domani,
cioè oggi
Intanto pensiamo all’adesso
Il momento presente non esiste
poiché un’attimo prima era ancora
il futuro che ci attende
e subito dopo scivola
già nel passato
Quindi l’adesso
é di continuo costretto ed eroso,
inafferrabile,
transeunte
É istantaneo e sempre sfuggente
come un attimo fuggente
Possiamo solo esercitarci
per amplificare,
dilatandola il più possibile,
l’esperienza dell’hic et nunc Cogli l’attimo! Del doman non c’è certezza!
Di là, c’è chi sta dormendo
I miei ritmi di sonno veglia
sono sempre diversi e inconciliabili,
ma va bene così
Mi accingo a partire per un viaggio e ci sono i miei due figli con me
Sono tutti e due piccoli d'età, uno dei due appena un po’ più grande dell’altro (e non c'è la differenza di età che c'è tra l'uno e l'altro nella realtà).
C’è la loro madre (un'unica madre), ma è un personaggio inerte
Sono (siamo) a Londra
Sono appena tornato dall’avere sbrigato le ultime pratiche ed incombenze, ma prima ero anche andato a fare una specie di check-in per i due ragazzi e per me
Ritorno a casa di premura (il tempo stringe) e devo predisporre in gran fretta una borsa che contenga tutto quello che ci possa servire durante il viaggio, inclusi i biglietti
La preparazione del bagaglio risulta essere un incubo
I minuti corrono via tirannici e il mio affaccendarmi sembra non porti ad alcun risultato
Le mie azioni sembrano prive di efficacia
Il volo è previsto per le 11.00 e sono già 9.30
I ragazzi nemmeno sono a casa (ma quando ritornano?)
Mi affanno a raccogliere tutto ciò che possa servire , ma ci sono intoppi
Le cose non entrano tutte nella borsa
Alcune mancano e, per quanto mi affanni a cercarle per ogni dove, non spuntano fuori
Non riesco a trovare tutto ciò che mi serve
Poi mi accorgo che mi mancano i titoli di viaggio, compresi i tre piccoli coupon che mi hanno consegnato quando ho fatto il check-in
Poi, i ragazzi tornano a casa, ma la loro presenza non mi è di aiuto
Anzi, mi intralciano
Freneticamente, tiro fuori tutto il contenuto della borsa, la rimetto dentro, faccio la conta, ma manca sempre qualche cosa
Dio mio!
L’orologio corre inesorabile e sono già le 10:15!
Finalmente mi sembra di avere tutto quello che mi serve
Siamo già sul pianerottolo dove c’è una tizia addormentata per terra che mi intralcia
Sarà strafatta? Sarà ubriaca? O sarà una sfrattata?
Ma anche là sul pianerottolo comincio a sistemare le cose nella borsa, a tirarle fuori, a rimetterle dentro, senza sosta
Un vero casino
Nel mentre Gabriel si addormenta, anche lui sul pavimento
A posto siamo!
Decido di lasciare qualche cosa, per alleggerire la borsa
Non so se tornerò più in questa casa,, quindi non ho idea alcuna se le cose che lascio potrò mai recuperarle
La borsa sembra, per varietà e quantità delle cose che ci stanno dentro, il gonnellino di Età Beta
Finalmente, mi pare di avere tutto ciò che mi serve. Potrei forse pronunciare la fatidica frase e cioè che "sono pronto", anche se non si può mai essere pronti del tutto
E affermo con foga, a voce alta, che dobbiamo affrettarci ad andare in aeroporto
Per far ciò dobbiamo ancora prendere la metro metropolitana ed essendo oquesto orario di punto sarà un bel problema muoverci fluidamente e senza inciampi.
Sono già le 1030
L’aereo parte alle 11.00
Penso che, a questo punto, possiamo solo sognarcelo di poter partire
Ma sento anche confusamente, quasi istintivamente, che in qualche modo potremmo farcela
Adesso ho anche i coupon del check-in stretti in mano, li metto in una tasca esterna della borsa per averli poi a portata di mano
Mi accorgo però che i tagliandi appartengono a compagnie aeree differenti e dunque sono relativi a voli diversi
E mi interrogo: cosa sarà mai successo?
