Pioggia serale,
battente
Ombrellofori,
ovvero portatori d’ombrelli
Picchiettìo della pioggia
Martellatori misteriosi
Tamburellatori
Qualcuno s'affretta
Altri no,
la prendono con filosofia
e se la godono
Lampioni rotti
Aloni colorati
attorno alla luce rossa o verde
dei semafori
Automobili che s’intersecano
e poi, alla fine,
non ne rimase nessuna
Solo il magico tamburellare della pioggia
sul tettuccio e sulla pelata
e le luci intermittenti
delle decorazioni natalizie
ormai fuori tempo
E ora, via!
Sono pronto a percorrere
le decine di metri dal parcheggio
sino al portone di casa,
di corsa
Curre curre guaglió!
E il martellamento continua
beffardo
con un suo ritmo
di continuo cangiante
Cosa vorrà dirmi, poi,
il martellatore misterioso e pervicace?
Ploc! Ploc! PLOC! PLOC!
Plic! PLIC! plic!
Foto e commento risalgono al 14 settembre 2009 e furono postati nel mio profilo Facebook, allora molto giovane.
Credo di aver cominciato a trafficare con Facebook solo nel 2008
Prima, niente
Un bel dì, alcuni anni fa, mi sono affacciato alla veranda. E cosa ti trovo?
Un inaspettato ospite!
Mai visto un ragno simile!
Mi sono chiesto, con un tipico fraseggiare nostrano, ma italianizzato: "Ma questo a chi appartiene?".
Se avessi creduto al mondo delle fiabe, avrei potuto pensare che si trattava di un ragno velenoso, mandato dalla strega cattiva.
Ho deciso - di primo acchito - di sospendere qualsiasi giudizio e di evitare qualsiasi lavoro di elaborazione narrativa, piuttosto, documentando oggettivamente l'evento
Ho tirato alcune foto in macro.
Poi, sono tornato dopo circa un'ora per osservare meglio il ragnaccio malefico (quanto era grosso!) e anche per vedere quali progressi avesse fatto con la sua tela
Ed invece…
Era scomparso
Forse il posto che aveva scelto per iniziare a tessere la sua tela non era del tutto idoneo
Non so
E non è più tornato, né questo, né altri simili
Per me, questa epifania rimarrà un autentico mistero
ARANEUS DIADEMATUS chiamato anche ragno "crociato" per il tipico disegno del corpo che ricorda una croce.
Spesso considerato pericoloso, in verità il ragno crociato è un aracnide del tutto innocuo. Il suo morso infatti non è velenoso per gli esseri umani. Vive anche nelle nostre case, dove soffitte ...
Spesso considerato pericoloso, in verità il ragno crociato è un aracnide del tutto innocuo. Il suo morso infatti non è velenoso per gli esseri umani. Vive anche nelle nostre case, dove soffitte e cantine impolverate sono ambienti perfetti per il suo stile di vita.
(kodami.it) Il ragno crociato, conosciuto anche tramite il suo nome latino Araneus diadematus, è uno dei ragni più diffusi in Europa e uno dei membri meglio conosciuti dell'intero gruppo Araneidae, la famiglia dei ragni per antonomasia. Visivamente riconoscibile, più grosso delle altre specie di ragno che comunemente è possibile trovare in casa, questa specie ha cominciato a disporre di una vera e propria fama da quando il cristianesimo ha introdotto il simbolo della croce in Occidente. In verità però già ai tempi dei primi studi zoologici, risalenti all'epoca classica e ai trattati di filosofia naturale, questo ragno veniva considerato come l'esempio migliore per rappresentare tutti i ragni europei. Tanto che lo stesso mito della trasformazione di Aracne (da fanciulla a ragno) compiuta da Atena vuole che la giovane si fosse trasformata proprio in una gigantesca variante di questa specie.
Vista la sua ubiquità in tutto il territorio europeo e vivendo non solo in natura, ma anche all'interno dell'abitazioni, nascondendosi fra gli angoli delle pareti e i tetti delle mansarde, spesso chi viene colpito da un suo morso si preoccupa se si tratta di una specie velenosa o pericolosa. Per quanto però possa essere urticante un morso di un ragno delle sue dimensioni, il ragno crociato non può essere considerato velenoso per l'uomo, escludendo soggetti che possiedono allergie particolarmente sensibili. Il suo morso risulta essere innocuo in quanto le tossine del suo veleno sono poco attive negli esseri umani e inoltre i suoi cheliceri – le parti del suo apparato boccale che incutono molto paura ad alcune persone – non sono lunghi a sufficienza per inoculare l'eventuale veleno a fondo sotto la pelle.
