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A volte penso come sarà la fine
Penso se mi accorgerò di una fine
Avverrà in un baleno oppure sarò già immemore da tempo?
Non mi preoccupa tanto il fatto di non sapere quando avverrà l'uscita di scena
Mi interesserebbe sapere piuttosto il modo in cui potrà (o dovrà) accadere il transito
Ma penso anche che se avessi a disposizione un'ipotetica sfera di vetro per leggere il futuro e potessi in qualche modo andare a guardare le ultime cose, il fatto di sapere creerebbe uno scompaginamento totale e attiverebbe il desiderio di tentare di modificare il verdetto, oppure di sfuggirvi (se, per esempio, dovesse trattarsi di un incidente d'auto oppure di aereo)
Sarei calmo o atarassico, oppure comincerei a tremare di paura e a farmi rodere dall'ansia
Se arrivasse un dio in persona e mi chiedesse "Lo vuoi sapere?", io risponderei "No, grazie! Sto bene così!"
In definitiva è preferibile vivere e andare avanti nell'inconsapevolezza, stando a vedere ciò che accade
E' certamente meglio rimanere nell'incertezza piuttosto che avere un termine certo
Se tu sei messo davanti ad una fine, sarebbe naturale chiedere più vita o anche desiderare di avere ancora un margine, come i replicanti che, essendo programmati per vivere quattro anni soltanto, chiedono al loro creatore più vita.
L'unica cosa che mi spaventa, piuttosto, è arrivare a quel momento di transizione senza consapevolezza o immemore
Voglio poter guardare in faccia ciò che mi attende
Voglio poter esser presente a me stesso nel momento del transito
Mia madre mi ha insegnato questo.
Quando è giunto il suo momento lei lo sentiva e lo capiva, tanto che quel giorno mi disse: "Questa notte non vado a letto, rimango qui in poltrona!"
E aggiunse: "Portami la mia borsa con i miei documenti e tutto ciò che occorre: la voglio qui accanto a me!"
Mi disse anche: "Portami la sveglia e predisponila perchè suoni alle cinque del mattino!" [era quello l'orario in cui puntava la sveglia per iniziare le sue attività quotidiane].
Io le ubbidii senza fiatare, le portai tutto ciò che mi chiedeva, senza dirle niente, ma capivo che aveva la netta percezione che il suo momento si avvicinava sempre di più
Lei se ne stava seduta nella sua poltrona abituale (che, dirò qui, era scomodissima).
Io mi misi nella poltrona accanto a lei
Lei se ne stava lì ad occhi chiusi
Non abbiamo parlato
Non ce n'era bisogno
Io accanto a lei mi addormentai cullato dal suo respiro che negli ultimi tempi era un po' affaticato.
Alla 1,30 del mattino mi svegliai di botto non sentendo più il sottile rumore del suo respiro.
La controllai e non respirava più.
Ho voluto pensare che aveva deciso che quello sarebbe stato il suo momento di entrare nel Mistero: aveva deciso di lasciarsi andare, poichè non aveva senso continuare a lottare. E del resto la sua vita era stata ricca e piena e sapeva anche che sarebbe stata ricordata e non soltanto da noi figli.
Si era addormentatata e se n'era andata, sentii che la sua anima era volata in cielo.
Ma sentivo anche che era ancora con noi
Alle cinque del mattino la sveglia suonò per ricordarci che la vita continuava, anche se lei non c'era più.
La mamma mi ha trasmesso il grande insegnamento che il morire è parte del vivere e che si muore esattamente come si è vissuti.
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