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25 dicembre 2015 5 25 /12 /dicembre /2015 06:51
Natale a Palermo, un anno fa e ora
Natale a Palermo, un anno fa e ora
Natale a Palermo, un anno fa e ora

Un anno fa a Palermo, eravamo tutti assieme e Tatà non ci aveva lasciato.

Quest’anno Tatà non c’è più... Mi rendo conto che era lui ad incarnare lo spirito della nostra famiglia estesa, era lui a fungere da perno, come per molti versi la mamma aveva fatto.

Ma non lo faceva volontariamente: era così e basta.Era un effetto del suo esserci.

Io, in realtà, sempre che nulla fosse detto in modo esplicito, senza averne ricevuto esplicitamente mandato, agivo per lui.

Il Natale di un anno fa ha visto - come sempre - la riunione di tanti della nostra famiglia.

E’ il Natale è questo. Non è fatto di brindisi, di eccitazione, di far tardi la notte, di baccano e danze, del consumismo degli acquisti frenetici e dei doni che vengono scambiati in una moderna cerimonia di potlach, maè una delle poche occasioni che ci sono date (oltre alle ritualità dei battesimi, delle prime comunioni, dei matrimoni e dei funerali) di riunirci con le persone a cui siamo legate e di volersi bene, non in modo eclatante, roboante, retorico, ma normale.

Quest’anno, andato via lui, io non sono stato capace di fare le stesse cose, di muovere le stesse leve.

Mi è mancata l’energia.

Chi lo sa se quest’energia propositiva tornerà indietro.

Forse qualcosa dello spirito del Natale, potrò recuperarlo il prossimo anno.

C’è sempre una seconda chance.

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12 dicembre 2015 6 12 /12 /dicembre /2015 07:53
Ogni giorno

Ogni giorno una cuccia calda mi attende
mentre il clima si fa più freddo,
mentre procediamo a grandi passi
verso il cuore dell’inverno

Oggetti muti mi circondano

Non trovo risposta alle mie domande
e vago alla ricerca di qualcosa
da lungo tempo smarrita

Non c’è giorno in cui,
all'alba,
non bruci incenso per scacciare i demoni del buio
e per salutare il nuovo mattino,
sperando in una radiosa aurora

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7 dicembre 2015 1 07 /12 /dicembre /2015 07:05
Andare
Andare
Andare
Andare

Alba
Aria pungente
La radio va

L’aria è ferma
Strie di bianco solcano il cielo

La luna
ancora sottile falce
naviga lì vicino,
accompagnata dalla solitaria stella del mattino
brillante come diamante
nel drappo scuro del cielo

Un gabbiano scivola d’ala
Voci lontane filtrate dalla massa verde
e aggrovigliata degli alberi
giungono sino a me
chiacchiere senza senso
sciocchezze
come il blaterare delle voci alla radio
ma rimandano alla vita degli altri
che scorre parallela

Andare lontano,
andare oltre

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27 novembre 2015 5 27 /11 /novembre /2015 18:07
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo

(Maurizio Crispi) La storica Villa Trabia, a Palermo, il cui nome completo è la Casena dei Trabia alle Terre Rosse, è bella, piena di fascino e di mistero decadente in certi suoi angoli e, per quanto curata (abbastanza, ma non tanto quanto accadrebbe in altri paesi, poiché le fontane un tempo zampillanti sono fuori uso, molte siepi sono malamente e poco di frequente potate, per non parlare di alcuni grandi alberi di magnolia a rischio di crolli o di estinzione per cure inadeguate), in alcuni suoi anfratti è dominata da una natura prorompente e selvaggia con distese di verzura che richiamano alla mente foreste incontaminate - non fosse per il biancheggiare di edifici che si stagliano poco distante dalle mura perimetrali del parco.
E contemporaneamente, in questa profusione di verde, si ravvisano in opera potenti forze opposte, quali la vitalità selvaggia ed inesausta e l'avvio della decomposizione e del declino, in un mix inestricabile.
Ci sono anche caverne e cunicoli misteriosi, poiché - come accadeva a quei tempi - per edificare ville padronali ed edifici vari si usava aprire una cava di tufo (limestone) nello stesso terreno in cui sarebbe stato innalzato il manufatto.
A evocare la natura più selvaggia e primigenia ci sono autentiche colate di radici che prorompono direttamente dalla roccia con l'aspetto di propaggini inquietanti lanciate da misteriosi esseri ctonii e pronti a ghermirti alla tua più lieve distrazione.
Ma si possono anche scoprire delicate crescite di capelvenere e rocce rivestite di tenero muschio verde-smeraldo, irrorate dall'acqua chioccolante di quella che sembra essere una naturale sorgiva.
E la modernità, dura a volte, irrompe in alcuni recessi e nelle mura perimetrali decorate di graffiti e disegni, mentre in altri luoghi reconditi si possono rinvenire le tracce di bivacchi di homeless e di tossici che hanno lasciato lì le loro spade per usi futuri.
Misteri ed incongruità di Palermo.