Bisogna anche chiarire che un suo eventuale morso scaturisce solo nel momento in cui il ragno si sente in pericolo. Non è infatti un animale molto coraggioso e vive una vita sedentaria, per la maggior parte trascorsa ad attendere sopra le sue ragnatele le prede.
Due frammenti onirici, datati su Facenbook "8 gennaio 2023".
mai trascritti qui sul mio blog e li ripropongo ora
Mi sembra di leggere a distanza di un anno i copioni per un film
1. Ero in un luogo di mare
Un’ampia passeggiata
fiancheggiata da stabilimenti balneari
Giornata corruscata, grigia
Il mare percorso da possenti cavalloni
che si infrangevano a riva
con torri di spruzzi
Ero con la cagnetta Flash (aka Cociola)
al guinzaglio, con i suoi leziosi
foularini pendenti dal collo come bavaglini
Camminando, cercavo un varco
per scendere alla scogliera
Mi infilo lungo una passatoia
che sembra promettente
Arrivo però ad uno spazio chiuso
che pare di pertinenza di uno stabilimento
Infatti, corse verso di me un guardiano minaccioso e gesticolante
che mi ingiunge di andar via di lì
con effetto immediato
Arretro, rinculo e mi infilo in uno stretto passaggio
Arrivo su una passerella sospesa sul vuoto,
protetta solo da un passamano
storto e pericolante
C’è da aver paura
Io ho paura
Cociola si sporge in fuori
Infilandosi nello spazio non protetto
dal passamano
E cade giù
Io, vincendo il senso di vertigine
che sempre mi prende
quando guardo verso il basso
mi sporgo e vedo che è caduta
dentro una buca circolare
come un grande pozzo
con pareti lisci e e uniformi
saltando e risaltando
riesce con i suoi unghioli
ad aggrapparsi al bordo liscio
ma poi, ogni volta, ricade giù
Intanto, gli spruzzi dei marosi
ricadono con violenza su di lei,
sommergendola e rischiando di farla annegare;
e lei guaisce disperata
Sono molto in apprensione
Esploro con lo sguardo i percorsi possibili
per raggiungerla e metterla in salvo
Dapprima, non mi sembra di scorgere alcuna via
tanto che penso di buttarmi giù,
vincendo la paura
Poi, si, vedo un’esile passerella
che sembra discendere verso il basso
con l'apparenza di essere precaria e traballante
Mi precipito, con il cuore in gola
Arrivo trafelato al pozzo
Afferro la Cociola e la tiro su Puff puff, salva, pant pant
Nemmeno l’ho salvata
che già mi scappa via
La rincorro ma è in un subito scomparsa alla vista
Cercandola arrivo sino ad una vasta piazza
circondata da edifici severi,
una piazza d’armi, a quel che sembra
E qui vedo un essere strano,
Una specie di struzzo preistorico
che corre a perdifiato, emettendo alte strida
In questo turbine di movimento mi accorgo
che Cociola è attaccata con una stretta della mandibola al deretano della creatura
che nella sua corsa lascia a terra
una scia di gocce di sangue
Cerco di intervenire
ma non è cosa facile intercettare
la corsa panica e imprevedibile dello struzzo
Alla fine dopo molte prove ed errori
Riesco ad afferrare Cociola per la collottola
e ad allentare la sua presa
Prima di riuscire a staccarla del tutto
lei comincia a mordere da un’altra parte
lacerando le carni del povero animale
ed io sono investito da una pioggia di gocce di sangue
(E qui mi sono risvegliato come Little Nemo)
2. In un campus
C’è uno che mi ha preso di mira
e mi stalkerizza
Ogni volta che acquisto da lui un panetto di Hashish
e io gli do i soldi
lui trattiene metà della roba,
costringendomi così a pagarlo il doppio
Una specie di pizzo dal quale non so difendermi
e la cosa si ripete di continuo
come un loop senza via d’uscita
All’ennesima estorsione,
non potendo più sopportare
una tale prevaricazione
lo afferro al collo
con ambedue le mani
e comincio a strozzarlo
con tutta la mia forza,
anzi di più,
perché sento che le mie braccia
sono percorse da una forza non usuale,
come una corrente d’energia elettrica
(e di nuovo risveglio improvviso come Little Nemo)
Il venditore ambulante di Calze della Befana (foto di Maurizio Crispi)
Nel giorno dopo la Befana
ho trovato una scopa delle streghe
chissà com’è finita dentro un armuar
Ho capito subito di che si trattasse
L’ho esaminata, soppesandola
Era lì per me
L’ho inforcata
e sono volato via
schizzando in alto
oltre le nubi
verso la luna
ormai al tramonto
per inseguirla nella sua traiettoria
e quindi per andare oltre
alla ricerca di altri mondi
Viva la Befana!