Ero sicuro, in verità, che avremmo viaggiato assieme, sullo stesso aeromobile!
Comunque andiamo, affrettiamoci, di sicuro in aeroporto riusciremo a risolvere anche questo problema
Sono ottimista!
Guardiamo al bicchiere mezzo pieno!
A Palermo, dopo il Festino,
comincia veramente
l’estate balneare e vacanziera
La città si svuota,
si fa un po’ più silenziosa,
meno inquinata forse
Anche se gli strombazzatori al volante
imperversano sempre
con la loro tracotanza,
con loro clacsonate
imperiose e irrispettose
Take It easy!,
vorrei dir loro,
che fretta avete di arrivare all’inferno?
Mi annoiano
Mi fanno incatsare
Li devo subire anch’io
che pure vado a piedi
Screanzati al volante!
Bulli al volante!
Le loro clacsonate selvagge
rendono il caldo torrido
più insopportabile che mai
Ti danno la sensazione
di vivere in un paese senza speranza
Sono stato rintanato in casa
per gran parte del giorno,
dopo aver eseguito alcune incombenze
in giro con la bici
Alla fine ero affaticato e accaldato
Mi sono dedicato alla lettura e al riposo
nella frescura ombrosa di casa
Non c’è niente di meglio,
quando fa caldo
e quando la gente ti è insopportabile
con i suoi modi sguaiati e prepotenti
Nel tardo pomeriggio,
alla mia uscita finale con il cane,
ecco che soffiava un vento del Sud
caldo come un phon acceso
Ma, in alcuni tratti,
per strane alchimie topografiche,
il suo ansito diventava
fresco e piacevole
e dava refrigerio,
un refrigerio illusorio, purtuttavia,
breve e istantaneo
come un singolo respiro
Succedeva particolarmente
in alcuni incroci
e ho pensato che questo refrigerio
fosse soltanto un’illusione
procurata da un demone o da un jinn
- come lo si voglia chiamare -
per convincerci che all’inferno
non ci siamo ancora
Parlavo, io,
e dicevo cose sagge e sapienti,
ma chi ero io
per poter dire che io stessi dicendo
parole sapienziali e di verità?
Intanto, mentre parlavo,
cedevo ai desideri della carne
e a me stesso dicevo,
questa volta in silenzio,
con parole mute,
Occorre prudenza
Occorre sobrietà
Il predicatore per primo
é tenuto a praticare
le virtù di cui predica
Mi sono svegliato
nel bel mezzo d’un sonno
profondo e ristoratore
e ho pensato che fosse bello
ciò che stavo sognando,
anche se non ne ricordo una cicca
Questo, però, lo ricordo
che c’era un’antica città di pietra
con un grande giardino, al suo centro,
odoroso di essenze,
percorso da viali delimitati
da secolari siepi di bosso
La cittadina era costruita
sulla cima della montagna
ed io mi inerpicavo
lungo esoterici percorsi,
per conquistarne la cima
e lì tenere il mio discorso
Ero, nel sogno,
il Vecchio della Montagna,
Gesù e Maometto,
Joseph Smith,
tutti e nessuno
E questo è tutto
Gli altri dettagli
sì sono fatti evanescenti
e poi sono svaniti
senza lasciare tracce o indizi
2. Cuntastorie
In un sogno raccontavo di me stesso
e delle mie imprese mirabolanti
Di tutti gli astanti polarizzavo
un teso ascolto sul mio narrare,
ed anche occhi vivi,
piena attenzione,
ed ero contento di questo
Mi sembrava anche di esagerare,
giacché condivo i miei racconti,
li arricchivo,
li infioravo di cose mai accadute,
aggiungendo rubini e topazi
al piombo e al ferro più prosaici
Ma, sotto sotto,
un pizzico di verità c’era sempre
Facevo il contastorie
Mi mancava solo la chitarra
e il tabellone dipinto a colori vivaci
Se li avessi avuti,
sarei stato perfetto nel ruolo
Ero come Odisseo che racconta