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27 novembre 2015 5 27 /11 /novembre /2015 06:56
Ma piove

Il brusio della radio
con le sue insulse pubblicità
e le sue voci stupidamente ilari

Il rumore della pioggia che cade ininterrotta,
a volte con improvvise accelerazioni
a volte con quieta lentezza

Siamo sempre qua,
immalinconiti

All’alba d’un nuovo giorno,
in cui la luce stenta ad arrivare

A parte la pioggia
e le voci fastidiose alla radio
tutto tace

Condannati a vivere,
condannati a morire

Jovanotti dal vivo, con un bell'omaggio a Domenico Modugno

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21 novembre 2015 6 21 /11 /novembre /2015 07:06
Merde di cane
Merde di cane

L’altro giorno, mentre camminavo lungo un marciapiedi vicino casa in un tratto fiancheggiato da molti negozi, ho visto ad una ventina di metri da me, uno - anzianotto - fare all'improvviso uno strano movimento sghembo, seguito da un passetto laterale, a causa del quale pareva che dovesse capitombolare a terra, ma il tizio - all'ultimo momento - s’è ripreso, ritornando padrone d’un traballante e precario equilibrio.

Ho pensato che avesse inciampato in un’asperità del terreno. Sopraggiungendo, tuttavia, ho dovuto constatare che era scivolato sulla classica buccia di banana. Solo che la buccia di banana, nella fattispecie, era una bella merda di cane, molliccia e sfatta, di quelle peggiori in simili frangenti, perché se ci metti il piede di sopra, specie se calzi scarpe con la suola liscia (di cuoio e quant’altro) tendi immediatamente a scivolare, come se sul terreno ci fossero olio o sapone.

Il signore, di suo mingherlino e alquanto instabile sulle gambe, si è fermato, imprecando contro i famigerati padroni di cani che lasciano che i loro amici a quattro zampe defechino in libertà sui marciapiedi, senza curarsi di rimuovere il malfatto.

Sono stato ben contento che con me non ci fosse il mio cagnolone Frida, perché immediatamente avrebbe rivolto la sua ira contro di me, vittima del tutto innocente, dal momento che io sono costantemente intento a togliere via le tracce delle diuturne cacate del mio cane.

Quindi, ritrovandomi a camminare da padrone di cane in incognito, non ho potuto non rallegrarmi, mentre il malcapitato passava dalle imprecazioni (che rimanevano in sottofondo come cupo brontolio) ai tentativi di rimuovere lo sterco molliccio e nauseabondo dalla sua calzatura.

Mi è venuto spontaneo pensare con sommo divertimento alla famosa canzone di Elio e le Storie Tese che tratta appunto di questo imbarazzante e disgustoso tema e e, giusto superando il “pulitore” ho ridacchiato e intanto solo con il movimento delle labbra ho detto “Merda di Cane”. E forse quello mi ha letto il labiale e mi ha scoccato un’occhiataccia, probabilmente augurandosi in cuor suo che un’intera vagonata di cacca di cane mi si abbattesse sulla testa: per una sorta di meritato contrappasso, una nemesi fortemente desiderata per superare la frustrazione dell’onta subita.

Io non ci posso fare niente: trovo che certe cose siano intrinsecamente comiche. Ricordo una scena simile al tempo in cui ero piccolo.

Avevo accompagnato papà e mamma in un vecchio magazzino fatiscente per scegliere dei mobili antichi di cui allora a Palermo vi era un fiorente mercato.

Il capannone era infestato da gatti e si sentiva molto forte l’odore dolciastro del loro piscio. Mio padre sfortunatamente (nella semioscurità era difficile vedere dove si mettevano i piedi) posò una scarpa sulle gattesche deiezioni (particolarmente abbondanti data l’incuria del luogo), imbrattandosela tutta.

Allora il venditore, imbarazzato e molto servile, disse: “Non si preoccupi, ci penso io, dottore!”.

Scomparve nei misteriosi ed oscuri meandri del suo magazzino e, dopo un po’ comparve con una vecchia scopa, lercia come non mai, e con quella si mise a spazzolare la disastrata calzatura di mio padre, rimuovendo il grosso della merda, ma spalmando il resto, cioè la parte più molla e appiccicaticcia, con grande disgusto ed irritazione di mio padre, la cui dignità offesa gridava vendetta. Noi che conoscevamo bene la sua permalosità (tipica delle sue radici Crispi-Orestano), leggevamo preoccupati nel suo volto i segni d’una incipiente manifestazione di ira, anche se poi lo scoppio temuto non si verifico e prevalse il buon senso anche se non il senso dello humour).

Ancora a distanza di tempo, in famiglia, noi rievocavamo spesso quest’episodio (che era divenuto parte di quel bagaglio delle nostre classiche “storie del focolare”) e sempre ci facevamo quattro risate, ma mio padre - se presente - immancabilmente si offendeva e, a volte, lasciava la nostra compagnia per ritirarsi adombrato e adirato nel suo studio, mentre noi continuavamo imperterriti a sghignazzare. E anche l’allontanarsi di papà e la sua incapacità di sorridere dell’accaduto,guardandolo con quel distacco che solo l’ironia può consentire, insomma, erano parte del divertimento.