La Befana vien di notte,
con le scarpe tutte rotte,
neve, gelo, tramontana,
viva, viva la Befana!
Rimbacuccata dentro uno scialle
porta una gerla sopra le spalle.
Vola veloce nel cielo nero,
l’aria è cupa e pien di mistero.
Vuol fare
ai bimbi più buoni
la cara vecchietta
un po’ di doni,
gettando in ogni camino
di dolci leccornie
un sacchettino.
Qui il camino era assai strano,
grande, vuoto e tondo
quasi come un mappamondo.
Invano la vecchietta
nel camino si sporgeva:
se un bimbo in casa c’era
proprio, proprio non vedeva.
Guarda e sporgi,
sporgi e guarda,
cade indietro sul più bello,
e rovescia il suo corbello.
Si rialza indispettita la Befana
ma a raccogliere i suoi doni
è un po’ imbranata e
due volte cadon nel camino
una bella calza
e un sacchettino!
Auguri a tutte le Befane del mondo,
ma anche a tutti i Befani!
Ed anche a tutte le Epifanie
e a tutti gli Epifani!
Che nemmeno loro siano trascurati
in questo gran giorno befanesco!
Maurizio Crispi
(Wikipedia) Nel folclore italiano, la Befana (corruzione lessicale di Epifania, dal greco ἐπιφάνεια, epifáneia, attraverso bifanìa e befanìa)[1] è un'anziana signora che consegna doni ai bambini in tutta Italia alla vigilia dell'Epifania (la notte del 5 gennaio) in modo simile a Babbo Natale o ai Re magi; è una figura legata alla stagione natalizia italiana. Nel folclore natalizio, la Befana visita tutti i bambini d'Italia alla vigilia della festa dell'Epifania per riempire le loro calze di dolciumi, caramelle, frutta secca e giocattoli se si sono comportati bene. Altrimenti, coloro che si sono comportati male trovano le calze riempite con del carbone o dell'aglio.[2][3] In molte parti più povere d'Italia, e in particolare nella Sicilia rurale, al posto del carbone veniva messo un bastone in una calza. Essendo una brava governante, molti dicono che spazzerà il pavimento prima di andarsene. Per alcuni "spazzare via" significa spazzare via i problemi dell'anno. La famiglia del bambino in genere lascia per la Befana un bicchierino di vino e un piatto con qualche boccone, spesso regionale o locale. Di solito è ritratta come una donna anziana che vola a cavallo di una scopa con indosso uno scialle nero ed è ricoperta di fuliggine perché entra nelle case dei bambini attraverso il camino. Sorride spesso e porta una borsa, un sacco o un cesto pieno di caramelle, regali o entrambi.
Nel folclore italiano, la Befana (corruzione lessicale di Epifania, dal greco ἐπιφάνεια, epifáneia, attraverso bifanìa e befanìa) è un'anziana signora che consegna doni ai bambini in ...
