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20 dicembre 2022 2 20 /12 /dicembre /2022 12:40
Monte Pellgrino (Palermo), visto da Cardillo - foto di Maurizio Crispi

Viaggio con poca roba,
l’essenziale, come un antico globe-trotter 

 

Dopo un’intera giornata
arrivo in vista d'una vetusta cittadina di mare,
turrita e circondata da possenti bastioni,
Inespugnabile
Scendo dall’auto e mi dirigo 
verso la spiaggia, 
portando con me solo lo zaino
con il necessario e i libri
e una copertina di pile rossa 
La spiaggia è cosparsa di sdraio,
a disposizione di chiunque,
nessun obolo è richiesto
Mi accomodo su una di esse 
e riposo,
godendomi l’anaclitico momento,
il sole sulla pelle,
il suono della risacca e di voci smorzate,
il sentore di salsedine e di alghe
lasciate scoperte dal ritrarsi della marea
Me ne sto seduto a lungo
inseguendo con gli occhi
le nuvole che galoppano nel cielo,
i cercatori di molluschi che vagano
qua e là sulla battigia,
e i costruttori di castelli di sabbia
Ma guardo anche la cittadina imponente 
con i suoi edifici secolari di pietra scura
Penso che dopo aver riposato,
prima di prepararmi al bivacco notturno,
la visiterò e scatterò anche qualche foto 


Mi incammino dunque,
zaino in spalle e copertina arrotolata sotto il braccio,
addentrandomi nel cuore della cittadina,
dopo aver superato le sue difese,
bastioni di scarpa e controscarpa, 
torrioni e fossati 
Poi riesco dall’altra parte
e mi ritrovo a camminare
attraverso una vasta distesa sabbiosa
resa ondulata da piccole dune steppose,
quando all’improvviso 
uno stormo di cavalieri su cavalli e cammelli
quasi sorgendo dal nulla
viene verso di me al galoppo
Per buona sorte,
nessuno di loro mi travolge
É una meraviglia essere circondato
da questo turbine di movimento e colore
e grida e incitamenti
e la polvere che si leva 
creando una nube cotonosa


Ma si fa il tempo di far ritorno
alla mia casa ambulante 
per dormire


Chi sa se riuscirò a ritrovare la via!
Lancio un ultimo sguardo immalinconito
alla città fortificata,
prima di andare

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18 dicembre 2022 7 18 /12 /dicembre /2022 10:22
Aleph

Ho sognato che ero con mio fratello,
lui seduto - come sempre - nella sua carrozzina
Per terra accanto a noi
c’era posato un sacco oblungo, nero,
fatto d'un materiale spesso e solido,
attraversato nel senso della sua lunghezza
da una grossa cerniera lampo
A guardarlo bene, 
aveva la foggia di un sarcofago

 

La presenza di questo oggetto misterioso
ci bloccava

 

Non facevamo che osservarlo,
quasi polarizzati,
come se non ci fosse nient’altro da guardare

 

A quanto pare, dovevamo partire,
di lì a poco,
per un viaggio in auto,
ma non saprei dire verso dove

 

Cercavo di caricare la sacca oblunga
sul tetto della macchina
ma non riuscivo bene,
dovendo fare tutto da solo
Mio fratello, dalla sua carrozzina,
taceva oppure mi incoraggiava 
con scarne parole,
che apprezzavo,
senza tuttavia trarne beneficio
nell'espletamento del mio compito
La sacca era ingombrante e, in più,
non offriva una facile e salda presa
Era come se fosse piena di un qualche materiale incoerente,
come sabbia o patate
Ero goffo nei miei tentativi
Quando, a fatica, ero riuscito 
ad issare un’estremità dell’involto
e mi accingevo a sollevarne l’altra metà, 
la prima cascava per terra
e mi ritrovavo punto e da capo
Se provavo a sollevare l’oggetto dalla sua parte centrale,
ecco che le due estremità rimanevano in basso
senza che riuscissi a issarle

 

Hopeless! 

