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Viaggio su di un autobus di linea affollatissimo
Tutti i posti sono occupati
Io sto in piedi verso il fondo
Quando sono salito avevo anche caricato a bordo il monopattino elettrico su cui mi ero mosso sino a quel punto
Suona il telefono e rispondo
É un mio collega che mi parla affannosamente e a voce stentorea,
sicché - anche non sono in viva voce - tutti possono sentire il suo discorrere
É innegabilmente affetto da paranoia istituzionale e non so che dirgli
E, in più, c’è un passeggero che mi sta attaccato addosso come una patella, come se fosse interessato alla conversazione
Cerco, per quanto possibile, di distanziarmi, ma quello mi sta con il fiato sul collo
Forse anch'io sono affetto da paranoia!
Ogni tanto il torpedone si ferma, qualcuno scende, qualcuno sale
Noto che si sale dal davanti e che si scende dal retro
Faticosamente cammino lungo il corridoio per raggiungere il conducente
Vorrei dirgli che, tra due fermate, mi toccherà scendere e che, oltre al monopattino, ho anche il mio bagaglio nell’apposito comparto
Ma è impossibile parlargli perché per evitare distrazioni di sorta l’autista è chiuso in una cabina insonorizzata ed è anche monitorato per mezzo di sonde che penetrano nel suo cranio per testarlo in tempo reale. sull’abuso di alcool e di altri psicotropi e stupefacenti
Faticosamente ritorno sino al retro del bus.
Non mi rimane altro da fare se non suonare la grossa campana appesa al soffitto quando vedrò arrivare la mia fermata e dovrò quindi giocare di destrezza scendendo al volo con il monopattino senza dimenticare di farmi aprire il vano del portabagagli
Chiedo agli altri in attesa della prossima fermata utile di farmi la cortesia di farmi scendere per primo, data la situazione
Cii sono anche due tipi che hanno portato a bordo le loro biciclette che adesso sono tutte ingarbugliate con il mio monopattino
Dovrò giocare in velocità e destrezza
Intanto il mio collega in preda a paranoia istituzionale continua a blaterare senza tregua
E che Dio me la mandi buona!
Dissolvenza
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Un lungo sogno di cui non ricordo granché
Solo questa parte in cui io, con un’amica e il figlio entriamo in un piccolo emporio e prendiamo un pacco di merendine e una bibita, uscendone poi senza pagare il dovuto.
Dopo un po’ che camminiamo, mi accorgo della dimenticanza, sicché facciamo dietro front e torniamo del negoziante.
Gli faccio notare che, per dimenticanza, siamo usciti senza pagare e, così dicendo, tiro fuori dalla tasca quello che penso siano delle banconote ripiegate e lo porgo al negoziante. Quello comincia a esaminarle e, in realtà, si tratta di scontrini di cose già pagate e li passa in rassegna, per arrivare alla conclusione che non vi è alcuno scontrino corrispondente al pacco di merendine e alla bibita.
E quindi avalla la mia richiesta relativa al dover pagare questi articoli
Il negoziante si occupa anche di cornici e di quadri
È un commerciante eclettico
Sul banco dove portiamo avanti la nostra transazione c’è posato un quadro di fresco incorniciato
Trovo che sia molto bello anche se adesso non ne ricordo il soggetto
Usciamo contenti di avere assolto il nostro dovere e camminiamo, sino a ritrovarci dentro un’auto parcheggiata un po’ più in lá.
L’idea è quella di cambiarci, indossando all’interno del veicolo abiti sportivi più idonei, andando poi a fare una lunga passeggiata.
Ma non partiamo mai veramente e nemmeno riusciamo a cambiarci.
La causa sono tre donne moleste che se ne stanno a ridosso dell’auto a fare fastidiose evoluzioni di danza
Le tre donne sono avvolte in veli vaporosi e svolazzanti come delle baiadere
Ho la sensazione claustrofobica di essere imprigionato nella mia auto.
Poi la scena si sposta e siamo in una grande sala d’attesa, in attesa di qualcosa e, ancora una volta, non so cosa.
Ad uno sportello bancomat si avvicina una con lunghi capelli biondi ed io, a voce bassa, dico alla mia amica che si tratta di una mia antica fiancée, dalla quale mi sono separato da un momento all’altro in modo piuttosto brusco e che lei mi ha odiato per questo
Fine della storia
(23 agosto 2026)
Diversi tentativi
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