E qui facciamo un bel salto indietro nel tempo
per arrivare alla parte conclusiva d'una passeggiata pomeridiana
lungo la spiaggia di Mondello
(ma già con il buio incipiente ed incombente)
Un raggio di sole ha raggiunto
la mia finestra rimbalzando
da non so quale altra superficie riflettente
e ciò mi ha indotto ad uscire
in tutta fretta e a salire in auto,
per dirigere verso il luogo
che in assoluto preferisco,
ma avevo anche voglia di ascoltare
in auto un nuovo CD
che è la colonna sonora
di This must be the place
A Mondello, sulla spiaggia,
i colori erano già tenui,
il cielo trasparente
(con quella trasparenza cristallina
che sembra annunciare la primavera,
anche se quel tempo è ancora lontano),
striato di nuvole tendenti a caricarsi
d'una sfumature di rosa
Poche persone sulla spiaggia,
alcuni con cani e con bimbi
Alcuni altri passeggiatori solitari,
come me
Qualcuno seduto sulla sabbia
al limitare della linea delle piccole onde di risacca,
intento a scrutare l'orizzonte
Contemplazione
Riflessione mesta
Malinconia
Molti i corridori,
quegli impenitenti faticatori
Poi, i colori si sono spenti
e l'ultimo guizzo di luce se n'è andato,
sostituito dal riverbero giallastro dei lampioni
E così un altro giorno è finito
C’é stato il ritorno, nel buio,
interrotto dalle luci rutilanti
dei fari delle auto
Il freddo della sera
che attanaglia le tempie
L'attesa del sole che sorgerà domani
Le tre età dell'uomo (Die Lebensstufen) è un dipinto a olio su tela del pittore romantico tedesco Caspar David Friedrich, realizzato nel 1835 e conservato al Museo delle Belle Arti di Lipsia.
L'opera raffigura un promontorio proteso sul mar Baltico al tramonto. Su questo paesaggio aspro e desolato sono collocate cinque figure umane che guardano altrettante imbarcazioni veleggiare sul mare. Vi troviamo un vecchio che, rivolgendo le spalle all'osservatore, osserva l'orizzonte poggiandosi su un bastone: il suo abbigliamento comprende un mantello e un berretto patriottico rinascimentale. Davanti a lui vi sono un giovane uomo e una donna accompagnati da due bambini, di cui uno intento a sollevare una bandierina della Svezia, ricordo della terra di origine del Friedrich.[1]
Alle cinque figure dipinte sul lembo di terra in primo piano Friedrich, come già accennato, contrappone le cinque navi che navigano sullo specchio d'acqua, reso con tonalità verdi-violacee. Le due imbarcazioni più piccole alludono alla giovane età dei due bambini, mentre le altre si identificano idealmente nei tre personaggi adulti.
Il veliero centrale, in particolare, rinvia all'anziana età di Friedrich, ormai pronto a congedarsi dalla vita: questa riflessione sulla morte è approfondita dal pittore con l'inserimento di una barca capovolta sulla spiaggia.
Il mare, tuttavia, non è agitato, bensì calmo e placido: Friedrich, infatti, è pienamente consapevole di aver appena passato la fase «burrascosa» della vita ed è quindi tranquillo. L'intero quadro, quindi, trasmette uno stato di calma e di quiete fisica e spirituale.
Questa sensazione è enfatizzata non solo dal comportamento disteso dei cinque personaggi, bensì anche dalla particolare tavolozza adottata da Friedrich, che ne Le tre età dell'uomo ha accostato la vitalità del rosso e del giallo ai toni scuri della riva, così da conferire profondità alla composizione.
Ho appreso che la signora Motisi (Scola da nubile) che abita al terzo piano del condominio di Via Lombardia 4 dove io vivo è deceduta, dopo lunga malattia, nel pomeriggio del 3 gennaio.
Scendevo le scale verso le 19.00 per andare ad accompagnare mio figlio Gabriel e mi sono imbattuto in quelli di un'agenzia di onoranze funebri che portavano gli arredi e tutto quanto fosse necessario per allestire la camera ardente.
Mi sono molto rattristato.
I Motisi erano più giovani dei miei genitori di un decennio circa, ma si insediarono in questo stabile nello stesso periodo dei miei: un edificio che, di recentissima costruzione (eravamo nei primi anni Sessanta), fu popolato da famiglie ancora relativamente giovani e numericamente in crescita alla ricerca d'un alloggio più comodo e più confortevole.
Siamo stati sempre gli stessi a vivere qui.
Più o meno, in questo stabile siamo tutti aborigeni: non c'è stato molto ricambio.
Qui ci hanno sempre vissuto i primi proprietari oppure i loro eredi. Di rado si sono insediati nuovi affittuari; qualche volta (ma sono stati casi rari) sono arrivati degli inquilini.
Forse anche per questo tipo di storia c'è sempre stato in questo edificio, molto forte, un senso di famiglia allargata, che - possibilmente - manca in altri condomini
A ciò contribuisce senza dubbio il fatto che siamo in pochi: infatti ci sono soltanto 14 unità abitative, rispetto ad alcuni altri mega-condomini
Ogni anno (o quasi) purtroppo si deve fare il conto di chi non c'è più e questo è l'andazzo degli ultimi tempi.