 

Durante queste manipolazioni e sforzi e forzate,
accompagnati da grugniti e varie vocalizzazioni,
la cerniera ad una delle sue estremità cedeva e s’apriva,
rivelando il contenuto della sacca
Appariva un volto
ed era quello di nostro padre, con gli occhi chiusi
Il volto scarno, 
scurito sulle guance e sul mento
dalla crescita di una barba non fatta,
un colorito grigio-cenere il suo,
ed era immoto
Aveva un tatuaggio strano
tutt’attorno al pomo d’Adamo sporgente,
raffigurante forse una lettera d'un alfabeto di un altra lingua

 

Turbato, perché non ricordavo che mio padre
avesse mai avuto un solo tatuaggio in vita,
guardavo meglio
e mi pareva di riconoscere quella lettera

 

Ed era l’aleph

 

 

Aleph

L'aleph è la prima lettera dell'alfabeto fenicio e la prima lettera dell'alfabeto ebraico.

In origine la sua forma assomigliava a una testa di bue stilizzata, aleph significava infatti "bue".L'א deriva quindi dal glifo egizio che rappresentava una testa di bue.

Successivamente in seguito ad una rotazione della lettera, connessa col variare del senso della scrittura, le due "corna" del bue sono diventate le due "gambe" della A stampatello.

Nella scrittura ebraica le lettere venivano anche impiegate come cifre, e ad aleph spettava il valore numerico di 1.

Le lettere presentano anche un forte significato simbolico: il Sefer haBahir afferma che essa esisteva già prima dell'"esistenza" della Torah.

Ulteriori interpretazioni simboliche si basano su di un'analisi della forma della lettera. Graficamente l'aleph (nella sua grafia odierna, diversa da quella antica) si può immaginare formato da due Yod connessi da un Waw.

Nel sistema numerico ebraico la Jodh vale 10 e la Waw vale 6. Dalla somma totale si ottiene il numero 26, che è pari alla somma del valore numerico delle lettere che compongono il nome divino, YHWH; infatti la Yod come precedentemente detto vale 10 più due He del valore di 5 e il Vav con valore di 6 (10+5+6+5 = 26).

Aleph rappresenta anche l'inizio (dell'alfabeto e della numerazione), e pertanto viene connessa ad Adam («uomo e donna li creò»), la più "nobile" creatura di Dio: il nome Adam inizia proprio con aleph (cfr. anche Messia).

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13 dicembre 2022 2 13 /12 /dicembre /2022 11:15
Selfie con mascherina tardiva (foto di Maurizio Crispi)

Come sempre i sogni introducono elementi di stranezza e stravaganza

 

Qui sono in un grand hotel 
per partecipare ad un convegno

 

Ma forse i lavori si sono già svolti
o io non vi ho più partecipato
Forse sono in procinto di partire,
ma indugio ancora a parlare con mia madre
(eccola che di nuovo è venuta a trovarmi!)

 

Le dico dei miei piani di viaggio
quando lascerò l'albergo
Forse lei verrà con me
Sarà una cosa comoda
perché sono arrivato
in questa località con la mia vecchia auto,
niente stress, niente tour de force

 

All’improvviso mi rendo conto
che si è fatto tardi 
e che ho superato di gran lunga
l’orario per il rilascio delle camere
Mi affretto alla volta della cammara 
perché temo d’incorrere in una sanzione
o di avere addebitato il costo ulteriore d'un intero giorno

 

Quando arrivo trovo la porta spalancata
Entro trafelato e comincio subito
a ripiegare gli indumenti e a selezionare 
quelli che dovrò indossare alla partenza

 

Ho poche cose
Sono davvero leggero per questo mio ultimo viaggio

 

