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Nel sogno mi ritrovavo in un luogo di lavoro
Dovevo fare una riunione con tutti gli operatori della struttura
Mi sorprendevo nel vedere tante persone che ho conosciuto nella mia vita professionale e che lavoravano nel Servizio che dirigevo a suo tempo
Ma qui siamo davvero in tanti
Siamo in uno stanzone gigantesco, grande quanto una piazza d'armi, e dobbiamo portare avanti questa riunione operativa per discutere dei diversi problemi che ci assillano da tempo.
Sono tutti seduti in ordine sparso, alcuni rimangono in piedi e qualcuno suggerisce che dovremmo mettere da parte i tavoli e disporre le sedie in cerchio, ma in considerazione del numero dei presenti è proprio difficile comporsi in una circoferenza geometricamente corretta e in ogni caso, in questo modo, diventerebbe davvero difficile parlarsi: chi fosse in un punto qualsiasi della circonferenza farebbe fatica ad ascoltare l’interlocutore parkante che se ne sta seduto nel punto diametralmente opposto (a meno di non avere un megafono o altro strumento di amplificazione vocale), mentre si potrebbe comunicare con facilità con le due o tre persone sedute immediatamente vicino. Quindi, se la disposizione a cerchio dovrebbe facilitare l’idea di essere parte di un gruppo in cui tutti possono esprimere democraticamente il proprio pensiero, le dimensioni cospicue della circonferenza rendono problematica la comunicazione, creando degli effetti dispersivi. Forse bisognerebbe studiare altre disposizioni delle persone nello spazio allo scopo di rendere le comunicazioni più efficaci: come ad esempio la soluzione di disporre le sedie in due cerchi concentrici. (oppure creare, se fosse possibile, sfidando le leggi della gravità, una "gruppo-sfera")
Un’azione di gruppo effettiva ed efficace stenta dunque a partire. Siamo in una specie di stallo.
In questo contesto c’è uno che viene da fuori e che dovrebbe proprio governare questo aspetto importante, cioè quello della comunicazione all’interno del gruppo di lavoro. Io mi presento, qualificandomi, e comincio a parlare con lui, ma non ricordo bene di cosa parliamo.
Questo tizio, tuttavia, ascoltandomi, si rende conto che io ho qualcosa di significativo da dire e che posso supportarlo nella sua azione di verifica e di guida.
Ci sono delle distrazioni e degli avvenimenti, direi delle turbolenze, che continuano ad interferire sul corretto svolgimento della situazione e sull’esperienza stessa.
Lo scenario cambia più volte, ma mi mancano i dettagli
Poi, siamo alla periferia di un’enorme struttura architettonica delle dimensioni - vorrei dire - pari al Teatro Massimo di Palermo o forse al Colosseo.
Ci sono con me delle persone.
Questa struttura architettonica é mobile e comincia ad un certo punto a ruotare attorno al proprio asse verticale, come una trottola gigantesca.
Da tutt’attorno affluisce dell’acqua e la struttura ruota e ruota, senza scomporsi e senza perdere pezzi, con un movimento sempre più veloce e vorticoso (come quello di una trottola gigantesca) e, in effetti, si costituisce un vortice d’acqua, un gorgo immenso, che affluisce verso il centro.
Io esorto persone che mi stanno vicino, a prepararsi perché presto tutti quanti saremo afferrati dal gorgo e suggerisco loro di aggrapparsi alla ringhiera di ferro, che contorna l’edificio, per resistere il più possibile al risucchio spaventoso.
Dissolvenza
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