 

Intramontabile pezzo di Elio e le Storie Tese, "Cani e Padroni di cani".

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17 novembre 2015 2 17 /11 /novembre /2015 17:56
Ombra ben presto sarai

L’alba grigia
d’un nuovo giorno

Poche stelle in cielo

Il clangore aspro dei cassonetti 
rudemente svuotati

Come sempre,
le strida dei gabbiani

Flusso confuso di ricordi,
nuvole che passano veloci nel cielo,
mutando forma di continuo

Il corpo dolorante,
aggranchito e anchilosato,
in affanno

Il tempo del sogno mi è alieno,
un continente intangibile,
una shangri-la da cui sono stato espulso per sempre

I sogni sfuggono via
come fine sabbia mossa dal vento,
impossibile trattenerli,
poiché ritornano subito al luogo da cui sono venuti

Poi, i soliti rituali del mattino
fanno da ancoraggio
e proteggono dalle irreversibili derive

Ombra ben presto sarai
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17 novembre 2015 2 17 /11 /novembre /2015 07:19
Pilgrim's Way

Siamo sempre qua
a tenere la breccia.

Solitudine rosso fuoco

Il cielo ad est si accende di colori,
al di là di una coltre di cupe nubi

Comincia un nuovo giorno,
e un nuovo capitolo della pilgrim’s way

Un gatto ruggisce,
allertato dall’afrore dell’estro

I gabbiani volano verso terra
e stridono chiamandosi a vicenda

La vita dell’anacoreta peripatetico
mi si s'addice

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6 novembre 2015 5 06 /11 /novembre /2015 23:26
Gli scialli magici della Mamma
Gli scialli magici della Mamma

In un armadio di casa c’è un cassetto magico e questo cassetto è pieno di scialli di lana colorati, di tutti i colori e di tutte le consistenze,  a punto largo e a punto stretto, spessi e sottili, frangiati e non.

La mamma amava indossarli d’inverno, per tenersi al caldo, quando se ne stava seduta nella poltrona del soggiorno, accanto a Tatà.

Ce n’erano alcuni cui era più affezionata di tutti gli altri e questi li adoperava più di frequente.

Da quando la mamma è morta, quando comincia a fare freschetto - e poi d’inverno, talvolta anche quando vado a letto -, io adoro indossarli.

Avvilupparmi in essi mi dà conforto, non solo per il piacevole tepore che assicurano, ma soprattutto perché mi riscaldano l’anima.

Lo so: se qualcuno mi vedesse, potrebbe pensare che sono buffo o patetico, a seconda.

Quando li indosso, mi sento meno solo, perché sento la mamma vicina, anche se non c’è più.

Stupidamente nostalgico?

Infantile?

Desideroso di tornare a possedere (o di costruirmi) una copertina di Linus?

Tutte le risposte potrebbero essere giuste e nessuna lo è veramente, poiché darebbe semplificazione a qualcosa che è molto complesso e stratificato e, in ogni caso, ha anche che fare con la “magia”, nel senso più lato della parola, quella stessa magia che - da piccoli - ci fa credere a Babbo Natale.

Per lo stesso motivo, ho cominciato ad usare, ora che il meteo lo consente, un giubbino di pile che apparteneva a Tatà e, appena farà più freddino, qualcuno dei suoi felponi e "piloni" che io stesso nel corso degli anni gli avevo regalato e che lui usava sovente.

Tra scialli e "felponi/piloni" magici, mi sentirò sicuramente meno solo, ora che del mio nucleo familiare originario rimango solo io.

 

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31 ottobre 2015 6 31 /10 /ottobre /2015 06:54
Halloween and the wild things
Halloween and the wild things
Halloween and the wild things
Halloween and the wild things

Dolcetto, scherzetto

Zucca,
Grande Zucca,
Great Pumpkin

Where are all the wild things gone?

E bisogna anche fare attenzione,
quando meno te lo aspetti
arriva alle tue spalle il maniaco custode pazzo,
dell’antico cimitero abbandonato,
brandendo una vanga insanguinata,
mentre vecchi gufi gufeggiano

All the wild things are gone!

Eppure le cose selvagge
c’erano un tempo,
a long time ago
once upon atime

E ora?
No avventura,
No imprevisto,
No sorprese dietro l’angolo...

Oppure sì?

Chi potrà dirlo?

Eppure, camminando
gli strani incontri con esseri mattacchioni
che ti guardano ammiccanti
e ti tirano fuori la lingua
in un simpatico sberleffo
non mancano mai
e non smettono di sorprenderti

Oppure, ti puoi imbattere
in facce ghignanti,
che generano inquietudine

La wilderness per essere tale
deve poterti attrarre con le sue armi di seduzione,
incantarti come le Sirene con il loro canto,
ma nello stesso tempo terrorizzarti

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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