All’improvviso sono pervaso da un senso di straniamento
Mi guardo attorno e mi rendo conto che la stanza è eguale,
eppure diversa
Il letto matrimoniale che troneggiava al centro di essa
è stato rimosso
Davanti ad un piccolo desco addossato a una parete
c’è seduta una mia collega di un tempo
che sta scrivendo al computer portatile,
ma è girata di spalle e non ha dato il benché minimo segno
di aver notato la mia presenza
I casi sono due:
o io sto invadendo lo spazio personale della mia collega antipatica di un tempo,
oppure è stata lei ad entrare di prepotenza nella mia stanza,
indesiderata ospite
Capace! Rapace!
Ma non dico nulla e mi chiudo 
nel mio carapace
cercando di finire il mio lavoro di riordino
e sistemazione il più rapidamente possibile
Rimango silente,
come Albus Silente:
è possibile che sia io nel torto
E dunque lasciamo perdere


E poi è meglio che mi affretti
Devo partire per quest’ultimo viaggio
con la mamma
che mi aspetta giù nella hall
e avverto un'intensa nostalgia

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11 dicembre 2022 7 11 /12 /dicembre /2022 07:22
Fuoco che arde moltiplicato (da una foto di Alessandra Leone)

1

Ho sognato che sognavo
Nel sogno dovevo fare qualcosa
e non ci riuscivo
Ma non ricordo altro
Devo andare oltre
Ultreya, ultreya!
Fuori il vento ulula
Non la smette mai
Ulula alla luna
La luna risplende nel cielo
in uno squarcio tra le nubi naviganti
Facebook mi ricorda 
che, esattamente un anno fa,
pioveva fitto e faceva freddo
Tutto ritorna
Adesso sono stanco
e mi va di dormire
ancora un po’

Ho coperto la mia testa con un ampio mantello
per escludere del tutto la luce
Mi sono addormentato, dopo poco,

pur avendo la sensazione di essere sempre sveglio

Selfie multiplo (foto di Maurizio Crispi)

2

Ho sognato che tornavo a casa mia
C’erano tanta confusione e molta gente,
persino sul pianerottolo in cima alle scale
Mi pareva che fosse una qualche riunione familiare: 
vedevo anche molti bimbi
intenti a giocare
Entravo in casa, portandomi appresso una piccola poltrona che era stata lasciata davanti alla porta
Con questo mio carico
entravo nella stanza adibita (tuttora) 
a mio studio
Anche quest’ambiente era stipato di persone
In fondo, accomodato in una delle due poltrone, c’era mio zio Aldo
(che non è più)
Lo zio mi diceva che
avrei dovuto comprare
- visto che si avvicinava il tempo delle festività -
tante copie di uno stesso libro
(di cui mi diceva il titolo
che però non comprendevo
a causa del brusio delle tante persone presenti),
In modo che non avremo dovuto avere
l’imbarazzo di scegliere un dono per ciascuno
Annuivo, pur non avendo compreso il messaggio nella sua interezza,
ma non volevo dispiacere lo zio
che non vedevo da tanto tempo
e arretravo per uscire dalla stanza
il cui affollamento aveva cominciato a causarmi
un senso fortemente claustrofobico
Arretrando, riportavo con me 
quell’insulsa poltroncina
che non avevo avuto modo di utilizzare
Entravo nell’appartamento accanto
(che è quello dove abito adesso)
e anche qui trovavo tanta confusione 
e molta gente
Sentendo un forte bisogno di urinare, 
m’infilavo subito nel bagno più vicino all’ingresso
É eguale a quello di sempre, eppure diverso
Provo un senso di straniamento
mentre esamino tutte le piccole differenze, 
come nel gioco in cui ci sono due vignette del tutto eguali (apparentemente)
e uno deve trovare le differenze tra l’una e l’altra
Intanto, distrattamente, apro la patta
e tiro fuori il pene,
anche se lo straniamento ha rallentato
l’urgenza di prima 
Faccio cadere un oggetto ignoto per terra 
Mi chino per raccoglierlo, 
augurandomi che non si sia rotto
Rovisto con le dita sul pavimento
e non lo trovo più 
Mi sposto verso il WC, 
già con l’uccello al vento
e mi posiziono per urinare
Nel mentre giro la testa
verso la vaschetta da bagno
con annessa doccia
che si trova sulla mia sinistra
per accorgermi, sbigottito,
che dietro la tenda della doccia,
solo in parte tirata,
c’è un volto femminile
che mi guarda
strabuzzando gli occhi
Io trasalgo e nemmeno comincio
la mia minzione liberatoria
L’imprevista presenza sortisce un effetto inibitorio
Mi sento confuso e in totale imbarazzo
Rinculo, afferro a tentoni la maniglia 
della porta e vado via, vergognoso
Il volto della donna mi era sconosciuto
Non so chi sia
Che si tratti di un’ospite di cui ignoro l’esistenza?
Proseguo verso le camere da letto
e qui incontro la mamma
(anche lei non la vedo da molti anni)
Questo incontro mi procura
un immediato senso di sollievo
e con voce rotta dall’emozione
prendo a raccontarle l’accaduto
Ma quel volto con l’espressione sbigottita
non lo dimenticherò tanto presto