dei suoi viaggi ad Alcinoo
e alla sua corte
o come Sindbad il Marinaio
perso nella rievocazione
dei suoi mirabolanti incontri
Erano molti quelli che mi ascoltavano,
intenti e affascinati
Tra essi anche alcuni del posto
dove in questi giorni lavoro
Succedevano anche tante altre cose,
ma queste le ho dimenticate
Dissolvenza
(L’immagine illustra il V viaggio di Sindbad, quando avviene l’incontro con lo spaventoso uccello Roc)
Ho visto anziani
muoversi a piccoli passi frettolosi
con la testa china
Ne ho visto altri procedere lenti
con il supporto di un deambulatore
E ce ne sono altri ancora
che non escono più di casa
e se ne stanno seduti
tutto il santo giorno
con le mani tremolanti
posate in grembo,
gli occhi appannati dalla cataratta
oppure in piedi, immobili,
davanti ad una finestra,
intenti a guardar fuori sino a sera,
senza in realtà vedere alcunché
E altri ancora esiliati,
estromessi,
abbandonati
nelle case di riposo
dai nomi più fantasiosi e accattivanti,
A Casa di Peppa,
La Grande Famiglia Sagrada,
Il Focolare
L’Arca di Noé
Le Lantane
La Gioia dei Nonni
La Fonte della Felicità
Sole e Luna
Insieme per l’Eternitá
Suprema Gioia
Shangri-La del Nonno
Sovraffollate
Malsane
Letti stipati
e via il comodino
perché non c’è spazio
E i residenti storditi da farmaci,
prescritti a piene mani,
con generosità sospetta,
perché se no si alzano troppo,
chiedono troppo,
ma anche impastoiati nei pannoloni
perché i pochi badanti presenti
non fanno in tempo ad accompagnarli
al bagno quando hanno bisogno
É meglio tenerli in posizione orizzontale, clinostatica, questi anziani,
in un’immobilità che già li mette
in prossimità con la Morte
e che li trasforma in corpo morto,
prima che siano davvero morti
Altri vengono crudamente legati
alla carrozzina a ruote
e lì lasciati per ore
Immobilizzati nel letto o sulla sedia a ruote,
loro urlano e si lamentano,
e danno motivo a chi si occupa di loro
di sedarli ancora di più
I badanti non vogliono essere disturbati;
e in più il rapporto badanti/assistiti
è nettamente a sfavore dei primi
Luoghi non-luoghi
queste case di riposo!
Luoghi di spoliazione dell’individualità!
Micro-lager legalizzati, insomma!
Che barbarie!
Che tristezza!
Dove è finita la nostra umanità?
Non fate agli altri
ciò che non vorreste
fosse fatto a voi
Ho sognato che partecipavo
ad una riunione condominiale
Non mi pareva di riconoscere la maggior parte dei presenti
Attorno a me, percepivo solo facce ostili
cupe
chiuse
Che ci faccio qui?
Cosa vogliono da me?
Ero a disagio
Si parlava di quote condominiali
non riscosse,
di deficit del bilancio,
di piani di rientro per i morosi
Io dicevo che già stavo pagando
ratealmente, con solerzia
Tutte le facce degli astanti,
all’unisono,
si volgevano verso di me,
erano facce mute,
totalmente lisce,
senza lineamenti,
senza occhi
senza bocca
senza naso,
come quelle dei manichini
Eppure mi fissavano
e m’incutevano timore
Forse avrei dovuto starmene zitto,
pensavo
Forse ho parlato troppo!
Meglio dire poco,
piuttosto che molto!
Ma qual é il limite
tra il poco e il molto?
Come si fa discriminare
e a sapere?
Occorrono astuzia,
senso dell’opportunità
e machiavellici accorgimenti,
pensavo,
tutte virtù
di cui io sono privo
Sempre parlo e straparlo,
quando invece quella boccaccia
che mi ritrovo
farei meglio
a tenerla chiusa,
ben sigillata
O forse dovrei trasformarmi
io stesso
in sfingeo manichino!