La notizia della dipartita della signora Motisi mi ha profondamente rattristato anche per via della quasi coincidenza di tempistica.
Il suo decesso è avvenuto nel pomeriggio di ieri, mentre quello della mia mamma si è verificato nella notte tra il 3 e il 4 gennaio del 2010, con una sfasatura di alcune ore soltanto tra l'uno e l'altro
Quindi, nel dolermi per la scomparsa della signora Motisi, non posso che rimemorare la dipartita della mia mamma e della sua ultima notte, prima del trapasso che per lei fu come un lieve addormentamento, senza dolori o sofferenza.
Dove vanno coloro che non sono più?
Chi è credente ha pronta una risposta consolatoria ed è propenso a sostenere che vadano nel Cielo (secondo le formulazioni cristiane)
E chi non crede?
Ognuno si costruisce le sue personali teorie al riguardo
Quello che posso dire io è che i Morti sono in qualche modo sempre con noi
Ci guardano
Ci osservano
A volte dialogano con noi
Noi diamo loro voce, in realtà
Ci sono a volte come presenze impalpabili, come una brezza o un alito che si muove nell'aria delle nostre case e che ci fa vibrare
Compaiono nei nostri sogni e con loro interagiamo
Vivono e continuano a vivere perché siamo noi a mantenerli in vita nella nostra memoria
E quando noi non ci saremo più cosa accadrà?
Ecco questa è una bella domanda e apre una prospettiva su di un insondabile mistero
Se esiste una differente dimensione che ci attende nel post-morte, ecco, forse allora ci incontreremo con loro, con i nostri cari estinti (e questo è un pensiero consolatorio, al quale è ben difficile sottrarsi)
Questo scrissi l'anno scorso: Il 4 gennaio 2010, nelle prime ore del nuovo giorno, quando ancora faceva buio, la mamma se n’è andata via lievemente, in punta di piedi, quasi senza disturbare nessuno, come aveva sempre detto nei suoi desiderata.
Per andarsene, ha colto il momento in cui io, seduto accanto a lei in poltrona per vegliarla, mi ero addormentato.
Quando mi sono risvegliato, forse perché invaso dall’improvviso silenzio del suo respiro appesantito, la sua anima bella era volata via.
Dopo poche ore, alle 5.00, è suonata la sua sveglia che la mamma la sera prima, mi aveva chiesto di puntare alla solita ora, quando lei si alzava per supervisionare i preparativi del risveglio di mio fratello che erano affidati ad un badante (ma lei non rinunciava ad essere presente, per verificare che tutto andasse per il verso giusto)
Quella sveglia ci ha ricordato che la vita, anche senza di lei, continuava e che, pur assente da quel momento in avanti, avrebbe continuato a vegliare su di noi.
Mamma, dovunque tu sia, riposa in pace.
Continui a vivere nel mio cuore.
E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua di fronte all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.
La Madre (Giuseppe Ungaretti)
Questa poesia di Ungaretti piaceva tantissimo alla mamma (lei amava Ungaretti, assieme a Quasimodo e a Caldarelli), tanto che la feci leggere in chiesa, durante il servizio funebre; il lettore di questa intensa e commovente lirica fu mio figlio Francesco.
Prima notte dell’anno nuovo senza sogni anche se so che i sogni (il sognare) ci sono pur sempre da qualche parte Senza, sarei senza pensieri coerenti Ho dormito a lungo Ho avuto lunghe pause di veglia con altri momenti in cui credevo di essere sveglio e invece dormivo {e di sicuro sognavo) Non avevo l’orologio al polso e nemmeno il telefono vicino Quindi, nei miei risvegli, non potevo controllare l’ora Pensavo e rimuginavo Mi chiedevo se sarò mai in grado di risolvere alcune cose, farne meglio altre Cercavo soluzioni Questo è il primo passo dei prossimi 365 che mi attendono Mi pare di avere davanti un periodo lunghissimo Eppure so anche, per esperienza, che i giorni correranno veloci e so anche che la riserva dei giorni che mi son dati non è infinita, anzi è sempre più breve Quindi, rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare!