(dissolvenza)

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10 dicembre 2022 6 10 /12 /dicembre /2022 07:15
Selfie multiplo (foto di Maurizio Crispi)

Sognavo di essere impegnato a costruire uno scenario,
fatto di architetture e personaggi
Non so per conto di chi
o se fosse una mia impresa

 

C’era anche una grande terrazzo-attico
piena di grandi piante in fioriere enormi,
In pieno rigoglio
Pareva che lassù 
ci fosse una foresta
degna dei giardini di Babilonia
E c’era perfino un bel cavallino roano
che trotterellava fiero
andando su e giù i terrazzamenti 
di cui era fatto quell'Eden pensile,
mediante robuste rampe di tavole di legno
che rimbombavano cupe
sotto i suoi fieri zoccoli
Mi preoccupavo,
guardando quell’audace cavallino,
chiedendomi se - nell’ardore del suo trotto -
non potesse finire oltre il parapetto,
precipitando nel vuoto
Poi, scacciavo questo pensiero triste
dalla mia mente, 
non consentendogli di scalfire
la contemplazione della bellezza

 

Intanto, continuavo nel mio lavoro
sul quale aleggiava il maleficio 
lanciato da uno stregone 
secondo il quale
- quando avessi finito di svolgere
il mio compito -
io stesso sarei stato trasformato
per sempre
In un personaggio dei cartoni animati,
appiattito in due dimensioni
Questa mia sorte segnata
era di continuo dilazionata
da numerosi intoppi e imperfezioni del mio lavoro
che mi costringevano ad azzerare tutto
per ricominciare tutto daccapo
in un infinito processo
Ero impegnato in un lavoro
che era come il fare e il disfare
di una tela di Penelope 
che mi consentiva di posporre
il tempo fatidico
dell’ineluttabile trasformazione

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9 dicembre 2022 5 09 /12 /dicembre /2022 08:55
Tripartito (foto di Maurizio Crispi)

Sono In un antico paesello tra i monti 
e Il mio compito è condurre delle pecorelle al pascolo 
(saranno quelle di Tarling Street?)
Ci sono delle persone del posto
che mi guardano immobili
i volti sfingei,
sguardi neri come di ossidiana,
mentre cerco di radunare il gregge
Black il cane fedele è con me
e corre alacre da una pecorella all’altra
(Cane e pecorelle assomigliano tanto
ai personaggi di Shaun the Sheep...)
La faccenda va per le lunghe
Ci sono degli intoppi 
(come sempre, quelli non mancano mai)
Non riusciamo a partire

Con un grosso pezzo di gesso
(o è un tizzone semicarbonizzato che ho preso dai resti un faló
ormai spento?)
traccio a terra il percorso che dovremo fare per arrivare al pascolo
Poi scrivo con grossi caratteri irregolari:
“Forza, pecorelle mie, quando arriveremo a questo punto, sarà passata la china”
(non nel senso che ha nel proverbio
Calati juncu ca passa ‘a china)
Le pecorelle continuano a starsene per i fatti loro,
incuranti del mio messaggio
Avanti u peri cu issu 
cu issu 
cu issu e senza issu

