Ho sognato che correvo in un labirinto le cui pareti era fatte di fitti arbusti impenetrabili potati ad arte
Mi accorgevo che davanti a me c’era un mio amico di corsa di vecchia data e anche lui correva e correva
Non lo vedevo da diverso tempo
Lo chiamavo diverse volte per poterlo salutare
Ma lui non si accorgeva di nulla (o non se ne dava per inteso) e continuava a correre con andatura costante e regolare come un metronomo
Io arrancavo dietro di lui, cercando di tenere il passo, con lo sguardo agganciato alla sua schiena
Rallenterà prima o poi
Si fermerà, pensavo, Così potrò salutarlo
Notavo che procedeva sicuro, come se conoscesse già la strada
Svoltava quando si doveva svoltare
Tiravo dritto quando era necessario
Non ci inceppavamo mai
Mai dovevamo tornare sui nostri passi
Dissolvenza
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C’era mio fratello
Lo spingevo nella sua carrozzina attraverso una piazza disseminata di molti ostacoli e, ogni volta che la carrozzina era a rischio di ribaltamento, io ero capace di governarla con molta perizia
Arrivavamo all’atrio di un grande edificio dove si sarebbe svolto un evento di qualche tipo, forse una convention politica o pre-elettorale e ce ne stavamo lì in attesa
Poi appariva una bambina e ci diceva che per poter essere ammessi prima avremmo dovuto registrarci
Lasciando mio fratello andavo al banco di quella che sembrava una reception davanti al quale in molti si accalcavano
Invece di effettuare la registrazione come mi aspettavo (scrivere nome e cognome, e altri dati sensibili su di un apposito tabulato), davano a ciascuno un mucchio di fotografie
Non capivo a che scopo
Poi qualcuno mi spiegava che ciascuno di noi avrebbe dovuto far passare quelle foto attraverso uno scanner mentre al tempo stesso la sua faccia veniva scannerizzata e che non appena ci fosse stato un abbinamento tra una delle facce nelle foto e la sua faccia la registrazione sarebbe stata portata a termine automaticamente
Sembrava una meraviglia tecnologica degna delle nuove frontiere della AI
Roba da non credere!
Mio fratello, quando tornavo dove l’avevo lasciato, era sempre là in attesa paziente
Mi diceva - o mi faceva capire - che era contento della mia conduzione
Io ero compiaciuto e gongolavo
Dissolvenza
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Camminavo con la macchina fotografica appresso, a tracolla
Dovevo fare un censimento fotografico degli alberi di grande fusto ancora in vita a Palermo
Camminando e fotografando arrivavo dalle parti di Viale delle Magnolie, dove si trova il grande Ficus all’angolo con via Boris Giuliano, che io chiamo da sempre l’“albero-orecchio“, poiché attorno al taglio di una diramazione, nel corso del tempo si è formato un grosso cercine a forma d’orecchio
Avvicinandomi notavo un’anomalia che mi faceva balzare il cuore in petto: l’albero era stato segato e sul marciapiede antistante si vedevano soltanto enormi cilindri di legno, dritti in piedi, che prima costituivano il tronco e i rami possenti di quel ficus gigantesco
Ero impressionato da questa scena cruenta di distruzione di massa
Amavo l’albero orecchio e nella mia vita, ogni volta che ci sono passato vicino, non ho mai mancato di parlargli e di sussurrargli delle cose e delle storie
Qualche volta mi rispondeva anche e sì che aveva molte storie da raccontare
La sua voce profonda e calma che mi arrivava sin dentro la testa era terapeutica, era consolatoria, aveva carisma
Tornando al sogno, la scena è davvero strana, perché se è vero che ci sono questi enormi cilindri di legno tagliati e disposti in ordine in piedi sul marciapiede in attesa di essere rimossi, allo stesso tempo è come se il ficus nella sua interezza fosse ancora lì con la sua chioma svettante e i rami possenti e le radici pensili, come un fantasma di se stesso ancora vigoroso nel luogo dove da oltre cent’anni ha vissuto.
C’é e non c’è, insomma
Il suo spirito è rimasto puro e indomito, malgrado l’attacco proditorio subito da parte di uomini meschini, incompetenti e arroganti e dai tagliatori folli senza arte e senza parte
Cerco di documentare quanto è accaduto con la mia macchina fotografica per divulgare questo ennesimo scempio che è stato fatto, ma l’otturatore della macchina si inceppa e non riesco a scattare nessuna foto
Sono disperato
Albero-orecchio, aiutami tu!
Dissolvenza
(13 settembre 2026)
L'albero-orecchio ci ascolta - Frammenti e pensieri sparsi
Non c'è giorno che io non mi imbatta nell'albero-orecchio, ma non mancano incontri di altro tenore L'albero-orecchio è il mistero, gli altri incontri sono con la bellezza discreta delle fioriture...
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Gli iincontri con l'albero-orecchio sono molteplici. E' sempre là, all'angolo della via, immutabile apparentemente. Se gli parlo, mi ascolta. Se non gli parlo potrebbe risentirsi. E' meglio averlo amico, l'albero-orecchio...
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Nuovo incontro con l'Albero-orecchio - Frammenti e pensieri sparsi
(foto di Maurizio Crispi) Alcuni anni fa scrissi per un periodico freepress, diretto da Valentina Gebbia, un articolo sulle Magnolie, nel quale in particolare raccontavo dell'Albero-orecchio, cioè...
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