Ogni giorno un extracomunitario, probabilmente asiatico, pelle molto scura, bianca barba profetica, si accomoda su questa sedia pieghevole davanti all’ingresso della farmacia di via Ludovico Ariosto, a Palermo, proprio accanto alla libreria "Punto Einaudi", di cui sono frequentatore e cliente.
Per ore se ne sta seduto lì paziente e chiede un obolo a tutti coloro che entrano ed escono dalla farmacia, ma anche ai passanti.
É gentile nel suo chiedere, non invadente e neppure aggressivo, come invece si connota di frequente il comportamento di altri questuanti.
È una presenza assidua
Non si può non notarlo
Quando si ritira nei suoi quartieri (e mi chiedo: dove abiterà mai? Avrà una sua famiglia? Un suo posto?) la sedia la lascia legata alla balaustra un po’ sbilenca che delimita i posti auto riservati agli acquirenti della farmacia.
Non avrebbe senso, in fondo, portarsela a casa e fare avanti e indietro con quel carico!
È più pratico lasciarla lì, pronta per l’uso, il giorno dopo. In fondo, è il suo strumento di lavoro, ma - d’altra parte - chi potrebbe mai voler rubare una vecchia sedia?
Mr Arancino. Buona la prima! Ecco cos'ho avvistato questa mattina! C'era questo tipo enorme obeso, proprio un pacchione, un ciccione di grossa stazza, tutto proteso in avanti Ho pensato, in prima ...
1. Cammino in autostrada
C'è un ingorgo, auto a tappeto a perdita d'occhio
Cammino nella prima corsia, incolonnato
Ovviamente ci sono i furbi che passano a velocità in corsia di emergenza, fingendo di essere sotto emergenza, quindi con tutti i lampeggianti accesi
Io sono infinitamente disturbato da questi individui che si credono furbi, che fanno i furbi e che se ne fottono
Ma sono pochi - per fortuna - quelli che fanno i furbastri (ma sono pur sempre tanti, purtroppo!)
In questi casi è forte per me la tentazione di camminare occupando parzialmente la corsia di emergenza, giusto per restringere il transito, pronto a rientrare; nel caso che arrivi veramente un mezzo di soccorso.
Arriva in corsia di emergenza uno con una macchina appena un po' più larga e a causa del mio modo di posizionarmi, non ha il transito libero.
Comincia a fare come come un pazzo, a suonare, a lampeggiare con gli abbaglianti. Perché non lo faccio passare? Subito?
Comportandosi da bullo, il tizio richiede impellentemente il soddisfacimento di un suo “diritto inalienabile”, quello di non essere ostacolato se vuole fare lo spavaldo e il bullo al volante, in barba a quelli che procedono ordinatamente in fila
A malincuore mi sposto lievemente per consentirgli il transito, anche se il mio desiderio più profondo sarebbe quello di continuare ad ostacolarlo (niente di personale, ma sì!)
Lui finalmente, anche se di misura, può passare e al passaggio dal posto di guida mi grida violenti improperi e sferra un violentissimo pugno contro il mio finestrino chiuso, per poco mettendolo a rischio di rottura e se ne va santiando e imprecando.
Un vero fuori di testa DOC!
Mi sono ricordato di una volta, tanti anni fa, quando in analoghe circostanze, nel bel mezzo di un ingorgo bestiale, un camioncino che non poteva passare lungo la corsia d'emergenza, ha cominciato a spintonarmi perché mi levassi di mezzo.
Sì, il mondo è proprio pieno di pazzi e di criminali!
2. Poco dopo, cammino in strada statale, ho abbandonato l'autostrada allo svincolo di Villabate e percorro il tratto di strada verso via Messina Marine:
In questo segmento di strada il limite di velocità di 30 kmh.
La strada è buia, scarsamente illuminata, poichè i lampioni sono fuori uso.
Cerco di attenermi alla velocità prescritta, ma anche l'andare piano è funzionale al fatto che non vedo nulla e tempo di investire un ciclista o un pedone.
Arriva un'auto e mi si piazza dietro.
Il guidatore comincia a lampeggiarmi con gli abbaglianti e a clacsonare come un ossesso.