I contadini antichi e i pastori mi guardano
enigmatici e non favellano
Non comprendono il mio darmi da fare
e affannarmi così tanto
Loro capiscono solo il linguaggio dei fatti,
non quello delle intenzioni
o delle azioni non efficaci


Poi, mi ritrovo all’interno di una delle case del paese
Qui devo compilare i moduli F24 per il pagamento della TARI
ma sono inceppato
un contadino del posto mi guarda 
anche lui con il volto impassibile,
intagliato di rughe,
gli occhi ridotti a due sottili fessure
Gli dico se può procurarmi del pane buono e del cacio fresco
e portarli sino a casa mia, 
In modo che poi io possa predisporre
il pane cunzatu da portare ai miei amici di città come dono
Il contadino annuisce solenne
Prende i miei soldi ed esce di scena
Anche io dopo un po’ me ne vado 
senza aver concluso nulla


Affanculo la TARI!


Ma prima di andar via
adocchio dei libri
poggiati su di uno sgabello
Attirano la mia attenzione
per via delle loro copertine colorate, 
li esamino solenne
Questo non c’è l’ho!
Anche questo mi manca!
Li prendo e li porto via con me


Amen!

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7 dicembre 2022 3 07 /12 /dicembre /2022 09:23
Atmosfera onirica (foto di Maurizio Crispi)

Faccio un viaggio, attraversando dei luoghi e facendo delle soste qua e là 
Sono stato ingaggiato come scrittore fantasma
con il compito di scrivere una storia emozionale dei luoghi che osservo e che vivo
Sono però luoghi che ha deciso lo scrittore vero
Io opero per suo conto,
seguendo una scaletta predefinita
pur avendo la licenza di compiere piccole variazioni
Il mio è esclusivamente quello
di raccogliere sensazioni ed emozioni
Sono come un cercatore di location per i film,
ma ciò che devo raccogliere sono gli stati emozionali,
i turbamenti e le fluttuazioni d'animo,
insomma tutto ciò che si sperimenta,
esponendosi a luoghi, a situazioni, ad eventi
Ricordo ad esempio la straniante bellezza
della spuma bianca di onde che si infrangono a riva
e il sottile velo dell’acqua dell’alta marea che giunge a lambire i miei piedi scalzi
Parlo con molte persone
Raccolgo impressioni
Sono sempre con un Moleskine con copertina nera in mano
e prendo instancabili appunti 
su tutto ciò che mi colpisce

 

Poi, più avanti, sono ad un ufficio postale
per fare un pagamento
Anche qui mentre aspetto che si smaltisca la coda 
osservo e annoto
Adocchio una splendida mantella impermeabile con cappuccio,
double-face, abbandonata,
Mi ripropongo di portarmela a casa
e cerco di capire se davvero sia stata dimenticata
Ad ogni buon conto mi ci seggo vicino
Intanto arriva un dipendente delle poste
e mi avvisa che c’è un pacco in consegna per me
Mi porge un dispositivo nel quale - mi dice - io dovrò digitare il mio pin
Quale? faccio io, allarmato, Ne ho tanti!
Quello che corrisponde a questo dispositivo, fa l’impiegato accigliato
Prendo la macchinetta in mano 
e l’esamino 
È un dispositivo complicatissimo,
pieno di bottoni e di led, e con due diversi display
Non mi raccapezzo
Vado per tentativi, prova ed errore
E ogni volta il dispositivo si blocca
L’impiegato si spazientisce, 
perché ogni volta deve resettare l’apparecchio
Infine, mi sembra di avere identificato il pin più papabile
e, dopo molti tentativi falliti,
finalmente lo digito corretto e la macchina da l’ok
“A questo punto, però, mi fa l’impiegato,
per oggi abbiamo concluso, perché il plico glielo potrò consegnare solo domani.
Adesso si è fatto tardi e il deposito è chiuso!”
Se ne va e io rimango frastornato a maneggiare la mantella che vorrei portarmi via
Mi chiedo anche cosa dovrò fare per ricevere il pacchetto domani
Non ho alcun modo di contattare l’impiegato responsabile della procedura
Mi rendo conto di non avergli chiesto un qualsiasi riferimento al pacchetto
o il suo numero di telefono
Mentre questo pensieri mi si agitano in testa,
mi rivolgo agli utenti presenti che tuttora fanno la loro brava coda,
la quale procede a ritmo lentissimo
Mi trovo ad Improvvisare un discorso,
una vera concione da arruffapopolo
Gli altri mi guardano esterrefatti, ma poi pendono dalle mie labbra
“È mai possibile, dico, che per qualsiasi cosa noi facciamo
ci debba volere un pin oppure una password, o quell'infernale spid?
Dobbiamo sempre penare per ricordare tutti questi numeri e cifre e lettere ballerini!
Ci stanno avvelenando la vita, questi qua.
Insorgiamo uniti contro questo abuso!”
Chiedo ai presenti di improvvisare una votazione per alzata di mano
per capire in quanti siano d’accordo con me
e poter dar vita ad un movimento neo-luddista
Persino la direttrice dell’Ufficio postale
che si è portata sull’uscio della sua stanza, sentendo tutto il trambusto,
applaude alle mie parole, piena di convinzione
E tutti alzano la mano a mio favore!
C’è l’ho fatta!
Ma ora rimangono da risolvere molti altri problemi in sospeso
Nell’immediato cerco, di appallottolare la mantella double-face
per infilarla nello zaino e poterla portare via
Almeno per oggi qualcosa ho trovato!
E riporto a casa anche un quaderno fitto di appunti

