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“Coyote vs. Acme” è stato realizzato in tecnica mista (live-action e animazione) nel 2026, diretto da Dave Green.
Vi si racconta di una causa legale per danni mossa da Willy il Coyote contro la ACME Corporation, l'azienda produttrice dei bizzarri e fallimentari gadget usati nel disperato tentativo di catturare Beep Beep.
In inglese, il nome di Coyote è Wile E. che si pronuncia esattamente come la parola inglese wily, che significa "astuto", "scaltro" o "furbo", mentre il cognome Coyote indica semplicemente la sua specie. Il nome è quindi una scelta fortemente ironica: il personaggio viene definito "l'astuto Coyote", ma, nella realtà, i suoi piani falliscono continuamente a causa dei gadget difettosi e della sua stessa sfortuna.
Il film è basato sulla sceneggiatura scritta da Samy Burch, James Gunn e Jeremy Slater, che si é ispirata all’articolo umoristico di Ian Frazier pubblicato con identico titolo sul The New Yorker nel 1990 (il 26 febbraio).
Il pezzo era strutturato come un vero e proprio atto legale di citazione in giudizio depositato presso la Corte Superiore della California.
In tale atto legale fittizio, l'avvocato Harold Schoff rappresentava Wile E. Coyote (Willy il Coyote) e chiedeva un risarcimento per danni multimilionario alla ACME Corporation per le ripetute lesioni fisiche subite dal suo assistito a causa di prodotti difettosi e privi di adeguate avvertenze (come la finta roccia gigante, i pattini a reazione e l'incudine).
Dopo aver sperimentato l'ennesimo gadget difettoso che gli si ritorce contro, Willy il Coyote comprende che è arrivato il momento di chiedere il conto alla ACME. Per farlo assume Kevin Avery (Will Forte), uno sventurato avvocato umano. I due dovranno affrontare in tribunale l'agguerrito avvocato della multinazionale, interpretato da John Cena.
Nel film vengono coinvolti moltissimi altri storici personaggi dei Looney Tunes della Warner Bros., a differenza di ciò che avviene nell'articolo originale che si concentrava esclusivamente sulla figura di Willy.
Mentre l'articolo di Ian Frazier del 1990 era focalizzato solo sulla deposizione del Coyote, la pellicola espande l'universo narrativo trasformando la causa in un vero e proprio scontro titanico tra il mondo dei cartoni animati e la multinazionale.
Il film prima di vedere la luce è passato attraverso una faticosa vicenda distributiva che gli ha meritato la fama di essere un film “fantasma”.
Visto al cinema, con grandi momenti di comicità e mi ha strappato molte risate.
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Ma il film di David Green non è stato solo divertimento poiché, in filigrana, trasmette un messaggio di possibile ribellione da parte di tutti coloro che subiscono l'aggressività del business e del consumismo spinto che ai cittadini, trasformati in consumatore, continua a propinare gadget e oggetti per lo più inutili e che ci complicano la vita.
La causa legale di Wile E. Coyote contro la Acme Corporation rappresenta la ribellione dell'anello più debole della catena contro il monopolio industriale.
La Acme rappresenta le multinazionali odierne. Propina costantemente prodotti difettosi, obsoleti o inutili, promettendo la felicità (o, in questo caso, la cattura di Beep Beep), ma finendo solo per complicare la vita del consumatore e causargli danni (che, nel caso di Wile E. Coyote, sono letteralmente fisici).
Wile E. Coyote non ha alternative: la Acme ha un monopolio totale. Come Wile E. Coyote, anche il consumatore della realtà è intrappolato in un ciclo continuo di acquisti, fallimento dei prodotti e nuovi acquisti, alimentando un sistema che si arricchisce proprio grazie alle sue frustrazioni e ai suoi tentativi di sopperire ad esse con l'acquisizione di altri prodotti, in un ciclo continuo ed apparentemente infinito.
A tutti gli effetti, portare la multinazionale in tribunale trasforma la sfortuna del Coyote in una lotta di classe. Coyote diventa il simbolo di tutti i "clienti" truffati e schiacciati da contratti capestro e dall'obsolescenza programmata, i quali decidono di dire basta.
La scelta della Warner Bros. di cancellare il film per ottenere un ritorno fiscale ha finito per rendere la pellicola un meta-testo perfetto: la realtà ha imitato l'arte, dimostrando quanto il "business spinto" metta il profitto davanti alla cultura e alle persone.
Questo l'articolo originario cui il film si è ispirato
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