Vuole forzarmi ad andare più veloce
Anche costoro - quelli che cominciano ad ossessionare i guidatori a loro modo di sentire lenti ad andare più veloce - sono dei criminali esecrabili
In che mondo viviamo?
3. Un'anziana signora con deambulatore sta attraversando una strada cittadina, accompagnata da due un po' meno agè.
Arriva un auto che è costretta a fermarsi a causa del lento transito della donna anziana.
Il guidatore si spazientisce di dover attendere e comincia a fare risuonare il clacson in modo ripetuto e ossessionante.
Anche in questo caso, vedo prepotenza e violenta inciviltà di modi
Sembra che compiere le infrazioni sia un diritto inalienabile.
Guai a chi si mette sulla mia strada - dice l'infrattore a se stesso, ma lo grida al mondo con gli strumenti acustici e luminosi di cui dispone
Quando tanti anni fa ho fatto la scuola guida mi insegnarono che il clacson si adopera solo in casi di effettivo pericolo e in nessun altra circostanza, salvo quando non si a prescritto lungo strade particolarmente tortuose per segnalare la propria presenza, in mancanza di adeguata visibilità.
Oggi, sempre di più, il clacson e i fari abbaglianti, vengono utilizzati come strumento intimidatorio, di prevaricazione e di aggressione, per non parlare dell’utilizzo feroce degli abbaglianti, delle ingiurie e degli improperi
Questo è un mondo dove non mi piace vivere.
Bulli al volante
Folle vocianti
Fumi e gas di scarico
Ingorghi interminabili
e labirintici
Piazze, strade e spiagge
stipate di gente
alla ricerca di divertimento che è, in realtà,
solo stordimento
Musiche a tutto volume,
consumi,
orgia ed ebbrezza di consumi di ogni genere
Il consumismo consuma e logora
Non vuole persone
che siano presenti a se stesse e pensanti
Il consumismo produce solo scorie
Cumuli di rifiuti
Detriti ferrosi
Polveri tossiche
Degrado entropico fuori controllo
Assenza di azioni virtuose
Atrofia totale di senso civico
Perdita del senso di comunità
L’occhio mio
Non ha mai riposo
Forse per questo
Mi muovo costantemente
Tra casa e campagna
E preferisco non mettere mai il naso
Fuori dai recinti confortevoli
e dalle mie due isole felici
Me ne sto meglio
nel mio piccolo giardino
con i miei libri
con le cose che mi piacciono
con le mie piccole consuetudini
Via dalla pazza folla
Via dai prepotenti folli
Via dai pazzi al volante
Via dai bulli
Via dalla ressa
Via da tutto
Sono in viaggio alla guida di una macchina sportiva, tipo una Lamborghini o una Maserati, di quelle auto dove c’è spazio solo per il guidatore e un passeggero, scomodissime, e dove ti sembra di essere seduto a terra, tanto sono basse
Ricordo che mi sono dovuto fermare per fare rifornimento
Scendevo dall’auto, lasciandola parcheggiata vicino all’erogatore di benzina e andavo alla struttura vicina, un market con servizi di ristorazione, dove c’era grande movimento, poiché era scomparso un bambino e tutti erano accorsi per iniziare una grande ricerca collettiva
Parlavo con qualcuno, forse con qualche ragazzino, compagno o amico di quello scomparso
Chiedevo notizie, mi informavo
Poi tornavo all’auto che non era più dove l’avevo lasciata
Entravo in ansia al pensiero che l’avessero portata via poiché avevo lasciato le chiavi attaccate al cruscotto
Ma no!