Bringing it all back home


(dissolvenza)

Cose che mi succedono di notte
Cose che mi succedono di notte
Cose che mi succedono di notte
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5 dicembre 2022 1 05 /12 /dicembre /2022 10:34
Selfie multiplo

Ho sognato che partecipavo ad un piccolo banchetto in onore della Regina Elisabetta
Di questo consesso io ero l’animatore indiscusso
Ero il narratore di cunti
Ero il comico scoppiettante
Ero il trasformista, alla maniera di Ridolini
Ero l’escapista come il mitico Houdini
Ero il Giullare,
il Jolly sardonico
ed anche il Jack-in-the-box
Ero istrionico e scoppiettante 
Infrangevo spesso l’etichetta,
suscitando sovente imbarazzo nei compunti servitori,
ma sovente ilarità nei commensali
che attorniavano il tavolo per accorrere ad ogni piccola esigenza di ciascuno dei commensali
Per esempio, facevo spesso cadere i calici dell’acqua e del vino, rovesciandone il contenuto sulla fine tovaglia
Ero seduto a capotavola, anche in ciò in contrasto con l’etichetta
La Regina, invece, era stata fatta accomodare, al centro di uno dei lati lunghi,
attorniata da pomposi personaggi, forse i suoi dignitari
Raccontavo storie e cercavo di catturare l’attenzione della Regina
A volte ci riuscivo, altre no
Barcollavo, ma non mollavo
Non demordevo
Tiravo fuori sempre nuovo argomenti con caleidoscopica foga
Gesticolavo con altrettanta foga
Cos' facendo, rovesciavo i calici dell’acqua e del vino
Infine, riuscivo a catturare la totale attenzione di Sua Maestà,
quando soddisfacevo una mia curiosità a lungo covata,
ponendole la domanda se avesse mai letto “La sovrana lettrice” di Alan Bennett,
un romanzo breve in cui entra in scena lei stessa
nei panni d’una curiosa e ironica lettrice
La regina fa un sobrio cenno della testa, come a dire Sì,
ma il suo sguardo è sorridente e compiaciuto
Io allora comincio a raccontare la trama di quel piccolo romanzo, ma faccio confusione
Non la ricordo più tanto bene
Mi sfuggono molti dettagli
Mi impappino e tartaglio
Devo infrusare e addobbare
Ma ciò nondimeno la Regina è più che soddisfatta e contenta
ch'io abbia ricordato al consesso quest’opera
Mi guarda adesso con interesse e attenzione, ed anche con simpatia,
mi par di capire
C’è qualcosa che brilla nel fondo dei suoi occhi
Non temo questa Regina
Non é una folle isterica come la Rossa Regina di Cuori di Alice 
Con questa Regina si può parlare e dialogare
Penso che potrei diventare il suo narrator di cunti preferito

 

E poi non ricordo altro
Mi sono svegliato 
ed ero nel mio letto
giù nel Kansas, 
proprio lì a Kansas City!