Qual è la cosa più importante da prendere in considerazione? Sicuramente, la manutenzione degli affetti! Che devono essere curati, così come ci si occupa di un giardino al quale si dedicano attenzioni e fatica perché ogni giorno possa farsi più bello e portare fiori e frutti Senza cure, Il giardino si isterilisce, le piante buone perdono vigore e compaiono quelle infestanti, così come accade agli affetti, né più né meno, quando non vengono accuditi
E la seconda, se ce n’è una seconda? Forse, lavorare su me stesso, per migliorare alcune mie modalità, per essere meno respingente, più accogliente e per evitare che, con l’avanzare degli anni, alcuni tratti del mio carattere s'irrigidiscano troppo o si deformino oltre misura Ma credo che questo secondo punto abbia a che fare, in definitiva, con il primo, che è in assoluto quello principale da cui tutti gli altri discendono
E dunque? Siamo qua, pronti ad accettare la sfida! Sono pronto! (anche se non si può mai essere del tutto pronti)
Sono in movimento
con la mia compagna, per strada
e ci mettiamo a fare sesso,
così, all’improvviso
I preamboli sono focosi e, presi dalla foga, incuranti di essere sulla pubblica via e di poter dare scandalo ed anche causare offesa al senso del pudore e alla decenza ci denudiamo quasi del tutto Ma come? E se arriva qualcuno? E i tutori dell’ordine? E le telecamere a circuito chiuso? Ma sì! Chi se ne frega! Ma chi se ne importa!
Poi, chi sa perché, ci dobbiamo spostare
da qualche altra parte,
io con i segni delle effusioni amorose
ancora pienamente visibili E siamo sempre tutti nudi come mamma ci ha fatto Passiamo davanti al panificio lì di fronte e uno dei lavoranti che se ne stava fuori
a fumarsi una sigaretta chiama gli altri all’interno con grida sguaiate e dissonanti, perché non si perdano lo spettacolo tra lazzi, scherzi e parole volgari Imbarazzo totale Non abbiamo dove nasconderci per ripararci dal loro sguardo perforante e lascivo Prendo dallo zaino un asciugamano da mare con il quale cingo i fianchi della mia compagna E così sfiliamo davanti a quegli occhi lubrichi e passiamo oltre
sentendoci un po' come Adamo ed Eva
che, cacciati dall'Eden,
provarono per la prima volta la vergogna
della nudità dei corpi
Sono in un grande resort vacanziero
e faccio parte di una comitiva
composta da intere famiglie con bambini
Riconosco anche alcuni genitori
della scuola di mio figlio
Siamo tutti in questo posto, enorme,
pieno di attrazioni marine e non,
un’ammucchiata,
una confusione inaudita
con pasti abbondanti, al buffet,
garantiti ad intervalli regolari,
ma bisogna rispettare gli orari,
perché se si arriva fuori tempo
si rimane senza
(a bocca asciutta)
É un resort misto,
perché c’è anche una cittadella proibita,
un’area interdetta ai bambini,
al cui interno è possibile partecipare
ad intrattenimenti erotici e a partouze
Per accedervi bisogna pagare
un pedaggio, più cospicuo
se ad entrare sono uomini soli,
di minore entità per le coppie,
mentre le donne single non accompagnate
usufruiscono della gratuità
Fuori ai due lati del botteghino,
dove si paga per l’accesso
e dove occorre dar prova della propria età,
sono disposte delle bacheche
nelle quali sono esposte foto esplicite
che mostrano al visitatore novizio
ciò che accade all’interno
Vedo due ragazze
che indugiano davanti
alle bacheche
e che, conversando tra loro,
si chiedono dove si possano acquistare
le foto che le ritraggono
Io sono nella comitiva
e vengo risucchiato oltre
(stacco)
Siamo di ritorno
da un qualche divertimento collettivo
e siamo bene in ritardo
rispetto all’orario della mangiatoia
Siamo costretti ad accelerare il passo
ma siamo come una mandria imbufalita
che è difficile tenere assieme e compatta
Poi, i bambini creano
continui diversivi e rallentamenti
Occorre imbarcarsi
su una specie di cestello funicolare
per arrivare alla mensa
che si trova molto più in basso
e così facciamo
stipati all’inverosimile
Il cestello così carico
oscilla nel vuoto
e pare che qualcuno possa volare giù
Io scongiuro il pericolo,
tenendomi convulsamente aggrappato
ad una sbarra,
le nocche sbiancate per lo sforzo
Uno accanto a me
mi sussurra all’orecchio:
Grazie! Il suo coraggio
mi è d’ispirazione!