Qualcuno l’aveva semplicemente spostata perché ingombrava il passaggio
Ed ero lì parcheggiata un po’ più lontana rispetto a dove io l’avevo fermata
Salivo in auto, riflettendo quanto fosse stretto e scomodo l’abitacolo, ma non c’era granché da fare: era questa la situazione e bisognava fare buon viso e cattivo gioco
Ripartivo senza fare benzina, benché il motivo iniziale di quella sosta fosse stato proprio il bisogno di fare il pieno
Al volante dell’auto mi dirigevo di nuovo nella direzione da cui ero arrivato, ma imboccavo una stradina secondaria che non conoscevo
Vedevo in lontananza la via principale intasata all’inverosimile di autovetture
La strada che percorrevo, invece, era disagevole, piena di buche oltretutto
Temevo di distruggere la mia auto con la scocca troppo bassa per un fondo stradale di questo tipo
A un certo punto, vedendo nella distanza che il traffico della via principale che avrei raggiunto di lì a poco era totalmente bloccato (non si muoveva più una foglia e si era formato un tappeto di vetture che si stendeva a perdita d'occhio), decidevo di fermarmi per fare una conversione ad U e poter così tornare indietro, sui miei passi e sulle mie tracce
Mi accorgevo che i comandi non rispondevano bene al tocco dei piedi: e che, soprattutto, i freni non reagivano adeguatamente, come se non ci fossero del tutto
Riuscivo a manovrare comunque, approfittando di un grande slargo, e riprendevo il cammino nella direzione opposta
Mi accorgevo che da una strada laterale iniziava a venire fuori un grosso mezzo agricolo, tipo una trebbiatrice, del tutto incurante del segnale di stop e dell’obbligo di dare la precedenza
Il suo muso, grande, grosso e alto quanto una casa sporgeva sempre di più ed io già mi prefiguravo, in una manciata di secondi, l’impatto violento, poiché i freni non rispondevano in alcun modo
Alla fine, mentre i miei piedi freneticamente si agitavano, muovendosi tra freno e frizione, senza nemmeno accorgermene, mi ritrovavo a premere con forza l’acceleratore e l’auto con un ruggito, spinta dalla forza propulsiva dei suoi 300 cavalli schizzava in avanti e riusciva a passare proprio per un pelo, scongiurando l’impatto
Ecco due sognucoli, che mi ero dimenticato di riportare qui nel blog e che risalgono ad un anno addietro esatto.
Li avevo soltanto resi visibili nel mio profilo facebook
(2 luglio 2023) Ho sognato che sarei dovuto andare a processo per aver compiuto un reato
Casco dalle nuvole. Il reato di cui mi si accusa non è ben indicato nei documenti che mi sono stati inoltrati o notificati; non so di cosa si tratti
Poi vengo a sapere qualcosa di concreto
Avrei partecipato - così mi dice il mio difensore d’ufficio - al furto d'un enorme orologio che adornava la torre campanaria d'una città in Spagna.
L’avvocato mi chiede di spiegargli il perché di questo gesto, non capisce
Io gli dico che sono stato un fesso
Ho soltanto incontrato due miei conoscenti che mi hanno trascinato in questa loro impresa
Non ho fatto materialmente nulla
Sono stato soltanto a guardare
Non ho fatto però nulla, del pari, per impedire loro di portare a termine il gesto criminoso
L’avvocato mi dice che la mia difesa é piuttosto debole
Verrò egualmente incriminato e processato
non solo in Italia, ma anche in Spagna,
dove il reato è stato originariamente compiuto
“Ma si rende conto?”
Ed io:
“Avvocato, ha ragione! Sono stato un fesso! Anzi un fessacchione! Un vero pinnazzuolo!”
L’avvocato scuote la testa.
“Avvocato, ce la farò a venirne fuori?”
E’ questo il mio ultimo grido prima che mi portino via in manette
(3 luglio 2023) Dei tecnici informatici
vengono per sistemare il computer
da cui lavoro abitualmente
e per rendere più sicuro
l’accesso ai diversi programmi che contiene
Io stesso sono andato a cercarli
da qualche parte
e, per arrivare al posto dove si trova il PC,
abbiamo dovuto fare un lungo viaggio
in un van
per poi fermarci
in un vasto spiazzale deserto
ad una estremità del quale
c’è un emporio
dove rivendono hardware e software
Qui c’è una calca immensa
Tutti vogliono comprare qualcosa
Mi faccio strada a gomitate
e arrivo al banco
per chiedere ciò che mi serve
L’intervento dei tecnici è efficace
Le password nuove sono impostate
Ma nemmeno io le ricordo più
dopo che se ne sono andati
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.