 

————————————
 

La regina di cuori, in una recente versione cinematografica

La Regina diventò di porpora per la rabbia e, dopo di averla fissata selvaggiamente come una bestia feroce, gridò: – Tagliatele la testa, subito!…
– Siete matta! – rispose Alice a voce alta e con fermezza; e la Regina tacque.
Il Re mise la mano sul braccio della Regina, e disse timidamente: – Rifletti, cara mia, è una
bambina

Alan Bennett, La sovrana lettrice, Adelphi

Alan Bennett, La sovrana lettrice (nella traduzione di Monica Pavani), Adelphi, 2007

 

(Nota di copertina) A una cena ufficiale, circostanza che generalmente non si presta a un disinvolto scambio di idee, la regina d'Inghilterra chiede al presidente francese se ha mai letto Jean Genet. Ora, se il personaggio pubblico noto per avere emesso, nella sua carriera, il minor numero di parole arrischia una domanda del genere, qualcosa deve essere successo. Qualcosa in effetti è successo, qualcosa di semplice, ma dalle conseguenze incalcolabili: per un puro accidente, la sovrana ha scoperto la lettura di quegli oggetti strani che sono i libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus a chiunque incontri sul suo cammino. Con quali effetti sul suo entourage, sui suoi sudditi, sui servizi di security e soprattutto sui suoi lettori lo scoprirà solo chi arriverà all'ultima pagina, anzi all'ultima riga.

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4 dicembre 2022 7 04 /12 /dicembre /2022 11:05
Altavilla nel cuore di una bufera (foto di Maurizio Crispi)

Nell'ombelico d'una bufera,
tutt’attorno nubi scure
e piovaschi che offuscano la visuale

 

Qui, invece, é tutto fermo

 

Le nubi si sono diradate

 

S’affaccia perfino un raggio di sole 
Calma innaturale
Siamo nell’occhio del ciclone
dove tutto sembra fermo

 

Poi, ogni cosa si rimette in movimento turbinoso
E arrivano violente raffiche di vento
che piegano le cime degli alberi
e agitano le loro chiome
in una danza indemoniata 
Le foglie volano via,
si ammassano e poi
ripartono in turbini vorticanti
Poi, anche questo passa
Lontano sul mare
s’intravede la traccia tenue di un arcobaleno

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30 novembre 2022 3 30 /11 /novembre /2022 10:21
Selfie (29 novembre 2022) - foto di Maurizio Crispi

Ho sognato che ero in attesa di partire per un viaggio
C’erano infiniti preparativi,
c’era sempre qualcosa fuori posto,
c’era un lungo filo di cotone 
pendente dai uno dei miei indumenti
che avevo cercato di rammendare alla buona
Era un filo grosso ed intrecciato,
quasi una cordicella fatta di tante anime
Lo toglievo via o qualcuno mi aiutava in ciò 
Ma il filo ritorto poi rispuntava da qualche altra parte
e di nuovo cercavo di liberarmene,
all’infinito

 

Poi, ogni tanto, dovevo tirare l'acqua
su dal pozzo con un secchio
sino ad un recipiente che avrei dovuto riempire
una secchiata alla volta
Il secchio era fissurato sul fondo
e nel tragitto tra i due punti
si svuotava quasi del tutto all'infuori di poche gocce
Ma dovevo continuare questa fatica di Sisifo,
all'infinito

 

Non partivo mai
Non era mai tempo
Ero come arenato
Non era mai il tempo di morire
Invece, ero condannato a vivere
in attesa
in un tempo sospeso

Tempo di vivere, tempo di morire
Tempo di vivere, tempo di morire
Tempo di vivere, tempo di morire
Tempo di vivere, tempo di morire
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Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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