Quando al termine della discesa
il cestello affollato
Oscilla pericolosamente
senza toccare terra
e siamo ancora troppo alti
per potere saltare giù
Il manovratore è una bestia!
Tutti gridano impauriti!
Alla fine con molte scosse atterriamo
e tutti si riversano fuori,
starnazzando giulivi
per lo scampato pericolo
Ma la porta che immette in sala mensa
è chiusa
(a quanto pare dovremo aspettare
che i primi giunti concludano il loro pasto,
poichè i pasti sono organizzati qui
ad ondate successive)
Alla fine, il portale viene spalancato
e tutti sciamano dentro spintonandosi
Quando io arrivo al tavolo del buffet,
il cameriere addetto alla distribuzione
mi dice che è quasi tutto finito
e mi porge un bicchiere
pieno di una bevanda nerastra
che pare ciofeca
Si accontenti di questa bevanda, mi dice,
É ottima e corroborante!
Ho dei forti sospetti al riguardo
Intanto, con la coda dell’occhio
vedo che ad un bambinello,
alto quanto un soldo di cacio,
viene consegnata un’enorme guantiera
carica di pezzi di rosticceria mignon
Il bambino se ne va subito
con il suo carico prelibato
in equlibrio alquanto precario
e con andatura malferma
Lo seguo con intenti rapaci,
perché il mio stomaco gorgoglia
e reclama la sua parte
Ci inerpichiamo lunghi ampi scaloni
sino ad arrivare quasi alla cima di un ampio edificio
Intravedo il bimbetto che incede
sempre con la sua guantiera
carica di prelibatezze
sulla più alta delle terrazze,
per poi infilarsi in una porta
Quando arrivo ai piedi di quella terrazza
constato che non vi è alcuna via d’accesso
e che occorre compiere un’azione di free climbing
pencolando nel vuoto
prima di potere raggiungere
con atletico slancio il parapetto di quella terrazza
Lo faccio o non lo faccio?
In queste cose sono in genere
piuttosto timoroso e pusillanime
Preferirei non cimentarmi
anche in questa circostanza
Ma poi decido per il sì
Mi aggrappo
Mi sollevo di braccia
Compio un rapido volteggio
con gli arti inferiori
E ce l’ho fatta!
Mi complimento con me stesso
per l’ardire ed anche per l’agilità
messa in campo
Ci manca soltanto una salva di applausi
da parte di una platea virtuale,
come nelle sitcom
Faccio un'elegante piroetta
e mi inchino comunque
E ora andiamo alla ricerca del cibo
che mi spetta!
Ho sognato che ero con la Giorgia Meloni
Forse ieri
che era la vigilia natalina
ho mangiato troppo pesante
Cosa succedeva?
Non mi ricordo più
Ho perso troppo tempo
ad annotare le sequenze oniriche
e quelle tracce sono svanite
Meglio così!
Maurizio Crispi (26 dicembre 2023)
Anche questa notte é trascorsa
apparentemente senza sogni
o, meglio, senza sogni emergenti
Sì, ho sognato, ma non ricordo
Di certo, facevo qualcosa di faticoso e ripetitivo
Sognavo anche che ero sveglio
e che non potevo dormire,
mentre - in effetti - dormivo
Poi sognavo che mi risvegliavo
e che facevo delle cose
Non potevo più capire
se fossi sveglio o se dormissi
e mi perdevo in un labirinto di specchi
Non ricordo del tutto
l’esatta natura di ciò
che stavo facendo
Poi, tanto affaticato da questo sonno
fatto di scatole cinesi,
venivo risvegliato di botto
dal suono della mia sveglia
interiorizzata
Mi sono alzato,
schizzando in piedi
come un solerte soldatino
e mi son messo in circuito
per il mio quotidiano giro di giostra
tra scherzi, lazzi, risate,
ma anche fatica e sudore
E vedremo presto il nuovo giorno,
con i suoi piccoli doni
Son desto
o sto ancora sognando?
Forse sto andando a caccia
del dragone cinese
Caspar David Friedrich ( Greifswald, 5 settembre 1774 - Dresda, 7 maggio 1840) è stato un pittore tedesco, esponente dell' arte romantica. L'artista, uno dei più importanti rappresentanti del " ...
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.